CULTURA - RACCONTI

RACCONTI DI FANTASIA
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N. 1 da Roberto Vilmercati - Racconto di periferia
N. 2 da Sergio Spinella - Una virtù psicopompa
N. 3 da Emanuele Ferroni - Ragiono, ragiono.........
N. 4 da Sergio Spinella - Serendipity
N. 5 da Arnaldo Demetrio - Il museo delle religioni
N. 6 da Sergio Spinella - Gora
N. 7 da Vittorio Catani - Il ghiaccio e il fulgore di dio
N. 8 da Raffella Costi

Racconto N. 8 da Raffella Costi

Una storia da poco

Nera come la notte e carica di riccioli, lucida d’olio di sesamo e improvvisa sul marciapiede, seminuda. Esibisce la gambe perfette, i glutei perfetti. Ha un’andatura pesante, sui tacchi troppo alti, ma si china al finestrino di una macchina, si rialza di scatto, si scosta strafottente. Ha le labbra grosse, gonfie, attraversate da un taglio recente. Non fa lavori di bocca, per un po’. Riprende a camminare, avanti e indietro, nel recinto trasparente dei suoi cinque metri quadrati. Si appoggia con la schiena a un albero e incrocia le gambe, fuma. Di nuovo va verso la macchina, con l’andatura stanca. Contratta più a lungo, mette la testa nel finestrino, ritorna fuori ed apre la portiera posteriore. Sale. La macchina va via, si infila in una piccola radura. La violentano in due, la stuprano, ma pagano. La riportano indietro. Scende come se la buttassero fuori, si liscia la gonna e torna ad appoggiarsi a quel suo albero. Tra un momento spunterà dal nulla lui, che l’ha pestata anche ieri e farà uccidere suo fratello, se lei non renderà come si deve. Prende i soldi, li conta e sparisce, lui. Lei resta lì, a battere il marciapiede e non sa più neanche come si fa a gridare. Arriva un’altra macchina, si ricomincia. La stuprano di nuovo e mentre glielo fanno, lei non pensa a niente, che non c’è niente da pensare. Bisogna anche far finta che ti sia piaciuto. Sempre lei fa finta, ma i maschi sono stupidi e credono che gema di piacere.

 

A Kaduna, un’ombra scura le parlava d’amore. Quattromila chilometri lontano da qui, mille anni fa.
 
 
(Raffaella Costi)

Racconto N. 7 da Vittorio Catani

Il ghiaccio e il fulgore di Dio (Racconto)

Risalii l'ultimo tratto della rampa a scalini, attento che la neve semidisciolta non mi facesse ruzzolare, e fui dinanzi alla porta. L'edificio si estendeva da entrambi i lati, basso ma imponente, precludendo la vista del boschetto. Con l'imbrunire il freddo era cresciuto, specie in quello spazio aperto lontano dalla città. Attivai il campanello a sfioramento, digitando anche un numero personale. Pochi attimi e mi rispose, in accettabile italiano, la voce lenta e un po' nasale di Wendell. "Sei tu, Enrico? Entra, ti aspettavo". Il portale si aprì.
Wendell Edwards è una specie di Isaac Newton del XXI secolo. Fisico matematico, lavora all'Institute for Advanced Study di Princeton, nel New Jersey. Ma come sapete, l'Italia da un decennio ha avviato un'attività di gemellaggio con prestigiose istituzioni scientifiche statunitensi, anzi mondiali. E così Wendell trascorrerà due mesi qui in Puglia, presso le nuove tecnostrutture avanzate di Neotechnopolis. Conobbi Wendell circa venticinque anni fa. Mi trovavo negli Usa per motivi di studio: in quanto "sacerdote laico", mi documentavo in loco per un'indagine sul nuovo laicismo religioso presso le confessioni cristiane non cattoliche. Lui, come fisico, si stava già ritagliando una fama a livello internazionale; aveva appena pubblicato un testo divulgativo, "Quando Dio gioca a dadi", che gli aveva conferito notorietà anche presso il grande pubblico. Ci eravamo conosciuti in incontri serali che nulla avevano a che fare con Dio né con la Fisica: un corso per sommelier! Dopo il mio rientro in Italia avevamo mantenuto qualche contatto epistolare, ed era la prima volta che ci ritrovavamo dopo un quarto di secolo. Ormai era divenuto un'autorità mondiale nel suo campo. Superai una serie di interminabili corridoi deserti (non fosse stato per rare voci o rumori intuibili dietro qualche muro, Neotechnopolis pareva evacuata, come per un test su un'emergenza atomica); infine giunsi al suo reparto. La porta era socchiusa. Entrai.
"Caro amico" disse Wendell con occhi che luccicavano. Era cambiato pochissimo. Risposi: "Sono felice di rivederti, non avrei mai sperato...". Ci abbracciammo, poi lui mi invitò a sedere.
"La stanza che mi hanno assegnato non è vasta, ma cerco di essere re nel mio guscio di noce" disse Wendell, e aggiunse: "Quali novità mi racconti? Cosa preferisci...". Prese a tirar fuori da un armadietto un arsenale di bottiglie. Risposi, ancora in piedi: "Ehm... sono più vecchio di 25 anni: il medico mi ha proibito gli alcolici".
"Ma qui non c'è vero alcol" disse strizzando un occhio. "A che serve la scienza, amico? Puoi berne a volontà. Tutte le caratteristiche del miglior whisky, e neanche uno, come dire, effetto collaterale! Questo sì merita un Nobel!" Mi ritrovai un bicchierone in mano; l'odore decisamente traeva in inganno: puro, aromatico, invitante. "Se mi garantisci...".
"Mi gioco i proventi dell'ultimo libro. Allora: che novità nella tua religione? Prima parli tu, poi ti dico io dell'ultimissima Fisica. Ok?".
Era un tipo ben insolito, Wendell. Madre italiana (il che spiegava la conoscenza della lingua) morta da anni, e cattolica bigotta: ma questo poteva spiegare il suo interesse per le religioni? Wendell era ateo convinto. Scoprivo che il pallino gli era rimasto. Prima di rispondere mi girai, accostandomi a una finestra. Il vetro era uno spesso metacrilato; oltre c'era ancora luce del giorno, sufficiente per vedere le ondulazioni della campagna e della Murgia coperta di neve. Una neve alta più d'un metro, come mai era stato ai tempi della mia gioventù. Chi poteva pensare che il riscaldamento globale, paradossalmente, avrebbe avviato una nuova era glaciale? La crescita della temperatura, spiegavano ora i tecnici, aveva innescato un improvviso raffreddamento dell'area nord?atlantica; ma non era solo questione di scombussolamento atmosferico. L'oceano accumula una quantità di temperatura circa 1000 volte più dell'atmosfera e le variazioni della circolazione oceanica, molto lente, possono provocare mutamenti climatici di vasta portata a lungo termine. Un rapido sguardo al panorama gelido e andai a sedere. Risposi: "Progressi della mia religione? Be'... dalla nascita di Cristo ce ne sono stati parecchi!". Come battuta era fiacca. Aggiunsi: "C'è sempre in ballo la questione di un papa dalla pelle nera, e il sacerdozio alle donne. Prima neanche se ne poteva parlare...".
Ma Wendell, notai, era distratto. Forse aveva qualcosa di urgente da dirmi. Io parlavo, e il suo sguardo restava puntato in una direzione. Guardai anch'io, e solo allora mi accorsi di una insolita struttura metallica poggiata sulla scrivania. Una sorta di piattaforma lucente, dalla quale si innalzavano tubazioni di lunghezza varia, a varie inclinazioni. Apparentemente un oggetto incongruo, scheletrico, incompleto.
"Vedo che l'hai notato anche tu!" esclamò Wendell raggiante. "Neotechnopolis è dotata di uno dei rarissimi esemplari esistenti al mondo di computer quantici. Non sembri un voler minimizzare il nostro incontro, ma questo oggetto è uno dei motivi essenziali per cui ho accettato il gemellaggio... Ce ne sono tre in tutto il mondo, e smaniavo dal desiderio di vederlo, provarlo". Poi osservò, calmo: "Un computer quantico ti dà, per definizione, il risultato di qualunque cosa tu sappia chiedergli. Qualunque, comprendi? E poiché il suo motore, se vogliamo chiamarlo così, sono le particelle atomiche, la risposta a qualsiasi quesito è praticamente istantanea, in tempo reale... Scommetto che vorresti provare anche tu. Proponiamogli un bel problema, uno di quelli difficili...".
Rimasi perplesso. Che astrusità di alta matematica poteva porre a quella specie di mostro, uno come me? "Proprio non ti viene nulla alla mente?" insisté Wendell.
Improvvisamente ebbi un'idea: come non averci pensato subito? Il mio cuore aumentò i battiti. "Be'... suppongo accetti i problemi di logica, anche se qui dovrai aiutarmi tu a formalizzarli nel modo adeguato. Ma se gli chiedessimo di verificare, per esempio, le famose prove dell'esistenza di Dio?".
"È una sfida che rivolgi a me, dunque!" rispose Wendell ridendo di gusto.
"Hai paura che il tuo ateismo si sbricioli in tempo reale?" rincarai. In realtà anche io, mi accorsi, non riuscivo a reprimere una certa ansia... Via, pensai: in fondo è un gioco; e la Fede resta la Fede.
"Ahiahi, secondo me sei tu che dovresti aver timore. Ma d'accordo, poniamogli il quesito, anzi: il Grande Quesito!". Wendell girò intorno all'apparato, innestò una spina, regolò alcuni valori e intanto mi disse: "Sinceramente, caro Enrico, suggerirei di andare oltre certe prove classiche; alcune sono già state superate... Comunque i pensatori che le enunciano sostengono che, ove non si ponga un principio trascendente, l'esperienza risulta contraddittoria e allora si dovrebbe negare la razionalità del reale". Obiettai: "E tu ritieni che questo arnese non sia costruito per comprendere o includere tale genere di argomentazioni?". Wendell mi fissò: "Questo arnese, come tu lo chiami, è collegato direttamente con la più grande banca dati mondiale, quindi può accedere ad ogni argomento, assimilarlo, considerarlo, vagliarlo, confrontarlo, giudicarlo. Se impiegherà qualche secondo di più, sarà solo perché starà ricercando da se stesso le basi su cui costruire la sua risposta. Ma la risposta in sé, sarà sempre istantanea".
Riflettei velocemente: quella ontologica, l'argomento cosmologico, quello teleologico... Vero, qualche "prova" ormai appariva superata da spiegazioni scientifiche o dalla stessa filosofia successiva. Ma, accidenti, una (almeno una) doveva essere ancora valida, e glielo dissi: "Wendell, ogni evento presuppone una causa. Ma è concepibile qualcosa che non abbia cominciato a esistere, ed esista da sempre? A un certo punto dovremo fermarci: un creatore eterno, cioè increato, primo motore. E quand'anche volessimo postulare l'abolizione della creazione, cioè ammettere che l'universo esista da sempre, saremmo esentati dal ricercare il perché esiste un universo?".
"Ho capito" disse Wendell. Trafficò col suo mostro; improvvisamente dal ripiano lucente e dai pali metallici e di vetro inclinati scaturì una luce accecante, che oscurò tutto il resto. Fui costretto a coprirmi gli occhi con le mani. Laser di luce rossa, arcobaleni istantanei si susseguivano da un capo all'altro della struttura. Parve durare un'eternità ma, mi resi poi conto, erano stati solo tre o quattro secondi. Wendell andò a leggere un display. Io non mi ero mosso. Mi giunse la sua voce, un po' monotona. Disse: "Ecco qua, come avevo immaginato. Queste storie non vanno più bene... La fisica dei quanti prevede da decenni situazioni in cui oggetti nascono praticamente dal nulla, e l'universo potrebbe benissimo avere avuto un'origine del genere. Caro Enrico, ormai il tuo Dio non è più un dato necessario per spiegare eventi una volta misteriosi, sovrumani...". Continuava a manipolare qualcosa, alla fine disse: "Leggo testualmente il responso: Tutto ciò che siamo in grado di percepire nel nostro universo può benissimo avere un'origine naturale, spontanea, e temporale finita. E se c'è qualcosa al di fuori del nostro spaziotempo, non è detto che questo qualcosa possieda necessariamente un carattere sovrannaturale. PROVA RESPINTA PER INSUFFICIENZA". Aggiunse, di suo: "Contento, amico?".
Be', non ero affatto contento, ovviamente. Ero semplicemente deluso. Tutto qui? O non volevo capacitarmene? In sostanza, dunque, l'universo poteva benissimo essersi creato da sé col Big Bang, per così dire. Lo capivo o no? Ma ammesso questo, si dimostrava cosa: che Dio non esisteva? Manco per idea, pensai. Dall'espressione di Wendell, sospettavo anche in lui una punta di insoddisfazione. Per alcuni minuti nessuno di noi due parlò. Bevemmo in silenzio altro pseudo?wisky, o quel che era. In effetti mi riscaldava visceri e pensieri, ma lasciandomi sobrio. E forse davvero non interferiva neanche con le mie arterie malandate. Fu Wendell a interrompere un vuoto che rischiava di diventare pesante, con un'idea che stavolta mi lasciò sbalordito. Prima ebbe una risatina, poi disse: "Il fatto è che noi abbiamo sbagliato tutto! Proviamo a impostare diversamente la domanda. Chiediamogli una prova... negativa: che Dio NON ESISTE". Mi fissò, quasi a sfidarmi. Era un gioco, pensai; e la Fede eccetera... Ma se il computer, il mostro avesse "dimostrato" l'inesistenza di Dio? Via, ragionai: mai nulla e nessuno avrebbe avuto la possibilità di giungere a una simile dimostrazione. Wendell si stava facendo prendere la mano.
"D'accordo" dissi lentamente. "Ci sto". Ora ti frego, pensai. E in tempo reale.
Wendell stranamente tardò molto nell'impostazione dei dati. Lo vedevo un po' stanco, forse. Ma alla fine proclamò: "Signori, a voi la più importante risposta di tutti i tempi". Dalla voce pareva che avesse bevuto vero whisky, lasciando a me quello fasullo. Ma non ebbi modo di appurarlo: il "mostro" stavolta si accese di una luce che superava ogni evento fisico cui avessi mai immaginato di poter assistere. Mi riparai gli occhi, ed egualmente il balletto di colori mi entrava nella mente, superava le braccia di cui mi facevo riparo, superava la carne, le ossa, la dimensione umana, penetrava direttamente nel cervello. Poi di colpo mi ritrovai in un buio fitto, capii che erano i miei occhi che non si riabituavano al reale. Il tutto doveva essere durato neanche un secondo. "Quando anche la mia vista sarà tornata normale leggerò il risultato" disse con tono ironico Wendell. Poco dopo aggiunse: "Vieni, vieni a renderti conto tu stesso, caro mio. Io credo di leggere qui: AFFERMATIVO: SI DIMOSTRA CHE DIO NON ESISTE, NÉ POTREBBE MAI ESISTERE. Dai, caro il mio sacerdote laico, corri a vedere. E impara!".
Balzai verso la scrivania. Sì, le parole erano quelle. "È un bluff" dissi disorientato e stizzito. "Il tuo mostro sbaglia".
"Impossibile!" disse Wendell calando un pugno sul ripiano del "mostro", e aggiunse: "Impossibile, per definizione!".
"Il tuo coso ha qualche rotella fuori fase. O sei tu che hai barato. Hai immesso dati a tuo piacimento. O hai sbagliato. Non esiste, non potrà mai esistere una dimostrazione simile. Altrimenti...". Mi veniva un'idea: sarebbe solo bastato che... Dissi a Wendell: "Semplice. Basta verificare i passaggi logici, le estrapolazioni, i calcoli e tutto il demoniaco armamentario logico del tuo infernale aggeggio per scoprire la falla, capisci? E io, caro Wendell, ora mi permetto di ordinartelo: ciò che è accaduto qui stasera è troppo. Il gioco è andato oltre, e il suo risultato va subito smentito. Come rappresentante sia pure laico di Dio io ti ordino, in nome dell'Umanità, di trovare la falla: ne hai l'obbligo morale, dovesse costarti tutto il tempo della tua residua vita terrena". Dovevo aver assunto un'espressione furente, quasi da folle.
Wendell si limitò a ridacchiare ancora, in quel suo modo che ora mi disturbava. Mi tese un bicchiere: "Bevi" disse "questo non fa male. Verificare? Trovare la falla? Non hai capito niente, amico. Non hai afferrato la realtà dei fatti. Un computer quantico non è un oggetto nel quale possa entrare la mente dell'uomo. L'uomo è estraneo alle sue istantaneità, ai suoi calcoli arcani. Ci sono aspetti, del calcolo quantico, che non abbiamo afferrato e forse non afferreremo mai, perché l'uomo e i quark parlano lingue incommensurabili. Noi sappiamo solo una cosa: che i calcoli di questi oggetti finora sono stati sempre esatti. Utilizzano matematiche a noi ignote, concetti pluridimensionali che solo possiamo intuire, ma non potremo mai penetrare analiticamente. Certo, capisco la tua obiezione: far almeno eseguire controlli di base. Li farò eseguire: ma saranno sempre altre macchine quantiche a farli, mentre i calcolatori consueti, quelli digitali, potranno intervenire solo in alcuni dettagli delle fasi finali... E comunque sappi che già dagli anni '90, gli scienziati si sono semplicemente fidati degli stessi calcolatori digitali; anche lì molte cose non si sa bene come funzionino eppure si accettano; si sa solo che funzionano. E tanto ci basta". Wendell sorrise, poi aggiunse: "Be', questa per me stasera è comunque una vittoria. Il mio ateismo ne viene sostanzialmente rafforzato. Non posso dire che ne venga anche scossa la tua fede, avete la testa troppo dura voialtri credenti per dar retta a un mostro quantico; ma... diciamo che da questo momento, avete un nuovo problema. E non di poco conto. In bocca al lupo!".
Non so perché, presi l'ultima frase per un commiato. Forse a Wendell sarebbe piaciuto continuare a bere e chiacchierare. Sta di fatto che, bruscamente, mi alzai, bofonchiai un "arrivederci" e sparii da quella stanza.
Fui fuori. Era notte, ormai. Le stelle erano brillanti, bellissime. Il cosmo intero sembrava sfolgorare più del solito. Ma anche il freddo che esalava dal ghiaccio intorno era insolito. Forse era solo un caso, ma un gelo simile, dentro di me non l'avevo mai percepito.

