RICONOSCIMENTO GIURIDICO DELLE COPPIE DI FATTO

15/10/07 - Il pudore pare essere veramente merce rara tra i nostri politicanti.

Gia dallo scorso luglio lamentavo un assordante silenzio sulla questione dei fù DICO, oggi CUS. Dopo un silenzio lungo un’intera estate mi scappa urgente un pensierino alla luce di una lunga serie di avvenimenti accaduti nel corso dell’ultima settimana.
Senza seguire un ordine cronologico preciso, vorrei cominciare dall’ultimo caso: La partecipazione del Ministro bINDI (al tempo coorelatrice del ddl del Governo sui DICO poi tatticamente affossati in Commissione parlamentare dal “collega di Governo” Cesare Salvi) a un convegno elettorale in previsione delle primarie del PD .
La platea di un locale di femministe, capeggiate da Lella Costa, della quale tutto si può dire fuorchè che sia morbida e accomodante, non è certo congeniale alle ormai note peripezie politiche della bINDI, che l’hanno vista piroettare da una posizione di netta negazione dei diritti delle coppie di fatto a quella di relatrice di un ddl che li regolarizzi.
Le domande scomode erano prevedibili, e, di fatto, la bINDI  le ha previste. E ha previsto anche un antidoto che le permettesse di uscire indenne dall’angolo se quelle brutte vipere femministe l’avessero lì costretta.
E così è stato. Dopo la mielosa autpresentazione della bINDI che, quasi a mettere le mani avanti ha dichiarato di essere li in tutta sincerità, le domande scomode hanno cominciato a cadere come stelle a San Lorenzo, e in un batter di ciglio, la soglia dei DICO era ormai bella che passata.
Evidentemente la bINDI era quasi all’angolo quando ha deciso di inalberarsi, e gonfiandosi come una lucertola australiana,  candidamente ha ammesso che il progetto sui DICO si è fermato per colpa dell’ipocrisia della politica. (Giusto, bINDI, giustissimo. Continui per favore).
Ma evidentemente la retorica politica non è bastata a dissetare quelle femministe scalmanate. E allora si è deciso per la procedura d’urgenza. Così rOSINA  ha tirato fuori l’antidoto antivipere e, con una faccia degna del bronzo della campana maestra di San Pietro, ha attribuito la paternità di questa ipotetica ipocrisia affossatrice del progetto:  sorpresa delle sorprese, il nome e il cognome che vengono fuori sono “Destra” e “Centro”.
La graziosa (!!!) Ministra snocciola anche dettagli a dir il vero NON confutabili. Ovvero che a destra molti parlamentari e senatori vorrebbero votare i DICO (vogliamo i nomi, grazie) e che al centro ha vinto il clericalismo a danno dei diritti laici.
Lo sconcerto però mi pervade se penso che il ddl è stato concepito dal centro-sinistra, disegnato da due esponenti di centro-sinistra e varato (a fatica) da un Consiglio dei Ministri di un governo che è l’espressione dell’attuale maggioranza parlamentare di centro-sinistra. Se a questo aggiungiamo che questo ddl era anche nel programma pre-elettorale, allora lo sconcerto diventa crisi di identità. Con chi sta la bINDI? Chi ha varato il ddl? Da che parte sta la Pollastrini? (a proposito, credo sia ora di chiamare “Chi l’ha visto” e mandare in onda una sua foto).
Siamo quasi a due anni di Governo e ce la menano ancora con l’antiberlusconismo. Credo che ci si debba un po tirare su le maniche e cominciare a fare finalmente “qualcosa di sinistra” . Mi si permetta di riprendere indegnamente una citazione che evidentemente non è stata ancora recepita dagli attuali governanti.
Che la bINDI abbia ricicciato fuori il tema DICO non mi stupisce affatto, data la mole di casi “a tema”  che all’inizio di questo autunno hanno pervaso l’infomazione pubblica.
Si comincia con la richiesta da parte di uno degli Avvocati generali della Corte di giustizia europea, che ha chiesto alla Corte di equiparare gay e lesbiche al regime di reversibilità della pensione del partner attribuito alle coppie cosiddette “regolari”, a seguito di un caso sollevato da un cittadino tedesco.
Immediata la risposta di tale Filippo Vari, professore associato di diritto costituzionale, il quale in una lunga esposizione dei fatti, dettagliatissima nei sui riferimenti normativi quasi a volerne dare l’aspetto e la sostanza di una sentenza giuridica, critica aspramente l’eventuale accoglimento da parte della Corte . Benchè la sentenza avrebbe effetti solo nei Paesi in cui vi è gia una legislazione che regolamenti le convivenze extraconiugali, è indubbio che questa potrebbe rivelarsi anche come un enorme venitilatore sul torpore che avvolge la questione in Italia.
L’illustre prfessore si destreggia egregiamente anche nella critica al matrimonio gay legalizzato da Olanda, Spagna e Belgio, adducendo a suo conforto le teorie etimologiche che vedono nella parola MATRIMONIO  la necessaria presenza di due componenti sessuali eterogenee.
Ciò sarà anche etimologicamente corretto, ma l’informazione del Professore non appare ne precisa ne tantomeno pertinente.
