RITRATTI DI SIGNORI

( pagina gemellata con Donne in Gamba sul sito www.liberelaiche.it )

16/12/08 – Il rugby è un gioco maschio

Hanner Amser in gallese vuol dire Metà tempo, ed è il titolo dell’autobiografia, uscita da poco in Inghilterra, di Nigel Owens.Owens è uno degli arbitri di rugby considerati più bravi, nato a Mynyddcering nel Galles 37 anni fa. Nel maggio del 2007, durante una intervista dichiarò di essere omosessuale. Nessuno glielo aveva chiesto, l’intervista era centrata su questioni tecniche legate all’arbitraggio, ma il suo outing è stato un modo per togliersi un peso dopo quello, ancora più pesante, di cui si era liberato parlando della sua condizione alla famiglia. Ora questo libro, che è una raccolta di emozioni dopo il cambiamento  dovuto alla rivelazione del proprio sé. Owens dice che il rugby è un gioco maschio ma non machista, e i colleghi tutti - e i tifosi tutti - gli sono sempre stati vicini. Nel libro l’arbitro racconta la sua giovinezza, dura, perché desiderava avere dei figli, una famiglia regolare… Racconta di quando uscì da casa, dopo aver scritto una lettera ai suoi genitori, per suicidarsi. Letta la lettera i genitori lo rintracciarono rivolgendosi alla polizia. Venne accompagnato in ospedale con un elicottero dove lo aspettavano i genitori piangenti. Forse tristi per non poter aver un nipote, ma felici di averlo ritrovato sano. Owens ammette che raccontare l’omosessualità alla famiglia è stato difficile, sicuramente più che arbitrare davanti a 80mila persone.Il rugby è un mondo a parte? Owens ammette di amare il calcio, ma ha qualche riserva che un omosessuale possa trovarsi a suo agio, è uno sport, pensa, dove circolano ancora troppe battutine.Hanner Amser, è la storia di chi ha trovato ostacoli sulla sua strada, ma è riuscito, con fatica, a superarli.

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4/12/08 – Da vicino nessuno è normale

C’era una volta Magdi Allam che raccontava su la Repubblica la trasformazione dell’islam in fondamentalismo islamico. A molti non piaceva perché pareva che questa sua denuncia fosse un tradimento peloso alle sue origini. Sembrava più bello pensare ad un Cairo fatato, una Tangeri misteriosa, una Tripoli fascinosa e il pungente giornalista un po’ rompeva. Ma Allam non voleva essere l’ennesima Sherazade e si indignava che l’occidente non comprendesse l’avanzata (di pochi) fondamentalisti. Poi venne l’11 settembre, Magdi Allam era considerato un grande giornalista, l’islamico al quale tutti avrebbero dato in sposa la loro figliola. Ad una presentazione di un suo libro i giornalisti Gad Lerner e Lucia Annunziata facevano a chi lo elogiava di più. Finalmente la consacrazione, vicedirettore vicario del Corriere della Sera, una carriera che ha corso insieme all’avanzata del fondamentalismo islamico. Cominciano le grandi inchieste sul Corsera sulla poligamia nascosta nel nord est, sui matrimoni forzati delle giovani pachistane, sui burqa imposti alle donne. Nel frattempo Allam divorziò, conobbe una nuova donna e ebbe un terzo bambino che chiamò David. Proprio mentre diventava papà, Allam lanciò un manifesto per denunciare le persecuzioni dei cristiani nei paesi arabi; sterminio che assimila alle cacce che espunsero completamente gli ebrei sefarditi da quei paesi, e che lui, egiziano, aveva spesso raccontato in belle pagine. La manifestazione indetta il 4 luglio dello scorso anno vide pochissimi partecipanti  anche se aveva goduto delle autorevoli firme di Marcello Pera e Camillo Ruini. Preceduto da un fitto chiacchiericcio finalmente la notte di Natale, in mondovisione, Magdi Allam viene accompagnato alla fonte battesimale dal padrino Maurizio Lupi (vicepresidente della Camera e fedelissimo del ciellino Formigoni) per ricevere il sacramento dalle mani di Benedetto XVI. Da quel giorno il giornalista si firma Magdi Cristiano Allam, anche se meglio sarebbe stato Magdi cattolico o Magdi papolatra.
Qualche giorno fa Allam ha dichiarato di lasciare il giornalismo per dedicarsi alla politica e ha presentato il movimento “Protagonisti dell’Europa cristiana”, valori-fede-libertà , temi che i partitanti italiani amano rimpallarsi. Allam parla di opposizione all’aborto, al divorzio, alla ricerca sugli embrioni, tanto per cominciare. Nessuna collocazione a destra o a sinistra perché i valori morali, secondo Allam, mancano completamente in questi schieramenti. E così Magdi che aveva denunciato come il fondamentalismo fosse un pericolo per l’occidente (il fondamentalismo ovviamente, perché l’islam non è incompatibile con la democrazia, ma l’ideologia integralista di molti dei suoi fedeli (?)), si appresta a capeggiare un partito che “promuove valori etici e morali” che sono patrimonio solo di “Protagonisti dell’Europa cristiana”. Sembra che il partito di Magdi Cristiano sia l’ennesima formazione integralista che compromette il sereno dispiegarsi della democrazia e della piacevolezza del vivere.

