PER UNA POLITICA INTERNAZIONALE DI CONTENIMENTO DEMOGRAFICO
3/06/08 - Emma Bonino sfida i criminali ipocriti internazionali al vertice della FAO. Fra tante lacrime di coccodrillo in cui affogano i burocrati parassiti dell' ONU e della FAO che campano da nababbi sulla pelle degli affamati di tutto il mondo, finalmente si alza una voce autorevole, quella di Emma Bonino, che denuncia le vere cause della fame, del disastro climatico e della crisi energetica planetaria : LA BOMBA DEMOGRAFICA. Ma non troverete e non sentirete niente di quesa denuncia nei giornali e nei TG. La cappa di silenzio ordinata dai due sistemi religiosi più pericolosi del pianeta, quello cattolico e quello islamico, nella gara al sorpasso numerico fondato sulla moltiplicazione delle gravidanze delle proprie seguaci, impedisce che l' ONU prenda gli unici provvedimenti efficaci e non cruenti per sconfiggere la triplice crisi: una politica internazionale volta alla diffusione planetaria dei metodi contraccezionali. LEGGI 3/06/08 - Sempre in tema di crisi alimentare, ecologica ed energetica planetaria vi proponiamo il commento del nostro amico Giampietro Sestini, Segretario di LiberaUscita. Esistono due filosofie o ideologie di fondo per affrontare i problemi della politica: il "liberismo" e la "solidarietà". Intendiamoci: tutte le formazioni politiche, di destra o di sinistra, hanno nei loro programmi ambedue i concetti, ma senza stabilire un ordine prioritario, anche se Il valore della “solidarietà” è più connaturato nella sinistra, così come il “liberismo” è nella destra. La crisi che attraversa la sinistra, e non solo in Italia, risale anzitutto alla sua incapacità di ridefinire cosa deve intendersi OGGI per "solidarietà". Mentre il “liberismo” ormai governa il mondo grazie alla globalizzazione dell'economia e dei mercati, gestiti dalle multinazionali, manca un "governo mondiale" della solidarietà. La novità del Partito Democratico, di per sé positiva in quanto ha ridotto la sterile litigiosità tra i due schieramenti e la negativa proliferazione di partiti e gruppi politici, non è stata affiancata da un programma adeguato ai problemi del terzo millennio. Al primo punto della sua agenda il PD deve porre il futuro del pianeta, il futuro dei nostri figli, e dei figli dei nostri figli. Alla globalizzazione del mercato deve corrispondere la globalizzazione della solidarietà, senza confini di spazio e di tempo, una formula che io chiamo "solidarietà globale". Sotto un certo punto di vista, la “solidarietà globale” ha contenuti etici e morali che vanno al di là della nostra vita terrena, nel senso che aggiunge (e per taluni sostituisce) alla fede nella vita eterna la fede nella vita del pianeta e, quindi, dei nostri discendenti. Porre il futuro del pianeta al primo posto dell'agenda politica stravolge completamente ogni programma elettorale.. Ormai è ampiamente dimostrato che Malthus aveva ragione. La causa principale del disfacimento del pianeta, dell'esaurimento del petrolio (il cui prezzo aumenta spaventosamente nella generale indifferenza e che ci illudono di poter calmierare agendo sulle accise), dei rifiuti impossibili da smaltire, dell'inquinamento dell'aria e delle acque, dello scioglimento dei ghiacciai, della fame nel mondo, si chiama SOVRAPOPOLAZIONE. Tranne i radicali, nessuno ne parla, nemmeno i verdi che fanno dell'ambiente il loro obiettivo principale, come fosse un argomento tabù. Forse perchè il tema potrebbe irritare il sommo pontefice, il quale non perde occasione per pronunciarsi contro i preservativi, la pillola del giorno dopo, l’aborto, le famiglie di fatto, il testamento biologico, l’eutanasia.. Al secondo punto dell’agenda politica va posta la questione delle fonti energetiche alternative al petrolio. Aspettiamo forse che le sette sorelle debbano raschiare fino in fondo il barile? Cosa ha realizzato in tanti anni l'ente per le energie alternative, appositamente istituito (ENEA)? Forse per pagare lautamente Presidenti e Direttori Generali (Alitalia insegna)? E se non esistono alternative dimostrate scientificamente all'energia nucleare, cosa attendiamo a progettare e costruire impianti sicuri? E se invece esistono alternative valide, cosa attendiamo a realizzarle? O vogliamo continuare a comprare dalla Francia l'energia nucleare dei loro impianti collocati sulle Alpi? So che questi problemi sono complessi, scottanti ed forse impopolari, ma so anche che non esistono soluzioni semplici per risolverli, e che prima saranno affrontati e più a lungo il pianeta potrà