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CULTURA
- RACCONTI
RACCONTI DI FANTASIA
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N. 1 da Roberto Vilmercati - Racconto di periferia
N. 2 da Sergio Spinella - Una virtù psicopompa
N. 3 da Emanuele Ferroni - Ragiono, ragiono.........
N. 4 da Sergio Spinella - Serendipity
N. 5 da Arnaldo Demetrio - Il museo delle religioni
N. 6 da Sergio Spinella - Gora
N. 7 da Vittorio Catani - Il ghiaccio e il fulgore di
dio
N. 8 da Raffella Costi |
Racconto N. 8 da Raffella Costi
Una storia da poco
Nera come la notte e carica di riccioli, lucida d’olio di sesamo e improvvisa sul marciapiede, seminuda. Esibisce la gambe perfette, i glutei perfetti. Ha un’andatura pesante, sui tacchi troppo alti, ma si china al finestrino di una macchina, si rialza di scatto, si scosta strafottente. Ha le labbra grosse, gonfie, attraversate da un taglio recente. Non fa lavori di bocca, per un po’. Riprende a camminare, avanti e indietro, nel recinto trasparente dei suoi cinque metri quadrati. Si appoggia con la schiena a un albero e incrocia le gambe, fuma. Di nuovo va verso la macchina, con l’andatura stanca. Contratta più a lungo, mette la testa nel finestrino, ritorna fuori ed apre la portiera posteriore. Sale. La macchina va via, si infila in una piccola radura. La violentano in due, la stuprano, ma pagano. La riportano indietro. Scende come se la buttassero fuori, si liscia la gonna e torna ad appoggiarsi a quel suo albero. Tra un momento spunterà dal nulla lui, che l’ha pestata anche ieri e farà uccidere suo fratello, se lei non renderà come si deve. Prende i soldi, li conta e sparisce, lui. Lei resta lì, a battere il marciapiede e non sa più neanche come si fa a gridare. Arriva un’altra macchina, si ricomincia. La stuprano di nuovo e mentre glielo fanno, lei non pensa a niente, che non c’è niente da pensare. Bisogna anche far finta che ti sia piaciuto. Sempre lei fa finta, ma i maschi sono stupidi e credono che gema di piacere.
A Kaduna, un’ombra scura le parlava d’amore. Quattromila chilometri lontano da qui, mille anni fa.
(Raffaella Costi) |
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Racconto
N. 7 da Vittorio Catani
Il ghiaccio e il fulgore di Dio (Racconto)
Risalii
l'ultimo tratto della rampa a scalini, attento che la
neve semidisciolta non mi facesse ruzzolare, e fui dinanzi
alla porta. L'edificio si estendeva da entrambi i lati,
basso ma imponente, precludendo la vista del boschetto.
Con l'imbrunire il freddo era cresciuto, specie in quello
spazio aperto lontano dalla città. Attivai il
campanello a sfioramento, digitando anche un numero
personale. Pochi attimi e mi rispose, in accettabile
italiano, la voce lenta e un po' nasale di Wendell.
"Sei tu, Enrico? Entra, ti aspettavo". Il
portale si aprì.
Wendell Edwards è una specie di Isaac Newton
del XXI secolo. Fisico matematico, lavora all'Institute
for Advanced Study di Princeton, nel New Jersey. Ma
come sapete, l'Italia da un decennio ha avviato un'attività
di gemellaggio con prestigiose istituzioni scientifiche
statunitensi, anzi mondiali. E così Wendell trascorrerà
due mesi qui in Puglia, presso le nuove tecnostrutture
avanzate di Neotechnopolis. Conobbi Wendell circa venticinque
anni fa. Mi trovavo negli Usa per motivi di studio:
in quanto "sacerdote laico", mi documentavo
in loco per un'indagine sul nuovo laicismo religioso
presso le confessioni cristiane non cattoliche. Lui,
come fisico, si stava già ritagliando una fama
a livello internazionale; aveva appena pubblicato un
testo divulgativo, "Quando Dio gioca a dadi",
che gli aveva conferito notorietà anche presso
il grande pubblico. Ci eravamo conosciuti in incontri
serali che nulla avevano a che fare con Dio né
con la Fisica: un corso per sommelier! Dopo il mio rientro
in Italia avevamo mantenuto qualche contatto epistolare,
ed era la prima volta che ci ritrovavamo dopo un quarto
di secolo. Ormai era divenuto un'autorità mondiale
nel suo campo. Superai una serie di interminabili corridoi
deserti (non fosse stato per rare voci o rumori intuibili
dietro qualche muro, Neotechnopolis pareva evacuata,
come per un test su un'emergenza atomica); infine giunsi
al suo reparto. La porta era socchiusa. Entrai.
"Caro amico" disse Wendell con occhi che luccicavano.
Era cambiato pochissimo. Risposi: "Sono felice
di rivederti, non avrei mai sperato...". Ci abbracciammo,
poi lui mi invitò a sedere.
"La stanza che mi hanno assegnato non è
vasta, ma cerco di essere re nel mio guscio di noce"
disse Wendell, e aggiunse: "Quali novità
mi racconti? Cosa preferisci...". Prese a tirar
fuori da un armadietto un arsenale di bottiglie. Risposi,
ancora in piedi: "Ehm... sono più vecchio
di 25 anni: il medico mi ha proibito gli alcolici".
"Ma qui non c'è vero alcol" disse strizzando
un occhio. "A che serve la scienza, amico? Puoi
berne a volontà. Tutte le caratteristiche del
miglior whisky, e neanche uno, come dire, effetto collaterale!
Questo sì merita un Nobel!" Mi ritrovai
un bicchierone in mano; l'odore decisamente traeva in
inganno: puro, aromatico, invitante. "Se mi garantisci...".
"Mi gioco i proventi dell'ultimo libro. Allora:
che novità nella tua religione? Prima parli tu,
poi ti dico io dell'ultimissima Fisica. Ok?".
Era un tipo ben insolito, Wendell. Madre italiana (il
che spiegava la conoscenza della lingua) morta da anni,
e cattolica bigotta: ma questo poteva spiegare il suo
interesse per le religioni? Wendell era ateo convinto.
Scoprivo che il pallino gli era rimasto. Prima di rispondere
mi girai, accostandomi a una finestra. Il vetro era
uno spesso metacrilato; oltre c'era ancora luce del
giorno, sufficiente per vedere le ondulazioni della
campagna e della Murgia coperta di neve. Una neve alta
più d'un metro, come mai era stato ai tempi della
mia gioventù. Chi poteva pensare che il riscaldamento
globale, paradossalmente, avrebbe avviato una nuova
era glaciale? La crescita della temperatura, spiegavano
ora i tecnici, aveva innescato un improvviso raffreddamento
dell'area nord?atlantica; ma non era solo questione
di scombussolamento atmosferico. L'oceano accumula una
quantità di temperatura circa 1000 volte più
dell'atmosfera e le variazioni della circolazione oceanica,
molto lente, possono provocare mutamenti climatici di
vasta portata a lungo termine. Un rapido sguardo al
panorama gelido e andai a sedere. Risposi: "Progressi
della mia religione? Be'... dalla nascita di Cristo
ce ne sono stati parecchi!". Come battuta era fiacca.
Aggiunsi: "C'è sempre in ballo la questione
di un papa dalla pelle nera, e il sacerdozio alle donne.
Prima neanche se ne poteva parlare...".
Ma Wendell, notai, era distratto. Forse aveva qualcosa
di urgente da dirmi. Io parlavo, e il suo sguardo restava
puntato in una direzione. Guardai anch'io, e solo allora
mi accorsi di una insolita struttura metallica poggiata
sulla scrivania. Una sorta di piattaforma lucente, dalla
quale si innalzavano tubazioni di lunghezza varia, a
varie inclinazioni. Apparentemente un oggetto incongruo,
scheletrico, incompleto.
"Vedo che l'hai notato anche tu!" esclamò
Wendell raggiante. "Neotechnopolis è dotata
di uno dei rarissimi esemplari esistenti al mondo di
computer quantici. Non sembri un voler minimizzare il
nostro incontro, ma questo oggetto è uno dei
motivi essenziali per cui ho accettato il gemellaggio...
Ce ne sono tre in tutto il mondo, e smaniavo dal desiderio
di vederlo, provarlo". Poi osservò, calmo:
"Un computer quantico ti dà, per definizione,
il risultato di qualunque cosa tu sappia chiedergli.
Qualunque, comprendi? E poiché il suo motore,
se vogliamo chiamarlo così, sono le particelle
atomiche, la risposta a qualsiasi quesito è praticamente
istantanea, in tempo reale... Scommetto che vorresti
provare anche tu. Proponiamogli un bel problema, uno
di quelli difficili...".
Rimasi perplesso. Che astrusità di alta matematica
poteva porre a quella specie di mostro, uno come me?
"Proprio non ti viene nulla alla mente?" insisté
Wendell.
Improvvisamente ebbi un'idea: come non averci pensato
subito? Il mio cuore aumentò i battiti. "Be'...
suppongo accetti i problemi di logica, anche se qui
dovrai aiutarmi tu a formalizzarli nel modo adeguato.
Ma se gli chiedessimo di verificare, per esempio, le
famose prove dell'esistenza di Dio?".
"È una sfida che rivolgi a me, dunque!"
rispose Wendell ridendo di gusto.
"Hai paura che il tuo ateismo si sbricioli in tempo
reale?" rincarai. In realtà anche io, mi
accorsi, non riuscivo a reprimere una certa ansia...
Via, pensai: in fondo è un gioco; e la Fede resta
la Fede.
"Ahiahi, secondo me sei tu che dovresti aver timore.
Ma d'accordo, poniamogli il quesito, anzi: il Grande
Quesito!". Wendell girò intorno all'apparato,
innestò una spina, regolò alcuni valori
e intanto mi disse: "Sinceramente, caro Enrico,
suggerirei di andare oltre certe prove classiche; alcune
sono già state superate... Comunque i pensatori
che le enunciano sostengono che, ove non si ponga un
principio trascendente, l'esperienza risulta contraddittoria
e allora si dovrebbe negare la razionalità del
reale". Obiettai: "E tu ritieni che questo
arnese non sia costruito per comprendere o includere
tale genere di argomentazioni?". Wendell mi fissò:
"Questo arnese, come tu lo chiami, è collegato
direttamente con la più grande banca dati mondiale,
quindi può accedere ad ogni argomento, assimilarlo,
considerarlo, vagliarlo, confrontarlo, giudicarlo. Se
impiegherà qualche secondo di più, sarà
solo perché starà ricercando da se stesso
le basi su cui costruire la sua risposta. Ma la risposta
in sé, sarà sempre istantanea".
Riflettei velocemente: quella ontologica, l'argomento
cosmologico, quello teleologico... Vero, qualche "prova"
ormai appariva superata da spiegazioni scientifiche
o dalla stessa filosofia successiva. Ma, accidenti,
una (almeno una) doveva essere ancora valida, e glielo
dissi: "Wendell, ogni evento presuppone una causa.
Ma è concepibile qualcosa che non abbia cominciato
a esistere, ed esista da sempre? A un certo punto dovremo
fermarci: un creatore eterno, cioè increato,
primo motore. E quand'anche volessimo postulare l'abolizione
della creazione, cioè ammettere che l'universo
esista da sempre, saremmo esentati dal ricercare il
perché esiste un universo?".
"Ho capito" disse Wendell. Trafficò
col suo mostro; improvvisamente dal ripiano lucente
e dai pali metallici e di vetro inclinati scaturì
una luce accecante, che oscurò tutto il resto.
Fui costretto a coprirmi gli occhi con le mani. Laser
di luce rossa, arcobaleni istantanei si susseguivano
da un capo all'altro della struttura. Parve durare un'eternità
ma, mi resi poi conto, erano stati solo tre o quattro
secondi. Wendell andò a leggere un display. Io
non mi ero mosso. Mi giunse la sua voce, un po' monotona.
Disse: "Ecco qua, come avevo immaginato. Queste
storie non vanno più bene... La fisica dei quanti
prevede da decenni situazioni in cui oggetti nascono
praticamente dal nulla, e l'universo potrebbe benissimo
avere avuto un'origine del genere. Caro Enrico, ormai
il tuo Dio non è più un dato necessario
per spiegare eventi una volta misteriosi, sovrumani...".
Continuava a manipolare qualcosa, alla fine disse: "Leggo
testualmente il responso: Tutto ciò che siamo
in grado di percepire nel nostro universo può
benissimo avere un'origine naturale, spontanea, e temporale
finita. E se c'è qualcosa al di fuori del nostro
spaziotempo, non è detto che questo qualcosa
possieda necessariamente un carattere sovrannaturale.
PROVA RESPINTA PER INSUFFICIENZA". Aggiunse, di
suo: "Contento, amico?".
Be', non ero affatto contento, ovviamente. Ero semplicemente
deluso. Tutto qui? O non volevo capacitarmene? In sostanza,
dunque, l'universo poteva benissimo essersi creato da
sé col Big Bang, per così dire. Lo capivo
o no? Ma ammesso questo, si dimostrava cosa: che Dio
non esisteva? Manco per idea, pensai. Dall'espressione
di Wendell, sospettavo anche in lui una punta di insoddisfazione.
Per alcuni minuti nessuno di noi due parlò. Bevemmo
in silenzio altro pseudo?wisky, o quel che era. In effetti
mi riscaldava visceri e pensieri, ma lasciandomi sobrio.
E forse davvero non interferiva neanche con le mie arterie
malandate. Fu Wendell a interrompere un vuoto che rischiava
di diventare pesante, con un'idea che stavolta mi lasciò
sbalordito. Prima ebbe una risatina, poi disse: "Il
fatto è che noi abbiamo sbagliato tutto! Proviamo
a impostare diversamente la domanda. Chiediamogli una
prova... negativa: che Dio NON ESISTE". Mi fissò,
quasi a sfidarmi. Era un gioco, pensai; e la Fede eccetera...
Ma se il computer, il mostro avesse "dimostrato"
l'inesistenza di Dio? Via, ragionai: mai nulla e nessuno
avrebbe avuto la possibilità di giungere a una
simile dimostrazione. Wendell si stava facendo prendere
la mano.
"D'accordo" dissi lentamente. "Ci sto".
Ora ti frego, pensai. E in tempo reale.
Wendell stranamente tardò molto nell'impostazione
dei dati. Lo vedevo un po' stanco, forse. Ma alla fine
proclamò: "Signori, a voi la più
importante risposta di tutti i tempi". Dalla voce
pareva che avesse bevuto vero whisky, lasciando a me
quello fasullo. Ma non ebbi modo di appurarlo: il "mostro"
stavolta si accese di una luce che superava ogni evento
fisico cui avessi mai immaginato di poter assistere.
Mi riparai gli occhi, ed egualmente il balletto di colori
mi entrava nella mente, superava le braccia di cui mi
facevo riparo, superava la carne, le ossa, la dimensione
umana, penetrava direttamente nel cervello. Poi di colpo
mi ritrovai in un buio fitto, capii che erano i miei
occhi che non si riabituavano al reale. Il tutto doveva
essere durato neanche un secondo. "Quando anche
la mia vista sarà tornata normale leggerò
il risultato" disse con tono ironico Wendell. Poco
dopo aggiunse: "Vieni, vieni a renderti conto tu
stesso, caro mio. Io credo di leggere qui: AFFERMATIVO:
SI DIMOSTRA CHE DIO NON ESISTE, NÉ POTREBBE MAI
ESISTERE. Dai, caro il mio sacerdote laico, corri a
vedere. E impara!".
Balzai verso la scrivania. Sì, le parole erano
quelle. "È un bluff" dissi disorientato
e stizzito. "Il tuo mostro sbaglia".
"Impossibile!" disse Wendell calando un pugno
sul ripiano del "mostro", e aggiunse: "Impossibile,
per definizione!".
"Il tuo coso ha qualche rotella fuori fase. O sei
tu che hai barato. Hai immesso dati a tuo piacimento.
O hai sbagliato. Non esiste, non potrà mai esistere
una dimostrazione simile. Altrimenti...". Mi veniva
un'idea: sarebbe solo bastato che... Dissi a Wendell:
"Semplice. Basta verificare i passaggi logici,
le estrapolazioni, i calcoli e tutto il demoniaco armamentario
logico del tuo infernale aggeggio per scoprire la falla,
capisci? E io, caro Wendell, ora mi permetto di ordinartelo:
ciò che è accaduto qui stasera è
troppo. Il gioco è andato oltre, e il suo risultato
va subito smentito. Come rappresentante sia pure laico
di Dio io ti ordino, in nome dell'Umanità, di
trovare la falla: ne hai l'obbligo morale, dovesse costarti
tutto il tempo della tua residua vita terrena".
