ORA DI RELIGIONE

26/09/08 - Comunicato stampa dipartimento scuola e formazione Prc.

GLI INSEGNANTI DI RELIGIONE GUADAGNANO DI PIU’: IL TRIBUNALE DI ROMA CONDANNA IL MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE.

Una sentenza del Tribunale di Roma ha condannato il Ministero della Pubblica Istruzione per un prolungato atto discriminatorio nei confronti degli insegnanti precari, vincitori di un pubblico concorso ed inseriti regolarmente nelle graduatorie su posto comune, a vantaggio degli insegnanti di religione cattolica (nominati dal Vicariato ed immessi in ruolo senza concorso). A questi ultimi, durante il periodo di precariato, è riservato un trattamento di favore che consiste in un aumento dello stipendio del 2,5% ogni 2 anni. Dopo 8 anni gli insegnanti di religione guadagnano 130 euro netti in più al mese rispetto ad una/un collega che insegna italiano, matematica, scienze,…Il ricorso fatto, e vinto, dalla professoressa Rizzuto di Roma (alla quale è stato riconosciuto un risarcimento di 2.611,35 euro) crea un importante precedente.

IL PRC METTE A DISPOSIZIONE DEI PRECARI DELLA SCUOLA CHE VORRANNO VEDERSI RICONOSCIUTO IL MEDESIMO DIRITTO, UN UFFICIO LEGALE PER I RICORSI.

Per contatti telefonare alla segreteria del dipartimento nazionale scuola del Prc ai seguenti numeri, 06.44182257 – 06.44182236 o scrivere al seguente indirizzo di posta elettronica scuola.prc@rifondazione.it

Roma, 25 settembre 2008 Gennaro Loffredo
Resp. Naz. Dip. Scuola e Formazione Prc

4/12/07

Nella Rubrica Lettere&Opinioni de Il Tirreno di oggi 4/12
(Gruppo editoriale Repubblica - L'espresso)
una mia lettera sull'argomento, con piccole modifiche
insignificanti nel testo e una piccola ma sostanziale
nel titolo (quello in oggetto).
Giovanni Mainetto

Eccovi l'originale. Da notare che i giudizi piuttosto duri
sul Vaticano non sono stati tagliati.

SBATTEZZATI
Perchè i genitori debbono scegliere?
Nelle lettere pubblicate in questi giorni da "Il Tirreno" sulla 
questione dello "sbattezzo", alcuni timidi tentativi di riflessione 
sono iniziati a apparire, pur nel mare di cautela che circonda il 
problema della adesione alla religione cattolica anche nella nostra 
laica Toscana.
A mio modo di vedere le prime domande al riguardo che dovremmo porci 
noi tutti sono le seguenti: perchè i genitori, per quanto riguarda 
l'adesione a una religione, debbono scegliere all'atto della nascita 
al posto dei loro figli? Non sarebbe più logico che questa scelta 
avvenisse da parte dell'interessato quando ha raggiunto un'età che 
gli permette consapevolmente di effettuare una scelta individuale 
così importante? Perchè la Chiesa (Cattolica, come altre) non accetta 
adesioni alla sua comunità solo da individui consapevoli?
Sono un agnostico che non attribuisce alcun fondamento di verità a 
nessuna religione. Coerentemente ho scelto di non battezzare mia 
figlia e di darle una educazione laica, rispettosa delle scelte e 
delle libertà individuali, garantendole ovviamente il diritto di 
aderire a qualunque religione avesse voluto, purchè tale scelta 
avvenisse in età di consapevolezza. A scuola, a partire dalle materne 
Statali (!!!), mia figlia non ha mai frequentato l'ora di religione  
Cattolica.
Non è stata una scelta facile quella di non battezzare la figlia e di 
non farle frequentare l'ora di religione Cattolica anche per persone 
che, come noi, vivono nella Regione più progredita d'Italia, in cui 
la maggioranza della popolazione si disinteressa completamente del 
problema religioso. Non è stato facile perchè si sono creati problemi 
di rapporti con parenti stretti e di integrazione della bambina nella 
classe. Infatti, fino a poco tempo fa, mia figlia è stata una delle 
pochissime mosche bianche a dover essere stupidamente separata dagli 
amici della sua classe durante l'ora della vergogna dello Stato 
laico. Ma alla fine ho avuto ragione: alle superiori i compagni di 
classe di mia figlia, divenuti finalmente consapevoli, che hanno 
scelto di non frequentare più l'ora di religione Cattolica sono 
divenuti parecchi, quasi la maggioranza. Una vittoria personale 
comunque molto amara per chi, come me, crede in uno Stato laico.
Le statistiche dicono che man mano che i nostri ragazzi crescono 
sempre più sono quelli che  abbandonano l'ora di religione Cattolica, 
e questi abbandoni diventano massimi quando i ragazzi possono 
scegliere autonomamente. Ciò significa che tanti genitori sbagliano 
nelle scelte che compiono su questo argomento per i loro figli. 
Quindi, analogo errore probabilmente compiono nel decidere di 
battezzarli.
Io credo che i genitori italiani commettano un errore nell'adeguarsi 
alla millenaria abitudine di battezzare i propri figli. Ma anche che 
sono indotti in questo errore da uno Stato vergognosamente filo 
Vaticano e da una Gerarchia Ecclesiale Cattolica assai poco 
interessata ad una adesione consapevole alle proprie istanze. A che 
serve infatti alla Chiesa Cattolica questo inutile conformismo degli 
italiani, apparentemente fine a se stesso? Serve unicamente ad 
affermare che il 90 e passa per cento degli italiani è battezzato, e 
che quindi la Chiesa Cattolica ha tutto il diritto di pretendere gli 
enormi privilegi che le garantisce il nostro Stato, anche se la 
società italiana risulta essere sempre più secolarizzata. Se la 
maggioranza degli italiani, oltre a essere non credente, fosse anche 
non battezzata, allora è assai probabile che il rapporto Stato 
Italiano - Chiesa Cattolica verrebbe automaticamente impostato in 
maniera assai più corretta. Il non credente che cancella il proprio 
battesimo vuole soprattutto lanciare un segnale proprio in questa 
direzione.
Giovanni Mainetto


17/10/07 - Ora di religione. Un commento di Tiziana Ficacci

Sembra assurdo gioire per una censura, eppure la risoluzione del Parlamento europeo che mette al bando l’insegnamento del creazionismo quale disciplina scientifica al pari dell’evoluzionismo, dovrebbe essere salutata, specie da chi ha a cuore la crescita dei giovani, con ottimismo. Infatti, la decisione, seppur non vincolante per gli Stati membri, potrebbe accendere la discussione culturale su quanto di più ingiusto viene perpetrato sui bambini e gli adolescenti, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole.
Come è noto, grazie alla revisione del concordato siglato nel 1984 tra il Presidente del Consiglio Bettino Craxi e il Segretario di Stato vaticano mons. Agostino Casaroli, l’ora di religione deve essere richiesta dai genitori dello studente. Evidentemente il dileggio che ha colpito il segretario dello storico partito socialista, che sicuramente nel corso della sua carriera politica ha commesso degli importanti errori, non ha consentito al paese di dibattere con equilibrio su questo passo che compì senza il beneplacito del Pci di Enrico Berlinguer. La revisione del concordato, che doveva essere un primo gradino per arrivare al superamento dello stesso, abolì la religione di Stato introducendo il riconoscimento, attraverso le intese, di altre religioni, annullò la congrua obbligatoria da parte dello Stato che venne sostituita dalla raccolta volontaria dell’8 per mille, e la facoltatività  della frequenza dell’ora di religione.
Eppure tra  le critiche più velenose che circondano il nome di Craxi, in molti ricordano il pasticcio concordatario. Da persona non appartenente alla ex religione di Stato, e che nell’84 aveva abbondantemente finito anche l’università, mi sembrò un progresso che non dovevi produrre certificazione che attestasse la non appartenenza alla chiesa romana.
E’ stravagante che un paese come il nostro che ha in gran considerazione qualsiasi revisionismo, rilettura e dietrologia, non abbia mai considerato che dietro la figura del segretario del Psi ci sia potuto essere un complotto della chiesa per evitare il proseguimento del disegno craxiano sul concordato. Guardando come sono finite in bolle di sapone le indagini di tangentopoli, un  sospettino potrebbe anche venire, ma è inutile aggiungere altra discordia tra una classe politica già così confusa.  
Quello che in realtà dovremmo chiederci - quei pochi di noi che credono nella superiorità di uno Stato laico - è perché le persone decidono di far frequentare l’ora di religione (e di versare l’8 per mille) alla carne della loro carne. I parenti degli avvalentisi parlano di una scelta indotta da timori per eventuali isolamenti, solitudine nei corridoi, emarginazione del diverso. Non so se il mio atteggiamento è determinato da passeggiate solitarie nei corridoi, ma ho l’impressione che il regalo più bello che un genitore possa fare al figlio è proprio uno spazio di libertà per la riflessione e il non conformismo. Oltre al fatto, importantissimo, che è il  silenzio e la sottomissione la forza della chiesa. Il fiorire di proposte di ore alternative ad un’ora che non è obbligatoria, è addirittura paradossale, e da linfa al perpetrarsi dell’esistente. Mi raccontano che in alcune scuole elementari ci sono insegnanti di religione che per attrarre studentini raccontano ai genitori che parleranno delle festività religiose dei bambini stranieri. E, per fortuna, sono stati richiamati all’ordine dalla Cei. Ci mancherebbe solo che la nostra gioventù apprenda (male) da persone non preparate o, peggio, indottrinate dalla Cei.
E’ vero che questo nostro paese è strano, ma se questa soluzione del Parlamento europeo  potesse essere accolta con pacatezza, senza l’improvvisazione teologica che si sta impossessando di   medici, economisti, matematici, impiegati, credo che si potrebbe anche dare avvio ad un cambiamento culturale.
A scuola la scienza, nel privato della propria casa se si vorrà si dirà “Sia luce. E luce fu" .
Tiziana Ficacci

 

1/10/09

Comitato Nazionale Scuola e Costituzione
Via degli Scialoja,18  -00196 Roma –tel.0763.710036; 06.333.7437
 Fax 06.3723742; e-mail: scuolaecostituzione@virgilio.it; massimosani@alice.it

 Roma, 13 settembre 2009

Ai Dirigenti Scolastici
Ai Consigli di Circolo e di Istituto e ai Collegi dei docenti

OGGETTO: ATTIVITA’ DEI  NON AVVALENTISI DELL’I.R.C.

