LA PAGINA DI TIZIANA 2008 (tizianaficacci@hotmail.com)  

16/12/08 – Bella/che ci importa del mondo

E’ colpa del sindaco se a Roma piove e l’acqua limacciosa del Tevere gonfio ci vieta l’aperitivo sui barconi? Forse non del tutto, ma è colpa dei governi che si susseguono se lo Stato italiano sta diventando uno Stato etico. Si parla di equiparare l’età delle pensioni a quella degli uomini e torme di donnette del governo, guarda caso per una volta appoggiate e sostenute, ricordano la primaria funzione riproduttiva della donna a scapito del lavoro. Del resto, non erano state la ministra della Gioventù (Meloni) e quella delle Pari opportunità (Carfagna) a proporre il rivoluzionario esperimento degli asili nido di caseggiato con una mamma a turno che si fa carico dei bambini delle altre? E non è della ministra dell’Istruzione (Gelmini) la faziosa idea di dimezzare l’orario scolastico delle scuole elementari affinché gli scolari possano stare più tempo con la mamma? E’ o non è la sottosegretaria alla Salute (Roccella) che si preoccupa che l’introduzione della pillola Ru lasci la donna ad espellere il feto in triste solitudine lontano dai confortevoli ospedali? Queste donne, ascari di maschi peggio di loro, hanno una idea delle loro congeneri e della famiglia ferma agli anni Cinquanta. Una visione arretrata della donna, della famiglia e una visione oscurantista sul sesso. Liberate le strade dalle mignotte per non turbare i bambini che la notte girano per le strade del vvizzio. Nel minimale piano anticrisi governativo, c’è una addizionale irpef del 25% sulla produzione e il commercio di materiale con scene di sesso esplicito. Senza tenere in nessun conto che registi e attori che lavorano in queste produzioni pagano già le tasse esattamente come chi scolpisce le statuine di padrepio. Ma il sesso no,  il governo ha deciso che non va bene, e quindi si paga di più. E le produzioni italiane andranno all’estero a girare i porno, nessun salvataggio per i siffredi nostrani, mica sono alitalia.
Ma possiamo vivere così (in più non bevendo neanche l’aperitivo sul fiume per colpa del sindaco)?

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14/12/08 – Cambiare (donne) si deve

Equiparare l’età della pensione delle donne
a quella degli uomini è un suggerimento che Emma Bonino, l’unica donna della politica italiana, sta proponendo già dallo scorso anno al dibattito. Tutta l’Europa va in questa direzione e presto anche l’Italia, che è già oggetto di una procedura di infrazione comunitaria per quanto riguarda l’impiego pubblico, dovrà adeguarsi. La scorsa settimana durante un convegno organizzato dai radicali italiani, il ministro Sacconi ha escluso che l’Italia si adeguerà a quanto richiesto dall’Europa (!). Ieri il ministro della Funzione Pubblica  Brunetta ha dichiarato che con tempi e modi flessibili nella pubblica amministrazione presto ci si adeguerà al resto dell’Europa. I sindacati tutti, dalla Cgil alla Ugl, hanno escluso che la strada è, al momento, percorribile. Va ricordato alle donne che potrebbero seccarsi di lavorare come gli uomini, che cinque anni di contribuzione in meno si traducono in una pensione minore e a maggior rischio di erosione. Le donne sanno che, tornando a casa, finiscono col fare le bambinaie ai nipotini e le badanti  ai genitori e ai suoceri.  I detrattori della proposta dicono che i cinque anni di lavoro in meno indennizzano le donne per il peso del lavoro domestico e di cura. Ma piuttosto che questa carità pelosa, meglio sarebbe investire in asili nido, in strutture per anziani… in breve in quei servizi, ora inesistenti, e ai quali le donne suppliscono con fatica e sacrificio di sé. In troppi, datori di lavoro, sindacati, ministrisacconi, pensano che il lavoro femminile sia uno sgradevole accidente che è meglio circoscrivere e contenere. Le donne, in genere più intelligenti e intuitive degli uomini, credo che per prime capiranno che è il caso di lavorare cinque anni per avere una pensione meno bassa (e mandare a fanculo tutti questi stronzi che vogliono sottometterci:bambini, vecchi, sindacati, ministrisacconi).

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14/12/08 – Siamo troppi

Parlare di sovrappopolazione spesso è sgradevole. Come è possibile che noi occidentali che abbiamo difficoltà e mille remore a tagliare le nostre emissioni nocive parliamo di tagliare i bambini? I luoghi del mondo dove la popolazione cresce più rapidamente non emettono ossido di carbonio  e hanno tassi di consumo alimentare minime. Il divario con l’occidente è così alto che per essere responsabile di una quantità di emissioni di gas pari a quella di un qualunque cittadino italiano (il romano abitualmente emette gas mefitici anche in metropolitana) dovrebbe mettere al mondo 262 figli. Possiamo noi con la pancia piena e seduti nelle nostre case alla giusta temperatura in qualsiasi stagione, col frigorifero bello pieno e la macchina - magari un suv - sotto casa, dire di tagliare i bambini? I miliardi di persone che oggi praticamente non emettono gas, prima o poi si uniranno alle nostre abboffate, o almeno è quello che dovremmo augurargli se crediamo nella equa  distribuzione della ricchezza. E le donne, devono continuare a somigliare a coniglie senza memoria di sé?
Il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (trovate qui l’ultimo Rapporto Unfpa sull. Stato della Popolazione Mondiale LEGGI ) stima che 350 milioni di donne che vivono nei paesi più poveri non avrebbero voluto l’ultimo figlio, ma non avevano i mezzi per prevenire la gravidanza, né la possibilità di ricorrere ad un aborto sicuro.
Per aiutarle concretamente a scegliere si dovrebbe creare una rete mondiale anti-Vaticano. L’ultimo sconsiderato anatema papale, che condanna aborto e contraccezione chiamando l’embrione bambino, meriterebbe che prendessimo i forconi marciando su sampietro. Per poter guardare senza vergognarci tutte le donne e gli uomini che vivono nei paesi poveri del mondo.

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10/12/08 – Born in the Usa

La scorsa settimana Fox ha mandato in onda
Mypods and Boomsticks, un episodio dei Simpsons, nel quale una famiglia musulmana si trasferisce a Springfield. Homer Simpson (il padre) è convinto che la famigliola islamica stia progettando un attacco terroristico, ma Bart Simpson (il figlio) prende le difese di Bashir (il suo coetaneo islamico) che viene vilipeso a scuola stabilendo buoni rapporti di vicinato. La puntata è talmente piaciuta al Cair (Consiglio per le relazioni tra Islam e America) da invitare i suoi aderenti a scrivere una lettera di ringraziamento a Matt Groening, autore dei Simpsons. In stile obamiano Cair ha detto: “questo episodio ha mostrato come gli americani possano lavorare per il rispetto reciproco e l’inclusione attraverso i rapporti tra i vicini di casa”. Cair è stato fondato nel ’94 e fa azione di lobbyng per favorire la conoscenza dell’islam e la sua corretta rappresentazione.
Non è chiarissimo invece cosa ha voluto dimostrare A.J.Jacobs che si è letto ben bene la bibbia e ha deciso di vivere per un anno secondo le regole prescritte: non si è rasato i lati della barba come indicato dal Levitico, ha acquistato uno shofar (corno d’ariete) per suonarlo all’inizio del mese (come si legge nei Salmi), ha indossato solo fibre naturali (ancora il Levitico), e, come prescritto in Esodo “non farai cuocere il capretto nel latte di sua madre”, non ha mangiato carne e latte insieme (e ne siamo certi la sua salute ne avrà guadagnato). Dalla esperienza Jacobs ha tratto un libro, pubblicato in Italia da Rizzoli, Un anno vissuto biblicamente (18 €), divertente e soprattutto non pretenzioso.
Dalla Revision Studios di Las Crucis nel Nuovo Messico, il sud cristiano e profondo degli Usa, nasce l’idea di una riscrittura della bibbia in chiave omo, che comincia con l’Eden abitato da due donne, Aida ed Eva. Sarà presto un film che farà incazzare la Santa Sede che ha l’imprimatur dello stravolgimento delle scritture (perché si creda o no, l’interpretazione vaticana è molto personalistica e restrittiva). La bibbia gay-friendly si può iniziare a leggere (per ora solo il Genesi) su www.princessdianabible.com 

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8/12/08 – Quando dalla pazzia comincia ad affiorare un metodo è bene diffidarne.

La sgradevolezza del calcio non finisce con la partita.
Ci sono gli opinionisti che discettano di punte come se stessero per risolvere i problemi del riscaldamento globale, le donne dei programmi calcistici che in genere hanno lo status dell’ameba, i calciatori che fanno gli opinionisti e imperversano nelle pubblicità…, se un tifoso negli innumerevoli tafferugli che fanno da corollario agli incontri muore (o anche viene ucciso), continua a vivere sugli intonaci appena ripuliti dei palazzi, sui segnali stradali, finanche sullo sportello della macchina. Altro motivo per non apprezzare il calcio è la sottomissione e l’esibizione religiosa che calciatori e allenatori mostrano a disprezzo dell’educazione e della razionalità. E’ impossibile scacciare dalla mente l’immagine dell’allenatore della nazionale Trapattoni che inumidiva con l’acqua di Lourdes il campo durante i mondiali del ’92 in Corea (nessun risultato, l’Italia andò malissimo). Ma l’anomalia per una volta non è solo italiana. Io appartengo a Gesù, frase esibita per la prima volta sulla maglia di Kaka (Milan) è stata ostentata dall’uruguayano Edinson Cavani in forza al Palermo, che si è aggiunto agli interisti Stankovic e Adriano e allo juventino Legrottaglie che ha voluto anche aggiungere, non richiesto, che vive in castità. Questi giocatori fanno parte di un gruppo, “Atleti di Cristo”, fondato in Brasile nell’84 e che si pone l’obiettivo di diffondere il vangelo nello sport. E ancora, l’allenatore del Milan Ancellotti sgrana un rosario durante la partita e, poteva manca’, Berlusconi si raccomandò alla Madonna prima della finale di Coppa dei Campioni dell’89. E poi Donadoni, per un breve periodo sulla poltrona dell’allenatore della nazionale Lippi, ha comparato la sua scarsa popolarità alle difficoltà del povero Benedetto XVI ritenuto meno simpatico del suo predecessore. E ovviamente non manca nella galleria dei fideisti il comunista Ulivieri, allenatore del Livorno che guida la nazionale italiana religiosi. Potremmo aggiungere che il calcio ha seri problemi, ad esempio ex atleti colpiti da Sla per l’eccessivo uso di antidolorifici, corruzione, troppo denaro… E inoltre che c’è di meglio che guardare uomini che sicuramente puzzano di sudore, ad esempio farsi due risate collegandosi al sito www.teledurruti.it.

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2/12/08 –  Certamente non nel mio nome
La Corte di Cassazione ha stabilito che i rom possono sfruttare i bambini servendosene per l’accattonaggio.

Un italiano verrebbe  punito per riduzione in schiavitù. La ragione addotta dalla Corte è che tra i rom la mendicità dei minori è una tradizione e quindi deve essere rispettata anche quando fa a pezzi la legge. Sul piano giuridico è un precedente pericoloso, perché accettare come fonte del diritto l’etnicità, spalanca le porte alla fine delle garanzie stabilite dalla Carta dei diritti dell’uomo e dalla nostra Costituzione per molti immigrati che qui risiedono. Porte aperte alla violazione dell’integrità del corpo, alla poligamia, all’omofobia, al matrimonio forzato. E’ uno strano concetto dello stato di diritto quello che nega ai più deboli, in questo caso ai piccoli rom, le garanzie costituzionali nel nome dell’abusata parola accoglienza quando sarebbe il caso di utilizzare il termine equità.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it
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Presepi per tutti gli scolari, parrocchie come se piovesse in tutta Roma.

Così il sindaco Alemanno che, inaugurando l’ennesima parrocchia romana finanziata più che generosamente dalla Regione Lazio (centrosinistra), ha promesso che il Campidoglio farà di tutto per favorire la nascita di nuove chiese. Secondo il cattolicissimo sindaco, le parrocchie non sono solo luoghi di culto, ma hanno una funzione civica, di educazione e di lotta al degrado. Di più, nelle periferie sono  un essenziale strumento di aggregazione sociale. Non solo chiacchiere però dal primo cittadino romano che ha promesso la concessione di terreni. A questo punto il presidente della Regione Marrazzo, sentendosi scavalcato sul terreno del leccaculismo clericale, ha rilanciato offrendo la sua collaborazione al sindaco, dichiarando che per lui la chiesa è stato un punto di riferimento. E il sindaco ha rilanciato: “ottima collaborazione col Vaticano”.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it
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30/11/08 – Riguardo alle cose umane non ridere, non piangere, non indignarsi, ma capire (Baruch Spinoza)

I lettori di questo sito conoscono bene il nostro pensiero su quello che, con felice e sintetica espressione, chiamiamo menzogna globale. E’ però vero che avremmo gradito da parte dell’informazione nostrana una maggiore attenzione agli obiettivi che i terroristi di Mumbai hanno scelto. L’occidente sicuramente, quel che rimane – dopo la nostra colpevole disattenzione – dell’islamismo moderato e, ancora una volta gli ebrei.
L’attacco alla Chabad House non ha niente a che vedere con l’avversione di moltissimi, anche occidentali, per lo Stato di Israele. I chassidim, conosciuti come Lubavitch dal nome del loro iniziatore, sono una corrente ortodossa dell’ebraismo, spesso anche antisionista, che sostiene che solo attraverso la gioia e il quotidiano, non la preghiera ascetica, l’uomo si avvicina a Dio. Il rabbino Gavriel Holtzberg e sua moglie Rivka erano giovanissimi e si erano trasferiti da New York a Mumbai. Erano cresciuti entrambi a Crown Heights, la zona di Brooklyn dove si trova il quartier generale della comunità Chabad Lubavitch e dove i turisti vanno a comprare diamantini. Il loro bambino, il piccolo Moshe, è stato portato in salvo nelle prime ore dell’attacco terroristico.
Le comunità Chabad si trovano nelle più grandi città (in ben 75) e sono note per la loro accoglienza, a ebrei e no, proponendosi come centri che offrono “buona accoglienza, buon cibo e grandi discussioni”. Nella enorme città di Mumbai la comunità ebraica conta 4.500 persone e il centro alla Nariman House era punto di riferimento per molti ebrei che in quella città passavano.
Al momento non sappiamo di imam e muftì, di papi e vescovi, che abbiano mostrato sdegno per un attacco perpetrato ai danni di ebrei perché ebrei. E per chi crede nell’equità e nella giustizia, questo silenzio è un grande dolore.

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27/11/08 – Quand tu me prends dans tes bras/Tu me parles tout bas/ Je vois la vie en rose

Mentre nel mondo si celebrava la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, in Gran Bretagna è stata approvata la Forced Marriage Act per la quale chiunque obblighi qualcuno a sposarsi contro la sua volontà rischia due anni di prigione.
Nel Paese vengono denunciati ogni anno 1500 casi di matrimoni forzati, fenomeno che riguarda soprattutto famiglie provenienti dal Pakistan, India e Bangladesh. La pratica viene liquidata come prassi religiosa, ampio cappello che nasconde le più orride scelleratezze, ma in realtà nessuna fede lo consente. La scelta libera dei nubendi è un prerequisito che fa parte del matrimonio ebraico, cristiano, indù, sikh e mususulmano. E questo la politica e l’informazione, due asini travestiti sempre a braccetto, dimenticano di dirlo.
Di matrimonio ha anche parlato il leader dei conservatori David Cameron, che considera eccessivamente onerosa l’equiparazione economica delle unioni di fatto al matrimonio. Ma le misure che il primo ministro Brown ha allo studio per affrontare la crisi economica che ha investito anche la Gran Bretagna esclude che l’argomento possa entrare nel dibattito.
E di matrimonio, o meglio della sua abolizione, si parlerà il 10 dicembre in America e in Canada. Le organizzazioni lgbt  hanno indetto una sorta di sciopero bianco, il day without gay, per protestare contro l’esito del referendum che ha messo al bando il matrimonio omosessuale in California. In America queste cose si possono fare per la forza, anche economica, che le organizzazioni lgbt hanno.
I media italiani hanno esultato, quasi all’unanimità, per la vittoria di Vladimir Luxuria all’Isola dei Famosi. Il direttore di rete 2 – in quota Lega – ha dichiarato che la tv pubblica con questo risultato ha avuto il merito di cambiare la società. Personalmente avrei gradito di più la vittoria di Bélen, donna che ha subito il pregiudizio di chi vuole la femmina in casa e in chiesa con  Vladimir che inzuppava il pane in questo pregiudizio leccandosi anche le labbra. Bene così comunque, adesso che la rai ha compiuto questo importante passo, dedichi un po’ di spazio al day without gay, e ci mostri che l’omofobia è stata sconfitta. Perché a me, nonostante l’Isola, sembra che corra spedita come un treno trascinando odio e disprezzo.