Dovevo aver assunto un'espressione furente, quasi da
folle.
Wendell si limitò a ridacchiare ancora, in quel
suo modo che ora mi disturbava. Mi tese un bicchiere:
"Bevi" disse "questo non fa male. Verificare?
Trovare la falla? Non hai capito niente, amico. Non
hai afferrato la realtà dei fatti. Un computer
quantico non è un oggetto nel quale possa entrare
la mente dell'uomo. L'uomo è estraneo alle sue
istantaneità, ai suoi calcoli arcani. Ci sono
aspetti, del calcolo quantico, che non abbiamo afferrato
e forse non afferreremo mai, perché l'uomo e
i quark parlano lingue incommensurabili. Noi sappiamo
solo una cosa: che i calcoli di questi oggetti finora
sono stati sempre esatti. Utilizzano matematiche a noi
ignote, concetti pluridimensionali che solo possiamo
intuire, ma non potremo mai penetrare analiticamente.
Certo, capisco la tua obiezione: far almeno eseguire
controlli di base. Li farò eseguire: ma saranno
sempre altre macchine quantiche a farli, mentre i calcolatori
consueti, quelli digitali, potranno intervenire solo
in alcuni dettagli delle fasi finali... E comunque sappi
che già dagli anni '90, gli scienziati si sono
semplicemente fidati degli stessi calcolatori digitali;
anche lì molte cose non si sa bene come funzionino
eppure si accettano; si sa solo che funzionano. E tanto
ci basta". Wendell sorrise, poi aggiunse: "Be',
questa per me stasera è comunque una vittoria.
Il mio ateismo ne viene sostanzialmente rafforzato.
Non posso dire che ne venga anche scossa la tua fede,
avete la testa troppo dura voialtri credenti per dar
retta a un mostro quantico; ma... diciamo che da questo
momento, avete un nuovo problema. E non di poco conto.
In bocca al lupo!".
Non so perché, presi l'ultima frase per un commiato.
Forse a Wendell sarebbe piaciuto continuare a bere e
chiacchierare. Sta di fatto che, bruscamente, mi alzai,
bofonchiai un "arrivederci" e sparii da quella
stanza.
Fui fuori. Era notte, ormai. Le stelle erano brillanti,
bellissime. Il cosmo intero sembrava sfolgorare più
del solito. Ma anche il freddo che esalava dal ghiaccio
intorno era insolito. Forse era solo un caso, ma un
gelo simile, dentro di me non l'avevo mai percepito.
Vittorio Catani
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Racconto
N. 6 da Sergio Spinella
G
O R A (Racconto)
Era
il gran giorno, era il giorno della Multimedialità Tot
le , ed anche il sole sembrava convenientemente compreso
dall'importanza dell'evento . Fin dalle prime luci dell'alba
i suoi raggi si affannavano senza sosta fra le guglie
squillanti e le torri sottili e di cristallo ; contro
gli austeri palazzi in mattoni smaltati di rosso e di
avorio ; sui tetti sudici e grigi delle baracche in
legno e lamiera... senza peraltro riuscire a migliorare
gran che l'architettura di queste ultime, malgrado tutti
gli sforzi . Fin dall'alba i pellegrini, i villani e
gli sfaccendati sciamavano lungo i viali fastosi ed
aristocratici dei politicanti ; per le strade eleganti
e profittevoli degli allineati ; attraverso i vicoli
sordidi e maleodoranti, tormentati come l'animo umano,
quando non sia partitizzato . Come ad un segnale convenuto,
gli immigrati clandestini cominciarono a schierarsi
agli incroci e negli altri punti nevralgici e, secondo
la propria specializzazione di origine, lavavano i vetri,
vendevano accendini e proponevano carne femminile a
buon mercato . Naturalmente, non mancava chi cercava
di cogliere l'occasione per affinare la propria abilità
nei giochi di mano in mezzo alla folla...a spese dei
portafogli altrui . In questo caso però, la ripartizione
dei compiti non era più così rigorosa : si assisteva
anzi ad una considerevole democratizzazione - grazie
anche agli sforzi disinteressati delle innumerevoli
associazioni di volontariato . Infatti chiunque poteva
tentare il colpo, senza distinzioni di razza, di sesso
o di età . Perchè se lo stato di diritto clerico-solidale
non permetteva a tutti la dignità di un lavoro per sopravvivere,
in compenso amava tanto gli indigenti, da fabbricarli
esso stesso su scala industriale . E così andavano le
cose tra quella umanità variopinta ed impaziente, che
si affrettava verso l'immensa piazza dei Mille Sogni
, nella trepida attesa del momento fatidico . Il tempo
passava . Gli ambulanti presero ad esibire i loro dolciumi
; conformemente, i bambini iniziarono a sollecitare
la sottana delle madri . La folla aspettava, chiacchierava,
trafficava : dame annoiate e sfaccendate, ma massaggiate
con cura ; pensionati dai capelli d'argento, abbigliati
con sobrio gusto inps, ed acciaccati dall'età ; e, insomma,
chiunque non avesse niente di meglio da fare . E il
tempo passava .
***** Era il gran giorno . Sotto il ponte che aveva
eletto ad abitazione, Gora , il vecchio paria del Reno
Lustrale, si destò dal suo ricco sonno . Con la superba
indifferenza che gli derivava dalla propria condizione,
scrollò la polvere dal mantello ormai privo di colore
in cui si teneva avvolto . Il cielo era tutto sereno
e allusivo di ombre e denso di zampilli d'acqua, che
si slanciavano verso l'alto dai marmi delle fontane,
flessuosi come ragazze . I bambini nudi - i figli dei
poveri - sguazzavano già nelle fontane stesse - o piuttosto
pozzanghere - immaginando giocattoli che non possedevano,
ed infischiandosi dei nobili intenti di chi si era autoproclamato
loro tutore, della repubblica "democratica " , e di
una conquista civile come il canone rai . Prometteva
di essere una giornata fruttuosa, decise l'uomo . Si
levò in piedi, rispondendo al saluto del vecchio Faccia-
discrofa - il collega in nobiltà suo vicino - ; poi,
come ogni mattina, scacciò con irritazione lo sciame
di mosche che trovava tanto irresistibile il suo corpo
incartapecorito . Puntuali, gli insetti tornarono subito
alla carica . Brontolando, Gora lasciò correre : sapeva
riconoscere da lunga data una battaglia perduta . Era
stato sposato . Invece, si avviò verso la città lungo
la via dei Mille Sospiri - la strada che costeggiava
l'antico canale Navile, partendo dal misero borgo di
Senzapane . Cioè casa sua . L'essere un paria comporta
dei vantaggi, meditò con malizioso divertimento : i
volontari si scostavano, tenendosi accurata- mente alla
larga, magari sopravvento ; e nessuno osava avvicinarsi
. Nemmeno un' Authority . Nei pressi delle capanne,
un inviato del sindaco andava illustrando ad un gruppo
di donne le impareggiabili virtù del- l'acqua di scolo
ai fini della cottura dei fagiani - secondo il recente
programma governativo di sostegno ( elettorale ) . Peccato
solo che a Senzapane nessuno possedesse fagiani . Un
poco più avanti, dei volonterosi Protettori Della Famiglia
distribuivano ai morti di fame dei vasi da notte - naturalmente
nelle misure consentite dalla legge, e con tanto di
bollo già pagato per il primo anno d'uso . E con un
miracolo di organizzazione, altri ancora regalavano
aringhe purgative, per evitare che a furia di astinenze,
la gente avesse a soffrire di costipazione . Gora scosse
la testa ; con tutta quell'alluvione di bontà disinteressata,
per gli alluvionatori era sempre Tempo d'infignere di
non vedere , come recita il sonetto ( * ) . Ruscellò
magnificamente incontro ad un nuovo giorno parcondicionante,
lungo siepi di tassi e di oleandri profumati ; ed oltre
l'agonia di un rutto - provocato quest'ultimo da un
certo digiuno .
***** Gli archi d'autunno pulsavano liricamente in vaste
malinconie, per cieli marmorei, su bacini di ore silenziose
e chiuse . Lontano, un piccolo sole ristagnava sul bordo
di un infinito raccolto, attraverso l'offerta di troppe
colonne spezzate, portando con sè la memoria muta di
come erano state le cose durante la notte . " Ah " riflettè,
osservando un gruppo di frati intenti a man- dare al
rogo un preservativo . " Ho colto la natura sul fatto
! " ( ** ) Adesso riusciva a distinguere in distanza
le torri, tante tor- ri, occupate ad emergere dallo
sfondo come gli alberi di un antico veliero ; e quel
veliero era la sua citta', la città di Port - Amen .
--- ( * ) Cfr. Re Enzo, sonetto III, in L. Frati , "
La prigionia del Re Enzo a Bologna ", Bologna 1902 .
( ** ) Cfr. Voltaire, " Micromegas ", cap. V .
O almeno cosi' aveva creduto una volta, quando la si
chiama- va ancora col nome gallo-latino . Ma una gran
parte di essa era ormai scomparsa, disciolta nella memoria,
lasciando solo le ossa : mattoni ed intonaci rossi,muri
che ricordavano ampi portici, spazi resi razionali un
giorno dall'ingegno umano, ed ora relitti dimenticati
sot- to le ortiche . Eppure . Eppure per quelle strade
antiche, cosi' dense di odore di muffa e di muschio
e di edere rampicanti, persino il vento fremeva ancora
di parole e di passati e di altre realta' . Certo, adesso
la moda era cambiata ; e nella societa' politicamente
corretta, il dialogo televisivo consentito tra due innamorati
si svolgeva all'incirca in questi termini : Lui ( rivolgendosi
ulivamente a lei ) : " Ah, ranocchia solidale mia !
" Lei ( di rimando a lui, e con i verdi intercalati
) : " Ah, ippopotamo volontario mio ! " Ma lui continuava
a preferire il tempo, in cui una ragazza, incerta tra
due pretendenti, sceglieva quello col naso piu' lungo
. ( * ) La civilta' definitiva non lo impressionava
per niente ; ed il nome stesso di Port - Amen , per
quanto appropriato , gli pareva abbastanza iettatorio
. Grugnendo all'indirizzo dei benpensanti - quei tali
che non mancano mai di bruciare l'incenso prima di ascoltare
Wagner- e passi per Wagner! - si fece largo fino alle
porte della citta' .
---- ( * ) Allude alla " Filippa combattuta ", testo
dialettale bolognese di Giulio Cesare Croce .
Una specie di fortezza con patiboli, crocifissi e torrioni
a forma circolare sbarrava la strada, impedendo alle
insidie del mondo esterno di penetrare nella metropoli
. Specialmente a quelle provenienti da Budrio . Numerose
guardie armate fino ai denti vigilavano con cura . "
Donde veniste, ah ? " lo interpellò uno sbirro, trapassandolo
con lo sguardo . " Da Casalatch " rispose lui . " Straniero
fu " riferì il cerbero ad un collega, che trascris-
se debitamente la cosa su un considerevole registro
. " Favorisse il passaporto " domando' con burocratica
cortesia lo scriba . Gora dovette faticare un po', prima
di convincere il funzionario della propria nazionalità
; anche perchè in tasca gli avevano trovato un frammento
di menù - proveniente da una discarica - recante la
criptica scritta " tot turtlèn ". Alla fine lo lasciarono
passare, sia pure controvoglia . Il vecchio s'incamminò
lungo un portico malconcio, interrotto qua e là da qualche
statuina in terracotta, e magari da un af- fresco devastato
dal tempo . Si consolò osservando che se l'arte antica
stava andando in disfacimento, in compenso le nuove
generazioni provvedevano ad assicurare un congruo rimpiazzo,
producendo una massa incredibile di graffiti . Mentre
gli extracomunitari pensavano a garantirne il riscal-
damento, adattandosi a dormire ai piedi di questi .
Gora socchiuse gli occhi, si gettò alle spalle l'illusione
gloriosa dell'essere stati . Come suonavano quei versi
? " Io sono l'impero alla fine della decadenza Che guarda
passare i grandi Barbari bianchi.." ( * ) La strada,
o piuttosto il porticato, si snodava ora sinuosamente
tra un numero prodigioso di chiese - molte della quali
sconsacrate - ; tra conventi adibiti per fortuna ad
altri usi, e privi ormai di aspirazioni alla santita'
; e vecchi palazzi dalle pretese nobiliari - alcuni
perfino pregevoli . Ma tutte quelle costruzioni venivano
intersecate da vicoli tenebrosi, echeggianti ancora
del grido di persone accoltellate, neri di sangue sparso
e raggrumato...oppure di roghi . Perche' Port - Amen
era un universo a sè, isolato dal mondo ; e se il mondo
fosse esploso, a Port - Amen nessuno se ne sarebbe accorto
. Non lo riguardava . Port - Amen era tutto ciò di cui
la gente avesse bisogno , tutto quanto le si concedesse
di immaginare . Per gli abitanti non aveva alcuna importanza
sapere se esistessero altre città, altri fiumi e boschi
e laghi e oceani. Essi si godevano soddisfatti il proprio
stile di vita . E basta . E tendevano ad accanirsi con
spettacolare ferocia contro chiunque disturbasse il
loro placido sonno . Gora si trovava ora nella piazza
Maggiore - quella piana lastricata di porfido rosa e
limitata da una foresta frastagliata di palazzi antichi
e di torri, così calda ed unica e preziosa per chiunque
sia nato lì .
--- ( * ) Cfr. Verlaine , " Langueur " , in " Jadis
et naguère "
Ignorando l'espressione di raccapriccio dipinta sul
volto degli astanti, il vecchio raggiunse il suo posto
preferito . Attraversò la folla all'incirca come una
corazzata attraversa una flottiglia di barche da pesca
. Si dispose all'attesa - mentre tutti si scostavano
con cura . Di fronte a lui, sotto un enorme baldacchino,
l'imponente parata di politicanti, santoni, burocrati
e soprattutto sbirri provvedeva a non fare dimenticare,
che ciò che è delitto, quando a compierlo sia un privato
cittadino, si chiama diritto, quando a compierlo sia
l'Autorità . Ma nessuno badava a simili quisquilie,
a Port - Amen . Tutti attendevano solo che gli lanciassero
un po' di broda . Dall'alto . E il tempo passava .
***** Era il gran giorno, e perfino gli stabilimenti
di Saxa Ruba fervevano di attività . Non per nulla erano
quelli i luoghi, in cui duecentomila individui riuscivano
quasi a svolgere il lavoro di cinquecento persone -
beninteso, a spese della povera gente . Si verificarono
con cura le luci, i suoni, e le confessioni politiche
- senza per questo dimenticare l'equilibrio delle (
enormi ) prebende . Quando gli interessi di ciascuno
lo vollero, tutto fu pronto . Sulla piazza dei Mille
Sogni mille televisori giganti si accesero contemporaneamente
, mostrando il volto del famoso conduttore , beniamino
del pubblico - e soprattutto dei partiti - in formato
160 x 90 metri . Nelle case milioni di cuori di ragazzine
palpitarono, mentre milioni di seni di matrone presero
a sospirare drammaticamente . E milioni di uomini si
ingrugnirono, intuendo la minaccia al proprio primato
domestico . Poi le ballerine ballarono con conveniente
pudicizia, esibendo i super mutandoni di recente introduzione
; mentre un'arzilla vecchietta vinse al quiz centomila
confezioni di utilissimo cibo per cani bassotti . Infine
la polizia mostrò in diretta la cattura di un famigerato
evasore del bollo auto, il quale venne ucciso con superba
efficienza dai reparti speciali, nell'atto di fare opposizione
( ovviamente, la telecronista ne approfittò per sfoderare
un ottimo inglese della Ciociaria ) . Vi fu un attimo
di tregua ; subito i mendicanti attaccarono a lamentarsi,
ciascuno secondo la propria specializzazione . Cosi'
gli sbasiti se ne rimanevano sdraiati a terra, i buatti
scuotevano la testa, ed i ballarini simulavano il ballo
di san Vito...senza che il pubblico ne restasse troppo
impressionato, a dire il vero . ( * ) Ed ecco, il tono
si alzò . Tutti si levarono in piedi acclamando, mentre
el Presidente infliggeva loro la Sua milionesima omelia
urbi et orbis ; e la Sua faccia occupava l'intera facciata
della Torre Torquemada - o Torre della Giustizieria
- senza per questo guadagnarne in estetica . Quel volto,
perennemente intento a passarsi la lingua sulla dentiera,
appariva singolarmente ripugnante, in un contesto così
smisurato, pensò Gora tra sè e sè . Ma era più velenoso
della suocera di un cobra . Gora stette attento a non
lasciare trapelare i propri pensieri .
