Le
radici dell'orrore
(articolo apparso sull'inserto ALIAS del "Manifesto"
dell'11 settembre 2004)
A
SEI ANNI DAL SIMPOSIO INTERNAZIONALE SULL'INQUISIZIONE, SVOLTOSI IN
VATICANO NEL 1998, UN IMPONENTE VOLUME DI QUASI 800 PAGINE NE RACCOGLIE
GLI ATTI, CHE CONFERMANO LA CINICA SPIETATEZZA DI QUEL SISTEMA DI DOMINIO
E ANNIENTAMENTO.
UN METODO E UNA IDEOLOGIA CHE CONTINUANO A SEMINARE DOLORE E MORTE
L'impero del male
di Adriano Petta*
Martedì 15
giugno scorso nella Sala Stampa della Santa Sede i cardinali Georges
Cottier e Roger Etchegaray, assieme al bibliotecario ed archivista di
S. Romana Chiesa Jean-Louis Tauran, hanno presentato gli atti del simposio
internazionale sull'Inquisizione che si tenne in Vaticano dal 29 al
31 ottobre del 1998. Questi atti sono stati presentati e illustrati
anche dal curatore dell'opera professor Agostino Borromeo, sotto la
forma di un volume imponente di ben 788 pagine dal titolo L'Inquisizione
- Atti del Simposio Internazionale edito nella collana "Studi e
Testi" dalla Biblioteca Apostolica Vaticana nel 2003. IL Simposio
era stato voluto da papa Wojtyla perché, in occasione del Giubileo
del 2000, intendeva chiedere perdono "per le forme di antitestimonianza
e di scandalo" praticate nell'arco della storia dai figli della
Chiesa (cosa che fece il 12 marzo 2000 nella "Giornata del perdono").
Ma prima di chiedere perdono, era necessario avere una conoscenza esatta
dei fatti. La Commissione teologico-storica del comitato giubilare aveva
quindi invitato una cinquantina di professori specializzati nel campo,
storici che abbiano dismesso i panni del giudice e si siano proposti
solo di comprendere il passato (i testi in corsivo sono stati estratti
dagli atti del simposio. Ndr.).
Mercoledì 16 giugno scorso quasi tutti i giornali hanno riportato
la notizia della presentazione del volume, accompagnata da tabelline
e commenti che riassumevano più o meno acriticamente le parole
del professor Borromeo e dei cardinali che avevano presentato il libro:
il numero degli eretici mandati al rogo dalla Santa Inquisizione non
giungeva nemmeno a 100: erano stati solamente 99, e veniva così
ristabilita la verità storica che finalmente sfatava la leggenda
nera sull'Inquisizione, creata ad arte dalla propaganda anticattolica,
come sottolineava esultante il principe dei giornali cattolici L'Avvenire:
"tanto appassionante quanto ricco di scoperte si rivela l'imponente
volume nel negare la "leggenda nera". Il card. Georges Cottier
(Pro-teologo della Casa Pontificia) ha ribadito, infatti, che "una
domanda di perdono che la Chiesa deve fare a riguardo dei propri errori
del passato, non può riguardare che fatti veri e obiettivamente
riconosciuti. Non si chiede perdono per alcune immagini diffuse all'opinione
pubblica, che hanno più del mito che della realtà".
Ma una domanda nasceva spontanea: come mai erano trascorsi oltre sei
anni per la pubblicazione degli atti del simposio? E come mai il comitato
organizzatore si è premurato di assicurare che le cause stavano
solo in motivi di salute di alcuni studiosi
? Occorreva leggere
questo librone. I 60 euro sono stati ben spesi perché il risultato
è stato effettivamente ricco di scoperte
ma non nel senso
sbandierato dall'Avvenire o lasciato immaginare da gran parte della
stampa (e dai numerosissimi siti cattolici di mezzo mondo) nei giorni
successivi alla presentazione.
Innanzitutto la struttura di questo imponente volume. Dei 50 partecipanti
al simposio, solo 30 hanno lasciato testi scritti, in italiano, inglese,
spagnolo e francese (e note in portoghese e latino). Ognuno dei partecipanti
aveva ricevuto un tema da trattare (origini, strutture territoriali,
procedure, inquisizione romana e le scienze, l'inquisizione e le streghe
etc.): molti testi sono ossequiosi nei confronti della Chiesa cattolica,
testi blandi, ambigui
ma ci sono anche testi durissimi, con molte
scoperte o fatti poco noti.