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19/11/08 - La Chiesa di Roma si è tanto arrovellata e tormentata attorno al silenzio di Pio XII sullo sterminio dei milioni di ebrei, che ora grida con tutta la potenza di cui dispone il suo anatema profetico contro il signor Beppino Englaro (Adriano Sofri, Piccola Posta)

Pochi giorni dopo la fine della seconda guerra mondiale, Pio XII, in un discorso tenuto il 2 giugno 1945, parlò della Chiesa come vittima del nazismo. Da vescovo di Cracovia, Karol Wojtyla, futuro papa Giovanni Paolo II, nel 1971 propose di edificare una chiesa ad Auschwitz. Nel giugno del ’79, ormai papa, si recò nel campo di sterminio e disse con tono ieratico: “vengo e mi inginocchio su questo Golgota del mondo moderno”. Va ricordato ai lodatori e ai critici della menzogna globale che il Golgota è una collina sita a Gerusalemme dove Gesù l’ebreo venne crocifisso dando il via alla storia del cristianesimo.
Abbracciato ad una croce di legno portata per la sua preghiera nel lager, Giovanni Paolo II continuò solennemente : sei milioni di polacchi hanno perso la vita durante la guerra mondiale. 6 milioni di ebrei sono stati uccisi, ma la cifra diventa per il papa il simbolo del martirologio polacco, non ebraico. La appropriazione della Shoah continuò con la beatificazione di Edith Stein il 1 maggio 1987. Stein, nata ebrea, si convertì al cattolicesimo diventando suora, ma, pur avendo la possibilità di sfuggire alla cattura stante la nuova posizione, decise di seguire le sorti del suo popolo. Uccisa ad Auschwitz perché ebrea, per il papa era la persona giusta per affermare che la Chiesa era stata vittima del nazismo. E proprio in concomitanza con la beatificazione di Stein iniziarono i forti contrasti tra ebrei e cattolici che volevano imporre una selva di croci ad Auschwitz (il Carmelo); grazie alle forti pressioni dei sopravvissuti allo sterminio e ad una energica mediazione del leader di Solidarnosc Lech Walesa, il Golgota posticcio venne retrocesso di 500 metri.
La beatificazione di Pio XII è l’ultima tessera del menzognero mosaico messo in piedi dalla Chiesa cattolica, che vorrebbe davanti agli occhi del mondo dimostrare che fu vittima del nazismo mentre il pontefice era Pio XII, testimone della fede e santo.
Una spavalda riscrittura della storia, resa ancora più arrogante perché fatta davanti a testimoni le cui ferite ancora sanguinano.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it (vedi anche 22/9 – 20/10 – 11/11) - Qui i vostri COMMENTI


17/11/08 – Over the Rainbow

Gus Van Sant – Oscar nel ‘98 per Will Hunting genio ribelle - è il regista di Milk, la biografia di Harvey Milk, il primo gay che ebbe una carica pubblica, consigliere comunale a San Francisco e che venne ucciso il 28 novembre 1978 diventando un eroe per milioni di americani. Sean Penn-Milk - interprete di Mystic River, Carlito’s Way, 21 grammi… - è in odore di Oscar per la sua eccellente trasformazione fisica e interiore. Fu Dan White, consigliere comunale, a uccidere Milk e il sindaco di San Francisco George Moscone. Milk, insieme al suo compagno Jack Lira aveva un negozio di fotografia a Castro Street, frequentato dal mondo letterario e artistico di San Francisco. Harvey si batteva per i diritti degli anziani, per l’assistenza sanitaria, per le minoranze. Una vita per tutti che con questo film, ricco di spezzoni del periodo e arie d’opera, ricorderà la sua figura. La colonna sonora del film è Tosca cantata da Maria Callas. Il film sarà da noi a fine gennaio distribuito dalla Bim. Gus Van Sant dice che la pellicola coprirà di vergogna quanti votando si alla Proposition 8 hanno detto no alle unioni omosessuali.
Alleanza tra cinema e attivisti per i diritti civili anche a Bollywood, dove il film Dostana (amicizia) affronta per la prima volta un tema tabù per la cultura indiana. John Abraham e Abhishek Bachchan, due attori amatissimi e supermaschi, insieme a Pryanka Chopra intrecciano una storia d’amore con forti venature gay, che ha scatenato le ire dei fondamentalisti ma che potrebbe giocare a favore dell’abolizione della legge 377 che considera reato le unioni tra persone dello stesso sesso. Il regista Karan Johar, uno dei più apprezzati e potenti di Bollywood, presentando il film ha detto che questa legge “deruba le persone dei loro diritti perché tutti dovrebbero potersi amare come credono meglio”.
Il ministero della Salute indiano ha chiesto la cancellazione della legge 377 ritenendo che la non aperta persecuzione dell’omosessualità potrebbe ridurre l’incidenza dell’aids. Scatenando però le ire del ministero dell’Interno che ha competenza sulle questioni legislative. Va a questo aggiunto che nel 2009 ci saranno le elezioni in India.

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14/11/08 – La separazione tra Stato e Chiesa è sancita nel primo emendamento (1791)

Mentre il cuore del mondo si è aperto all’ottimismo di fronte alla elezione del presidente americano, il Vaticano non si emoziona ma teme di aver perso quella armonia speciale che aveva con Bush sulle “questioni della vita”. I cattolici americani che hanno votato Obama, hanno mostrato però di non essere succubi dei diktat della Chiesa, esacerbati probabilmente dalle scelte fondamentaliste di Bush che trasponevano in legge le perversioni della destra religiosa più conservatrice. Sarebbe bene che la Chiesa facesse un passo indietro e riflettesse sul fatto che i cattolici non condividono i desiderata delle gerarchie ecclesiastiche.
Molti analisti in questi giorni hanno ricordato la forte presenza di Dio nella politica americana, anche se, ricorda la giornalista Claudia Mancina, la forza della democrazia americana non è nel richiamo a Dio ma alla Costituzione. Si pensi al discorso pronunciato da Obama : Se c’è ancora qualcuno che dubita che l’America sia un luogo dove tutto è possibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri Fondatori sia vivo nella nostra epoca, che ancora mette in dubbio la forza della nostra democrazia, questa notte è la vostra risposta”.
Sorprende ma non stupisce, la dichiarazione di Arnold Schwarzenegger, il governatore dello Stato della California, repubblicano ma spesso vicino ai democratici (ad esempio sulle questioni ambientali). Terminator è sceso in campo per difendere le diciottomila coppie omosessuali sposate che, con la Proposition 8, il quesito referendario che rende illegali le unioni omosessuali, rischiano di vedere annullato il matrimonio. Il governatore non aveva sostenuto la campagna per il si per non mettersi contro una decisione della Corte Suprema della California, ma ora è al fianco degli attivisti per i diritti dei gay e delle lesbiche. Lo slogan preferito dai manifestanti è “l’odio non è un valore della famiglia”.

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11/11/08 - San Pasquale di Baylonne/protettore delle donne/fateme trovà un marito/bianco rosso e colorito/come voi tale e quale/o glorioso San Pasquale.

“Basta polemiche unilaterali, Pio XII è stato un «eccezionale dono» per la Chiesa. Papa Ratzinger tronca d'autorità la discussione sul controverso atteggiamento di Pacelli durante la stagione del nazismo”. Così Repubblica rilancia il tema della beatificazione di papa Pacelli, da settimane ormai al centro di un acceso dibattito, che domina sulle pagine dei principali quotidiani. L’occasione è l’intervento di Benedetto XVI a un congresso sul magistero di Pacelli, ripreso anche dagli altri quotidiani, che secondo Repubblica segnala “un'inarrestabile escalation di Ratzinger verso la beatificazione di Pio XII”. “In Curia – scrive Marco Politi - è forte il partito di coloro che si dichiarano «irritati per le intromissioni» provenienti dall'ebraismo e sostengono che bisogna smettere di essere «sotto ricatto» da parte di personalità in Israele e fuori, che rimproverano continuamente alla Santa Sede il suo comportamento durante la Shoah. Sono frasi testuali, che si colgono negli ambienti di Oltretevere, anche se off record”. Immediata la reazione di alcuni esponenti del mondo ebraico. Tullia Zevi, già presidente dell’Ucei, intervistata sempre su Repubblica da Orazio La Rocca non condivide affatto “il nuovo entusiastico giudizio che Benedetto XVI ha espresso ieri su papa Pacelli”. Il problema, sottolinea Zevi, non è se parrocchie o conventi abbiano o meno dato aiuto agli ebrei. “Qui stiamo parlando dello sterminio di 6 milioni di innocenti in difesa dei quali nessuno si espose. A partire dal Papa che purtroppo non parlò pubblicamente al momento delle deportazioni”. Decisamente caustico il commento del rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni che in un’intervista alla Stampa alla domanda “Pio XII è stato «un dono di Dio» come dice il Papa?” ribatte “Sicuramente non lo è stato per il popolo ebraico. Non bisogna nominare il nome di Dio invano”. “A me sembra – prosegue - che in tutta la questione Pacelli di unilaterale, per usare le parole di Benedetto XVI, ci sia solo la campagna condotta dalla Chiesa per riscrivere il profilo storico di Pio XII”. I fatti, sottolinea rav Di Segni, richiederebbero però “ben altra prudenza”. “Per esempio – dice - dopo il rastrellamento degli ebrei al ghetto di Roma, il treno dei deportati è stato fermo alla stazione Tiburtina senza che Pio XII spendesse una sola parola per bloccarlo e non farlo partire verso i lager”. Per il rabbino Di Segni la questione della beatificazione di Pio XII va comunque fatta rientrare in una prospettiva più ampia e tutta interna alla Chiesa. «E' in pieno svolgimento nella Chiesa uno scontro molto duro tra fazioni, proprio attorno alla figura di Pacelli. La parte della Curia più vicina al Papa sta utilizzando le polemiche su Pio XII per un disegno apologetico globale, cioè per arrivare ad una totale autoassoluzione della Chiesa. In pratica, si vuole sbandierare al mondo che la Chiesa è infallibile, ha sempre ragione e non c'è nulla nella storia ecclesiastica che richieda un mea culpa”. Sullo stesso argomento, sul Corriere un’intervista di Lorenzo Cremonesi ad Avraham Burg, ex deputato, autore del saggio “Sconfiggere Hitler” da poco edito anche in Italia. Da israeliano e laico Burg ritiene la beatificazione una questione che riguarda esclusivamente il mondo cattolico ma che non potrà non influire sui rapporti interreligiosi.
Intervento ampio del santopadre anche per ricordare il settantesimo anniversario della notte dei cristalli, quando si scatenò in Germania la furia nazista contro gli ebrei. E anche in questo caso la solerzia dei media ha dato ampio spazio ai persecutori (sempre B16) guardandosi bene dal fare una briciola di intervista ai perseguitati che, pur se minoranza, ci sono, e lesinando le immagini sul mea culpa che cristiani e (pochi) cattolici hanno fatto in Germania per il loro colpevole disimpegno durante quegli anni.
Riotta direttore del tg1, santo subito, altro che Pio XII!
Papa superstar su tutti i giornali, ma non può sfuggire all’attenzione la preghiera del leader dell’Avia Antonio Di Vietri, e di Fabio Berti rappresentante dei piloti Anpac. I due, prima hanno deciso lo sciopero dei voli di quel che resta di Alitalia, e poi a braccetto si sono recati nella parrocchia Santa Melania, zona Casal Palocco, tra ali di telecamere rai, mediaset e sky.
Ma la perlina della settimana riguarda il già ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, il politico più futile del decennio. Da un po’ di giorni politici e giornalisti ricevevano sms sulla presenza dell’angelo, e qualcuno pensava che il cellulare di Pecoraro fosse stato clonato da qualche mattacchione . Invece no, il fatuo ha dichiarato all’universo mondo che gli angeli sono fra noi, anzi ognuno ha il suo angelo custode che ci segue e ci protegge. In particolare lui ha chiesto la protezione del suo angioletto con il quale ha tanto pregato perché il governo non mandasse l’esercito a fronteggiare i manifestanti contro la Tav in Val di Susa. Poi ne ha chiesto anche l’intercessione per un malessere di sua madre. In breve lo stinto verde, non nuovo ad outing che lasciano indifferente il mondo, ha deciso di regalare una statua di san Michele Arcangelo ad un convento in provincia di Rieti. Insomma, non è questa l’età dell’oro.

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7/11/08 – Walter è pronto a costituire la corrente obamiana nel Pd. Con tutti dentro, s’intende (battuta che circola nel quartier generale dei democratici italiani)

Lei sa che Obama si chiama anche Hussein, come il martire dello sciismo? Sì, li leggo i giornali. E so anche la gaffe che ha fatto dicendosi musulmano e poi smentendolo. Obama non si sa cos’è. Se è cristiano, musulmano. Boh. (il giornalista chiede e Gasparri risponde)

La costante della storia americana è l’intreccio del rapporto tra politica e razza. Il periodo che anticipò la guerra civile si sviluppò nel rapporto tra potere e schiavitù. Il governo federale aveva lasciato agli Stati l’abolizione della schiavitù, che divenne il nodo intorno al quale si combatté la guerra di potere tra governo federale e Stati. Successivamente gli Stati Uniti vissero la crisi postbellica che si sviluppò dopo la guerra civile; è il periodo della Ricostruzione che vide l’accordo tra i bianchi del Sud che votarono al Congresso per un massiccio piano di incremento delle infrastrutture nel Nord del paese, mentre i bianchi del Nord appoggiarono le leggi segregazioniste al Sud, condannando i neri ad un secolo di vessazioni. Ci fu  poi la lunga fase della Grande Depressione, seguita da un periodo di stasi fino ad arrivare agli anni ’60 che videro la nascita dei movimenti per i diritti civili.
L’ininterrotta questione razza-politica è il motivo che rende  storica la elezione alla presidenza di Obama, perché chiude le grandi crisi storiche basate sulla differenza razziale.
Che non vuol dire che i problemi razziali non esisteranno più, ma che non avranno più la dimensione che hanno avuto nella costruzione degli Stati Uniti.
Naturalmente il presidente Obama affascina anche per la sua età, la sua famiglia, le prime scelte dello staff… e i leader nostrani senza identità hanno bisogno come l’aria di trovarsi un idolo lontano.
E pensare che quando Obama si è affacciato al mondo della politica Veltroni e Berlusconi già calcavano le scene da anni e anni… e forse le calcheranno ancora anche quando Obama finirà il suo mandato.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


6/11/08 – I finocchi a Botteghe Oscure non ce li voglio disse Giancarlo Pajetta al Pci che civettava con froci e puttane per aver ricevuto una delegazione di omosessuali capeggiata da Grillini nell’85

Sorprende indigna e offende la tardiva accusa, con conseguente ridicolo processo, che alcuni deputati del Pd capeggiati da Anna Paola Concia, già portavoce insieme ad Andrea Benedino del coordinamento omosessuali dei Ds, ha lanciato contro l’ennesima animalata della deputata Paola Binetti. Questi laboriosi deputati sembrano aver dimenticato che Binetti già nel marzo 2007 nel corso di Tetris (su la7) sentenziò “l’omosessualità è una devianza e  i gay sono malati bisognosi di psicoterapia”. E che nel dicembre del 2007 al Corriere della Sera dichiarò “Dolce e Gabbana, Valentino hanno una sensibilità tutta femminile e un pragmatismo tutto maschile”. Per arrivare alla dichiarazione ultima, sempre al Corriere, per cui “tendenze omosessuali fortemente radicate presuppongono la presenza di un istinto che può risultare incontrollabile”. A carico di Binetti anche un voto di sfiducia al governo Prodi. Con questo curriculum la signora è stata scelta dai capi del frankPdstein a far parte del parlamento. Bene sarebbe che nel momento della nomina la cupola dei partiti usasse la formula del “si parli ora o si taccia per sempre”. Perché sembra chiaro che se i partiti scelgono i loro onorevoli costringendo i cittadini a barrare un simbolo (anche dopo farsesche primarie), sono responsabili delle azioni degli stessi. E’ abbastanza evidente che la questione omosessuale è una di quelle particolarmente indigeste alla cultura del Pd (che giova ricordare è l’unione della vecchia Dc e del vecchio Pci), se si è liquidata la questione con termini quali esagerazioni o ognuno la pensa come crede in questo grande partito. E come sembrano testimoniare le parole del deputato Luigi teodem Bobba che racconta che quella di Binetti “è una prospettiva scientifica”. E come dice il deputato Andrea Sarubbi, che in molti ricordano conduttore del programma A sua immagine (che su Rai1 la domenica accompagna alla benedizione del santopadre), “il problema a livello di vertice non esiste, è la base che ha difficoltà a capire le posizioni di Paola”. Quanto ad Anna Paola Concia che pensava di avere tante frecce al suo arco e che dopo i belati di Veltroni  ha riposto velocemente la sua arma nella faretra, prendesse atto di essere un numeretto che serve per qualche voto e non sollevi più polveroni inutili.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


3/11/08 – Il primo compito delle persone intelligenti è ristabilire ciò che è ovvio (G.Orwell)

 Chissà se il capo del Pd Walter Veltroni si è ripreso dalla sbornia della bella e disperata piazza stracolma del Circo Massimo. Certamente le parole di Emma Bonino durante il congresso dei Radicali dovrebbero quanto meno avergli dato una sveglia. Emma, vicepresidente del Senato, ha ridicolizzato interamente la linea veltroniana. Intanto stigmatizzando la sua assenza e quella dei leader “fighi” sostituiti dal poco significativo Paolo Fontanelli, e criticando il suo scarso impegno per evitare le elezioni anticipate dello scorso aprile “era meglio durare con un governo impopolare che aveva in sé i germi per produrre del buono nel Paese, piuttosto che consegnarlo armi e bagagli a ciò che c’è oggi”. E ha proseguito demolendo la risibile posizione tenuta sulla scuola e il maldestro tentativo di impossessarsi delle proteste studentesche “ci avete sempre detto che i referendum si fanno sulle grandi questioni di principio. E ora su cosa lo facciamo, sul grembiule? Noi saremo anche i referendari della prima ora, ma almeno  l’abc voi potete studiarlo. Le materie finanziarie sono precluse”. E ancora schiaffi sulla questione della vigilanza rai “ci siamo battuti per la convocazione a oltranza e mi sento dire che i deputati Pd non vengono perché non c’è l’accordo con la maggioranza” . Non sono mancati gli auguri a Giulia Innocenzi, candidata radicale alle primarie per il leader dei giovani Pd  “vinci, Giulia, e il giorno dopo sciogli la sezione giovanile, basta con queste arcaiche strutture di partito”.
Naturalmente Bonino ha criticato anche le fanfaronate berlusconiane: sull’Alitalia, sulla detassazione degli straordinari (che nessuno fa più), sull’ici abolita indipendentemente dal reddito… Ma questo si sa.
Per quel che conta potremmo suggerire a Veltroni di approfittare dell’invito (che Nicola Latorre ha definito “giustissimo” ma contemporaneamente ha detto “poco serio” rispondere al deus ex machina delle veltronerie Goffredo Bettini) di inaugurare martedì 4 novembre Red tv, l’emittente collegata alla fondazione dalemiana ItalianiEuropei, per annunciare il congresso e lì trovare un capo che traghetti il partito almeno fino alle elezioni europee. Perché non è auspicabile per nessuno, certo non per i Radicali, esportare l’anomalia di questo innesto malriuscito in Europa.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


28/10/08 – Alla sbarra i diritti delle donne

Tre donne irlandesi che non hanno avuto la possibilità di abortire nel loro paese, dove l’interruzione volontaria della gravidanza è consentita solo nel caso di pericolo della vita della madre, sentendo violato il loro diritto hanno denunciato il fatto alla Corte europea denunciando il movimento pro-life locale.
In Irlanda il dibattito è in fiamme. La Corte europea ha concesso alla Family Research Council (Frc) di intervenire a favore della attuale legislazione irlandese in tema di aborto. Il suo leader Bill Sauders ha detto che “l’Irlanda ha adottato la saggia decisione di proteggere i suoi cittadini più vulnerabili e che il movimento lotterà per mantenere in Irlanda l’alto grado di protezione nei confronti dei bimbi non nati”.
La decisione della Corte europea avrà effetti vincolanti solo nei confronti dell’Irlanda, ma è facile prevedere che un eventuale accoglimento delle ragioni delle donne irlandesi avrà un ritorno positivo nei Paesi membri che hanno una legislazione restrittiva sull’aborto.
La Corte europea lo scorso anno (20 marzo 2007) ha emesso una sentenza di condanna nei confronti della Polonia a causa di una legge sull’aborto eccessivamente restrittiva. La signora Tysiac, alla quale era stata pronosticata l’eventualità che la gravidanza avrebbe potuto provocarle un grave danno alla vista, fu negata la possibilità di interrompere la gravidanza.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