----- ( * ) Sbasiti, buatti e ballarini erano tre categorie
" specializzate " di questuanti nella Bologna di un
tempo .
Non teneva molto a cadere sotto gli artigli di integralisti,
sbirraglia ed inquisitori assortiti, ansiosi di esercitare
i propri talenti in materia di vilipendio, oltraggio,
ed altre intollerabili minacce alla Civiltà - note altrove
come libertà di pensiero e di parola e di critica e
di stampa . Del resto, a Port - Amen non mancava chi
era pronto a giurare come quella dentiera avesse separato
il cielo dalla terra, creando il mondo . In effetti,
l'aplat dei giornalisti portameniani ricordava da vicino
quello dei pittori di Port Aven . A meno di Matisse,
naturalmente . Nuovi rumori richiamarono Gora dalle
sue meditazioni . Era giunta l'ora della Multimedialità
Totale . Dalla torre opposta alla Giustizieria - la
Torre Loyola - fece capolino l'immagine colossale di
Sua Bobidissima Bontà Bibidi I, Primo profeta delle
Sette Montagne, e Sommo Sachem della Pia Societa' Abracadabra
. Sua Bontà accennò ad un benevolo gesto di degnazione
. Prontissimamente, el Presidente, Sommo Garante della
Repubblica, si prosterno' ai Suoi piedi, grato di cotanta
magnanimità. Per la verità, lo fece sotto lo sguardo
gelido ma trionfante di una specie di corte di rigattieri
: individui abbigliati in modo stravagante, con la sottana
; ed agghindati con un mucchio di strambe cianfrusaglie,
dall'aspetto costosissimo. Poi Sua Bontà accondiscese
ad aprire la Sua bocca . Tutti trattennero il fiato
per l'emozione, una statua si mise a piangere , e, insomma,
il governo inventò un'altra tassa . Infine Egli annunziò
al mondo la Multimedialità Totale . E la Sua faccia
era meglio dell'ombelico di Venere .
***** Incombeva ormai un malinconico buio, quando il
vecchio fu di ritorno al suo rifugio sotto il ponte
. Era felice : aveva fatto un buon raccolto, e perfino
Faccia- discrofa non ci trovò niente da ridire . Gora
sedette sul giaciglio, scacciando con la mano qualche
mosca ritardataria ; poi dispose con cura sul tavolo
gli oggetti pazientemente recuperati . Perchè le fiamme
non erano riuscite a distruggerli tutti. Certo, aveva
dovuto durare fatica, per farsi largo tra l'italianità
- sempre ubriaca di genuflessioni - che incendiava qualunque
cosa, in ubbidienza alle Auguste Parole d'Ordine appena
lanciate dalle Auguste Personalità sulla piazza . Eppure
. Eppure ne era valsa la pena . Ne valeva sempre la
pena . Aveva iniziato la sua raccolta all'inizio di
quella storia , tanti anni prima, quando Port - Amen
non si chiamava ancora così, e si poteva ancora consigliare
ai ragazzi di usare i profilattici per difendersi dall'aids
; e nessun gesuita aveva ancora inventato le imperscrutabili
vie della "bioetica". E poi . E poi erano accadute troppe
cose, ed il livore verso il mondo di coloro che secondo
Tacito " odio humani generis convincti sunt " ( * )
aveva finito per usurpare la libertà di tutta la nazione,
in ogni aspetto della vita pubblica e privata .
---- ( * ) cfr. Tacito, " Annales ", XV, 44 .
Il morbo era giunto lentamente dall'Asia, di soppiatto,
tanto sotterraneo e subdolo e osceno, da parere facile
a debellarsi . ( * ) Invece era esiziale . Mai, a memoria
d'uomo, si ricordava un simile flagello , apportatore
di lutti così immensi ; mai, a memoria d'uomo, si erano
viste tante stragi di povera gente ; tanta sanguinaria
ferocia verso i propri simili ; tanto furore insensato
; e nessun medico poteva contrastare il male, perchè
ci si trovava ad affrontarlo per la prima volta . Il
cancro si manifestò dapprima in certi libelli repellenti
e triviali e abominevoli ; ma subito si impadronì dei
corpi, risalendo fino ai cervelli, per non uscirne mai
più. Gli ammorbati erano divorati da un bruciore così
ardente, che non riuscivano nemmeno a sopportare la
vita di tutti i giorni, il mondo e la realtà stessa
; ed anzi, prendevano ad odiare a morte il proprio corpo
e quello degli altri, negandogli perfino la normale
funzione di cibarsi , e soprattutto quella naturale
di riprodursi . Alla fine, fecero strage di milioni
di vite in tutta Europa ed altrove, arrestandosi solo
perchè non rimaneva più nessuno da assassinare ; e tormentarono
fino all'inverosimile milioni di altre persone, rendendole
peggio che morte . Ma i folli non se ne curavano : essi,
che si limitavano a promettere un mare di delizie per
quando nessuno avrebbe più potuto goderne, ed intanto
imbandivano qui e subito le loro ricche tavole . E Galileo
venne condannato, ed il Rinascimento ucciso . Non Big
Bang, ma Big Gang .
---- ( * ) Cfr. Tucidide, II, 47-53 ; Lucrezio, VI,
1090-1226
Disgustato, distolse il pensiero da quei volti pallidi
che ostentavano tanto il Bene, ed apportavano tanto
Male ; da quelle mani ipocritamente benedicenti, e in
realta' insozzate da tanto sangue ; da quei discorsi
farneticanti, buoni solo a riempire di parole vuote
il nulla . Ma ormai non badava neppure più a ricordare
; perchè tenere la memoria degli anni è un lusso superfluo
in Italia, e quando si sia costretti a vivere alla giornata,
impiegando tutto il tempo nella ricerca del cibo, tra
gli avanzi dell' immensa discarica della Citta' Solidale
. Là occorreva soprattutto lottare con i colleghi più
giovani, con i gatti ed i cani randagi ; e con i topi
. I topi erano i peggiori di tutti : se uno non stava
attento, potevano saltare e morderlo al collo o al viso
.
***** Non era sempre andata così , naturalmente . Perchè
una volta aveva saputo scrivere, e aveva scritto . Solamente,
oggi la scrittura non era più di moda . Solamente, oggi
nessuno voleva più leggere . Perche' leggere è fatica,
ed ogni pagina è una dura con- quista, e nella lettura
non esistono scorciatoie privilegiate . Perche' il libro
è uno strumento con cui pensare . " Non posso pubblicare
il suo testo " gli rispondeva regolarmente l'editore
multimediale . " Non è un copione tv, ma un volume da
leggere per intero, senza neppure un'interruzione pubblicitaria
- e addirittura senza una sola citazione degli angeli
custodi - : si rende conto ? " Lui si rendeva conto
; ma come si fa ad infilare un manifesto per acquistare
detersivi in un libro di poesie ? " Non posso pubblicare
roba simile " continuava tipicamente l'editore . " Oggi
non si legge più . Perfino nelle scuole, dopo la Ri-
forma di Sussidiarietà, ci si limita all'alfabeto, e
poi si passa subito alla tv ed al computer ." " Pensano
loro a tutto : non ha visto i cartoni giapponesi sui
Canti del Leopardi ? " " Dunque, dico io, è inutile
insegnare a scrivere . Mi cre- da : la penna è uno strumento
antidiluviano . " " Però insista " aggiungeva sempre,
incoraggiante . " Se mi porterà un buon copione - tipo
telenovela - , o magari un buono sketch - in cui ovviamente
sia presente almeno un prete - lo esaminerò volentieri
. Io credo nei giovani " Ma lui non era capace di creare
telenovelas o inserzioni pubblicitarie . Non riusciva
nemmeno ad usare un computer ; e la televisione lo annoiava
. Così continuò a scrivere con la sua antiquata stilografica
pagine e pagine che nessuno avrebbe mai letto . E in
quanto agli angeli, preferiva lasciarli là dov'erano
: non avrebbe saputo che farsene .
***** Chissà se gli sarebbe mai stato dato di terminare
quella sua raccolta senza senso, che destava tanta ilarità
tra gli altri paria . Si lasciò andare contro lo schienale
di pietra e cemento . E tuttavia . E tuttavia non poteva
farne a meno . Perchè si trattava di qualcosa di più
forte di lui ; qualcosa che in ordine di importanza
veniva ben prima di lui , e che lo trascendeva . Respirò
a fondo, stringendo il bordo del tavolo ; e il mondo
prese a vorticargli attorno . Erano volti, erano voci,
erano emozioni . Ed erano anni . Anni svanenti in una
nebbia d'autunno , nell'unità triste dell' oblio ; anni
ridotti all'ombra terribile di ciò che erano stati ;
e che ora vagavano disperati qua e là lungo viali spogli,
cercando invano il ricordo di se stessi . Si riscosse,
tornando al presente : una mano gli stava tirando la
manica . Era Valentina, la bimba cieca dei suoi vicini
. " Tieni : ho una cosa per te " disse la piccola, con
sempli- cità impaziente . Si frugò nelle tasche del
grembiulino, ed estrasse una vio- letta , offrendogliela
. Il vecchio sussultò, interdetto . Prese in mano il
fiore, ne contemplò i colori , che la bambina non avrebbe
mai potuto vedere . " E' bellissima " mormorò . Non
trovava le parole . " E' il dono più bello che mi abbiano
mai fatto " Di nuovo sentì il bisogno di respirare a
fondo, mentre un nodo di commozione gli serrava la gola
. Pensò all'Armonia Verde, pensò all'Armonia Rosa (
* )
---- ( * ) Due delle Ninfee di Monet .
Forse , riflettè , osservando la sua giovane amica .
L'aria della sera andava rapidamente rinfrescando ;
e qua e là i paria stavano accendendo dei fuochi . Ne
accese uno anche lui . " Forse ho anch'io qualcosa per
te " disse con dolcezza . Coprendosi le spalle doloranti
con un vecchio straccio , afferrò uno degli oggetti
che aveva salvato a fatica nell'antico edificio, devastato
a fondo dai campioni della Multimedialità Totale : l'edificio
chiamato un tempo Archiginnasio .
E alla luce tremolante lesse :
" O creatura di un vecchio cieco ,
A quale terra, tra quali uomini
Siamo giunti, Antigone ? " ( * )
( * ) Sofocle, " Edipo a Colono " , vv 1-2 ( traduzione
dell'Autore )
Sergio
Spinella
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Racconto
N. 5 da Arnaldo Demetrio
Il
Museo delle Religioni (Racconto)
Xavier
lo vide arrivare e si allontano' dal bancone del bar,
lasciando a meta' il suo Astro Martini.
--Magnus! Come stai? Sembri in gran forma!--esclamo'
dirigendosi verso l'amico che stava arrivando. Magnus,
il suo amico, lo abbraccio' con slancio e gli diede
una grossa manata sulla spalla.--Xavier! Vecchia locomotiva!
Aspetta, aspetta---e si interruppe, fingendo di riflettere
e alzando gli occhi al soffitto--Quant'e' che non ci
vediamo? Mi sembra...si, sono circa due anni, vero?---
L'amico, tornando a sorgeggiare l'aperitivo e ordinandone
uno per Magnus, disse---Si', piu' o meno due anni, da
quando ti venni a visitare al cantiere dell'Opera Civica
a Milano---Magnus si accomodo' sullo sgabello di fronte
al bancone:---Si', quella e' stata l'ultima volta. A
proposito, sai che e' venuto una meraviglia? Ho apportato
le modifiche che mi avevi suggerito, e devo dire che
avevi visto giusto. Dall'inaugurazione ci sono stati
circa 40 concerti di musica eco, 14 convegni internazionali,
piu' di 30 mostre d'arte e 64 eventi sportivi. E naturalmente
tutte le altre attivita' quotidiane previste dalla Fondazione
Uomo Nuovo---
I due amici continuarono a conversare per qualche minuto.--Bene,
ora e' venuto il momento di iniziare la visita a cui
ti ho invitato--disse, a un certo punto, Xavier lasciando
il bancone del bar. Magnus esclamo', a sua volta scendendo
dallo sgabello:---Certo, vediamo un po' questo Museo
delle Religioni!---
I due si diressero verso gli ascensori.--Sapendo cosa
dobbiamo vedere, con quelli facciamo prima--disse Xavier.
Gli ascensori erano dotati di un motore gravitazionale,
un'invenzione del 2080 DNC (Dopo la Numerazione Convenzionale).
All'interno un pannello riportava l'ubicazione di tutte
le stanze del museo: scegliendone una l'ascensore, senza
cavi ne ruote, si sollevava da terra a una determinata
altezza, in modo da non ostacolare i visitatori, e si
recava senza rumore alla destinazione stabilita, scendendo
dolcemente fino al pavimento. Per superare i vari piani
utilizzava il pozzo centrale, largo una trentina di
metri, su cui tutti i piani si affacciavano. All'inizio
gli ascensori, ancora non perfezionati, ogni tanto si
bloccavano per l'interruzione dell'alimentazione dei
circuiti, crollando rovinosamente a terra. Per fortuna
le imbottiture esterne avevano sempre evitato vittime.
--Allora non visitiamo tutto?--chiese Magnus, guardando
all'esterno della parete di vetro dell'ascensore.
--Scherzi? Ma sai quante religioni e culti ci sono stati
sul pianeta fino a non molti decenni fa? Non basterebbe
una settimana a visitare tutto il museo!---rispose ridendo
Xavier--No, visiteremo solo alcune stanze.--
I due, scesi dall'ascensore, cominciarono a passeggiare
nella sala circolare. Xavier, indicando le vicinanze,
disse:---Vedi? Tutte le sale sono circolari. Al centro
c'e' l'installazione su cui viene proiettato l'ologramma
principale, nelle postazioni semicircolari tutt'intorno
vengono proiettati gli ologrammi inerenti allo stesso
argomento, che illustrano scene, modi di vita e concetti
relativi alla religione in argomento--
Magnus chiese:---Qual'e' l'argomento di questa sala?--
L'amico, dirigendosi verso il centro della sala:--Il
buddismo. Una religione estinta nel XXI° secolo.
Era molto complessa, da alcuni definita piu' che altro
una filosofia, da altri addirittura una religione atea.
Certo e' che aveva molte correnti al suo interno.--
--Cosa rappresenta l'ologramma?--chiese Magnus, ammirandone
i molti colori. Xavier disse:--Al centro c'e' il profeta,
Buddha appunto, che ricevette l'illuminazione. Tutt'intorno
vengono rappresentati i concetti di questa religione
che, non facendo proseliti, non cercando di convertire
nessuno e cercando invece di dialogare con tutti non
resse l'urto di religioni ben piu' aggressive, come
l'islamismo, l'induismo e il cattolicesimo. Fra gli
ultimi seguaci di questa pacifica religione ci fu il
famoso gruppo di monaci che si diede fuoco in Piazza
San Pietro, a Roma nel Paese che allora si chiamava
Italia, quando ancora c'era lo Stato del Vaticano. Fu
all'incirca nel 2060 DNC.
Giunti nella sala dedicata al cristianesimo videro che
le nicchie nei muri laterali erano piu' numerose che
nell'altra sala. --E' perche' il cristianesimo ha avuto
un numero incredibile di confessioni, eresie, scuole
di pensiero..--disse Xavier, prevenendo la domanda che
l'amico stava per fargli. Xavier conitnuo'--Derivava
direttamente dalla religione ebraica, e il suo profeta,
Gesu' Cristo di Nazareth, per alcuni era direttamente
parte della divinita', costituita dal Padre, il Dio
principale che aveva nome Jehowa o Jahve per gli ebrei,
il Figlio, che appunto si sarebbe incarnato nel Cristo
per salvare il genere umano, e lo Spirito Santo, di
solito rappresentato sotto forma di una bianca colomba.
Per altri invece Gesu' era semplicemente uno dei tanti
profeti. Altri ancora non credevano nella Trinita',
e cosi' via--
Magnus si avvicino' all'ologramma, in cui erano raffigurati
diversi personaggi--Ma infine, qual'e' la verita'?--Xavier
rimase perplesso lisciandosi il mento con la mano:--In
campi come questo parlare di verita' e' un azzardo.