 L’imprecisione sta nel fatto che che il termine “matrimonio” (nell’accezione del Professore), ha una collocazione temporale sicuramente successiva al concetto di “famiglia” in senso sociale del termine. Nell’antica società domestica, un “gruppo di persone” , non essendo ancora nato l’istituto del matrimonio (civile e/o religioso), poteva definirsi famiglia solo se una comune unità di intenti guidasse nella medesima direzione la compagna (o le compagne), i figli e i servi (famuli), che facevano tutti capo al Padre famiglia (ovvero il padrone, il “condottiero” dei famuli).  La necessità di tutti di restare uniti in gruppo era data dalla maggiore forza che il gruppo esprime in rapporto al singolo.
Quindi non sarebbe poi così azzardato affermare che la famiglia sia nata per istinto di sopravvivenza e non certo per sentire religioso.
La non pertinenza sta nell’accusa che il Professore avanza accennando ai dubbi che sorgerebbero nei confornti  della genuinità  delle unioni da parte di persone (anche di diverso sesso) che scelgano la convivenza in luogo del  matrimonio.  Colonna portante di questa infamia sarebbe la vera intenzione che si celerebbe dietro le unioni di fatto, ovvero la garanzia di accesso a tutti quei privilegi che sono riconosciuti alla famiglia e che materialmente gravano sull’economia di tutta la società che ne contribuisce al sostegno.
L’autore praticamente sbandiera uno spauracchio economico per mascherare una posizione ideologica, peraltro senza nemeno entrare nei necessari dettagli del quantum del maggiore esborso che graverebbe sui contribuenti.
Diverso è il caso della seconda affermazione, in cui il medesimo afferma che sarebbe assolutamente insufficiente la valorizzazione dell’affectio tra i partners come giustificazione per il loro riconoscimento ai fini giuridici. La ratio sta nel fatto che una unione senza obblighi nei confronti della società (e anche qui ci sarebbero da avanzare critiche) non è socialmente utile, ma soltanto pretestuosa, e con scopi di lucro e voluttà.
A questo proposito avanzerei una semplice domanda: qual è il fine sociale e dov’è la nobile filosofia del matrimonio quando un bavoso novantenne europeo convola a giuste nozze con una squisita diciottenne russa piuttosto che nigeriana o rumena? Statistiche e rapporti ufficiali ci rivelano quali siano le effettive occupazioni di quell’esercito di ragazze (ma non sono esclusi anche i casi di ragazzi) che usano il “matrimonio bianco” per avere accesso a istituti giuridici ben più importanti del diritto di successione partimoniale al quale fa riferimento il Prof. Vari. Qui si parla di cittadinanza italiana che si acquisice dopo soli 6 mesi di finto (ma pur nobile) matrimonio tra un uomo e una donna.
Quasi a fargli eco dal sipario della sua lunga barba bianca, ecco a voi aLESSIO II, patriarca della cHIESA ortodossa,  che proprio nell’audizione al Consiglio d’Europa a Strasburgo si erge a moralizzatore dell’Unione europea, rea di voler dar vita ad una nuova generazione di diritti che sono in contraddizione con la morale, fino alla giustificazione di atti amorali mascherati dietro  presunti diritti dell'uomo.
Il riferimento all’omosessualità è addirittura esplicito quando la definisce una malattia della società, condannando la propaganda volta a pubblicizzare avvenimenti di chiaro stampo omosessuale come il  caso del Gay Pride (negato) di Mosca .
Infine, permettetemi di sorridere all’ultima spy story che fa un baffo alla Rossa Ferrari.   
Dopo un servizio televisivo che denuncia la spudoratezza di alcuni prelati nel convivere poco segretamente con la loro omosessualità, proprio nel giorno dell’anniversario della spia più nota e affascinante della storia,  Mata Hari, si viene a sapere che un “alto prelato” del vATICANO, sputtanato dal servizio in questione,  si rivela come una “SPIA NEL MONDO OMOSESSUALE” per poter smascherare i VERI Gay (come se ce ne fossero di finti, a parte nel vATICANO dove invece abbiamo dei finti asessuati).
Orrore, sconcerto e ilarità si alternano freneticamente se penso che l’ALTO PRELATO poteva scegliere ben altre strade per SMASCHERARE i veri Gay, come per esempio rivolgersi alle numerose associazioni riconosciute.
Vorrei chiedere all’ALTO PRELATO cosa se ne fa adesso delle anime smascherate e di tutte quelle che non ha smascherato, perché di fatto autodichiaratesi?
Vorrei chiedere qual è la ragione secondo la quale l’ALTO PRELATO voglia smascherare solo i VERI gay di una CHAT A SFONDO SESSUALE, e, infine, cosa ce ne facciamo di tutti coloro che NON VOGLIONO redimersi attraverso la sua missione pastorale. Gradirei anche, ma chiedo troppo, un commento da parte del suo Capo  (egregiamente definito in un recente commento come il “Talebano Scarlatto”).
Il clima torna a farsi rovente, per fortuna, e il mio rammarico si fa sentire il doppio se penso all’occasione persa di presenziare alla mitica seduta femminista di Milano, dove una lesbica ha persino dato della ”affascinante” alla rOSY nazionale (quel courage) . Purtroppo però nessuno, ripeto nessuno (nemmeno Lella Costa) ha approfittato della sincerità promessa per l’occasione dalla politicante, chiedendole quale sia il programma del PD sul tema scottante delle unioni di fatto, dato che anche un esponente della “categoria” qual’è gRILLNI, ha deciso (per adesso) di fare da osservatore esterno.
Ridateci la fINOCCHIARO, almeno ha avuto la coerenza di scomparire dal dibattito, e che non si è nemmeno presentata chiedendo consensi per guidare un partito D-E-O-M-O-C-R-A-T-I-C-O.