Il nostro Comitato è sorto a Roma nel 1986 ,all’indomani dell’entrata in vigore del Nuovo Concordato (1985)  per tutelare i diritti di chi non si avvale dell’ Insegnamento della Religione Cattolica (IRC) nella scuola pubblica. Ad esso aderiscono numerosi  genitori, insegnanti, studenti  e cittadini, varie confessioni religiose ( chiese evangeliche, comunità ebraica), associazioni di docenti (FNISM, CIDI), di genitori (CGD) in varie località del territorio nazionale .

Innanzitutto occorre far presente che le attività dei non avvalentisi hanno pari dignità di quelle degli avvalentisi, che ogni intervento dell’amministrazione che riguardi i non avvalentisi deve essere segnalato all’associazione che li tutela, ai sensi della L. 241/90.

E’ inaccettabile che i problemi di chi non si avvale vengano sottoposti al parere del Vicariato  che è un Ente privato che si occupa dei problemi di chi si avvale, e non alla nostra associazione.
Negli ultimi anni si sono moltiplicate in modo preoccupante le segnalazioni, da parte dei genitori, diepisodi di discriminazione, in particolare:

• Mancata organizzazione delle attività previste dal modulo ministeriale e scelte dai genitori;

• Consegna di moduli di scelta modificati unilateralmente dai Dirigenti scolastici;

• Tentativi di convincere i genitori a cambiare la scelta espressa;

• Impedimento a cambiare la scelta da un anno all’altro;

• Collocazioni orarie dell’IRC che impediscono di usufruire della possibilità di uscita dalla scuola, in particolare nella scuola materna ed elementare;

• Svolgimento di atti di culto in orario scolastico.

• Diffusione all’interno delle scuola di materiale di “propaganda” a cura del Vicariato.

Tale situazione ci costringe a chiarire ancora una volta la normativa in vigore. Al riguardo occorre fare riferimento prima di tutto al dettato costituzionale e alle sentenze che la Corte Costituzionale ha emesso sulla questione: n. 203/1989, n. 13/1991, n. 290/1992, i cui principi fondamentali si possono così sintetizzare:

• “i principi supremi dell’ordinamento costituzionale hanno una valenza superiore rispetto alle altre norme o leggi”;

la laicità dello Stato è un principio supremo, che definisce la forma di Stato delineata nella nostra Carta Costituzionale;

• il principio di laicità implica garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione e dalla religione;

la religione cattolica non è più la religione dello Stato italiano;

l’insegnamento della religione cattolica avviene nel rispetto della libertà di coscienza e della libertà educativa dei genitori (artt. 19 e 30 della Costituzione);

la scelta di non avvalersi non produce alcun obbligo. “La previsione di altro insegnamento obbligatorio verrebbe a costituire condizionamento per quella interrogazione della coscienza, che deve essere conservata attenta al suo unico oggetto: l’esercizio della libertà costituzionale di religione”;

“lo stato di non obbligo ha la finalità di non rendere equivalenti e alternativi l’insegnamento della religione cattolica ed altro impegno scolastico, per non condizionare dall’esterno della coscienza individuale l’esercizio di una libertà costituzionale..”

“Lo stato di non obbligo vale dunque a separare il momento dell’interrogazione di coscienza…da quello delle libere richieste individuali all’organizzazione scolastica.”

Tali sentenze, introducendo il principio di facoltatività, hanno modificato profondamente l’impostazione data dal M.P.I. con le sue circolari degli anni 1985-1987, che si muovevano in un’ottica di “opzionalità”, cioè di scelta alternativa e obbligatoria fra due attività equivalenti.

Le sentenze prevedono che:

1. il modulo di scelta deve essere rigorosamente quello previsto dal Ministero: allegati D ed E della circolare annuale sulle iscrizioni ;

2. deve essere garantita a tutti gli alunni non avvalentisi l’attività che i loro genitori hanno scelto liberamente sul modulo a loro consegnato. Le attività didattiche e formative devono avere la stessa dignità di ogni altra attività organizzata dalla scuola. Non è legittimo aggregare gli alunni a quelli di altre classi, che svolgono le normali attività didattiche; non è consentito trasformare a posteriori una scelta in un’altra;

3. la scelta non può condizionare la libertà di religione e dalla religione: pertanto non può essere precluso il cambiamento di avvalersi o meno, durante l’anno scolastico, se dovuto a problemi di coscienza; a maggior ragione se questo avviene da un anno all’altro;

4. la C.M. 368/85, prevede comunque, anche nei casi in cui è prevista la iscrizione d’ufficio, “il diritto di scegliere ogni anno se avvalersi o non avvalersi” e precisa che “il capo d’istituto è tenuto a far pervenire agli aventi diritto il modulo prescritto;

5. le attività per i non avvalentisi non possono essere condizionate in alcun modo (la Corte non pone preclusioni e fa riferimento esplicito alle richieste dei genitori): l’esclusione di attività attinenti a materie curricolari, a corsi di informatica o inglese, a corsi di sostegno o recupero, ecc. è illegittima. Le circolari del 1985-86 sono totalmente superate dal regime di piena facoltatività dell’IRC. L’attività di chi non si avvale non ha nulla a che fare con quella di chi ha scelto l’IRC, “quando, dinanzi a questo insegnamento si è chiamati ad esercitare un diritto di libertà costituzionale non degradabile, nella sua serietà ed impegnatività di coscienza, ad opzioni fra equivalenti discipline scolastiche” (vedi sentenze della Corte n. 203/1989, n. 13/1991, n. 290/1992.);

6. la collocazione oraria dovrà permettere a chi non si avvale l’uscita dalla scuola, anche nella materna ed elementare ( non si capisce quale differenza faccia per chi si avvale la collocazione alle prime o ultime ore);

7. il problema della “par condicio” per quanto riguarda la presenza di un ugual numero di docenti in sede di valutazione di cui alla C.M. 316/87 è superato dall’introduzione dello “stato di non obbligo” e dalla presenza di alunni che escono dalla scuola;

8. l’intesa M.P.I.-C.E.I. di cui al DPR 202/90 e alla C.M. n. 9/1991 precisa che “nello scrutinio finale, nel caso in cui la normativa statale richieda una deliberazione da adottarsi a maggioranza, il voto espresso dall’insegnante di RC, se determinante, diviene un
giudizio motivato iscritto a verbale”;

9. non è ammesso lo svolgimento di atti di culto in orario scolastico (sentenza definitiva del T.A.R. Emilia Romagna n. 250/93). La sentenza, accettata dal Ministro Jervolino e riconosciuta dal Ministro Lombardi (Prot. N. 3084 CM), afferma che

a) gli atti di culto, le celebrazioni religiose, le visite pastorali, ecc..non sono né attività scolastiche, né extrascolstiche;

b) tali attività non hanno nulla a che fare con l’insegnamento della religione cattolica;

c) il fatto più grave e antigiuridico è che le pratiche religiose e gli atti di culto abbiano luogo e svolgimento in orario scolastico;

d) “la facoltà di parteciparvi o meno non elimina il fatto obiettivo del turbamento e dello sconvolgimento dell’attività scolastica, consistente nella soppressione dell’ora di ordinario insegnamento e nella previsione, in luogo di essa, della effettuazione di una attività affatto estranea alle finalità della scuola statale”

10. le attività di tutti gli alunni devono essere organizzate dalle Istituzioni scolastiche, ai sensi della Legge e del regolamento sull’autonomia didattica e organizzativa, con l’obbligo di evitare ogni discriminazione, tenendo presente che l’insegnamento della RC sarà impartito nel quadro delle finalità della scuola, vale a dire con modalità compatibili con le altre discipline scolastiche.”;

11.Il Vicariato non ha alcun potere di intervento all’interno delle Istituzioni scolastiche statali, che devono affrontare le problematiche relative alla questione sulla base delle Leggi e sentenze emesse da organi dello Stato italiano;

12. E’ proibita la diffusione all’interno delle scuole di materiale illustrativo riguardante l’insegnamento della religione cattolica, prodotto da Enti e associazioni private. Tale compito è a carico dell’Istituzione scolastica, che deve provvedere contemporaneamente ad informare i genitori sull’offerta educativa e le modalità organizzative delle attività previste per i non avvalentisi. In conclusione ci appelliamo alla responsabilità dei Dirigenti scolastici inerenti l’obbligo di garantire a tutti gli alunni le stesse opportunità di istruzione, senza discriminazioni di religione, lingua, condizione fisica e sociale, affinché, soprattutto in questi momenti così difficili per un futuro di civile convivenza fra tutti i cittadini, sappiano riaffermare la funzione costituzionale della Scuola statale, espressione di uno Stato laico e pluralista, garante delle libertà fondamentali.

Ringraziando per l’attenzione, dichiariamo la nostra disponibilità ad ulteriori momenti di approfondimento delle questioni trattate

                                                         Comitato Nazionale Scuola e Costituzione

Rif.

Prof.Antonia Sani – e-mail: massimosani@alice.it ; tel 06.3325448      
Prof. Marcello Vigli- e-mail marcvigl@tin.it , tel .06.3337437
Prof. Bruno Moretto – e-mail scuola.costituzione@iperbole.bologna.it ,tel.051.239296     
Sandro Masini –e- mail molino.proceno@tin.it,  339.4636027 cell. 339.4636027

 

 

15/06/07 - Nel Vicerame catto-talibano del Papa Re il Consiglio di Stato impone di fatto l' ora obbligatoria di religione. Concedendo d' autorità e con validità retroattiva il beneficio dei crediti a chi ha frequentato (e frequenterà) l' ora di religione cattolica (una volta solo facoltativa), tutti gli studenti italiani saranno spinti a frequentarla per essere indottrinati alla fede nella versione cattolica della menzogna globale. Perpetrato un autentico tradimento della Costituzione che riconosce pari dignità a tutte le concezioni filosofiche, religiose e non, a cui si ispirano i cittadini, e ripristinato di fatto l' assurdo concetto della religione cattolica come "unica religione dello Stato" cancellato dal Concordato del 1984 con il totale accordo della chiesa cattolica. Vogliamo ricordare che il Consiglio di Stato (Organo della Repubblica o di una religione ?) defininì il crocifisso come simbolo identitario del Paese, ponendolo addirittura al di sopra dell' unico emblema ufficiale, legittimo e legale dello Stato Italiano : questo !