sopravvivere. Ovviamente la realizzazione di tali obiettivi presuppongono un governo mondiale, ma intanto l’Italia potrebbe sostenerli all'ONU, come ha fatto per la moratoria per la pena di morte. Al Gore, in America, ha già cominciato a parlarne. L’Italia, inoltre, è il paese europeo con minore natalità, e ciò ne fa un soggetto credibile quando si parla di contenimento della sovrapopolazione. E comunque, nell’attesa qualcosa può essere già fatto anche nel nostro piccolo. Ad esempio: condizionare il rilascio delle nuove licenze di costruzione o di ristrutturazione delle abitazioni, dei capannoni industriali e dei grandi complessi commerciali alla autosufficienza energetica attraverso l'installazione di pannelli solari. L'Italia è ricca di sole e di vento. Sono stato a Cipro, e tutte le case hanno i loro pannelli solari. In Spagna, le pale eoliche sono diffusissime. Ciò non significa, ovviamente, tralasciare la risoluzione degli altri problemi che riguardano specificatamente il nostro Paese, dal bicameralismo perfetto all’eccesso di leggi, dalla lunghezza dei processi alla certezza della pena, dal lavoro precario all’immigrazione, dalla sicurezza alla costruzione di nuovi carceri, e così via. Ma se non affrontiamo il problema del futuro, tutto rischia di essere inutile. Giampietro Sestini |
13/04/08 - Maledetti assassini ! Abbiamo già denunciato due giorni fa (vedi 9/04/08) l'incredibile ipocrisia dei media che, a fronte della crisi alimentare mondiale che sta provocando tumulti e morti in tutti i paesi sottosviluppati, continuano a nascondere i veri responsabili dello sterminio per fame in corso : i due sistemi religiosi più totalitari e totalizzanti del pianeta, cattolicesimo e islam, che incitano alla procreazione continua solo per mantenere il loro primato nel numero dei seguaci. Oggi, meglio di me, Luigi De Marchi torna a denunciare il vero pericolo della Bomba Demografica non solo per la pace mondiale ma addirittura per la sopravvivenza stessa del pianeta. LEGGI - E guardate se ne parlano questi parassiti che dirigono la FAO, un'istituzione internazionale del tutto inutile che costa molto di più delle derrate alimentari con cui si potrebbero sfamare metà delle popolazioni indigenti del pianeta....se smettono di crescere. LEGGI |
9/04/08 - Cristianisti e islamisti, uniti contro l'umanità intera. Ieri sera il TG1 delle 20 ha mostrato i disordini scoppiati in Egitto per l'eccessivo aumento dei prezzi dei generi alimentari, parlando anche di altri focolai di malcontento e di disordini in numerosi paesi del mondo sottosviluppato, dove popolazioni sempre più numerose e più povere non riescono a trovare di che nutrirsi. Il tutto corredato dalle consuete immagini di donne africane con le mammelle pendule e rinsecchite a cui si aggrappano le manine disperate di bambini pietosamente denutriti. E poi i soliti commenti adeguatamente ipocriti e contriti tesi a demonizzare l'occidente opulento che utilizza le risorse alimentari per produrre energie alternative al petrolio. E neanche una parola dai giornalisti menzogneri e mistificatori sulle vere cause di tanta fame, miseria, sottosviluppo, malattie, guerre ed esodi biblici da quei disgraziati paesi : la crescita demografica esponenziale e incontrollata. E mai che i giornalisti del regime mediatico vaticaliano si azzardino ad accennare ai responsabili veri che ostacolano in tutti i consessi internazionali l'adozione di misure a livello planetario per una educazione alla contraccezione : i due sistemi religiosi più totalitari e totalizzanti del pianeta, cristianesimo e islam. Due sistemi in gara continua fra loro per affermare il primato della propria immaginaria entità soprannaturale di riferimento attraverso l'aumento continuo dei propri seguaci sia con le conversioni anche violente che, soprattutto, con l'incoraggiamento a una procreazione continua. Sono questi due sistemi religiosi, di cui pochi giorni fa sono stati resi pubblici i dati numerici (un miliardo e 300 milioni di musulmani contro un miliardo e 100 milioni di cattolici), in continua gara al sorpasso i veri responsabili della bomba demografica. Ancora una volta torniamo chiedere la mobilitazione dei cittadini più consapevoli per una lotta ai sistemi religiosi menzogneri e malefici con le uniche armi consentite, quelle della cultura e dell' informazione. Solo con la critica delle religioni si possono aprire gli occhi alle vittime di quei sistemi di potere che, con l'esplosione delle nascite, stanno portando il pianeta all'esaurimento delle risorse, al degrado definitivo e irreversibile dell'ambiente naturale, e alla morte per fame, per malattie e per guerre generalizzate dell' intera popolazione mondiale. Contro la MenzognaGlobale vi sollecitiamo ancora una volta a firmare il nostro Appello. LEGGI |