20/10/08 – Che tu sia per me il coltello

Dopo un breve soggiorno in Italia, si ha l’impressione che, da un lato, esista nel Paese un fronte molto attivo nella rivalutazione di Pio XII e che certi modi di fare e di pensare fascisti stiano riguadagnando popolarità e legittimità. Nonostante alcune voci più caute o anche coraggiose. …sembrano fortemente in regresso la matrice anticlericale e quella antifascista. Per gli ebrei in Italia sembra aprirsi una nuova stagione in cui si dovrà spiegare, negoziare, protestare, e se necessario, difendersi. (Sergio Della Pergola, demografo israeliano)

La beatificazione di Pio XII è bloccata perché Benedetto XVI non vuole inasprire i rapporti con gli ebrei, ma nello stesso tempo il papa non va in “Terrasanta” fintanto che non verrà rimossa dal museo Yad Vashem la didascalia* sotto la foto di Pio XII con un “duro” commento sui suoi silenzi. Francamente sembra difficile credere che il papa sia così interessato al pensiero ebraico (che peraltro non è spiritualmente coinvolto con beati o santi), specie dopo la stupefacente santificazione della sfortunata Edith Stein (ebrea convertita ma che volle riunirsi al suo popolo nel momento del dolore e per questo deportata e uccisa) ad opera del suo predecessore. Il portavoce del ministero degli Esteri Yossi Levy  si è affrettato a dire che una visita del papa in Israele sarebbe molto gradita ma che non si possono chiudere gli occhi su una questione aperta e dolorosa fintanto che non saranno aperti gli archivi del Vaticano.
Ma, come si comporterebbe B16 in “terrasanta”? Sarebbe anche lui un pellegrino che incentra il suo viaggio solo sui percorsi di Gesù? Si comporterebbe come quei pellegrini che si recano in quel paese e che a malapena sanno che atterreranno in un aeroporto che si chiama David Ben Gurion ignorando del tutto la storia dello Stato ebraico? Farebbe come quei pecoroni che mentre fanno la fila agli sportelli dei passaporti –  sempre un po’ lunghetta in verità – la loro guida, in genere un prete, si affanna a spiegargli che non devono farsi mettere il timbro, altrimenti non saranno più liberi di andare da nessuna parte. In realtà sono “alcuni altri paesi” ad impedire l’ingresso se sul passaporto c’è il timbro di Israele. Nei programmi di viaggio dei pellegrini non c’è nessun luogo ebraico significativo da visitare (il Muro del Pianto, la Tomba di Rachele, la Grotta di Machpelà, le tombe di Maimonide…) ma solo la Via dolorosa, la Sala dell’Ultima Cena, il Santo Sepolcro… Raramente in questi viaggi è compreso lo Yad Vashem. Ovviamente le guide scelte sono sempre di religione cattolica, e malmostose nei confronti del Paese.
Vogliamo aggiungere qualcosa sul famoso viaggio dei partitanti italiani guidati da mons. Fisichella? In quel pellegrinaggio era compreso un tour allo Yad Vashem, e sotto la famosa didascalia i membri della casta in gita, si sono ribellati alla guida chiedendo che venissero citati i religiosi che aiutarono gli ebrei italiani (mai rinnegati, tanto che molti religiosi sono ricordati con alberi e targhette nella via dei Giusti). E così ogni anno molti pellegrini si recano in Israele senza sapere che hanno visitato un paese dove i cattolici sono una sparuta minoranza e dove i luoghi che visitano sono accessibili grazie al governo israeliano che li amministra e li manutiene, a differenza di Betlemme dove con l’amministrazione Hamas anche il giorno della natività è in sottotono.
E siccome Benedetto XVI non è solo un leader spirituale ma è anche capo dello Stato Vaticano, sarebbe esigibile che Israele venisse chiamato col suo nome e non terrasanta. I rapporti diplomatici devono essere chiari e talvolta hanno bisogno di spiegazioni. Questo è uno di quei casi. Tiziana Ficacci, www.nogod.it

* Didascalia - Nel 1933, quando era Segretario di Stato, si spese per il Concordato con il regime tedesco per proteggere gli interessi della Chiesa in Germania, anche se questo significava riconoscere il regime razzista dei nazisti. Eletto papa nel 1939, mise da parte una lettera contro l’antisemitismo e il razzismo preparata dal suo predecessore. Anche quando i resoconti sulle stragi degli ebrei raggiunsero il Vaticano, non reagì con proteste scritte o verbali. Nel 1942, non si associò alla condanna espressa dagli Alleati per l’uccisione degli ebrei. Quando vennero deportati da Roma ad Auschwitz, Pio XII non intervenne.


16/10/08 – Per non sprofondare nella melassa

Oggi il sindaco Alemanno ricorderà il rastrellamento del 16 ottobre del ’43, quando i tedeschi circondarono il ghetto di Roma. 1259 gli arrestati tradotti a Birkenau-Auschwitz. Ritornarono alla vita 15 uomini e una donna.
Ricordare è giusto ma è poco. Adesso che le parole malate della xenofobia e dell’intolleranza vengono pronunciate senza provocare scandalo, parlare solo del passato è un modo per non fare i conti con il pregiudizio dell’oggi.
Del passato dobbiamo ricordare il silenzio che accompagnò quei giorni. Su quello dobbiamo riflettere, sul silenzio di ieri e su quello di oggi.

Tiziana Ficacci,www.nogod.it


15/10/08 – Le razze non esistono ma i razzisti sì

Anche al cuore più indurito si inumidisce il ciglio ricordando la vicenda di Rose Parks, la coraggiosa americana che non volle cedere il suo posto sull’autobus provocando la rivolta di Montgomery guidata da Martin Luther King. Cuore nerissimo hanno mostrato gli italiani davanti all’ultimo caso di una lunga serie - archiviato con la parolina magica “bullismo” - verificatosi a Varese dove una ragazzina marocchina è stata costretta a cedere il posto a suon di botte da parte di cinque coetanee.
Secondo la genetica le razze non esistono, ma, dice la giornalista Anna Meldolesi, per la nostra corteccia cerebrale si. Impieghiamo meno di 100 millisecondi per registrare la razza - o meglio i tratti etnico-geografici - di una persona osservando la sua faccia. Però ci vergogniamo di ammetterlo.
Negli Usa si discute molto di come questo incontestabile  fatto potrebbe influenzare le prossime elezioni americane. Infatti Obama, in testa nei sondaggi, potrebbe subire quello che viene chiamato l’effetto Bradley, in riferimento al caso del candidato afroamericano che nel 1982 perse la poltrona di governatore della California pur risultando in testa nei sondaggi. Effetto Bradley che si è ripetuto nell’89 quando l’afroamericano Wilder diventò governatore della Virginia per un punto percentuale, allorché nei sondaggi ne aveva 20. Se le contestazioni di alcuni scalmanati che deplorano la possibilità di un presidente nero, condannate in modo netto dal candidato McCain, sono quantificabili, sfuggono purtroppo i razzisti inconsapevoli. Secondo la psicologia quando un sondaggista ci fa una domanda e ci chiede il perché del nostro si o no, tendiamo a dare una motivazione logica alla risposta, ma in realtà il nostro si o no è dettato dall’istinto.
Solo il 4 novembre sapremo quanto ci siamo evoluti.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


13/10/08 – Ritratto di (signor) sindaco

Klaus Wowereit è sindaco di Berlino, città dove è nato, dal 2001. E’ dell’ala sinistra dell’SPD e molti osservatori prevedono che potrebbe essere presto primo ministro, specie se il prossimo anno l’attuale ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier (SPD) dovesse perdere le elezioni dell’anno prossimo contro Angela Merkel.
In contrasto col suo partito ha formato una coalizione rossa-rossa (SPD-Linke) attirandosi gli anatemi dell’allora cancelliere Gerhard Schroeder, ma  i fatti gli hanno dato ragione. Sette anni fa Wowereit ha preso in mano una città con 60 miliardi di € di debiti, e oggi annuncia che dall’inizio del prossimo anno Berlino sarà in attivo. Inoltre la città è in fiore: gallerie d’arte, musei, discoteche, centri culturali. In seguito alle difficoltà economiche del dopo Muro (’89), Berlino oggi ha imprese leader a livello nazionale e internazionale specialmente nel settore delle nuove tecnologie. Gli stranieri sono tanti e ben il 51% di questi sono disoccupati. Non ci sono stati ad oggi gli scontri che si sono verificati nelle banlieu parigine, anche se a Neukolln, uno dei quartieri più poveri ed a più alta densità di stranieri, i problemi sono lontani dall’essere risolti.
Certamente Wowereit ama la sfida: nel 2006, all’indomani dell’omicidio di una giovane turca uccisa dal fratello che la considerava troppo occidentale, il sindaco (cattolico), ha voluto l’abolizione in tutte le scuole della città dell’ora di religione come materia obbligatoria (può essere richiesta, ma le scuole devono garantirla fuori dall’orario scolastico), sostituendola con una ora di etica. Qualche mese fa si è battuto per la chiusura dell’aeroporto cittadino di Tegel, noto perché lì atterravano gli aerei americani per rifornire Berlino ovest durante il blocco sovietico, ma accettando comunque un referendum di cittadini che lo volevano mantenere. Per la cronaca il referendum è andato nel senso dei desiderata del sindaco. Sicuramente però i berlinesi sono stati messi alla prova nel 2001 quando decise di rilevare la sua serena omosessualità. Decisione che ha scosso i vertici del suo partito ma ha lasciato totalmente indifferenti i cittadini. A 56 anni molto ben portati, ha avuto anche una copertina su Men’s Health che l’ha eletto uomo politico meglio vestito della Germania. Insieme ai colleghi Bertrand Delanoe (Parigi), Boris Johnson (Londra), Michael Bloomberg (NY), e il “defunto” Walter Veltroni, fa parte di quei sindaci la cui influenza politica va ben oltre la sfera locale.
Lo vedremo prima o poi Cancelliere? Nel frattempo Berlino diventa sempre più bella, anche grazie alla campagna Be Berlin alla quale tutti i cittadini sono chiamati a contribuire. E sempre più persone, anche nel resto della Germania, lo chiama Wowi.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

 Per i Ritratti di Signora guarda qui http://www.liberelaiche.it/donne_in_gamba.html


29/9/08 – … un sindaco che a Nathan  preferisce il Marchese del Grillo, per la gioia delle vedove di Pio IX e dei residui del califfato pontificio in abiti da zuavo (A. Giuli, v.direttore Il Foglio)

A distanza di una settimana è ancora difficile comprendere il silenzio assenso di Alemanno sulla commemorazione dei soldati pontifici uccisi a Porta Pia dai bersaglieri liberatori di Roma ad opera del suo delegato alla memoria della città. Nessuno nega che sia permesso al sindaco di coltivare una convinzione cattolica tanto forte, ma un Paese serio non dovrebbe ignorare le conseguenze politiche dell’identificazione che il sindaco fa tra Roma e il Vaticano. Dal suo insediamento è stato un continuo correre dietro alle sottane dei preti. Lo ricordiamo alla prima uscita a Santa Maria Maggiore scodinzolante davanti a Benedetto XVI col quale ha preso l’impegno di compiere ciò che il suo predecessore non ha ardito, cioè intitolare tutta la Stazione Termini al papa Giovanni Paolo II. E’ stato guest star al meeting di Comunione e Liberazione, ha portato il saluto della città ad un numero esagerato di parrocchie. E non possiamo dimenticare che è stato il mecenate dell’affluente parroco romano arrestato per pedofilia.
Nella ordinanza contro le mignotte ha rifiutato di sentire le ragioni delle lavoratrici e si è confrontato solo con l’associazione Giovanni XXIII. Ospite del programma 8 ½ ha definito “peccato” la prostituzione e “peccatori” i clienti. Del resto ha dimostrato di non essere interessato all’eliminazione dello sfruttamento ma solo ad eliminare le “maddalene” dalla città santa, giacché ha dichiarato “l’applicazione della nostra ordinanza sta provocando lo spostamento fuori da Roma della prostituzione. I segnali quindi sono positivi”. Un atteggiamento adatto al sindaco della città dei puritani piuttosto che ad un politico che dovrebbe avere una visione più ampia del sagrato della chiesa.
Questo succede a Roma, la capitale d’Italia.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

vedi  anche: 10/9/08 – Tutto non si può esporre; 25/8/08 Come è un sindaco di destra?; 22/06/08 Che bruci la città; 26/5/08 Se Roma ritorna cupa; 30/4/08  Dopo il terremoto


25/9/08 – “Che te magni?” “Pane” “Che ci metti dentro?” “Fantasia, marescia’”

Bill Schneider, uno dei più influenti analisti politici Usa, dice che probabilmente Obama sarà presidente degli americani per un pugno di voti. E indica le sue principali difficoltà nella razza e nell’elitismo. Schneider elenca alcuni stati, Pennsylvania, Ohio, West Virginia, Tennessee, dove vive la classe lavoratrice bianca che ha votato Clinton e che, forse, ha qualche problema con il colore, e sicuramente ha la percezione che il senatore dell’Illinois appartenga all’elite, quella classe di persone che viene chiamata con un certo disprezzo “limousine liberal”. Noi continuiamo a fare il tifo per Barack Obama, ma ci sorge la domanda: anche il democratico casereccio, il Walter de noantri, sarà percepito elitario? Sicuramente la goffa spiegazione che ha dato del suo legittimo acquisto immobiliare a Manhattan, è roba da far arricciare i capelli. Dice il nostro: “ho ragionato allo stesso modo di tante famiglie italiane sul vantaggioso rapporto €-$”. In effetti sulla odorosa metro B la mattina  gli sciccosi statali col gessato e il financial times sotto il braccio si scambiano le notizie sul mattone, e le eleganti badanti ucraine si confrontano sugli indici di borsa con le colf rumene. Speriamo che il leader dell’opposizione non usi questo campione di famiglie che frequenta lui per misurare le politiche che intende adottare per l’autunno. Certo è che la lettera scritta a Berlusconi per i consigli sulla “compagnia asino che vola” non sono sembrati particolarmente brillanti, e soprattutto niente hanno detto di un sindacato castale, corporativo, antidiluviano che cura solo gli interessi dei garantiti. E noi fessi che ci aspettavamo una opposizione incisiva e piena di metodo…

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


22/9/08 – Parole e silenzi nei sacri palazzi

Giovedì scorso il papa ha ricevuto la Conferenza episcopale del Paraguay, paese che dal 15 agosto scorso ha come presidente l’ex vescovo Ferdinando Lugo. Il papa non lo ha mai nominato continuando nella linea già sperimentata quando venne comunicata la riduzione di Lugo allo stato laicale con un breve comunicato pubblicato dall’Osservatore Romano.
Silenzio accantonato nel caso della speaker democratica del Congresso Nancy Pelosi. La politica americana infatti pur dichiarandosi “cattolica ardente” è a favore dell’aborto. E’ stata prontamente stigmatizzata dall’arcivescovo di San Francisco (città di Pelosi) che in un editoriale sul bollettino diocesano ha ribadito la sua decisione di non distribuire la comunione ai politici cattolici filoabortisti ed è arrivato a convocarla in  udienza privata per chiarimenti. Grande spazio alla questione americana è stata dedicata all’Osservatore Romano.
Più complessa invece la questione beatificazione di Pio XII. Fino ad oggi si è detto che la beatificazione veniva rimandata “nel timore” delle reazioni ebraiche. Fermo restando che la Chiesa cattolica non ha timore  di nessuno, secondo una lettura più attenta sembrerebbe una storia tutta interna alle gerarchie ecclesiastiche. I fatti sono noti: mentre B16 in un convegno organizzato dalla Pave the Way Foundation di NY (tra i cui membri ci sono anche un paio di ebrei) è sembrato estremamente possibilista sulla beatificazione, la Civiltà Cattolica, rivista dei gesuiti, ha denunciato l’atteggiamento della Santa Sede al momento del varo delle leggi razziali. Pio XI avrebbe protestato contro l’allora segretario di Stato vaticano Pacelli (il futuro Pio XII) perché questi nascose una sua nota antirazzista. Si tratterebbe di una differenza di visione sul Concilio Vaticano II, che Ratzinger ritiene ispirato da Pio XII. Una accelerata alla beatificazione sarebbe una vittoria della linea pontificia che sembrerebbe dispiacere ai gesuiti. Si tornerà a parlare di questo in occasione del cinquantesimo della morte di Pacelli (9 ottobre).
Nei fatti che Pio XII sia beato cambia poco per chi non è cattolico, anche se ci piace ricordare il pensiero del prof. Elio Toaff, rabbino capo della martoriata comunità ebraica romana dall’immediato dopoguerra e fino a qualche anno fa, che chiese a Giovanni Paolo II di avere la sensibilità e il pudore di soprassedere almeno fino a quando, la generazione che lo conobbe, sarà morta.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it  


20/9/08 - A morte l’apostata. Per legge

Il Parlamento iraniano ha approvato un disegno di legge che decreta la morte per gli apostati, cioè quelli che abbandonano l’islam per un’altra fede, con 106 voti a favore e 7 contrari. L’Unione europea aveva chiesto in maniera ufficiale a Teheran di abbandonare il progetto di legge che, per la prima volta, introduce nel codice penale la sentenza capitale per il reato di apostasia. L’Istituto sulle politiche religiose e pubbliche di Washington, per primo ha reso nota l’iniziativa riferendo che il disegno di legge stabilisce la morte per l’apostata uomo, il carcere per l’apostata donna. La legge cataloga due tipi di apostasia: innata e parentale. Alla prima categoria appartengono i musulmani figli di musulmani e in questo caso la punizione è la morte; nel secondo caso il musulmano ha genitori di altra fede, si converte all’islam e poi si pente, la punizione è sempre la morte anche se avrà la possibilità di avere qualche giorno per ritornare sulla sua decisione.
Il presidente Ahamadinejad ama dire che l’Iran ha grande rispetto per le minoranze religiose. Non sembrerebbe così per i baha’i (abramitici sincretisti), la più grande minoranza religiosa del Paese e che conta circa 300 mila fedeli ancora in Iran. Questa religione nata e profondamente legata alla antica Persia, è stata vietata e perseguitata fin dalla rivoluzione islamica del 1979, molti seguaci sono stati giustiziati e quelli che hanno abbandonato il Paese hanno visto i loro beni confiscati. I baha’i vivono ormai in diaspora (a Roma sono circa 200).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


13/9/08 – Buon compleanno Califfo

Domenica pomeriggio Franco Califano per festeggiare i suoi 70 anni dedicherà un concerto gratuito ai romani. Durante la conferenza stampa di presentazione ha ringraziato il fasciosindaco  per l’allestimento dello spettacolo in piazza Navona che mai Veltroni, dice il Califfo, gli avrebbe messo a disposizione. Perché lui, prosegue, è stato sempre inviso alla sinistra dei cantautori. E’ probabile che qualche ragione l’abbia, è così difficile stare appresso a tutte le snobberie cretine della sinistra. Certamente trash, politicamente scorretto, spesso volgare, chissà con che gusto osserverà “quei” cantautori imbolsiti e imborghesiti. Romano di adozione, assurdamente tifoso dell’Inter però, si merita la bella piazza Navona.
Siccome noi di nogod non temiamo giudizi di e da nessuno, ci permettiamo pure di fare gli auguri al Califfo e parliamo anche (sotto) del suo libro (trash e volgare).
E tutto il resto è noia.

