9/04/08 - Da Maria Antonietta Coscioni
Caro Giancarlo,
avrei voluto, innanzitutto, - per l’impegno che investe la tua Associazione sulle questioni del testamento biologico e dell’eutanasia, che sono da sempre per noi, radicali, dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, urgenti e necessarie per l’agenda politica del nostro Paese - che la lettera pubblicata su www.liberauscita.it fosse a me spedita direttamente. Provo a spiegare il perché!
E’ il dubbio che hai sollevato sulla mia “scelta” , come scrivi tu di “girare intorno al problema”, di “non rispondere” alla ascoltatrice di RadioRadicale, a lasciarmi un po’ esterrefatta.
A quel dubbio potrei rispondere raccontandoti alcuni momenti terribili, nella fase terminale di vita di Luca, quando ascoltavo la volontà, la sua lucida volontà, di non voler essere attaccato al ventilatore. Non lo faccio, è troppo doloroso. Ma la sua volontà, è stata rispettata; l’ho, l’abbiamo rispettata. E, puoi starne certo, che lotterò, come in passato, con l’Associazione, con i Radicali, dentro e fuori il Parlamento affinché la volontà della persona, sia rispettata sempre, fino all’ultimo momento della vita che ritenga degno di essere vissuto. Vorrei che in questo momento interrompessi la lettura di questa mia, per scriverne un’altra per invitare urgentemente i tuoi amici e conoscenti a votare i Radicali nell’unico modo in cui possono farlo, votando il PD.
Ora provo invece a risponderti, pensando tu sia un cittadino che non sa nulla di me, del mio impegno politico, che non conosce l’Associazione Luca Coscioni, che non conosce i Radicali.
Non capisco il tuo riferirti ai radicali come se fossero una "confraternita", che vuole "mascherarsi da democristiani", oppure il perché tu abbia scritto che "non ho avuto il coraggio" e che sono costretta "parlare più o meno come la Binetti" oppure che nel filo diretto ho "girato in modo viscido attorno al tema".
Confermo quanto detto nel filo diretto di RadioRadicale all'ascoltatrice che mi chiedeva quale atteggiamento avrei tenuto su una materia come quella dell'eutanasia nell'ipotesi fossi eletta in Parlamento. Come ci hanno insegnato, Luca Coscioni prima e Piergiorgio Welby dopo , la dignità della vita che si sceglie di vivere, la dignità fino agli ultimi istanti di essa, dunque nel processo del morire, la "morte opportuna" – come Piergiorgio la chiamava – sono allo stesso modo, e credo con coerenza, al centro dell'iniziativa radicale tutta.
Nel filo diretto ho spiegato che sono candidata nel Friuli Venezia Giulia la terra del socialista e radicale Loris Fortuna., che ha legato il suo nome a straordinarie battaglie di libertà e di liberazione, dimenticato dalla storia patria e dalla neonata Costituente Socialista.
Fortuna, assieme a Marco Pannella, Emma Bonino, Gianfranco Spadaccia e tanti altri, ha assicurato al paese tutto, riforme laiche degne di uno stato moderno, quali sono la legge sul divorzio e sull'aborto nonché – e anche questo ho ripetuto durante il filo diretto –un disegno di legge per depenalizzare l'eutanasia.
Quanto Luca, Piergiorgio e noi tutti abbiamo fatto per garantire l'autodeterminazione dell'individuo, anche nelle scelte di fine vita, è cosa che a chi dice di essere attento ai radicali non credo di dover riassumere in queste poche righe.
Sull'eutanasia in particolare, però - permettimi di ricordarlo a tutti gli associati di Libera Uscita che si recheranno tra pochi giorni alle urne - fuori come dentro il Parlamento non ci siamo fermati un attimo. Negli anni abbiamo presentato proposte di legge di iniziativa popolare per depenalizzare l'eutanasia, abbiamo organizzato la raccolta di decine di migliaia di firme per chiedere un’indagine conoscitiva sul fenomeno dell'eutanasia clandestina in Italia; nell'ultima legislatura abbiamo depositato un progetto di legge in materia.