Papa Wojtyla e il comitato organizzatore del Simposio sapevano fin dall'inizio
ch'era praticamente impossibile mettere nero su bianco una cifra esatta
del numero delle vittime. L'Inquisizione cercò di far sparire
quanti più archivi poté dei processi e delle sentenze.
Non solo. Occorre tener presente che nel corso dei 600 anni di funzionamento
di questo apparato repressivo, responsabile dei più grandi crimini
collettivi della storia dell'umanità, spesso accadeva che il
popolo terrorizzato ed esasperato assaltava i tribunali dell'Inquisizione
distruggendo gli archivi che contenevano non solo la lista dei condannati,
ma anche quella dei sospettati. Napoleone, poi, quando conquistò
l'Italia, portò con sé tutti gli archivi dell'Inquisizione
che purtroppo non furono ben conservati e solo una piccola parte è
ancora intatti a Parigi. Nella capitale francese i pezzi erano 7900
circa, di cui 4148 volumi di processi e 472 di sentenze fino al 1771;
nella seconda metà dell'800 in concomitanza con situazioni politiche
"pericolose" (Garibaldi, porta Pia) i funzionari della Congregazione
del Santo Uffizio operarono distruzioni nella documentazione processuale
degli anni 1772-1810 che non era stata portata a Parigi e in quella
prodotta in seguito. Dopo l'abolizione dell'Inquisizione in Spagna,
il popolo bruciò quasi tutti gli archivi con i dati dei processi
e delle condanne. Il governo illuminista del viceré Domenico
Caracciolo fece bruciare tutti gli archivi di Palermo per mettere una
pietra sopra quella storia di orrori e per tutelare le migliaia di persone
segnalate, esattamente come accadde in tutte le terre portoghesi, come
ad esempio il viceré del Portogallo conte di Sarzedas, a Goa,
la capitale delle Indie.
Per avere un'idea delle proporzioni di quella macchina infernale, occorre
ricordare che solo all'Inquisizione di Palermo lavoravano 25.000 persone!
In un altro capitolo del librone risulta che le sentenze capitali eseguite
a Roma dal 1500 al 1730 furono "solo" 128. Ma questi dati
sono stati ottenuti da 11 dei 39 registri originari, quindi con una
semplice proporzione è lecito pensare che le esecuzioni furono
come minimo 453. Ma questi sono dettagli, le vittime innocenti dell'Inquisizione
furono almeno cinquecentomila, senza contare i 100-150 mila presunti
catari, uomini, donne e bambini, scannati vivi in poche ore a Béziers
il 22 luglio 1209. Questa faccenda dei numeri è comunque fuorviante:
l'orrore vero consisteva nel fatto che tutti, nessuno escluso, poteva
essere sospettato, imprigionato, perdere tutte le proprietà ed
essere arso vivo in quanto l'Inquisizione non giudicava dei crimini,
ma le idee. Bastava un gesto, una parola, un litigio con un parente
o un vicino di casa, il volersi liberare di qualcuno scomodo per essere
denunziati o per denunziare.
Alcuni quotidiani hanno pubblicato la stessa tabellina che, nel librone,
fa parte dell'articolo di Gustav Henningsen scritto in spagnolo. Alcuni
nell'alto della tabellina hanno scritto correttamente "Caccia alle
streghe", mentre sotto "le vittime dell'Inquisizione nel Seicento".