Dobbiamo prendere atto che il Consiglio di Stato ha usurpato le funzioni dell' Assemblea Costituente che il 31/1/1948 approvò questo unico ed esclusivo emblema, diventato obbligatorio con Decreto Legislativo n. 535 del 5/5/1948 a firma del Presidente della Repubblica Enrico De Nicola.

15/06/07 - Una sentenza del Consiglio di Stato che tradisce la Costituzione. (Facciamo nostro questo commento di Paolida Carli tratto dalla mailing list di www.resistenzalaica.it)

La mossa è stata abile nella sua bassezza politica. La delibera del
Consiglio di Stato arriva a scuole chiuse quando sono ormai in vacanza gli
studenti che questa delibera andrà a colpire e che avrebbero potuto riempire
le piazze. Di più, si raccomanda che l’ordinanza Fioroni sia resa esecutiva
dal 20 giugno, giorno d’inizio degli esami di maturità sapendo che quel
certo numero di studenti che non ha optato per l’ora di religione cattolica,
difficilmente troverà il modo di manifestare il proprio dissenso mentre sono
in corso gli esami.

Che oltretutto questi stessi studenti siano colpiti da una misura
retroattiva sembra non interessare nessuno tra gli insigni giuristi di
questo governo che si fatica sempre più non solo a definire riformista ma
addirittura democratico. Né tantomeno gli intellettuali, categoria che in
Italia non ha mai storicamente brillato né per coraggio nè per onestà
intellettuale, sembrano allarmati dal restringersi dello spazio delle
libertà civili. Eppure il significato di questa delibera va al di là della
questione che investe, essa è il sintomo di qualcosa di grave che sta
accadendo nel paese e che fa il paio con gli scandali finanziari, con la
crisi economica, con l’incapacità di gestire i problemi di una società
complessa (dai rifiuti all’alta velocità), con una classe politica
delegittimata che si è appropriata dello stato e che cerca nell’alleanza con
la Chiesa cattolica il mezzo per sopravvivere. Svegliamoci perché possono
fare di peggio !

Questo sopra è il commento che ho mandato a Fai notizia di radio radicale.
Personalmente ho l'impressione che siano in corso sul piano politico dei
giochi a livello strutturale di cui non abbiamo piena consapevolezza e di
cui l' oltranzismo della Chiesa è solo l'iceberg. Lo stato è allo sfascio
perché non riesce più a gestire le componenti sociali su cui si regge, sta
cercando di tenerle attraverso delle battaglie ideologiche: la famiglia, la
solidarietà, la difesa della vita, l'esportazione della pace ecc. e dei
rituali mediatici: i concerti, le notti bianche, le grandi manifestazioni
ecc. , ma il contenitore è vuoto. La prova è che sono saltate anche quelle
minime garanzie giuridiche come la non retroattività delle leggi che sono
alla base del diritto e se saltano su una questione come l'ora di religione
possono saltare su questioni molto più gravi. Questo vuol dire che non vi è
più certezza del diritto e senza questa è l'arbitrio. Se regna l'arbitrio
del governante di turno sarà sempre più difficile anche organizzare la
protesta...Insomma la vedo parecchio brutta !
Paolida Carli


Da La Repubblica del 31/05/07

Chiarita la questione aperta dal pronunciamento del Tar Lazio
che aveva sospeso l'efficacia di un'ordinanza ministeriale in materia

Il Consiglio di Stato dà ragione a Fioroni
La religione porterà crediti per la maturità

di SALVO INTRAVAIA


La Religione contribuisce alla determinazione del credito per l'ammissione agli esami di Stato. Sembra chiarito, almeno per quest'anno, il giallo aperto con il pronunciamento del Tar Lazio dello scorso 23 maggio. Botta e risposta fra le associazioni di genitori (e di 'altre confessioni') e il ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni. E anche se non si tratta di una vittoria a tutto campo, sulla cosiddetta 'guerra di Religione' per il momento l'ha spuntata l'inquilino di viale Trastevere. Il Consiglio di stato - fa sapere il direttore generale Giuseppe Casentino in una circolare inviata agli Uffici scolastici regionali e provinciali - ha sospeso 'l'esecutività dell'ordinanza del Tar Lazio, con la quale era stata, a sua volta, sospesa l'efficacia dei punti 13 e 14 dell'articolo 8 della Ordinanza ministeriale in materia di istruzioni e modalità per lo svolgimento degli esami di Stato'.

In altre parole, gli insegnanti di religione cattolica "partecipano a pieno titolo alle deliberazioni del consiglio di classe concernenti l'attribuzione del credito scolastico agli alunni che si avvalgono di tale insegnamento. Analoga posizione compete, in sede di attribuzione del credito scolastico, ai docenti delle attività didattiche e formative alternative all'insegnamento della religione cattolica, limitatamente agli alunni che abbiano seguito le attività medesime". Così, se un ragazzo va bene in religione può aspirare a qualche punto in più di credito scolastico.

Nell'arco di una settimana la Religione è prima uscita di scena per poi entrare a pieno titolo fra le discipline che contribuiscono alla determinazione della 'dote' in punti che gli studenti si portano alla maturità. Il 23 maggio, il Tribunale amministrativo regionale della capitale sospende i punti dell'ordinanza sugli esami di stato riguardanti la Religione perché "sul piano didattico, l'insegnamento della religione non può a nessun titolo, concorrere alla formazione del 'credito scolastico' per gli esami di maturità" poiché "darebbe postumamente luogo ad una disparità di trattamento con gli studenti che non seguono né l'insegnamento religioso e né usufruiscono di attività sostitutive". Oggi il Consiglio di stato sospende la sospensiva e riabilita i prof di Religione.

Decisione che alla Consulta romana per la laicità delle istituzionì - che raggruppa ben 17 associazioni di genitori, insegnanti e religioni diverse dalla cattolica - non va proprio giù. E la Consulta chiede al presidente, Romano Prodi, di intervenire. "Il ministro Fioroni ha cercato di introdurre surrettiziamente l'ora di religione fra le materie che concorrono a pieno titolo a formare la valutazione degli studenti per gli esami di Stato - fa sapere in una nota - Questo determina una situazione di discriminazione e disparità fra gli studenti che si avvolgono e quelli che non si avvalgono dell'insegnamento della religione cattolica. L'ordinanza viola il Testo unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione ed il principio supremo di laicità stabilito dalla Costituzione".

A questo punto, come dovranno comportarsi i docenti? Dovranno senz'altro uniformarsi ai dettami del ministro ma, spiegano dalla Consulta romana per la laicità delle istituzioni, 'nell'attuale situazione gli scrutini si svolgeranno secondo la volontà del ministro, ma il successivo pronunciamento nel merito del Tar Lazio, che deve ancora avvenire, con molta probabilità ne porrà in dubbio l'esito annullando la parte impugnata dell'ordinanza ministeriale. Si verificherebbe così una situazione di incertezza giuridica sul corso e sugli esiti degli esami di Stato, la cui responsabilità non potrà che ricadere sul Governo'. Parte così l'appello al premier. "Chiediamo al presidente del consiglio, Romano Prodi, di adoperarsi in tempi rapidissimi affinché impedisca questo grave scempio della laicità della scuola pubblica".

( 31 maggio 2007 )

24/05/07 - Il Comunicato di Antonia Sani

L’ Ordinanza 2408  pronunciata dal TAR del Lazio il 23 maggio 2007 segna un buon passo avanti nella difesa della laicità dello Stato e della libertà di coscienza .

   Il TAR ha accolto favorevolmente ( LEGGI ) il ricorso proposto da numerose associazioni laiche, confessioni religiose, studenti, rappresentati tutti dagli avv.ti Fausto Buccellato e Massimo Luciani , contro l’Ordinanza Ministeriale n.26 del 15 marzo 2007 ( art. 8- credito scolastico, par. 13,14) relativa agli Esami di Stato del corrente anno scolastico. I paragrafi citati, configurando la competenza dei docenti di religione cattolica  ad esprimere il proprio voto nell’attribuazione del credito scolastico avrebbero dato luogo a discriminazioni inaccettabili tra gli alunni che non hanno scelto l’insegnamento di religione cattolica, ai quali sarebbero stati riconosciuti crediti di diverso rango e solo sulla base di un loro presunto impegno . Sarebbe stato totalmente stravolto lo “stato di non obbligo” loro riconosciuto dalle famose sentenze 203/89 e 13/91 dalla Corte Costituzionale.

      Le motivazioni con cui il Tar Lazio ha accolto nell’immediato la richiesta di sospensiva relativa ai paragrafi 13,14 si fondano:

  1. -         sulla violazione del T.U. della legislazione scolastica (D.P.R. 294/97, art.309) che dispone che l’insegnamento della religione cattolica non fa parte della pagella scolastica  e il profitto e l’impegno degli alunni viene comunicato ad alunni e famiglie con una “speciale nota” a parte, a cura del docente.;
  2. -         “sul piano didattico- sono parole del TAR- l’insegnamento della religione  non può, a nessun titolo, concorrere alla formazione del “credito scolastico”(..) per gli esami di maturità, che darebbe postumamente luogo ad una disparità di trattamento con gli studenti che non seguono né l’insegnamento religioso e né usufruiscono di attività sostitutive”.

Sono espressioni che apprezziamo profondamente e ci restituiscono la certezza che le nostre battaglie per una scuola laica e democratica non sono vane.

per i ricorrenti   

Antonia Sani (Assoc.Naz. per la Scuola della Repubblica)


30/04/07 - Aggiornamento a cura di Antonia Sani

Premessa: il punteggio dell’Esame di Stato è in centesimi, 100 è il massimo, 60 il minimo. Di questi, max 20 sono della scuola ("credito scolastico") max 45 per gli scritti, max 35 per gli orali. Per attribuire il credito scolastico, agli scrutini prima degli esami si calcola la media dei voti riportati nelle materie alla quale corrisponde un determinato numero di punti di credito; in  più sono attribuibili i punti a  discrezione del Consiglio di classe compresi nella” banda di oscillazione” prevista dalla normativa. E' su questa discrezione che va a influire il docente di religione cattolica nell’attribuzione del “credito scolastico” dei suoi alunni, benché la sua materia non faccia parte delle materie su cui calcolare la media.  Ci sono molti problemi non secondari legati al punteggio che può essere attribuito col “ credito scolastico”. Per es. per borse di studio c'è un minimo, per certe università sopratutto straniere pure, le ammissioni a varie facoltà con quiz pure, infine sopra i 95 punti la commissione d'esame può dare altri punti per raggiungere il max di 100 punti.