30/03/08 - Ma nella Guerra di Religione si combatte anche la battaglia a chi ha più fedeli. Per il momento questa è una battaglia persa dalla chiesa cattolica che ha dovuto amaramente ammettere di essere stata superata dai musulmani """ ROMA : il Vaticano, nell¹Annuario pontificio, lo ha ammesso ufficialmente per la prima volta: i cattolici hanno ceduto la prima posizione ai musulmani nel mondo e uno dei motivi è che questi ultimi fanno più figli. Nel globo ci sono un miliardo e 322 milioni di musulmani (il 19,2% della popolazione mondiale) e un miliardo e 130 milioni di cattolici (17,4%). """. E allora i bravi cattolici e i bravi musulmani giù a figliare, per cercare il pareggio i primi e per mantenere il vantaggio i secondi. E chissenefrega se il boom demografico crea miseria, malattie, instabilità politica, guerre, depauperamento delle risorse alimentari ed energetiche.L' importante è avere più seguaci e più fedeli della propria immaginaria entità soprannaturale di riferimento. Con conseguenze immediate anche in Italia, dove per consentire alla chiesa cattolica di mantenere il primato si arriverà ad abolire la Legge 194 e l' uso dei contraccettivi |
24/11/06 - Guerre e violenza: una nuova teoriaSecondo il prof. Gunnar Heinsohn, fondatore dell’Istituto per lo studio comparato di genocidi e xenofobia di Brema (Germania), non sono le religioni e nemmeno la fame le cause delle guerre. La violenza scoppia allorquando c’è un eccesso di giovani maschi. I paesi islamici resteranno potenzialmente esplosivi per qualche tempo ancora, indipendentemente dall’islam. Intervista a Gunnar Heinsohn della Neue Zürcher Zeitung am Sonntag, 19 novembre 2006 NZZ: Lei ha inventato una specie di formula mondiale della storia. «Youth bulge» si chiama questa teoria che lei utilizza anche per analizzare l’attualità. Che significa? G. H.: Ho ripreso il tentativo di una formula mondiale del francese Gaston Bouthoul del 1970, l’ho sviluppata e applicata a 70 paesi. Il risultato: sempre quando le donne – per decenni o persino secoli – hanno 6 – 8 figli, dunque 3 o 4 maschi, le cose si mettono male. Solo uno o al massimo due di essi potranno assumere ruoli sociali. Il terzo e il quarto, ambiziosi e nel pieno delle forze, o emigrano o cercano di ottenere anche loro una posizione con la violenza. Quando ci sono troppi giovani maschi si uccide: criminalità, guerre civili, genocidi di minoranze, rivoluzioni, guerre internazionali o colonizzazioni. La violenza perdura finché i maschi eccedenti soccombono e muoiono e il numero dei nati diminuisce. NZZ: Perché ha chiamato questa teoria «youth bulge»? NZZ: Con quali conseguenze? NZZ: E che ne è delle figlie? NZZ: I ricercatori considerano piuttosto la fame e la miseria cause della guerra. NZZ: È dunque solo un problema di testoterone? NZZ: Secondo lei le idee sono del tutto irrilevanti per spiegare movimenti politici e conflitti? NZZ: Islamismo, socialismo – si tratterebbe dunque, nel gergo marxista, di sovrastrutture? La molla è invece il problema demografico? NZZ: Oggi non è però la profanazione della bibbia, bensì del Corano che è presa a pretesto per scatenare la violenza dello youth bulge e gli assassinii. NZZ: Dunque lei crede che il Vicino Oriente sarebbe una regione inquieta anche se non ci fossero il petrolio e l’islam e il passato coloniale? NZZ: Invece nei territori palestinesi il personale ci sarebbe? NZZ: Ma lo youth bulge non potrebbe essere riassorbito in modo incruento, per esempio se la crescita economica creasse posti e posizioni in numero sufficiente? NZZ: La settimana prossima terrà una conferenza ai comandi militari britannici in merito alle sfide fino al 2020. Cosa dirà loro? NZZ: In concomitanza col calo del tasso di natalità. NZZ: Che cosa consiglierà concretamente ai generali britannici? NZZ: Un discorso piuttosto cinico. NZZ: Ma in Iraq e in Afganistan l’occidente è intervenuto. Si tratta però anche di ricostruire questi paesi e di instaurarvi la democrazia. Finora il tentativo sembra fallito. Perché? NZZ: Come stanno le cose da noi in Europa? Regna la pace perché i giovani maschi sono in numero così esiguo? NZZ: Lei non ha dunque paura dei neonazisti tedeschi? NZZ: Lei ha ricordato l’ultimo youth bulge tedesco dal 1900 al 1914. Non ce n’è stato un altro all’origine del 1968?