Ma gia' si sapeva da diverse fonti, e nel XX° secolo
queste versioni tornarono fuori dall'oblio, che questo
tale Gesu', che era figlio naturale di Maria, che aveva
dovuto sposarsi con il falegname Giuseppe, ben piu'
anziano di lei, dai 14 ai 30 anni si reco' in oriente,
nel Kashmir, gia' insediamento ebraico, e nel subcontinente
indiano, dove segui' gli insegnamenti di alcuni maestri
spirituali indu' e dove si specializzo' nello studio
degli antichi Veda.--Xavier volse lo sguardo intorno
nella stanza--Fini' la sua predicazione in Galilea con
l'arresto, la tortura e la crocifissione che non prevedeva
affatto l'uso dei chiodi, come i cristiani poi sostennero,
ma che, anzi, contemplava il rilascio del prigioniero
se questi sopravviveva almeno 3 giorni sulla croce.
Sembra in realta' che, prima ancora di questo termine,
venne fatto scendere dalla croce dai suoi discepoli,
che poi raccontarono la favola della sua deposizione
nella tomba e la sua resurrezione. In realta' sembra
ormai accertato che egli si recasse di nuovo verso il
Kashmir, seguito dalla madre Maria, che mori' nel Pakistan
e di cui fu trovata la tomba, e da Maria Maddalena,
che altri non era che la sua compagna. Visse a lungo,
sempre predicando, e mori', pare, intorno agli 85 anni.
Tra gli arabi fu conosciuto come Yussuf e considerato
un grande saggio. La sua tomba esiste tutt'ora, sotto
quella di un mussulmano, a Shrinagar. Di questa storia
si e' a lungo parlato e approfondite spedizioni scientifiche
e ricerche nei testi ne hanno dimostrato l'attendibilita'.--
Guardo' l'amico e gli disse--Comunque, Magnus, penso
che tu ne sappia abbastanza su questo argomento, vero?--
Magnus lo guardo' sorridendo:--Si, certo. Fin troppo.
Passiamo oltre, va--
Entrarono nella sala successiva. L'ologramma al centro
era terrificante: scene di devastazioni, di guerre,
di carestie, di interi Paesi distrutti. Xavier, cupo
in volto, disse:--Qui lascio parlare l'audio preregistrato--
Su un ripiano c'era un'area circolare che diffondeva
una luce rossa. Lui ci passo' la mano sopra, l'area
circolare divenne verde e una voce si comincio' a sentire.
I diffusori audio, talmente avanzati che si erano ridotti
a delle lastre con un spessore di pochi millimetri,
erano disseminati nelle pareti e sul pavimento. Venivano
attivate dal pulsante che Xavier aveva sfiorato ma anche
dalla presenza stessa delle persone, cosi' che ognuno
poteva sentire la voce narrante come fosse proprio accanto
a se.
La voce continuava a parlare:--........Nel 2065 DNC
le nazioni occidentali stavano sperimentando una terribile
arma biologica, in grado di scatenare un virus sconosciuto
e letale come mai altri prima di allora. La notizia
divenne pubblica e provoco' molte reazioni: la stragrande
maggioranza della popolazione pensava che quest'arma
fosse destinata ai paesi arabi. Ma evidentemente i paesi
arabi fondamentalisti, coi loro servizi di spionaggio,
ne erano venuti in possesso. E fu cosi', improvvisamente,
che tutto comincio'. Non si seppe mai chi fece la prima
mossa, sta di fatto che contemporaneamente, negli USA
e nei paesi arabi, vennero fatte esplodere queste armi
micidiali, che altro non erano che i vecchi razzi nucleari,
la cui testata era stata modificata per l'occasione.
L'epidemia, che provocava la morte in tempi rapidissimi
sotto forma di una forte febbre, esplose nei due continenti
con una velocita' rapidissima. Ci furono decine di milioni
di morti, e quello che ne segui' fu ancora piu' spaventoso.
La convivenza civile venne meno, l'economia crollo',
la delinquenza e la violenza assunsero livelli mai raggiunti.
Naturalmente e' superfluo aggiungere che nemmeno una
voce, ne da parte dei mullah mussulmani ne da parte
dei sacerdoti cattolici, si levo', prima del disastro,
a scongiurarne il verificarsi. Anzi, da entrambe le
parti molti soffiarono sul fuoco dell'intolleranza religiosa
e razziale, accendendo ancora di piu' gli animi.
L'epidemia duro' diversi mesi, intere popolazioni furono
decimate. Gli USA, l'Iran, l'Iraq, il Pakistan e Israele
cessarono di esistere. Il territorio degli Stati Uniti
d'America, dopo dieci anni, fu dichiarato di nuovo abitabile
dagli esseri umani e inglobato nella Confederazione
Nord Americana di nuova costituzione, con una iniziativa
presa dal Canada con l'assenso delle Nazioni Unite.
Poiche' il virus aveva effetto solo sugli uomini la
vegetazione e la fauna degli ex-USA diventarono lussureggianti.
Di nuovo le praterie si popolarono di bisonti e fu allora
che i nativi americani, rifugiatisi da tempo in Canada,
ripresero possesso delle terre dei loro avi sotto gli
auspici dell'intera comunita' internazionale.
In Asia, invece, i territori rimasti spopolati passarono
direttamente sotto il controllo delle Nazioni Unite,
che iniziarono un programma di riorganizzazione economica
e agricola in grado di creare un nuovo Paese, fertile
e ricco.--
Magnus era rimasto assorto ad ascoltare:--Sapevo queste
cose, ma sentirle raccontare cosi' e' veramente incredibile--disse,
mentre le immagini continuavano a cambiare davanti ai
loro occhi.
La voce continuo':--Di fronte a un disastro cosi' grande
la popolazione, soprattutto della vecchia Europa, prima
resto' perplessa, poi comincio' ad inquietarsi, quindi
esplose nella rabbia. L'Islamismo e il cattolicesimo
furono accusati di essere complici del genocidio, gli
stessi loro aderenti si ribellarono e le due religioni
furono spazzate via in pochissimo tempo. Gli Stati Uniti
d'Europa, che proprio in quegli anni si costituirono
sotto la pressione delle masse, dichiararono decaduto
lo Stato del Vaticano e lo assorbirono all'interno della
Federazione Italiana. L'ultimo papa, Franco I°,
perse ogni autorita' e rimase a capo di una sparuta
minoranza di irriducibili, la cui sede venne ospitata,
per pochi anni ancora, da Andorra. L'Islamismo, d'altro
canto, diminui' enormemente la sua diffusione e il suo
posto venne preso dall'induismo, dall'ateismo e da vari
culti minori, rimasti in sordina per secoli.--
--Certo che e' veramente consolante ricordare che ci
vogliono sempre grandi disastri per provocare grandi
cambiamenti--disse Magnus con un tono triste nella voce.
Xavier, avvicinandosi alle nichhie nelle pareti, rispose:--Ma
e' sempre stato cosi', infatti. Ma devi anche considerare
che sono passati secoli di guerre e persecuzioni e sembrava
che fosse la norma. Basta vedere la storia dell'islamismo,
per rendersene conto--Passarono cosi' un po' di tempo
a vedere gli ologrammi che descrivevano le interminabili
guerre di conquista promosse dai paesi islamici, le
stesse guerre ma promosse dai cristiani e chiamate 'Crociate',
gli stermini reciproci, il terrorismo integralista del
secolo XX°, proseguito poi nel fanatismo del XXI°.
Magnus ad un tratto intervenne:--Certo che lo stesso
sistema energetico cambio' radicalmente. L'epidemia
provoco' il collasso dei pozzi petroliferi, non si estrasse
piu' petrolio e ci fu una carenza di carburante che
mino' alle basi tutta l'economia occidentale. E fu a
quel punto che i cosiddetti paesi del 'Terzo Mondo',
risparmiati dal disastro, fecero la mossa vincente--
--E' vero--disse Xavier, dirigendosi verso la sala successiva--gia'
nel Brasile del XX° secolo si estraeva alcool da
alcune colture vegetali che abbondavano, e si utilizzava
questo alcool per quei primitivi mezzi di locomozione
chiamati 'automobili'. Gli Stati Uniti, insieme ai grandi
monopoli mondiali, imposero al Brasile di non esportare
automobili ad alcool, in modo che il grande business
del petrolio continuasse a proliferare. Ma con l'epidemia
diversi paesi imitarono l'esempio del Brasile: le colture
per produrre alcool si estero a gran parte dell'America
Latina, dell'Africa e dell'Asia, la produzione di automobili
ad alcool aumento' e l'esportazione coinvolse quasi
tutto il pianeta. L'economia mondiale ne fu sconvolta.
I grandi monopoli legati al petrolio crollarono, i Paesi
prima arretrati si presero la rivincita monopolizzando
l'industria dell'alcool e per fortuna la democrazia
che, sotto la sferzata del disastro appena passato,
si era realizzata in quasi tutti i paesi riusci' a fare
in modo che il benessere raggiunto coinvolgesse abbastanza
equamente la totalita' della popolazione. E per fortuna
l'alto incremento demografico del periodo anteriore
al disastro non si ripropose. Nel volgersi di un secolo
la popolazione mondiale diminui' consistentemente e,
di conseguenza, il livello di benessere aumento' in
proporzione--
Magnus si rivolse all'amico:--Senti, perché non
andiamo subito all'ultima sala? Mi sono accorto di essere
in ritardo a un appuntamento di lavoro-- Xavier si guardò
intorno per ricordarsi il percorso:--Si, ora ricordo,
possiamo arrivarci subito--
Le sale erano collegate tra di loro in modo incrociato
e poterono arrivare all'ultima velocemente.
--Questa e' l'ultima sala, che spiega la situazione
attuale--disse Xavier--Naturalmente sai benissimo che,
circa 20 anni fa, le ultime rilevazioni statistiche
indicavano che, a livello mondiale, le religioni erano
ormai tutte in fase di progressiva estinzione, di pari
passo con l'enorme progresso culturale e scientifico
che aveva coinvolto tutta la popolazione del pianeta,
soprattutto dopo che le Nazioni Unite si erano date
un effettivo Governo Mondiale che, pur lasciando ai
singoli Paesi o, meglio, alle Federazioni dei singoli
Paesi, grandi autonomie decisionali e culturali, unificava
gli indirizzi economici e politici del Pianeta per la
prima volta nella sua storia--.Magnus si ravviò
i lunghi capelli:--Certo, e poi la colonizzazione dei
pianeti aveva portato nuove materie prime senza bisogno
di continuare a distruggere le ormai scarse risorse
terrestri--
L'amico si avvicinò all'ologramma centrale:--Come
puoi vedere, qui sono rappresentati in breve successione
i riti tuttora presenti. Le religioni neopagane hanno
già da molti decenni ripreso seguito, soprattutto
quelli legati, in modo trasversale, a quella che viene
da molti semplicemente definita la Tradizione. E' questo
infatti il collante che tiene uniti da un filo inestricabile
religioni e culti apparentemente così distanti.
Le divinità dell'antica Grecia e la pedissequa
imitazione che ne fecero i Romani, così come
le religioni fenicie e babilonesi, quella dei vichinghi
e quella dei celti, insieme a molte altre. Senza dimenticare
i culti degli Alieni ed Extraterrestri, nonostante che
i contatti avuti nell'ultimo secolo abbiano mostrato
che sono ben diversi da come alcuni se li immaginano--
Magnus stava sorridendo:--E' vero. C'e' gente che vuole
credere per forza nelle proprie fantasie, nonostante
la stessa realtà quotidiana le smentisca puntualmente--
--Infatti--disse Xavier--Ci sono anche rinati culti
panteisti e addirittura delle religioni, per così
dire, 'agnostiche', che fanno dell'indeterminatezza
e dell'inconoscibile il proprio fondamento. In ogni
caso, mettendo insieme i nuovi riti e i resti di quelli
vecchi, le ultime rilevazioni hanno mostrato che i credenti,
a vario titolo e a livello mondiale, si attestano sul
20% circa della popolazione--
Magnus si stava dirigendo già verso l'uscita
e, a mo' di congedo, si rivolse all'amico:--Bene. La
visita e' stata molto interessante, e conto di rifarla
più approfondita in un altro momento. Possiamo
comunque dire che, anche se sopravvive una minoranza
di credenti, l'importante e' che questi, divisi tra
loro, non costituiscano più, come in tutta la
storia passata dell'umanità, quel pesante fardello
di superstizione, intolleranza e violenza, oltre che
di oscurantismo e politica connivenza col potere che,
per fortuna, ci siamo lasciati alle spalle!--
Xavier lo salutò calorosamente all'uscita e gli
disse:--Già. Ma ricordati, amico mio: sempre
in guardia!--
Arnaldo
Demetrio
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Racconto
N. 4 da Sergio Spinella
S
E R E N D I P I T Y (Racconto)
I
riflessi color zafferano che dalla finestra illuminavano
la stanza si accordavano benissimo con la faccia olivastra
del Commissario .
Quest'ultimo era un ometto dotato di una buffa testa
a cipolla,
con gli occhiali tristi e un barbone piuttosto drammatico
.
Ci fissò con cordiale durezza, mentre sorseggiava
il suo tè accuratamente analcoolico .
Sì, dovunque andiate, l'Autorità è
l'Autorità .
" L'immigrazione clandestina è un reato
assai grave " proclamò .
Fece tintinnare un paio di manette dall'aspetto quanto
mai solidale e volontario .
" Ve ne rendete conto ? "
Il silenzio attorno a noi divenne addirittura cantabile
.
Ancora intirizzito dall'acqua dopo il bagno nell'acqua
gelida,
mi avvolsi meglio nella coperta .
Cercai le parole adatte, anche a nome degli altri .
" Signore, noi siamo dei profughi "
Il Commissario cominciò ad effettuare dei graziosi
movimenti con le sopracciglia, mentre alle sue spalle
il grugno del Grande Imam ci fissava da un quadro con
ghigna gestapesca .
" Andiamo, chi volete fare fesso ? Ogni notte arrivate
qui a migliaia, e tutti profughi : cosa c'è sotto
? "
Respirai a fondo .
In basso, nella penombra viola e verde, qualche ragno
si agitava sulla muffa della parete .
" Signore, nel nostro paese siamo affamati e senza
lavoro : i preti ci derubano di tutto ; e poi le suore
hanno la patente !"
Il Commissario sbuffò - azzannando un altro pasticcino
.
" Ma io stesso ho sentito il vostro papa-presidente
parlare in televisione con soave bellezza, durante le
esternazioni igieniche
domenicali "
" Per questo siamo fuggiti dall'Italia ."
Fuori, scendeva un tramonto in cui le case si facevano
rosse .
" Signore, in nome del diritto all'Emancipazione
Civile noi chiediamo asilo religioso alla Repubblica
Islamica di Talebania"
Sergio Spinella
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Racconto
N. 3 da Emanuele Ferroni
RAGIONO, RAGIONO..... (Racconto)
Caterina
e Margherita avevano occhi azzurri, un carattere dolce,
sensibile. Niente di più di due gemelle di 14
anni come tante. Bambole di pezza, (non più belle,
non più brutte di quelle di Loretta, l'amica
bionda rimasta a casa), erano loro compagne di giochi.
Fino a pochi mesi prima il mondo era stato bellissimo,
spensierato, luminoso, profumato di torta alle mele.
Due bambine in questo mondo, che ridevano tanto e piangevano
quando, cadendo, si sbucciavano le ginocchia.
Ora, in quella stanza scura, avevano smesso di piangere
da molti giorni. Non piangevano più nemmeno allora,
tra le braccia rudi di due uomini e una donna che le
tenevano ferme, immobili. Non piangevano perché
non vi è anima che possa comprendere ciò
che le circondava (Auschwitz, 1944). Non piangevano,
mentre un ago entrava nella loro carne, e un filo le
cuciva, e il sangue usciva, e le loro carni si univano,
aderenti, in un atroce dolore. L'uomo vestito di bianco
ridacchiava. Le aveva spogliate nude, e con ago e filo
ora le cuciva, per vedere cosa succedeva. Le cucì,
ridendo, dalle spalle al polso, dalle ascelle alle caviglie
"Grazie
Signore per questa bella giornata che ci hai regalato.
Grazie per l'amicizia che ci lega, per il cielo stellato
che ci doni questa sera
"
Rideva, rideva, anche perché gli tornavano
in mente i gemiti di Antonio, qualche giorno prima,
su quello stesso tavolo. Antonio aveva 8 anni
Lui pianse, sì, Antonio pianse. L'uomo vestito
di bianco aveva in mano uno strumento di ferro, freddo
e tagliente. Antonio aveva braccia a gambe sottili,
non più belle, non più brutte di quelle
di Giovanni, l'amico del cuore che era rimasto a casa.