 

Breve cronistoria:

  1. dal 1985 (Nuovo Concordato) a oggi sono state innumerevoli le "incursioni" tentate per svuotare di contenuto il concetto che "l'insegnamento di religione cattolica (Irc) non deve essere in alcun modo discriminante", tutte puntualmente sventate dal TAR  dalla Corte Costituzionale e dalla revisione dell’Intesa tra governo italiano e CEI (DPR 202/1990).


2) - L'Ordinanza Ministeriale sui nuovi esami di maturità contiene l'ennesima "incursione". All'art.8, lì dove prevede che l'insegnante di RC debba influire sull'attribuzione del "credito scolastico", il punteggio che la scuola attribuisce all'alunno nello scrutinio prima degli esami.

3) - L'Ordinanza prevede, per chi non si avvale dell'Irc, lo stesso diritto esercitato dal docente della cosidetta "materia alternativa". Peccato che tale materia venga assai raramente resa possibile  nelle Scuole Superiori, e quindi l'alunno  abbia  raramente- pur avendolo richiesto- la possibilità di  fare in quell'ora qualcosa di utile ai fini di ottenere un punteggio nel “credito”  equiparato a quello attribuito dall’insegnante di r.c.. Tra gli aspetti più gravi di questa vicenda c’è il fatto che l’alunno che sceglie legittimamente sulla base delle sentenze della Corte Costituzionale di svolgere- anziché un’attività alternativa- attività di studio individuale, per ottenere un punteggio nel credito scolastico sarà sottoposto a modalità di valutazione diverse, stabilite da ciascuna scuola. Chi, su quale base deciderà se l’attività svolta dall’alunno è meritevole di “ credito?”. Ogni scuola può dare una risposta diversa!   .
4) - Infine Chi esce dall’edificio scolastico,opzione prevista dalla sentenza 13/91 della Corte Costituzionale- che definisce fino a questo punto il diritto allo stato di “assoluto non obbligo” di chi non si avvale dell’irc- avrà soltanto un “credito formativo”, che non costituisce punteggio preventivo, e che comunque verrà attribuito all’alunno solo nel caso che presenti una certificazione di aver svolto fuori dalla scuola un’attività valida
. Queste discriminazioni e questa gerarchia nelle discriminazioni sono inaccettabili!!.

Ricordiamo che è stato  stabilito nella revisione citata dell’Intesa  che in sede di scrutinio finale il voto dell'insegnante di RC, se determinante,  non può valere nel computo dei voti, ma può solo essere messo a verbale come giudizio.

Per contrastare con una incisiva azione legale questa situazione occorre far pervenire ad Antonia Sani (Crides)
( massimosani@alice.it ), che si è assunta il compito di raccogliere le adesioni da far pervenire alla Studio Legale, i seguenti dati via e-mail:
Nome dell' associazione, Codice Fiscale, indirizzo, e-mail (o fax), nome del Presidente ( o di altro legale rappresentante autorizzato) , copia dello Statuto o estratto del medesimo dal quale si evinca lo scopo associativo di difesa della laicità o simile.


29/04/07 - Precisazioni (una lettera di Antonia Sani a Enrico Modigliani per puntualizzare alcune situazioni)

Grazie Enrico,
hai fatto tempestivamente un buon lavoro di informazione. Io provvederò a estrapolare la parte richiesta con urgenza dall'avvocato per poter inviare le delghe, in modo da coinvolgere  altre associazioni.
  Ci sono, invece, alcune imprecisioni nell'allegato che riassume la situazione. Capisco che è difficile per chi non è nella scuola essere preciso.....
   Comunque te le segnalo, nel caso tu voglia inviare ad altri l'allegato:
   1. la "maturità" si chiama ora "Esame di Stato".
       I punti a discrezione  non sono "liberi" ma previsti in "una banda di oscillazione" determinata
    2 Non è "la religione cattolica" che va a influire( in quanto la materia non fa media) ma il docente, al quale è riconosciuto il diritto a pronunciarsi sul credito ( per analogia con quanto avviene negli scrutini).
     3. Il" credito formativo" non c'entra in questa fase, in quanto non comporta punteggio. Quello che è grave è che le diverse opzioni di coloro che non fanno religione cattolica sono sottoposte a un diverso regime di valutazione: chi fa l'attività alternativa ha una valutazione nel credito scolastico come chi fa religione, e cioè nell'ambito del Consiglio di classe, chi pratica una sorta di attività individuale non assentandosi dalla scuola, avrà anche lui un credito scolastico,ma non si sa dato come e da chi poiché ogni scuola può decidere diversamente...
  Infine, chi esce dalla scuola avrà solo un credito formativo ,se dimostra di aver fatto in quelle ore cose meritevoli, altrimenti nemmeno quello.!!!
 
    Al punto 1 della "Breve cronistoria" aggiungerei  dopo" Corte Costit." e dalla revisione dell'' Intesa (DPR 202/1990)"
 
     Non è vero che quello che  fa durante l'ora di religione cattolica l'alunno non avvalentisi (che non frequenti un'attività alternativa ) rientri solo nel credito formativo!
    Come precisato sopra, chi dimostra di aver fatto qualcosa ( non si sa valutato da chi...)restando nella scuola avrà anche lui  diritto al credito scolastico. Se non si riesce a dimostrare che ha fatto qualcosa di valido non avrà nulla...nemmeno il credito formativo.
  Il credito formativo va a coloro che uscendo dalla scuola possono dimostrare di aver fatto qualcosa di valido mediante certificazioni. Se non possono certificare niente... non hanno neanche il credito formativo.
 
    Preciserei meglio che lo stato di" non obbligo", chiarito definitivamente nella sent. 13/91 della Corte, prevede esplicitamente anche l'uscita dalla scuola. 
 
 E' importante, Enrico, essere estremamente precisi, se no prestiamo il fianco a critiche facili, quanto meno a quella di essere "pressapochisti" ,e ciò porta l'acqua al mulino di Fioroni....
   Ti prego di portare le opportune modifiche in tal senso, come invito a farlo coloro che avessero ricevuto il presente comunicato.
       Un abbraccio
          Antonia 

 


29/04/07 - Riassunto della situazione:
 
1- Il ministro Fioroni ha emesso l'allegata Ordinanza Ministeriale n.26 con la quale si tenta ancora una volta di discriminare gli alunni che si presentano alla maturità non avendo scelto di seguire l'insegnamento di religione cattolica (IRC); le conseguenze dell'ordinanza sono riassunte nella nota allegata.
 
2- venerdì 27/4 alcune associazioni (Tra cui Crides, Scuola e Costituzione, e Democrazia Laica) si sono riunite presso lo studio legale del prof Luciani  (v. Bocca di Leone,78- Studio BDL) con l'avv.Togna per studiare l'opportunità di far ricorso al TAR con la massima urgenza nell'intento di far sospendere l'applicazione dell' Ordinanza prima che si riuniscano i Consigli di Classe delle scuole superiori (15 maggio). Il ricorso potrà aver successo quanto più saranno qualificate le deleghe che perverranno allo Studio Legale entro un termine brevissimo (4 maggio, massimo 5 maggio):
 
a) alunni maggiorenni che  rischiano di essere danneggiati dall'applicazione dell' OM; Genitori di alunni minorenni; Associazioni di insegnanti; Sindacati di categoria.
 
b) Rappresentanti ufficiali delle minoranze religiose presenti in Italia;
 
c) Associazioni che abbiano nel loro statuto la difesa della laicità delle istituzioni; la difesa della parità di diritti  dei cittadini; ecc.
 
per il punto c) occorre far pervenire ad Antonia Sani (Crides) ( massimosani@alice.it), che si è assunta il compito di raccogliere le adesioni da far pervenire alla Studio Legale, i seguenti dati via e-mail:
Nome dell' associazione, Codice Fiscale, indirizzo, e-mail (o fax), nome del Presidente ( o di altro legale rappresentante autorizzato) , copia dello Statuto o estratto del medesimo dal quale si evinca lo scopo associativo di difesa della laicita o simile. ( Lo Studio Legale invierà poi per posta la delega da firmare in originale)
 
3- Altra iniziativa  è quella di promuovere la presentazione di interrogazione (di cui è  allegato il possibile testo) che sarebbe opportuno fosse sottoscritta da parlamentari di diverse posizioni. (Già i senatori di Rif. Com.Capelli, Gagliardi e Gaggio Giuliani ne hanno presentato una analoga ).
 
I tempi sono strettissimi ed è necessario contattare tutte le associazioni laiche ( a qualsiasi consulta aderiscano!!!) 
 
Cari saluti
Enrico Modigliani

ORDINANZA MINISTERIALE N.26 Prot.2578 del 15-3-2007
p.18  ART 8
13. I docenti che svolgono l’insegnamento della religione cattolica partecipano a
pieno titolo alle deliberazioni del consiglio di classe concernenti
l’attribuzione del credito scolastico agli alunni che si avvalgono di tale insegnamento.
Analoga posizione compete, in sede di attribuzione del credito
scolastico, ai docenti delle attività didattiche e formative alternative
all’insegnamento della religione cattolica, limitatamente agli alunni che abbiano
seguito le attività medesime.
14. L’attribuzione del punteggio, nell’ambito della banda di oscillazione, tiene
conto, oltre che degli elementi di cui all’art.11, comma 2, del DPR n.323 del
23.7.1998, del giudizio formulato dai docenti di cui al precedente comma 13
riguardante l’interesse con il quale l’alunno ha seguito l’insegnamento della
religione cattolica ovvero l’attività alternativa e il profitto che ne ha tratto,
ovvero di altre attività, ivi compreso lo studio individuale che si sia tradotto
in un arricchimento culturale o disciplinare specifico, purchè certificato e valutato
dalla scuola secondo modalità deliberate dalla istituzione scolastica
medesima. Nel caso in cui l’alunno abbia scelto di assentarsi dalla scuola
per partecipare ad iniziative formative in ambito extrascolastico, potrà far
valere tali attività come crediti formativi se presentino i requisiti previsti dal
D.M. n. 49 del 24-2-2000.