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3/12/08 – Un cuoco a Mumbai

I grandi alberghi sono molto più pericolosi degli aeroporti. Concentrano turisti, convegni, banchetti; hanno negozi lussuosi, ristoranti. Garantire la sicurezza in un albergo che deve essere il più possibile accessibile risulta difficile.
L’Italia esporta cuochi. Anzi chef raffinati. Nel 2004 ad Al Khobar (Arabia Saudita) insieme a dieci ostaggi, venne giustiziato lo chef Antonio Amato. Era arrivato da Varcaturo (Napoli) per dirigere un lussuoso ristorante.
A Mumbai un cuoco arrivato da Roma, Emanuele Lattanzi - occhi luminosi, sopracciglia folte, forme morbidissime - ha rischiato la vita per portare il latte a Clarice, la sua bambina di sei mesi. Era rimasta chiusa in una stanza insieme alla mamma che, durante l’assedio, l’ha nutrita con biscotti alla cioccolata sciolti nell’acqua. Lattanzi, coperto alle spalle dagli agenti indiani, ha raggiunto la sua famiglia con addosso la giacca bianca da chef. Lavora all’Hotel Oberoi, catena Hilton. La sua foto con la divisa inamidata, la mano a proteggere la testolina della figlia mostra un uomo che ama il lavoro e la sua bambina.

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24/11/08 – La botte piena e la moglie ubriaca

Ci sono persone che hanno la rara fortuna di essere nel posto giusto al momento giusto. Sandro Curzi sembra rientrare in questa categoria. Comunista dalla culla fu resistente nel gruppo romano capeggiato da Reichlin. Con un curriculum così era l’uomo giusto per le avventure editoriali del Grande Partito Comunista. Entrò in rai con un concorso fasullo che servì per salvare i giornalisti di Paese Sera che chiudeva. Del resto tutti i concorsi rai per giornalisti sono artefatti. Quando nel ‘77 nacque rai 3 – la prima rete era per i dc e la seconda per i socialisti – Biagio Agnes, potente presidente di viale Mazzini, propose il nome di Curzi. Il suo tg ruppe gli schemi, notizie un po’ diverse, facce nuove, parecchie donne, molti comizi… divenne ben presto Telekabul, nomignolo inventato da Giuliano Ferrara. I giornalisti, che ancora oggi sono in video, erano spesso figli importanti,  figli di amici, parenti. Del resto Curzi ha avviato alla professione figlia e genero senza farsi troppi scrupoli. Anche se va ricordato che gli eredi delle caste hanno una marcia in più grazie al latte che succhiano fin da neonati! Quando nel ’93 arrivò la stagione dei professori, passò a Tmc di Cecchi Gori. Diresse l’informazione portandosi dietro le mogli di qualche papavero rai e quando ruppe col proprietario non si comportò diversamente dalla sua creatura Santoro: visse il cambiamento di condizione come un furto, non alla ‘ggente, ma a lui personalmente. Maurizio Costanzo lo ospitò nel suo show tutte le sere per un breve editoriale. Memorabile un suo attacco dal teatro Parioli alla giornalista Grimaldi del tg1 - che pare avesse condotto una diretta soporifera - sponsorizzando al suo posto l’onnipresente Alba Parietti tra gli applausi sbragati del pubblico più qualunquista del mondo. Che lui chiamava popolo. Un capitolo a parte la passione da uomo vecchio per le donne, promosse spesso per la vanità che riuscivano ad accarezzare. Partecipò al Festival di Sanremo in un gruppo chiamato riserva indiana, e difese il calciatore Di Canio che aveva fatto un saluto fascista ai suoi sostenitori. Disse che era per difendere la Lazio che ieri ha giocato con la maglia listata di nero. Entrò in Rifondazione comunista e diresse Liberazione fino al 2005. Aveva un numero esagerato di golfini lilla, glicine e rosa, e molte sciarpe di seta. Pur ripreso per i capelli (che non aveva) più volte per il tumore al polmone non smise mai l’antipatica abitudine, frequente nelle persone piene di sé, di fumare la pipa lasciando una scia fastidiosa al suo passaggio fregandosene dell’olfatto degli altri.
Chiude la carriera in rai come consigliere anziano e come partecipante in carrozzella alla manifestazione del circo massimo. Per fortuna ci ha evitato lo svolazzar di tonache attorno al suo capezzale. Essere al posto giusto al momento giusto. Curzi questa mattina traverserà la piazza del Campidoglio, dove per due giorni il suo corpo è stato salutato da amici e beneficati, e avrà ad indicargli la direzione solo lo splendente Marco Aurelio, perché il presepio che il sindaco contro ogni logica allestirà sulla abbagliante piazza si farà l’8 dicembre. Ed è meglio così.