Vittorio Catani



Racconto N. 6 da Sergio Spinella

G O R A (Racconto)

Era il gran giorno, era il giorno della Multimedialità Tot le , ed anche il sole sembrava convenientemente compreso dall'importanza dell'evento . Fin dalle prime luci dell'alba i suoi raggi si affannavano senza sosta fra le guglie squillanti e le torri sottili e di cristallo ; contro gli austeri palazzi in mattoni smaltati di rosso e di avorio ; sui tetti sudici e grigi delle baracche in legno e lamiera... senza peraltro riuscire a migliorare gran che l'architettura di queste ultime, malgrado tutti gli sforzi . Fin dall'alba i pellegrini, i villani e gli sfaccendati sciamavano lungo i viali fastosi ed aristocratici dei politicanti ; per le strade eleganti e profittevoli degli allineati ; attraverso i vicoli sordidi e maleodoranti, tormentati come l'animo umano, quando non sia partitizzato . Come ad un segnale convenuto, gli immigrati clandestini cominciarono a schierarsi agli incroci e negli altri punti nevralgici e, secondo la propria specializzazione di origine, lavavano i vetri, vendevano accendini e proponevano carne femminile a buon mercato . Naturalmente, non mancava chi cercava di cogliere l'occasione per affinare la propria abilità nei giochi di mano in mezzo alla folla...a spese dei portafogli altrui . In questo caso però, la ripartizione dei compiti non era più così rigorosa : si assisteva anzi ad una considerevole democratizzazione - grazie anche agli sforzi disinteressati delle innumerevoli associazioni di volontariato . Infatti chiunque poteva tentare il colpo, senza distinzioni di razza, di sesso o di età . Perchè se lo stato di diritto clerico-solidale non permetteva a tutti la dignità di un lavoro per sopravvivere, in compenso amava tanto gli indigenti, da fabbricarli esso stesso su scala industriale . E così andavano le cose tra quella umanità variopinta ed impaziente, che si affrettava verso l'immensa piazza dei Mille Sogni , nella trepida attesa del momento fatidico . Il tempo passava . Gli ambulanti presero ad esibire i loro dolciumi ; conformemente, i bambini iniziarono a sollecitare la sottana delle madri . La folla aspettava, chiacchierava, trafficava : dame annoiate e sfaccendate, ma massaggiate con cura ; pensionati dai capelli d'argento, abbigliati con sobrio gusto inps, ed acciaccati dall'età ; e, insomma, chiunque non avesse niente di meglio da fare . E il tempo passava .

***** Era il gran giorno . Sotto il ponte che aveva eletto ad abitazione, Gora , il vecchio paria del Reno Lustrale, si destò dal suo ricco sonno . Con la superba indifferenza che gli derivava dalla propria condizione, scrollò la polvere dal mantello ormai privo di colore in cui si teneva avvolto . Il cielo era tutto sereno e allusivo di ombre e denso di zampilli d'acqua, che si slanciavano verso l'alto dai marmi delle fontane, flessuosi come ragazze . I bambini nudi - i figli dei poveri - sguazzavano già nelle fontane stesse - o piuttosto pozzanghere - immaginando giocattoli che non possedevano, ed infischiandosi dei nobili intenti di chi si era autoproclamato loro tutore, della repubblica "democratica " , e di una conquista civile come il canone rai . Prometteva di essere una giornata fruttuosa, decise l'uomo . Si levò in piedi, rispondendo al saluto del vecchio Faccia- discrofa - il collega in nobiltà suo vicino - ; poi, come ogni mattina, scacciò con irritazione lo sciame di mosche che trovava tanto irresistibile il suo corpo incartapecorito . Puntuali, gli insetti tornarono subito alla carica . Brontolando, Gora lasciò correre : sapeva riconoscere da lunga data una battaglia perduta . Era stato sposato . Invece, si avviò verso la città lungo la via dei Mille Sospiri - la strada che costeggiava l'antico canale Navile, partendo dal misero borgo di Senzapane . Cioè casa sua . L'essere un paria comporta dei vantaggi, meditò con malizioso divertimento : i volontari si scostavano, tenendosi accurata- mente alla larga, magari sopravvento ; e nessuno osava avvicinarsi . Nemmeno un' Authority . Nei pressi delle capanne, un inviato del sindaco andava illustrando ad un gruppo di donne le impareggiabili virtù del- l'acqua di scolo ai fini della cottura dei fagiani - secondo il recente programma governativo di sostegno ( elettorale ) . Peccato solo che a Senzapane nessuno possedesse fagiani . Un poco più avanti, dei volonterosi Protettori Della Famiglia distribuivano ai morti di fame dei vasi da notte - naturalmente nelle misure consentite dalla legge, e con tanto di bollo già pagato per il primo anno d'uso . E con un miracolo di organizzazione, altri ancora regalavano aringhe purgative, per evitare che a furia di astinenze, la gente avesse a soffrire di costipazione . Gora scosse la testa ; con tutta quell'alluvione di bontà disinteressata, per gli alluvionatori era sempre Tempo d'infignere di non vedere , come recita il sonetto ( * ) . Ruscellò magnificamente incontro ad un nuovo giorno parcondicionante, lungo siepi di tassi e di oleandri profumati ; ed oltre l'agonia di un rutto - provocato quest'ultimo da un certo digiuno .

***** Gli archi d'autunno pulsavano liricamente in vaste malinconie, per cieli marmorei, su bacini di ore silenziose e chiuse . Lontano, un piccolo sole ristagnava sul bordo di un infinito raccolto, attraverso l'offerta di troppe colonne spezzate, portando con sè la memoria muta di come erano state le cose durante la notte . " Ah " riflettè, osservando un gruppo di frati intenti a man- dare al rogo un preservativo . " Ho colto la natura sul fatto ! " ( ** ) Adesso riusciva a distinguere in distanza le torri, tante tor- ri, occupate ad emergere dallo sfondo come gli alberi di un antico veliero ; e quel veliero era la sua citta', la città di Port - Amen .

--- ( * ) Cfr. Re Enzo, sonetto III, in L. Frati , " La prigionia del Re Enzo a Bologna ", Bologna 1902 . ( ** ) Cfr. Voltaire, " Micromegas ", cap. V .

O almeno cosi' aveva creduto una volta, quando la si chiama- va ancora col nome gallo-latino . Ma una gran parte di essa era ormai scomparsa, disciolta nella memoria, lasciando solo le ossa : mattoni ed intonaci rossi,muri che ricordavano ampi portici, spazi resi razionali un giorno dall'ingegno umano, ed ora relitti dimenticati sot- to le ortiche . Eppure . Eppure per quelle strade antiche, cosi' dense di odore di muffa e di muschio e di edere rampicanti, persino il vento fremeva ancora di parole e di passati e di altre realta' . Certo, adesso la moda era cambiata ; e nella societa' politicamente corretta, il dialogo televisivo consentito tra due innamorati si svolgeva all'incirca in questi termini : Lui ( rivolgendosi ulivamente a lei ) : " Ah, ranocchia solidale mia ! " Lei ( di rimando a lui, e con i verdi intercalati ) : " Ah, ippopotamo volontario mio ! " Ma lui continuava a preferire il tempo, in cui una ragazza, incerta tra due pretendenti, sceglieva quello col naso piu' lungo . ( * ) La civilta' definitiva non lo impressionava per niente ; ed il nome stesso di Port - Amen , per quanto appropriato , gli pareva abbastanza iettatorio . Grugnendo all'indirizzo dei benpensanti - quei tali che non mancano mai di bruciare l'incenso prima di ascoltare Wagner- e passi per Wagner! - si fece largo fino alle porte della citta' .

---- ( * ) Allude alla " Filippa combattuta ", testo dialettale bolognese di Giulio Cesare Croce .

Una specie di fortezza con patiboli, crocifissi e torrioni a forma circolare sbarrava la strada, impedendo alle insidie del mondo esterno di penetrare nella metropoli . Specialmente a quelle provenienti da Budrio . Numerose guardie armate fino ai denti vigilavano con cura . " Donde veniste, ah ? " lo interpellò uno sbirro, trapassandolo con lo sguardo . " Da Casalatch " rispose lui . " Straniero fu " riferì il cerbero ad un collega, che trascris- se debitamente la cosa su un considerevole registro . " Favorisse il passaporto " domando' con burocratica cortesia lo scriba . Gora dovette faticare un po', prima di convincere il funzionario della propria nazionalità ; anche perchè in tasca gli avevano trovato un frammento di menù - proveniente da una discarica - recante la criptica scritta " tot turtlèn ". Alla fine lo lasciarono passare, sia pure controvoglia . Il vecchio s'incamminò lungo un portico malconcio, interrotto qua e là da qualche statuina in terracotta, e magari da un af- fresco devastato dal tempo . Si consolò osservando che se l'arte antica stava andando in disfacimento, in compenso le nuove generazioni provvedevano ad assicurare un congruo rimpiazzo, producendo una massa incredibile di graffiti . Mentre gli extracomunitari pensavano a garantirne il riscal- damento, adattandosi a dormire ai piedi di questi . Gora socchiuse gli occhi, si gettò alle spalle l'illusione gloriosa dell'essere stati . Come suonavano quei versi ? " Io sono l'impero alla fine della decadenza Che guarda passare i grandi Barbari bianchi.." ( * ) La strada, o piuttosto il porticato, si snodava ora sinuosamente tra un numero prodigioso di chiese - molte della quali sconsacrate - ; tra conventi adibiti per fortuna ad altri usi, e privi ormai di aspirazioni alla santita' ; e vecchi palazzi dalle pretese nobiliari - alcuni perfino pregevoli . Ma tutte quelle costruzioni venivano intersecate da vicoli tenebrosi, echeggianti ancora del grido di persone accoltellate, neri di sangue sparso e raggrumato...oppure di roghi . Perche' Port - Amen era un universo a sè, isolato dal mondo ; e se il mondo fosse esploso, a Port - Amen nessuno se ne sarebbe accorto . Non lo riguardava . Port - Amen era tutto ciò di cui la gente avesse bisogno , tutto quanto le si concedesse di immaginare . Per gli abitanti non aveva alcuna importanza sapere se esistessero altre città, altri fiumi e boschi e laghi e oceani. Essi si godevano soddisfatti il proprio stile di vita . E basta . E tendevano ad accanirsi con spettacolare ferocia contro chiunque disturbasse il loro placido sonno . Gora si trovava ora nella piazza Maggiore - quella piana lastricata di porfido rosa e limitata da una foresta frastagliata di palazzi antichi e di torri, così calda ed unica e preziosa per chiunque sia nato lì .

--- ( * ) Cfr. Verlaine , " Langueur " , in " Jadis et naguère "

Ignorando l'espressione di raccapriccio dipinta sul volto degli astanti, il vecchio raggiunse il suo posto preferito . Attraversò la folla all'incirca come una corazzata attraversa una flottiglia di barche da pesca . Si dispose all'attesa - mentre tutti si scostavano con cura . Di fronte a lui, sotto un enorme baldacchino, l'imponente parata di politicanti, santoni, burocrati e soprattutto sbirri provvedeva a non fare dimenticare, che ciò che è delitto, quando a compierlo sia un privato cittadino, si chiama diritto, quando a compierlo sia l'Autorità . Ma nessuno badava a simili quisquilie, a Port - Amen . Tutti attendevano solo che gli lanciassero un po' di broda . Dall'alto . E il tempo passava .

***** Era il gran giorno, e perfino gli stabilimenti di Saxa Ruba fervevano di attività . Non per nulla erano quelli i luoghi, in cui duecentomila individui riuscivano quasi a svolgere il lavoro di cinquecento persone - beninteso, a spese della povera gente . Si verificarono con cura le luci, i suoni, e le confessioni politiche - senza per questo dimenticare l'equilibrio delle ( enormi ) prebende . Quando gli interessi di ciascuno lo vollero, tutto fu pronto . Sulla piazza dei Mille Sogni mille televisori giganti si accesero contemporaneamente , mostrando il volto del famoso conduttore , beniamino del pubblico - e soprattutto dei partiti - in formato 160 x 90 metri . Nelle case milioni di cuori di ragazzine palpitarono, mentre milioni di seni di matrone presero a sospirare drammaticamente . E milioni di uomini si ingrugnirono, intuendo la minaccia al proprio primato domestico . Poi le ballerine ballarono con conveniente pudicizia, esibendo i super mutandoni di recente introduzione ; mentre un'arzilla vecchietta vinse al quiz centomila confezioni di utilissimo cibo per cani bassotti . Infine la polizia mostrò in diretta la cattura di un famigerato evasore del bollo auto, il quale venne ucciso con superba efficienza dai reparti speciali, nell'atto di fare opposizione ( ovviamente, la telecronista ne approfittò per sfoderare un ottimo inglese della Ciociaria ) . Vi fu un attimo di tregua ; subito i mendicanti attaccarono a lamentarsi, ciascuno secondo la propria specializzazione . Cosi' gli sbasiti se ne rimanevano sdraiati a terra, i buatti scuotevano la testa, ed i ballarini simulavano il ballo di san Vito...senza che il pubblico ne restasse troppo impressionato, a dire il vero . ( * ) Ed ecco, il tono si alzò . Tutti si levarono in piedi acclamando, mentre el Presidente infliggeva loro la Sua milionesima omelia urbi et orbis ; e la Sua faccia occupava l'intera facciata della Torre Torquemada - o Torre della Giustizieria - senza per questo guadagnarne in estetica . Quel volto, perennemente intento a passarsi la lingua sulla dentiera, appariva singolarmente ripugnante, in un contesto così smisurato, pensò Gora tra sè e sè . Ma era più velenoso della suocera di un cobra . Gora stette attento a non lasciare trapelare i propri pensieri .