S'immagini ora un qualunque lettore: prima riga, in Irlanda l'Inquisizione
ha bruciato vivi solo due eretici; seconda riga, in Portogallo solo
7
ma allora è proprio vero che questa leggenda nera dell'Inquisizione
è stata tutta un'invenzione! Da notare la finezza: la tabellina
inizia con Irlanda e Portogallo, di cui non si conoscono i dati, mentre
poteva cominciare con quelli della Polonia (10.000 creature accusate
di stregoneria, bruciate vive, su una popolazione di 3.400.000
solo nel Seicento!). Senti come cambia la musica di morte? Altri quotidiani
hanno compiuto veri e propri "capolavori" d'involontario depistaggio
pubblicando la stessa tabellina ma intitolandola "Le esecuzioni
in Europa" (esecuzioni generiche, quindi totali, mentre la tabellina
in questione si riferiva solo ai condannati di stregoneria e solo al
Seicento!). Occorre ricordare che la Riforma di Lutero in pratica aveva
rigettato tutto del cattolicesimo, tranne la caccia alle streghe. Comunque
tutta la stampa (sia cartacea che sul web) ha riassunto i dati forniti
direttamente dal curatore dell'opera Agostino Borromeo, secondo i quali
le condanne al rogo comminate dai tribunali ecclesiastici sono state
- in Italia, Spagna e Portogallo - 99. È lecito pensare che i
quotidiani abbiano fatto esattamente quello che il papa e il comitato
organizzatore del Simposio si erano prefissi sei anni fa: hanno abboccato
all'amo pubblicando dati che nulla hanno a che vedere con le proporzioni
apocalittiche di quello ch'è accaduto in mezzo mondo per quasi
600 anni. E non è nemmeno vero che in questi atti ci sia una
volontà sfacciata di negare la "leggenda nera": è
l'insieme della vicenda ch'è subdolo, ma tanto la gente non leggerà
mai l'imponente volume, mentre quello che scrivono i giornali sì.
Non è tuttavia da escludere quell'effetto boomerang tanto temuto
dai vescovi e cardinali più prudenti, che per sei anni si sono
opposti alla pubblicazione degli atti del Simposio: sapevano che rimestando
nello sterco del demonio poteva sprigionarsi qualche zaffata. E infatti
in questo librone si possono cogliere parecchie "noterelle",
come la storia dell'Inquisizione spagnola e portoghese in centro-sud
America e nelle Indie. Il pretesto che innescava le denunzie e i processi
erano nella grande maggioranza dei casi le proprietà. Per appropriarsi
dei beni della gente, la Chiesa, il Comune, la Città e lo Stato
hanno accusato di eresia via via catari, valdesi, apostati, convertiti,
apostolici, ebrei, ebrei neri, ebrei bianchi, musulmani, protestanti,
marrani, nestoriani, induisti, blasfemi, sodomiti, streghe, illuse,
illudenti, bigami, superstiziosi, anabattisti, criptogiudei, criptomusulmani,
pagani, illuminati, scismatici, peccatori di magia, sortilegi, divinazione,
abuso di sacramenti, disprezzo delle Chiavi, studiosi, medici, alchimisti,
atei, oppositori politici, filosofi, matematici, scienziati
e
li mandavano al rogo, perché l'eretico non può possedere
beni, che invece sono della Chiesa la quale non lo spoglia ma si riprende
ciò che è suo
anche in presenza di figli cattolici;
per questo l'Inquisizione fu una macchina che macinò un'enorme
massa di capitali finanziari e l'immanitas tormentorum spingeva gli
accusati innocenti ad autoaccusarsi per sfuggire alla sofferenza: il
risultato era che non vi si difendeva la pietas religiosa, ma se ne
faceva pretesto per impadronirsi dei beni altrui. Vale la pena riportare
una sola frase del Manuale degli inquisitori di Nicolau Eymerich (il
"vangelo" dell'Inquisizione per secoli): "Bisogna ricordare
che lo scopo principale del processo e della condanna a morte non è
salvare l'anima del reo, ma
terrorizzare il popolo".
In genere la ripartizione dei beni depredati era 1/3 agli inquisitori,
1/3 alla Chiesa e un terzo al comune, alla città o allo stato.
A Viterbo e a Roma, sedi papali, 1/3 al comune e 2/3 agli inquisitori.