Ma quell'uomo le volle per sé. Non ci mise tanto,
perché erano sottili. Le tagliò, segandole
come un ramo d'albero. Prima le gambe, poi le braccia.
Antonio piangeva, poi svenne per il dolore. L'uomo un
po' si infastidì per questo, e terminò
mugugnando il suo lavoro. Aprì un sacco dell'immondizia
e vi gettò le due gambe e le due braccia di Antonio
Antonio visse ancora per due giorni, poi morì,
a 8 anni
"Grazie
Signore per la salute. Ora, ti prego, fa che Mattia,
il mio amico, guarisca dal suo male. So che mi ascolterai,
perché tu sei buono. Così potremo tornare
a correre nel prato
Grazie! Grazie o Signore misericordioso, perché
ora Mattia sta bene. Tu hai ascoltato le mie preghiere.
Tu, immensamente buono! "
Si sa che la mente di un bambino appena nato non possiede
ancora la facoltà di ragionare. Chissà
allora cosa saranno state per John, quelle poche ore
in cui sfiorò questo mondo. L'istinto di cercare
un seno fu l'unico gesto del diario della sua vita.
Abbandonato sanguinante, dietro un muretto (Italia,
2002), col cordone ombelicale ancora attaccato al corpo,
John si congedò dalla vita, senza sapere cosa
fosse la vita. Morì di fame, di freddo, coperto
dalla polvere
Alcune migliaia di chilometri più
a sud (Africa, 2002), Jalan lottava con le mosche e
con un ventre sempre più gonfio. Al suo fianco,
questa volta, una madre premurosa e disperata, senza
latte al seno, senza pane, senza acqua. La morte, sotto
il sole ardente, arrivò per Jalan a pochi mesi,
tra le braccia della madre. Lei, morì pochi anni
più tardi, dopo una vita in cui aveva perso quattro
piccoli figli, per i quali aveva pregato
"Signore,
ti ringrazio per il figlio che ci hai donato, così
bello, così dolce. Fa che cresca in forza e salute,
e che la vita gli sorrida sempre. Noi lo affidiamo a
Te, immensamente buono e misericordioso
Grazie Signore per la gioia che ci regali ogni giorno
attraverso nostro figlio, nostra gioia, nostra consolazione
"
Papa Giovanni Paolo II (23 luglio 2003): "Il Creatore
si preoccupa di procurare cibo anche ai più piccoli
viventi
"
Coscienza: - Perché dire questo? Perché
mentire?
(Ungheria,
1942). Paziente, Giuseppe, in fila aspettava il suo
turno. Sarebbe stato uno degli ultimi, per cui ebbe
il tempo di vedere tutto. Alex, 19 anni, camminava al
fianco di Greta 22 anni, che teneva in braccio Gilberto,
il suo bimbo di 24 giorni. Bisognava fare in fretta,
per cui Alex pensò, per accelerare i tempi, di
fare una cosa: tolse Gilberto dalle braccia della mamma,
lo prese per i piedini e, spenzolante, gli sparò
un colpo di pistola. Poi, lo gettò a terra. Ora,
bisognava fare quei cento metri che, diligentemente,
ogni uomo , donna, bambino, doveva percorrere per giungere
alla grande fossa che era stata scavata per l'occasione,
camminando a fianco del ragazzo che li avrebbe accompagnati
alla fine, con un semplice colpo di pistola. La fossa
si stava piano piano riempiendo e, mentre camminava,
Alex guardava Greta, pensando che in fondo non era male.
Ma non aveva tempo per stuprarla, sarebbe stato punito.
Arrivarono a destinazione, sull'orlo della fossa; Alex
alzò il braccio
(Greta aveva avuto una vita
molto bella. Viveva in un paesino di poche centinaia
di abitanti. Le piaceva studiare ed era diventata maestra
alle scuole elementari. Quando aveva 17 anni aveva conosciuto
Gabriele, con cui era stata fidanzata per tre anni.
Poi si erano sposati, e in quei 24 giorni Greta aveva
allattato Gilberto regolarmente, ogni tre ore. In genere
Gabriele prendeva in braccio Gabriele dopo la poppata,
dandogli piccole pacche sulla schiena, fino ad ottenere
il "rottino". Greta e Gabriele volevano avere
molti bambini
)PAM!! Ora, per la settima volta,
Alex doveva tornare indietro per scegliere un'altra
persona. Scelse Giuseppe, un robusto signore di 37 anni
che, senza fare storie, raggiunse gli altri
"Beati
gli ultimi perché saranno i primi
"
Questa è logica, questa è matematica.
Forse se sarò paziente e fortunato, un posto
riuscirò a trovarlo. E' logica
Qui sulla
terra sono tra i primi in assoluto. Aspetterò
paziente
Dio, mi hanno detto, non ha nulla a che fare con la
logica. Dio è Amore, con la "a" maiuscola.
Ragiono, ragiono
Seduti
in cerchio ci sentiamo felici. Sentiamo che stiamo vivendo
una bella storia. Ci sentiamo grati a Dio, ed esprimiamo
questo sentimento con una preghiera:
"
e ringraziamo il Signore, che ci ha fatti
incontrare, che ci regala questi momenti
"
Carbognano
(Rn), 2003: (Incontro giovani: l'intimità di
un ragazzo) "
Quando ti ringraziamo, Signore,
io non ce la faccio a ringraziarti. Preferisco pensare
che non sei tu a darmi tutto questo, anzi, penso che
tu non centri nulla. Se viviamo questo bel momento è
perché, per puro caso, siamo nati in famiglie
benestanti, in un periodo storico di democrazia che
permette agli uomini di incontrarsi liberamente, in
un periodo di prosperità, dove possiamo permetterci
beni di ogni tipo, dove possiamo permetterci di mangiar
fuori ogni volta che lo vogliamo. Tutto ciò è
stato conquistato dai nostri nonni, dai nostri padri.
Non dipende da te, non avrebbe senso. Quando, davanti
ad una tavola apparecchiata, gli amici ti pregano e
ti ringraziano io, nel mio cuore, non lo faccio. Magari,
si, penso a chi di cibo non ne ha
Ma non sei tu
ad averci dato tutto questo, non sarebbe giusto, non
avrebbe senso. Ringraziandoti, forse dimostrerei di
avere una visione limitata ed egocentrica del mondo;
sarei un illuso, che crede che un Dio abbia influito
nel far sì che le mie giornate siano belle e
prospere. E per quale motivo? No, Dio, tu non centri
nulla
"
Nel
mondo, il 20% della popolazione consuma l'83% delle
risorse
Nel mondo, il 20% della popolazione ringrazia Dio
prima di consumare l'83% delle risorse
"
e poi perché dovrei sempre ringraziarti?
Tu, così buono, cosa te ne fai di tutti questi
"grazie". Quando un uomo fa qualcosa col cuore,
non vuole sentirsi dire grazie, si imbarazza. Certo,
è educazione. Ma tu hai bisogno di queste formalizzazioni?
Se mi hai creato, vivere al meglio la mia vita sarà
il mio ringraziamento. Allora la mia preghiera sarà
il mio mangiare, il mio respirare; pregherò lavorando,
amando, riposando, correndo. Non credo tu voglia tanti
fronzoli.
Viviamo con una celata sensazione: che la vita sia una
ruota. Che il male che qualche volta dobbiamo affrontare
verrà, in qualche modo, prima o poi, riscattato.
Tutto ciò deriva anche da una interna fiducia
che viene dalla consapevolezza del bene che Dio ci vuole.
Ogni tanto, nelle nostre vite, succedono cose bellissime.
Il pensiero può allora volare a Dio, quale fonte
assoluta del bene; a Lui ci rivolgiamo e intimamente
lo ringraziamo:
- "Grazie! Per la vita che mi regali ogni giorno!"
- "Sapevo che non mi avresti abbandonato!"
Non c'è nulla di male, anche perché poi,
nei momenti di sofferenza, ancora una volta ci rivolgiamo
a Dio:
- "Allontana da me questo calice
Però,
sia fatta la Tua, non la mia volontà."
- "Se questa sofferenza fa parte del tuo disegno
per me, io la accetto
"
Dio, nel bene e nel male, Dio Onnipotente, Dio Onnisciente,
Dio che "avevi scritto già
".
Io, però, non ci sto dentro, non mi va, non mi
entra
"
"
ma
in tutto questo male, Dio dov'è?"
"Dio ha lasciato libertà all'uomo. Purtroppo
il male fa parte della vita
"
Un uomo, un ebreo, che stava vivendo di persona la realtà
di Auschwitz, un giorno disse ad un compagno: "Dio
Ormai ho smesso di crederci da un pezzo
".
Attorno a lui nulla aveva più senso. Egli cercava
di ragionare, ma giungeva sempre alla stessa conclusione:
"O Dio non esiste, oppure non può far nulla
per gli uomini. No, non può essere vera la terza
ipotesi, quella in cui credevo fino a ieri. Mi spiegavano
che Dio sa già tutto di noi, che ci ha donato
la vita, ma che quando il suo disegno lo prevede, ce
la toglierà. Mi hanno insegnato a ringraziare
Dio per le cose belle: perché è Lui che
me le dona. Mi hanno insegnato a pregarlo anche per
le cose meno belle: perché anche Gesù
si abbandonò alla sua volontà, nel momento
di massima sofferenza. Mi hanno insegnato a prendere
esempio da alcune figure che, nella sofferenza, si sono
affidate a Dio, lo hanno ringraziato comunque. Io, ora,
dico che quelle persone dovevano ringraziare se stesse,
per la forza di volontà che avevano, per il carattere,
per il coraggio
Ciò che ho visto, con questi
occhi, non può un Dio disegnarlo
Mi dicono
che Dio ha lasciato all'uomo il libero arbitrio
Allora decidetevi. No, Dio non può intervenire
qua o là, quando Egli crede. Ho visto famiglie
intere sterminate: libero arbitrio degli uomini. Ho
visto un uomo guarire da un brutto male: bontà
immensa di Dio, che ha ascoltato le sue preghiere
No,
Dio non esiste! Ciò che vedo con i miei occhi
ne è la conferma!"
"Beati
quelli che, pur non avendo visto, crederanno
"
Cinquant'anni dopo, con un amico sotto le stelle, Marco
provava a guardare oltre:
Marco: "Se ci pensi, Luca, l'uomo da quando è
sulla terra si è sempre rivolto ad un qualcosa
di soprannaturale. Ciò che non capiva, ciò
che temeva, come il fulmine, il fuoco, il sole, furono
le prime divinità. E' un istinto innato nell'uomo,
forse perché egli, effettivamente, si sente così
piccolo, così vulnerabile sulla terra, che diviene
una necessità rivolgersi a qualcosa di superiore,
di più potente, a cui affidarsi. Ricordi quello
che studiavamo a scuola? L'uomo offriva a Dio animali
in sacrificio, per ottenere la sua benevolenza e assicurarsi
una buona caccia. C'è anche nella Bibbia questa
usanza: l'uomo offre sacrifici a Dio graditi. Per conquistare
la sua benevolenza, per dimostrargli la sua fedeltà.
E' interessante vedere come il rapporto tra Dio e uomo
si sia evoluto nel tempo, ma non sia mai scomparso.
Sono nate tante religioni diverse, il Cristianesimo
stesso si è suddiviso in vari rami, ed in effetti,
la caratteristica di ogni "fede" è
quella di avere dei "fedeli" molto convinti
di ciò che professano, i ciò che, per
la parte più sostanziale, è un insieme
di convenzioni fatte dall'uomo per l'uomo. Chi crede
a Maria, chi non ci crede, chi crede nel Papa, chi no,
chi Dio lo chiama Signore, chi Allah, chi Buddha. Oggi,
per fortuna, sempre di più cresce il rispetto
per le fedi altrui, ma di fondo, giustamente, rimane
una convinzione che, comunque, la propria religione
sia quella giusta. Ed è normale che sia così.
Altrimenti non avrebbe senso, per la singola persona,
continuare a professare la propria fede
Ma la
religione nasce, soprattutto, davanti al mistero della
morte. L'uomo non può pensare che tutto finisca,
sarebbe insostenibile, atroce. In modi diversi l'uomo
ha disegnato scenari diversi dopo la propria morte.
Ognuno possibile, ognuno rispettabile, ma sempre, comunque,
disegnati dall'uomo. L'aldilà è così
importante che si arriva ad affermare che l'uomo, sulla
Terra, è solo di passaggio, che il suo posto
sarà accanto a Dio e solo allora l'uomo godrà
dell'amore eterno
Qualcuno dice che, probabilmente,
Dio è così buono che tutti, infine, vanno
in Paradiso. Allora si spiegherebbe tutto. Se è
così, sarebbe inutile ragionare tanto sulla vita
terrena. Si tratterebbe, in fondo, di una sorta di lancio
dei dadi, un gioco. Si lancia il dado, e più
è alto il punteggio, più la vita che si
va a vivere sarà intensa e prospera. Con un 'uno',
gli scenari sono terribili: fame, freddo, malattie,
sofferenze
ma tanto è solo questione di
qualche anno, a volte di qualche giorno. E' solo un
gioco; la parte importante è prima e dopo. Siamo
anime di Dio mandate sulla terra per provare. Chi scende
con un sei, magari cercherà di aiutare chi è
più sfortunato, per rendere più dolce,
o meno amara, l'esistenza di costui. Alcuni non riescono
nemmeno a lanciare il dado: parlo dei bambini abortiti
o che nascono morti. Chissà se c'è un
secondo giro
Non bisogna comunque scervellarsi
troppo. Qui, ripeto, si tratterebbe solo di una visita
in un mondo imperfetto; e in fondo, per comprendere
la perfezione del mondo che ci attende, è necessario
avere un termine di paragone. Immagina se non ci fosse
la vita sulla Terra: le anime in Paradiso farebbero
più fatica a comprendere la bellezza di ciò
in cui sono immerse. L'amore diverrebbe uno stato di
normalità, perderebbe di valore. Che senso avrebbe
un bene infinito, senza il paragone del male? Forse
l'uomo è mandato sulla terra per comprendere
il male
Ma questi sono solo ragionamenti di un
uomo. So che mi diranno che l'uomo non può comprendere
il disegno di Dio, che bisogna avere Fede (con la "f"
maiuscola)
Ma cosa è la Fede? E il ragionare
è forse nemico della Fede?"
Luca:
"E se Dio non esistesse?"
Marco:
"In quel caso, bisognerebbe comunque continuare
a vivere la vita come un bene supremo
Avrei comunque
bisogno del bene dei miei cari, e loro del mio, cercherei
comunque l'affetto dei miei amici, e loro il mio, qualcuno,
da qualche parte, avrebbe comunque bisogno di me, come
io di qualcuno da qualche parte, l'aria del mattino
avrebbe sempre quel buon profumo, che non vedrei comunque
l'ora di respirare
"
Emanuele
Ferroni
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Racconto
N. 2 - da Sergio Spinella 09/07/03
UNA VIRTU' PSICOPOMPA (Racconto)
Nota.
La civiltà informatica ci sta mettendo in grado di
avere in casa degli elettrodomestici intelligenti
. Ecco perché nell'arco della giornata devo continuamente
misurarmi con - Ezechiele, il mio computer un po'
fissato col buddismo, -Asdrubale, il frigorifero dalla
mente sempre fredda, -Enoch, lo yoyo a 128 bit - che
diventano 1024 quando vede un prete, -Abigail, la
lampada ad effetto laico, - Yvette, la presa filtrata
di cui Asdrubale è segretamente innamorato, con un
pericoloso incontro di transistor, - Marianna, la
poltrona edonistica anticlericale - be' è una ragazza…
La storia che segue è un esempio dei guai che sorgono,
quando il progresso è obbligato a confrontarsi con
il mondo dei cosiddetti " valori " .