----- ( * ) Sbasiti, buatti e ballarini erano tre categorie " specializzate " di questuanti nella Bologna di un tempo .

Non teneva molto a cadere sotto gli artigli di integralisti, sbirraglia ed inquisitori assortiti, ansiosi di esercitare i propri talenti in materia di vilipendio, oltraggio, ed altre intollerabili minacce alla Civiltà - note altrove come libertà di pensiero e di parola e di critica e di stampa . Del resto, a Port - Amen non mancava chi era pronto a giurare come quella dentiera avesse separato il cielo dalla terra, creando il mondo . In effetti, l'aplat dei giornalisti portameniani ricordava da vicino quello dei pittori di Port Aven . A meno di Matisse, naturalmente . Nuovi rumori richiamarono Gora dalle sue meditazioni . Era giunta l'ora della Multimedialità Totale . Dalla torre opposta alla Giustizieria - la Torre Loyola - fece capolino l'immagine colossale di Sua Bobidissima Bontà Bibidi I, Primo profeta delle Sette Montagne, e Sommo Sachem della Pia Societa' Abracadabra . Sua Bontà accennò ad un benevolo gesto di degnazione . Prontissimamente, el Presidente, Sommo Garante della Repubblica, si prosterno' ai Suoi piedi, grato di cotanta magnanimità. Per la verità, lo fece sotto lo sguardo gelido ma trionfante di una specie di corte di rigattieri : individui abbigliati in modo stravagante, con la sottana ; ed agghindati con un mucchio di strambe cianfrusaglie, dall'aspetto costosissimo. Poi Sua Bontà accondiscese ad aprire la Sua bocca . Tutti trattennero il fiato per l'emozione, una statua si mise a piangere , e, insomma, il governo inventò un'altra tassa . Infine Egli annunziò al mondo la Multimedialità Totale . E la Sua faccia era meglio dell'ombelico di Venere .

***** Incombeva ormai un malinconico buio, quando il vecchio fu di ritorno al suo rifugio sotto il ponte . Era felice : aveva fatto un buon raccolto, e perfino Faccia- discrofa non ci trovò niente da ridire . Gora sedette sul giaciglio, scacciando con la mano qualche mosca ritardataria ; poi dispose con cura sul tavolo gli oggetti pazientemente recuperati . Perchè le fiamme non erano riuscite a distruggerli tutti. Certo, aveva dovuto durare fatica, per farsi largo tra l'italianità - sempre ubriaca di genuflessioni - che incendiava qualunque cosa, in ubbidienza alle Auguste Parole d'Ordine appena lanciate dalle Auguste Personalità sulla piazza . Eppure . Eppure ne era valsa la pena . Ne valeva sempre la pena . Aveva iniziato la sua raccolta all'inizio di quella storia , tanti anni prima, quando Port - Amen non si chiamava ancora così, e si poteva ancora consigliare ai ragazzi di usare i profilattici per difendersi dall'aids ; e nessun gesuita aveva ancora inventato le imperscrutabili vie della "bioetica". E poi . E poi erano accadute troppe cose, ed il livore verso il mondo di coloro che secondo Tacito " odio humani generis convincti sunt " ( * ) aveva finito per usurpare la libertà di tutta la nazione, in ogni aspetto della vita pubblica e privata .

---- ( * ) cfr. Tacito, " Annales ", XV, 44 .

Il morbo era giunto lentamente dall'Asia, di soppiatto, tanto sotterraneo e subdolo e osceno, da parere facile a debellarsi . ( * ) Invece era esiziale . Mai, a memoria d'uomo, si ricordava un simile flagello , apportatore di lutti così immensi ; mai, a memoria d'uomo, si erano viste tante stragi di povera gente ; tanta sanguinaria ferocia verso i propri simili ; tanto furore insensato ; e nessun medico poteva contrastare il male, perchè ci si trovava ad affrontarlo per la prima volta . Il cancro si manifestò dapprima in certi libelli repellenti e triviali e abominevoli ; ma subito si impadronì dei corpi, risalendo fino ai cervelli, per non uscirne mai più. Gli ammorbati erano divorati da un bruciore così ardente, che non riuscivano nemmeno a sopportare la vita di tutti i giorni, il mondo e la realtà stessa ; ed anzi, prendevano ad odiare a morte il proprio corpo e quello degli altri, negandogli perfino la normale funzione di cibarsi , e soprattutto quella naturale di riprodursi . Alla fine, fecero strage di milioni di vite in tutta Europa ed altrove, arrestandosi solo perchè non rimaneva più nessuno da assassinare ; e tormentarono fino all'inverosimile milioni di altre persone, rendendole peggio che morte . Ma i folli non se ne curavano : essi, che si limitavano a promettere un mare di delizie per quando nessuno avrebbe più potuto goderne, ed intanto imbandivano qui e subito le loro ricche tavole . E Galileo venne condannato, ed il Rinascimento ucciso . Non Big Bang, ma Big Gang .

---- ( * ) Cfr. Tucidide, II, 47-53 ; Lucrezio, VI, 1090-1226

Disgustato, distolse il pensiero da quei volti pallidi che ostentavano tanto il Bene, ed apportavano tanto Male ; da quelle mani ipocritamente benedicenti, e in realta' insozzate da tanto sangue ; da quei discorsi farneticanti, buoni solo a riempire di parole vuote il nulla . Ma ormai non badava neppure più a ricordare ; perchè tenere la memoria degli anni è un lusso superfluo in Italia, e quando si sia costretti a vivere alla giornata, impiegando tutto il tempo nella ricerca del cibo, tra gli avanzi dell' immensa discarica della Citta' Solidale . Là occorreva soprattutto lottare con i colleghi più giovani, con i gatti ed i cani randagi ; e con i topi . I topi erano i peggiori di tutti : se uno non stava attento, potevano saltare e morderlo al collo o al viso .

***** Non era sempre andata così , naturalmente . Perchè una volta aveva saputo scrivere, e aveva scritto . Solamente, oggi la scrittura non era più di moda . Solamente, oggi nessuno voleva più leggere . Perche' leggere è fatica, ed ogni pagina è una dura con- quista, e nella lettura non esistono scorciatoie privilegiate . Perche' il libro è uno strumento con cui pensare . " Non posso pubblicare il suo testo " gli rispondeva regolarmente l'editore multimediale . " Non è un copione tv, ma un volume da leggere per intero, senza neppure un'interruzione pubblicitaria - e addirittura senza una sola citazione degli angeli custodi - : si rende conto ? " Lui si rendeva conto ; ma come si fa ad infilare un manifesto per acquistare detersivi in un libro di poesie ? " Non posso pubblicare roba simile " continuava tipicamente l'editore . " Oggi non si legge più . Perfino nelle scuole, dopo la Ri- forma di Sussidiarietà, ci si limita all'alfabeto, e poi si passa subito alla tv ed al computer ." " Pensano loro a tutto : non ha visto i cartoni giapponesi sui Canti del Leopardi ? " " Dunque, dico io, è inutile insegnare a scrivere . Mi cre- da : la penna è uno strumento antidiluviano . " " Però insista " aggiungeva sempre, incoraggiante . " Se mi porterà un buon copione - tipo telenovela - , o magari un buono sketch - in cui ovviamente sia presente almeno un prete - lo esaminerò volentieri . Io credo nei giovani " Ma lui non era capace di creare telenovelas o inserzioni pubblicitarie . Non riusciva nemmeno ad usare un computer ; e la televisione lo annoiava . Così continuò a scrivere con la sua antiquata stilografica pagine e pagine che nessuno avrebbe mai letto . E in quanto agli angeli, preferiva lasciarli là dov'erano : non avrebbe saputo che farsene .

***** Chissà se gli sarebbe mai stato dato di terminare quella sua raccolta senza senso, che destava tanta ilarità tra gli altri paria . Si lasciò andare contro lo schienale di pietra e cemento . E tuttavia . E tuttavia non poteva farne a meno . Perchè si trattava di qualcosa di più forte di lui ; qualcosa che in ordine di importanza veniva ben prima di lui , e che lo trascendeva . Respirò a fondo, stringendo il bordo del tavolo ; e il mondo prese a vorticargli attorno . Erano volti, erano voci, erano emozioni . Ed erano anni . Anni svanenti in una nebbia d'autunno , nell'unità triste dell' oblio ; anni ridotti all'ombra terribile di ciò che erano stati ; e che ora vagavano disperati qua e là lungo viali spogli, cercando invano il ricordo di se stessi . Si riscosse, tornando al presente : una mano gli stava tirando la manica . Era Valentina, la bimba cieca dei suoi vicini . " Tieni : ho una cosa per te " disse la piccola, con sempli- cità impaziente . Si frugò nelle tasche del grembiulino, ed estrasse una vio- letta , offrendogliela . Il vecchio sussultò, interdetto . Prese in mano il fiore, ne contemplò i colori , che la bambina non avrebbe mai potuto vedere . " E' bellissima " mormorò . Non trovava le parole . " E' il dono più bello che mi abbiano mai fatto " Di nuovo sentì il bisogno di respirare a fondo, mentre un nodo di commozione gli serrava la gola . Pensò all'Armonia Verde, pensò all'Armonia Rosa ( * )

---- ( * ) Due delle Ninfee di Monet .

Forse , riflettè , osservando la sua giovane amica . L'aria della sera andava rapidamente rinfrescando ; e qua e là i paria stavano accendendo dei fuochi . Ne accese uno anche lui . " Forse ho anch'io qualcosa per te " disse con dolcezza . Coprendosi le spalle doloranti con un vecchio straccio , afferrò uno degli oggetti che aveva salvato a fatica nell'antico edificio, devastato a fondo dai campioni della Multimedialità Totale : l'edificio chiamato un tempo Archiginnasio .
E alla luce tremolante lesse :
" O creatura di un vecchio cieco ,
A quale terra, tra quali uomini
Siamo giunti, Antigone ? " ( * )

( * ) Sofocle, " Edipo a Colono " , vv 1-2 ( traduzione dell'Autore )

Sergio Spinella


Racconto N. 5 da Arnaldo Demetrio

Il Museo delle Religioni (Racconto)