Oltre allo scopo primario (minimizzare la quantità dei bruciati
vivi) il Simposio aveva altri due intenti. Quello di parlare di numerose
inquisizioni, di fenomeni differenziati, diversi d'epoca in epoca e
di stato in stato e di far risaltare che la più umana fu - guarda
caso - quella romana; e quello di addossare agli stati (soprattutto
quello spagnolo e portoghese) la responsabilità di aver esagerato
con la tortura e i roghi. L'ossequioso Adriano Garuti scrive, infatti,
che la stessa carcerazione in S. Ufficio è forse stata soffusa
da un alone eccessivamente tetro
non mancavano però normative
o prassi che ne attenuavano il rigore: non si carceravano facilmente
le donne, specie se nobili
e la capacità del soggetto ad
essere sottoposto alla tortura era vagliata e confermata da un medico
L'inquisitore si faceva assicurare da un medico se l'eretico era forte
e se si poteva divertire a sazietà. Significative sono alcune
pagine di Henningsen quando racconta che quasi la metà dei 200
processi di stregoneria li portarono a compimento due inquisitori tedeschi:
Jacob Sprenger (1436-1495) e Heinrich Institoris (1432-1492). La loro
fanatica persecuzione delle streghe nel sud della Germania si scontrò
con l'opposizione delle autorità civili ed ecclesiastiche. Allora
i due inquisitori si lamentarono col papa Innocenzo VIII che il 5 dicembre
1484 emanò la bolla "Summis desiderantes affectibus"
con cui dette ai due l'appoggio di cui avevano bisogno, elencando dettagliatamente
quello che combinavano le streghe: "uccidono il bambino nel ventre
della madre, così come i feti delle mandrie e dei greggi, tolgono
la fertilità ai campi, mandano a male l'uva delle vigne e la
frutta degli alberi; stregano gli uomini, donne, animali da tiro, mandrie,
greggi ed altri animali domestici; fanno soffrire, soffocare e morire
le vigne, piantagioni di frutta, prati, pascoli, biada, grano e altri
cereali; inoltre perseguitano e torturano uomini e donne attraverso
spaventose e terribili sofferenze e dolorose malattie interne ed esterne;
e impediscono a quegli uomini di procreare, e alle donne di concepire
".
All'inizio del sec. XVI gli inquisitori di Germania, Francia e Italia
intrapresero una violenta campagna di persecuzione verso la setta delle
streghe con la completa approvazione del Vaticano grazie alle circolari
papali emesse da Alessandro VI, Giulio II, Leone X e Adriano IV. Nel
1501 papa Alessandro VI scrive all'inquisitore della Lombardia Angelo
da Verona raccomandandogli di procedere più duramente contro
le tante streghe della zona che rovinano le persone, gli animali ed
i raccolti. Il senato di Venezia protestò verso l'Inquisizione
che aveva bruciato vive 70 streghe in Valcamonica e di sospettare che
altre 5.000 facessero parte della setta satanica
ma papa Leone
X nel 1521 scrisse una bolla violenta nella quale autorizzava gli inquisitori
a scomunicare le autorità civili che dovessero opporsi ai roghi
delle streghe condannate dal Santo Ufficio. In soli 10 anni vennero
bruciate vive 3.000 "streghe".
Nella stampa populista si continua ad incontrare una cifra di nove milioni
di vite sacrificate durante la persecuzione delle streghe di quell'epoca.
Oggi si stima che il numero di processi di stregoneria in quell'epoca
è di 100.000 in totale e circa una metà, 50.000 persone,
finirono al rogo. Delle 1300 vittime in Portogallo, Spagna e Italia,
meno di cento roghi possono essere attribuiti all'Inquisizione dei suddetti
paesi. Il resto si deve ai tribunali civili e vescovili degli stessi
paesi.
Come se quei tribunali civili e vescovili non fossero emanazione diretta
del potere della Chiesa che tutto permeava in quei secoli bui. Con questa
operazione del Simposio, papa e cardinali hanno provato a mischiare
le carte, a introdurre distinguo, a confondere, a scaricare responsabilità
che sono state e resteranno sempre di coloro che crearono e mantennero
vivo quel sistema di sterminio: la Chiesa cattolica, i suoi vertici.
Nel 1600 l'inquisitore don Alonso de Salazar Frías girò
in lungo e in largo per tutto il Paese Basco spagnolo portando un Editto
di Grazia alla setta delle streghe. 2000 persone si presentarono davanti
all'Inquisizione chiedendo che fosse loro concessa l'amnistia promessa
alle streghe. Le suddette 2000 streghe denunziarono altre 5000. Quel
clima apocalittico era stato alimentato dalle bolle papali. Soprattutto
la bolla di Innocenzo VIII, più di nessun altro, legalizzò
la persecuzione delle streghe. Scrive Adriano Prosperi: A partire dal
1559 e per volontà di Paolo IV, in maniera sistematica e capillare,
tutti i cristiani che si recarono a fare la confessione dei loro peccati
furono interrogati su eventuali loro reati o semplici conoscenze di
reati di eresia o lettura di libri proibiti; e se qualcosa emergeva,
vennero rinviati al tribunale dell'inquisizione. Se la violenza della
tortura e del patibolo spezzava i corpi, la violenza morale esercitata
attraverso la subordinazione della confessione all'inquisizione spezzò
le coscienze: e lo fece su tutta la popolazione in età di confessione.