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21/11/08 – Qualcuno di cui sparlare 

La prima volta è stato su la 7, poi la scena è stata passata alla moviola da Striscia la notizia. I fatti: Donadi (Idv) sbraita contro l’elezione sleale di Villari (Pd) alla vigilanza rai. Bocchino (vicepresidente Pdl alla Camera) annaspa, e Latorre (vicepresidente Pd al Senato) passa un “pizzino” a Bocchino, che legge e recita: “voi dell’opposizione avete fatto lo stesso con Pecorella, non l’avete voluto alla Consulta e abbiamo scelto Frigo”. L’appunto del senatore Pd viene accartocciato, ma Piroso, diligente conduttore del programma, lo ha raccolto e ricomposto con lo scotch per mostrarlo alle telecamere. Nicola Latorre è abituato alle intercettazioni. Nella stagione dei furbetti del quartierino era suo il numero più rovente. E’ antipatico a pelle perché accusato di essere occhi e orecchi di Massimino D’Alema; in realtà insieme a Max vorrebbe scavalcare Veltroni a sinistra parlando con Vendola e a destra inciuciando con Casini.
Nato 54 anni fa a Fasano (Brindisi), era segretario della Fgci del suo paese quando conobbe D’Alema, capo dei giovani comunisti. Si piacquero e Max lo voleva con sé a Roma, ma Nicola rimase a lavorare in banca per non deludere la moglie, accontentandosi della famiglia e di fare il sindaco del paesotto. Il simpaticissimo Claudio Velardi, che contro ogni logica di conservazione è andato a fare l’assessore al Turismo alla regione Campania,  chiamò Latorre a Palazzo Chigi quando il leader Ds divenne Presidente del Consiglio. Il risotto che fece epoca (e ridere) cucinato da D’Alema a Porta a Porta era girato nella sua cucina. E sempre casa sua fu il teatro dell’incontro tra Di Pietro e D’Alema ai tempi della candidatura di Di Pietro al Mugello. Un secolo fa…
E’ uomo elegantissimo, porta i gemelli con estrema disinvoltura e ha una passione per gli occhiali colorati. Ama le donne che pensa sicure di sé, che non gli  chiedono nulla, e che non necessariamente gli diano ragione. A qualcuno di noi piacque quando all’indomani del risultato elettorale, disse che lo inquietava il discorso del papa alla Cei in cui affermò che occorreva resistere ad ogni tendenza a considerare la religione, e in particolare il cristianesimo, come un fatto solo privato. Oggi che Villari, con una mossa che rimanda al Pcus, è stato scacciato dal Pd, ci rimane solo Latorre di cui sparlare.