Xavier lo vide arrivare e si allontano' dal bancone del bar, lasciando a meta' il suo Astro Martini.
--Magnus! Come stai? Sembri in gran forma!--esclamo' dirigendosi verso l'amico che stava arrivando. Magnus, il suo amico, lo abbraccio' con slancio e gli diede una grossa manata sulla spalla.--Xavier! Vecchia locomotiva! Aspetta, aspetta---e si interruppe, fingendo di riflettere e alzando gli occhi al soffitto--Quant'e' che non ci vediamo? Mi sembra...si, sono circa due anni, vero?--- L'amico, tornando a sorgeggiare l'aperitivo e ordinandone uno per Magnus, disse---Si', piu' o meno due anni, da quando ti venni a visitare al cantiere dell'Opera Civica a Milano---Magnus si accomodo' sullo sgabello di fronte al bancone:---Si', quella e' stata l'ultima volta. A proposito, sai che e' venuto una meraviglia? Ho apportato le modifiche che mi avevi suggerito, e devo dire che avevi visto giusto. Dall'inaugurazione ci sono stati circa 40 concerti di musica eco, 14 convegni internazionali, piu' di 30 mostre d'arte e 64 eventi sportivi. E naturalmente tutte le altre attivita' quotidiane previste dalla Fondazione Uomo Nuovo---
I due amici continuarono a conversare per qualche minuto.--Bene, ora e' venuto il momento di iniziare la visita a cui ti ho invitato--disse, a un certo punto, Xavier lasciando il bancone del bar. Magnus esclamo', a sua volta scendendo dallo sgabello:---Certo, vediamo un po' questo Museo delle Religioni!---
I due si diressero verso gli ascensori.--Sapendo cosa dobbiamo vedere, con quelli facciamo prima--disse Xavier.
Gli ascensori erano dotati di un motore gravitazionale, un'invenzione del 2080 DNC (Dopo la Numerazione Convenzionale). All'interno un pannello riportava l'ubicazione di tutte le stanze del museo: scegliendone una l'ascensore, senza cavi ne ruote, si sollevava da terra a una determinata altezza, in modo da non ostacolare i visitatori, e si recava senza rumore alla destinazione stabilita, scendendo dolcemente fino al pavimento. Per superare i vari piani utilizzava il pozzo centrale, largo una trentina di metri, su cui tutti i piani si affacciavano. All'inizio gli ascensori, ancora non perfezionati, ogni tanto si bloccavano per l'interruzione dell'alimentazione dei circuiti, crollando rovinosamente a terra. Per fortuna le imbottiture esterne avevano sempre evitato vittime.
--Allora non visitiamo tutto?--chiese Magnus, guardando all'esterno della parete di vetro dell'ascensore.
--Scherzi? Ma sai quante religioni e culti ci sono stati sul pianeta fino a non molti decenni fa? Non basterebbe una settimana a visitare tutto il museo!---rispose ridendo Xavier--No, visiteremo solo alcune stanze.--
I due, scesi dall'ascensore, cominciarono a passeggiare nella sala circolare. Xavier, indicando le vicinanze, disse:---Vedi? Tutte le sale sono circolari. Al centro c'e' l'installazione su cui viene proiettato l'ologramma principale, nelle postazioni semicircolari tutt'intorno vengono proiettati gli ologrammi inerenti allo stesso argomento, che illustrano scene, modi di vita e concetti relativi alla religione in argomento--
Magnus chiese:---Qual'e' l'argomento di questa sala?-- L'amico, dirigendosi verso il centro della sala:--Il buddismo. Una religione estinta nel XXI° secolo. Era molto complessa, da alcuni definita piu' che altro una filosofia, da altri addirittura una religione atea. Certo e' che aveva molte correnti al suo interno.--
--Cosa rappresenta l'ologramma?--chiese Magnus, ammirandone i molti colori. Xavier disse:--Al centro c'e' il profeta, Buddha appunto, che ricevette l'illuminazione. Tutt'intorno vengono rappresentati i concetti di questa religione che, non facendo proseliti, non cercando di convertire nessuno e cercando invece di dialogare con tutti non resse l'urto di religioni ben piu' aggressive, come l'islamismo, l'induismo e il cattolicesimo. Fra gli ultimi seguaci di questa pacifica religione ci fu il famoso gruppo di monaci che si diede fuoco in Piazza San Pietro, a Roma nel Paese che allora si chiamava Italia, quando ancora c'era lo Stato del Vaticano. Fu all'incirca nel 2060 DNC.
Giunti nella sala dedicata al cristianesimo videro che le nicchie nei muri laterali erano piu' numerose che nell'altra sala. --E' perche' il cristianesimo ha avuto un numero incredibile di confessioni, eresie, scuole di pensiero..--disse Xavier, prevenendo la domanda che l'amico stava per fargli. Xavier conitnuo'--Derivava direttamente dalla religione ebraica, e il suo profeta, Gesu' Cristo di Nazareth, per alcuni era direttamente parte della divinita', costituita dal Padre, il Dio principale che aveva nome Jehowa o Jahve per gli ebrei, il Figlio, che appunto si sarebbe incarnato nel Cristo per salvare il genere umano, e lo Spirito Santo, di solito rappresentato sotto forma di una bianca colomba. Per altri invece Gesu' era semplicemente uno dei tanti profeti. Altri ancora non credevano nella Trinita', e cosi' via--
Magnus si avvicino' all'ologramma, in cui erano raffigurati diversi personaggi--Ma infine, qual'e' la verita'?--Xavier rimase perplesso lisciandosi il mento con la mano:--In campi come questo parlare di verita' e' un azzardo. Ma gia' si sapeva da diverse fonti, e nel XX° secolo queste versioni tornarono fuori dall'oblio, che questo tale Gesu', che era figlio naturale di Maria, che aveva dovuto sposarsi con il falegname Giuseppe, ben piu' anziano di lei, dai 14 ai 30 anni si reco' in oriente, nel Kashmir, gia' insediamento ebraico, e nel subcontinente indiano, dove segui' gli insegnamenti di alcuni maestri spirituali indu' e dove si specializzo' nello studio degli antichi Veda.--Xavier volse lo sguardo intorno nella stanza--Fini' la sua predicazione in Galilea con l'arresto, la tortura e la crocifissione che non prevedeva affatto l'uso dei chiodi, come i cristiani poi sostennero, ma che, anzi, contemplava il rilascio del prigioniero se questi sopravviveva almeno 3 giorni sulla croce. Sembra in realta' che, prima ancora di questo termine, venne fatto scendere dalla croce dai suoi discepoli, che poi raccontarono la favola della sua deposizione nella tomba e la sua resurrezione. In realta' sembra ormai accertato che egli si recasse di nuovo verso il Kashmir, seguito dalla madre Maria, che mori' nel Pakistan e di cui fu trovata la tomba, e da Maria Maddalena, che altri non era che la sua compagna. Visse a lungo, sempre predicando, e mori', pare, intorno agli 85 anni. Tra gli arabi fu conosciuto come Yussuf e considerato un grande saggio. La sua tomba esiste tutt'ora, sotto quella di un mussulmano, a Shrinagar. Di questa storia si e' a lungo parlato e approfondite spedizioni scientifiche e ricerche nei testi ne hanno dimostrato l'attendibilita'.--
Guardo' l'amico e gli disse--Comunque, Magnus, penso che tu ne sappia abbastanza su questo argomento, vero?--
Magnus lo guardo' sorridendo:--Si, certo. Fin troppo. Passiamo oltre, va--
Entrarono nella sala successiva. L'ologramma al centro era terrificante: scene di devastazioni, di guerre, di carestie, di interi Paesi distrutti. Xavier, cupo in volto, disse:--Qui lascio parlare l'audio preregistrato--
Su un ripiano c'era un'area circolare che diffondeva una luce rossa. Lui ci passo' la mano sopra, l'area circolare divenne verde e una voce si comincio' a sentire. I diffusori audio, talmente avanzati che si erano ridotti a delle lastre con un spessore di pochi millimetri, erano disseminati nelle pareti e sul pavimento. Venivano attivate dal pulsante che Xavier aveva sfiorato ma anche dalla presenza stessa delle persone, cosi' che ognuno poteva sentire la voce narrante come fosse proprio accanto a se.
La voce continuava a parlare:--........Nel 2065 DNC le nazioni occidentali stavano sperimentando una terribile arma biologica, in grado di scatenare un virus sconosciuto e letale come mai altri prima di allora. La notizia divenne pubblica e provoco' molte reazioni: la stragrande maggioranza della popolazione pensava che quest'arma fosse destinata ai paesi arabi. Ma evidentemente i paesi arabi fondamentalisti, coi loro servizi di spionaggio, ne erano venuti in possesso. E fu cosi', improvvisamente, che tutto comincio'. Non si seppe mai chi fece la prima mossa, sta di fatto che contemporaneamente, negli USA e nei paesi arabi, vennero fatte esplodere queste armi micidiali, che altro non erano che i vecchi razzi nucleari, la cui testata era stata modificata per l'occasione. L'epidemia, che provocava la morte in tempi rapidissimi sotto forma di una forte febbre, esplose nei due continenti con una velocita' rapidissima. Ci furono decine di milioni di morti, e quello che ne segui' fu ancora piu' spaventoso. La convivenza civile venne meno, l'economia crollo', la delinquenza e la violenza assunsero livelli mai raggiunti. Naturalmente e' superfluo aggiungere che nemmeno una voce, ne da parte dei mullah mussulmani ne da parte dei sacerdoti cattolici, si levo', prima del disastro, a scongiurarne il verificarsi. Anzi, da entrambe le parti molti soffiarono sul fuoco dell'intolleranza religiosa e razziale, accendendo ancora di piu' gli animi.
L'epidemia duro' diversi mesi, intere popolazioni furono decimate. Gli USA, l'Iran, l'Iraq, il Pakistan e Israele cessarono di esistere. Il territorio degli Stati Uniti d'America, dopo dieci anni, fu dichiarato di nuovo abitabile dagli esseri umani e inglobato nella Confederazione Nord Americana di nuova costituzione, con una iniziativa presa dal Canada con l'assenso delle Nazioni Unite. Poiche' il virus aveva effetto solo sugli uomini la vegetazione e la fauna degli ex-USA diventarono lussureggianti. Di nuovo le praterie si popolarono di bisonti e fu allora che i nativi americani, rifugiatisi da tempo in Canada, ripresero possesso delle terre dei loro avi sotto gli auspici dell'intera comunita' internazionale.
In Asia, invece, i territori rimasti spopolati passarono direttamente sotto il controllo delle Nazioni Unite, che iniziarono un programma di riorganizzazione economica e agricola in grado di creare un nuovo Paese, fertile e ricco.--
Magnus era rimasto assorto ad ascoltare:--Sapevo queste cose, ma sentirle raccontare cosi' e' veramente incredibile--disse, mentre le immagini continuavano a cambiare davanti ai loro occhi.
La voce continuo':--Di fronte a un disastro cosi' grande la popolazione, soprattutto della vecchia Europa, prima resto' perplessa, poi comincio' ad inquietarsi, quindi esplose nella rabbia. L'Islamismo e il cattolicesimo furono accusati di essere complici del genocidio, gli stessi loro aderenti si ribellarono e le due religioni furono spazzate via in pochissimo tempo. Gli Stati Uniti d'Europa, che proprio in quegli anni si costituirono sotto la pressione delle masse, dichiararono decaduto lo Stato del Vaticano e lo assorbirono all'interno della Federazione Italiana. L'ultimo papa, Franco I°, perse ogni autorita' e rimase a capo di una sparuta minoranza di irriducibili, la cui sede venne ospitata, per pochi anni ancora, da Andorra. L'Islamismo, d'altro canto, diminui' enormemente la sua diffusione e il suo posto venne preso dall'induismo, dall'ateismo e da vari culti minori, rimasti in sordina per secoli.--
--Certo che e' veramente consolante ricordare che ci vogliono sempre grandi disastri per provocare grandi cambiamenti--disse Magnus con un tono triste nella voce. Xavier, avvicinandosi alle nichhie nelle pareti, rispose:--Ma e' sempre stato cosi', infatti. Ma devi anche considerare che sono passati secoli di guerre e persecuzioni e sembrava che fosse la norma. Basta vedere la storia dell'islamismo, per rendersene conto--Passarono cosi' un po' di tempo a vedere gli ologrammi che descrivevano le interminabili guerre di conquista promosse dai paesi islamici, le stesse guerre ma promosse dai cristiani e chiamate 'Crociate', gli stermini reciproci, il terrorismo integralista del secolo XX°, proseguito poi nel fanatismo del XXI°.
Magnus ad un tratto intervenne:--Certo che lo stesso sistema energetico cambio' radicalmente. L'epidemia provoco' il collasso dei pozzi petroliferi, non si estrasse piu' petrolio e ci fu una carenza di carburante che mino' alle basi tutta l'economia occidentale. E fu a quel punto che i cosiddetti paesi del 'Terzo Mondo', risparmiati dal disastro, fecero la mossa vincente--
--E' vero--disse Xavier, dirigendosi verso la sala successiva--gia' nel Brasile del XX° secolo si estraeva alcool da alcune colture vegetali che abbondavano, e si utilizzava questo alcool per quei primitivi mezzi di locomozione chiamati 'automobili'. Gli Stati Uniti, insieme ai grandi monopoli mondiali, imposero al Brasile di non esportare automobili ad alcool, in modo che il grande business del petrolio continuasse a proliferare. Ma con l'epidemia diversi paesi imitarono l'esempio del Brasile: le colture per produrre alcool si estero a gran parte dell'America Latina, dell'Africa e dell'Asia, la produzione di automobili ad alcool aumento' e l'esportazione coinvolse quasi tutto il pianeta. L'economia mondiale ne fu sconvolta. I grandi monopoli legati al petrolio crollarono, i Paesi prima arretrati si presero la rivincita monopolizzando l'industria dell'alcool e per fortuna la democrazia che, sotto la sferzata del disastro appena passato, si era realizzata in quasi tutti i paesi riusci' a fare in modo che il benessere raggiunto coinvolgesse abbastanza equamente la totalita' della popolazione. E per fortuna l'alto incremento demografico del periodo anteriore al disastro non si ripropose. Nel volgersi di un secolo la popolazione mondiale diminui' consistentemente e, di conseguenza, il livello di benessere aumento' in proporzione--
Magnus si rivolse all'amico:--Senti, perché non andiamo subito all'ultima sala? Mi sono accorto di essere in ritardo a un appuntamento di lavoro-- Xavier si guardò intorno per ricordarsi il percorso:--Si, ora ricordo, possiamo arrivarci subito--
Le sale erano collegate tra di loro in modo incrociato e poterono arrivare all'ultima velocemente.
--Questa e' l'ultima sala, che spiega la situazione attuale--disse Xavier--Naturalmente sai benissimo che, circa 20 anni fa, le ultime rilevazioni statistiche indicavano che, a livello mondiale, le religioni erano ormai tutte in fase di progressiva estinzione, di pari passo con l'enorme progresso culturale e scientifico che aveva coinvolto tutta la popolazione del pianeta, soprattutto dopo che le Nazioni Unite si erano date un effettivo Governo Mondiale che, pur lasciando ai singoli Paesi o, meglio, alle Federazioni dei singoli Paesi, grandi autonomie decisionali e culturali, unificava gli indirizzi economici e politici del Pianeta per la prima volta nella sua storia--.Magnus si ravviò i lunghi capelli:--Certo, e poi la colonizzazione dei pianeti aveva portato nuove materie prime senza bisogno di continuare a distruggere le ormai scarse risorse terrestri--
L'amico si avvicinò all'ologramma centrale:--Come puoi vedere, qui sono rappresentati in breve successione i riti tuttora presenti. Le religioni neopagane hanno già da molti decenni ripreso seguito, soprattutto quelli legati, in modo trasversale, a quella che viene da molti semplicemente definita la Tradizione. E' questo infatti il collante che tiene uniti da un filo inestricabile religioni e culti apparentemente così distanti. Le divinità dell'antica Grecia e la pedissequa imitazione che ne fecero i Romani, così come le religioni fenicie e babilonesi, quella dei vichinghi e quella dei celti, insieme a molte altre. Senza dimenticare i culti degli Alieni ed Extraterrestri, nonostante che i contatti avuti nell'ultimo secolo abbiano mostrato che sono ben diversi da come alcuni se li immaginano--
Magnus stava sorridendo:--E' vero. C'e' gente che vuole credere per forza nelle proprie fantasie, nonostante la stessa realtà quotidiana le smentisca puntualmente--
--Infatti--disse Xavier--Ci sono anche rinati culti panteisti e addirittura delle religioni, per così dire, 'agnostiche', che fanno dell'indeterminatezza e dell'inconoscibile il proprio fondamento. In ogni caso, mettendo insieme i nuovi riti e i resti di quelli vecchi, le ultime rilevazioni hanno mostrato che i credenti, a vario titolo e a livello mondiale, si attestano sul 20% circa della popolazione--
Magnus si stava dirigendo già verso l'uscita e, a mo' di congedo, si rivolse all'amico:--Bene. La visita e' stata molto interessante, e conto di rifarla più approfondita in un altro momento. Possiamo comunque dire che, anche se sopravvive una minoranza di credenti, l'importante e' che questi, divisi tra loro, non costituiscano più, come in tutta la storia passata dell'umanità, quel pesante fardello di superstizione, intolleranza e violenza, oltre che di oscurantismo e politica connivenza col potere che, per fortuna, ci siamo lasciati alle spalle!--
Xavier lo salutò calorosamente all'uscita e gli disse:--Già. Ma ricordati, amico mio: sempre in guardia!--

Arnaldo Demetrio


Racconto N. 4 da Sergio Spinella

S E R E N D I P I T Y (Racconto)

I riflessi color zafferano che dalla finestra illuminavano la stanza si accordavano benissimo con la faccia olivastra del Commissario .
Quest'ultimo era un ometto dotato di una buffa testa a cipolla,
con gli occhiali tristi e un barbone piuttosto drammatico .
Ci fissò con cordiale durezza, mentre sorseggiava il suo tè accuratamente analcoolico .
Sì, dovunque andiate, l'Autorità è l'Autorità .
" L'immigrazione clandestina è un reato assai grave " proclamò .
Fece tintinnare un paio di manette dall'aspetto quanto mai solidale e volontario .
" Ve ne rendete conto ? "
Il silenzio attorno a noi divenne addirittura cantabile .
Ancora intirizzito dall'acqua dopo il bagno nell'acqua gelida,
mi avvolsi meglio nella coperta .
Cercai le parole adatte, anche a nome degli altri .
" Signore, noi siamo dei profughi "
Il Commissario cominciò ad effettuare dei graziosi movimenti con le sopracciglia, mentre alle sue spalle il grugno del Grande Imam ci fissava da un quadro con ghigna gestapesca .


" Andiamo, chi volete fare fesso ? Ogni notte arrivate qui a migliaia, e tutti profughi : cosa c'è sotto ? "
Respirai a fondo .
In basso, nella penombra viola e verde, qualche ragno si agitava sulla muffa della parete .
" Signore, nel nostro paese siamo affamati e senza lavoro : i preti ci derubano di tutto ; e poi le suore hanno la patente !"
Il Commissario sbuffò - azzannando un altro pasticcino .
" Ma io stesso ho sentito il vostro papa-presidente parlare in televisione con soave bellezza, durante le esternazioni igieniche
domenicali "
" Per questo siamo fuggiti dall'Italia ."
Fuori, scendeva un tramonto in cui le case si facevano rosse .
" Signore, in nome del diritto all'Emancipazione Civile noi chiediamo asilo religioso alla Repubblica Islamica di Talebania"

Sergio Spinella


Racconto N. 3 da Emanuele Ferroni

RAGIONO, RAGIONO..... (Racconto)

Caterina e Margherita avevano occhi azzurri, un carattere dolce, sensibile. Niente di più di due gemelle di 14 anni come tante. Bambole di pezza, (non più belle, non più brutte di quelle di Loretta, l'amica bionda rimasta a casa), erano loro compagne di giochi. Fino a pochi mesi prima il mondo era stato bellissimo, spensierato, luminoso, profumato di torta alle mele. Due bambine in questo mondo, che ridevano tanto e piangevano quando, cadendo, si sbucciavano le ginocchia.
Ora, in quella stanza scura, avevano smesso di piangere da molti giorni. Non piangevano più nemmeno allora, tra le braccia rudi di due uomini e una donna che le tenevano ferme, immobili. Non piangevano perché non vi è anima che possa comprendere ciò che le circondava (Auschwitz, 1944). Non piangevano, mentre un ago entrava nella loro carne, e un filo le cuciva, e il sangue usciva, e le loro carni si univano, aderenti, in un atroce dolore. L'uomo vestito di bianco ridacchiava. Le aveva spogliate nude, e con ago e filo ora le cuciva, per vedere cosa succedeva. Le cucì, ridendo, dalle spalle al polso, dalle ascelle alle caviglie…

"Grazie Signore per questa bella giornata che ci hai regalato. Grazie per l'amicizia che ci lega, per il cielo stellato che ci doni questa sera…"