Franco Califano, CALISUTRA , Castelvecchi, € 20

Nato a Tripoli da una famiglia così così, presto finisce in un collegio, poi si trasferisce a Roma, al Trionfale, un quartiere che secondo lui segna il suo destino. A 9 anni è iniziato al sesso dalla madre del suo compagno, una 32enne “che faceva di tutto per rimanere con me”. E’ giovane a metà degli anni ‘50 e sul campo si conquista l’appellativo di Califfo perché le donne sono tutte sue. “Ero una macchina, potevo fidanzarmi con 4 o 5 alla volta senza farmi scoprire”. A 17 anni frequenta casini, ma povero come è viene adottato da alcune prostitute che finiscono col pagarlo “ero come una vacanza, me se magnavano”. La fama da play boy acquisita nel periodo della Dolce Vita gli porta il lavoro nei fotoromanzi, laureandosi nel paraculo che porta via le mogli ai mariti. Edoardo Vianello (Watussi, Abbronzatissima) gli chiede di scrivere delle canzoni per lui. Va a Milano e scrive E la chiamano estate per Bruno Martino. Lì la sua vita sessuale raggiunge il climax: “se aprivo l’elenco telefonico di Milano, nella fascia 20/35 era difficile che ci fosse qualcuna che non mi fossi portato a letto.” E soprattutto traccia la differenza fra le milanesi e le romane “se bussi al culo di una ragazza di Milano, dopo qualche resistenza ti fa entrare e che sarà mai? Per qualche cm… di distanza. Se ci provi con una romana, invece, il culo te lo devi fare te”. Tra i trofei del Califfo anche una suora della clinica Mater Dei “perse la testa per me, preferiva l’uccello della libertà alla colomba della pace”. Nel ’72 è arrestato per detenzione e spaccio di stupefacenti. Dieci anni dopo è imputato nel maxi processo contro la camorra di Raffaele Cutolo . Sconta due anni e per intercessione di Craxi, presidente del Consiglio in quel momento, ottiene i domiciliari. E’ orgoglioso della laurea honoris causa in Filosofia alla NY University per il testo di Tutto il resto è noia.  Il Califfo scrive  “regola n.1: lo scopo primo e ultimo del sesso, è senza dubbio, la ricerca del piacere della donna… regola 2: mai schiavi”.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


12/9/08 – La libertà consiste nella libertà di dire che 2+2 fa 4. Se è concessa questa, ne seguono tutte le altre (G.Orwell,1484)

Non ce l’ha fatta il ministro Carfagna ad essere ragionevole e ha portato il suo disegno di legge “misure contro la prostituzione” al Consiglio dei ministri che  ha approvato in un fiat la misura che rende illegale la prostituzione stradale. Un provvedimento che turba non solo perché porta in carcere dei criminali senza crimine (sono previste sanzioni pecuniarie e fino a 15 giorni di carcere), ma anche perché lo Stato ha superato una soglia privatissima della nostra vita. E’ senz’altro vero che tornando a casa la sera vedere signorine seminude in viale Giotto può dare un senso di insicurezza, di leggero turbamento, di fastidio al guidatore incerto. Ed è vero che la casa si svaluta un po’ se il giardinetto antistante è il luogo del commercio. Ma il disegno Carfagna appare confuso e incerto sulle norme che riguardano lo sfruttamento (anche minorile) della prostituzione, e non offre nessuna soluzione migliorativa ad un mercato che, evidentemente, ha domanda. Forse sarebbe stato meglio provare a realizzare un quartiere a luci rosse, magari chiamandolo quartiere del tempo libero, del divertimento, del relax. Probabilmente è difficile trovare consenso su queste modalità per l’evidente normalizzazione del sesso mercenario che queste soluzioni (si pensi alle vetrine di Amsterdam) comportano. Il decreto Carfagna è, di fatto, una norma che nasconde la polvere sotto il tappeto, una misura moralista che, nonostante quel che dice il ministro, non da nessun tipo di aiuto alle sfruttate che nel chiuso sono invisibili anche alle forze dell’ordine. Lascia basiti che mentre il pil non cresce e i ministri rileggono la storia, il governo dello statista metta in carcere le mignotte.

Tiziana Ficacci
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10/9/08 – Tutto non si può esporre. Entrate e troverete

Rivedere i giudizi sul fascismo, fare distinguo tra totalitarismo e dittatura, tra pre leggi razziali e post leggi razziali, tra fascismo e Rsi… tutto interessante. Il dibattito storiografico non va in prescrizione, purché si ricordi che il giudizio della storia è stato emesso. Bando ai tabù quindi, ma fare come il sindaco dei romani, che ha scelto Gerusalemme, anzi meglio, il viale dei Giusti fra le Nazioni che porta allo Yad Vashem, per la riabilitazione morale del fascismo è sembrato francamente un po’ troppo (tanto da congelare anche la commissione Amato). Senza voler mancare di rispetto ai tanti romani che lo hanno eletto alla guida della città, ci sia consentito di esprimere qualche riserva sulla lucidità del sindaco. Prendiamo ad esempio quella che è diventata una questione nazionale, cioè il the horror parking Pincio show. Da capo dell’opposizione Alemanno si guardò bene dal fare le barricate alla decisione del parcheggio nella pancia della collina, oggi, nel tentativo di rendersi gradevole ai Celentano, a qualche intellettuale della domenica e a Italia Nostra (che un anno fa la pensava diversamente, ricordiamo strenuo oppositore dell’esagerato progetto solo l’ottimo consigliere radicale Staderini), delega una sua decisione al ministro Bondi, e chiede ai sovrintendenti di togliergli le castagne dal fuoco. Senza neanche provare a dire come si concilia il blocco di un parcheggio con la sconsiderata riapertura al traffico privato in strade riservate ai soli mezzi pubblici. E’ in virtù della sua appartenenza alla destra sociale che si è accodato al giudizio di Sgarbi che ha spolverato Pasolini per sostenere che i garage alla povera gente non servono? Perché è noto che i poveri camminano a piedi nudi e i ricchi non hanno il garage privato. Troveremo il sindaco insieme a Marina Ripa di Meana e consorte, a chiedere in ginocchio il triduo di preghiera a Benedetto XVI per l’integrità del Pincio? Purtroppo analoghe preghiere non furono richieste per il sacco del Gianicolo, sventrato a favore di un megaparking per i pullman dei pellegrini vaticani. Il Presidente del Consiglio, che ad oggi per dimostrarci che è uno statista ha fatto il caucasotto con Putin e il tonno per Gheddafi, trovasse il modo, lui che tutto può, di liberarci dai fasci molesti. Anche con metodi fascistissimi.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

(vedi  anche: 25/8/08 Come è un sindaco di destra? 22/06/08 Che bruci la città 26/5/08 Se Roma ritorna cupa 30/4/08  Dopo il terremoto (2).)

10/9/08 – Tutto non si può esporre. Entrate e troverete (2)

Il richiamo pontificio ai politici, ha tirato la volata all’onnipresente don Camillo. Come avevamo anticipato (vedi sotto 9/6/08) il potente Ruini ha bella e pronta una scuola in grado di raddrizzare le schiene non clericalmente corrette di qualche politico testacalda (esistono?). Dall’ ufficio in viale Vaticano 42 il cardinale Ruini guiderà il suo progetto culturale che può essere così riassunto: il cattolicesimo è un modo di fare cultura e dunque serve a cambiare la società. Per aderire al progetto non importa essere bravi cattolici; chiunque, purché accetti le regole antimoderne che comportano qualsiasi proibizione di scegliere liberamente della propria vita, è del club. Particolarmente graditi nel circolo politici che, senza rossore, tolgono fondi ai cittadini del proprio paese (dalla scuola alla salute) per darli alla Santa Sede. Immaginiamo il pienone, ma altre scuole per politicanti nostrani sono già pronte con penne e quaderni. Le sempreverdi Acli che stanno all’uopo creando la scuola Achille Grandi, rivolta alla formazione politica.  Non sono da meno i focolarini  che stanno preparando programmi e incontri all’interno di sedi parlamentari, regionali, comunali.  C’è poi Rete Italia fondata da Formigoni e Lupi. Si sa che i ciellini  sono molto esperti nella preparazione di amministratori e dirigenti locali.
A queste “scuole” vanno aggiunte le autorevoli Scienza & Vita e il Forum delle associazioni famigliari che tanto hanno influenzato lo schieramento politico negli ultimi anni.  E che Dio ci salvi!

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


5/9/08 – I laici che non sanno contrastare il complesso di superiorità dei cattolici, diminuiscono anche l’efficacia della propria battaglia ideale e politica… la loro modestia davanti alle fedi sminuisce il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono di avere per se stesse. (Guido Calogero)

Sette anni fa durante uno show televisivo, Adriano Celentano mise in dubbio l’accertamento della morte cerebrale creando uno sconquasso amplificato a mille dalla tv. Con argomenti, solo in apparenza più scientifici, un editoriale dell’Osservatore Romano ha alimentato i sospetti sull’arbitrarietà delle decisioni mediche sulla fine della vita. Difficile dare un giudizio sereno su chi, per vanità  accademica, lancia ombre su un argomento così sensibile senza tenere in nessun conto il basso tasso di donazione degli organi nel nostro Paese. In un mondo normale potremmo  concludere che sono entrambe cretinerie dette da persone irresponsabili, intristirci un po’ per la miseria di molti umani e finirla lì. Se qualche speranza possiamo nutrirla in Celentano che si dedicherà corpo e anima a bloccare i quartieri per l’expo di Milano e si cheterà su questi temi, di ben altra stoffa è il dibattito teologico avviato dalla Santa Sede. Intanto perché Lucetta Scaraffia ha provveduto a innestare nel dibattito lo spirito revisionista che porta a fiumi di parole: “sono troppi gli interessi che stanno dietro ai trapianti; sembra che debbano essere sempre legittimi, si parla delle vite che si salvano, delle storie pietose, ma si è molto poco propensi a fornire dati sul numero dei trapianti riusciti, sulla sopravvivenza, e sulla qualità della vita dei trapiantati…”.
Basta? No, perché la Chiesa cattolica in Italia non è una religione, ma è parte della classe dirigente, per cui un dibattito teologico diventa l’agenda per politici, intellettuali, trapiantati, giornalisti, intellettuali. A questo si aggiunge lo sbigottito silenzio dei laici davanti al pensiero religioso unico, che si chiedono amareggiati se, senza che nessuno li abbia avvertiti: “il cattolicesimo è tornato religione di Stato? L’articolo 3 della Costituzione è stato soppresso?”
Non sono battute se solo per un attimo ci si sofferma sullo strano caso della Regione Lombardia. La dichiarazione del governatore Formigoni su Englaro è solo un aspetto delle decisioni prese sulla salute in linea con il Vaticano piuttosto che con le leggi italiane. Come è noto i direttori degli ospedali lombardi sono per la quasi totalità appartenenti a Comunione e liberazione (un caso?). Sono state recentemente approvate misure economiche sostanziose per i famigliari di malati di Sla, il che non è negativo ovviamente, ma lo sono le motivazioni sofistiche che accompagnano il bonus. In dissonanza con il resto del Paese la giunta lombarda ha approvato linee innovative nell’attuazione della legge 194, erogando finanziamenti ai consultori di sostegno per le donne che decidono di abortire affidandone il funzionamento al Movimento per la vita, e soprattutto accorciando il limite di 24 settimane per l’aborto terapeutico di ben 11 giorni. Per tacere della sepoltura dei feti che non viola nessun precetto penale ma che è un dolore in più per alcune donne che interrompono la gravidanza.
E’ difficile capire come l’Italia potrà emergere dall’ostilità al progresso che mette a rischio garanzie acquisite in tempi meno servili e probabilmente più democratici. La gente comune come me, che si sente impotente dinanzi all’arretratezza culturale dei media,  alla insipienza della classe politica, alla arroganza delle gerarchie ecclesiastiche, può (forse) contare sull’impegno  che abbiamo con i nostri siti. Forse più utili se usciamo dall’autoreferenzialità e dal particolare per capire insieme come uscire dalla crisi di civiltà, di cui non solo la politica dei partiti (tutti) è responsabile.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


3/09/08 – Chi si somiglia si piglia

Silvio Berlusconi è molto soddisfatto dell’esito dello “storico incontro siglato a Bengasi tra Italia e Libia”. In realtà ci sarebbe da discutere se la pacificazione di una storia iniziata i primi anni del Novecento debba essere pagata in infrastrutture coi soldi dei contribuenti italiani (anche degli incolpevoli profughi che niente hanno riavuto dei loro beni confiscati dal colonnello). Ma, in cambio di qualche barile di ottimo petrolio che – forse - il nostro paese avrà a prezzo di favore, è assolutamente impensabile che Gheddafi si occupi di bloccare gli sbarchi degli immigrati sulle nostre coste. Presto il colonnello troverà il modo di colpevolizzare i governi per il nostro sconsiderato passato colonialista mettendo a rischio la nostra sovranità nazionale. E non è detto che al prossimo giro trovi un Presidente del Consiglio con una Venere in tasca da riconsegnare in tutta fretta.
Un certo sussiego alla dittatura sembra essere nel dna del cavaliere se si guarda anche alla vicenda caucasica. Sebbene l’Europa tutta abbia deciso di adottare una linea più che morbida, l’apatico ministro degli Esteri Frattini ha escluso preventivamente sanzioni contro la Russia agitando lo spauracchio dei dossier iraniano-afghano-mediorientale. E a conclusione del summit Ue, Berlusconi si è detto felice di aver evitato la guerra fredda mentre il presidente di turno Sarkozy (bontà sua) confermava la fine di Yalta. L’Ue ha perso una occasione e l’Italia ha dato il suo contributo con il cavaliere che ha sponsorizzato la realpolitik in cambio di petrolio, dimenticando che se Mosca ha “potenzialità atomiche per distruggere 10 volte il mondo”, l’Ue ha dieci volte le capacità economiche della Russia. Inquieta un po’ un Presidente del Consiglio così a suo agio con dei dittatori e che si bea dei complimenti di Medvedev e di Gheddafi.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it  


1/9/08 – Avevamo il dovere di intervenire e siamo intervenuti. Lo abbiamo fatto con rapidità, con concretezza. E ci siamo riusciti. (il Presidente del Consiglio su Alitalia)

Il presidente del Consiglio e il suo governo riescono a conservare alto il loro gradimento finché tengono il dibattito cristallizzato. La politica estera si fa al telefono invece che affannarsi in giro per le cancellerie europee, l’affare Alitalia si risolve più facilmente con gli imprenditori della parrocchietta (che non rischieranno un centesimo di €) piuttosto che confrontarsi con Spinetta, divertente parlare della comunione ai divorziati invece che tenere la barra ferma sulla laicità dello Stato, comodo agitare lo spettro del ’29 piuttosto che provare come fanno altri (ad esempio Madrid) a contenere le tasse (ripetendo alla noia l’abolizione dell’Ici già realizzata per metà da Prodi), facile sbandierare come farina del proprio sacco la “pace” (fortemente imperfetta) con la Libia, avviata dal governo precedente. Per dirla tutta il presidente si muove nel vuoto politico-culturale dell’opposizione che gli consente di sfrecciare su una autostrada senza traffico. Giovedì scorso uno sparuto gruppo di persone, chiamate dai socialisti, hanno manifestato il proprio dissenso alla proposta di Calderoli sullo sbarramento elettorale. Nessuna voce è venuta dal pd di Veltroni, che evidentemente non ravvisa in questa proposta un attacco alla struttura democratica, perché i partiti non si possono decapitare per legge, solo gli elettori possono scegliere di farlo. Probabilmente per il pd è meglio perpetrare la sua inutilità in feste fuori dal tempo con più salsicce che idee.
Nella politica governativa di messaggi, spesso annunciati dal settimanale Chi, una linea di non ritorno sembra essere quella tracciata dal ministro dell’Istruzione Gelmini, accolta come panacea dei mali della scuola e dei giovani. L’annunciato voto in condotta, addirittura 5, ha ricevuto applausi da destra sinistra sopra e sotto, quasi quanto il ritorno del grembiulino (signore mio griffato però, mica vogliamo che diventi il cilicio dello sfigato) così che i ragazzi imparino ordine e disciplina. Ma gli insegnanti non sono pagati per fare i baby sitter, e questa ultimo annuncio è una altra pietruzza sulla strada della perdita di dignità del professore. Dopo tanto chiacchiericcio sugli studenti e gli insegnanti più asini d’Europa, non sarebbe stato prioritario introdurre i test Pisa? No, perché da noi i test non si fanno perché nessun ministro dell’Istruzione si è mai preso lo scomodo di stabilire quale deve essere lo standard dell’istruzione.   Nessuna parola è stata spesa sulla dignità del sapere, sull’aggiornamento, spesso perseguito in solitudine e contro una istituzione che dovrebbe favorirlo ma che, al contrario, pensa che sia un costo. Quando è tanto più facile reprimere che emancipare.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it (guarda anche 25/8/08)


27/8/08 – Cosa fare a Denver quando sei morto
http://it.movies.yahoo.com/c/cosa-fare-a-denver-quando-sei-morto/index-368370.html 

Barack Obama parte con qualche handicap: l’essere nero certamente, l’apparire così amato dagli europei, la difficoltà di accattivarsi le simpatie dei ceti medio-bassi (che Clinton aveva conquistato durante le primarie), l’inesperienza da lui stesso confermata con la scelta del vice Joe Biden navigato politico di professione. E, non ultimo, la grande stima che circonda il repubblicano McCain che il gelo russo spinge sempre più in alto nei sondaggi.
Potrebbe comunque farcela, e l’occhio di riguardo per le religioni probabilmente lo aiuterà.
Domenica pomeriggio, il giorno prima che iniziasse la convention di Denver, in un teatro della città si è svolto un raduno di leader religiosi di diverse fedi voluto dallo staff di Barack Obama. Un modo di ribadire l’impegno personale e politico del candidato democratico alla Casa Bianca a “tener fede alla fede”.
Hanno partecipato all’incontro rappresentanti cattolici, evangelici, musulmani, buddisti, ebrei. Curiosamente hanno subito la contestazione di un gruppetto di fondamentalisti antiaborto che hanno insultato il senatore dell’Illinois soprannominato il baby killer.
I quattro giorni della assemblea di Denver sono precedute e chiuse da preghiere, canti e benedizioni. Una sessione della convenzione sarà dedicata a come convincere i fedeli delle diverse religioni a votare Obama: partecipano le star della sinistra religiosa, il reverendo antiaborista Tony Campolo, Joel Hunter pastore di una importante chiesa della Florida e John DiIulio, attuale direttore delle iniziative religiose della Casa Bianca. Intanto vende bene il libro “La fede di Obama” di Stephen Mansfield, già autore de “La fede di Bush”, saggio che ha incassato l’entusiastica benedizione dell’arcivescovo Desmond Tutu. Analisti della campagna democratica sostengono che questa religiosità del candidato è un modo per scrollarsi di dosso le “accuse” di essere musulmano.
Il senatore dell’Illinois ha dichiarato che “sbagliano i laici a chiedere ai credenti di lasciare la loro religione, perché sostenere che gli uomini e le donne non debbano contaminare le loro moralità personali nei dibattiti pubblici è una assurdità pratica, perché la nostra legge è per definizione una codificazione di moralità, gran parte delle quali sono basate sulla tradizione giudaico-cristiana”.
Non c’era mai stato un candidato, né democratico né repubblicano, che si spingesse  così tanto sul terreno della fede.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


25/8/08 – Come è un sindaco di destra?