Due anni prima lo stesso Paolo IV aveva investito tutta la travolgente
irruenza del suo carattere nella trasformazione di un tribunale (della
Santissima Inquisizione) spesso interlocutorio e prudente, incline a
interrogarsi su se stesso, frenato e intralciato da altri centri di
potere, in un'arma affilata di repressione e annientamento conferendogli
(il 29 aprile 1557) per mezzo della minuta "Pro votantibus"
licenza e facoltà di emettere voti e sentenze che comportassero
tortura, mutilazioni e spargimento di sangue, fino alla morte inclusa,
senza per questo incorrere in censura o in irregolarità. Il 28
ottobre dispensò tutti i cardinali e inquisitori del Santo Ufficio
dall'irregolarità in cui incorrevano infliggendo tortura reiterata.
Lo stesso papa, il 5 novembre dell'anno prima, aveva reso solenne e
consacrato il rogo che sarebbe avvenuto la domenica successiva concedendo
l'indulgenza plenaria a tutti i fedeli che avrebbero assistito allo
spettacolo.
L'uso della tortura nell'Inquisizione fu introdotto da papa Innocenzo
IV il 15 maggio 1252, con la bolla Ad extirpanda, mentre Innocenzo III,
con la bolla del 25 marzo 1199 Vergentis in senium, aveva modificato
il reato d'eresia da religioso a crimine contro lo stato, coinvolgendo
così accanto alla Chiesa tutti gli stati.
Le rare volte che ci fu un tentativo di evangelizzazione senza violenza,
venne puntualmente stroncato dal papato. Charles Amiel nel suo intervento
L'inquisizione di Goa (capitale delle Indie portoghesi) racconta l'esperienza
missionaria di due famosi gesuiti italiani, Matteo Ricci in Cina e Roberto
De Nobili a Goa, nel 1605. De Nobili si stabilisce a Madurai nel paese
tamil ove esercita il suo apostolato per 40 anni, adottando lo stile
di vita degli eremiti brahmanici. Pratica l'ascesi e la maniera di vita
di questi eremiti, opta per i loro costumi, si orna la fronte di ceneri
simboliche, porta il cordone rituale e apprende il sanscrito, il tamil
e il telegu. Entrambi furono prigionieri dell'accomodatio, il metodo
di evangelizzazione che cercò di adattare la pratica cristiana
agli usi e costumi degli autoctoni. Una missione gesuita francese creata
da Luigi XIV prolunga e rivivifica nel Carnate nella prima metà
del sec. XVIII l'operato di Roberto De Nobili. Ma la bolla Omnium sollicitudinum
di Benedetto XIV nel 1774 scaccia definitivamente i rischiosi accomodamenti
che avevano alimentato la querelle dei riti
e si tornò
al metodo tradizionale della tabula rasa: l'induismo era percepito come
un'accozzaglia di superstizioni e di culti demoniaci che non meritavano
nemmeno il nome di religione.
Ventisette anni prima che a Goa sbarcasse Roberto De Nobili, il 25 novembre
1578 l'inquisitore del tribunale di Goa, Bartolomé de Fonseca,
scrive: "Mi hanno consegnato un tribunale pacifico, senza processi,
prigioni con pochi prigionieri (una sola nuova cristiana, che si rifiutava
di confessarsi, che non cedette in nulla e morì in quello stato);
nel paese segretamente infiltrata questa gentaccia di nuovi cristiani,
tranquilli e a riposo. Io ho reso il tribunale piegato sotto il peso
dei processi, le prigioni sono riempite al massimo di prigionieri: ce
ne sono stati di più in questo solo anno che nei tredici anni
in cui lavoravano congiuntamente un arcivescovo e due inquisitori. Il
paese è pieno di fuoco e di cenere dei cadaveri degli eretici
e degli apostati, ed io vengo considerato più come uno sposo
di sangue che come uno sposo di pace, odiato da tutti quelli che tengono
nascosti i loro interessi con questa gentaccia, e sono numerosi."