…Rideva, rideva, anche perché gli tornavano in mente i gemiti di Antonio, qualche giorno prima, su quello stesso tavolo. Antonio aveva 8 anni… Lui pianse, sì, Antonio pianse. L'uomo vestito di bianco aveva in mano uno strumento di ferro, freddo e tagliente. Antonio aveva braccia a gambe sottili, non più belle, non più brutte di quelle di Giovanni, l'amico del cuore che era rimasto a casa. Ma quell'uomo le volle per sé. Non ci mise tanto, perché erano sottili. Le tagliò, segandole come un ramo d'albero. Prima le gambe, poi le braccia. Antonio piangeva, poi svenne per il dolore. L'uomo un po' si infastidì per questo, e terminò mugugnando il suo lavoro. Aprì un sacco dell'immondizia e vi gettò le due gambe e le due braccia di Antonio… Antonio visse ancora per due giorni, poi morì, a 8 anni…

"Grazie Signore per la salute. Ora, ti prego, fa che Mattia, il mio amico, guarisca dal suo male. So che mi ascolterai, perché tu sei buono. Così potremo tornare a correre nel prato………
Grazie! Grazie o Signore misericordioso, perché ora Mattia sta bene. Tu hai ascoltato le mie preghiere. Tu, immensamente buono! "


Si sa che la mente di un bambino appena nato non possiede ancora la facoltà di ragionare. Chissà allora cosa saranno state per John, quelle poche ore in cui sfiorò questo mondo. L'istinto di cercare un seno fu l'unico gesto del diario della sua vita. Abbandonato sanguinante, dietro un muretto (Italia, 2002), col cordone ombelicale ancora attaccato al corpo, John si congedò dalla vita, senza sapere cosa fosse la vita. Morì di fame, di freddo, coperto dalla polvere… Alcune migliaia di chilometri più a sud (Africa, 2002), Jalan lottava con le mosche e con un ventre sempre più gonfio. Al suo fianco, questa volta, una madre premurosa e disperata, senza latte al seno, senza pane, senza acqua. La morte, sotto il sole ardente, arrivò per Jalan a pochi mesi, tra le braccia della madre. Lei, morì pochi anni più tardi, dopo una vita in cui aveva perso quattro piccoli figli, per i quali aveva pregato…

"Signore, ti ringrazio per il figlio che ci hai donato, così bello, così dolce. Fa che cresca in forza e salute, e che la vita gli sorrida sempre. Noi lo affidiamo a Te, immensamente buono e misericordioso………
Grazie Signore per la gioia che ci regali ogni giorno attraverso nostro figlio, nostra gioia, nostra consolazione……… "


Papa Giovanni Paolo II (23 luglio 2003): "Il Creatore si preoccupa di procurare cibo anche ai più piccoli viventi…"
Coscienza: - Perché dire questo? Perché mentire?

…(Ungheria, 1942). Paziente, Giuseppe, in fila aspettava il suo turno. Sarebbe stato uno degli ultimi, per cui ebbe il tempo di vedere tutto. Alex, 19 anni, camminava al fianco di Greta 22 anni, che teneva in braccio Gilberto, il suo bimbo di 24 giorni. Bisognava fare in fretta, per cui Alex pensò, per accelerare i tempi, di fare una cosa: tolse Gilberto dalle braccia della mamma, lo prese per i piedini e, spenzolante, gli sparò un colpo di pistola. Poi, lo gettò a terra. Ora, bisognava fare quei cento metri che, diligentemente, ogni uomo , donna, bambino, doveva percorrere per giungere alla grande fossa che era stata scavata per l'occasione, camminando a fianco del ragazzo che li avrebbe accompagnati alla fine, con un semplice colpo di pistola. La fossa si stava piano piano riempiendo e, mentre camminava, Alex guardava Greta, pensando che in fondo non era male. Ma non aveva tempo per stuprarla, sarebbe stato punito. Arrivarono a destinazione, sull'orlo della fossa; Alex alzò il braccio…(Greta aveva avuto una vita molto bella. Viveva in un paesino di poche centinaia di abitanti. Le piaceva studiare ed era diventata maestra alle scuole elementari. Quando aveva 17 anni aveva conosciuto Gabriele, con cui era stata fidanzata per tre anni. Poi si erano sposati, e in quei 24 giorni Greta aveva allattato Gilberto regolarmente, ogni tre ore. In genere Gabriele prendeva in braccio Gabriele dopo la poppata, dandogli piccole pacche sulla schiena, fino ad ottenere il "rottino". Greta e Gabriele volevano avere molti bambini…)PAM!! Ora, per la settima volta, Alex doveva tornare indietro per scegliere un'altra persona. Scelse Giuseppe, un robusto signore di 37 anni che, senza fare storie, raggiunse gli altri…

"Beati gli ultimi perché saranno i primi…" Questa è logica, questa è matematica. Forse se sarò paziente e fortunato, un posto riuscirò a trovarlo. E' logica… Qui sulla terra sono tra i primi in assoluto. Aspetterò paziente…
Dio, mi hanno detto, non ha nulla a che fare con la logica. Dio è Amore, con la "a" maiuscola.
Ragiono, ragiono…

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Seduti in cerchio ci sentiamo felici. Sentiamo che stiamo vivendo una bella storia. Ci sentiamo grati a Dio, ed esprimiamo questo sentimento con una preghiera:
"…e ringraziamo il Signore, che ci ha fatti incontrare, che ci regala questi momenti…"………………………………………………………………………………………………………

Carbognano (Rn), 2003: (Incontro giovani: l'intimità di un ragazzo) "…Quando ti ringraziamo, Signore, io non ce la faccio a ringraziarti. Preferisco pensare che non sei tu a darmi tutto questo, anzi, penso che tu non centri nulla. Se viviamo questo bel momento è perché, per puro caso, siamo nati in famiglie benestanti, in un periodo storico di democrazia che permette agli uomini di incontrarsi liberamente, in un periodo di prosperità, dove possiamo permetterci beni di ogni tipo, dove possiamo permetterci di mangiar fuori ogni volta che lo vogliamo. Tutto ciò è stato conquistato dai nostri nonni, dai nostri padri. Non dipende da te, non avrebbe senso. Quando, davanti ad una tavola apparecchiata, gli amici ti pregano e ti ringraziano io, nel mio cuore, non lo faccio. Magari, si, penso a chi di cibo non ne ha… Ma non sei tu ad averci dato tutto questo, non sarebbe giusto, non avrebbe senso. Ringraziandoti, forse dimostrerei di avere una visione limitata ed egocentrica del mondo; sarei un illuso, che crede che un Dio abbia influito nel far sì che le mie giornate siano belle e prospere. E per quale motivo? No, Dio, tu non centri nulla…"

Nel mondo, il 20% della popolazione consuma l'83% delle risorse…
Nel mondo, il 20% della popolazione ringrazia Dio prima di consumare l'83% delle risorse…


"…e poi perché dovrei sempre ringraziarti? Tu, così buono, cosa te ne fai di tutti questi "grazie". Quando un uomo fa qualcosa col cuore, non vuole sentirsi dire grazie, si imbarazza. Certo, è educazione. Ma tu hai bisogno di queste formalizzazioni? Se mi hai creato, vivere al meglio la mia vita sarà il mio ringraziamento. Allora la mia preghiera sarà il mio mangiare, il mio respirare; pregherò lavorando, amando, riposando, correndo. Non credo tu voglia tanti fronzoli.
Viviamo con una celata sensazione: che la vita sia una ruota. Che il male che qualche volta dobbiamo affrontare verrà, in qualche modo, prima o poi, riscattato. Tutto ciò deriva anche da una interna fiducia che viene dalla consapevolezza del bene che Dio ci vuole. Ogni tanto, nelle nostre vite, succedono cose bellissime. Il pensiero può allora volare a Dio, quale fonte assoluta del bene; a Lui ci rivolgiamo e intimamente lo ringraziamo:
- "Grazie! Per la vita che mi regali ogni giorno!"
- "Sapevo che non mi avresti abbandonato!"
Non c'è nulla di male, anche perché poi, nei momenti di sofferenza, ancora una volta ci rivolgiamo a Dio:
- "Allontana da me questo calice…Però, sia fatta la Tua, non la mia volontà."
- "Se questa sofferenza fa parte del tuo disegno per me, io la accetto…"
Dio, nel bene e nel male, Dio Onnipotente, Dio Onnisciente, Dio che "avevi scritto già…".
Io, però, non ci sto dentro, non mi va, non mi entra…"

"…ma in tutto questo male, Dio dov'è?"
"Dio ha lasciato libertà all'uomo. Purtroppo il male fa parte della vita…"

Un uomo, un ebreo, che stava vivendo di persona la realtà di Auschwitz, un giorno disse ad un compagno: "Dio… Ormai ho smesso di crederci da un pezzo…". Attorno a lui nulla aveva più senso. Egli cercava di ragionare, ma giungeva sempre alla stessa conclusione: "O Dio non esiste, oppure non può far nulla per gli uomini. No, non può essere vera la terza ipotesi, quella in cui credevo fino a ieri. Mi spiegavano che Dio sa già tutto di noi, che ci ha donato la vita, ma che quando il suo disegno lo prevede, ce la toglierà. Mi hanno insegnato a ringraziare Dio per le cose belle: perché è Lui che me le dona. Mi hanno insegnato a pregarlo anche per le cose meno belle: perché anche Gesù si abbandonò alla sua volontà, nel momento di massima sofferenza. Mi hanno insegnato a prendere esempio da alcune figure che, nella sofferenza, si sono affidate a Dio, lo hanno ringraziato comunque. Io, ora, dico che quelle persone dovevano ringraziare se stesse, per la forza di volontà che avevano, per il carattere, per il coraggio… Ciò che ho visto, con questi occhi, non può un Dio disegnarlo…Mi dicono che Dio ha lasciato all'uomo il libero arbitrio… Allora decidetevi. No, Dio non può intervenire qua o là, quando Egli crede. Ho visto famiglie intere sterminate: libero arbitrio degli uomini. Ho visto un uomo guarire da un brutto male: bontà immensa di Dio, che ha ascoltato le sue preghiere…No, Dio non esiste! Ciò che vedo con i miei occhi ne è la conferma!"

"Beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno…"


Cinquant'anni dopo, con un amico sotto le stelle, Marco provava a guardare oltre:
Marco: "Se ci pensi, Luca, l'uomo da quando è sulla terra si è sempre rivolto ad un qualcosa di soprannaturale. Ciò che non capiva, ciò che temeva, come il fulmine, il fuoco, il sole, furono le prime divinità. E' un istinto innato nell'uomo, forse perché egli, effettivamente, si sente così piccolo, così vulnerabile sulla terra, che diviene una necessità rivolgersi a qualcosa di superiore, di più potente, a cui affidarsi. Ricordi quello che studiavamo a scuola? L'uomo offriva a Dio animali in sacrificio, per ottenere la sua benevolenza e assicurarsi una buona caccia. C'è anche nella Bibbia questa usanza: l'uomo offre sacrifici a Dio graditi. Per conquistare la sua benevolenza, per dimostrargli la sua fedeltà. E' interessante vedere come il rapporto tra Dio e uomo si sia evoluto nel tempo, ma non sia mai scomparso. Sono nate tante religioni diverse, il Cristianesimo stesso si è suddiviso in vari rami, ed in effetti, la caratteristica di ogni "fede" è quella di avere dei "fedeli" molto convinti di ciò che professano, i ciò che, per la parte più sostanziale, è un insieme di convenzioni fatte dall'uomo per l'uomo. Chi crede a Maria, chi non ci crede, chi crede nel Papa, chi no, chi Dio lo chiama Signore, chi Allah, chi Buddha. Oggi, per fortuna, sempre di più cresce il rispetto per le fedi altrui, ma di fondo, giustamente, rimane una convinzione che, comunque, la propria religione sia quella giusta. Ed è normale che sia così. Altrimenti non avrebbe senso, per la singola persona, continuare a professare la propria fede… Ma la religione nasce, soprattutto, davanti al mistero della morte. L'uomo non può pensare che tutto finisca, sarebbe insostenibile, atroce. In modi diversi l'uomo ha disegnato scenari diversi dopo la propria morte. Ognuno possibile, ognuno rispettabile, ma sempre, comunque, disegnati dall'uomo. L'aldilà è così importante che si arriva ad affermare che l'uomo, sulla Terra, è solo di passaggio, che il suo posto sarà accanto a Dio e solo allora l'uomo godrà dell'amore eterno…Qualcuno dice che, probabilmente, Dio è così buono che tutti, infine, vanno in Paradiso. Allora si spiegherebbe tutto. Se è così, sarebbe inutile ragionare tanto sulla vita terrena. Si tratterebbe, in fondo, di una sorta di lancio dei dadi, un gioco. Si lancia il dado, e più è alto il punteggio, più la vita che si va a vivere sarà intensa e prospera. Con un 'uno', gli scenari sono terribili: fame, freddo, malattie, sofferenze… ma tanto è solo questione di qualche anno, a volte di qualche giorno. E' solo un gioco; la parte importante è prima e dopo. Siamo anime di Dio mandate sulla terra per provare. Chi scende con un sei, magari cercherà di aiutare chi è più sfortunato, per rendere più dolce, o meno amara, l'esistenza di costui. Alcuni non riescono nemmeno a lanciare il dado: parlo dei bambini abortiti o che nascono morti. Chissà se c'è un secondo giro…Non bisogna comunque scervellarsi troppo. Qui, ripeto, si tratterebbe solo di una visita in un mondo imperfetto; e in fondo, per comprendere la perfezione del mondo che ci attende, è necessario avere un termine di paragone. Immagina se non ci fosse la vita sulla Terra: le anime in Paradiso farebbero più fatica a comprendere la bellezza di ciò in cui sono immerse. L'amore diverrebbe uno stato di normalità, perderebbe di valore. Che senso avrebbe un bene infinito, senza il paragone del male? Forse l'uomo è mandato sulla terra per comprendere il male… Ma questi sono solo ragionamenti di un uomo. So che mi diranno che l'uomo non può comprendere il disegno di Dio, che bisogna avere Fede (con la "f" maiuscola)… Ma cosa è la Fede? E il ragionare è forse nemico della Fede?"

Luca: "E se Dio non esistesse?"