Sergio Spinella Renazzo, luglio 2003
U N A V I R T U' P S I C O P O M P A ========================================
Sergio Spinella
" Questo dovrebbe fare al caso nostro " disse Asdrubale
; e ci porse il giornale . Aveva ragione : l'annuncio
sembrava proprio promettente . Recitava così : " AAA
dio nazoreo offresi, anche part time . Santità, Consustanzialita',
Trascendenza ; eventualmente Miracoli . Virtu' Psicopompa
. Miti Pretese. Manoscrivere ecc." Per tirarci su
dalle mille vessazioni dell'italianità le avevamo
tentate proprio tutte...senza molto successo . Le
scarpe rotte ( difficilissime da sostituire, pensioni
inps alla mano ) ; gli yoyo che funzionavano solo
quando ne avevano voglia ( il modello buddista entropico
proposto da Ezechiele aveva clamorosamente fallito
, a causa della mancanza di un filtro anti-sacrestani
) ; e le continue esternazioni del Sommo Sachem dei
Sette Colli ci avevano proprio ridotti con le palle
nei calzini . Il solo a non adontarsene pareva lui
, Asdrubale . Il nostro frigorifero passava il suo
tempo immerso nella lettura di libri drammatici ed
appassionanti, come : " Psicopatologia della grazia
dolcificante , alla luce dell'alluce di s. Carol ",
oppure " La superindividualita' verginale di Marianna
Fenomeride nel sesto eone di Basilide ; ed altri di
pari nobiltà . Sulle prime noi non gli avevamo prestato
soverchia attenzione, presi come eravamo dalla contemplazione
del nostro dolore . " Quello che vi serve è un po'
di consolazione , ragazzi " aveva però osservato lui
ad un certo punto - alzando gli occhi da " Irene gratis
in Lombardia " , e restando sotto una orribile foto
( obbligatoria ) di s. Silvio . " Fai presto a dirlo
" brontolò Ezechiele " Ma dove andiamo a prenderla,
una consolazione italica ? Forse nel tiggì di Emilio
Fido ? " Asdrubale non condivideva un simile disfattismo
. " Semplice : basta dare un'occhiata agli annunci
del giornale . Ci si trova di tutto, al giorno d'oggi
. " Disfattismo o no, Ezechiele aveva già iniziato
a dare una scorsa alle pagine a portata di mano .
Il frigorifero lo aiutò con fredda attenzione .
**** " Una virtù psicopompa : ecco quello che vi occorre
" disse Asdrubale . " La virtù mi dà sui nervi " obiettò
Enoch ; i santi lo spaventano quasi quanto spaventano
me . " E poi noi non ci intendiamo di pompe psichiche
: non siamo mica dei politici " protestò Ezechiele
, seccato . Per una volta il nostro computer non poteva
mostrare di conoscere l'argomento di cui si stava
parlando : era una data da ricordare . " Cosa avete
capito ? " ridacchiò Asdrubale , pronto a non lasciarsi
sfuggire un'occasione tanto ghiotta . " La virtù psicopompa
è semplicemente una virtù capace di fare da guida
al vostro spirito - per condurlo da qualche parte
." " Una specie di guru, insomma " commentò Ezechiele,
felice di poter riprendere il controllo della situazione
. " Sì . Nella fattispecie , questa virtu' dovrebbe
condurvi lontano dal dolore . Un po' come Sirchia,
per intenderci ." " Ma possiamo fidarci ? " chiesi
. Io ero scettico . Gli aggeggi paternalistici non
mancano mai di irritarmi - specialmente quelli moralisteggianti
. " Altro che ! Questa tecnica è antichissima : è
stata messa a punto da san Pafnuzio Enofilo, il famoso
eremita di Novara. Pafnuzio era un tipo fuori dell'ordinario
anche per quei tempi. Figuratevi che considerava tanto
corrotta la materia, che per non dover defecare non
mangiava : beveva solo . Del vino, naturalmente .
L'acqua non possiede mica gli stessi requisiti di
transustanziabilità . " " Secondo Cirillo lo Pseudurgo,
dopo aver resistito nel deserto di Scete a settanta
volte sette mesi di digiuno, e a settemila volte sette
assalti dei diavoli ( che con vile perfidia lo tenta
vano ad evacuare ), il santo era assolutamente in
grado di distinguere non meno di quaranta specie diverse
di virtù psicopompa. Purtroppo, Cirillo non dice quante
botti di vino venissero i mpiegate nell'operazione
. " Vino o no, gli credetti sulla parola : sette mesi
a stomaco vuoto nel deserto egiziano sono sufficienti
anche al giorno d'oggi per compiere scoperte mirabolanti
- in particolare se uno resta a testa nuda sotto il
sole, come quei santi monaci del quarto secolo . ...Ed
ora, l'annuncio del giornale pareva promettere uu
intero concentrato di tutta quella virtù . Fissai
con preoccupazione la foto sulla parete . Sembrava
proprio un monumento equestre a se stessa - completo
di deiezioni di piccioni . Perchè sono sempre così
diffidente, nei confronti di chi garantisce soluzioni
metafisiche ai nostri guai
***** L'uomo era di un biondo sporco, aveva una barba
passabilmente incolta , e sulle prime pensai che possedesse
una popolazione completa di pulci ; a parte il terribile
puzzo di capra, che batteva perfino quello dei nostri
uffici . " Deve essere una faccenda di politica verde
" opinò Enoch . Però l'ambientalismo sembrava un po'
faticoso per l'olfatto . Asdrubale ed Ezechiele stavano
discutendo animatamente con il tizio le clausole del
contratto - che per puro caso quello aveva già prestampato
in tasca . A quanto pareva, non si trattava proprio
di una cosa semplicissima . " E' piu' facile condurre
degli affari con i ragazzi del club dei pataccari
" si lamentò Ezechiele, dopo dodici ore di trattative
inconcludenti . " Ecco cosa succede, quando si ha
a che fare con il prodotto di una fecondazione eterologa
" sospirò Asdrubale . Ma Abigail, Yvette e Marianna
non ne potevano più . " Sbrigatevi, per favore " imploravano,
tra una lacrima e l'altra " Abbiamo bisogno di essere
salvate " Mi appisolai disgustato, tentando di ignorare
gli effluvi psicopompi . ***** Qualcuno mi stava tirando
per la manica . " Svegliati . Devi firmare anche tu
" disse Asdrubale . " Uh ? " ( Be', al momento del
risveglio difficilmente sono un mostro di prontezza
) " Sissignore , abbiamo definito il contratto . Manca
solo la tua firma, e siamo a posto : carta canta .
" Aprii un occhio : mi trovai di fronte un prospetto
simile a quei tali foglietti proposti dalle compagnie
di assicurazione, scritti in caratteri microscopici,
e zeppi di clausole buone per evitare di pagarvi il
danno al momento buono . Sospirai, strinsi le spalle
con rassegnazione, ed iniziai a leggere . " Il mio
ultimo incarico è terminato anzitempo, a causa di
ostilità da parte della concorrenza, e di antiquati
pregiudizi popolari . " esordì il nostro nuovo socio
- scacciando dal volto un paio di pidocchi, che ci
affrettammo a scansare . " Ma da allora ho perfezionato
la mia tecnica . Vi posso garantire che non sarà più
tanto facile sbarazzarsi di me " " Firmate , e vedrete
" Il contratto somigliava ad un armistizio provvisorio
tra due fazioni della ex Yugoslavia in lotta fra loro
. Il nostro amico aveva imposto una clausola di salvaguardia,
in base alla quale non era licenziabile, se non a
lavoro consolatorio e liberatorio dal Male terminato
; ed il lavoro poteva considerarsi terminato solo
a suo insindacabile giudizio . D'altra parte, noi
ci riservavamo il diritto di affiancarlo, eventualmente,
con un collaboratore di nostra scelta . I compensi
per eventuali miracoli ( a richiesta ) erano da definirsi
di volta in volta . Asdrubale ed Ezechiele erano stati
abili , meditai : un miracoluccio non avrebbe mica
guastato - che so io , una vincita al totocalcio,
o magari una Cei capace di rimanersene zitta per almeno
ventiquattr'ore di fila . Mi accorsi che le ragazze
ci stavano fissando , con palese apprensione . Sfoggiai
un sorriso di definitiva superiorità , virilmente
adatto alla circostanza, e firmai con tratto impetuoso
. " A proposito " se ne venne fuori Enoch . " Esiste
davvero il Male ? " Il biondo ridacchiò compiaciuto
- stringendo bene il contratto . " Adesso sì " rispose
.
***** " Fa' qualcosa " disse Asdrubale, tappandosi
il naso . Era decisamente esasperato : come tutti
gli altri . Il nostro socio si era messo al lavoro
di lena, pronunciando dei sermoni madornali, operando
qualche prodigio debitamente prodigioso, e procurandosi
un bel po' di strambi adepti, dei buzzurri assetati
di giubilei, statue che piangono e/o numeri del lotto
. Ma proprio qui stava il guaio . Tutto preso da sacro
zelo, aveva subito tolto dal muro la foto di Silvio
, consolandoci all'istante ; ma a quel punto non si
era più fermato : anzi, si era messo in testa di "
salvare " da non so cosa tutti i viventi . Le sue
prediche, condite da parabole prive di senso, proprio
per questo attiravano da ogni angolo d'Italia scarafaggi,
zanzare , giornalisti, burocrati ed altri parassiti
, che venivano prontamente inquadrati da un esercito
di vecchioni abbigliati in modo assai improbabile,
e adorni di una incredibile chincaglieria , chiamati
preti e frati . In breve, la nostra stanza era divenuta
affollatissima, con file chilometriche di pellegrini
in attesa alla porta, alla finestra e ai buchi di
accesso riservati alle blatte ; mentre puttane e venditori
di bibite risalivano la marea in cerca di clienti
. Cercai di parlargli : ma non è mica facile per noi
gente comune aprire un canale di comunicazione con
chi di solito abita tra le nuvole - o nei cieli che
dir si voglia . " Hai svolto un lavoro eccellente
" dissi " Te ne siamo grati . Per quanto ci riguarda,
il contratto è stato soddisfatto fino in fondo . "
Non rispose ; apparentemente era assorto in profonde
meditazioni . Se credeva che mi lasciassi disarmare
per così poco, sbagliava . Rimasi in attesa di fronte
a lui - resistendo con sprezzo alla puzza . " La clausola
" disse infine, dopo sei o sette ore - e quando già
cominciavo a boccheggiare . E mi girò le spalle .
La clausola ? " Spetta solo a lui stabilire quando
il suo compito sia esaurito " mi ricordò Ezechiele,
mentre riprendevo fiato . Lo guardai di traverso .
" Carta canta, eh ? " Il computer cercò di schermirsi
. " Be', le sue pretese erano talmente miti, che pensavo
fosse un buon affare per noi, questo contratto " "
Certo che le pretese erano miti ! Tanto, una volta
firmato non sarebbe piu' stato possibile toglierserlo
dai piedi , proprio come il canone rai ." Dominai
a fatica l'impulso di strozzarlo : mi bloccarono solo
le difficoltà tecniche dell'impresa . " Chi avrebbe
immaginato che quella specie di pastore fosse dotato
di un senso degli affari così sviluppato ? " osservò
Asdrubale, sconsolato - tenendo in mano un libro intitolato
: " Aspetti positivi della peste bubbonica " . " Inventatevi
qualcosa " implorò Yvette . " Non ne possiamo più
di questa puzza di capre sante "
***** Rientrando in casa dalle attività sociali, trovai
gli scalini ingombri di frati e beghini , intenti
a consolarsi a vicenda, citando le espressioni del
nostro psicopompo . In un angolo, un francescano carezzava
affettuosamente una blatta , spiegandole la differenza
tra il generato e l'ingenerato ; in un altro, un gitano
offriva un pezzo di pane ad un marocchino, dicendo
che il padre è più grande, ed il figlio inferiore;
mentre un domenicano conduceva alcuni ragazzi alla
confessione , proclamando che il figlio proviene dal
nulla . E non potrei dimenticare le peregrinazioni
di quel coso indefinibile - spirito, lo chiamavano
- che faceva la spola per tutto il giorno tra la stanza
e l'alta atmosfera a bordo di un palloncino, allo
scopo di mantenere i contatti tra le altre due persone
. In breve, tutto straripava di santissima virtù :
perfino la carta igienica del bagno . Era terribile
: sembrava proprio che in giro non esistesse più neppure
una briciola di sana malvagità . Rimaneva solo quel
miracolo ecologico : la puzza del profeta . I santi
erano un po' troppo salutisti per i miei gusti, decisi
. Il mondo si trovava in pericolo . Bisognava salvarlo
dalla bontà, o sarebbe stata la fine della civiltà
. " E se tentassimo col giornale ? " propose Asdrubale,
proteggendosi il naso con una mascherina di garza
. "Secondo il contratto, noi possiamo assumere un
collaboratore . Era vero , perbacco ! Iniziai subito
a scorrere gli annunci . .Dopo un po', la nostra attenzione
venne attirata da un trafiletto quasi invisibile .
Guardai interrogativamente i miei amici . Ezechiele
si illuminò di informatica comprensione . " Ma certo
! Perchè non ci abbiamo pensato prima ? " " Presto,
scriviamo . Speriamo che sia ancora libero da impegni
." - Enoch non ne poteva proprio più. Alla finestra,
lo psicopompo continuava imperterrito ad imperversare
.
***** Albeggiava, e la stanza restava improbabilmente
silenziosa . Aprii con cautela un occhio, e diedi
una sbirciata in giro - badando bene a proteggermi
dagli effluvi consolatori e/o psicopompisti . Asdrubale,
Enoch ed Ezechiele mi imitarono - non senza una prudente
circospezione . Nessuno in vista . Perplesso, mi tolsi
il lenzuolo dalla testa per vedere meglio . Nulla
. La stanza sembrava deserta : non uno scarafaggio,
non un prete ; e nessuna presenza caprina , bontà
disinteressata o aggeggio no - profit in vista . Ezechiele
esultò . " Ce l'abbiamo fatta ! " Asdrubale si convinse
a fatica . " Sembra che sia finita " riconobbe dopo
un po' . Tirai un sospiro di sollievo . " Avete compiuto
un atto di importanza storica " si congratulò Enoch,
accarezzandosi con tenero affetto il naso . Avete
salvato il mondo e la civiltà ! " Sbuffai . A me non
importava un fico secco del mondo e della civilta'
- a parte il quintetto della trota, naturalmente (
* ) Io volevo semplicemente essere lasciato in pace
. " Ad ogni modo, teniamolo presente, per il futuro
" riprese Asdrubale . " Sì, teniamolo presente " gli
fece eco Ezechiele . " Per non trovarsi tra i piedi
complicazioni salvifiche o scemenze metafisiche, niente
è meglio di un sano traditore . " " Certo " riconobbe
Enoch . " Niente è meglio di un buon Giuda . "
Sergio Spinella
( * ) Allude al noto quintetto di Schubert
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Racconto
N. 1 da Roberto Vilmercati - 09/07/03
RACCONTO
DI PERIFERIA
Il campo sportivo immerso tra
gli acquedotti e la ferrovia era proprio di fronte alla
chiesa. Ma non ci si poteva entrare . Noi giocavamo
tra i ruderi e ogni tanto guardavamo ammirati quel rettangolo
immenso Avevamo messo quattro sassi per delimitare una
porta, l'altra era stata ricavata da un arco romano.
Era il pomeriggio di una giornata caldissima di giugno.
Una decina di bambini in pantaloni corti correvano dietro
ad una palla di plastica con tutta la veemenza dei loro
dieci anni La partita era giocata come sempre con regole
stabilite ormai da tempo e conosciute da tutti, tipo
ogni tre calci d'angolo un rigore . Ogni azione finiva
con una rete o con una lunga discussione, poiché qualsiasi
tiro era considerato gol dagli attaccanti, ma dagli
avversari alto sulla traversa. Il più testardo, o il
più prepotente aveva ragione. Ad un tratto vidi uscire
dal sagrato un uomo che si avvicinava a grandi passi.
Sorrideva estasiato, aveva spalle larghe, culo grosso
e un modo strano di camminare. Si fermò ad osservarci
incuriosito, a pochi passi dalla nostra linea immaginaria
di fallo laterale. Dopo qualche minuto gli arrivò la
palla tra i piedi e rilanciandola verso di noi disse
: non vi ho mai visti in chiesa. Era un prete travestito
da civile con tanto di pantaloni scuri e giacca chiara;
come segno di riconoscimento un colletto bianco inamidato.
E allora ? , rispondemmo in coro . Il prete ci sapeva
fare. Continuò a sorridere e a non dire nulla. Era alto
e grosso e aveva qualche chilo in più del dovuto, al
contrario di noi magri da far paura.. Posso giocare
con voi , ci disse con voce allegra, magari mi metto
in porta ? Conosceva bene il suo mestiere il prete,
sapeva bene come avvicinare dei bambini. Una luce intensa
colorava gli archi semi nascosti da una patina gialla
di grano e si udiva il fischio usuale di un treno che
si dirigeva chissà dove, mentre i castelli apparivano
netti e scintillanti dietro la porta difesa dal prete,
come fossero a poca distanza. Venite a trovarmi quando
volete disse alla fine della partita, abbiamo un refettorio
con biliardini, tavoli da ping pong e tanti altri giochi.