Dopo quattro mesi dalla sua elezione il sindaco Gianni Alemanno, esponente della cosiddetta destra sociale, ancora non ha spiegato cosa ha in testa per Roma. La sicurezza naturalmente, tema su cui ha vinto al traino del successo nazionale di Berlusconi, che però non può essere il solo argomento per governare una città. Anche perché gli sporadici episodi di cronaca nera che sono stati così strumentalizzati nella sua campagna elettorale, oggi non possono essere liquidati come casi estremi.  
I suoi assessori si muovono fra il bisogno di fare piazza pulita, addirittura ripristinando, in controtendenza col resto delle grandi capitali del mondo, il traffico privato nelle aree riservate ai mezzi pubblici, e il bisogno di attaccarsi alle pletoriche commissioni che tanto spazio hanno avuto nell’amministrazione Rutelli.
Ogni giorno viene annunciata una rivoluzione smentita dopo ventiquattro ore perché inopportuna (via Almirante ad esempio) o impossibile (l’abbattimento dell’Ara Pacis, l’eliminazione dei parchimetri). Oppure lo spoil system legittimo ma con proposte di nomi talmente sbiaditi che devono di corsa essere reintrodotti nel cappello del mago. Poi partorendo un gran nome, Giuliano Amato per la commissione Attali (non se po’ sentì, chiamarla commissione Amato è impossibile?), ma proponendo di stiparla con il presidente delle Ferrovie Cipolletta, Antonello Venditti, Franco Cardini, qualche pretone e tre metri sopra il cielo Federico Moccia.
Raccontare ai palazzinari romani e ai commercianti che il lungo governo del centrosinistra è stato  gli anni del malaffare non è, e Alemanno lo sa, la verità. L’odiosa polemica sul buco di bilancio estesa ogni oltre buon senso, è stato un modo per prendere tempo e anche i romani più sprovveduti e che lo hanno votato lo sanno. Eppure i suoi predecessori qualche progetto che andrebbe rivisto lo hanno lasciato. Sostituire la notte bianca, che faceva parte del gemellaggio tra Roma e Parigi e che non è una invenzione veltroniana, con la notte futurista (tra l’altro a febbraio unico mese freddo in città) non sembra un grosso cambiamento. Per esempio, controllare le aziende municipalizzate e far arrivare puntuali gli autobus (camminando nelle orme del suo illustre predecessore)? Per intenderci, far lavorare gli impiegati comunali ridandogli un ruolo, è possibile? Ad oggi il nuovo sindaco sembra un bruttarello che si sforza di piacere a tutti, uomo d’ordine che strizza l’occhio ai noglobal anti-ogm, che invita il papa al Campidoglio e da la cittadinanza al Dalai Lama, che ha approvato il piano regolatore appena un anno fa come capo dell’opposizione e che oggi vuole cambiarlo promuovendo case popolari nelle estreme periferie, una sorta di villaggi per disgraziati, che politicamente è costretto a promuovere il federalismo fiscale ma che è convinto di far diventare Roma una città-stato. Nel frattempo la sua amministrazione per conquistarsi un cm sui giornali  propone di concedere terreni preziosi ai privati per fare un parco a tema sull’antica Roma (anche se abbiamo l’originale), o annulla i contratti per consentire agli impiegati comunali di scegliere tra caffè normale o equo e solidale in omaggio all’autarchia del buon tempo che fu.  Miglioramenti visibili per i romani saranno difficili se Alemanno sente il bisogno di far risalire le cause delle difficoltà cittadine all’unità d’Italia “quando Roma era solo un paesone ed è diventata capitale”. Ma i romani lo hanno scelto e agli altri non resta che segnalare quello che sembra più fastidioso. 

Tiziana Ficacci, www.nogod.it



23/8/08 – Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri

L’unione dei medici egiziani, dominata dai Fratelli musulmani, ha proposto di proibire per legge il trapianto di organi fra fedeli di religioni diverse (http://www.uaar.it/news/2008/08/19/egitto-proposta-legge-per-vietare-trapianti-interreligiosi/) . In Egitto diverse religioni vuol dire solo islamici e copti, dato che gli ebrei che lì vivevano sono stati espunti da decenni e le altre minoranze sono tenute con la testa sotto la sabbia. I trapianti fra palestinesi e ebrei che sono all’ordine del giorno negli ospedali israeliani, suscitano discussioni sulla stampa europea, ma in quell’area geografica la salute è gestita senza distinzioni etniche o religiose con soddisfazione di entrambi. In Egitto la minoranza copta è discriminata e perseguitata un po’ come tutti i cristiani negli stati islamici. Sembra una barbarie dell’islamismo militante, un modo di subordinare la vita al fanatismo religioso che è poi la piattaforma dell’ideologia dei kamikaz
L’antropologa Ida Magli invita a pensare al corpo nella religione come luogo di sacralità, difesa da pratiche alimentari igieniche e sessuali: è un tema profondamente ebraico, anche se Magli sostiene che è soprattutto il cristianesimo la religione che santifica il corpo. L’antropologa sostiene che se non si possono mangiare cibi impuri perché stupirsi del rifiuto di un cuore o di un rene estraneo? Dimentica la studiosa che si parla di vita in gioco e che è molto pericoloso accostare l’appartenenza religiosa alle diverse specie animali più o meno commestibili. Ovviamente queste riflessioni trascurano completamente che l’ebraismo che si tramanda con cura regole alimentari, non ignora la modernità e la scienza e approva e promuove il trapianto fin dai tempi di Chris Barnard.
Ampio risalto è stato dato alla notizia che la Chiesa cattolica ha dato istruzioni perché il nome di D-o (http://www.uaar.it/news/2008/08/20/vaticano-abolito-yahweh/) più sacro e più esclusivamente ebraico, il Tetragramma, non sia usato come tale nei testi religiosi ma sia sempre reso con traduzioni come signore, lord, herr… E’ un segno di rispetto perché si impedisce la pronuncia inesatta e per gli ebrei dissacrante che usano di solito i cristiani per traslitterare la parola? Oppure è un modo diverso per ribadire la cancellazione delle tracce ebraiche che restano anche quando la Torah diventa antico Testamento? Un po’ come quando nei calendari cattolici si trasforma il 1 gennaio circoncisione di Gesù con festa della madonna vattelapesca. Non è esattamente una domanda peregrina quando leggiamo l’ennesimo reportage che ci racconta come il mondo cattolico vede l’ebraismo. La saggista cattolica Laura Bosio fa un reportage su un suo viaggio a Gerusalemme: la bellezza del luogo ma noiosi e aggressivi i manifesti per i 40 anni dell’unificazione della città; un liberatorio pianto interiore allo Yad Vashem ma anche di Hebron in stato d’assedio per la testardaggine degli israeliani che lì intorno rimangono. Sembra di capire che se non ci fossero quei testoni di ebrei tutto sarebbe più semplice. E probabilmente è così, perché le religioni, così come ogni ideologia politica o pregiudizio culturale, avvelenano tutte il mondo. Ma sarebbe bene prima di parlare e dare giudizi affrettati conoscere le differenze, chi vuole sopraffare chi con conversioni o cancellazioni di identità tout court.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


21/8/08 – Il sesso serve per allentare la tensione, l’amore per farla venire (+ o – così dice Alteredo sfidanzato)

Nel Paese più incredibile del mondo
spopola un sito a pagamento messo su da due giovani informatici di Tel Aviv. Si chiama www.parpar1.com (parpar=scambista) e raccoglie centinaia di video amatoriali, tutti girati in Israele da coppie miste: palestinesi e israeliani (ovviamente musulmani e ebrei, forse cristiani) impegnati in diverse combinazioni all’interno di confortevoli stanze d’albergo, all’aperto, in spiaggia. Il sito porno interetnico conta 50mila visitatori al mese tra cui sauditi, egiziani e giordani, e secondo i giovani ideatori è un buon sistema per pacificare i nervi scoperti delle due popolazioni.
Senza nessuna intenzione buonista per il mondo, ma nella speranza di uscire da una routine sessuale e dall’anomalia della monogamia, dati - non so come raccolti - parlano di una coppia italiana su 4 che pratica lo scambio. Una modalità scelta soprattutto dagli  sposati che si sentono più sicuri rispetto a un “tradimento” fatto senza il consenso-partecipazione dell’altro/a. I locali specializzati sono frequentati soprattutto di giorno con picchi durante l’ora di colazione; riguarda tutte  le classi sociali, anche se io credo che la pratica è molto diffusa tra gli statali. Ben frequentate anche le saune dei grandi alberghi (a Roma il De Russie è in prima  posizione) dove gli aspiranti scambisti possono essere sicuri di incontrare coppie regolari e niente perditempo. Se però si ha un marito o fidanzato conosciuto (i più terrorizzati i politici, credo del pd) è meglio ripiegare sul web che apparentemente offre maggiori coperture. Il posto preferito per lo scambio secondo le classifiche di internet è l’aperto, per intenderci il prato o la macchina come quando avevamo sedici anni. A Roma va forte il dietro del ministero degli Esteri (dove io ho fatto scuola guida) e la bella Appia Antica, ma pare sito frequentatissimo l’autostrada del sole, corsia sud tra Reggio Emilia e Modena. A Firenze il parco delle Cascine mentre a Venezia gli appuntamenti si prendono sul ponte di Rialto. Questa innocua scelta sessuale che riguarda soprattutto le famiglie tradizionali, non è  rilevata dall’Istat che ci informa solo che le coppie in Italia sono 14 milioni, anche se probabilmente presto le cose cambieranno giacché il ministro della Difesa ha proposto un soldato in ogni stanza da letto per la nostra sicurezza e che per dare un senso alla vigilanza riferirà sulle italiche abitudini. Io chiedo solo che il mio (la mia) soldato indossi la mimetica e che sia un rozzo/a senza pretese intellettuali.
Qualunque siano le vostre scelte, se fate sesso penetrativo con i maschi fategli indossare un preservativo. E soprattutto state sereni che prima o poi l’amore arriva.  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


19/8/08 – I critici delle impronte ai rom? Sedicenti intellettuali, cioè opinionisti marchiati falce e martello, filosofini irenici, comici, cantanti e affini, gente abituata a correre al capezzale del moribondo buonismo progressista. E sui sindaci sceriffi?  Vi dite sceriffi, ma è inutile far roteare davanti a immigrati, barboni e rom le vostre pistole se poi siete solo capaci di sparare spruzzi d’acqua”. E sull’Europa che media tra Russia e Georgia? Cagasottismo dei Chamberlain davanti a Hitler, con Mosca si fanno affari migliori se si tiene la schiena dritta. E anche la mano sulla pistola se serve”. (Da editoriali del 14 agosto su Libero, quotidiano diretto da Vittorio Feltri)

Agosto è un mese di stallo. Soprattutto per l’informazione che ci racconta stravaccati sulle spiagge e incolonnati nel traffico. Incredibilmente l’orso russo, che ha bramito forte, è  soppiantato nella foliazione dei giornali e nelle scalette dei tg dalla olimpiade di Pechino (http://www.liberelaiche.it/libereda.html)       , un raduno di sportivi sovraeccitati. Riflettori accesi 24h su 24 su persone che vivono in un mondo parallelo, per i quali una frazione di secondo fa la differenza tra la vita e la morte, e che sfruttano le telecamere nazionali non per chiedere il rispetto dei diritti umani in Cina ma per pretendere di non pagare le tasse.
Intanto si consuma una tragedia nel cuore dell’Europa. Il presidente georgiano Saakashvili, che si è affidato troppo a Bush e fidato oltremisura degli europei, denuncia che da oggi in poi nessun Paese è più al sicuro: “è come quando si accusa una ragazza in minigonna di aver provocato il violentatore. Questa è la Georgia oggi, una ragazza vestita di democrazia che i barbari fanno a pezzi”. Contemporaneamente a Ortisei vengono ritirate sculture che, rappresentando l’umano hanno anche i genitali, per non offendere la processione. Forse per gli effetti del  caldo (!) sindaci vietano di fare castelli di sabbia sulla battigia, proibiscono il costume sul lungomare, multano chi beve con la cannuccia, sanzionano chi lecca il gelato sugli scalini di una chiesa…  Mentre ci chiediamo quante nuove tasse ci costerà il federalismo, in maniera un po’ buffa i coniugi Ripa di Meana denunciano il crimine culturale che si sta compiendo con lo sventramento del Pincio e chiedono aiuto al papa. Dimenticando che su esplicita richiesta del pontefice precedente il crimine si compì nelle viscere del Gianicolo per creare un parcheggio per i pellegrini del giubileo. E i politici, gli unici titolati a dare risposte, tacciono su tutto, impegnati con le vacanze.
La gente comune come me, che si sente impotente dinanzi all’arretratezza culturale e alla insipienza della classe politica (e alla arroganza delle gerarchie ecclesiastiche), che non solo non legiferano nell’interesse del paese ma lo rendono inutile, rischiando di far scomparire credibilità e garanzie acquisite in momenti che ci sembravano bui ma che in realtà erano più luminosi, non ha troppe possibilità di farsi sentire.
Einaudi diceva che bisogna conoscere per decidere. Una piccola opportunità può essere rappresentata dall’ impegno che abbiamo con i nostri siti. Forse più utili se usciamo dall’autoreferenzialità e dal particolare per capire insieme come uscire dalla crisi di civiltà (di cui non solo la politica dei partiti (tutti) è responsabile).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


10/8/08 – Vojo cantà così fior de crispigni/i facioletti mii tu nun li magni/e drento ar piatto mio tu non ce intigni

Il Viminale ha concesso i superpoteri ai sindaci suggerendogli di essere il più possibile creativi e mai raccomandazione è stata più attesa. Ben lontani dall’inventarsi misure su come far vivere meglio gli anziani, le persone con handicap, i bambini, occuparsi della dispersione scolastica, dell’eliminazione delle barriere architettoniche… questioni tra l’altro di loro competenza, hanno dato via a perversioni impulsive e incomprensibili. Dal foglio di via alle lucciole, alle norme antimendicanti, al divieto di portare borsoni in centro, alla proibizione di fermarsi a parlare in più di due la notte (provvedimento del sindaco di Novara che ha voluto far meglio che in Birmania).
Poteva essere da meno il sindaco moretto dei romani? Dopo aver approvato la pericolosa norma che arma i vigili urbani (a meno che non si voglia punire in maniera definitiva chiunque parcheggi in doppia fila, sicuramente dei delinquenti, ma noi siamo contro la pena di morte) al Campidoglio si sono spremuti bene bene e hanno tirato fuori dal cappello una ordinanza contro chi rovista nei cassonetti. Purtroppo a Roma capita di vedere ogni tanto qualcuno che cerca avanzi di cibo, qualche straccio, un oggetto. A molti si stringe il cuore, ma il sindaco ci vede la causa della sporcizia (che c’è) della città. Non essendo riuscito a farsi dare l’esercito da schierare a guardia dei bidoni, ha preferito ascoltare il monito di Sant’Egidio che gli ha ricordato che forse sarebbe più sensato provato ad eliminare la povertà (senza coinvolgimento della Chiesa però!).
Dopo la marcia indietro sulla strada ad Almirante, la demolizione dell’Ara Pacis, la cancellazione delle strisce blu (adesso riammesse con aumento delle tariffe), le impronte per gli zingarelli,  e la marcia indietro sul fatto che la città è insicura (ha dichiarato che è la città più sicura d’Europa quando Veltroni si accontentava di dire d’Italia), sempre più merita il nomignolo di Retromanno.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


8/8/08 – C’è in Italia la libertà religiosa?

Il nostro Paese sembra inadeguato ad affrontare la velocissima trasformazione multiculturale e multietnica delle  città. Pensiamo al caso di Milano con l’infinita questione della moschea, e oggi il caso di Genova. I motivi addotti per la città ligure poi, sono risibili. Come si può sostenere che una moschea rovina il profilo della città che ha una grande vocazione turistica? A qualcuno verrebbe in mente di contestare l’eleganza del Centro islamico che sorge sulla riva della Senna a Parigi? C’è chi trova poco turistico Brick Lane a Londra? E a Roma la moschea e il Centro islamico vengono visitate da romani e turisti che ammirano le delicate volte disegnate dall’architetto Portoghesi.  Meglio, molto meglio, sarebbe dire la verità, e cioè che ogni volta che si ha a che fare con questioni che riguardano le necessità multiculturali di integrazione, normali ad ogni latitudine, si cala la saracinesca. Oltre alla questione dello scempio urbanistico, viene addotta l’insicurezza che una moltitudine di persone ginocchioni provoca. Sicuramente c’è qualche gruppo integralista che si incontra in moschea (dove tra l’altro molti si recano anche con il solo scopo di incontrare dei conterranei), come del resto nelle tante chiese italiane, ma sostenere che chi vuole pregare ha come primo scopo quello di delinquere sembra francamente un po’ troppo. E’ anche piuttosto odioso per un paese, che almeno sulla carta è laico e democratico e non confessionale, invocare ogni momento la questione della reciprocità. Sarebbe come punire i cittadini musulmani per il governo del loro paese, che spesso hanno abbandonato anche per motivi politici. Del resto in Italia, dove molti diritti della persona sono ancora negati, è contemplata la libertà religiosa, ed è un dovere consentire l’edificazione di luoghi di culto se i cittadini ne fanno richiesta. Sarebbe bene che le gerarchie cattoliche ricordassero che il diritto alla preghiera non vale solo in Cina, ma anche sotto casa. Noi laici, spesso non credenti, lo abbiamo ben presente.