Premessa: il punteggio della maturità è in centesimi, 100 è il massimo, 60 il minimo. Di questi, max 20 sono della scuola ("credito scolastico") max 45 per gli scritti, max 35 per gli orali. Per attribuire il credito scolastico, agli scrutini prima degli esami si calcola la media matematica delle materie più qualche punto a discrezione. E' su questa discrezione che va a influire la religione cattolica (RC). Su questa parte discrezionale può influire in modo secondario il "credito formativo" (attività svolte fuori dalla scuola, quella attribuibile secondo l'ordinanza del Ministro Fioroni a quelli che escono da scuola durante RC). Ci sono molti problemi non secondari. Per es. per borse di studio c'è un minimo, per certe università sopratutto straniere pure, le ammissioni a varie facoltà con quiz pure, infine sopra i 95 punti la commissione d'esame può dare altri punti.

Breve cronistoria:

1)  dal 1985 (Nuovo Concordato) a oggi sono state innumerevoli le "incursioni" tentate per svuotare di contenuto il concetto che "l'insegnamento di religione cattolica (Irc) non deve essere in alcun modo discriminante", tutte puntualmente sventate dal TAR e dalla Corte Costituzionale.
2) -L'Ordinanza Ministeriale sui nuovi esami di maturità contiene l'ennesima "incursione". All'art.8, lì dove prevede che l'insegnante di RC debba influire sull'attribuzione del "credito scolastico", il punteggio che la scuola attribuisce all'alunno nello scrutinio prima degli esami.
3) L'Ordinanza prevede, per chi non si avvale dell'Irc, lo stesso diritto esercitato dal docente della cosidetta "materia alternativa". Peccato che tale materia praticamente non esiste più nelle Scuole Superiori, e quindi l'alunno non potrebbe in nessun modo fare in quell'ora qualcosa di utile. Anche se questo accadesse il Ministro prevede che il giudizio eventuale ricadrebbe solo sul cosidetto "credito formativo" che incide molto poco, e comunque in modo diverso sul punteggio.
4) La maggior parte dei ragazzi in quell'ora esce dall'edificio scolstico, perché normalmente le scuole non hanno nulla da offrire loro, nemmeno un locale dove stare, e la Corte Costituzionale ha chiarito che si trovano in uno stato di "non obbligo". E' evidente che non è possibile discriminarli per questo.

Ricordiamoo che è stato già stabilito che in sede di scrutinio il voto dell'insegnante di RC, se determinante,  non può valere ma può solo essere messo a verbale. Nell'Ordinanza questa norma non solo non è richiamata, ma appare addirittura aggirata per cui è evidente la discriminazione tra chi si avvale e chi no.

           INTERROGAZIONE   A RISPOSTA  SCRITTA

                Al Ministro per la Pubblica Istruzione

              Premesso che

  1. in data 15 marzo 2007 è stata emanata l’O.M. n.26  concernente le disposizioni

per l’Esame di Stato dell’a.s.2006-2007;

  1. tra le indicazioni in essa contenute si sono rilevati ai punti 13 e 14 dell’art.8

relativo al “credito scolastico” elementi configuranti discriminazioni  nell’attribuzione del credito tra coloro che frequentano l’irc o un’attività alternativa (peraltro raramente possibile nella realtà delle scuole) e coloro che non avvalendosi dell’IRC scelgono le altre opzioni consentite (“studio individuale” o “non presenza durante l’ora di religione cattolica nei locali scolatici);

  1. infatti, mentre per gli alunni frequentanti l’IRC o un’attività alternativa è prevista la valutazione dell’impegno e del profitto in seno al Consiglio di classe, per coloro che abbiano svolto attività autonoma di studio, il giudizio sulla qualità dell’attività svolta è previsto che avvenga secondo modalità stabilite di volta in volta dalle diverse scuole;  per coloro infine che escono dall’edificio scolastico è prevista soltanto la possibilità di allegare come credito formativo la certificazione di un’attività extrascolastica valida ( compiuta in quell’unica ora settimanale? Certificata da chi ?);
  2. risulta evidente il contrasto tra le citate disposizioni e le sentenze della Corte Costituzionale n.203/1989 e n.13/1991 che prevedono lo stato di assoluto non obbligo per coloro che non si avvalgono dell’irc. –
  3. La diversa valutazione di ciò che gli studenti fanno in un’ora nella quale essi non sono tenuti a fare alcuna cosa che non dipenda esclusivamente da una loro libera scelta non può essere accettata, poiché significherebbe accettare la lesione di un diritto riconosciuto sia nel  Nuovo Concordato del 1984, sia nelle Intese con altre confessioni religiose, riaffermato con forza dalla Corte Costituzionale; significherebbe inoltre una violenza sulla libertà di coscienza, poiché l’alunno potrebbe essere indotto da un trattamento più vantaggioso a rinunciare all’esercizio di quella preziosa libertà;
  4.  è qui il caso di richiamare la revisione dell’Intesa tra governo italiano e CEI (Legge 202/ 1990) che prescrive che il voto del docente di religione cattolica allo scrutinio finale qualora si dimostri determinante ai fini di promozione o bocciatura dell’alunno non può venire computato, ma diviene un giudizio motivato da inserire nel verbale

                
si chiede di conoscere
      
       quali iniziative urgenti il Ministro decida di intraprendere per ripristinare
       una formulazione dell’ordinanza coerente col rispetto dell’uguaglianza dei
       diritti degli alunni, della libertà di coscienza, della normativa vigente, la quale
       non prevede  valutazioni maggiormente favorevoli per chi frequenta l’irc, 
       né una discriminazione circa la libera interpretazione dello stato di non obbligo
       da parte di coloro che non si avvalgono dell’irc.

29/04/07
Più  religione, più punti credito per la maturità. espedienti burocratici da Gentile a Fioroni, passando per Moratti.
di Maria Mantello

Giovanni Gentile, ministro del neonato governo Mussolini del 1922 voleva dare più peso all’insegnamento cattolico nella scuola fascista. Un obbiettivo da realizzare mediante qualche piccolo espediente burocratico, rivendicato da lui stesso con orgoglio: “Mentre oggi si prescrive che basta che un certo numero di padri di famiglia si trovino d’accordo nel farne precisa richiesta, tale prescrizione dovrà essere rovesciata nel senso che l’insegnamento religioso sarà obbligatorio: soltanto quei padri di famiglia i quali vorranno provvedere da sé all’educazione religiosa dei loro figlioli dovranno presentare una motivata domanda d’esenzione”.  Poi l’insegnamento religioso fu esteso nelle scuole di ogni ordine e grado. Era l’effetto del Concordato fascista del 1929. Riaffermato, anche se rivisitato, nel 1984. Questa volta era Bettino Craxi ad offrire al mondo clericale l’occasione per riconquistare il terreno perduto a seguito del grande processo di emancipazione politico-sociale degli anni ’70. In questa occasione la salvaguardia dell’insegnamento della religione cattolica veniva trovata nella formula: curricolare nell’orario e facoltativo nella scelta, che di fatto garantisce ancora oggi la presenza di un insegnante di religione cattolica per classe. Anche nel caso sia un solo studente a frequentare le sue lezioni.

Per salvaguardare il diritto di non servirsi di questa ora confessionale si è dovuto far ricorso alla Magistratura. C’è stato un susseguirsi di sentenze e contro sentenze, fino all’intervento della Corte Costituzionale, che ha finalmente stabilito che gli studenti possono legittimamente non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica, né di altro insegnamento ad essa alternativo. Ricordiamo in particolare, che la sentenza dell’89 afferma che “la previsione come obbligatoria di altra materia per i non avvalentisi sarebbe patente discriminazione a loro danno”. E quella del 91 ribadisce di “non rendere equivalenti o alternativi l’insegnamento della religione cattolica ed altro impegno scolastico, per non condizionare dall’interno della coscienza individuale l’esercizio di una libertà costituzionale, come la libertà religiosa”.

In nome del supremo principio della laicità dello Stato, pertanto, gli studenti che non optavano per la religione cattolica o per studi  alternativi finalmente non erano più sequestrati a scuola. Intanto zelanti cattolici non demordevano con le loro pressioni  su alunni e genitori per indirizzare all’insegnamento della religione cattolica, o quanto meno far sì che gli studenti non lasciassero le mura scolastiche. E  tutti costoro sembravano aver avuto la meglio. Tuttavia, col passare degli anni, il numero dei ragazzi che frequentavano l’insegnamento religioso sono lentamente, ma progressivamente diminuiti. Fino a ribaltare in molti casi i rapporti numerici: se prima quelli che non seguivano l’ora di religione erano uno, due o tre per classe, oggi in molte realtà è l’esatto contrario. In particolare nella scuola superiore delle grandi città. Che fare? Ecco allora il ricorso all’espediente burocratico per dare peso al giudizio dell’insegnante di religione cattolica in occasione dello scrutinio finale. Tentativi falliti, visto che già nei DPR: 751/1985 e 202/1990, che regolano le intese tra Stato Italiano e Vaticano, si prevede che l’insegnante di religione stili una nota informativa a parte. E, in occasione della delibera di promozione o bocciatura, il suo voto non può essere determinante.

Ma i funzionari ligi alle gerarchie vaticane non si sono certo arresi. Così hanno cercato di utilizzare il sistema dei crediti che il nuovo esame di maturità introduce per far contare il giudizio dell’insegnante di religione cattolica. Ma, di fronte alla questione della discriminazione che si veniva a creare ancora una volta per quanti non si avvalgono della religione cattolica, né di una materia alternativa, anche una cattolica coriacea come la Moratti doveva fare buon viso. L’incremento di credito è ben poca cosa. Un piccolo incremento sulla media. Ma poiché potrebbe essere utile, anche Fioroni sta tentando di trovare l’espediente per vincolare gli studenti a frequentare  l’insegnamento di religione cattolica, aggirando il principio di non discriminazione della sentenza della Corte Costituzionale. E ci prova con l’ O.M datata 15 marzo 2007, che all’art. 8. 14 prevede l’incremento credito anche per quanti scelgono lo studio individuale, oppure decidono di uscire da scuola. Purché  siano in grado di certificare la crescita culturale da loro realizzata in queste occasioni. Siamo al paradosso logico (o di fede, avrebbe detto Kierkegaard)! Fatto sta che, di espediente in espediente, da Gentile a Fioroni, l’ora di religione sembrerebbe proprio una storia infinita. E diciamolo, anche un po’ ridicola. Una storia a cui si potrebbe mettere la parola fine rafforzando la laicità dello Stato. E forse, non sarebbe il caso di abolire il Concordato?..a volte si indovina”.