D.C.


DICO NO - MATRIMONIO SI'

DICO NO - MATRIMONIO SI'

Campagna per il NO

8/02/07 - I tentennamenti del centro-sinistra
, con gli integralisti cattolici pronti a seguire le direttive discriminatorie del Vaticano contro gli omosessuali piuttosto che il fondamentale rispetto della parità di diritti di tutti i cittadini, fanno facilmente prevedere che in Parlamento non saranno approvati nemmeno gli obiettivi minimali proposti con un eccesso di buona volontà e gioco al ribasso dai promotori dell' iniziativa legislativa. Né sembra possibile che nel centro-destra si possano trovare i numeri per compensare le defezioni cattoliche della maggioranza.
A questo punto deve cambiare l' obiettivo della nostra battaglia per i diritti civili e puntare senza se e senza ma esclusivamente su una LEGGE che consenta il MATRIMONIO anche alle coppie omosessuali.

Basterebbe una legge composta da un unico articolo :

"""" L' intera legislazione matrimoniale si applica a tutte le coppie di cittadini indipendentemente dal sesso anagrafico dei contraenti il vincolo. I contraenti assumono la qualifica di coniugi che sostituisce ogni altra terminologia.""""

Rilanciamo quindi da subito una campagna che consiste nell' inviare con un copia e incolla a Prodi e ai Capigruppo dei Partiti di maggioranza questo messaggio :

Diritti uguali per tutti - NO ai Pacs SI' al Matrimonio anche per le coppie omosessuali. L' intera legislazione matrimoniale si applica a tutte le coppie di cittadini indipendentemente dal sesso anagrafico dei contraenti il vincolo. I contraenti assumono la qualifica di coniugi che sostituisce ogni altra terminologia.

Questi gli indirizzi a cui vi suggeriamo di inviare il messaggio a seconda delle vostre preferenze elettorali

per L'Ulivo, al Capogruppo Dario Franceschini franceschini_d@camera.it
per Rifondazione, al Capogruppo Gennaro Migliore migliore_d@camera.it
per la Rosa nel Pugno, al Capogruppo Roberto Villetti villetti_r@camera.it
per i Comunisti Italiani, al Capogruppo Cosimo Giuseppe Sgobio sgobio_c@camera.it
per i Verdi, al Capogruppo Angelo Bonelli bonelli_a@camera.it

per Romano Prodi, che come Capo del Governo è così furbo da non avere un indirizzo e.mail, vi suggeriamo questo come unico indirizzo possibile trasparenzanormativa@governo.it

Naturalmente potete inviare il messaggio anche a tutti questi indirizzi e pure al vostro deputato preferito il cui indirizzo potete trovare qui http://www.camera.it/deputatism/245/documentoxml.asp

8/02/07 - Comunicato del Circolo Mario Mieli condiviso da NO GOD
UNA LEGGE IRREALISTICA E PRIVA DI UMANITA’

Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli constata con stupore che Ministri, fior fiore di giuristi e mesi di discussioni hanno prodotto un disegno di legge così farraginoso, lontano dai reali bisogni delle persone e assolutamente privo di umanità.
L’elefante ha partorito un topolino. La paura e l’ipocrisia hanno vinto. Il terrore di scontentare qualcuno ha finito per scontentare tutti. Questa è una legge che insulta l’intelligenza, è ipocrita, non è riformista ed è scarsamente utilizzabile.
Tutti i diritti “acquisibili” sono multipli di tre, forse l’uso del dispari è stato scelto per non fare pensare troppo alla coppia. L’affettività e la condivisione di responsabilità hanno bisogno di nove anni per essere riconosciute, così come previsto dal disegno di legge?
Questa legge non ci soddisfa affatto, è vergognosamente al ribasso e non può che spingerci a continuare la nostra azione di lotta per pari diritti e pari dignità per le persone omosessuali e transessuali, nonché per ottenere  leggi  degne di un Paese civile che riguardino tutti.
Riteniamo ancora di più necessarie le nostre azioni di lotta, come l’appuntamento del 10 febbraio  a Roma (manifestazione NO VAT), del 10 Marzo sempre a Roma (Manifestazione Diritti Ora!) e il grande Pride Nazionale Unitario del Movimento glbt del 9 Giugno a Roma.

9/02/07 - COMUNICATO DEI RADICALI ITALIANI

IL DDL DEL GOVERNO SULLE UNIONI CIVILI NON SODDISFA RADICALI ITALIANI. SI E' TENUTO CONTO PRIMA DEL POTERE CLERICALE VATICANO E POI DELLE ESIGENZE DEI COMPONENTI LE UNIONI DI FATTO. NON AVENDO SENATORI, A CAUSA DELL'ILLEGALITA' DEL NOSTRO PAESE, CHIEDEREMO SUBITO UN INCONTRO CON IL SENATORE CESARE SALVI, RELATORE DEI PROVVEDIMENTI SULLE UNIONI CIVILI INCLUSO QUELLO DEL GOVERNO.
Dichiarazione di Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani:
"Il provvedimento del Governo sulle Unioni civili non soddisfa Radicali Italiani. Il testo, frutto di vari livelli di compromesso, ha dato priorità alle esigenze del potere politico-clericale-vaticano e poi alle persone componenti le unioni di fatto. Come giustamente detto da Emma Bonino, che ha espresso anche lei le sue riserve sul testo, questo non è il Governo Zapatero che con una semplice legge ha risolto il problema delle discriminazioni verso le persone omosessuali.
I radicali, da sempre impegnati per la difesa della dignità e dei diritti delle persone gay, si batteranno in Parlamento per migliorare questo provvedimento governativo che andrà per il suo esame al Senato.   Non avendo propri Senatori, a causa dell'illegalità istituzionale di questo paese – ricordiamo che su questa vicenda è in corso l'iniziativa nonviolenta di Daniele Capezzone, giunto oggi al 14° giorno di sciopero della fame - chiederemo subito un incontro con il Senatore Cesare Salvi, relatore in Commissione Giustizia dei Disegni di Legge sulle Unioni civili finora presentati, incluso quello del Governo, per chiedergli di tenere conto delle nostre posizioni e proposte migliorative".

DICO NO - MATRIMONIO SI'

Campagna per il SI'

Le defezioni già annunciate nella maggioranza, a partire dai parlamentari dell' Udeur e della Margherita, saranno tali e tante che non saranno mai approvati i ridicoli DICO. Bisogna quindi già pensare a come ribaltare il risultato nella prossima legislatura dal momento che in questa, dopo la sicura bocciatura, non sarà più ripresentato nessun provvedimento che non sia approvato dal Papa-Re e dai suoi sudditi politici.
NO GOD invita fin da ora tutte le associazione glbt e le organizzazioni laiche a promuovere una campagna di sottoscrizione da parte dei parlamentari non al servizio del Vaticano di un Disegno di Legge composto da un solo articolo :

"""" L' intera legislazione matrimoniale si applica a tutte le coppie di cittadini indipendentemente dal sesso anagrafico dei contraenti il vincolo. I contraenti assumono la qualifica di coniugi che sostituisce ogni altra terminologia.""""

La stessa sottoscrizione verrà poi richiesta al momento delle prossime elezioni politiche a tutti i candidati, di qualunque lista, partito o schieramento, che si presenteranno come laici. Il movimento glbt e le organizzzioni laiche garantiranno il loro sostegno elettorale solo a quei candidati che si impegnaranno a sottoscrivere quella proposta di legge.

NO GOD invita tutti i sui lettori a diffondere e promuovere presso le associazioni culturali e politiche a cui sono iscritti, e presso qualsiasi movimento di opinione di cui fanno parte questa iniziativa.
Si può fare anche inviando via e.mail il link di questa pagina agli indirizzi delle proprie organizzazioni di appartenenza e anche al proprio indirizzario di conoscenti e amici.
Solo creando un vasto movimento di pressione su una legge "zapateriana" potremo riuscire a rimuovere gli ostacoli posti dal Vaticano e ottenere, se non il risultato ottimale di una legge che consenta il matrimonio uguale per tutti, almeno una legge che non sia ridicola, farraginosa e addirittura offensiva come questa autentica boiata dei DICO.

 

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