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13/11/08 – Un americano a Parigi

Di Nicolas Sarkozy si possono dire parecchie cose, ma certamente non che è uomo noioso. Ha trattato la sua avversaria Ségolène Royal (che venerdì nel congresso di Reims annuncerà la sua candidatura alla direzione del Partito socialista) come si tratta una controparte politica senza antiquate e fesse galanterie. Ci ha fatto un po’ sognare con la sua bellissima moglie Cecilia e con la bella nuova moglie Carla. Mogli pensanti e parlanti, secondo qualcuno pure troppo.
La destra nostrana, sembra un secolo fa, lo sponsorizzava per la sua politica sulla sicurezza e il piglio deciso. Ora al governo, i destri sembrano aver dimenticato quella malleveria, mentre Sarkozy continua la sua strada deludendo i suoi ammiratori italiani. Intanto dichiarando che in Italia in questo momento non c’è un clima sereno per accogliere una ex bierre.
E’ stato il primo a congratularsi con Obama, col quale forse ha più cose in comune di quel che sembra. Anche lui non viene dalle élites tradizionali, anche lui è un avvocato, anche lui è figlio di divorziati, anche lui ha origini esotiche (figlio di immigrati ungheresi con una punta di ebraismo). In campagna elettorale denunciò i ritardi della società francese a sostenere il principio della discriminazione positiva all’americana. Appena eletto ha voluto con sé, fra i ministri, molte donne con sperimentati curricula, tra cui due maghrebine e una senegalese. E poi Francia e Stati Uniti sono democrazie presidenziali che hanno scritto nella Storia i valori e i diritti fondamentali dell’uomo.
Nel 90° anniversario dell’armistizio, un paio di giorni fa, il presidente francese ha voluto omaggiare tutti i morti della prima guerra mondiale. In controtendenza rispetto alla tradizione militare del gaullismo, ha ricordato i caduti davanti al plotone di esecuzione non come disonorati e vili, ma vittime della fatalità della guerra, considerandoli persone “inviate al massacro in seguito ad errori di comando”. Una rottura col passato anche la scelta di celebrare il ricordo non all’Arco di Trionfo, ma nella piana di Verdun dove morirono 300mila soldati nella battaglia tra francesi e tedeschi. Si pensi al ministro della Difesa italiana che per il 4 novembre voleva i bambini e le maestre in chiesa a pregare.
Qualsiasi politico, di qualunque schieramento, non importa in quale Paese, è sempre meglio di uno dei nostri.

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4/11/08 – Scherzetto o dolcetto?
John Sidney McCain III è nato il 29 agosto ’36 su una nave ospedale che stava attraversando il Canale di Panama. Il padre e il nonno ammiragli. A 25 anni era un cadetto dell’Accademia Navale. Alla guida di un aereo da caccia durante una esercitazione in Spagna, trancia i fili dell’alta tensione rischiando una strage. Durante la guerra del Vietnam è ristretto per sei anni in una cella. Gli rompono i denti, gli legano le braccia dietro la schiena, quasi muore disidratato. Torna a casa nel 1973 e trova sua moglie Carol sfigurata da un incidente d’auto. Divorzia per sposarsi nel 1979 con Cindy Hensley, bella giovane e ricca. Nel 1982 diventa deputato dell’Arizona. Reaganiano con cautela, nasce il mito del maverick, l’indipendente. Nel 1997 si candida per le elezioni ma Bush lo travolge. Nel 2000 il democratico John Kerry gli propone di unirsi in un ticket contro Bush, ma McCain vuole restare fedele ai repubblicani. Nel 2007 si è attestato davanti al preparato Mitt Romney e al messianico Mike Huckabee. Poi è arrivato l’endorsement di Sylvester Stallone, quello del generale della prima guerra del Golfo Schwarzkopf, di Arnold Schwarzenegger e di Rudy Giuliani. La sua campagna si è colorata di scoop velenosi e  ridicoli: una relazione con una lobbista di aziende di telecomunicazioni, un tradimento dei suoi commilitoni ad Hanoi, forse un figlio nero. Falsità. E allora si passa alle gaffe. Interrogato su quante case possiede risponde, non so devo consultarmi con i miei collaboratori. La risposta è 8 per un valore immobiliare complessivo di 13 milioni di $. Lo staff di Obama si è buttato su questa gaffe per sottolineare la lontananza del candidato repubblicano dai bisogni della maggioranza dei cittadini. Dice: “sono repubblicano perché penso che il governo deve rispettare i nostri problemi, la sicurezza della nostra nazione, non debba tassarci più del dovuto, perché i giudici devono rafforzare le nostre leggi non farne di nuove”.