In effetti, aggiunge il relatore dell'articolo Charles Amiel, i roghi
dal 1578 al 1579 sono i più micidiali del XVI secolo per gli
ebrei: 43 alla volta. Soprattutto per gli ebrei non c'era scampo: si
convertivano dappertutto ma, con la conversione, conservavano almeno
le proprietà. Ed erano queste a cui davano la caccia papi e re.
E allora bastava solo mettere in marcia la macchina infernale delle
delazioni, arresti, incarcerazioni, processi, torture, moniti, giudizi,
roghi
Ma c'era qualcosa di peggio dei roghi, i forni, l'orrore apocalittico
dell'inquisizione: los "quemaderos" di Siviglia. Erano così
tanti gli eretici condannati al rogo, che furono costretti a inventarsi
qualcosa di speciale che consumasse meno legna dei tradizionali autodafé:
costruirono uno accanto all'altro quattro enormi forni circolari sopra
una piattaforma di pietra ognuno dei quali poteva contenere fino a quaranta
"dannati". Accendevano un po' di legna sotto la piattaforma,
buttavano dentro le povere creature e le cocevano a fuoco lento: occorrevano
dalle 20 alle 30 ore per crepare. Funzionarono ininterrottamente per
oltre tre secoli. 300 anni. Vennero chiusi da Napoleone Bonaparte nel
1808. Questo è riuscito a fare la Santa Inquisizione, sublime
spettacolo di perfezione sociale (come scrive Adriano Prosperi citando
un numero di La Civiltà Cattolica del 1853).
L'operazione di minimizzare l'operato dell'Inquisizione ha toccato,
naturalmente, anche il conflitto fede-ragione, fede-scienza: tra 1559
e 1707 il numero delle opere scientifiche proibite dall'Inquisizione
di Spagna per questa regione superò la somma di quelle proibite
per ogni altra e lo stesso è quasi certamente vero per l'Indice
romano, per il quale uno studio quantitativo non esiste ancora. Vale
la pena ricordare che il cardinale Bellarmino - il carnefice di Giordano
Bruno e Galileo Galilei - non venne fatto santo all'epoca dei fatti,
nel '600, bensì pochi anni fa, nel 1930: ovverosia, nel 1930
la Santa Sede avallò tutto l'operato di Urbano VIII e dello spietato
inquisitore Bellarmino!
L'Inquisizione depredava anime, coscienze, proprietà. Giustificava
i genocidi. Il 90% degli indios del centro-sud America venne sterminato
con il permesso e la giustificazione degli inquisitori. I conquistadores
spagnoli e portoghesi depredavano le terre in nome del Bene, di Cristo.
Protestanti e Anglicani del nord Europa impararono il metodo e anch'essi
presero a colonizzare, depredare, sterminare popolazioni autoctone come
gli indiani del nord America e gli aborigeni dell'Australia.
Oggi, come allora, gli Stati Uniti continuano a depredare in nome del
bene, in nome di Dio, torturando i prigionieri per il solo piacere di
torturare, dopo aver ammazzato le loro famiglie, bombardato le loro
città, depredato le loro terre, le loro proprietà, i loro
prodotti.
Questo è il metodo e l'insegnamento che l'Inquisizione ha lasciato
in eredità al mondo cristiano, a questo feroce e spietato Primo
Mondo che detiene il potere economico, politico e militare. L'embrione
del capitalismo era lì, nel fine e nel metodo dell'Inquisizione:
appropriarsi di tutto, terre, proprietà, boschi, mari, col pretesto
di diffondere la civiltà, usando qualsiasi metodo, spietati e
indifferenti verso qualsiasi altra cultura, altra religione, provocando
insanabili disastri umani e ambientali.
Lo stato della Germania, senza perdere tempo a indire simposi sul numero
esatto degli ebrei massacrati nei campi di concentramento, ha eretto
al centro di Berlino un importante museo sulla storia e gli orrori del
nazismo, come monito al mondo intero e alle future generazioni tedesche.
La Santa Sede mistifica e minimizza il ruolo devastante dell'Inquisizione,
invece di stigmatizzare la portata culturale e politica di quell'infernale
sistema.
Adriano Petta*Studioso di Storia delle religioni
e della scienza, autore dei romanzi storici
Eresia pura, Roghi fatui (Stampa Alternativa),
Ipazia scienziata alessandrina (Lampi di stampa)
|