(trad. di Sergio Pastore) |
| 24/03/06 L'editoriale di De Marchi andato in onda questa mattina su Radio Radicale I vantaggi del declino demografico Da qualche anno la nostra classe politica, atterrita dall’esplosione demografica e dalle migrazioni di massa che ha concorso a scatenare nel Terzo Mondo allineandosi servilmente ai dogmi pronatalisti del Vaticano, tenta di porre rimedio alla sua storica stoltezza moltiplicando le leggi finalizzate ad incentivare in Italia un rilancio della natalità destinato, nell’ottica aberrante dei legislatori, a controbilanciare la debordante prolificità terzomondista. Ma se, nel campo della logica formale, due negazioni equivalgono a un’affermazione, in campo politico una doppia scemenza non equivale alla saggezza ma all’imbecillità conclamata. Così quando Marco Pannella ha criticato, nei giorni scorsi, questo ritorno agli incentivi fascistoidi della natalità, più d’un intelligentone della cultura clerical-liberista ne ha riso a crepapelle. Ma, come dicevano gli antichi, „il riso abbonda sulle labbra degli stolti”. Risibile, semmai, è la pretesa dei nostri politici pressappochisti e tappabuchisti di controbilanciare la pressione immigratoria terzomondista con le leggi pronataliste. Risibile non solo perchè i disperati che migrano in Italia dal Terzo Mondo non lo fanno di certo in considerazione della nostra bassa natalità ma soprattutto perchè queste misure pro-nataliste sono notoriamente inefficaci. In realtà, come ricordava di recente l’”Economist”, la riduzione d’una popolazione non è affatto un fenomeno intrinsecamente negativo. Vediamo comunque i termini del calo demografico in atto in alcuni paesi europei. Ben nota, per esempio, è la riduzione della popolazione di vari paesi dell’Europa Orientale. La popolazione russa, in base alle previsioni più recenti, calerà d’oltre un quinto nei prossimi 40 anni e quella Ucraina addirittura del 43%. Quella giapponese sta cominciando a calare e quella dell’Italia e della Germania starebbe calando da tempo se la riduzione non venisse compensata dagli immigrati. Ma perché, dunque, la paura del calo demografico è tanto diffusa ? Certo, una causa va cercata anche nell’allineamento servile delle scienze demografiche europee agli atteggiamenti pro-natalisti delle dirigenze politiche e religiose. Ma questa risposta si limita a spostare la domanda dalla demografia alla politica e alla religione. Sul piano politico, oltre al servilismo di troppi politici nei confronti della chiesa, va tenuto presente che nella riduzione della popolazione si vede il rischio d’una simmetrica riduzione del mercato nazionale, del Prodotto Interno Lordo (PIL) e, col PIL, della propria influenza geo-politica e militare. Ma sono timori largamente infondati. Mentre, sul piano economico, le dimensioni modeste della popolazione inglese non hanno di certo ridotto il peso politico della Gran Bretagna nell’ultimo secolo, sul piano militare il caso d’Israele mi sembra emblematico: un paese con 7 milioni di abitanti tiene in scacco da mezzo secolo una coalizione di un miliardo e mezzo d’islamici bramosi di distruggerlo ed ha già sonoramente sconfitto sul campo due paesi, l’Egitto e la Siria, che contano rispettivamente oltre 50 ed oltre 20 milioni di abitanti. Ma poi, ai fini del benessere individuale, l’andamento del PIL globale non ha nessuna importanza: ciò che conta è il reddito pro-capite. Così, in un paese come la vecchia Cecoslovacchia, ove il PIL globale cala, perché una sua regione (nella fattispecie la Slovacchia) si autonomizza e realizza