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Barack Hussein Obama nasce ad Honolulu, nelle isole Hawaii, il 4 agosto 1961. Il padre è nato sulle rive del lago Vittoria in Kenya e, grazie ad uno scambio tra studenti, si trova alle Hawaii dove conosce Ann originaria del Kansas, ma che vive con la sua famiglia ai tropici. Amore, rapido matrimonio e ancor più rapido ritorno in patria di Barack senior. Nel ’64 Ann sposa un manager indonesiano di una compagnia petrolifera e porta il figlio con lei a Giakarta. Ben presto il piccolo Barack torna dai nonni con i quali cresce poi si iscrive alla facoltà di Antropologia della Columbia (NY), e successivamente  si trasferisce a Chicago per lavorare in un gruppo di assistenza sociale gestito da una chiesa. Dopo un paio di anni si iscrive all’Università di Harvard dove si laurea in legge e diventa il primo direttore nero della Law Review. Torna a Chicago specializzandosi in cause di vittime della discriminazione. Conosce Michelle e insieme hanno due deliziose bambine. Nel 1996 diventa senatore dell’Illinois. Si è fissato un obiettivo: riconquistare quel 38% di americani che considerano la fede cristiana il fondamento della loro esistenza, in particolare gli evangelici che sono lo zoccolo duro del partito repubblicano. Lui è metodista, ma accusato di essere musulmano. Colin Powell, suo sostenitore, ha detto: “perché, non si può essere liberi di essere musulmani in America?” Obama ha strappato quasi subito alla preparatissima Clinton il sostegno di Hollywood. Nel maggio 2007 Oprah Winfrey, definita da Forbes la celebrità più potente del pianeta, annuncia il suo sostegno. Ha smesso di fumare quando ha avuto la conferma di essere il candidato democratico. Per mostrare la sua sensibilità per chi non gode del sistema sanitario, ha raccontato la triste vicenda di sua madre, ammalatasi del devastante cancro alle ovaie a soli 53 anni, e che temeva di mandare sul lastrico la sua famiglia a causa delle spese mediche. Arriva l’endorsement di Ted Kennedy e il 28 agosto a Denver il sostegno dei Clinton. Dice: “il problema non è che McCain non abbia a cuore i problemi che assillano gli americani. E’ che non li conosce e non li capisce”.

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29/10/08 – Dal mito al sito
Per Giulio, per cui ogni specie di moralismo è negazione della vita

Si dice che era un uomo solo, nonostante fosse sempre circondato da collaboratori e amanti. Amò molto:  le sue tre mogli Calpurnia, Cornelia, Pompeia, la figlia Giulia. Non nascose mai la sua bisessualità e i suoi nemici facevano circolare la facezia: “Cesare, marito di tutte le mogli, moglie di tutti i mariti”. Catullo dedicò poesie, le bazzecole, ai suoi amori omosessuali. Mamurra di Formia fu il suo compagno preferito, non solo amante, ma amico di gozzoviglie, di orge. Amò profondamente Servilia, la madre di Bruto, e Cleopatra.
Fu uomo spregiudicato, magnanimo con Catullo che sparlava di lui, e con i suoi nemici. Portò Roma ad essere una “parte” dell’impero e mostrò la sua modernità cooptando nel Senato membri provenienti dalle province, anche i gallici. Pure i centurioni poterono entrare nel Senato.
Cesare scrisse: “Se un giorno dovessi camminare per le strade di Roma pensando di avere nemici ovunque, preferirei morire perché rappresenterebbe il fallimento della mia politica”. I congiurati che ne decretarono la morte erano pompeiani che lui aveva graziato. Non fu un estremista, ma un rivoluzionario.
Fino al 3 maggio al Chiostro del Bramante di Roma la mostra Giulio Cesare. L’uomo, le imprese, il mito. www.chiostrodelbramante.it