Tiziana Ficacci,www.nogod.it


24/7/08 – Il canto del cigno

Animula vagula blandula
Hospes comesque corporis
Quae nunc abibis in loca
Pallidula rigida nudula
Nec ut soles dabis iocos*

Dal 24 luglio al 26 ottobre il British Museum (www.britishmuseum.org) dedica una grande mostra all’imperatore Adriano: Hadrian. Empire and Conflict.
Adriano era figlio adottivo di Traiano, suo predecessore, che quando morì gli lasciò, nel 117, in eredità l’impero che a quei tempi arrivava alla Scozia e si estendeva fino in Asia. Adriano lo visitò tutto. L’imperatore non amava la guerra, ma piuttosto la poesia, l’architettura, qualche ragazzo, soprattutto Antinoo del quale si innamorò perdutamente. I senatori temevano questo amore e furono contenti quando il giovinetto perse l’equilibrio e cadde dalla barca  affogando nel Nilo. Adriano, addolorato per la morte dell’amato, in sua memoria fondò la città egiziana di Antinopolis. A Roma fece edificare il Pantheon per la cui cupola, un miracolo di leggerezza, venne usata la pietra lavica. E anche la splendida Villa Adriana di Tivoli, con la vasca del ninfeo che ti fa piangere per la sua  perfezione. La guerra romano-giudaica (vennero sterminati 580mila ebrei) fu la sola vera guerra che Adriano combatté, perché i venti anni del suo regno furono sostanzialmente pacifici. Dopo la morte di Antinoo cadde in una cupa depressione e si ritirò nella villa di Baia nel Golfo di Napoli. Designò il suo erede in Antoninus Pius, ma sembra che suo cognato, sentendosi scavalcato, lo maledisse augurandogli una vita così spaventevole da desiderare la morte senza ottenerla. Morì a 62 anni nel luglio del 138 soffrendo terribilmente. Marguerite Yourcenar racconta la vita dell’imperatore nel bellissimo Memorie di Adriano.
Che senso ha parlare dell’imperatore? Nessuno, ma qualche volta è meglio non abbrutire nei luoghi comuni della quotidianità.

Tiziana Ficacci,www.nogod.it

*Piccola anima girovaga e affascinante/Ospite del corpo e sua compagna/Che presto partirà verso luoghi/Bui, freddi e nebbiosi/E non si diletterà più dei consueti svaghi


Qui il sito dedicato alla Mostra con un video interessante VEDI

22/7/08 – Il rispetto

In Argentina durante gli anni della dittatura di Videla, i famigliari dei desaparecidos hanno insistito perché i corpi, che non si sapeva dove fossero, tornassero a casa. Perché percepivano che solo così era possibile elaborare il dolore della scomparsa dei loro cari per poter ricominciare a vivere. In molti casi non è stato possibile dare sepoltura ai martiri della dittatura militare, e in quel caso i parenti e gli amici hanno dovuto accarezzare un burocratico certificato di morte presunta. La stessa cosa è successa qualche giorno fa con lo scambio di due corpi di soldati israeliani  in cambio di detenuti, tra cui sanguinari assassini, libanesi vivi. Solo così i parenti e gli amici hanno potuto chiudere il cerchio della vita, iniziando il lutto, per ritornare faticosamente  alla vita.
Chissà se questi fatti sono giunti alle orecchie del vicepresidente della Camera Maurizio Lupi, che ha osato chiedere al padre di “lasciare a noi” il corpo della giovane donna in stato vegetativo.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


18/7/08 – L’impronta destra

Risulta francamente incomprensibile il motivo per cui l’opposizione (ombra) ha votato compattamente affinché nel 2010 ai cittadini italiani vengano prese le impronte. Vero è che prelevarle ai soli bambini rom ricordava tanto i battesimi forzati che avvenivano nello stato pontificio (o gli aborigeni australiani prelevati a forza dalle loro famiglie dai volenterosi missionari cattolici), ma pensavamo fosse chiaro anche all’opposizione che un livellamento verso il basso non era il modo per uscire dal culo di bottiglia in cui si sta avviando il Viminale per le questioni inerenti la sicurezza. Il precipitoso voto sulle impronte, potrebbe intanto essere un via libera alla schedatura degli indesiderati. Non si poteva volgere lo sguardo verso importanti paesi del mondo occidentale che tutelano in maniera così scrupolosa la privatezza dei propri cittadini al punto di non avere neanche la carta d’identità? E questo voto bypartisan arriva proprio nel giorno in cui il presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, ha messo in guardia sui rischi determinati dalle schedature generalizzate e dei database concentrati nei software. A questo punto è legittimo chiedersi quale è il limite che l’opposizione si darà per il rispetto della libertà personale. In attesa di avere lumi dal simulacro della sinistra, una bella impronta di destra la danno tre donne. Le deputate Mussolini, Carlucci e Di Centa hanno annunciato una interpellanza alla Camera contro lo spot Tim, quello dove una donna manda un sms a parecchi uomini che leggono che saranno padre. Secondo le tre lo spot da “una immagine fuorviante, mortificante e superficiale della maternità”. Allora? Ignorano le tre deputatesse che la maternità è ancora una scelta femminile mentre il padre sempre certo non è? Dopo le impronte delle dita, cosa ci proporrà il governo poliziottesco per il nostro bene, il dna del neonato? O le chiavi della cintura di castità a mariti amanti fidanzati?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


17/7/08 – Buon vento, professor Geremek

Domenica scorsa in un incidente stradale è morto Bronislaw Geremek considerato il padre della Polonia moderna.
Nato nel 1932 nella Polonia orientale, figlio di un rabbino, Geremek fu uno dei pochi superstiti del ghetto di Varsavia da dove riuscì a fuggire insieme a sua madre nel ’43. La sua famiglia finì in fumo a Bergen-Belsen, mentre lui rientrò a Varsavia nel ’48. Si iscrisse al partito comunista che lasciò nel 1968 disgustato dalla repressione della primavera di Praga. Nel 1980 aderì allo sciopero dei lavoratori portuali coinvolgendo 60 intellettuali polacchi. Fu tra i fondatori di Solidarnosc, e subì molti arresti dopo la legge marziale promulgata nel 1981. Consigliere di Lech Walesa, ebbe un ruolo determinante nei colloqui tra il sindacato e il generale Jaruzelski, incontri che furono alla base della transizione alla democrazia del Paese. La sua ultima battaglia – vinta - è stata contro il governo dei gemelli Lech e Jaroslaw Kaczynsky. Infatti rifiutò di firmare la dichiarazione sulla “non collaborazione” con i servizi segreti della Polonia comunista, la famigerata legge Lustracja (pulizia) con la quale i gemelli K. volevano costringere politici, intellettuali, insegnanti… a dichiarare la loro complicità per non perdere il lavoro. La Corte costituzionale, grazie alla posizione netta assunta da Geremek, ha abrogato la Lustracja. Questa sentenza ha accelerato la caduta del governo K., portando ad elezioni anticipate con cosneguente cambio del Primo ministro.
Il professore aveva una idea di Europa senza confini geografici, un continente aperto dove la principale vocazione doveva essere il rispetto della libertà e della persona. In Italia, a meno che io non mi sia distratta, ho sentito soltanto Marco Pannella ricordarlo .
Un pensiero, una piccola luce, per il professore Bronislaw Geremek.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


16/7/08 – Quindici bottiglie d’acqua appoggiate a terra.
Tante ne ha contate un cronista dell’Ansa ieri vicino all’ingresso del Duomo di Milano. Sono state lasciate da chi ha seguito l’appello di Giuliano Ferrara.

Ogni caso è diverso dall’altro. A volte un antibiotico può essere un accanimento terapeutico, altre può non esserlo un polmone d’acciaio. Dipende dalla condizione del singolo, meglio dire della persona malata. Se un intervento è inutile  perché non cura il malato, oppure i vantaggi che porta sono minori alle sofferenze che infligge o protrae, deve essere possibile rinunciarvi . E se il medico può dire quando le cure sono inutili, è solo la persona che deve stabilire se e quando lasciarle. Siccome le parole hanno un peso, sarebbe bene parlare di cure ordinarie e straordinarie. Nutrire forzatamente una persona è una cura straordinaria? La giovane donna non può dirlo, parlano per lei gli amici del cuore e il padre, e spesso chi ti ama un po’ ti conosce.
Ancora una volta su una vicenda dolorosa, la corporazione della libera stampa ha deciso di tenere bordone alla clericaglia e agli estremisti. Grande pubblicità è stata data all’iniziativa di Ferrara, supportata da Celentano, che ha tentato addirittura di fare la spiega al cardinale Tettamanzi troppo tiepido sulla vicenda (!). Non saremo certo noi a dare indicazioni agli ultrà del fondamentalismo cattolico, ma non sarebbe il caso di lasciare la giovane donna libera di tornare – se credono è così che si dice –  alla casa del (P)adre?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

 


13/7/08 – Adelante Pedro…

Toledo è una splendida città della Castiglia sorge su una altura rocciosa della Meseta lambita dal Tago sui tre lati. Nel passato - il suo nome deriva dall’ebraico toledot=generazioni - ha udito le urla degli ebrei torturati durante l’inquisizione. Oggi è il principale centro religioso del paese, sede del primate, il cardinale Canizares. In questi ultimi anni il cardinale ha tentato in tutti i modi di spegnere la libera voce degli spagnoli impegnati sui temi civili, arrivando ad organizzare la grande manifestazione contro la “deriva laicista del governo Zapatero”. Benedetto XVI lo ha chiamato a Roma, dove quasi sicuramente arriverà a novembre, per affidargli la congregazione per la liturgia. Il cardinale viene accreditato come uomo di fiducia del papa con il quale è stato all’ex Sant’Uffizio che fino al 2005 è stato diretto con pugno di ferro dal cardinale Ratzinger.  
In attesa del cardinale sono arrivate all’Italia le scuse dalla Catalogna. Come è noto un funzionario ha dichiarato alla stampa che il tristissimo caso di Federica uccisa durante una vacanza, è stato strumentalizzato per coprire le animalate del governo italiano. Che dire, la diplomazia è sconosciuta al funzionario iberico, ma certo che anche sentire dal tg1 rai diretto dal deludente Riotta che le indagini erano condotte in maniera non degna di un paese civile (in prima serata il giorno prima dell’arresto dell’omicida a mò di editorialino)… forse il funzionario ha fatto confronti con l’insoluto caso di Meredith e gli sono girate. Più seriamente, stanno diventando un po’ troppe le critiche all’Italia, si pensi alla risoluzione del Parlamento europeo sulla questione impronte, che l’esecutivo non è in grado di capire.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


9/7/08 - “Questa non è una pipa”, scrisse il pittore René Magritte sotto l’immagine di una pipa. “Questa non è una schedatura”, dice il ministro Maroni di un certo suo provvedimento (Stefano Bartezzaghi, la Repubblica)

 Se pesti la codina di un bassotto o acciacchi un riccetto del barboncino in una porta, quello se incazza de brutto e te mozzica la caviglia come se fosse un rottweiler. Francesca Martini, una dei sottosegretari alla Salute, per questo ha deciso di ritirare l’odiosa pagella segregazionista sui cani buoni e cattivi stilata dai ministri della Salute Sirchia (prima) e Turco (subito dopo). Infatti gli amanti dei cani, che sembrano essere di più dei sostenitori delle persone, affermano che non ci sono animali geneticamente pericolosi, ma solo bestiole mal addestrate. Livia Turco si è affrettata a dire che la presa di un pittbull terrier o di un perro non è esattamente come il morso di un cocker, ma sicuramente gli appassionati della passeggiata a villa Sciarra col fila brazileiro saranno in grado di tenere a bada i loro molossi. Speriamo che imparino anche a raccogliere le feci che, almeno a Roma, sconsigliano l’uso dei sandali.  E’ comunque interessante che un governo che vorrebbe le impronte dei rom e la caccia  al clandestino, si affretti a liberalizzare le razze canine.
Così come sembra degno di attenzione che dopo tanto soffiare sul federalismo, la prima misura del governo sia stata di abolire l’ici - che peraltro non riguarda tutti i cittadini - l’imposta federalista per eccellenza. E anche pare strano che dopo tanti bla bla sulla quarta settimana senza latte per i pupi, è dimenticato il sostegno ai redditi più bassi. Perché è meglio stendere un velo (una cappa sarebbe più opportuno)sulla social card per i pensionati poverissimi. 400 € paternalistici e una tantum, da spendere obbligatoriamente in cibo, che sono state pubblicizzate come se… proprio mentre i pensionati a basso reddito si sono trovati in questi giorni in busta i 350 € assegnati dal precedente governo. Ai poveri l’umiliazione della tessera del pane e ai professionisti la liberazione dalla tracciabilità dei pagamenti ricevuti, che “il vampiro Visco” aveva voluto per arginare l’evasione fiscale specie di medici-meccanici-carrozzieri-idraulici-affittatori in nero. E vai con l’ennesimo calcio in culo al pagare meno pagare tutti che sarebbe pure scritto nella costituzione. Intanto si prevede che la pressione fiscale per i prossimi cinque anni diminuirà di solo un decimo di punto. Forse sarà il caso che il prossimo consiglio dei ministri dedichi qualche minuto in più all’economia e che l’opposizione invece di preparare le bandiere per l’autunno, o peggio farsi rubare la scena da giornalisti monomaniaci (giustizialisti ma che non propongono riforme utili per la giustizia come sarebbe necessario)  o comici esaltati, lavori in parlamento per le riforme. Magari ascoltando un po’ di più quei nove radicali della delegazione del pd, che probabilmente avranno anche una buona idea per l’annoso problema delle deiezioni canine.  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


7/7/08 – Separati alla nascita

Di Pietro ha organizzato una manifestazione contro Berlusconi alla quale molti - che pure si sono guardati dal votare la moralista formazione capeggiata dal giudice – andranno, con la speranza di reagire ad una raffica di provvedimenti che, fino ad oggi, appaiono chiacchiericcio populista.

Eppure i due avversari sembrano assomigliarsi molto e verosimilmente  resteranno sulla scena, purtroppo per noi tutti, ancora parecchi anni.  Diversamente dagli altri leader che affondano le radici in formazioni politiche vecchissime che nel corso del tempo si sono solo limitate a cambiare sigla, Berlusconi e Di Pietro si fanno conoscere fuori dal parlamento. Il primo come imprenditore di tv private, il secondo emerge con tangentopoli. Entrambi denunciano i guasti della casta in cui, a gamba tesa e con successo, sono entrati. L’uno e l’altro hanno chiamato le loro formazioni Italia… ma tutti e due sembrano lavorare per soddisfare i propri desiderata trascurando diritti civili, crescita, ambiente. Niente riforme, compresa una reale riorganizzazione della giustizia per tutti i cittadini, ma grande spazio all’ego.  Tutti e due si rivolgono alla parte più bassa del paese che li ricambia con favore: il tintinnio di manette che accompagna ogni respiro di Di Pietro e la possibilità che Berlusconi assuma una parte dei suoi ministri come se fossero camerieri, non turba, anzi, accresce merito  sul loro elettorato. Va anche ricordato che nel ’94, primo governo Berlusconi, il cavaliere offrì a Di Pietro l’incarico di ministro dell’Interno, ma senza successo. Un punto per Di Pietro o rapido calcolo sulla durata di quel governo? Nessun alleato ha offerto più così tanto al giudice quanto a ministeri. Nelle ultime elezioni Veltroni, che ha fatto calare dall’alto la delegazione radicale e che ha vergognosamente espunto dal parlamento i socialisti, ha offerto una vetrina esagerata al poliziotto. E’ probabile che il giustizialismo frenetico di Antonio, ancorerà Silvio alla poltrona di palazzo Chigi per molto tempo.  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


6/7/08 – Cambiamenti (1)

Viva la Vida è il quarto album dei Coldplay, considerato il lavoro della maturità artistica dalla critica, e accolto con successo di pubblico dalla Corea agli Stati Uniti, dal Giappone all’Inghilterra. Dopo dieci anni e quaranta milioni di dischi venduti dalla prima formazione della band, Chris Martin e i suoi hanno realizzato il loro lavoro più politico e coraggioso, anche per merito del produttore Brian Eno che ha dato la possibilità ai Coldplay di rimettersi in gioco dopo l’album X&Y.
Del gruppo piace ricordare il video di Violet Hill (girato alle pendici dell’Etna) mente Martin canta “quando il futuro è architettato da un carnevale di idioti/fai meglio a stare giù/non voglio essere il soldato che segue il capitano di una nave che affonda/di sacerdoti che si aggrappano alle loro bibbie/che escono ad armare i loro fucili/con la croce tenuta alta”. I Coldplay inizieranno il loro tour il 14 luglio (che è una gran bella data per un inizio) da Los Angeles per concludere a Belfast a dicembre. In Italia saranno a Bologna il 29 settembre al Palamalaguti e il 30 al forum di Assago.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

 

6/7/08 – Cambiamenti (2)

Nei giorni scorsi si è svolta a Gerusalemme una riunione particolare: 574 anni dopo l’Act of Supremacy che sancì il distacco da Roma e la nascita della Chiesa d’Inghilterra di Enrico VIII, una parte della Chiesa anglicana ha deciso di costituire sotto la guida del vescovo di Sidney Peter Jensen, un gruppo di vescovi autonomi che non riconosce l’autorità dell’arcivescovo di Canterbury. I motivi di questa miniscissione risiedono nella difficoltà che molti religiosi incontrano nel coniugare la modernità con la religione e che ha visto il suo climax nel matrimonio tra due sacerdoti gay celebrato nella chiesa di San Bartolomeo. La riunione di Gerusalemme è una altra tegola sulla testa dell’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams che ha reagito ammettendo la difficoltà di mantenere la disciplina quando non si riconosce chi e su che cosa comanda.
Come se non bastasse molti anglicani si convertono al cattolicesimo. Un freno è rappresentato dal fatto che la quasi totalità dei ministri di culto sono coniugati, cosa che, al momento, è incompatibile col sacerdozio cattolico.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


3/7/08 – I leghisti rubano i bambini rom (1)

Funzionario di prefettura nella Parigi dell’Ottocento, Alphonse Bertillon rivoluzionò le tecniche della criminologia grazie al “bertillonnage”, un sistema integrato di misurazione antropometriche, schedature fotografiche, impronte. Iniziò a sperimentare i nuovi sistemi con i vagabondi per garantirgli di non essere confusi con i criminali. Nel 1912 una legge speciale sui nomadi impose a ciascuno di loro un tesserino antropometrico. Parigi sperimentò un’ondata di razzismo antirom violentissima.