Maria Mantello


26/4/’07 – Ora di religione, un abuso continuo

La CGIL scuola ha inviato in rete una lettera a tutti i docenti per metterli in guardia su una impudente offensiva degli insegnanti di religione. Nel sito del sindacato si legge: “ci giunge notizia che anche per improvvido intervento di qualche Tar, seguito da qualche zelante direttore generale, in talune circostanze non viene correttamente applicata la normativa da parte dei consigli di classe in materia di valutazione degli alunni che si avvalgono dell’insegnamento cattolico”. Infatti i professori di religione sbertucciando le leggi, usano sempre più spesso il proprio giudizio per fare media come i loro colleghi. Non essendoci dati sulla materia la posizione della Cgil potrebbe essere definita una sorta di “guerra preventiva”,comprensibile visto il sussiego al clericalismo del ministro dell’Istruzione e il nuovo clima politico che si sta configurando con lo smantellamento della Quercia (certo non era un gran baluardo nonostante la nodosità dell’albero prescelto qualche anno fa).
Sul sito di riferimento dei docenti di religione culturacattolica.it si legge “la nota della CGIL obbliga i consigli di classe a non accettare qualsiasi indicazione anche proveniente dal ministero, vuol dire che la scuola è alle dipendenze della CGIL”.
Attualmente sono il 38% gli studenti che non si avvalgono dell’ora di religione, anche se è bene ricordare che nelle classi elementari è estremamente complesso evitare le due ore per i piccini. Sono 25.000 gli insegnanti di religione cattolica che, appartenenti al clero e no, vengono scelti dai vescovi e pagati dallo Stato come gli altri insegnanti.
Tiziana Ficacci


20/11/06 - Ore di libertà. (di Tiziana Ficacci)

L’insegnamento della religione nella scuola pubblica è probabilmente lo sfregio più grave imposto dal Concordato.
I fatti: attualmente nella scuola pubblica sono previste due ore di religione nelle classi elementari e una nelle superiori. All’inizio dell’anno scolastico lo studente deve scegliere se avvalersi dell’insegnamento dell’ora o usufruire di un insegnamento alternativo non curriculare che la scuola offre. Molto spesso l’insegnamento alternativo è il nulla perché raramente gli istituti hanno i mezzi economici per offrire altre opportunità formative. Gli insegnanti curiali (i professori di religione sono pagati dallo Stato ma designati dalla curia) raggirano un po’ i genitori dei più piccoli raccontandogli che insegneranno un po’ di storia delle religioni un po’ di feste islamiche e qualche canzoncina, rendendoli complici di una illegalità. Infatti il D.P.R. 339/87 sull’insegnamento dell’ora di religione detta le regole per l’insegnamento “in conformità alla dottrina della Religione Cattolica… concorre a promuovere l’acquisizione della cultura religiosa per la formazione dell’uomo e del cittadino e la conoscenza dei principi del cattolicesimo”. L’esistente sono liceali che approfittano dell’ora libera per socializzare con i colleghi e farsi una canna in “santa” pace e bambini che scorazzano allegri nei corridoi. Non sottovalutando l’assurdità di un paese che taglia fondi all’istruzione e paga l’ora di religione, l’iniquità di sovrastare i cittadini che hanno un’altra fede o nessuna,ecc ecc, sembra sospetta la rincorsa di molti laici – tra cui lo stimato direttore di questo sito – a voler occupare il posto dell’ora alternativa. Vuoi per insegnare l’ateismo (riducendolo a un’altra religione) o la storia delle religioni (che presunzione!). Sicuramente non è così, ma il pensiero corre ai professori universitari che nel ’38, alla promulgazione delle leggi razziali invece di opporsi accorsero ad occupare i posti liberati. Qui, ma sicuramente non è così, sembra essere un famme posto pure a me, come per i vari 8 o 5 per mille che sarebbe opportuno destinare integralmente allo Stato. Di più, dando applicazione all’ora alternativa si esaurisce una eventuale battaglia all’ingiustizia dell’ora di religione (e dell’intero concordato) all’interno del ciclo scolastico di cui scarsamente vengono citati i costi. Più grave, si legittima l’idea che vige in parlamento* che la società italiana rigetta l’idea che il laicismo e il liberalismo possano essere posizioni politiche. A qualche genitore dolente che piange per il suo bimbo in corridoio, vorrei suggerire battaglie più importanti, come ad esempio quella in corso per conservare il cordone ombelicale, che potrà essere di aiuto per suo figlio insieme a quell’ora di libertà (da qualsiasi indottrinamento) spesa nei corridoi. Tiziana Ficacci
 
* consiglio di leggere l’illuminante dibattito sull’emendamento di Maurizio Turco
( lo trovare qui LEGGI )

Per il necessario confronto fra quanto sostenuto da Tiziana e la posizione di NO GOD pubblichiamo di seguito il nostro commento del 18/11/06 su un episodio di attualità.

18/11/06 - Corano a scuola. Gianfranco Fini, Presidente di AN, propone che possa essere studiato a scuola da chi ne fa richiesta, ma solo nell'ora alternativa a quella di religione cattolica. In effetti nell'ora alternativa si può studiare o fare di tutto...purchè non sia reato. Ma sono ben poche scuole che si attrezzano e lo consentono. La sortita di Fini suscita discussioni e perplessità trasversali ma a nessuno viene in mente che l'unica strada percorribile è quella che le religioni, tutte le religioni, ognuno se le può studiare quando gli pare per tutte le ore vogliono ma al di fuori della scuola e a spese proprie. E a nessuno viene in mente che l' unico spazio lecito per lo studio delle religioni, ma anche dell' ateismo (l'unico vero antidoto alla menzogna globale che insanguina il mondo), è all' interno delle ore di storia, filosofia, letteratura. Ricordiamoci comunque che per eliminare l' ora di religione cattolica dalle scuole bisognerà aspettare almeno 100 anni, fino a quando cioè in Italia i musulmani saranno maggioranza e l'ora di cattolicesimo, oggi apparentemente facoltativa, potrebbe diventare ora obbligatoria di islam. Per tornare ai giorni nostri, se le scuole vogliono adottare lo studio della religione musulmana (e già le norme vigenti consentono la più ampia libertà di scelta) noi atei dovremmo insistere perchè nell' ora alternativa si consenta e ci si attrezzi per lo studio dell'ateismo. O la parità di diritti vale solo per i seguaci della "menzogna globale" rappresentata dalle religioni ? In ogni caso sia chiaro che se dovesse passare l' ipotesi -che trova molti consensi- di un' ora di "storia delle religioni" dobbiamo arrivare a fare anche la barricate perchè in nome della parità di diritti sancita dalla Costituzione quella sia un 'ora di "storia delle religioni e dell' ateismo". Un' ampia discussione su questo tema è in corso sul sito dell' Unione Atei dove vi invitiamo a dire la vostra opinione nell' apposito spazio riservato ai commenti. LEGGI



CONCORDATO
L'ora di religione, una storia infinita ANTONIA SANI*
 

Il 16 dicembre 1985 veniva emanato il Dpr 751, la storica Intesa Falcucci-Poletti attuativa del nuovo regime concordatario per l'insegnamento della religione cattolica (Irc) nelle scuole statali e degli Enti locali. Sono trascorsi venti anni e possiamo tranquillamente affermare che il disegno dei due strateghi ha dato i frutti da loro auspicati : il nuovo status dell'Irc, divenuto da obbligatorio «facoltativo» - uno degli aspetti più innovativi del Concordato del 1984 - può dirsi oggi sostanzialmente vanificato, nonostante continuino le denunce delle discriminazioni subite da parte di chi non si arrende. Con la decisione di mantenere l'Irc all'interno dell'orario obbligatorio si neutralizzava sul nascere la portata del nuovo principio della facoltatività. Della trappola si resero immediatamente conto genitori, insegnanti, studenti, uomini e donne del Parlamento. L'onorevole Falcucci, in quel caso più ministro del Vaticano che della Repubblica italiana, corse ai ripari. Fu escogitato il marchingegno dell'attività alternativa: chi non frequentava l'Irc avrebbe dovuto in quell'ora seguire un'attività «formativa». La Camera con una mozione (1986) sostenne quella posizione, prevedendo addirittura un'alternativa «certa»: l'Irc da facoltativo veniva così trasformato in opzionale. Nacque un forte movimento di contestazione. La questione approdò alla Corte costituzionale che con due importanti sentenze (203/1989; 13/1991), nel rispetto del principio di non discriminazione riconobbe lo stato di assoluto non obbligo di coloro che non scelgono l'Irc. Ma né la Corte, né tantomeno i vari governi ardirono trarre le debite conseguenze: l'alunno/a che non si avvale ha tutti i diritti, da quello di non fare nulla fino a quello di uscire dall'edificio scolastico durante l'Irc... purché non sia l'Irc a uscire dall'orario scolastico obbligatorio. E la storia infinita continua. La riforma Moratti, pur prevedendo un'area facoltativa, mantiene saldamente l'Irc all'interno dell'orario obbligatorio; sono stati immessi in ruolo migliaia di insegnanti su questo insegnamento facoltativo e confessionale; nelle recenti disposizioni sul portfolio delle competenze si prevede la presenza del giudizio in Irc o in un'attività alternativa, violando contemporaneamente il Testo unico della legislazione scolastica che stabilisce la compilazione di una nota a parte per l'Irc, e le sentenze della Corte costituzionale sullo stato di non obbligo di chi non si avvale. Ma se da parte del Miur il mantenimento dell'Irc nell'orario obbligatorio può configurarsi come un vero e proprio pedaggio da pagare al Vaticano in vista di sostegni elettorali, va anche detto che una parte di quel mondo laico attento al rispetto dei diritti delle minoranze e della libertà di coscienza tende oggi a ripiegare nei confronti della battaglia condotta per anni, rivolgendo un interesse prioritario a prospettive, peraltro già latenti, tutte iscritte nell'orizzonte di un pluralismo religioso in sintonia con la confusione oggi dilagante tra identità e religione. Si affida un'importanza taumaturgica alla storia delle religioni, come introdurre lo studio della Bibbia nelle scuole, come prevedere l'ingresso in esse di una pluralità di insegnamenti religiosi; l'esposizione del crocifisso viene ritenuta positiva se accompagnata da simboli di altre confessioni religiose. Sempre più spesso, anche a sinistra, si propone come laicità l'educazione alla multiculturalità, che certo ne rappresenta un aspetto significativo, ma non coglie il senso profondo della laicità dello Stato e della scuola come luogo della libertà delle coscienze da condizionamenti esercitati in nome di entità soprannaturali, del pari rispetto nei confronti di coloro che non praticano alcun credo religioso. E poiché è opinione dominante, veicolata senza quasi distinzione dai media, che i valori passano ai giovani solo attraverso la famiglia e le religioni (occidentali), si affollino pure di religiosità gli orari scolastici, sotto il manto ecumenico della religione di maggioranza. La costruzione di Falcucci e Poletti sta dando frutti più copiosi di quanto nel clima di allora fosse dato prevedere.