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22/10/08 - Cercavo in te la tenerezza che non ho/ la comprensione che non so trovare in questo mondo stupido

Gianfranco Rotondi è un vero democristiano dalle sette vite. Ha iniziato nella Dc, poi il Ppi il Cdu, l’ Udc e la Dca. Adesso è ministro per l’Attuazione del programma ed è in procinto di confluire nel Pdl. Siccome il programma da attuare è scarsino, insieme al collega Brunetta che non sa vedersi fermo, ha partorito il DiDoRe, che non è il nuovo Ciocorì ma l’acronimo di Diritti e doveri di reciprocità dei conviventi. Apriti cielo! Le unioni civili non fanno parte del programma e così i due ministrini hanno tolto la loro firma dalla proposta di legge e l’hanno gettata nel mare mosso dei parlamentari del Pdl. Le firme raccolte ad oggi sono 42, se si arriva ad 80 magari si potrà iniziare un dialogo con il Pd (dove anche lì ci sarà un apriti cielo!).
Attovagliato con Anna Paola Concia, oggi deputata del Pd già portavoce di Gayleft, e con giornalisti pettegoloni, si è sentito rivolgere la scontata domanda: “lo sa cosa dicono di lei?”. Senza fare una piega, col suo accento avellinese - l’accento della nobiltà democristiana - ha iniziato a parlare del suo maestro Fiorentino Sullo.
Anche lui avellinese fu più volte ministro e allevò i pulcini Ciriaco De Mita, Gerardo Bianco, Nicola Mancino…
E certo Rotondi ha voluto fare un omaggio al mallevadore, raccontando un oscuro episodio accaduto negli anni ’60. Sullo era ministro dei Lavori pubblici e presentò una riforma urbanistica che intaccava gli interessi e le proprietà, tra l’altro, del Vaticano. La parte più clericale della Dc e l’Msi scatenarono sulle spalle del ministro una campagna violenta accusandolo di essere comunista e omosessuale. Il Borghese dedicò articoli su articoli ai presunti gusti sessuali del ministro. E’ passato mezzo secolo e Rotondi, che si è recato a salutare il suo maestro sepolto in Irpinia dopo aver giurato da ministro, dice che Sullo non era né omosessuale né comunista ma che quei pettegolezzi affossarono la riforma e la carriera del ministro dei Lavori pubblici, ma ribadisce che non gliene frega niente di quello che oggi si dice di lui.
Del resto Rotondi ricorderà che proprio in quegli anni si cantava: “non sarà facile, ma sai, si muore un po’ per poter vivere!”

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


15/10/08 – Fuori dal coro ma senza stonare

 “La faccia esangue, gli occhi verdognoli… un individuo squallido e sgradevole. Questo giovanotto ispira una incontrollata e irragionevole sensazione di ripugnanza”. Così sul Borghese Gianna Preda, nel 1961, descrive il prof. Luigi De Marchi. Non solo, un anno prima l’Osservatore romano ne aveva chiesto l’arresto, mentre i responsabili di una delle tante opere assistenziali ecclesiastiche - sentendosi offese dal suo lavoro - gli fanno la posta sotto casa; e infastidiscono Maria Luisa Zardini, allora sua moglie, impegnata a spiegare la contraccezione nelle periferie. Ma, che cosa aveva mai fatto questo signore?
Pioniere del controllo delle nascite, De Marchi individua tra i suoi avversari la sessuofobica Chiesa, e una bella domenica se ne va a piazza San Pietro con un camioncino dal quale disinvoltamente scarica una pillolona di polistirolo e la fa rotolare fin sotto l’obelisco. Viene fermato dai carabinieri, il pillolone sequestrato dalla gendarmeria vaticana, e la foto del professore si fa un bel giro. Inventore dell’AIED (Associazione italiana educazione demografica), vive amori e disamori con i radicali. E’ un personaggio chiave nella storia dei diritti civili, ed è la dimostrazione di come parlare di sessualità e diritti riproduttivi ti inimica il sistema dei partiti e tutte le Chiese. Si inventa un modo accattivante per parlare di sessualità e contraccezione, facendo il regista di fotoromanzi interpretati dai giovani Paola Pitagora e Ugo Pagliai. Lo scrittore Luciano Bianciardi gli dedica un  bel racconto: in una ipotetica città dove tutti sono costretti a mangiare semolino, il prof. Marco De Luigi, dalla gola anarchica, si batte perché tutti possano  scegliere di mangiare spaghetti, polpette e patatine. Il professore, venuto da Brescia dove è nato nel ’37, si becca ben sei processi per violazione dell’art. 553 c.p. per le sue conferenze scientifiche sulla contraccezione. Ma il “tignoso” non smette, e nel corso degli anni i suoi interventi diventano libri, programmi tv, rubriche radiofoniche.
Tanti sono i motivi per cui riconosciamo quasi ogni giorno di vivere in un paese anormale. Incontrare il prof. De Marchi alla Sma di via Livorno, sempre con il suo cappello a metà tra un basco e una coppola, e non vedere uomini e donne (e si che gli dobbiamo tutte qualcosa) che lo salutano con reverenza, è uno.
Ma forse lui lo sa che non essere sempre compresi è il prezzo che pagano quelli che hanno ragione prima degli altri.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


