ALLAM
1/04/08 - Stralci della lettera di Magdi Allam al Direttore del Corriere della Sera dopo le polemiche suscitate dalla sua conversione e spetaclare battesimo in San Pietro. ..........Sono stato criminalizzato, qualcuno mi ha paragonato agli |
Corriere della sera, sabato, 2 settembre 2006 Corriere della sera, sabato, 2 settembre 2006 |
|
3/05/06 - Magdi Allam, Corriere della Sera A testimonianza della gravità della minaccia, Gamal Al Banna presiede un «Comitato di difesa delle vittime delle fatwe del terrore». Perfino Osama Bin Laden ha deciso di aderire a questa sorta di tribunale dell'inquisizione islamico che taglierebbe la testa alla gran parte dei musulmani. Compreso un misterioso Khaled Hilal, egiziano, residente in Italia, definita «territorio della miscredenza, degli adoratori della croce, dell'oppressore e del politeismo». Stiamo probabilmente assistendo al preludio di uno spietato regolamento di conti in seno a un mondo islamico saturo dell'ideologia dell'intolleranza, dell'odio, della violenza e della morte. Al Turabi, doppio dottorato in legge a Oxford e alla Sorbona, dopo essere stato il leader dei Fratelli Musulmani sudanesi, dopo aver indossato i panni del carnefice nel patrocinare la condanna per apostasia del teologo riformatore Mahmoud Mohammad Taha, ucciso il 18 gennaio 1985, si ritrova a rivivere un'esperienza terrificante nel ruolo della vittima. Sul suo capo pendono ben due fatwe di condanna a morte per apostasia, emesse dalla «Lega giuridica islamica dei teologi e dei predicatori nel Sudan» e dal «Consiglio giuridico islamico sudanese». Per aver sostenuto che la donna musulmana è libera di sposare un cristiano o un ebreo senza che questi debbano convertirsi all'islam; libera di svolgere la funzione di imam anche nella preghiera collettiva mista in moschea; libera di non coprirsi i capelli con il velo perché il Corano non lo prescrive; libera di accedere a tutte le cariche dello Stato compresa la presidenza; libera di testimoniare in tribunale con uno status del tutto paritario a quello dell'uomo. Ebbene questa è la sentenza inflittagli: «Turabi è un miscredente, un apostata, deve pentirsi di tutto ciò che ha detto, deve rendere pubblico il suo pentimento. In caso contrario deve essere applicata la pena corporale prevista dalla sharia, la condanna a morte tramite lapidazione sua e dei suoi libri». E per aver lanciato l'appello «Toglietevi il velo!» alle donne musulmane, la ricercatrice svizzero-yemenita Elham Manea è finita anch'essa sotto le grinfie dei predicatori d'odio che l'hanno tempestata di minacce di morte. Ma lei ha replicato a testa alta sul sito www.metransparent.com , rifiutando le intimidazioni. Così come ha fatto Shaker Nabulsi, intellettuale giordano residente negli Stati Uniti, incluso in un elenco di 33 personalità riformatrici e liberali, condannate a morte dal sedicente gruppo dei «Partigiani vittoriosi del Profeta di Allah»: «Ringrazio Dio che i liberali sono diventati Wanted , nemici di tutti i demoni della terra nel mondo arabo, perché questo è l'inizio di una vera battaglia di pensiero tra il liberalismo e l'oscurantismo arabo». Nella sentenza di condanna a morte collettiva, si precisa che gli apostati «non fanno più parte dell'islam, si sono accodati ai predicatori della miscredenza, gli adoratori cristiani della croce e degli idoli, hanno avuto rapporti con i figli delle scimmie e dei maiali tra la gente di Israele». Ai 33 «apostati» era stato concesso un ultimatum di tre giorni, scaduto il 13 aprile scorso, per pentirsi. Tra i nomi spicca quello dei teologi riformatori egiziani Gamal Al Banna e Mohammad Said Al Eshmawi, l'intellettuale liberale egiziano Saad Eddine Ibrahim, la psicologa siriana residente negli Stati Uniti Wafa Sultan, l'intellettuale tunisino Lafif Al Akhdar, residente in Francia. Il fatto che la schiera degli «apostati» cresca sempre più potrebbe essere un segno di debolezza dei terroristi. Un tentativo di arginare una corrente di pensiero che ha il coraggio di denunciare apertamente i loro crimini. Certamente questo è soltanto l'inizio della resa dei conti. www.corriere.it/allam |
| 3/02/06
Un Nemico in Casa: la Paura di MAGDI ALLAM dal Corriere della Sera La
via della riscossa intellettuale e della rinascita civile è possibile
laddove gli occidentali e i musulmani riscoprono la centralità
della persona facendo prevalere i valori della vita. www.corriere.it/allam |
| 30/01/06
- DANIMARCA Una fatwa spegne la satira di MAGDI ALLAM Questa è una storia incredibile e raccapricciante che dovrebbe
farci drizzare i capelli e spronarci alla mobilitazione generale. Da
un lato ci sono due Stati europei, Danimarca e Norvegia, che stanno
subendo le conseguenze di una «guerra santa» scatenata dall'insieme
del mondo musulmano per la pubblicazione di 12 vignette che ritraggono
il profeta Maometto. Dall'altro ci sono la latitanza dei governi dell'Unione
Europea e il silenzio di politici, intellettuali, militanti per i diritti
umani in Occidente. E nel mezzo c'è un «cavallo di Troia»,
l'Unione internazionale degli ulema, un conclave di 300 teologi islamici
affiliati ai Fratelli Musulmani, che da Dublino definisce la strategia
volta a costringere i due Paesi europei a «rinsavire e scusarsi
per il male causato ai musulmani». www.corriere.it/allam Corriere della sera, lunedì, 30 gennaio 2006 |
| Corriere
della sera del 31/08/05 Guerra santa, il tour italiano di Magdi Allam E' possibile che un apologeta del terrorismo suicida islamico e Dobbiamo ringraziare la coraggiosa collega Cristina
Giudici del Queste sono le fonti spirituali e ideali a cui si abbeverano
i Come è possibile che l'Ucoii annunci pubblicamente
a luglio la sua Semplicemente ricorrendo all'arte della taqiya, della
Questa dissimulazione ideologico-religiosa è
stata impiegata L'altro esempio di taqiya è nel paragrafo della
fatwa relativo al
|