Consentimi infine di notare che, per fugare qualsiasi dubbio, sarebbe bastato andarsi a riprendere le poche righe che ho scritto in occasione della morte di Chantal Sébire, la donna francese scomparsa qualche settimana fa: "Noi crediamo – scrivevo - che sia un atto di misericordia e di amore comprendere e – quando viene esplicitamente richiesto – consentire l'interruzione di inutili sofferenze. Da una parte, c'è l'ipocrisia tetragona di chi preferisce che il fenomeno resti clandestino, ingovernato e ingovernabile, lasciando tutt'al più che a pietosi medici e infermieri e alle loro coscienze il compito di praticare l'eutanasia; dall'altra c'è chi, come noi, si batte perché ci sia una legge che regolamenti il fenomeno, e non come ora, un arbitrio di fatto. Tutti i sondaggi demoscopici certificano che la maggioranza dell'opinione pubblica è sulle nostre posizioni, e che ancora una volta è il mondo della politica a non saper e voler comprendere quello che invece è chiaro ed evidente a tutti. Non per un caso si sono opposti anche a una commissione d'inchiesta che monitorasse la situazione e verificasse lo stato dei fatti. Quanti sono, in Italia, i casi come quelli di Chantal Sebire? E perché deve esser loro negata la possibilità di cui ha beneficiato Hugo Class? Ci siamo battuti e continueremo a batterci, in Parlamento e fuori perché queste inutili sofferenze, a chi lo chiede, siano risparmiate".
Niente altro da aggiungere, da parte mia. Non un momento da perdere, da parte di noi tutti. Domenica 13 e lunedì 14 chi voterà Partito Democratico contribuirà a far sì che il prossimo Parlamento e la politica politicante non eliminino i radicali e quindi chi da sempre si batte, per regolamentare quelle che alcuni definiscono "questioni eticamente sensibili" e che noi preferiamo definire "i nuovi diritti civili".
8/04/08 - Dal Presidente di LiberaUscita
Ci può dire come la pensa veramente sull'eutanasia, cara Maria Antonietta Coscioni?
Lettera aperta a una candidata radicale
Giancarlo Fornari, Presidente di Libera Uscita, ha indirizzato a M. Antonietta Coscioni, candidata alle elezioni politiche nelle liste del Pd del Friuli Venezia Giulia, la seguente lettera aperta.
Cara Coscioni, come Presidente di un'associazione che si batte – e lo ha fatto spesso insieme ai radicali – per la causa dell'eutanasia, mi spiace dirle che sono rimasto francamente sconcertato dalla risposta da lei data domenica 6 aprile alla domanda di un'ascoltatrice, in una trasmissione di Radio radicale dedicata alla sua candidatura nelle liste del Pd.
La domanda era stata posta da una signora di Roma, la quale, dopo aver ricordato che su Radio radicale c'è una rubrica settimanale dal titolo “Vivere e morire” incentrata sulla difesa dell'eutanasia, ha citato una frase di Ignazio Marino, presidente della Commissione Sanità del Senato, secondo cui l'eutanasia consiste nel somministrare un veleno come si fa nelle camere della morte texane. Come parlamentare - le ha quindi chiesto l'ascoltatrice – Lei pensa di agire attivamente in favore di questa pratica?
Ora dovrebbe essere per tutti evidente che questo paragone con l'esecuzione capitale, che effettivamente il senatore Marino ha fatto più volte per giustificare la sua contrarietà all'eutanasia, e che non a caso come associazione noi gli abbiamo contestato ufficialmente mesi fa, è assolutamente infondato. Tanto che il prof. Marino, da quella persona di grande correttezza che è, ci ha risposto assicurandoci che non l'avrebbe più utilizzato.
E in effetti l'esecuzione capitale è un atto violento con il quale si uccide una persona che vorrebbe vivere, l'eutanasia è un atto di pietà con il quale si mette fine alla vita di una persona che vuole morire. A prescindere dal mezzo usato, sia lo stesso nei due casi oppure no, è evidente che tra loro c'è una differenza enorme, e ci vuole una buona dose di ipocrisia – cosa che non si può dire certo del senatore Marino, per il quale abbiamo grandissima stima – per sostenere il contrario.
Niente di tutto ciò nella sua risposta, nella quale lei ha sorvolato tranquillamente sulle espressioni usate dall'ascoltatrice e lungi dal confermare l'impegno degli eletti del partito radicale in direzione della depenalizzazione dell'eutanasia si è anzi preoccupata di escluderlo, in modo tortuoso. Non ha detto che è a favore e neppure che è contro, ha fatto solo dei discorsi generici sulla vita e sulla dignità della vita che lasciano il tempo che trovano e che non hanno fatto capire minimamente quale fosse il suo pensiero al riguardo.
Infatti Lei ha tenuto a precisare – cito testualmente - che “quella trasmissione di Radio radicale non è una trasmissione pro eutanasia tout court, spiega semplicemente cosa succede in Italia, in Europa e nel mondo per quanto riguarda la legislazione sulle scelte di fine vita”.
Quindi nulla più che una asettica trasmissione culturale, come potrebbe farla Rai Education.