Marco: "In quel caso, bisognerebbe comunque continuare a vivere la vita come un bene supremo…Avrei comunque bisogno del bene dei miei cari, e loro del mio, cercherei comunque l'affetto dei miei amici, e loro il mio, qualcuno, da qualche parte, avrebbe comunque bisogno di me, come io di qualcuno da qualche parte, l'aria del mattino avrebbe sempre quel buon profumo, che non vedrei comunque l'ora di respirare…"

Emanuele Ferroni



 

Racconto N. 2 - da Sergio Spinella 09/07/03

UNA VIRTU' PSICOPOMPA (Racconto)
Nota.
La civiltà informatica ci sta mettendo in grado di avere in casa degli elettrodomestici intelligenti . Ecco perché nell'arco della giornata devo continuamente misurarmi con - Ezechiele, il mio computer un po' fissato col buddismo, -Asdrubale, il frigorifero dalla mente sempre fredda, -Enoch, lo yoyo a 128 bit - che diventano 1024 quando vede un prete, -Abigail, la lampada ad effetto laico, - Yvette, la presa filtrata di cui Asdrubale è segretamente innamorato, con un pericoloso incontro di transistor, - Marianna, la poltrona edonistica anticlericale - be' è una ragazza… La storia che segue è un esempio dei guai che sorgono, quando il progresso è obbligato a confrontarsi con il mondo dei cosiddetti " valori " .
Sergio Spinella Renazzo, luglio 2003

U N A V I R T U' P S I C O P O M P A ========================================
Sergio Spinella

" Questo dovrebbe fare al caso nostro " disse Asdrubale ; e ci porse il giornale . Aveva ragione : l'annuncio sembrava proprio promettente . Recitava così : " AAA dio nazoreo offresi, anche part time . Santità, Consustanzialita', Trascendenza ; eventualmente Miracoli . Virtu' Psicopompa . Miti Pretese. Manoscrivere ecc." Per tirarci su dalle mille vessazioni dell'italianità le avevamo tentate proprio tutte...senza molto successo . Le scarpe rotte ( difficilissime da sostituire, pensioni inps alla mano ) ; gli yoyo che funzionavano solo quando ne avevano voglia ( il modello buddista entropico proposto da Ezechiele aveva clamorosamente fallito , a causa della mancanza di un filtro anti-sacrestani ) ; e le continue esternazioni del Sommo Sachem dei Sette Colli ci avevano proprio ridotti con le palle nei calzini . Il solo a non adontarsene pareva lui , Asdrubale . Il nostro frigorifero passava il suo tempo immerso nella lettura di libri drammatici ed appassionanti, come : " Psicopatologia della grazia dolcificante , alla luce dell'alluce di s. Carol ", oppure " La superindividualita' verginale di Marianna Fenomeride nel sesto eone di Basilide ; ed altri di pari nobiltà . Sulle prime noi non gli avevamo prestato soverchia attenzione, presi come eravamo dalla contemplazione del nostro dolore . " Quello che vi serve è un po' di consolazione , ragazzi " aveva però osservato lui ad un certo punto - alzando gli occhi da " Irene gratis in Lombardia " , e restando sotto una orribile foto ( obbligatoria ) di s. Silvio . " Fai presto a dirlo " brontolò Ezechiele " Ma dove andiamo a prenderla, una consolazione italica ? Forse nel tiggì di Emilio Fido ? " Asdrubale non condivideva un simile disfattismo . " Semplice : basta dare un'occhiata agli annunci del giornale . Ci si trova di tutto, al giorno d'oggi . " Disfattismo o no, Ezechiele aveva già iniziato a dare una scorsa alle pagine a portata di mano . Il frigorifero lo aiutò con fredda attenzione .
**** " Una virtù psicopompa : ecco quello che vi occorre " disse Asdrubale . " La virtù mi dà sui nervi " obiettò Enoch ; i santi lo spaventano quasi quanto spaventano me . " E poi noi non ci intendiamo di pompe psichiche : non siamo mica dei politici " protestò Ezechiele , seccato . Per una volta il nostro computer non poteva mostrare di conoscere l'argomento di cui si stava parlando : era una data da ricordare . " Cosa avete capito ? " ridacchiò Asdrubale , pronto a non lasciarsi sfuggire un'occasione tanto ghiotta . " La virtù psicopompa è semplicemente una virtù capace di fare da guida al vostro spirito - per condurlo da qualche parte ." " Una specie di guru, insomma " commentò Ezechiele, felice di poter riprendere il controllo della situazione . " Sì . Nella fattispecie , questa virtu' dovrebbe condurvi lontano dal dolore . Un po' come Sirchia, per intenderci ." " Ma possiamo fidarci ? " chiesi . Io ero scettico . Gli aggeggi paternalistici non mancano mai di irritarmi - specialmente quelli moralisteggianti . " Altro che ! Questa tecnica è antichissima : è stata messa a punto da san Pafnuzio Enofilo, il famoso eremita di Novara. Pafnuzio era un tipo fuori dell'ordinario anche per quei tempi. Figuratevi che considerava tanto corrotta la materia, che per non dover defecare non mangiava : beveva solo . Del vino, naturalmente . L'acqua non possiede mica gli stessi requisiti di transustanziabilità . " " Secondo Cirillo lo Pseudurgo, dopo aver resistito nel deserto di Scete a settanta volte sette mesi di digiuno, e a settemila volte sette assalti dei diavoli ( che con vile perfidia lo tenta vano ad evacuare ), il santo era assolutamente in grado di distinguere non meno di quaranta specie diverse di virtù psicopompa. Purtroppo, Cirillo non dice quante botti di vino venissero i mpiegate nell'operazione . " Vino o no, gli credetti sulla parola : sette mesi a stomaco vuoto nel deserto egiziano sono sufficienti anche al giorno d'oggi per compiere scoperte mirabolanti - in particolare se uno resta a testa nuda sotto il sole, come quei santi monaci del quarto secolo . ...Ed ora, l'annuncio del giornale pareva promettere uu intero concentrato di tutta quella virtù . Fissai con preoccupazione la foto sulla parete . Sembrava proprio un monumento equestre a se stessa - completo di deiezioni di piccioni . Perchè sono sempre così diffidente, nei confronti di chi garantisce soluzioni metafisiche ai nostri guai
***** L'uomo era di un biondo sporco, aveva una barba passabilmente incolta , e sulle prime pensai che possedesse una popolazione completa di pulci ; a parte il terribile puzzo di capra, che batteva perfino quello dei nostri uffici . " Deve essere una faccenda di politica verde " opinò Enoch . Però l'ambientalismo sembrava un po' faticoso per l'olfatto . Asdrubale ed Ezechiele stavano discutendo animatamente con il tizio le clausole del contratto - che per puro caso quello aveva già prestampato in tasca . A quanto pareva, non si trattava proprio di una cosa semplicissima . " E' piu' facile condurre degli affari con i ragazzi del club dei pataccari " si lamentò Ezechiele, dopo dodici ore di trattative inconcludenti . " Ecco cosa succede, quando si ha a che fare con il prodotto di una fecondazione eterologa " sospirò Asdrubale . Ma Abigail, Yvette e Marianna non ne potevano più . " Sbrigatevi, per favore " imploravano, tra una lacrima e l'altra " Abbiamo bisogno di essere salvate " Mi appisolai disgustato, tentando di ignorare gli effluvi psicopompi . ***** Qualcuno mi stava tirando per la manica . " Svegliati . Devi firmare anche tu " disse Asdrubale . " Uh ? " ( Be', al momento del risveglio difficilmente sono un mostro di prontezza ) " Sissignore , abbiamo definito il contratto . Manca solo la tua firma, e siamo a posto : carta canta . " Aprii un occhio : mi trovai di fronte un prospetto simile a quei tali foglietti proposti dalle compagnie di assicurazione, scritti in caratteri microscopici, e zeppi di clausole buone per evitare di pagarvi il danno al momento buono . Sospirai, strinsi le spalle con rassegnazione, ed iniziai a leggere . " Il mio ultimo incarico è terminato anzitempo, a causa di ostilità da parte della concorrenza, e di antiquati pregiudizi popolari . " esordì il nostro nuovo socio - scacciando dal volto un paio di pidocchi, che ci affrettammo a scansare . " Ma da allora ho perfezionato la mia tecnica . Vi posso garantire che non sarà più tanto facile sbarazzarsi di me " " Firmate , e vedrete " Il contratto somigliava ad un armistizio provvisorio tra due fazioni della ex Yugoslavia in lotta fra loro . Il nostro amico aveva imposto una clausola di salvaguardia, in base alla quale non era licenziabile, se non a lavoro consolatorio e liberatorio dal Male terminato ; ed il lavoro poteva considerarsi terminato solo a suo insindacabile giudizio . D'altra parte, noi ci riservavamo il diritto di affiancarlo, eventualmente, con un collaboratore di nostra scelta . I compensi per eventuali miracoli ( a richiesta ) erano da definirsi di volta in volta . Asdrubale ed Ezechiele erano stati abili , meditai : un miracoluccio non avrebbe mica guastato - che so io , una vincita al totocalcio, o magari una Cei capace di rimanersene zitta per almeno ventiquattr'ore di fila . Mi accorsi che le ragazze ci stavano fissando , con palese apprensione . Sfoggiai un sorriso di definitiva superiorità , virilmente adatto alla circostanza, e firmai con tratto impetuoso . " A proposito " se ne venne fuori Enoch . " Esiste davvero il Male ? " Il biondo ridacchiò compiaciuto - stringendo bene il contratto . " Adesso sì " rispose .
***** " Fa' qualcosa " disse Asdrubale, tappandosi il naso . Era decisamente esasperato : come tutti gli altri . Il nostro socio si era messo al lavoro di lena, pronunciando dei sermoni madornali, operando qualche prodigio debitamente prodigioso, e procurandosi un bel po' di strambi adepti, dei buzzurri assetati di giubilei, statue che piangono e/o numeri del lotto . Ma proprio qui stava il guaio . Tutto preso da sacro zelo, aveva subito tolto dal muro la foto di Silvio , consolandoci all'istante ; ma a quel punto non si era più fermato : anzi, si era messo in testa di " salvare " da non so cosa tutti i viventi . Le sue prediche, condite da parabole prive di senso, proprio per questo attiravano da ogni angolo d'Italia scarafaggi, zanzare , giornalisti, burocrati ed altri parassiti , che venivano prontamente inquadrati da un esercito di vecchioni abbigliati in modo assai improbabile, e adorni di una incredibile chincaglieria , chiamati preti e frati . In breve, la nostra stanza era divenuta affollatissima, con file chilometriche di pellegrini in attesa alla porta, alla finestra e ai buchi di accesso riservati alle blatte ; mentre puttane e venditori di bibite risalivano la marea in cerca di clienti . Cercai di parlargli : ma non è mica facile per noi gente comune aprire un canale di comunicazione con chi di solito abita tra le nuvole - o nei cieli che dir si voglia . " Hai svolto un lavoro eccellente " dissi " Te ne siamo grati . Per quanto ci riguarda, il contratto è stato soddisfatto fino in fondo . " Non rispose ; apparentemente era assorto in profonde meditazioni . Se credeva che mi lasciassi disarmare per così poco, sbagliava . Rimasi in attesa di fronte a lui - resistendo con sprezzo alla puzza . " La clausola " disse infine, dopo sei o sette ore - e quando già cominciavo a boccheggiare . E mi girò le spalle . La clausola ? " Spetta solo a lui stabilire quando il suo compito sia esaurito " mi ricordò Ezechiele, mentre riprendevo fiato . Lo guardai di traverso . " Carta canta, eh ? " Il computer cercò di schermirsi . " Be', le sue pretese erano talmente miti, che pensavo fosse un buon affare per noi, questo contratto " " Certo che le pretese erano miti ! Tanto, una volta firmato non sarebbe piu' stato possibile toglierserlo dai piedi , proprio come il canone rai ." Dominai a fatica l'impulso di strozzarlo : mi bloccarono solo le difficoltà tecniche dell'impresa . " Chi avrebbe immaginato che quella specie di pastore fosse dotato di un senso degli affari così sviluppato ? " osservò Asdrubale, sconsolato - tenendo in mano un libro intitolato : " Aspetti positivi della peste bubbonica " . " Inventatevi qualcosa " implorò Yvette . " Non ne possiamo più di questa puzza di capre sante "
***** Rientrando in casa dalle attività sociali, trovai gli scalini ingombri di frati e beghini , intenti a consolarsi a vicenda, citando le espressioni del nostro psicopompo . In un angolo, un francescano carezzava affettuosamente una blatta , spiegandole la differenza tra il generato e l'ingenerato ; in un altro, un gitano offriva un pezzo di pane ad un marocchino, dicendo che il padre è più grande, ed il figlio inferiore; mentre un domenicano conduceva alcuni ragazzi alla confessione , proclamando che il figlio proviene dal nulla . E non potrei dimenticare le peregrinazioni di quel coso indefinibile - spirito, lo chiamavano - che faceva la spola per tutto il giorno tra la stanza e l'alta atmosfera a bordo di un palloncino, allo scopo di mantenere i contatti tra le altre due persone . In breve, tutto straripava di santissima virtù : perfino la carta igienica del bagno . Era terribile : sembrava proprio che in giro non esistesse più neppure una briciola di sana malvagità . Rimaneva solo quel miracolo ecologico : la puzza del profeta . I santi erano un po' troppo salutisti per i miei gusti, decisi . Il mondo si trovava in pericolo . Bisognava salvarlo dalla bontà, o sarebbe stata la fine della civiltà . " E se tentassimo col giornale ? " propose Asdrubale, proteggendosi il naso con una mascherina di garza . "Secondo il contratto, noi possiamo assumere un collaboratore . Era vero , perbacco ! Iniziai subito a scorrere gli annunci . .Dopo un po', la nostra attenzione venne attirata da un trafiletto quasi invisibile . Guardai interrogativamente i miei amici . Ezechiele si illuminò di informatica comprensione . " Ma certo ! Perchè non ci abbiamo pensato prima ? " " Presto, scriviamo . Speriamo che sia ancora libero da impegni ." - Enoch non ne poteva proprio più. Alla finestra, lo psicopompo continuava imperterrito ad imperversare .
***** Albeggiava, e la stanza restava improbabilmente silenziosa . Aprii con cautela un occhio, e diedi una sbirciata in giro - badando bene a proteggermi dagli effluvi consolatori e/o psicopompisti . Asdrubale, Enoch ed Ezechiele mi imitarono - non senza una prudente circospezione . Nessuno in vista . Perplesso, mi tolsi il lenzuolo dalla testa per vedere meglio . Nulla . La stanza sembrava deserta : non uno scarafaggio, non un prete ; e nessuna presenza caprina , bontà disinteressata o aggeggio no - profit in vista . Ezechiele esultò . " Ce l'abbiamo fatta ! " Asdrubale si convinse a fatica . " Sembra che sia finita " riconobbe dopo un po' . Tirai un sospiro di sollievo . " Avete compiuto un atto di importanza storica " si congratulò Enoch, accarezzandosi con tenero affetto il naso . Avete salvato il mondo e la civiltà ! " Sbuffai . A me non importava un fico secco del mondo e della civilta' - a parte il quintetto della trota, naturalmente ( * ) Io volevo semplicemente essere lasciato in pace . " Ad ogni modo, teniamolo presente, per il futuro " riprese Asdrubale . " Sì, teniamolo presente " gli fece eco Ezechiele . " Per non trovarsi tra i piedi complicazioni salvifiche o scemenze metafisiche, niente è meglio di un sano traditore . " " Certo " riconobbe Enoch . " Niente è meglio di un buon Giuda . "