l’indipendentza, il reddito pro-capite della patria originaria (nella fattispecie la Repubblica Ceka) può crescere perché la popolazione realizza un forte sviluppo socio-economico e, con esso, una migliore produttività e un forte incremento dei salari reali o perchè, nel caso del tanto lamentato invecchiamento della popolazione, la molto maggiore longevità consente a una quota notevole di lavoratori di restare in servizio per una decina d’anni di più conservando i salari ottimali degli ultimi anni anziché defluire tra i pensionati, cioè tra i cittadini a basso reddito pro-capite ed a produttività nulla. La riduzione della popolazione ha, soprattutto in Europa, altri vantaggi chiari e indiscutibili. Sul piano economico, la dipendenza energetica dai paesi islamici e la crisi energetica in generale che incombe su tutto il continente da quando i tre miliardi di cinesi e indiani stanno diventando grandi consumatori d’energia, non possono che ridimensionarsi. Come ho detto in altre occasioni, se l‚Italia avesse un quinto della sua popolazione, potrebbe coprire quasi tutto il suo fabbisogno energetico con energie rinnovabili e non inquinanti, come quella idroelettrica. Sul piano ecologico, con buona pace dei nostri sedicenti verdi che di popolazione non parlano mai, calerebbe la pressione antropica sul territorio, la congestione del traffico, l’inquinamento dell’aria e delle acque. Tutto questo, però, è possibile solo se il clima sociale dei paesi europei non viene compromesso (come sta accadendo in misura crescente) da un’immigrazione alluvionale che abbassa i salari dei lavoratori locali, rallenta la modernizzazione tecnologica e crea sacche crescenti di povertà e di conflittualità politico-religiosa. Che cosa possiamo dunque fare in questa situazione drammatica ? A mio parere, non ha alcun senso tentare di modificare la posizione dei cosiddetti luminari della demografia accademica (vivente, anzi moribonda conferma delle mie tesi sulla diffusa inettitudine e viltà del mondo accademico, in quanto mondo burocratico). L’unica speranza di vittoria nella battaglia contro la demagogia demografica sta nell’aggirare le resistenze e le menzogne dei cosiddetti esperti e dei loro burattinai politico-religiosi, parlando direttamente alla gente. Del resto, è quanto abbiamo fatto con successo in Italia ove, nonostante il menzognero bombardamento delle dirigenze, la gente ha saputo ascoltare la nostra voce, per quanto soffocata e imbavagliata, che coincideva d’altronde con la voce della sua coscienza e del suo buon senso, ed ha drasticamente limitato la sua prolificità. Ed ha saputo ascoltarla non solo nel campo della natalità, ma anche in quello del divorzio e dell’assistenza abortiva e contraccettiva. E‚ su questa diffusa percezione popolare della realtà, che trascende le stupidaggini delle dirigenze politiche, religiose e specialistiche responsabili del disastro attuale, che possiamo e dobbiamo contare. Luigi De Marchi |
| 24/03/06
L’evidenza negata dal nostro amico S..... dalla Svizzera
E’ possibile contrastare i fondamentalisti? Non sono forze così soverchianti contro le quali non possiamo che spuntarci le corna? Non solo negano l’evidenza - quella che a noi appare tale - ma ci danno addosso spernacchiandoci e insultandoci (menagramo, pessimisti, oscurantisti, egoisti, schifosi, razzisti, nazisti, imbecilli, sporcaccioni eccetera). Trent’anni fa, quand’eravamo “solo” tre miliardi
e qualcosa, la questione demografica poteva essere argomento serio di
dibattito e comunque nient’affatto una questione scabrosa o indecente.