Si può aprire un processo alle intenzioni ? Per il ministro dell’Interno si. Detto così pare brutto, infatti ha spiegato in largo e lungo a chi si ostina a non capire che il censimento, in realtà una schedatura poliziesca, ha lo scopo di proteggere gli zingarelli costretti a convivere con i topi. Spiace che il ministro non ha provato neanche a spiegare perché questa situazione non ha simili in altre parti del mondo, dove le comunità rom vivono in quartieri che tutelano le loro particolari esigenze ma in condizioni confortevoli per consentire, ancora di più, l’integrazione. Va detto che questa idea, in particolar modo promossa dalla Lega, accarezza per il verso del pelo gli italiani che, secondo un sondaggio dell’Eurobarometro sono i più a disagio con i rom: ben il 47% è turbato alla sola idea di vivergli accanto contro una media del 24% del resto d’Europa. Il moderatissimo Corriere della Sera nei giorni scorsi ha lanciato un sondaggio sull’impronta di Maroni e ben il 75%  è soddisfatto del provvedimento, mentre a nessuno viene in mente che sarebbe tanto più normale vigilare che nel nostro paese chi vive sul territorio sia denunciato all’anagrafe. Ancora una volta il paese dimostra di avere una fisionomia incerta che rimette continuamente in discussione i pochi diritti sociali acquisiti perché non siamo in grado, o peggio non vogliamo, consentirci una soglia alta di tutele. Le posizioni assunte dal Viminale sulle impronte dei bambini, sui clandestini… sono un tentativo di svuotare il mare col cucchiaino. Se leggiamo le statistiche diffuse dall’Istat sulla natalità, vediamo che lo scorso anno sono nati da genitori non italiani il 10,3% dei bambini, mentre sono figli di coppie con un genitore non italiano il 14,3%. Più del 20% dei nati lo scorso anno (concentrati nel nordest) non rispondono ai requisiti di limpieza de sangre che il padano doc sembrerebbe volere sul territorio. Alla luce di questi dati sarebbe bene, quanto meno per sfuggire alla ridicolaggine, correggere un po’ il tiro.

Ammettiamo solo per un attimo che invece siamo noi che abbiamo le ossessioni, che abbiamo ascoltato troppi discorsi del sig. Limentani “che ero io quello del libro di Primo Levi”, che siamo un po’ scossi perché il nonno dell’amico ha il numero sul braccio e bla e bla,  e che invece il ministro vede giusto e il piccolo rom da convivente del topo diventa un topo nel formaggio…. Beh, perché non sottoporre al rito delle impronte i bambini che in Campania e in larga parte del sud potrebbero evadere l’obbligo scolastico? E ancora, perché non ai preti che sovente si macchiano del reato di pedofilia? Il pavido pd e l’irruente idv, ma anche quei leader che stanno organizzando stancamente il rientro nella politica partitante, sarebbero disposti a chiedere che venga assegnato il Nobel per la pace agli zingari che mai hanno mosso o provocato guerre? O, più banalmente, se la sentono di organizzare un corteo per loro prima dell’autunno?  O anche a loro la crisi di civiltà non interessa?

Tiziana Ficacci
, www.nogod.it
(vedi anche 16/5/08)

3/7/08 - I leghisti rubano i bambini rom (2)

Che fine ha fatto la giovane rom accusata di aver rapito un bambino scatenando la vergognosa razzia di Ponticelli? E veramente la sua intenzione era quella di rapire un bambino? Una antropologa dell’Università di Firenze, la professoressa Sabrina Tosi Cambini, ha pubblicato uno studio sull’argomento prendendo in esame casi che vanno dal 1986 al 2007 analizzati partendo dall’archivio dell’Ansa per finire ai fascicoli del Tribunale. Lo studio della prof. Tosi Cambini è parte di una ricerca commissionata dalla Fondazione Migrantes all’Università di Verona. Secondo lo studio non c’è stato, nel periodo preso in esame, nessun episodio di rapimento. In parecchi casi in cui vengono denunciati i nomadi, che sono interrogati sovente in modo moralmente riprovevole, si scopre che le sparizioni e i rapimenti sono quasi sempre imputabili alla stretta cerchia familiare. Risulta dallo studio che molte indagini si svolgono in base a stereotipi, tipo la mamma italiana è sicuramente più attendibile di una zingara.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Rom in Europa, situazioni a confronto :

Italia – Il governo prevede di mettere in atto un censimento dei nomadi a Roma, Napoli e Milano. Il prefetto di Roma rifiuta di prendere le impronte digitali ai piccoli rom, a Scampia sono già iniziati i rilevamenti che prevedono anche la schedatura sulla religione

Francia – I comuni con più di 5mila abitanti devono avere aree di accoglienza per i nomadi. Da due giorni è in vigore una legge che prevede la schedatura di 13enni pericolosi. Ovviamente anche francesi

Germania – Ai rom, considerati una minoranza nazionale, sono destinati alloggi e sussidi per il vitto. Per chiunque violi la legge, è prevista l’espulsione.

Spagna – Qui vengono ospitati circa 800mila rom (in Italia sono 130mila). Fin dagli anni Ottanta sono stati avviati programmi di sviluppo e integrazione in ogni regione.

 


28/6/08 – L’azione concreta dei governi nei confronti dei privilegi economici ecclesiastici costituisce un indicatore infallibile del grado di riformismo. Nell’ultimo secolo di storia, sempre le grandi forze riformiste in Europa hanno messo in dubbio e ridotti nei fatti i privilegi economici di cui gode la Chiesa; sempre i regimi reazionari li hanno aumentati… A questo punto, rimane soltanto da chiedersi se in Italia sia ancora mai apparsa una grande forza riformista e modernizzatrice. Ma se un giorno batterà un colpo, il primo sarà alle porte del Vaticano. (Curzio Maltese, La questua, Feltrinelli, € 14)

Cicero è un sobborgo di Chicago, noto per aver dato i natali ad Al Capone e a Paul Casimir Marcinkus. Nato nel 1922 da una famiglia di immigrati lituani, il padre è un lavavetri che mantiene con fatica i cinque figli. A 13 anni si iscrive ad una scuola della diocesi e successivamente si trasferisce nel seminario di Munderlein (Illinois) dove studia filosofia e teologia. Nel 1947 è sacerdote in una parrocchia di quartiere a Chicago. Nel 1950 è a Roma a studiare Diritto canonico. Nel 1952 viene invitato a frequentare uno stage presso la sezione inglese della Segreteria di Stato su segnalazione dei professori dell’Università Gregoriana che avevano indicato il suo nome al segretario particolare di Pio XII, monsignor Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI. Durante il Concilio Vaticano II si occupa della logistica dei vescovi che, da tutto il mondo, giungono a Roma. La sua carriera spicca il volo con i viaggi apostolici di papa Paolo VI, al quale intanto ha insegnato l’inglese. Nel 1969 è vescovo e viene trasferito allo Ior. Nel 1972 è coinvolto in uno scandalo per titoli azionari falsificati che il Vaticano ha acquistato dalla mafia. L’indagine, svolta dalla Fbi, si conclude con un proscioglimento di Marcinkus, ma da il la alla  negativa reputazione del prelato. Sono gli anni di Michele Sindona e poi di Roberto Calvi,  presidente del Banco Ambrosiano, con cui lo Ior è in affari. I modi di agire di Paul Marcinkus sono così spicci che si attira parecchie critiche. Una su tutte è quella del patriarca di Venezia Albino Luciani  che, nel ’75, ebbe con lui degli scontri inerenti la cessione della Banca Cattolica del Veneto al Banco Ambrosiano senza essere neanche avvertito. Quando Luciani divenne papa col nome di Giovanni Paolo I manifestò l’intenzione di rimuovere Marcinkus, opera non portata a termine per la prematura scomparsa del papa che, in molti, videro con sospetto. Karol Wojtyla, papa Giovanni Paolo II, successore di Giovanni Paolo I, che pur conosceva la spregiudicatezza di Marcinkus, lo prende in estrema simpatia, lo nomina arcivescovo e nel 1981 lo promuove presidente della Pontificia commissione per lo Stato della Città del Vaticano. Il finanziere si occupa della vita economica dello Stato e, in questa veste, è ricordato con grande affetto dai lavoratori, che godono grazie al suo operato di enormi privilegi economici e fiscali.
La banca vaticana fa da intermediaria alle società fantasma per le operazioni di Calvi che nel 1992 muore impiccato sotto un ponte a Londra. Marcinkus viene tirato in ballo per le lettere di patrocinio che lo legano alle società e sulle quali, indirettamente, il banchiere di Dio esercita il controllo. Prove che portano gli inquirenti a chiedere il suo arresto per concorso in bancarotta fraudolenta, mai concesso dal Vaticano.
Il cardinale Segretario di Stato Agostino Casaroli,  negozia con il governo italiano un accordo con il quale lo Ior versa 244 milioni di $ ai creditori dell’Ambrosiano quale risarcimento. Praticamente una ammissione di colpevolezza. La cifra viene raccolta anche grazie all’aiuto dell’Opus Dei che, come compenso, riceve lo status di prelatura personale del papa (con una modifica del Diritto canonico). Giovanni Paolo II  indice nell’83 un Anno santo straordinario per rimpinguare  le casse vaticane, dissanguate dopo il pagamento ai creditori.
Nonostante i danni provocati, Marcinkus è rimasto a capo dello Ior fino all’89, sempre difeso da Giovanni Paolo II. In molti, probabilmente per nobilitarlo, pensano che abbia finanziato Solidarnosc. Pecunia non olet, e senza soldi - forse - la storia dell’Occidente avrebbe potuto essere diversa. Tracce di una “operazione Polonia” sono state trovate nei verbali del consiglio di amministrazione dell’Ambrosiano.
Ad oggi, nonostante le voci sulla vita ambigua di Marcinkus, sono acclarate solo le sue operazioni finanziarie funamboliche. Nulla è emerso sull’assassinio di papa Luciani, nulla sulla sua relazione amorosa con una nota attrice francese, e probabilmente nulla emergerà su eventuali legami con la triste vicenda di Emanuela Orlandi. E’ morto in una cittadina dell’Arizona dove aveva funzione di viceparroco (ma in molti dicono di averlo visto durante il suo “esilio americano” a passeggio nelle strade romane o attovagliato  nel ristorante di via della Rosetta).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


26/6/08 – Finalmente si mangia !

Tutto si può fare: due matrimoni, cinque figli, lifting, governi, squadre di calcio, processi, avventure, riforme… ma non tutto si può ottenere. Se ci si sposa in chiesa (che non è obbligatorio) e si dice si alla suggestiva formula finché morte non vi separi, e poi si decide di divorziare (anche questo non è obbligatorio), ci devi stare. L’ostia, che è stata il nucleo del comico fine settimana del cavaliere (che però aveva un bel cappello), è al centro del dibattito cattolico dopo la visita papale a santa Maria di Leuca, durante la quale Benedetto XVI ha distribuito la particola poggiandola sulla lingua dei fedeli inginocchiati. Dopo il Concilio Vaticano II le Conferenze episcopali si sono impegnate a distribuire l’ostia nelle mani dei fedeli che la accolgono in piedi. Del resto dopo il motu proprio che ha ripristinato l’antico rito di san Pio V, gli sfarzosi paramenti liturgici ( http://www.nogod.it/vaticanfashion.htm ) , l’approvazione degli statuti dei neocatecumenali, le braccia tese ai lefebvriani, il ritorno all’antico per la distribuzione dell’ostia consacrata non sorprende. Il dibattito dopo la trasferta pugliese è esploso anche in rete: i siti di apologetica tutelaeucarestia.org, totustuus.it, sono sommersi dai commenti dei cattolici che approvano la mossa papale.
Per quanto questo dibattito mi sia distante (forse meglio sarebbe dire estraneo), mi sembra che meriti rispetto, al contrario della richiesta avanzata dal primo ministro all’intimorito vescovo di Tempio Pausania. Buffonesco e simpatico, certo, ma terribilmente ingerente nel rituale della Chiesa cattolica. Se un rappresentante istituzionale così importante per l’Italia chiede perentoriamente cambi di regole per una parte di cittadini (divorziati e cattolici), come potremo tacitare i grilli dettanti del clero agli  italiani (anche non cattolici e felicemente coniugati e/o allegramente singoli)?   

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


24/6/08 - Oggi va un calcio di destra, muscolare, veloce, egoista, utilitaristico, che non pensa allo spettacolo. Per fortuna ci sono i creativi, gli innovativi. Gattuso è la destra e Totti la sinistra: uno è il muratore, importante per costruire la casa, l’altro è l’architetto che la fa bella. La sinistra moderata è Iniesta del Barcellona, l’estrema sinistra è Ibrahimovic (Luis Cesar Menotti, ct dell’Argentina campione del mondo ’78)

Il giorno prima della partita con la Spagna nei tg nazionali il calciatore Gattuso, certo di avere la vittoria in tasca, dichiarava spavaldo “che paese sarà mai quello che fa sposare in chiesa (sic) gli uomosessuali”? Un paese normale gli avrebbe consegnato il cartellino nero per omofobia e insulto alla madre lingua. E’ anche per  opinion leader come questi che l’Italia resta al palo, e se il calcio è cosa di pochissimo conto, per molti di noi irrilevante, ben altri pali più dolorosi infilzano la nostra quotidianità. Ad esempio i grandiosi giornalisti rai: come giudicare Amedeo Goria intervistatore di re Juan Carlos di Borbone? Tale la figura del giornalista che il nostro animo repubblicano ha di colpo desiderato il ritorno del monarca con annesso boia per i periodistas .
Ancora abbiamo negli occhi la pletorica riunione del pd che ha affrontato grottesche questioni, inconsapevoli che la formazione è il combinato di due partiti screditati (pci e dc anche se con nomi rinfrescati) che già dagli anni ’70 non capivano dove andava il mondo. Un partito di opposizione che offre su un piatto d’argento il monopolio di idee razionali (ambiente, sicurezza, istruzione) alla destra, mentre chiede di sciogliere il gruppo socialista europeo tentando di esportare una vistosa anomalia – perdente - solo italiana. Nel frattempo gli spagnoli dei quarti di finale, quelli del partito popolare, eleggevano per la prima volta un segretario femmina, Maria Dolores de Cospedal. Bella 43enne è separata, madre da divorziata e con inseminazione artificiale, assolutamente d’accordo con le maggiori svolte dei socialisti negli ultimi quattro anni, dal matrimonio omosessuale al divorzio veloce. E’ invisa alla Conferenza episcopale, ma Mariano Rajoy, sfidante di Zapatero nella ultima competizione, è consapevole che ormai la Chiesa spagnola ha perso il suo appeal sulla gran maggioranza dei cittadini, e che se vorrà, fra quattro anni, sconfiggere i socialisti, il terreno potrà essere quello dell’economia o dell’immigrazione, non certo un anacronistico passo indietro sui diritti civili. Per amore di quiete e per salvarci il fegato, tralasciamo le metropolitane che funzionano, l’allegria delle città, l’economia che tira (ricordate Prodi che non ci stava al sorpasso del pil pro-capite? Beh, ieri è stato riconfermato), Javier Bardem e Penelope Cruz, il gazpacho, il museo Guggenheim di Frank Gehry che mai il sindaco di Bilbao demolirebbe… cose che fanno della Spagna il paese più ottimista d’Europa. A noi pd, pdl, Gattuso e Materazzi, tamarri made in Italy.  
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

22/06/08 – Che bruci la cittàà/o viva nel terroree/nel giro di due oree/finisce tutto quantoo...

Distruggere è più facile che costruire.
Sembrerebbe questa la logica che fin qui ha guidato il sindaco moretto scelto dai romani: risulta incomprensibile la furia contro l’Auditorium, esemplare sul piano urbanistico e culturale; la rabbia contro la Festa del cinema, il cui ridimensionamento potrebbe essere comprensibile ma non ammissibili i toni utilizzati; l’accanimento contro i menù etnici, non fondamentali è ovvio ma un piccolo strumento di conoscenza del mondo per gli scolari; il livore contro la notte bianca, certamente non vitale ma che trasmetteva socialità e senso di sicurezza ai cittadini. E’ meglio stendere un velo (pesante però) sulla questione della intitolazione della strada ad Almirante, capo del msi che è uscito, se possibile, ancora peggiore da questa storia. L’uso sconsiderato della toponomastica aveva già colpito i sindaci Rutelli e Veltroni che l’hanno utilizzata in maniera personalistica e offensiva per la città,e probabilmente dovremo rassegnarci a considerare la mappa della città il bottino del vincitore. Ma incomprensibile è l’astio di Alemanno sulla teca dell’Ara Pacis. Sullo splendido altare di Augusto, coperto da una teca di vetro neoclassica progettata da Morpurgo nel 1938, aveva già messo unghie rapaci il sindaco Rutelli decidendo di sostituire, piuttosto che aggiungere, una nuova struttura,  affidando  senza appalto la progettazione a Richard Meier. Probabilmente il lavoro così vituperato del grande architetto (che in città ha edificato una apprezzabile chiesa in zona Tor Tre Teste) patisce questo “peccato originale”. Ma misterioso, se non con “altre letture”, è il malanimo del sindaco moretto sul manufatto, che lo ha spinto  addirittura a stanziare una cifrona per smussare angoli e abbattere muretti, accarezzando l’ego di architetti a digiuno da tempo perché bocciati dal metro della meritocrazia utilizzato nei grandi concorsi internazionali. Concorso che invece ha vinto l’architetto anglo-iraniana Zaha Hadid  che nel 2009 consegnerà alla città eterna il Maxxi, museo per l’arte contemporanea del quale, passando per via Guido Reni in zona Flaminio, si scorgono le forme sinuose. Piaceranno le morbide curve agli amministratori della città? Dovremo rivalutare (che Dio se c’è ci fulmini…) i papi che si sono succeduti e non hanno distrutto quanto fatto dai loro predecessori lasciandoci una città bellissima? Possibile mai che i Borgia, Farnese, Piccolomini, Borghese… avessero il senso del limite e il buon gusto che difetta agli amministratori capitolini?  
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

19/6/08 – Santità sospesa.

I rettori delle università pontificie, Rino Fisichella della Lateranense e Giovanni Ghirlanda della Gregoriana, hanno presentato il convegno in onore di Pio XII per il 50° anniversario della sua morte che si svolgerà a novembre nei due atenei. Sarà accompagnato dalla mostra fotografica su “l’uomo e il pontificato” ospitata in Vaticano da ottobre a gennaio. Durante la conferenza stampa si sono sprecati i complimenti alla grandezza del magistero di papa Pacelli, richiamato più volte come l’ultimo papa romano (ed è suonato come un ricordati fratello… al sindaco moretto!). Per il momento, ed è stato Federico Lombardi, moderatore del convegno e direttore della sala stampa vaticana a ricordarlo ai giornalisti presenti, la causa di beatificazione è ferma. L’8 maggio del 2007 i cardinali e i vescovi riuniti nella Congregazione delle cause dei santi approvarono all’unanimità le virtù eroiche di Eugenio Pacelli, ma l’iter si è bloccato per espressa volontà di Benedetto XVI che intenderebbe approfondire le ricerche negli archivi vaticani. Probabilmente il papa non vuole aggiungere sale sulla ferita del mondo ebraico che ha una forte ostilità nei confronti di questa/o figura/o. Qualcuno ricorderà la penosa gazzarra montata lo scorso anno dal nunzio apostolico a Gerusalemme che annunciò di non partecipare alla giornata del ricordo della Shoah se non fosse stata rimossa la didascalia, ritenuta offensiva, sotto la fotografia di Pio XII allo Yad Vashem. La scandalosa protesta rientrò anche grazie alla freddezza dei rappresentanti di altri paesi (perfino dell’Italia) che avrebbero presenziato al ricordo.  Come si sa la didascalia recita : “eletto nel 1939, il papa accantonò una lettera contro l’antisemitismo preparata dal suo predecessore. Anche quando i resoconti sulle stragi degli ebrei raggiunsero il Vaticano  non reagì con proteste scritte o verbali. Nel 1942 non si associò alla condanna espressa dagli Alleati per l’uccisione degli ebrei. Quando vennero deportati da Roma ad Auschwitz non intervenne”. Fatti che nessuno storico è stato in grado, a tutt’oggi, di smentire.  Per quanto la chiesa cattolica ci abbia abituato a immoralità di tutti i tipi, sembrerebbe che Benedetto XVI voglia fare a meno delle beatificazioni scandalose percorse con disinvoltura dal suo predecessore. A questa momentanea campana a morte suonata per Pio XII va anche ricordata la mancata beatificazione di padre Leone Dehon anche lui un forte antisemita. Bella promozione per Rino Fisichella che ha preso il posto di Elio Sgreccia all’Accademia per la vita. Si mormora nei sacri palazzi che grande vanto gli ha portato la sua presenza ad annozero nella puntata sulla pedofilia che ha confermato il suo  appeal con i media, ormai la virtù principale richiesta a qualsiasi persona intenda fare politica. L’arcivescovo è stato omaggiato (in maniera imbarazzante) dal presidente della Camera e del Senato. Pare che ormai alla messa del mattino (è il cappellano di Montecitorio) c’è più folla che ai saldi della Rinascente.
Tiziana Ficacci
, www.nogod.it

16/6/08 – Ad occhi chiusi.