Sergio Spinella
( * ) Allude al noto quintetto di Schubert


Racconto N. 1 da Roberto Vilmercati - 09/07/03

RACCONTO DI PERIFERIA

Il campo sportivo immerso tra gli acquedotti e la ferrovia era proprio di fronte alla chiesa. Ma non ci si poteva entrare . Noi giocavamo tra i ruderi e ogni tanto guardavamo ammirati quel rettangolo immenso Avevamo messo quattro sassi per delimitare una porta, l'altra era stata ricavata da un arco romano. Era il pomeriggio di una giornata caldissima di giugno. Una decina di bambini in pantaloni corti correvano dietro ad una palla di plastica con tutta la veemenza dei loro dieci anni La partita era giocata come sempre con regole stabilite ormai da tempo e conosciute da tutti, tipo ogni tre calci d'angolo un rigore . Ogni azione finiva con una rete o con una lunga discussione, poiché qualsiasi tiro era considerato gol dagli attaccanti, ma dagli avversari alto sulla traversa. Il più testardo, o il più prepotente aveva ragione. Ad un tratto vidi uscire dal sagrato un uomo che si avvicinava a grandi passi. Sorrideva estasiato, aveva spalle larghe, culo grosso e un modo strano di camminare. Si fermò ad osservarci incuriosito, a pochi passi dalla nostra linea immaginaria di fallo laterale. Dopo qualche minuto gli arrivò la palla tra i piedi e rilanciandola verso di noi disse : non vi ho mai visti in chiesa. Era un prete travestito da civile con tanto di pantaloni scuri e giacca chiara; come segno di riconoscimento un colletto bianco inamidato. E allora ? , rispondemmo in coro . Il prete ci sapeva fare. Continuò a sorridere e a non dire nulla. Era alto e grosso e aveva qualche chilo in più del dovuto, al contrario di noi magri da far paura.. Posso giocare con voi , ci disse con voce allegra, magari mi metto in porta ? Conosceva bene il suo mestiere il prete, sapeva bene come avvicinare dei bambini. Una luce intensa colorava gli archi semi nascosti da una patina gialla di grano e si udiva il fischio usuale di un treno che si dirigeva chissà dove, mentre i castelli apparivano netti e scintillanti dietro la porta difesa dal prete, come fossero a poca distanza. Venite a trovarmi quando volete disse alla fine della partita, abbiamo un refettorio con biliardini, tavoli da ping pong e tanti altri giochi. Si bloccò un attimo, aveva capito che ci interessava ben altro. Allora proseguì…poi organizziamo dei tornei di calcio per ragazzi della vostra età: -Possiamo giocare a calcio disse uno, entusiasta? -Certo, certo, ma ne parleremo con calma se venite domenica alla messa delle nove. Era fatta, l'esca era stata tesa in modo furbesco. Si allontanò soddisfatto con uno sguardo negli occhi freddo e distaccato. Dei bambini non gliene fregava assolutamente nulla , come delle povertà e delle angherie perpetrate ad ogni angolo della strada; dell'ignoranza di tutti i suoi parrocchiani ancora meno. Continuammo a calciare, a correre, a sudare fino a quando il sole scomparve dietro gli acquedotti e una dolce fatica cominciò a prenderci. Aldo mi disse,ora basta, mia madre mi aspetta per la cena, se arrivo in ritardo mio padre si arrabbia. Tornava dal cantiere e voleva mangiare presto. Era fortunato il coatto, come me d'altronde, perché qualcuno forse avrebbe dovuto cenare solo con un caffellatte. Cosi ancora grondanti di sudore con le scarpe bianche di polvere, chiacchierando, ce ne tornammo verso casa, felici di immaginare il nostro prossimo futuro su quel campo tanto agognato. Cosa vorrà in cambio disse il coatto che era il più sveglio? Forse, risposi, gli basterà che diventiamo chierichetti, non lo sai che ad ogni prete ne servono due o tre. Bah disse Accio, staremo a vedere. Dopo la messa danno anche un panino intervenne il grande Black che aveva sempre fame. Che c'importa, l'importante è che possiamo giocare a calcio. Eravamo tutti battezzati, ma a nostra insaputa. Traversammo via del Quadraro, il campo sportivo e la chiesa erano ormai alle nostre spalle come le baracche di tanti poveracci che seguivano il percorso dell'acquedotto tra sterpi, rovine e frutteti. Il grande Black abitava alla quaratanove, ma prosegui' con Accio dicendo vado alla grande discesa per fare qualche scivolo con un cartone. Nessuno lo aspettava a casa, il fratello era dentro per furto, eppure era il più generoso. Era capace di offrire pescetti a chiunque, solo se gli eri antipatico non ti sopportava neppure a cinque metri. Via Selinunte era deserta; dal bar animato dai soliti nullafacenti, giungeva l'eco di discorsi sul ciclismo, sulla boxe, sul calcio. Da dove venite, ci apostrofò uno che abitava di fronte, oggi pomeriggio non ci avete rotto col vostro pallone. Mica è vietato giocare a palla, dissi. Non erano le parole che mi mancavano. Tutti scoppiarono a ridere anche lo smilzo che aveva parlato. Tanto, pure se non riposava il pomeriggio, era sempre disoccupato. Non verrete dalla chiesa, disse un altro detto er ciriola, poiché era sempre a fiume. Ma che chiesa, stavamo ai ruderi, rispose er coatto. Brutto posto, mocciosi, lì è pieno di preti e quelli sono capaci di portarvi in chiesa o chissà altro. Erano tutti sui venti anni e tutti pervasi da una sana indifferenza verso il sacro, e soprattutto un'inguaribile ritrosia verso il clero. Alzammo le spalle come a dire non abbiamo di certo paura e poi che ci importava di come erano questi preti. Bastava che ci facessero giocare a pallone. Anche i nostri vitelloni ci spiegavano quanto i preti sapessero infinocchiare le persone. Ebbene è il loro mestiere. Mi veniva sempre alla mente cosa diceva mia nonna: beata quella casa dove c'è una finestra rotta e una chierica rasa. Aria e potere insomma. Oppure quello che mi ripeteva mia madre per la mia educazione: cerca di imitare quello che il prete dice e non quello che fa. Quanti sani principi in persone del popolo, abituate da secoli a convivere e a confrontarsi con un potere troppo invadente. La chiesa era una costruzione discreta, quasi sobria con le travi di legno al soffitto, come una barca abbandonata, e travi di legno a formare banchi e confessionali. Ai lati l'edificio si propagava in un labirinto di stanze formando un convitto con chiostri e giardini quasi irreali. Dietro la sacrestia si scendeva in una enorme sala, il refettorio, dove a volte trasmettevano vecchi film americani, in cui i buoni erano sempre i bianchi e vincevano sempre. Alle nove in punto ero giunto con Accio e il coatto; avevamo i pantaloni corti seminuovi della domenica. Le nostre mamme ci tenevano a fare bella figura. Al potere si mostra sempre il meglio. Alcune suore nei loro abiti lunghi trafficavano nel giardino con la loro calma inquietante. Il coatto che aveva una sorella più grande, ci raccontò di nuovo quello che aveva sentito, origliando qualche mese prima, a casa sua, i discorsi dei grandi. La sorella, come tutte le altre bambine, per poter prendere la prima comunione erano state rinchiuse per tre giorni in quel convitto. La sorella ne era uscita sconvolta, ossessionata dalla malvagità del mondo e con la paura pure di guardarsi il seno che le cresceva, così peccaminosamente. Non dovevano guardare i maschietti ma abbassare gli occhi in segno di sottomissione. Dovevano tentare di consacrare la loro vita a Cristo e se non ci riuscivano, solo nel matrimonio potevano trovare il modo degno di guardare un uomo. Questo discorso il coatto ce lo riportò un po' vagamente, anche perché nessuno di noi capiva bene cosa volesse esattamente dire. Sembrava a noi che qualcuno in alto, molto in alto, non gradisse che si parlasse tra uomini e donne, tra ragazzi e ragazze, tra bambini e bambine. Per il momento a noi interessava solo giocare, soprattutto giocare a pallone, le ragazze, le bambine ci erano del tutto indifferenti, anche se qualcuna di loro mostrava una curiosità verso di noi che non comprendevamo del tutto. Comunque ora eravamo in piedi, in fondo, vicino all'acquasantiera che ci fasciava le teste dai capelli rasati. -Non c'è nessun funerale? Sussurrò Accio che come me era entrato in chiesa solo per questa cerimonia. -Si viene in chiesa anche per sposarsi disse il coatto con aria soddisfatta, facendo sfoggio della sua conoscenza. E già battesimo, matrimonio, funerale, questi preti avevano il monopolio delle nostre vite. La chiesa era affollata, soprattutto di giovani che cercavano di parlottare tra loro, anche se erano divisi da un lungo corridoio che dall'entrata portava all'altare. Il brusio cessò improvvisamente all'entrate di tre ragazzini, mascherati in modo strano. Presero posto ai tre angoli e subito dopo con un sorriso falso e stereotipato fece la sua entrata teatrale il nostro prete. Sembrava ancora più grosso e calmo avanzando con passo lento e studiato. Aveva le mani giunte in una posa imparata nei lunghi anni di seminario. Ci riconobbe subito, ma fece finta di niente, anche se mi parve di vedere come un lampo di gioia nei suoi occhi freddi color del ghiaccio. Chissà perché pensavo a mio nonno che aveva in camera da letto un ritratto di Giuseppe Garibaldi con la sua barba rossa e folta. Forse perché dopo qualche settimana sarei andato al mare per trascorrere le vacanze tra una nuotata, una corsa in bicicletta o tra i rovi bruciati di una campagna che finiva tra la sabbia e il fiume. La sera sicuramente ci avrebbe raccontato storie di una Roma ormai dimenticata, di quei racconti che pure suo nonno amava ripetere, di quando mastro Titta felice del suo lavoro aveva mozzato la testa senza tanti complimenti a quel ribelle che voleva addirittura la repubblica nello stato del papa. Il nonno di mio nonno era lì e aveva capito che erano stati tutti fregati per decenni, per secoli e bisognava dire basta a tutto questo. Aveva gridato la sua rabbia, la sua voglia di riscatto. Lo avevano subito circondato, un amico lo aveva calmato, aveva spiegato ai gendarmi che aveva bevuto. Salvò la pelle, ma si fece sei mesi a Regina coeli da dove uscì più fiero ma più sospettoso di prima. Mio nonno era proprio soddisfatto quando raccontava questo episodio. Una musica cupa si sparse nell'aria da un organo posto proprio sopra di noi. Le note avevano un qualcosa che metteva paura, come a ricordarci di quanto siamo fragili e impotenti. Il soffitto molto alto, le vetrate strette e lunghe sulle facciate laterali ci chiudevano in una morsa che sembrava non darci scampo. Per fortuna c'era il prete che ci rassicurava, che ci indicava la via giusta; solo attraverso le sue parole si poteva colmare questo senso di impotenza. Veri artisti questi preti nel terrorizzare le persone. La predica anche ci fece uno strano effetto, parlava di peccati, di rimorsi, ma era soprattutto quella voce così apocalittica, che solo di volta in volta, volutamente, studiatamente, si addolciva come per lasciare una qualche speranza ai radunanti, ai peccatori. Ci guardavamo di tanto in tanto, un po' terrorizzati. Accio mi disse, andiamo via, questo è pazzo. Gli risposi non vuoi più giocare su quel campo! Alla fine della predica il prete però era quasi gioioso, forse aveva calciato troppo la mano e voleva mostrarsi meno collerico. Comunque rimanemmo fino alla fine. Ci fece un segno di saluto e ci avvicinammo come quasi tutti verso l'entrata posta di lato all'altare. Si passava in una scala piccola e poi si scendevano quattro gradini. Li, nello spazio all'aperto, due giovani di venti anni, già con la faccia da prete, distribuivano panini, oppure a scelta una specie di dolce secco alla marmellata. Sapevano come comprare la fiducia del prossimo. Il prete ci raggiunse poco dopo mentre ancora mangiavano in un angolo il nostro dolce. -Buono questo dolce, ci disse. -Si,si, dicemmo con la bocca piena. -Bene proseguì con fare disinvolto, finalmente vi ho visti in chiesa. -Eh già rispondemmo in coro. Andiamo al campo ragazzi, parleremo lì, disse suscitando un grande entusiasmo tra i ragazzi. Sapeva bene come farsi ascoltare. Aprì lui stesso il cancello del campo sportivo con un grosso mazzo di chiavi proprio come lo avevano insegnato a lui e lo avevano inculcato nell'immaginario di tante persone: faceva ogni giorno, ogni ora, il presunto san Pietro alle porte del paradiso. Era proprio un bel campo sportivo, lungo e largo con delle porte regolamentari, i pali quadrati, le reti senza buchi e le gradinate. Eravamo in silenzio, attoniti e felici. Era il momento giusto per parlare e infatti. Ci disse che non era importante non aver preso la prima comunione tanto l'avremmo fatto il prossimo anno ed era vero, ci disse pure che ad ottobre sarebbe divenuto il nostro professore di religione e ne era contento. Figurarsi noi, così felici di cominciare le medie. A ottobre avremmo anche potuto in qualsiasi momento iscriverci e diventare aspiranti all'azione cattolica, sempre che, non era certo un ricatto, le nostre mamme ci avessero iscritti al corso di preparazione per la comunione. Tutto chiaro, ci disse, salutandoci.. Il torneo comincia a metà di ottobre concluse lasciandoci nelle mani di due responsabili di gruppo di questa azione cattolica. Entrò in campo con la tonaca e lo vedemmo correre agile, nonostante la mole, sollevando insieme agli altri polvere che ci arrossava gli occhi. I due futuri preti discussero animatamente sui nostri nomi, avevano già cominciato la campagna acquisti e tutto faceva comodo. Noi volevamo giocare insieme. Ci accontentarono, non tanto per noi, quanto perché così piccoli e mingherlini non facevamo gola a nessuno. Avremmo fatto parte, lo sapemmo dopo, del gruppo Panetti. Con l'inizio della scuola cominciò l'anno più intenso della mia breve vita. Frequentavo le medie, ero diventato un aspirante, giocavo in una specie di squadra e mi accorgevo che esistevano le femmine. Non era poco, così pure per i miei amici più cari, che avevano qualche mese più di me. Il prete lo rivedemmo il primo giorno di scuola, fu proprio lui a fare l'appello. Quando lesse i nostri cognomi guardandoci negli occhi sussurrò, con fare bonario, vi conosco. Non era male come primo giorno di scuola. Le lezioni di catechismo c'erano di pomeriggio una volta la settimana, in giornate diverse dalle femmine, che non potevamo incontrare, come a scuola dove le classi erano formate solo da maschi o da femmine e si avevano due entrate per impedirci di salire le scale insieme. Forse avevano paura che ci contaminassimo l'un l'altro. Però fuori scuola ci si parlava eccome, anzi si organizzavano feste su feste, senza nessun imbarazzo, tutt'altro. Certo in chiesa ci si comportava in maniera davvero strana; gli uomini toglievano il cappello, le donne indossavano una specie di velo. Non riuscivo proprio a capirla la motivazione. Ma tant'è, per tradizione tutti obbedivano. Era sempre Accio che mi passava a chiamare, con la palla sotto il braccio, per andare prima a lezione e poi a giocare. Il coatto ci raggiungeva prima che suonassimo, forse ci vedeva correre dietro la finestra. Non ne sapevamo molto di religione, qualcuno ci aveva insegnato a ripetere le preghiere la sera prima di andare a letto, ma nessuno dei tre le diceva mai. Sapevamo anche che nei primi tempi noi uomini vivevamo in una specie di paradiso dove potevamo vivere eternamente, purtroppo una disobbedienza che non capivamo bene aveva fatto incazzare il padreterno e ci aveva reso mortali e infelici. Questa favola proprio non la digerivo e spesso anche ai miei compagni dicevo che eravamo stati sfortunati. Anche loro erano d'accordo con me, ma pure loro non capivano bene cosa era successo esattamente. Ora che frequentavo il catechismo ci pensavo spesso. Sapevamo anche un'altra cosa della religione e bene tutti e tre, la storia dell'angelo custode. Tutti i bambini hanno un angelo custode che li protegge, ci dicevano le nostre madri, e che ci salvaguarda dal male. Il mio angelo custode poi era speciale, perché era mio fratello in persona, morto a soli tre anni che si occupava di me. A me non andava del tutto a genio questo, anzi mi faceva paura ma questo non lo dicevo a mia madre. Le domandavo però come mai mio fratello fosse morto così piccolo, forse non aveva l'angelo custode? Mia madre, che pure non credeva a questi furfanti, pensando di fare bene mi rispondeva che era stato chiamato in cielo. Ma da chi? Ma perché? La morte è difficile da accettare, figuriamoci quella di un bambino. Insomma avevamo queste vaghe nozioni della religione e nient'altro, prima di cominciare questo ciclo di