Oggi invece sembra esserlo. Siamo sotto scacco. Matto? |
| 22/03/06 La bomba demografica. Una domanda in attesa di risposta. Dal nostro amico S..... dalla Svizzera
L'incremento coincide con l'industrializzazione agli inizi dell'Ottocento. La precedente stabilità era "garantita" da guerre, carestie, altissima mortalità infantile, sterilità ecc. calamità che l'occidente non conosce più (per lo meno carestie e mortalità infantile, praticamente azzerate; anche la sterilità naturale è scomparsa, grazie ai "progressi" della medicina). La domanda che mi pongo è questa: come mai l'umanità non ha sviluppato degli "anticorpi" per controbilanciare la scomparsa della mortalità infantile e degli altri fattori di stabilità. Tanto che ormai la situazione è completamente fuori controllo e irreparabile (chi pensa che le cose non vanno poi così male, e che anche in 9 miliardi staremo bene o benino, è per me fuori di testa). La famiglia numerosa era una volta la norma, anche perché non esistevano metodi efficaci di contraccezione. Moltissimi bambini morivano subito. Le donne erano sempre incinte. Un cambiamento così epocale - industrializzazione, più igiene, una migliore alimentazione, riduzione fino all'azzeramento della mortalità infantile ecc. - avrebbe dovuto indurre anche cambiamenti profondi nei comportamenti riproduttivi. Ciò che è effettivamente avvenuto in occidente, soprattutto a partire dal secondo dopoguerra. La famiglia standard in Italia e in Europa è di due figli. Un mio amico di studi, cattolico e praticante, cresciuto lui stesso in una famiglia numerosa (undici fratelli!), ha avuto due soli figli (vorrei sapere perché, ma non ho osato porgli la domanda). Dunque ci sono stati dei cambiamenti. Che a parer mio, posso sbagliarmi, sono stati indotti soprattutto dal boom economico del dopoguerra. A dir la verità i preti denunciavano la "piaga" del figlio unico già prima della guerra (arrivavano a dire - un'infamia assoluta - che la morte dell'unico figlio in guerra era la giusta punizione di Dio per non averne messo al mondo di più!). Comunque il declino demografico dell'Europa e dell'occidente ricco data dal secondo dopoguerra. Declino per modo di dire, perché mi sembra che siamo lo stesso molto numerosi, ma il tasso di natalità è calato vistosamente (Italia e Germania sono il fanalino di coda del pianeta). L'equazione era semplice: meno figli = maggior benessere (per genitori e figli). Era una cosa intuitiva, penso non ci fosse nemmeno bisogno di discuterne: uno o due bastano. Le famiglie numerose, con quattro e più figli, costituiranno una percentuale modesta. Poi è venuta anche la pillola. Oggi comunque anche l'occidente ricco a bassa natalità non sembra porsi il problema della mostruosa proliferazione umana, anzi suona la grancassa dell'incremento demografico (e non solo i preti: anche Ciampi, Berlusconi e Ferrara spronano a far figli). Segno che quei comportamenti riproduttivi "virtuosi" degli ultimi decenni erano dettati più dal desiderio di benessere che da altre considerazioni. Insomma: abbiamo fregato la natura, anche con la medicina. Il nostro cervellone non ha sviluppato antitossine. Forse non è così intelligente, ma un cervello di gallina (con tutto il rispetto per le galline, povere bestie tenute in gabbiette di pochi centimetri quadrati). L'ultima parola
l'avrà comunque la natura. Che ci annienterà come formiche
(rileggere "La ginestra"). |
| 19/08/05
- Editoriale di Luigi De Marchi da Radio Radicale Crisi energetica
Luigi De Marchi |
| 17/08/05
- Dal Corriere della sera Chi nega la cattiva salute della Terra CRICHTON, KYOTO di GIOVANNI SARTORI Da parecchi anni il giro dell’Agosto è per me il giorno
del rendiconto ecologico. Come sta la salute della Terra? Come andiamo
con l’ambiente, con l’inquinamento atmosferico, con il clima,
con l’esaurimento delle risorse? Va da sé che su tutto
il fronte andiamo peggio. Va da sé perché non vogliamo
né vedere né affrontare la realtà. Sì, finalmente
il protocollo di Kyoto è diventato operativo. Applaudo perché
qualcosa è sempre meglio che nulla. Ma i rimedi di Kyoto sono
largamente insufficienti. Eppure il Texano tossico, il presidente Bush,
non solo continua a rifiutarli, ma si ingegna anche a sabotarli accordandosi
con India, Cina e una manciata di altri Paesi su una cosiddetta «soluzione
alternativa» (lo sviluppo di alte tecnologie pulite) che però
non viene seriamente finanziata e che comunque non sarebbe alternativa
ma complementare. Corriere della sera, mercoledì, 17 agosto 2005 |
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29/07/05
