DOCUMENTI SULL'ATEISMO
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31/10/07 - Comunicato Stampa dell' UAAR Gli atei a congresso a Rimini, il 3 il 4 novembre prossimi, per una nuova visibilità Otto per mille, religione a scuola, ingerenze del Vaticano nella politica. Ma anche la necessità di incidere davvero nella vita del paese, nelle piccole prepotenze di parrocchia come nelle grandi questioni sociali. Questi i temi del congresso dell’Uaar, che si aprirà il 3 novembre prossimo all’Hotel Sporting di Rimini. Saranno presenti un centinaio di delegati da tutta Italia per l’elezione dei nuovi organi dirigenti (l’attuale segretario, Giorgio Villella, non si è ricandidato). Ma i lavori del congresso sono aperti a tutti, e giornalisti e curiosi sono i benvenuti. «Nei tre anni passati dallo scorso congresso a oggi – spiega Giorgio Villella – il numero dei soci è quasi triplicato, per raggiungere i 2400 attuali, e siamo arrivati a coprire con la nostra presenza 47 province. Parallelamente è aumentata la tiratura della nostra rivista, l’Ateo, e sono aumentati in modo molto significativo i contatti al sito internet, che superano quota 5000 al giorno». Adesso, si tratta di fare un salto di qualità. E la Uaar si sente pronta a farlo. L’iscrizione al registro nazionale delle associazioni di promozione sociale, avvenuta nel luglio scorso, permetterà all’Uaar di promuovere azioni giurisdizionali per le questioni inerenti i suoi scopi sociali. In pratica, mentre fino a ora, per esempio, per denunciare una visita pastorale in una scuola o qualsiasi altra violazione della laicità dello stato, era necessario che fossero i singoli soci a esporsi legalmente, adesso sarà la Uaar a intervenire direttamente, anche grazie alla possibilità di accedere ai documenti amministrativi (legge 383/00). «Anche grazie a questa conquista, – conclude Villella – la Uaar è pronta a a trasformare i suoi scopi statutari da utopia a realtà». |
| 12/06/07 - Per celebrare degnamente la visita di Sua Eccellenza il Presidente degli Stati Uniti d'America, segue l'elenco delle leggi statali negli Usa che discriminano coloro che non credono in un dio. (fonte: http://bmccreations.com/one_nation/states.html , ma i testi sono quelli ufficiali delle Costituzioni segnalate ) Arkansas Maryland Massachusetts North Carolina Pennsylvania South Carolina Tennessee Texas ------- -- Arkansas -- "No person who denies the being of a God shall hold any office in the civil departments of this State, nor be competent to testify as a witness in any court." Article 19, sect. 1 of the 1874 constitution -- Maryland -- "That as it is the duty of every man to worship God in such manner as he thinks most acceptable to Him, all persons are equally entitled to protection in their religious liberty.. nor shall any person, otherwise competent, be deemed incompetent as a witness, or juror, on account of his religious belief; provided, he believes in the existence of God, and that under His dispensation such person will be held morally accountable for his acts, and be rewarded or punished therefore either in this world or in the world to come." Bill of Rights: Article 36 -- Massachusetts -- "As the happiness of a people, and the good order and preservation of civil government, essentially depend upon piety, religion and morality; and as these cannot be generally diffused through a community, but by the institution of the public worship of God, and of public instructions in piety, religion and morality: herefore, to promote their happiness and to secure the good order and preservation of their government, the people of this commonwealth have a right to invest their legislature with power to authorize and require, and the legislature shall, from time to time, authorize and require, the several towns, parishes, precincts, and other bodies politic, or religious societies, to make suitable provision, at their own expense, for the institution of the public worship of God, and for the support and maintenance of public Protestant teachers of piety, religion and morality, in all cases where such provision shall not be made voluntarily." Declaration of Rights: Article III -- North Carolina -- "The following persons shall be disqualified for office: First, any person who shall deny the being of Almighty God...." Constitution Article 6 Section 8 -- Pennsylvania -- "No person who acknowledges the being of God and a future state of rewards and punishments shall, on account of his religious sentiments, be disqualified to hold any office or place of trust or profit under this Commonwealth". Declaration of Rights Article 1 Section 4 -- South Carolina -- "No person shall be eligible to the office of Governor who denies the existence of the Supreme Being..." Article 4 Section 2 -- Tennessee -- "No person who denies the being of God, or a future state of rewards and punishments, shall hold any office in the civil department of this state." Bill of Rights: Article 9 Section 4 -- Texas -- "No religious test shall ever be required as a qualification to any office, or public trust, in this State; nor shall any one be excluded from holding office on account of his religious sentiments, provided he acknowledge the existence of a Supreme Being." Article 1 - Bill of Rights: Section 4 Saluti. F.R. |
| Padre
nostro che non sei nei cieli. Onfray contro tutte le religioni (La stampa – Ott/nov 2005 – Mauro Baudino) Un ateo convinto e, per così dire, militante, inaugura domani “Torino Spiritualità" una serie di incontri dove sono coinvolti rappresentanti di molte religioni. Sembra un’ idea bizzarra, quasi una provocazione. Anche perché Michel Onfray, autore del “Trattato di ateologia” appena tradotto da Fazi e subito protagonista di un’imperniata di vendite (in Francia è arrivato a 200 mila copie) non è neppure un fautore del dialogo. Anzi, come ci spiega da Caen, dove ha fondato la sua «Università popolare" ed è diventato uno straordinario fenomeno culturale e editoriale, con una ventina di testi alle spalle e tirature da bestseller, non è affatto interessato a discutere con "gente nevrotica", «sicura di avere la verità dalla propria», e soprattuttonon ama le boutade, non vuole dare scandalo a nessuno, gli interessa solo «promuovere il benessere e l’emancipazione dei corpi e delle menti". Però dialogherà con Alberto Melloni, storico delle religioni, cattolico, e chissà come andrà a finire. Fulminato sulla via di Damasco?«Niente affatto; c’è stata una serie di malintesi. Io credevo di venire a Torino per parlare del mio libro, punto e basta, senza che ci fossero interrelazioni con i convegni sulla spiritualità. Ma è andata così, e va bene così. Non vengo per provocare, vengo per parlare di ateismo». Di questi tempi, deve sentirsi un po' isolato.«Infatti; tra i filosofi abbondano i cristiani o i quasi cristiani, pensi a Gianni Vattimo, o ai fenomenologi francesi che guardano a Heidegger e a tutti quelli che si dicono agnostici, ma in realtà accettano il principio della trascendenza». Lei Invece predica l’immanenza. Ragione, materia, edonismo, La diffusa sete di spiritualità che permea il nostro mondo, in tutte le sue forme, sembra però darle torto in partenza.«Anch'io rivendico la spiritualità, intesa come vita de lo spirito che si sostanzia nell’arte, nella musica, in tutte le forme di piacere. Una spiritualità atea. E poi non direi che l’attuale contingenza storica sia decisiva:pensi al II secolo, segnato dal fiorire, accanto al cristianesimo, di innumerevoli sette gnostiche. Era un momento di passaggio; la vecchia razionalità non funzionava più, e la nuova ancora non c’era. Qualcosa di simile sta accadendo ai giorni nostri. Viviamo un periodo di crisi, quindi l’irrazionalità è molto presente. Con la conseguenza che c’è sempre qualcuno pronto a dargli una copertura politica, come infine accadde nell’antichità quando arrivò Costantino». Lei parla nel suo libro di «atei devoti», insomma dei non religiosi che ritengono però i valori cristiani alla base della convivenza civile. Ritiene che anche in ciò si configuri un uso politico della religione?«L'unica politica possibile dovrebbe essere l’ateismo. Ogni riferimento alla religione “depoliticizza il mondo”, perché le religioni monoteistiche si basano sull’ idea che bisogna sopportare il dolore». Chi è il Costantino d’oggi?