Si bloccò un attimo, aveva capito che ci interessava
ben altro. Allora proseguì…poi organizziamo dei tornei
di calcio per ragazzi della vostra età: -Possiamo giocare
a calcio disse uno, entusiasta? -Certo, certo, ma ne
parleremo con calma se venite domenica alla messa delle
nove. Era fatta, l'esca era stata tesa in modo furbesco.
Si allontanò soddisfatto con uno sguardo negli occhi
freddo e distaccato. Dei bambini non gliene fregava
assolutamente nulla , come delle povertà e delle angherie
perpetrate ad ogni angolo della strada; dell'ignoranza
di tutti i suoi parrocchiani ancora meno. Continuammo
a calciare, a correre, a sudare fino a quando il sole
scomparve dietro gli acquedotti e una dolce fatica cominciò
a prenderci. Aldo mi disse,ora basta, mia madre mi aspetta
per la cena, se arrivo in ritardo mio padre si arrabbia.
Tornava dal cantiere e voleva mangiare presto. Era fortunato
il coatto, come me d'altronde, perché qualcuno forse
avrebbe dovuto cenare solo con un caffellatte. Cosi
ancora grondanti di sudore con le scarpe bianche di
polvere, chiacchierando, ce ne tornammo verso casa,
felici di immaginare il nostro prossimo futuro su quel
campo tanto agognato. Cosa vorrà in cambio disse il
coatto che era il più sveglio? Forse, risposi, gli basterà
che diventiamo chierichetti, non lo sai che ad ogni
prete ne servono due o tre. Bah disse Accio, staremo
a vedere. Dopo la messa danno anche un panino intervenne
il grande Black che aveva sempre fame. Che c'importa,
l'importante è che possiamo giocare a calcio. Eravamo
tutti battezzati, ma a nostra insaputa. Traversammo
via del Quadraro, il campo sportivo e la chiesa erano
ormai alle nostre spalle come le baracche di tanti poveracci
che seguivano il percorso dell'acquedotto tra sterpi,
rovine e frutteti. Il grande Black abitava alla quaratanove,
ma prosegui' con Accio dicendo vado alla grande discesa
per fare qualche scivolo con un cartone. Nessuno lo
aspettava a casa, il fratello era dentro per furto,
eppure era il più generoso. Era capace di offrire pescetti
a chiunque, solo se gli eri antipatico non ti sopportava
neppure a cinque metri. Via Selinunte era deserta; dal
bar animato dai soliti nullafacenti, giungeva l'eco
di discorsi sul ciclismo, sulla boxe, sul calcio. Da
dove venite, ci apostrofò uno che abitava di fronte,
oggi pomeriggio non ci avete rotto col vostro pallone.
Mica è vietato giocare a palla, dissi. Non erano le
parole che mi mancavano. Tutti scoppiarono a ridere
anche lo smilzo che aveva parlato. Tanto, pure se non
riposava il pomeriggio, era sempre disoccupato. Non
verrete dalla chiesa, disse un altro detto er ciriola,
poiché era sempre a fiume. Ma che chiesa, stavamo ai
ruderi, rispose er coatto. Brutto posto, mocciosi, lì
è pieno di preti e quelli sono capaci di portarvi in
chiesa o chissà altro. Erano tutti sui venti anni e
tutti pervasi da una sana indifferenza verso il sacro,
e soprattutto un'inguaribile ritrosia verso il clero.
Alzammo le spalle come a dire non abbiamo di certo paura
e poi che ci importava di come erano questi preti. Bastava
che ci facessero giocare a pallone. Anche i nostri vitelloni
ci spiegavano quanto i preti sapessero infinocchiare
le persone. Ebbene è il loro mestiere. Mi veniva sempre
alla mente cosa diceva mia nonna: beata quella casa
dove c'è una finestra rotta e una chierica rasa. Aria
e potere insomma. Oppure quello che mi ripeteva mia
madre per la mia educazione: cerca di imitare quello
che il prete dice e non quello che fa. Quanti sani principi
in persone del popolo, abituate da secoli a convivere
e a confrontarsi con un potere troppo invadente. La
chiesa era una costruzione discreta, quasi sobria con
le travi di legno al soffitto, come una barca abbandonata,
e travi di legno a formare banchi e confessionali. Ai
lati l'edificio si propagava in un labirinto di stanze
formando un convitto con chiostri e giardini quasi irreali.
Dietro la sacrestia si scendeva in una enorme sala,
il refettorio, dove a volte trasmettevano vecchi film
americani, in cui i buoni erano sempre i bianchi e vincevano
sempre. Alle nove in punto ero giunto con Accio e il
coatto; avevamo i pantaloni corti seminuovi della domenica.
Le nostre mamme ci tenevano a fare bella figura. Al
potere si mostra sempre il meglio. Alcune suore nei
loro abiti lunghi trafficavano nel giardino con la loro
calma inquietante. Il coatto che aveva una sorella più
grande, ci raccontò di nuovo quello che aveva sentito,
origliando qualche mese prima, a casa sua, i discorsi
dei grandi. La sorella, come tutte le altre bambine,
per poter prendere la prima comunione erano state rinchiuse
per tre giorni in quel convitto. La sorella ne era uscita
sconvolta, ossessionata dalla malvagità del mondo e
con la paura pure di guardarsi il seno che le cresceva,
così peccaminosamente. Non dovevano guardare i maschietti
ma abbassare gli occhi in segno di sottomissione. Dovevano
tentare di consacrare la loro vita a Cristo e se non
ci riuscivano, solo nel matrimonio potevano trovare
il modo degno di guardare un uomo. Questo discorso il
coatto ce lo riportò un po' vagamente, anche perché
nessuno di noi capiva bene cosa volesse esattamente
dire. Sembrava a noi che qualcuno in alto, molto in
alto, non gradisse che si parlasse tra uomini e donne,
tra ragazzi e ragazze, tra bambini e bambine. Per il
momento a noi interessava solo giocare, soprattutto
giocare a pallone, le ragazze, le bambine ci erano del
tutto indifferenti, anche se qualcuna di loro mostrava
una curiosità verso di noi che non comprendevamo del
tutto. Comunque ora eravamo in piedi, in fondo, vicino
all'acquasantiera che ci fasciava le teste dai capelli
rasati. -Non c'è nessun funerale? Sussurrò Accio che
come me era entrato in chiesa solo per questa cerimonia.
-Si viene in chiesa anche per sposarsi disse il coatto
con aria soddisfatta, facendo sfoggio della sua conoscenza.
E già battesimo, matrimonio, funerale, questi preti
avevano il monopolio delle nostre vite. La chiesa era
affollata, soprattutto di giovani che cercavano di parlottare
tra loro, anche se erano divisi da un lungo corridoio
che dall'entrata portava all'altare. Il brusio cessò
improvvisamente all'entrate di tre ragazzini, mascherati
in modo strano. Presero posto ai tre angoli e subito
dopo con un sorriso falso e stereotipato fece la sua
entrata teatrale il nostro prete. Sembrava ancora più
grosso e calmo avanzando con passo lento e studiato.
Aveva le mani giunte in una posa imparata nei lunghi
anni di seminario. Ci riconobbe subito, ma fece finta
di niente, anche se mi parve di vedere come un lampo
di gioia nei suoi occhi freddi color del ghiaccio. Chissà
perché pensavo a mio nonno che aveva in camera da letto
un ritratto di Giuseppe Garibaldi con la sua barba rossa
e folta. Forse perché dopo qualche settimana sarei andato
al mare per trascorrere le vacanze tra una nuotata,
una corsa in bicicletta o tra i rovi bruciati di una
campagna che finiva tra la sabbia e il fiume. La sera
sicuramente ci avrebbe raccontato storie di una Roma
ormai dimenticata, di quei racconti che pure suo nonno
amava ripetere, di quando mastro Titta felice del suo
lavoro aveva mozzato la testa senza tanti complimenti
a quel ribelle che voleva addirittura la repubblica
nello stato del papa. Il nonno di mio nonno era lì e
aveva capito che erano stati tutti fregati per decenni,
per secoli e bisognava dire basta a tutto questo. Aveva
gridato la sua rabbia, la sua voglia di riscatto. Lo
avevano subito circondato, un amico lo aveva calmato,
aveva spiegato ai gendarmi che aveva bevuto. Salvò la
pelle, ma si fece sei mesi a Regina coeli da dove uscì
più fiero ma più sospettoso di prima. Mio nonno era
proprio soddisfatto quando raccontava questo episodio.
Una musica cupa si sparse nell'aria da un organo posto
proprio sopra di noi. Le note avevano un qualcosa che
metteva paura, come a ricordarci di quanto siamo fragili
e impotenti. Il soffitto molto alto, le vetrate strette
e lunghe sulle facciate laterali ci chiudevano in una
morsa che sembrava non darci scampo. Per fortuna c'era
il prete che ci rassicurava, che ci indicava la via
giusta; solo attraverso le sue parole si poteva colmare
questo senso di impotenza. Veri artisti questi preti
nel terrorizzare le persone. La predica anche ci fece
uno strano effetto, parlava di peccati, di rimorsi,
ma era soprattutto quella voce così apocalittica, che
solo di volta in volta, volutamente, studiatamente,
si addolciva come per lasciare una qualche speranza
ai radunanti, ai peccatori. Ci guardavamo di tanto in
tanto, un po' terrorizzati. Accio mi disse, andiamo
via, questo è pazzo. Gli risposi non vuoi più giocare
su quel campo! Alla fine della predica il prete però
era quasi gioioso, forse aveva calciato troppo la mano
e voleva mostrarsi meno collerico. Comunque rimanemmo
fino alla fine. Ci fece un segno di saluto e ci avvicinammo
come quasi tutti verso l'entrata posta di lato all'altare.
Si passava in una scala piccola e poi si scendevano
quattro gradini. Li, nello spazio all'aperto, due giovani
di venti anni, già con la faccia da prete, distribuivano
panini, oppure a scelta una specie di dolce secco alla
marmellata. Sapevano come comprare la fiducia del prossimo.
Il prete ci raggiunse poco dopo mentre ancora mangiavano
in un angolo il nostro dolce. -Buono questo dolce, ci
disse. -Si,si, dicemmo con la bocca piena. -Bene proseguì
con fare disinvolto, finalmente vi ho visti in chiesa.
-Eh già rispondemmo in coro. Andiamo al campo ragazzi,
parleremo lì, disse suscitando un grande entusiasmo
tra i ragazzi. Sapeva bene come farsi ascoltare. Aprì
lui stesso il cancello del campo sportivo con un grosso
mazzo di chiavi proprio come lo avevano insegnato a
lui e lo avevano inculcato nell'immaginario di tante
persone: faceva ogni giorno, ogni ora, il presunto san
Pietro alle porte del paradiso. Era proprio un bel campo
sportivo, lungo e largo con delle porte regolamentari,
i pali quadrati, le reti senza buchi e le gradinate.
Eravamo in silenzio, attoniti e felici. Era il momento
giusto per parlare e infatti. Ci disse che non era importante
non aver preso la prima comunione tanto l'avremmo fatto
il prossimo anno ed era vero, ci disse pure che ad ottobre
sarebbe divenuto il nostro professore di religione e
ne era contento. Figurarsi noi, così felici di cominciare
le medie. A ottobre avremmo anche potuto in qualsiasi
momento iscriverci e diventare aspiranti all'azione
cattolica, sempre che, non era certo un ricatto, le
nostre mamme ci avessero iscritti al corso di preparazione
per la comunione. Tutto chiaro, ci disse, salutandoci..
Il torneo comincia a metà di ottobre concluse lasciandoci
nelle mani di due responsabili di gruppo di questa azione
cattolica. Entrò in campo con la tonaca e lo vedemmo
correre agile, nonostante la mole, sollevando insieme
agli altri polvere che ci arrossava gli occhi. I due
futuri preti discussero animatamente sui nostri nomi,
avevano già cominciato la campagna acquisti e tutto
faceva comodo. Noi volevamo giocare insieme. Ci accontentarono,
non tanto per noi, quanto perché così piccoli e mingherlini
non facevamo gola a nessuno. Avremmo fatto parte, lo
sapemmo dopo, del gruppo Panetti. Con l'inizio della
scuola cominciò l'anno più intenso della mia breve vita.
Frequentavo le medie, ero diventato un aspirante, giocavo
in una specie di squadra e mi accorgevo che esistevano
le femmine. Non era poco, così pure per i miei amici
più cari, che avevano qualche mese più di me. Il prete
lo rivedemmo il primo giorno di scuola, fu proprio lui
a fare l'appello. Quando lesse i nostri cognomi guardandoci
negli occhi sussurrò, con fare bonario, vi conosco.
Non era male come primo giorno di scuola. Le lezioni
di catechismo c'erano di pomeriggio una volta la settimana,
in giornate diverse dalle femmine, che non potevamo
incontrare, come a scuola dove le classi erano formate
solo da maschi o da femmine e si avevano due entrate
per impedirci di salire le scale insieme. Forse avevano
paura che ci contaminassimo l'un l'altro. Però fuori
scuola ci si parlava eccome, anzi si organizzavano feste
su feste, senza nessun imbarazzo, tutt'altro. Certo
in chiesa ci si comportava in maniera davvero strana;
gli uomini toglievano il cappello, le donne indossavano
una specie di velo. Non riuscivo proprio a capirla la
motivazione. Ma tant'è, per tradizione tutti obbedivano.
Era sempre Accio che mi passava a chiamare, con la palla
sotto il braccio, per andare prima a lezione e poi a
giocare. Il coatto ci raggiungeva prima che suonassimo,
forse ci vedeva correre dietro la finestra. Non ne sapevamo
molto di religione, qualcuno ci aveva insegnato a ripetere
le preghiere la sera prima di andare a letto, ma nessuno
dei tre le diceva mai. Sapevamo anche che nei primi
tempi noi uomini vivevamo in una specie di paradiso
dove potevamo vivere eternamente, purtroppo una disobbedienza
che non capivamo bene aveva fatto incazzare il padreterno
e ci aveva reso mortali e infelici. Questa favola proprio
non la digerivo e spesso anche ai miei compagni dicevo
che eravamo stati sfortunati. Anche loro erano d'accordo
con me, ma pure loro non capivano bene cosa era successo
esattamente. Ora che frequentavo il catechismo ci pensavo
spesso. Sapevamo anche un'altra cosa della religione
e bene tutti e tre, la storia dell'angelo custode. Tutti
i bambini hanno un angelo custode che li protegge, ci
dicevano le nostre madri, e che ci salvaguarda dal male.
Il mio angelo custode poi era speciale, perché era mio
fratello in persona, morto a soli tre anni che si occupava
di me. A me non andava del tutto a genio questo, anzi
mi faceva paura ma questo non lo dicevo a mia madre.
Le domandavo però come mai mio fratello fosse morto
così piccolo, forse non aveva l'angelo custode? Mia
madre, che pure non credeva a questi furfanti, pensando
di fare bene mi rispondeva che era stato chiamato in
cielo. Ma da chi? Ma perché? La morte è difficile da
accettare, figuriamoci quella di un bambino. Insomma
avevamo queste vaghe nozioni della religione e nient'altro,
prima di cominciare questo ciclo di lezioni che ci avrebbe
consentito di diventare soldati di Cristo, nientemeno.
La sala dove si teneva il catechismo era adiacente al
refettorio, ma la si raggiungeva passando da un altro
edificio pieno di camere. Sapevamo che in quelle stanze
ci dormivano delle suore, ma non ci riuscì mai di scorgerle.
Chissà dove si nascondevano in quelle ore pomeridiane!
Le sedie le portava quella faccia da prete che distribuiva
la domenica i viveri e a me era proprio antipatico.
La sala era sempre piena, anche di ragazzi sui quindici,
sedici anni. Il prete arrivava sempre un po' in ritardo.
Sapeva farsi aspettare. Immancabilmente ci ripeteva
la frase che avremmo potuto ripetere a memoria già dal
secondo incontro. Ragazzi ci diceva con aria seria seria,
non dimenticate mai che siete nella casa del signore,
perciò non potete far baccano o comportarvi male. Strano
questo signore che pretende silenzio e attenzione solo
in certi luoghi, quelli gestiti dai suoi emissari. Imparammo
un sacco di precetti da quel prete. Venimmo a sapere
che dio era onnipotente, onnisciente e stava in ogni
luogo, che era buono, tanto buono. Venimmo a sapere
che non è del tutto vero che ci ha fatto la mamma, ossia
ci ha generato sì la mamma, ma chi ci ha creato è Lui,
il genio tuttofare. Non riuscivo a capire come fosse
in tutti i luoghi, anche se correvo e con me correvano
centinaia di altre persone in direzioni diverse. Misteri
della teologia. L'argomento forte era però la figura
di Cristo. Questo dio uomo che si era sacrificato per
noi, per l'umanità intera. Tutti noi dovevamo prendere
esempio da lui. Bel compito ci aspettava. Era lui l'uomo
da imitare per vivere cristianamente e soprattutto tutti
noi eravamo lì riuniti settimanalmente per prepararci
a ricevere il suo corpo e il suo sangue dentro di noi
con la sacra ostia. Davvero un mistero per tutti noi!