Quando fu pubblicato più di trent’anni fa il Rapporto del Club di Roma ci furono vivaci reazioni. Molte negative, ma da parte di chi? Non certo dell’ «uomo comune o della strada» all’oscuro della maggior parte dei problemi dibattuti nel libro e caso mai vivamente preoccupato al leggere di tutti i guai che incombevano sull’umanità. Tale fu anche la mia reazione. Le reazioni negative furono soprattutto del Capitale che non poteva assolutamente accettare dei limiti alla sua espansione. Il Club di Roma non sosteneva poi solo i limiti della crescita, ma auspicava delle correzioni, un’inversione di tendenza. Dunque non più crescita, ma addirittura rinunce. “Demain la décroissance” (Domani il decremento [economico]) era il titolo di un’opera di Georgescu-Roegen che lessi all’epoca (e tuttavia l’autore pochi anni fa, prima di morire, aveva cambiato opinione, almeno in parte). L’essenza del capitalismo è la crescita infinita del profitto (sia detto senza alcun intento moralistico o denigratorio). Il profitto deve essere nuovamente investito per creare altro profitto in una spirale senza fine. Il capitalista che si credesse «arrivato» e non investisse più limitandosi all’amministrazione del suo possesso non sarebbe più un autentico capitalista. Vivrebbe di rendita. Per il capitalista invece il rischio dell’investimento è ovvio: per quanto cerchi di minimizzarlo non può eliminarlo. Chi non rischia è un pavido, non un imprenditore. Il Club di Roma invece asseriva: la pacchia è finita, o ci convertiamo o periamo. Il Capitale non ci stava e trovò vari e gravi errori nel rapporto. E continuò per la sua strada. Oltre trent’anni dopo la fine del mondo non è ancora avvenuta, come predicevano Peccei e soci se non ci fosse stata un’inversione di tendenza. L’incremento demografico è stato spettacolare o pazzesco: siamo passati in poco più di trent’anni dai 3 miliardi di allora ai 6,4 miliardi odierni. Mentre dall’inizio del secolo fino all’inizio degli anni Settanta (dunque in 70 anni) la popolazione mondiale era aumentata del 50% circa passando da 1,9 a 3 miliardi circa, essa è aumentata di oltre il 100% nei 33 anni seguenti. Una progressione semplicemente fantastica, incredibile, irreale. E non siamo morti. E’ vero che i quattro quinti dell’umanità vivono in situazioni di disagio e sofferenza (per non drammatizzare e per usare espressioni eufemistiche), ma … la nave va. Per quanto tempo ancora? Non lo sappiamo con certezza quando avverrà il collasso. Chi vede nero, come Giovanni Sartori, ci ricorda che il collasso è garantito (salvo un miracolo): la tendenza è certa, solo il momento non può essere precisato. Dunque si continuerà, come si suol dire, fino ad esaurimento delle scorte (petrolio, uranio, acqua, cibo ecc.). Anche perché nessuno sa bene dove cominciare a mettere mano. Bush ha già fatto sapere che non se ne parla nemmeno di fermare la crescita: gli Stati Uniti non si possono permettere un altro milione di disoccupati! (Santo cielo, cosa sarà mai un altro milione di disoccupati americani rispetto alle centinaia di milioni di disoccupati e sottoccupati del mondo?). Ma non solo i paesi ricchi non vogliono recedere dal loro livello di consumi. Anche i paesi emergenti e sottosviluppati vogliono crescere, avere la loro fetta di torta. Si può dare loro torto? Ovviamente no, tanto più che nel loro caso sono ancora troppi coloro che non possono soddisfare nemmeno i bisogni primari. Ma la tendenza è quella: perché noi sì (americani, europei, canadesi, giapponesi e australiani) e loro no (Cina, India, Brasile, America Latina, domani l’Africa intera)? Tutti vogliono se non proprio la ricchezza, almeno il benessere. E la crescita economica è una premessa indispensabile per stare meglio, per avere cioè un reddito più elevato (che non significa poi in realtà star meglio considerando gli svantaggi in termini di inquinamento, stress, malattie, sovraffollamento ecc.). Adesso però mi chiedo che cosa si possa fare, dove potremmo cominciare per rimettere ordine (se consideriamo l’attuale e presumibilmente futuro stato del pianeta in stato di grande disordine, se non addirittura di pre-coma o coma)? Per quanto mi sforzi di captare segnali di resipiscenza non ci riesco. Anzi la corsa alla crescita sembra assumere i connotati di una vera e propria psicosi collettiva di livello globale. Anzi i paesi ricchi, resisi conto che povertà e sofferenza sono fattori che alimentano il malcontento dei non abbienti e il terrorismo, intendono dare battaglia alla povertà nel mondo intero. Si direbbe che il problema sia risolvibile in quattro e quattr’otto (dieci - vent’anni) se solo si vuole, se c’è la volontà politica. La povertà è un’offesa alla dignità umana e dev’essere estirpata. Giusto, parole sacrosante, chi può dissentire? Ma non è che il mondo «ricco» intenda
fare alcuni passi indietro, rinunciare a qualcosa e aiutare in modo
massiccio il terzo mondo. Anzi, senza ulteriore crescita economica nel
mondo ricco gli aiuti ai paesi poveri non sono nemmeno immaginabili.
Se cresciamo ulteriormente potremo invece farci carico anche dei problemi
degli altri, se no non se parla nemmeno. Dal mio e nostro punto di vista una stabilizzazione della popolazione (per cominciare) sarebbe quanto mai sensata e auspicabile. Un numero inferiore di persone significa meno consumi energetici, meno inquinamento, meno sovraffollamento, meno problemi di tutti i generi. Altri, tra cui Lomborg (chiedo scusa a chi va in bestia al solo vedere il suo nome) dicono invece - non si può negare una certa logica - che più persone significano anche più creatività e più soluzioni dei problemi presenti e futuri. Non è però sicuro: una massa di idioti più nutrita non fornirà necessariamente maggiori soluzioni ai problemi. Personalmente penso che la soluzione dei problemi dell’umanità
passi per la stabilizzazione prima e il decremento demografico poi.