«Ancora non si sa. E, direi, per fortuna. Oggi è molto più difficile per un individuo solo dare una forma all’irrazionalità planetaria». Lei vede diverse forme di «irrazionalità» in concorrenza tra loro. Da un certo punto di vista non pare neppure privilegiare il cristianesimo, che in questo momento sembra davvero al centro della riflessione dell’ Occidente su se stesso.«Il cristianesimo è il neoplatonismo dei poveri». Ma ci sono differenze tra una religione e l’altra. Parlando di monoteismi, non si può negare che il cristianesimo si sia molto secolarizato, aprendosi per esempio alla tolleranza.«I monoteismi dicono, a livelli diversi, le stesse cose. Detestano il pensiero libero, il corpo, l’amore e tutto ciò che fa parte dell’individuo, della sua libertà. Se il cristianesimo sembra più tollerante, è perché non ha più la forza di essere intollerante. Quando una religione è forte, non è mai tollerante». Obiezione. Una negazione così totale di ogni forma di riferimento alla trascendenza non è alla fine anchessa «religiosa»? L’ateo quale lei lo definisce diventa molto simile al fedele. Cambiano solo i punti di riferimento.«Direi proprio di no. Perché l’ateismo una cosa non può assolutamente fare: proporre altri mondi, inferni e paradisi. Dopodiché esiste anche una sacralità atea, “pagana” nel vero senso della parola, per esempio in un oggetto appartenuto a qualcuno che ci è caro. Ma non c’è per l’ateo la possibilità di un sacro trascendente, come invece predicano le religioni. Georges Bataille, cui faccio riferimento per quanto riguarda la sua concezione del sacro, in questo resta “cristiano”. Quel che mi interessa di lui è invece l’idea della “ateologia”, che ho ripreso nel mio libro». Il fatto però di doverla proporre oggi, non la fa riflettere sulla sostanziale marginalità di un pensiero dichiaratamente ateo nella nostra cultura?«La risposta è sì, se si guarda agli ultimi due o tremila anni. Ma l’umanità ha tanto cammino alle spalle, fatto di progressive, lente critiche al pensiero magico e superstizioso. L’ateismo è un pensiero nuovo, che arriva dopo di esse. Il primo ateo del mondo occidentale è un prete francese che mori all’inizio del Settecento. Non so se definirlo il primo ateo al mondo, ma certo lo è in senso moderno. Si trattava di un curato, Mellier, che morendo lasciò un testamento, poi pubblicato col titolo “Dimostrazione chiara ed evidente della falsità di tutte le religioni del mondo”». Lei quindi non segue Georges Minois, che nella sua monumentale «Storia dell’ ateismo» risale molto più all’indietro. «Minois considera che tutto sia cominciato con Socrate, il che non è vero. E tra gli atei mette Epicuro o Pitagora, che erano politeisti». Lei considera il vero inizio nel secolo dei Lumi. I suoi atei sono gli illuministi più radicali, come D’Holbach, e poi Feuerbach e Nietzsche. Sembra poco interessato a Marx e alla sua proverbiale idea di religione come oppio dei popoli. Perché?«Marx aveva ragione, beninteso. Però la sua critica non conteneva elementi di novità, Direi che il vero pensatore misconosciuto è Ludwig Feuerbach, troppo presto liquidato come rozzo materialista e ricordato solo per il rapporto con Marx. Invece, se lo si legge davvero, si scopre un pensiero che decostruisce il cristianesimo in modo radicale». Come mai finiamo sempre sul cristianesimo?«C’è un motivo banale: è quello che conosco meglio. Ma il discorso vale per i tre monoteismi. Hanno moltissime cose in comune, e soprattutto l’odio per la ragione e l’intelligenza, per la libertà, per tutti i libri a eccezione di uno, per la sessualità, le donne, il piacere». E per questo, dice, bisogna essere atei per poter essere liberi. Una posizione che da un punto di vista religioso, e non solo, viene vista come l’estremo risultato del nichilismo. Lei come la motiva?«Con la considerazione che il vero nichilismo è la religione, quando ci propone un aldilà facendo di questo mondo nulla, e di noi nulla». Ci ha detto che non è interessato a dialogare con il pensiero religioso. Con chi, allora?«Con gli agnostici. Sono la sola controparte possibile, e rappresentano un pubblico molto ampio, oltre che una significativa linea culturale nella storia. Gli altri non sono interessati, in realtà, a dialogare con me». Però viene a Torino a parlarne. Con queste premesse, non sarà una passeggiata.«Vengo a parlare di ateismo. Ma non cerco scandali. Ad ogni buon conto, eccomi qua». |