Non era facile questo ed allora bisognava arrivare a
quel momento in grazia di dio, cioè senza peccati, ed
anche a digiuno. Forse per meglio ricevere tanta grazia.
Queste argomentazioni ci lasciavano quasi del tutto
indifferenti, avevamo altro a cui pensare. Il prete,
era un furbone, non da poco, se ne accorse subito e
cambiò registro. Puntò tutto sulla paura, sul terrore,
sul peccato. A sentire lui si commetteva peccato qualsiasi
azione si facesse. Uscivamo dall'incontro distrutti
e ossessionati, almeno io, che per qualche minuto non
osavo parlare per non pronunciare parolacce così tanto
sgradite al nostro padreterno. Anche il coatto era d'accordo
con me perché diceva certo è tanto buono questo Dio,
ma se dici qualche bugia o qualche parolaccia ti scaraventa
all'inferno. Basta che ti confessi e tutto passa, diceva
Accio per tranquillizzarci. Era vero, bastava poi pentirsi.
Era un po' come farsi una doccia dopo la partita, tutto
il sudore ela polvere scomparivano. Cosi in pochi mesi,
con molti dubbi non risolti, con una paura sfottuta,
insieme a tanti altri prendemmo la famosa ostia ,corpo
e sangue di Gesù, a digiuno naturalmente, e diventammo
soldati della chiesa , in una cornice quasi irreale.
Ora giocavamo al calcio ogni domenica, ma ogni nostra
azione era seguita con attenzione dal prete Mario che
tutti si ostinavano a chiamare don Mario. A me dava
fastidio, mi faceva venire in mente certi guappi napoletani
o certi signori siciliani pieni di potere e di boria
che avevo visto in qualche sceneggiato , in televisione.
Valle a capire le persone. Oltre l'obbligo di ascoltare
la messa, per poter giocare, dovevi anche confessarti,
se non proprio tutte le settimane, almeno ogni quindici
giorni. Aveva una memoria di ferro, il nostro prete
ed era anche paziente. Ti aspettava pure dopo la partita
se avevi mancato ai tuoi doveri. Insomma si interessava
dei cazzi degli altri, come tutti i preti d' altronde.
Col Coatto parlavamo spesso di questa attitudine del
prete che non solo voleva sapere degli affari della
famiglia come un poliziotto, ma era anche molto curioso
degli aspetti sessuali delle persone. Quasi una ossessione.
Era impossibile mentire su questo punto. Aveva un modo
incalzante di porti le domande che ti costringeva a
dire tutto, senza reticenze. - Sembra che ci provi gusto
diceva il coatto. - Che cosa ti domanda? - Incomincia
a chiederti se ti fai le pippe. - E poi? - Poi ti chiede
se te le fai da solo. - Continua. - Poi vuol sapere
quale ragazza è. - Insomma un interrogatorio. - Vuol
sapere se ci baciamo, come ci baciamo, come ci tocchiamo
e alla fine quasi sussurrando lo devi tranquillizzare
che non hai scopato, capito. - Sapevo a mala pena questi
termini, ma stavo facendo esperienza e che esperienza.
- L'altra settimana non ero uscito con Clara, tu sai
che è malata no! - Si che lo so, e allora ? - Beh, ho
dovuto inventare che eravamo quasi sul punto fatidico,
altrimenti non la smetteva più di fare domande. - A
me non aveva ancora poste domande così precise, forse
perché sapeva che ero il più giovane. Ma già da qualche
settimana, ora capivo, poneva delle domande come un
sondaggio su questo argomento. Lo dissi al coatto, che
mi rispose ridendo, ora comincia anche con te, avrà
saputo che hai la ragazza. - E già quello sa sempre
tutto, meglio di una spia. Il prete sapeva veramente
di tutti, me ne accorsi la settimana successiva, ma
ero preparato a rispondere. Sia lodato Gesù Cristo,
mi disse con tono suadente, appena mi fui inginocchiato.
- Sempre sia lodato. - Quanto tempo è che non ti confessi7
Come se non lo avesse saputo, il falsone! Sono due settimane.
- Già due settimane sottolineò con voce leggermente
burbera e poi aggiunse in tono professionale….-hai qualche
peccato da confessare? - Beh …si , ho mentito ai miei
genitori . - E poi ? - Ho detto un bel po' di parolacce
, ho fatto a pugni con quel salame del fumetto, ma è
lui che ha cominciato, mi chiamava roscio… - Va bene,
va bene e poi? Forse mi nascondi qualcosa? Chissà cosa
gli avevano raccontato a quello sciacallo. - Stai crescendo,
si vede, e a questa età vengono in mente tante idee.
Sapevo dove voleva arrivare, ma ancora tacevo. Sai che
non è bene arrivare alle mani, perdere la pazienza.
La pazienza è una delle sette virtù cardinali. Si ,
lo so , comunque poi abbiamo fatto pace. Ci si sente
frastornati e si cerca il piacere con il proprio corpo,
mi capisci? - Certo, si…mi sono masturbato. Era felice,
poteva insistere. - E dove ti sei masturbato? - Nel
letto, sotto le coperte. - E poi? - Anche nel bagno.
- Sempre da solo? Era la domanda che più gli premeva.
- No, non sempre. - E allora dove? - Dietro ai ruderi.
Sembrava sollevato. - E' un peccato mortale, lo sai,
disse lentamente….., almeno sei pentito…., ti rendi
conto che offendi dio e fai del male a quella ragazza.
Sapeva pure dell'altra colpevole e non mi chiese di
lei. Non ero pentito per niente, anche perché avevo
inventato tutto per sembrare più grande e più sveglio
di quello che ero. Feci finta di essere sinceramente
pentito. Il prete fu comprensivo. Capiva quanto era
difficile rimanere puri, ma il signore apprezzava anche
lo sforzo che tutti noi dovevamo fare, circondati come
eravamo da tanto male. Mi assolse da ogni peccato, anche
quelli immaginari, con un bel po' di ave maria e pater
noster. Quella sera raccontavo al coatto della confessione,
mentre lui si sbellicava dalle risate. Eppure avevamo,
soprattutto la sera, paura di finire all'inferno per
i nostri peccati mortali. Ogni giorno rubavamo nei frutteti
dei contadini. Ogni giorno tiravamo sassi alle coppiette
che si appartavano dietro i ruderi, ogni giorno ci masturbavamo,
ogni giorno facevamo a botte. Ma ogni sera nell'intimità
del letto, quando il buio della notte ci avvolgeva e
copriva ogni cosa recitavo un atto di dolore perfetto
che mi salvaguardasse nel malaugurato caso fossi morto
nella notte. L'inferno poteva aspettare e al mattino
tutto come prima. Insomma avevo meno di tredici anni
e non avevo nessuna voglia di raccontare i cazzi miei
a un prete. L'eucaristia mi sembrava una cazzata enorme,
questo cristo un personaggio strano. E questi preti
che facevano da intermediari ed avevano nelle loro mani
tutto il potere di comandare non li sopportavo. E poi
dicevano come mi dovevo comportare, no proprio no, volevo
fare quello che pensavo con la mia testa. Ci dicevamo
in ogni occasione che bisognava comportarsi bene, questo
è vero ed anche giusto. Ma non erano i soli. Al bar
conoscevo un sacco di gente che diceva le stesse cose.
Anche il fratello del grande Black era per le cose giuste,
ma era finito in galera. Poi c'era il cugino di Accio
che faceva il magnaccia, aveva tre prostitute che lo
mantenevano. Era gioviale e simpatico quando lo incrociavamo
ci pagava sempre un cappuccino ed era sempre prodigo
di bei consigli. Dovete studiare e non fare del male
a nessuno. Noi gli credevamo, sicuramente più del prete,
ci sembrava più sincero. E poi era leale. E' vero che
faceva a botte senza pensarci due volte, ma sempre perché
non amava le ingiustizie. Anche quella volta che ruppe
il naso a quel tizio che molestava una ragazza. Strano
uomo davvero. Difendeva sempre i più fragili e mai che
se la prendesse con i più piccoli. Non era certo come
faccia da prete, vile con i più forti e coraggioso con
i più deboli. L'ipocrisia ce l'aveva già nella testa.
Anche quel giorno che giocavamo a ping- pong, noi quattro
con il grande black, che non riusciva a indovinarne
una, si comportò da vigliacco. Non voleva aspettare
il proprio turno e ci disse con quella voce in falsetto
che dovevamo sloggiare. -Dobbiamo finire la partita
,dissi senza alcun timore, poi giocherai. -Anche le
pulci hanno la tosse, rispose, avvicinandosi a grandi
passi -Ci vuoi mettere paura, lo apostrofò il grande
Black che non aveva peli sulla lingua. Ma aveva solo
tredici anni e il giuggiolone quasi venti. Gli diede
uno spintone e prese la racchetta. Si avvicinò subito
un'altra faccia da prete con aria insolente, brandendo
in una mano una racchetta e scansandoci violentemente.
-Che cazzo vi credete di essere, gli gridai inferocito.
Lascia stare, mi disse il Coatto. Ma il grande Black
non si teneva e continuava a scalciare i due prepotenti.
Riuscimmo a tenerlo e ci allontanammo dalla tana dell'arroganza,
tirando calci al vento e poco dopo ad un pallone semigonfio.
Insomma avevo un sacco di idee, anche confuse nel cervello,
ma tutte lontane dalle verità assolute. La camera dove
il parroco dormiva era ampia e fresca, dava sul retro
della chiesa. L'avevo intravista una mattina che con
Accio lo cercavamo ansiosamente poiché ci si era sgonfiato
un pallone. Si intravedevano, oltre la finestra ampia
e larga, l'acquedotto romano splendente nella sua bellezza.
Il giardino era ampio e alcuni alberi da frutta si mostravano
rigogliosi e ben curati. Intorno una palizzata alta
due metri con del filo spinato doppio. Mica scemo il
prete. A me e al coatto quei frutti ci facevano proprio
gola e quel giorno decidemmo di tentare. Era un'impresa
difficile, certo, ma quelle pere erano troppo appetitose
e dunque? Era da poco passata l'una di una caldissima
giornata d'estate. Avevamo mentito bene tutte e due,
saltando il pranzo, con la scusa di mangiare ciascuno
a casa dell'altro. Indossavamo una maglietta chiara
a maniche corte e pantaloni lunghi per sembrare più
grandi. - Te la senti? Mi disse il coatto all'angolo
di via Sagunto. - Certo, per chi mi hai preso, risposi,
già eccitato. Non viene anche Accio? domandai. - Ha
dovuto andare dalla nonna che sta per morire. - Proprio
oggi? Aggiunsi - In due non va bene? - Si, anzi è meglio,
ce ne mangiamo di più. - E allora dai, ho una fame.
- Non hai mangiato proprio nulla? - Un pezzo di pane
che ho preso di nascosto. - Come me. - Via Selinunte
era deserta e per il gran caldo in fondo si vedeva come
uno specchio d'acqua. La percorremmo velocemente e ci
inoltrammo per i campi costeggiando via del Quadraro
per poter poi sbucare alle spalle di tutte le proprietà
del prete. La proprietà era circondata da questa recinzione
alta e insormontabile. - Come facciamo dissi, meravigliato
dai tre fili di filo spinato sulla sommità. - Certo
che è alta, rispose il coatto. - Facciamo un giro, ma
non facciamo rumore. Il cane del parroco si avvicinò,
ma non abbaiò. Ci conosceva per fortuna. Niente da fare,
scuoteva la testa il coatto sempre più nervoso. Questi
preti del cazzo aggiunse, dobbiamo trovare il modo.
E infatti lo trovò il modo,anzi l'idea, semplice e geniale.
- Scaviamo una buca e passiamo sotto la rete. Cercammo
il punto giusto, il terreno non era molto duro, e dopo
mezz'ora, come soldati americani, oltrepassammo il confine.
Eravamo in territorio nemico. Ci avvicinammo cautamente
al pero. Si udiva solo il suono delle cicale e le foglie
di un eucalipto fremere al vento caldo dell'estate.
Fai piano, disse il coatto sudato e sporco come dopo
una partita, ho sentito dei rumori. -Forse sono svegli.
A quest'ora dovrebbero dormire tutti, comprese le suore.
L'unica camera che dava su questo paradiso era quella
del parroco, immersa nell'ombra rassicurante di un melo.
L'altro caseggiato era protetto da un alto muro con
l'ennesima rete e filo spinato. Ci avvicinammo a carponi,
lentamente verso la finestra aperta, ma dalle persiane
semichiuse. Da quella parte venivano rumori come ovattati,
ma sempre più distinti. Ora sembravano dei rantoli ,
dei miagolii, delle grida sommesse o trattenute. Sbirciammo
non visti, lo spettacolo era avvincente. Un uomo e una
donna pareva lottassero, danzando ad un ritmo univoco.
L'uomo era sopra e tutto sudato e la donna che pareva
soffrisse gridava: ancora, ti prego, ancora. Era meglio
del giornaletto che il grande Black aveva rubato al
fratello qualche mese prima. Rimanemmo imbalsamati come
due guardoni, anche quando i corpi si placarono e i
due cominciarono a parlare. - E' sempre così bello diceva
lei, eppure siamo dei grandi peccatori. L'uomo l'avevamo
subito riconosciuto dal culo largo e non ci stupiva
più di tanto, era Don Mario, il nostro amato parroco.
Lei non ci riusciva di vederla bene, ma dalla voce sembrava
una persona che conoscevamo. - Girati, disse lui con
tono dolce, deciso, e cominciò a baciarla, a leccare
le spalle, i fianchi, i glutei......... Poi i corpi
si unirono si unirono di nuovo e lei diceva: sì, sì,
ancora ! Ci fu di nuovo silenzio, si udirono di nuovo
le cicale, padrone del mondo. - Perché piangi disse
il prete. - Piango perché sono felice e non dovrei.
- Chi dice che non dovresti? - Siamo servitori di dio,
ma non posso farci niente, tu mi attiri in una maniera
così violenta. - Non c'è niente di male in questo! -
Ma siamo un prete e una suora ! Sapevamo anche noi ora
che era una suora e anche quale suora fosse. Era Lina,
suor Lina, da tutti ammirata per la sua bellezza. Faceva
catechismo alle femmine e religione alla scuola statale.
- Siamo anche uomo e donna disse il prete. - Abbiamo
fatto voto di castità e dovremmo rispettarlo; forse
sarebbe meglio lasciare l'ordine e vivere insieme, buttò
la donna dopo alcune frasi che non riuscimmo a capire.
- Che dici !? Possiamo continuare così, e stare insieme
quando vogliamo. - Mi sento in peccato mortale. - Ma
quale peccato mortale, mica ci crederai ? sentimmo dopo
un po'. - Che dici ?- parlava ora la suora. - Dico che
queste favole le possiamo raccontare ai parrocchiani,
ma non tra noi. - Di quale favola parli ? - Parlo della
favola di Cristo dio, morto e risorto, della verginità
di Maria, della trinità: argomenti per quelli che ci
vogliono credere. - Ma tu non credi in Gesù nostro salvatore,
in Maria vergine, nell'infallibilità del papa. - Quella
poi ! Mi viene da ridere Lina, comunque se non l'avevi
già capito, no non credo a niente di tutto quello che
raccontiamo. - E allora perché sei qui. - E' un bel
mestiere, No? - Sei un cinico, amore mio. - No. Non
sono cinico, sono solo razionale e se vuoi sapere tutta
la verità ti dico pure che sono ateo e proprio per questo
ho fatto carriera. I tipi come noi sono i più efficienti
e solo questo conta. I due continuarono a discutere
mentre noi senza mangiare neppure una pera, sgattaiolammo
oltre la rete, fuori da quel covo di ipocriti. La suora
si trasferì pochi mesi dopo. Il buon parroco
continuò le sue funzioni con sempre maggiore fortuna.
Io come abbagliato da un lampo in piena tempesta mi
ero ritrovato ateo all'età di quasi quattordici anni.
Roberto
Vilmercati
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