Secondo alcune proiezioni ONU il decremento interverrà «spontaneamente»
dopo che l’umanità avrà raggiunto i 9 o 10 miliardi
e si assesterebbe a una quota inferiore (non di molto). Difficile credere
che ciò avverrà spontaneamente. Difficile immaginare anche
che la Terra possa sostenere una tale massa di umani (e sicuramente
in condizioni che noi non riterremmo accettabili, come la restrizione
delle libertà di cui avvertiamo in questi giorni pericolose avvisaglie). Ma vorrei tornare alla «crescita economica assolutamente
necessaria» e ricollegarmi alla critica del Rapporto sui limiti
della crescita del 1970 o 1972. Resta la soluzione finale e drammatica. Qualsiasi specie
animale tende a moltiplicarsi in condizioni ambientali per lei ottimali.
Senza limiti fisici e senza predatori o inconvenienti vari (malattie,
epidemie ecc.). una specie si moltiplica e si espande fin dove è
possibile. E’ quanto è riuscito a fare il sapiens sapiens,
che adesso favoleggia addirittura di colonizzare altri mondi per ovviare
all’esplosione demografica sulla Terra.
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| Esplosione
Demografica Un Altro Tragico Dono del Dogmatismo Politico e Religioso LEsplosione Demografica è stata definita la Madre di Tutte le Tragedie Contemporanee perché fame, sete, guerra, povertà, disoccupazione, inquinamento, migrazioni di massa e desertificazione sono ovviamente e strettamente connesse con il drammatico incremento di cinque volte che ha portato lumanità da 1,2 miliardi nel 1900 a 6 miliardi di persone a fine millennio. Valutando adeguatamente questo incremento dobbiamo essere consapevoli che laumento della popolazione umana in un singolo anno , alla fine del secolo scorso, era uguale allincremento durante il primo Millennio dellera Cristiana. Ma, a dispetto del suo impatto di ineguagliabile gravità su tutti i maggiori problemi umani, lesplosione demografica è stata ignorata durante tutto il secolo scorso, non solo dai leader politici e religiosi ma anche dai loro lacchè nei Dipartimenti di demografia, portando qualche distratto osservatore a concludere che la maggiore tragedia relativamente allesplosione demografica non è la sua scala ed il suo impatto ma la sua totale negazione da parte dellestablishment politico, religioso e scientifico. Questa negazione non può essere spiegata logicamente , ma solo psicologicamente . Tutti i maggiori dogmi religiosi e politici durante il secolo scorso, dal Cattolicesimo allIslamismo, dal Fascismo al Comunismo, a dispetto dei loro proclamati contrasti su tutti gli altri temi, hanno unanimemente rifiutato ogni programma di controllo demografico o pianificazione familiare nelle loro politiche nazionali e internazionali. Perché? Secondo la nostra opinione, perché la contraccezione comporta inevitabilmente un attacco ai tabù sessuali che, come dimostrato dalla psicologia politica, sono un pilastro portante dei fanatismi religiosi e politici ed anche perché la moltiplicazione dei pani e dei pesci è una promessa fondamentale di ogni Paradiso politico e religioso. Ora, dopo una repressione di mezzo secolo dovuta alle gerarchie Cristiane ed Islamiche, Fasciste e Comuniste e lo sterminio di massa di mezzo miliardo di bambini condannati a morte, 10 milioni di donne uccise dallaborto illegale, 200 milioni di giovani uomini uccisi da guerre territoriali e altre incalcolabili moltitudini di uccisi dalla povertà, disoccupazione di massa e genocidi, il problema sovrappopolazione sta nuovamente imponendo alla comunità internazionale il suo profilo opprimente, perché né brillanti economisti né fascinosi ideologi possono spiegare un singolo evidente fatto es. i soli paesi del Terzo Mondo che hanno sconfitto la povertà, disoccupazione e sottosviluppo sono quelli (Cina, Corea del Sud, Taiwan, Hong Kong e Singapore) che hanno simultaneamente adottato libero mercato e controllo delle nascite. Ma come possiamo
ottenere un rapido controllo della popolazione senza adottare le politiche
coercitive della Cina? CHI ALTRO SOTTOSCRIVE?
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