13/10/08 – Ritratto di (signor) sindaco

Klaus Wowereit è sindaco di Berlino, città dove è nato, dal 2001. E’ dell’ala sinistra dell’SPD e molti osservatori prevedono per lui un futuro da primo ministro, specie se il prossimo anno l’attuale capo del dicastero degli Esteri Frank-Walter Steinmeier (SPD) dovesse perdere le elezioni dell’anno prossimo contro Angela Merkel.
In contrasto col suo partito ha formato una coalizione rossa-rossa (SPD-Linke) attirandosi gli anatemi dell’allora cancelliere Gerhard Schroeder.  Ma  i fatti gli hanno dato ragione: sette anni fa Wowereit ha preso in mano una città con 60 miliardi di € di debiti, e oggi può annunciare che dall’inizio del prossimo anno Berlino sarà in attivo. Inoltre la città è in fiore: gallerie d’arte, musei, discoteche, centri culturali. In seguito alle difficoltà economiche del dopo Muro (’89), Berlino oggi ha imprese leader a livello nazionale e internazionale specialmente nel settore delle nuove tecnologie. Gli stranieri sono tanti e ben il 51% di questi sono disoccupati. Non ci sono stati ad oggi gli scontri che si sono verificati nelle banlieu parigine, anche se a Neukolln, uno dei quartieri più poveri ed a più alta densità di stranieri, i problemi sono lontani dall’essere risolti.
Certamente Wowereit ama la sfida: nel 2006, all’indomani dell’omicidio di una giovane turca uccisa dal fratello che la considerava troppo occidentale, il sindaco (cattolico), ha voluto l’abolizione in tutte le scuole della città dell’ora di religione come materia obbligatoria (può essere richiesta, ma le scuole devono garantirla fuori dall’orario scolastico), sostituendola con una ora di etica. Qualche mese fa si è battuto per la chiusura dell’aeroporto cittadino di Tegel, noto perché lì atterravano gli aerei americani per rifornire Berlino ovest durante il blocco sovietico, ma accettando comunque un referendum indetto da cittadini che lo volevano mantenere. Per la cronaca il referendum è andato nel senso dei desiderata del sindaco. Sicuramente però i berlinesi sono stati messi alla prova nel 2001 quando decise di rivelare la sua serena omosessualità. Decisione che  scosse i vertici del suo partito ma che ha lasciato totalmente indifferenti i cittadini. A 56 anni molto ben portati, ha avuto anche una copertina su Men’s Health che l’ha eletto uomo politico meglio vestito della Germania. Insieme ai colleghi Bertrand Delanoe (Parigi), Boris Johnson (Londra), Michael Bloomberg (NY), e il “defunto” Walter Veltroni, fa parte di quei sindaci la cui influenza politica va ben oltre la sfera locale.
Lo vedremo prima o poi Cancelliere? Nel frattempo Berlino diventa sempre più bella, anche grazie alla campagna Be Berlin alla quale tutti i cittadini sono chiamati a contribuire. E sempre più persone, anche nel resto della Germania, lo chiamano Wowi.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


 

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