*del Comitato nazionale Scuola e Costituzione

Il Manifesto, martedì, 20 dicembre 2005


16/12/05 - L'ora di religione
Privilegi porporati e sempre più soldi alle scuole cattoliche.
Dove è finito lo Stato Laico ?

. da Avvenimenti del 16 dicembre 2005, pag. 25 di Simona Maggiorelli

L'inizio è nelle pagine di storia: l'insegnamento della religione cattolica
fece il suo ingresso ufficiale nelle scuole italiane nel 1923 con la riforma
Gentile. Una scelta rafforzata poi dal concordato del '29. Ora però, a più
di cento anni di distanza, la ministra dell'Istruzione Letizia Moratti
insiste su un inattuale ritorno a un modello confessionale della scuola
pubblica. Lo raccontano l'assunzione come insegnanti di ruolo di 10mila
insegnanti di religione varata dal governo Berlusconi e il fatto che le
assenze degli studenti all'ora di religione ora vengono segnate e
interpretate come penalità, eludendo il "particolare" che si tratta pur
sempre di una materia facoltativa. Ma non solo. La commissione guidata da
monsignor Tonini incaricata dalla Moratti di stilare una manuale
deontologico ha appena concluso i suoi lavori e, presto, ne avremo il pensum
ad uso di tutti gli insegnanti, non solo quelli dell'ora di religione.
Mentre il vicepresidente del Cnr, lo storico Roberto De Mattei, con il
compito di riformare la ricerca nel settore delle materie umanistiche,
lancia proclami per una riscatto della società cristiana e contro i
progressi della scienza, come fondatore della associazione Lepanto. E non si
tratta, purtroppo, di un film in costume sul ritorno dei crociati. Basta
andare sul sito www.lepanto.org per rendersene conto. Si tratta, purtroppo,
di scelte vere e pesanti, di cui si vedono già le ricadute sui programmi
scolastici e sulla ricerca. Lo si è già visto con il tentativo della
ministra Moratti di fare spazio al creazionismo nei programmi di biologia,
ostracizzando l'evoluzionismo di Darwin. Un tentativo fermato dalle dure
accuse mosse dall'Accademia dei Lincei già nell'aprile del 2004, ma poi
approdato alla nomina ministeriale di una commissione presieduta da Rita
Levi Montalcini e incaricata di decidere dell'utilità dell'insegnamento di
Darwin i cui documenti finali sono stati pesantemente manomessi, come aveva
denunciato ad Avvenimenti il professor Vittorio Sgaramella, docente di
biologia molecolare dell'università della Calabria e membro della
commissione Montalcini e come ora racconta MicroMega nel nuovo numero Chi ha
paura di Darwin?
Abbiamo chiesto a Mario Staderini, insieme all'associazione radicale
anticlericale.net, attento studioso delle cose Vaticane e autore di un libro
sull'8 per mille, di raccontarcene radici e conseguenze.
"In questo viaggio, partiamo dall'insegnamento della religione cattolica all'interno
della scuola pubblica- suggerisce Mario Staderini -. Si tratta di un
privilegio concesso dallo Stato in base al Concordato, una norma di favore
riservata alla sola Chiesa cattolica con cui si fa della scuola uno
strumento di promozione di una confessione religiosa, peraltro discriminando
tutte le altre".
Come si traduce in concreto?
Lo Stato è obbligato ad inserire l'insegnamento della religione cattolica
all'interno dell'orario scolastico, e ne paga i professori. Oggi sono circa
20mila ed è il Vescovo a designarli, rilasciando -e revocando- il
certificato di idoneità in virtù di un giudizio etico e morale. C'è, dunque,
un potere di controllo nei confronti di dipendenti statali da parte della
Diocesi e della Cei, la Conferenza episcopale, che dà le direttive.
L'intesa firmata nel 2003 fra Ministero e Cei ha aggravato questa
situazione?
Si è consentito alla Cei di fissare gli obiettivi dell'insegnamento,
controllandone così anche i contenuti. Negli ultimi anni è in corso una vera
e propria deriva clericale. Dopo numerosi tentativi di eludere la
facoltatività dell'ora di religione, sono state approvate leggi unilaterali,
come quella varata dal governo Berlusconi per l'immissione in ruolo degli
insegnanti di religione. Ne sono già stati inseriti 10mila e si arriverà a
15383 entro l'anno prossimo. Ma il Concordato non prevedeva nulla del
genere.
Con quali costi per lo Stato?
Non c'è ancora una stima precisa, ma lo si può facilmente calcolare
considerando uno stipendio medio di 2000 euro lordi: moltiplicato per 20mila
si arriva a 500 milioni di euro a carico dello Stato ogni anno. Questo solo
per gli insegnanti, senza contare il valore e le spese per le strutture.
Gli insegnanti di religione entrano nei consigli di classe, partecipano alla
valutazione scolastica degli alunni. Quanto incide il loro giudizio?
Con la riforma Moratti si tenta di equiparare anche il valore didattico,
inserendo la valutazione in pagella. Sotto il piano numerico, i sindacati
denunciano che, da qui al 2008, ogni tre docenti assunti dalla scuola
pubblica, uno sarà di religione cattolica. La loro immissione in ruolo, poi,
apre scenari paradossali: ammettiamo che non venissero più giudicati idonei
all'insegnamento e revocati dal vescovo, perché divorziati o perché,
supponiamo, hanno votato sì al referendum sulla fecondazione assistita;
essendo di ruolo, passerebbero a insegnare filosofia, storia, letteratura,
proprio quelle materie umanistiche in cui la loro formazione confessionale
giocherebbe un preciso peso.
Già adesso nell'ora di religione non mi risulta che si studino le crociate o
la controriforma, spiegandone il peso storico.
Si studiano i Vangeli, la figura di Gesù e la vita della Chiesa cattolica,
mentre le altre confessioni religiose sono considerate solo in rapporto
subalterno a quella cattolica. E' un insegnamento confessionale proprio
perché segue un preciso carattere religioso e identitario. Ad esempio, tra
gli obiettivi specifici stabiliti nell'Intesa vi è quello di far "
comprendere che il mondo è opera di Dio".
Con la riforma Moratti il pensiero religioso impronta più massicciamente le
scelte dei programmi?
Indubbiamente c'è un tentativo. Lo stesso Cardinal Ruini, nel messaggio di
saluto per i nuovi insegnanti di religione entrati in ruolo, disse
esplicitamente che quello era il primo passo per far uscire l'insegnamento
della religione cattolica da un ruolo marginale nella scuola pubblica, ed
assumere finalmente un ruolo determinante nella crescita globale dei bambini
e dei ragazzi. Un obiettivo che ha trovato appoggio nelle scelte del
Ministro Moratti e di una lunga serie di ministri cattolici che l'hanno
preceduta. Gli strumenti utilizzati sono l'ora di religione, il codice
deontologico dei docenti affidato al Cardinal Tonini, l'ostracismo alla
storia precristiana e all'evoluzionismo in biologia, così come la presenza
di riti religiosi cattolici che ancora si celebrano, a vario titolo, nelle
scuole pubbliche italiane. Un aumento di imput confessionali, dunque, a
fronte invece di una quasi totale scomparsa dell'insegnamento dell'educazione
civica. Non c'è poi da stupirsi se nel Paese si va perdendo il senso civico
e istituzionale, la conoscenza stessa dell'istituto referendario ad esempio,
mentre aumenta, complice lo strapotere mediatico, l'attenzione ai messaggi
criminalizzanti su aborto e fecondazione assistita delle gerarchie vaticane
e delle associazioni integraliste. La scuola ha una precisa responsabilità.
In questo quadro, allora, è tanto più grave il finanziamento concesso dallo
Stato alle scuole private cattoliche?
Ad un Meeting di Comunione e Liberazione dell'agosto 2001, il Ministro
Moratti affermò che non deve più esistere il monopolio pubblico dell'istruzione.
Personalmente non avrei pregiudizi rispetto all'affidamento anche a soggetti
privati del servizio pubblico scolastico. Il problema è che la libertà di
insegnamento, negata nella scuola pubblica agli insegnanti di religione, è
ancor più compressa nelle scuole confessionali. Finanziare le scuole
private, in Italia, significa finanziare soprattutto le scuole cattoliche,
di qui la strumentalità di provvedimenti in tal senso. Nel 2004, il
finanziamento pubblico alle scuole non statali, introdotto nel 2000 dal
Governo D'Alema, è stato di 527 milioni di euro. L'esenzione dall'Ici
disposta dall'ultima legge finanziaria è un ulteriore tassello per coloro
che vedono delinearsi una strategia volta a fare delle scuole cattoliche
private delle scuole d'elite, in cui formare le future classi dirigenti del
Paese. Ma anche nell'Università la situazione è privilegiata.
In che senso?
L'articolo 10 comma 3 del Concordato stabilisce che le nomine dei docenti
dell'Università cattolica del Sacro Cuore (che gode di finanziamenti
pubblici) siano subordinate al gradimento, sotto il profilo religioso, della
competente autorità ecclesiastica. Ciò significa vincoli per i professori ed
una formazione particolare per gli studenti, della facoltà di medicina ad
esempio; non senza conseguenze esterne: basti pensare che il Policlinico
Gemelli è parte integrante della Università Cattolica. La messa sotto tutela
dell'insegnamento, dell'università e della ricerca ha sempre una ricaduta
sulla vita pubblica e dei cittadini; così l'Italia si colloca agli ultimi
posti nell'utilizzo della terapia del dolore, nelle garanzie per i cittadini
rispetto ai medici obiettori, mentre anche l'utilizzo della pillola abortiva
è pervicacemente ostacolato. E dal 2004 ci ritroviamo con la legge sulla
fecondazione assistita più proibizionista del mondo.
Ma il paese reale si ha la sensazione non sia poi così cattolico
integralista come la Cei.
Infatti. Il filosofo cattolico Pietro Prini, in un suo libro, parla di
"scisma sommerso" per descrivere la distanza tra la dottrina ufficiale e la
coscienza dei fedeli. Ma non è detto che, con il ripetersi di politiche e
strategie clericali, la distanza non si riduca.
E in Europa, c'è qualche paese che viva una situazione come quella italiana?
Sul fronte scolastico, la riforma di Zapatero sta liberando la scuola
pubblica spagnola da influenze confessionali; in Germania è ancora forte la
dimensione pubblica della Chiesa, così come in Portogallo. L' Inghilterra,
dove la religione anglicana è religione di Stato, ci fornisce un modello
opposto: lo Stato non finanzia la Chiesa e l'insegnamento delle religioni
non ammette idoneità da autorità acclesiastiche. Stati "a rischio", per cosi
dire, sono i nuovi paesi della Ue, in particolare quelli dell'ex blocco
sovietico e dell'ex Jugoslavia. Il Vaticano, infatti, da anni sta conducendo
una politica neoconcordataria con l'obiettivo di ottenere dagli Stati il
riconoscimento di norme speciali in suo favore.
Attraverso il meccanismo dell' 8 per mille si finanziano le scuole
religiose?
Non tutte. Con i fondi dell'8 per mille vengono finanziate facoltà
teologiche e istituti di scienze religiose, nonché associazioni cattoliche
di promozione della responsabilità educativa quali l'Age e l'Agesci, che
ritroviamo poi presenti nelle Commissioni ministeriali. Complessivamente,
con l'8 per mille, 1 miliardo di euro finisce ogni anno nelle casse della
Cei, nonostante oltre il 60% dei contribuenti italiani non esprima alcuna
volontà in tal senso. Chi non firma l'apposito modulo, infatti, si vede
prelevato comunque l'8 per mille delle sue imposte e destinato alla Cei in
base alla percentuale delle scelte espresse dalla minoranza di italiani che
hanno firmato. Una questione di ignoranza indotta, insomma.