lezioni che ci avrebbe consentito di diventare soldati di Cristo, nientemeno. La sala dove si teneva il catechismo era adiacente al refettorio, ma la si raggiungeva passando da un altro edificio pieno di camere. Sapevamo che in quelle stanze ci dormivano delle suore, ma non ci riuscì mai di scorgerle. Chissà dove si nascondevano in quelle ore pomeridiane! Le sedie le portava quella faccia da prete che distribuiva la domenica i viveri e a me era proprio antipatico. La sala era sempre piena, anche di ragazzi sui quindici, sedici anni. Il prete arrivava sempre un po' in ritardo. Sapeva farsi aspettare. Immancabilmente ci ripeteva la frase che avremmo potuto ripetere a memoria già dal secondo incontro. Ragazzi ci diceva con aria seria seria, non dimenticate mai che siete nella casa del signore, perciò non potete far baccano o comportarvi male. Strano questo signore che pretende silenzio e attenzione solo in certi luoghi, quelli gestiti dai suoi emissari. Imparammo un sacco di precetti da quel prete. Venimmo a sapere che dio era onnipotente, onnisciente e stava in ogni luogo, che era buono, tanto buono. Venimmo a sapere che non è del tutto vero che ci ha fatto la mamma, ossia ci ha generato sì la mamma, ma chi ci ha creato è Lui, il genio tuttofare. Non riuscivo a capire come fosse in tutti i luoghi, anche se correvo e con me correvano centinaia di altre persone in direzioni diverse. Misteri della teologia. L'argomento forte era però la figura di Cristo. Questo dio uomo che si era sacrificato per noi, per l'umanità intera. Tutti noi dovevamo prendere esempio da lui. Bel compito ci aspettava. Era lui l'uomo da imitare per vivere cristianamente e soprattutto tutti noi eravamo lì riuniti settimanalmente per prepararci a ricevere il suo corpo e il suo sangue dentro di noi con la sacra ostia. Davvero un mistero per tutti noi! Non era facile questo ed allora bisognava arrivare a quel momento in grazia di dio, cioè senza peccati, ed anche a digiuno. Forse per meglio ricevere tanta grazia. Queste argomentazioni ci lasciavano quasi del tutto indifferenti, avevamo altro a cui pensare. Il prete, era un furbone, non da poco, se ne accorse subito e cambiò registro. Puntò tutto sulla paura, sul terrore, sul peccato. A sentire lui si commetteva peccato qualsiasi azione si facesse. Uscivamo dall'incontro distrutti e ossessionati, almeno io, che per qualche minuto non osavo parlare per non pronunciare parolacce così tanto sgradite al nostro padreterno. Anche il coatto era d'accordo con me perché diceva certo è tanto buono questo Dio, ma se dici qualche bugia o qualche parolaccia ti scaraventa all'inferno. Basta che ti confessi e tutto passa, diceva Accio per tranquillizzarci. Era vero, bastava poi pentirsi. Era un po' come farsi una doccia dopo la partita, tutto il sudore ela polvere scomparivano. Cosi in pochi mesi, con molti dubbi non risolti, con una paura sfottuta, insieme a tanti altri prendemmo la famosa ostia ,corpo e sangue di Gesù, a digiuno naturalmente, e diventammo soldati della chiesa , in una cornice quasi irreale. Ora giocavamo al calcio ogni domenica, ma ogni nostra azione era seguita con attenzione dal prete Mario che tutti si ostinavano a chiamare don Mario. A me dava fastidio, mi faceva venire in mente certi guappi napoletani o certi signori siciliani pieni di potere e di boria che avevo visto in qualche sceneggiato , in televisione. Valle a capire le persone. Oltre l'obbligo di ascoltare la messa, per poter giocare, dovevi anche confessarti, se non proprio tutte le settimane, almeno ogni quindici giorni. Aveva una memoria di ferro, il nostro prete ed era anche paziente. Ti aspettava pure dopo la partita se avevi mancato ai tuoi doveri. Insomma si interessava dei cazzi degli altri, come tutti i preti d' altronde. Col Coatto parlavamo spesso di questa attitudine del prete che non solo voleva sapere degli affari della famiglia come un poliziotto, ma era anche molto curioso degli aspetti sessuali delle persone. Quasi una ossessione. Era impossibile mentire su questo punto. Aveva un modo incalzante di porti le domande che ti costringeva a dire tutto, senza reticenze. - Sembra che ci provi gusto diceva il coatto. - Che cosa ti domanda? - Incomincia a chiederti se ti fai le pippe. - E poi? - Poi ti chiede se te le fai da solo. - Continua. - Poi vuol sapere quale ragazza è. - Insomma un interrogatorio. - Vuol sapere se ci baciamo, come ci baciamo, come ci tocchiamo e alla fine quasi sussurrando lo devi tranquillizzare che non hai scopato, capito. - Sapevo a mala pena questi termini, ma stavo facendo esperienza e che esperienza. - L'altra settimana non ero uscito con Clara, tu sai che è malata no! - Si che lo so, e allora ? - Beh, ho dovuto inventare che eravamo quasi sul punto fatidico, altrimenti non la smetteva più di fare domande. - A me non aveva ancora poste domande così precise, forse perché sapeva che ero il più giovane. Ma già da qualche settimana, ora capivo, poneva delle domande come un sondaggio su questo argomento. Lo dissi al coatto, che mi rispose ridendo, ora comincia anche con te, avrà saputo che hai la ragazza. - E già quello sa sempre tutto, meglio di una spia. Il prete sapeva veramente di tutti, me ne accorsi la settimana successiva, ma ero preparato a rispondere. Sia lodato Gesù Cristo, mi disse con tono suadente, appena mi fui inginocchiato. - Sempre sia lodato. - Quanto tempo è che non ti confessi7 Come se non lo avesse saputo, il falsone! Sono due settimane. - Già due settimane sottolineò con voce leggermente burbera e poi aggiunse in tono professionale….-hai qualche peccato da confessare? - Beh …si , ho mentito ai miei genitori . - E poi ? - Ho detto un bel po' di parolacce , ho fatto a pugni con quel salame del fumetto, ma è lui che ha cominciato, mi chiamava roscio… - Va bene, va bene e poi? Forse mi nascondi qualcosa? Chissà cosa gli avevano raccontato a quello sciacallo. - Stai crescendo, si vede, e a questa età vengono in mente tante idee. Sapevo dove voleva arrivare, ma ancora tacevo. Sai che non è bene arrivare alle mani, perdere la pazienza. La pazienza è una delle sette virtù cardinali. Si , lo so , comunque poi abbiamo fatto pace. Ci si sente frastornati e si cerca il piacere con il proprio corpo, mi capisci? - Certo, si…mi sono masturbato. Era felice, poteva insistere. - E dove ti sei masturbato? - Nel letto, sotto le coperte. - E poi? - Anche nel bagno. - Sempre da solo? Era la domanda che più gli premeva. - No, non sempre. - E allora dove? - Dietro ai ruderi. Sembrava sollevato. - E' un peccato mortale, lo sai, disse lentamente….., almeno sei pentito…., ti rendi conto che offendi dio e fai del male a quella ragazza. Sapeva pure dell'altra colpevole e non mi chiese di lei. Non ero pentito per niente, anche perché avevo inventato tutto per sembrare più grande e più sveglio di quello che ero. Feci finta di essere sinceramente pentito. Il prete fu comprensivo. Capiva quanto era difficile rimanere puri, ma il signore apprezzava anche lo sforzo che tutti noi dovevamo fare, circondati come eravamo da tanto male. Mi assolse da ogni peccato, anche quelli immaginari, con un bel po' di ave maria e pater noster. Quella sera raccontavo al coatto della confessione, mentre lui si sbellicava dalle risate. Eppure avevamo, soprattutto la sera, paura di finire all'inferno per i nostri peccati mortali. Ogni giorno rubavamo nei frutteti dei contadini. Ogni giorno tiravamo sassi alle coppiette che si appartavano dietro i ruderi, ogni giorno ci masturbavamo, ogni giorno facevamo a botte. Ma ogni sera nell'intimità del letto, quando il buio della notte ci avvolgeva e copriva ogni cosa recitavo un atto di dolore perfetto che mi salvaguardasse nel malaugurato caso fossi morto nella notte. L'inferno poteva aspettare e al mattino tutto come prima. Insomma avevo meno di tredici anni e non avevo nessuna voglia di raccontare i cazzi miei a un prete. L'eucaristia mi sembrava una cazzata enorme, questo cristo un personaggio strano. E questi preti che facevano da intermediari ed avevano nelle loro mani tutto il potere di comandare non li sopportavo. E poi dicevano come mi dovevo comportare, no proprio no, volevo fare quello che pensavo con la mia testa. Ci dicevamo in ogni occasione che bisognava comportarsi bene, questo è vero ed anche giusto. Ma non erano i soli. Al bar conoscevo un sacco di gente che diceva le stesse cose. Anche il fratello del grande Black era per le cose giuste, ma era finito in galera. Poi c'era il cugino di Accio che faceva il magnaccia, aveva tre prostitute che lo mantenevano. Era gioviale e simpatico quando lo incrociavamo ci pagava sempre un cappuccino ed era sempre prodigo di bei consigli. Dovete studiare e non fare del male a nessuno. Noi gli credevamo, sicuramente più del prete, ci sembrava più sincero. E poi era leale. E' vero che faceva a botte senza pensarci due volte, ma sempre perché non amava le ingiustizie. Anche quella volta che ruppe il naso a quel tizio che molestava una ragazza. Strano uomo davvero. Difendeva sempre i più fragili e mai che se la prendesse con i più piccoli. Non era certo come faccia da prete, vile con i più forti e coraggioso con i più deboli. L'ipocrisia ce l'aveva già nella testa. Anche quel giorno che giocavamo a ping- pong, noi quattro con il grande black, che non riusciva a indovinarne una, si comportò da vigliacco. Non voleva aspettare il proprio turno e ci disse con quella voce in falsetto che dovevamo sloggiare. -Dobbiamo finire la partita ,dissi senza alcun timore, poi giocherai. -Anche le pulci hanno la tosse, rispose, avvicinandosi a grandi passi -Ci vuoi mettere paura, lo apostrofò il grande Black che non aveva peli sulla lingua. Ma aveva solo tredici anni e il giuggiolone quasi venti. Gli diede uno spintone e prese la racchetta. Si avvicinò subito un'altra faccia da prete con aria insolente, brandendo in una mano una racchetta e scansandoci violentemente. -Che cazzo vi credete di essere, gli gridai inferocito. Lascia stare, mi disse il Coatto. Ma il grande Black non si teneva e continuava a scalciare i due prepotenti. Riuscimmo a tenerlo e ci allontanammo dalla tana dell'arroganza, tirando calci al vento e poco dopo ad un pallone semigonfio. Insomma avevo un sacco di idee, anche confuse nel cervello, ma tutte lontane dalle verità assolute. La camera dove il parroco dormiva era ampia e fresca, dava sul retro della chiesa. L'avevo intravista una mattina che con Accio lo cercavamo ansiosamente poiché ci si era sgonfiato un pallone. Si intravedevano, oltre la finestra ampia e larga, l'acquedotto romano splendente nella sua bellezza. Il giardino era ampio e alcuni alberi da frutta si mostravano rigogliosi e ben curati. Intorno una palizzata alta due metri con del filo spinato doppio. Mica scemo il prete. A me e al coatto quei frutti ci facevano proprio gola e quel giorno decidemmo di tentare. Era un'impresa difficile, certo, ma quelle pere erano troppo appetitose e dunque? Era da poco passata l'una di una caldissima giornata d'estate. Avevamo mentito bene tutte e due, saltando il pranzo, con la scusa di mangiare ciascuno a casa dell'altro. Indossavamo una maglietta chiara a maniche corte e pantaloni lunghi per sembrare più grandi. - Te la senti? Mi disse il coatto all'angolo di via Sagunto. - Certo, per chi mi hai preso, risposi, già eccitato. Non viene anche Accio? domandai. - Ha dovuto andare dalla nonna che sta per morire. - Proprio oggi? Aggiunsi - In due non va bene? - Si, anzi è meglio, ce ne mangiamo di più. - E allora dai, ho una fame. - Non hai mangiato proprio nulla? - Un pezzo di pane che ho preso di nascosto. - Come me. - Via Selinunte era deserta e per il gran caldo in fondo si vedeva come uno specchio d'acqua. La percorremmo velocemente e ci inoltrammo per i campi costeggiando via del Quadraro per poter poi sbucare alle spalle di tutte le proprietà del prete. La proprietà era circondata da questa recinzione alta e insormontabile. - Come facciamo dissi, meravigliato dai tre fili di filo spinato sulla sommità. - Certo che è alta, rispose il coatto. - Facciamo un giro, ma non facciamo rumore. Il cane del parroco si avvicinò, ma non abbaiò. Ci conosceva per fortuna. Niente da fare, scuoteva la testa il coatto sempre più nervoso. Questi preti del cazzo aggiunse, dobbiamo trovare il modo. E infatti lo trovò il modo,anzi l'idea, semplice e geniale. - Scaviamo una buca e passiamo sotto la rete. Cercammo il punto giusto, il terreno non era molto duro, e dopo mezz'ora, come soldati americani, oltrepassammo il confine. Eravamo in territorio nemico. Ci avvicinammo cautamente al pero. Si udiva solo il suono delle cicale e le foglie di un eucalipto fremere al vento caldo dell'estate. Fai piano, disse il coatto sudato e sporco come dopo una partita, ho sentito dei rumori. -Forse sono svegli. A quest'ora dovrebbero dormire tutti, comprese le suore. L'unica camera che dava su questo paradiso era quella del parroco, immersa nell'ombra rassicurante di un melo. L'altro caseggiato era protetto da un alto muro con l'ennesima rete e filo spinato. Ci avvicinammo a carponi, lentamente verso la finestra aperta, ma dalle persiane semichiuse. Da quella parte venivano rumori come ovattati, ma sempre più distinti. Ora sembravano dei rantoli , dei miagolii, delle grida sommesse o trattenute. Sbirciammo non visti, lo spettacolo era avvincente. Un uomo e una donna pareva lottassero, danzando ad un ritmo univoco. L'uomo era sopra e tutto sudato e la donna che pareva soffrisse gridava: ancora, ti prego, ancora. Era meglio del giornaletto che il grande Black aveva rubato al fratello qualche mese prima. Rimanemmo imbalsamati come due guardoni, anche quando i corpi si placarono e i due cominciarono a parlare. - E' sempre così bello diceva lei, eppure siamo dei grandi peccatori. L'uomo l'avevamo subito riconosciuto dal culo largo e non ci stupiva più di tanto, era Don Mario, il nostro amato parroco. Lei non ci riusciva di vederla bene, ma dalla voce sembrava una persona che conoscevamo. - Girati, disse lui con tono dolce, deciso, e cominciò a baciarla, a leccare le spalle, i fianchi, i glutei......... Poi i corpi si unirono si unirono di nuovo e lei diceva: sì, sì, ancora ! Ci fu di nuovo silenzio, si udirono di nuovo le cicale, padrone del mondo. - Perché piangi disse il prete. - Piango perché sono felice e non dovrei. - Chi dice che non dovresti? - Siamo servitori di dio, ma non posso farci niente, tu mi attiri in una maniera così violenta. - Non c'è niente di male in questo! - Ma siamo un prete e una suora ! Sapevamo anche noi ora che era una suora e anche quale suora fosse. Era Lina, suor Lina, da tutti ammirata per la sua bellezza. Faceva catechismo alle femmine e religione alla scuola statale. - Siamo anche uomo e donna disse il prete. - Abbiamo fatto voto di castità e dovremmo rispettarlo; forse sarebbe meglio lasciare l'ordine e vivere insieme, buttò la donna dopo alcune frasi che non riuscimmo a capire. - Che dici !? Possiamo continuare così, e stare insieme quando vogliamo. - Mi sento in peccato mortale. - Ma quale peccato mortale, mica ci crederai ? sentimmo dopo un po'. - Che dici ?- parlava ora la suora. - Dico che queste favole le possiamo raccontare ai parrocchiani, ma non tra noi. - Di quale favola parli ? - Parlo della favola di Cristo dio, morto e risorto, della verginità di Maria, della trinità: argomenti per quelli che ci vogliono credere. - Ma tu non credi in Gesù nostro salvatore, in Maria vergine, nell'infallibilità del papa. - Quella poi ! Mi viene da ridere Lina, comunque se non l'avevi già capito, no non credo a niente di tutto quello che raccontiamo. - E allora perché sei qui. - E' un bel mestiere, No? - Sei un cinico, amore mio. - No. Non sono cinico, sono solo razionale e se vuoi sapere tutta la verità ti dico pure che sono ateo e proprio per questo ho fatto carriera. I tipi come noi sono i più efficienti e solo questo conta. I due continuarono a discutere mentre noi senza mangiare neppure una pera, sgattaiolammo oltre la rete, fuori da quel covo di ipocriti. La suora si trasferì pochi mesi dopo. Il buon parroco continuò le sue funzioni con sempre maggiore fortuna. Io come abbagliato da un lampo in piena tempesta mi ero ritrovato ateo all'età di quasi quattordici anni.

Roberto Vilmercati

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