Ed ha aggiunto - riporto sempre testualmente: “Posso dire che l'attività dei radicali, l'attività in particolare dell'associazione Luca Coscioni riguarda la difesa e la dignità della vita in tutti i momenti fino all'ultimo momento utile che una persona ritiene di poter sostenere e di poter vivere. Il nostro impegno è anche quello di far conoscere, di portare in Parlamento la conoscenza di come si muore in Italia, di quanta sofferenza c'è, di quanta sofferenza è soffocata, di quanto... riaprendo tutta quella questione che si è fermata in questa legislatura – l'indagine conoscitiva sul fenomeno dell'eutanasia clandestina. E soprattutto accogliere le istanze della parte degli italiani, che sono davvero molti, per un'assistenza domiciliare, per un'assistenza alla vita, alla dignità delle persona fino al momento della morte”.
Queste le sue parole. Quindi dovremo vedere la pattuglia dei deputati radicali, nella descrizione che lei ne ha dato, come una specie di comunicatori della sofferenza, il cui compito è far sapere agli altri deputati come si muore. Impegnati tutt'al più a proporre indagini conoscitive sull'eutanasia ma non certo a chiederne la legalizzazione, ci mancherebbe. E parallelamente impegnati – come lei ha detto testualmente, perché non ci siano equivoci – nell'assistenza alla vita fino all'ultimo istante; una specie di volontari domiciliari della buona morte. Una confraternita.
Mentre lei parlava – purtroppo non sono potuto intervenire in diretta perché ero alla guida e non avevo con me il telefonino – si poteva percepire chiaramente il suo imbarazzo nel toccare questi temi. Lei non ha avuto il coraggio di dire che è a favore dell'eutanasia e neppure di dire che è contro. Non ha avuto il coraggio di dire che l'atto di chi raccoglie le drammatiche invocazioni di persone come Piergiorgio Welby, Giovanni Nuvoli o Vincent Humbert o Ramon Sampedro o come, proprio in queste ultime settimane, l'infelice Chantal Subire non ha niente a che vedere con l'atto feroce di chi spegne la vita di un condannato. Non ne è stata capace e ha girato in modo tortuoso e se mi permette, anche un po' viscido attorno al problema, rispondendo alla maniera dei democristiani di una volta. Ma almeno loro lo facevano in modo meno goffo.
E a questo punto mi domando: questa sua reticenza è una posizione personale o è una linea imposta ai radicali (o da loro stessi autoimposta) come tassa di ammissione nel grande calderone delle liste democratiche? Il mascherarsi da democristiani, il silenzio, l'evitare di assumere posizione sui temi eticamente più delicati dipendono da una sua scelta o sono il prezzo pagato dai radicali per entrare alla Camera accanto ai teocon? La candidatura nel Pd è il piatto di lenticchie per il quale si è accettato di vendere l'anima? Il logo con cui adesso vi presentate nella lista di Veltroni, dismessa la Rosa nel Pugno che tante speranze aveva suscitato in molti tra noi, è diventato il Bavaglio?
Queste che le sto rivolgendo, gentile signora Coscioni, non sono domande retoriche.
Come Presidente dell'associazione Libera uscita mi stavo infatti preparando a indirizzare ai nostri iscritti l'invito a votare, in caso di incertezza, per il partito che sia pure con molti limiti ha al suo interno una pattuglia radicale, capace di rappresentare un contraltare alle troppe presenze fondamentaliste che annovera. Queste sue dichiarazioni sono state per me un brutto colpo. Dopo averla ascoltata mi guarderò bene dal rivolgere un appello in favore suo e del Partito democratico.
Se Lei deve parlare più o meno come la Binetti preferisco quest'ultima, che quanto meno ha l'orgoglio delle sue idee ha e non ha paura di difenderle. Mentre lei, ammesso che ne abbia, se le tiene ben nascoste. Se dovesse essere eletta – cosa che a questo punto non mi auguro – non credo proprio che i laici potrebbero contare su lei per le loro battaglie.
Ha ancora pochissimi giorni per farmi avere una smentita, che sarei felicissimo di leggere e pubblicare. Ma possibilmente non nello stile dei dorotei. Di quelli ne abbiamo avuti fin troppi nella nostra storia politica, non abbiamo bisogno di loro nipotini in veste pseudo-radicale..
Nell'attesa di questo chiarimento, pronto a ritrattarmi quando arriverà ufficialmente, le invio i miei cordiali saluti
Giancarlo Fornari
Presidente di Libera Uscita - Associazione per le depenalizzazione dell'eutanasia e per la legalizzazione del testamento biologico |