8/12/05
LA SCUOLA DELLA REPUBBLICA


PORTFOLIO: l’insegnamento della religione cattolica è nuovamente obbligatorio ?

In coerenza con l’intero impianto della c.d. riforma Motatti la recente CM n. 84/05 relativa al portfolio aggiunge ulteriori elementi di stravolgimento dei principi costituzionali; già con il D.Lgs. n. 59/04 relativo al I ciclo dell’istruzione il Governo aveva palesemente violato la Costituzione sia per le interferenze in ambito riservato all’autonomia scolastica ed alla libertà di insegnamento sia per la ambigua collocazione dell’insegnamento della religione cattolica nell’ambito del monte ore obbligatorio.
Con la CM n. 84/05 tale tendenziale ricollocazione dell’insegnamento della religione cattolica nell’ambito degli insegnamenti obbligatori opzionali con le attività alternative è più chiaramente delineata; difatti alla CM n. 84 il Ministro ha allegato il modello del portfolio che, nella parte della valutazione, prevede l’insegnamento della religione cattolica tra gli "insegnamenti obbligatori opzionali" in alternativa alle "attività alternative all’insegnamento della religione cattolica".
In tale modo il Ministro ha arbitrariamente trasformato l’insegnamento della religione cattolica che deve essere un insegnamento facoltativo in un insegnamento "obbligatorio opzionale"; sarebbe pertanto reintrodotta l’obbligatorietà della opzione tra l’IRC o le attività alternative.
Si deve però ricordare al Ministro che la Corte Costituzionale con la sentenza n. 203 del 1989, dopo avere ribadito il principio supremo della laicità dello Stato, ha precisato che "la previsione come obbligatorietà di altra materia per i non avvalentisi sarebbe patente discriminazione a loro danno, ... Per quanti decidono di non avvalersene l’alternativa è uno "stato di non obbligo".
Con successiva sentenza (n. 13 del 1991) la Corte Costituzionale ha ulteriormente precisato che "lo stato di non obbligo può comprendere, tra le altre possibilità, la scelta di allontanarsi o assentarsi dall’edificio della scuola".
Quindi l’IRC non può essere un insegnamento "obbligatorio opzionale", ma deve essere un insegnamento facoltativo che si aggiunge agli insegnamenti obbligatori, ma con la piena libertà di sceglierla o meno e senza obbligo di opzioni alternative.
La scheda proposta dal Ministro è quindi illegittima e se tale formulazione è conseguente alla collocazione dell’IRC nell’ambito del monte ore obbligatorie, anche il decreto legislativo n. 59/04 è per tale motivo illegittimo per contrasto con la Costituzione che non consente che l’IRC possa essere incluso tra gli insegnamenti obbligatori, sia pure con opzione di attività alternativa.
Ma il modello proposto dal Ministero è pure illegittimo perchè la normativa vigente e precisamente l’art. 309 del D.Lgs. n. 297/94 stabilisce: "Per l’insegnamento della religione cattolica, in luogo di voti e di esami, viene redatto a cura del docente e comunicato alla famiglia, per gli alunni che di esso si sono avvalsi, una speciale nota, da consegnare unitamente alla scheda o alla pagella scolastica, riguardante l’interesse con il quale l’alunno segue l’insegnamento e il profitto che ne ritrae".
Quindi la valutazione dell’IRC non può essere inserita nel portfolio, ma deve essere "comunicata" a parte alla famiglia.
La scelta o meno dell’IRC in quanto attiene alla libertà di coscienza non può essere in alcun modo condizionata e, tanto meno, divulgata.
La citata norma del D. Leg.vo n. 297/94 è una notma speciale relativa ad un insegnamento "speciale" che non può essere abrogata da una normativa generale sulla valutazione e sul portfolio; detta norma può essere abrogata soltanto da un’altra norma speciale.
La previsione pertanto dell’insegnamento dell’IRC e delle attività alternative nel portfolio è quindi illegittima.
Stante le suindicate illegittimità è fuor di dubbio che il modello predisposto dal Ministero debba essere ritirato o comunque modificato; si deve peraltro rilevare che la CM n. 84 prevede espressamente la possibilità di "opportuni adattamenti"; l’eliminazione degli aspetti più evidenti di illegittimità, come quelli relativi all’IRC, si deve ritenere pertanto possibile al fine di evitare possibili impugnative; gli organi collegiali della scuola (collegi dei docenti o in subordine consigli di classe) possono modificare il modello, eliminando i riferimenti all’IRC ed alle attività alternative.
In ogni caso, ove il Ministro non provveda all’immediato ritiro di detto modello, l’Associazione "Per la scuola della Repubblica"che ha già impugnato, anche per tale motivo, il D. Lgs. n. 59/04, intende impugnare la CM n. 84 ed è a disposizione per fornire l’assistenza necessaria per l’impugnativa di tutti gli atti delle scuole che dovessero continuare a collocare l’IRC nell’ambito degli insegnamenti obbligatori opzionali.
L’IRC deve essere un insegnamento facoltativo e su tale aspetto non si può transigere.
. Ass. " La scuola della Repubblica"

 

Un nostro concittadino che non voleva far frequentare al figlio l'ora di religione si è trovato costretto e cedere
grazie alle normative catto-talibane che regolano l'istruzione scolastica del nostro del nostro Paese

22/09/05

Caro Giulio
con sconforto ho scoperto che non solo nella realtà del mio paese sono previste due ore a settimana di Religione (e tre libri), ma in tutto il territorio Nazionale... difatti il dimezzamento dello ore di Inglese e la messa a RUOLO degli insegnanti di Religione (SCELTI DAL VATICANO..) sono frutto della riforma Moratti !
Devo anche aggiungere che ho dovuto capitolare perchè mio figlio ha voluto frequentare le ore di cattolicesimo in quanto unico bambino che non le frequentava,
questo il testo della mia lettera alla preside :

""""""""""""""""""""""""""
Ill.ma sig.ra Preside
Nostro figlio, alunno della Sua scuola, ha espresso il desiderio di frequentare le lezioni di cattolicesimo.
Evidentemente il non frequentarle lo fanno sentire “diverso” o peggio emarginato.
Certamente l’uscire della classe e stare un ora senza fare lezioni alternative hanno influenzato la sua scelta e di conseguenza la nostra.

Sinceramente ci aspettavamo un trattamento meno frustante, come per esempio una attività alternativa, ma così non è stato, e ciò non fa altro che confermare che l’Italia è ancora un Paese poco Europeo.

Anche se avremmo preferito 2 ore di Inglese, lungi da noi imporre ideali od ideologie che un bambino così piccolo non può comprendere, per questo la pregherei di inserirlo nel ciclo di lezioni su menzionato

"""""""""""""""""""""""""""

Chissà se gli parleranno delle radici cristiane dell'italia e dell'Europa, comprese le crociate, i Catari, le inquisizioni Spagnole e Romane, di Giordano Bruno e di Galilei......
Se non lo faranno, vorrà dire che dovrò farlo io....., daltr'onde gli insegnerò soltanto la storia.
Certo che puoi pubblicare quello che Vi comunico, naturalmente sono d'accordo anche per la mia firma.
Nella speranza di una nuova Porta Pia, ti saluto
Giuseppe Gasperini

Questa la lettera che NO GOD aveva scritto il 21 settembre in risposta al messaggio (più sotto) del nostro amico Giuseppe Gasparini


----- Original Message -----
From: nogod
Sent: Wednesday, September 21, 2005 6:52 PM
Subject: Re: DUE ORE DI RLEIGIONE ??


Caro Giuseppe,
la situazione che ci descrivi è veramente assurda. Non so dirti se sia possibile fare un esposto alle autorità scolastiche. Come No God possiamo pubblicare nel sito e nella nostra mailing-list tutto quello che ci hai comunicato con o senza la tua firma, ma naturalmente solo se tu sei d'accordo.
Ti saluto cordialmente,
Giulio C.Vallocchia

 

----- Original Message -----
To: nogod@email.it
Sent: Monday, September 19, 2005 7:14 PM
Subject: DUE ORE DI RLEIGIONE ??


Ho preso atto, con notevole disappunto, che nella scuola di mio figlio ad Anguillara Sabazia (rm) sono previste ben due ore di religione e una SOLA di inglese a settimana...
Non solo ma il libro di Iglese è di 20 pagine mentre i libri di Religione sono 3 e di 40 pagine ognuno....
Questo è indottrinamento !
Mio figlio non frequenta l'"ora" di religione... ma trovo il tutto abbastanza assurdo !!
Meglio le favole della conoscenza della lingua Internazionale ?
Hanno paura che dopo capirebbe gli articoli su Internet ??
Bel Paese l'Italia.
Giuseppe


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