Il papa ha ricevuto il presidente americano nella torre di San Giovanni che è l’unico posto del Vaticano che ha una stanza semiovale. Il protocollo diverso dal solito, la passeggiata nei giardini, i mottetti ascoltati sulle seggiole viennesi, lo scambio delle foto, sono una testimonianza tangibile che per la Santa Sede e la Casa Bianca la religione è materia di rilevanza pubblica. Lo show andato in onda anche negli Usa sarà utile per il candidato repubblicano che aspira al voto latino? Esclusa, almeno per il momento, la conversione, che non sembrerebbe rientrare nei desiderata  di Laura Bush di solida fede metodista. Nelle stesse ore in cui il presidente passeggiava col papa, Barack Obama faceva visita ad una comunità religiosa, dove ha  spiegato che per lui la fede è stata un veicolo efficace per comprendere i valori universali che rappresentano il suo impegno civile per l’America. A differenza di Bush, Obama manifesta un pensiero politico contrario ad ogni forma di fondamentalismo religioso e/o teo-con, ma esprime una visione politica che è comunque espressione pubblica di valori religiosi. Sembra un modo di far digerire la religione anche a chi non la condivide. Sarà mai realizzabile un mondo senza questa visione? E’ possibile che l’umano ha bisogno di attaccarsi al sovrannaturale per vivere? Per intanto in Italia la ola al papa è fortissima nei tg rai e mediaset, e si sono sviluppate anche particolari tecniche di inquadratura per moltiplicare il pubblico. E se le piazze sono piene è giusto dare la notizia in apertura anche se i lavoratori muoiono (e i sindacati tacciono e illogicamente continuano a esserci), e il mondo cambia (ma è inutile raccontare specie se c’è il calcio). Nessun giornalista nota che mentre la chiesa afferma con sempre più vigore il diritto della religione (cattolica) nella sfera pubblica, personalità pubbliche si affidano all’abbraccio della chiesa, esattamente come le masse disperate del mondo arabo (e non solo) si rivolgono all’islam. Affrettando spensieratamente la corsa verso lo scontro tra religioni che minaccia di lacerare il tessuto sociale globale. Ma è più facile (e si conserva il posto) inquadrare il simpatico piedino di Bush mentre ritma il mottetto offerto da Benedetto XVI.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it 

13/6/08 – La mela di Eva.

E’ già successo che il vincitore delle primarie
si scelga come vice il rivale sconfitto. Ovviamente non stiamo parlando di Veltroni, che meglio (o meno peggio) avrebbe fatto a prendersi come vice Bindi invece che l’esile Franceschini, ma di Obama e Clinton. E se il deludente duo Veltroni-Franceschini è di fatto storia, è tutta ancora in movimento la campagna presidenziale americana. Tanto per rimanere nel mood obamiano anche John Kennedy nel ’60 si prese come vice l’avversario che aveva sconfitto. I sostenitori di Hillary hanno promosso una petizione on line per sollecitare Barack a sceglierla. Qualsiasi sia la decisione che prenderà è certo che Clinton sarà ad agosto alla convention di Denver sostenuta dai suoi 2000 delegati che potranno condizionare l’immagine e il sostegno del senatore dell’Illinois. Clinton non è certo tra i candidati al primo posto nella lista dei vice di Obama: troppo donna, troppo brava, troppo ’90, troppo “autonoma”, troppo sposata con marito ingombrante. Come sostiene il NYTimes se Obama dovesse scegliersi come vice Hillary, vuol dire che ha ceduto a pressioni, e questo lo renderebbe debole; se non sceglie Hillary come vice, corre il rischio di perdere pezzi importanti mettendo a rischio la sua elezione. Mancano tre mesi all’appuntamento di Denver e le danze sono appena iniziate. Sembra di leggere quella vecchia storia… Eva ha dato la mela ad Adamo che è stato cacciato dal paradiso, o Eva ha dato la mela ad Adamo che è finalmente uscito dalla passività per conoscere il bene e il male? Risposta che Obama, frequentatore di pastori e chiese, avrà il tempo di preparare.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

9/6/08 – Manovre.

Il cardinale Camillo Ruini giovedì lascerà definitivamente il suo incarico di vescovo vicario del papa e, probabilmente il 24 giugno, giorno di san Giovanni, la SS conferirà l’incarico al successore cardinale Agostino Vallini, un nome con cui i romani, già vessati dal sindaco moretto, dovranno fare i conti.  Dal nuovo ufficio in viale Vaticano 42 il cardinale Ruini lancerà un progetto culturale che può essere così riassunto: il cristianesimo è un modo di fare cultura e dunque serve a cambiare la società. Per aderire al progetto non importa essere bravi cattolici; chiunque, purché accetti le regole antimoderne che comportano qualsiasi proibizione di scegliere liberamente della propria vita e della propria sessualità, è del club. Particolarmente graditi nel circolo politici che, senza rossore, tolgono fondi ai cittadini del proprio paese (dalla scuola alla salute) per darli alla Santa Sede.
Lascia invece la diocesi di Firenze il cardinale Ennio Antonelli che andrà a ricoprire il prestigioso (e ahimè foriero di disgrazie per i sudditi italiani) consiglio per la famiglia, già presieduto da Lopez Trujillo morto ad aprile. Di Antonelli ricordiamo un decalogo per il bel matrimonio stilato, con tutta evidenza, da un maschio che ignora sentimenti, gusti e priorità delle donne. Probabile che il posto nella curia fiorentina sarà coperto dal vescovo Giovanni Betori attuale segretario della Cei.
Il dialogo nella verità e nella carità: orientamenti pastorali, è la guida che il cardinale Jean-Louis Tauran ha scritto per orientare i suoi colleghi impegnati nel dialogo inter-religioso. Le linee guida si incentrano sui dieci comandamenti (ovviamente quelli ad uso del cattolicesimo, ampiamente stravolti rispetto alle tavole date a Mosè così come raccontato nell’Antico testamento) e, come sempre per il mondo cattolico, il dialogo con le altre religioni poggerà sulla presunzione che il cattolicesimo sarà il capofila essendo depositario della verità. Tiziana Ficacci, www.nogod.it

6/6/08 – La culla del diritto.

Grave sconfitta per il gay pride romano di domani che si concluderà a piazza Navona. La vicenda è nota: gli organizzatori della sfilata avevano ottenuto già da due mesi il permesso per sfociare, dopo un breve corteo, a piazza San Giovanni. Retromarcia della questura a manifesti già stampati e affissi in città perché nelle stesse ore all’interno della basilica c’è un concerto a conclusione di un convegno dell’Università Lateranense. La spiegazione non tiene, anzi denuncia un grave pregiudizio da parte della autorità preposta, che si premura di non mischiare il sacro col profano. E questo non gli compete perché la questura ha il compito di vigilare sull’ordine pubblico, e, a memoria d’uomo (e di donna) mai un gay pride ha creato problemi di ordine pubblico. Grave, gravissimo anzi, che il ministero dell’Interno non sia intervenuto a bloccare questa censura che, di fatto, emette un giudizio amministrativo sul gay pride. Ricordiamo che nel 2000, anno del giubileo cattolico, un simile tentativo di censura venne ventilato dalla Santa Sede che riteneva dissacrante che le vie della città potessero essere solcate da omosessuali provenienti da tutto il mondo. In quel caso il ministro dell’Interno Amato oppose alle pretese del Vaticano la Costituzione italiana che sancisce il diritto di manifestare liberamente e pacificamente. E se a questo aggiungiamo l’inopportuna questione del reato di immigrazione abbiamo fatto tombola. Una norma fatta per soddisfare la parte più frustrata e rissosa dell’elettorato di destra e che, nei fatti, sarà irrealizzabile. Ma che serve a sporcare ancora di più l’immagine del nostro paese, mostrandoci al resto del mondo come xenofobi e razzisti (non lo siamo proprio tutti).  
Tiziana Ficacci, www.nogod.it


3/6/08 –  (S)cortesie per l’ospite
L’unico modo
che abbiamo per far sentire la nostra voce all’Iran è trattarlo male. Se ne sono accorti a Teheran, dove non pochi giornali hanno notato la differenza con la quale fu invece accolto a Roma l’ex presidente Khatami. Con la nostra scelta favoriamo in quel Paese la componente riformatrice. E poi c’è un problema di coscienza: come si fa a stringere la mano ad uno che vuole distruggere Israele e mette a morte gli omosessuali? (Antonio Polito, direttore il Riformista)
La scia di delitti contro l’umanità che porta con sé, a cominciare dallo sterminio degli omosessuali e degli oppositori politici e delle donne, ci indigna profondamente e vogliamo che lo senta chiaramente anche nelle questioni economiche che certo verrà a trattare (Alba Montori, Fondazione Massimo Consoli)

Appena un anno fa Mahmud Ahmadinejad, ospite della Columbia University di NY, negò l’esistenza di omosessuali nel suo paese. In effetti bisogna riconoscere che durante la sua presidenza si è dato parecchio da fare per de-omosessualizzare il paese. L’articolo 109 del codice penale iraniano sanziona il lavat (sodomia) con la morte, benché la decisione spetti al potere discrezionale del giudice. Dal 1980 ad oggi circa 4.000 " froci" hanno provato il cappio del boia dopo le torture della polizia morale.
Ricordiamo l’uccisione di Makwan Maloudzadeh, un ventunenne colpevole di aver consumato una relazione otto anni prima del processo, quando aveva solo 13 anni. Fu impiccato il 5 dicembre in una città vicino ai confini del Kurdistan.
Abitualmente le impiccagioni avvengono nelle piazze affinché siano di monito. L’ammonimento e il buon esempio sono il compito della polizia morale, che gira per le città punendo le donne che allentano per il caldo il nodo dell’hijab facendo intravedere la frangia, o che, per una tenace e incolpevole vanità, cedono ad uno spolverino più avvitato. E’ stata diffusa dal settimanale sportivo  www.shirzanan.com, la storia di Shahnaz Mirheidari, due volte medaglia d’argento di karate e ora espulsa dalla squadra femminile nazionale per aver indossato un hijab troppo colorato. Lo sport comunque, non è una cosa per donne, perché i corpi assumono atteggiamenti troppo provocanti e coprirli con drappi non basta.
Il presidente iraniano è stato sindaco di Teheran, e a lui si devono norme di segregazione impensabili in altre città del mondo. Ascensori separati per uomini e donne, taxi, autobus, parchi… nei giardini per le donne sono stati addirittura piantati alberi altissimi per evitare di turbare lo sguardo maschile. Le donne possono essere visitate solo da dottoresse, è stato vietato l’uso della bicicletta ed è allo studio una bici che sia in grado di coprire con una sorta di cabina il sensuale movimento delle gambe che pedalano.
Anche – ma non solo – per questo, molti di noi non daranno il benvenuto al presidente iraniano a Roma per la conferenza della Fao. Questa sera alle 20 appuntamento in piazza del Campidoglio.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


1/6/08 – Il papa gioisce per il nuovo clima politico italiano. E’ un’ingerenza nella vita politica di uno Stato laico? (risponde Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera) Non vedo nessuna ingerenza. Anzi, vedo un arricchimento soprattutto per noi che abbiamo responsabilità politiche. Ci serve a verificare e a confrontare le nostre azioni.

La fede religiosa sarà per il 21° secolo quello che l’ideologia è stata per il 20°. Ad affermarlo è l’ex premier britannico Tony Blair, in una lunga intervista rilasciata al settimanale Time alla vigilia dell’inaugurazione a NY della Faith Foundation, che nasce per favorire il dialogo tra le fedi. Nei dieci anni in cui è stato primo ministro, Blair, che ha avuto il merito di modernizzare il suo splendido Paese, si è attenuto in maniera scrupolosa al motto del suo portavoce Campbell We don’t do God, aspettando di terminare il suo incarico per convertirsi al cattolicesimo, religione di sua moglie Cherie. Nella bella intervista Blair dice: “la cosa più terribile che può accadere in politica è quella di avere paura di non riuscire a fare la scelta giusta, la fede può sostenerti, ma non certo dirti quale è la cosa giusta”. . Il leader laburista ha più volte sostenuto che non è possibile arrivare a una pacificazione tra popoli e religioni se non rivalutando le fedi e i loro sistemi di valori, e da ottobre questo sarà il tema del suo insegnamento nel corso Fede e globalizzazione presso l’Università di Yale. (vedi anche 14/3/08)
El Paìs, quotidiano spagnolo vicino al governo, critica un po’ l’eccesso di zelo del primo ministro Zapatero nell’impegno contro l’episcopato, considerato dal quotidiano ormai domato. Per comprendere questa presa di posizione del quotidiano, occorre guardare il documento preparato per il prossimo congresso del Partido popular - dove verranno decise le sorti di Mariano Rajoy sconfitto per ben due volte dal socialista Zap - dove al posto del consueto riferimento all’umanesimo cristiano, ora c’è scritto democrazia, libero mercato, diritti umani. Sembrerebbe che i popolari riconoscano che le elezioni sono state perse anche per la vicinanza con la chiesa cattolica. Va, per amore di verità, sottolineato che il Pp da tempo aveva allentato la stretta mortale con il clero. Basti ricordare che già il governo guidato da Jose Maria Aznar (numerario dell’Opus Dei) aveva riconosciuto i diritti delle coppie omosessuali, approvato la legge sull’aborto e, soprattutto aveva commissionato un sondaggio in cui la chiesa risultò al primo posto tra le istituzioni più screditate e disoneste. Tempi cupi, sembrerebbe, per il cardinale Antonio Maria Rouco Varela, presidente della Conferenza episcopale spagnola fortemente voluto da papa.
Il 6 giugno il nostro presidente del Consiglio si recherà da papa, mentre il cattolicesimo italiano piagnucola per la mancanza di riferimenti forti nel governo. Certo sostenere che non ci sono ministri cattolici come ha garrito Famiglia cristiana sembra una sciocchezza. Gli ottimisti dicono che Berlusconi, dipendente dai sondaggi, si è accorto che la chiesa non sposta voti e i temi etici usati come bandiera elettorale portano rogna, come ha dimostrato la lista pazza di Ferrara. Gli ottimisti continuano a dire che il premier tollererà qualche intervista di Roccella, qualche sciocchezza di Carfagna, un paio di dichiarazioni di Giovanardi e poi tirerà dritto. Vedremo (ma senza troppe aspettative).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


31/05/08 - Gay news, un po' gaie e un po' meno.

Sarà per il buon vento che soffia dalla California, dove qualche settimana fa, seguendo l’esempio del Massachusetts, è stato dato semaforo verde ai matrimoni gay, oggi lo Stato di New York ha deciso di riconoscere le unioni celebrate negli altri Stati.
Dita incrociate invece per il gay pride che si svolgerà domenica a Mosca. Lo scorso anno la polizia arrestò molti manifestanti, arrivando a fermare per qualche ora l’europarlamentare Cappato e l’allora deputato di Rc Luxuria. Oggi, come lo scorso anno, grande oppositore della manifestazione è il sindaco di Mosca Luzhkov. La Chiesa ortodossa, riesumata da Putin che la utilizza per le sue strategie di incremento demografico, fa sentire la sua voce reazionaria. Gli omosessuali moscoviti guardano con cauto ottimismo al nuovo presidente Medvedev che è sembrato turbato dalle reprimende di Amnesty International sulla speciale discriminazione omofobica della Russia.
Dopo la libertà sessuale della Rivoluzione del 1917, quando non venivano puniti rapporti omosessuali tra adulti consenzienti, i sovietici dovettero fare i conti con Stalin che puniva gli atti contronatura con l’incarcerazione fino a 8 anni. Eltsin fu molto liberale con l’omosessualità, anche se fino al 2000 rimase nella lista delle malattie psichiatriche.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


30/5/08 - San Nicola da Fasano di Puglia
 
Nicola Latorre, senatore in quota D'Alema, vicecapogruppo del Pd al Senato, teme l'uso politico della religione e della Chiesa. Quello che gli crea inquietudine, dice al Corriere della Sera intervistato da Maria Teresa Meli, non è tanto l'apprezzamento che papa ha fatto del clima politico che si è creato dopo il risultato elettorale, ma il rischio che può comportare il rapporto tra Chiesa e potere. In particolare Latorre trova preoccupante il passaggio del discorso papale alla Cei in cui ha affermato che occorre resistere a ogni tendenza a considerare la religione, e in particolare il cristianesimo, come un fatto soltanto privato.
Secondo il senatore i valori della laicità dello stato sono fondamentali, e ritiene che il tema dei rapporti tra religione e politica  non sono delegabili solo ai cattolici ma anche al pensiero laico.
Quanto alla accusa di essere definito anticlericale (ammesso che sia una accusa aggiungiamo noi), il senatore dice che segnalare il problema dell'uso politico della religione non significa asumere una posizione anticlericale. Qualcosina si muove, forse, anche nel Pd. Vai Nicola !

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

29/5/08 – Un iraniano a Roma

Basta una semplice accusa di sodomia per far finire col cappio al collo ragazzi giovanissimi colpevoli di amare altri ragazzi. In Iran è concessa la transessualità e messa a morte l’omosessualità: una contraddizione di un paese che nella sua carne sociale è più tollerante del potere forcaiolo. (Mario Cirrito, redazione Babilonia)

… il nostro pieno sostegno in difesa del popolo iraniano oppresso da una tirannia fanatica che priva i cittadini di ogni libertà, a cominciare da quello delle donne e degli oppositori politici, nonché di coloro che esprimono una diversità sessuale. (Riccardo Pacifici, presidente comunità ebraica romana)

Dal 3 al 5 giugno a Roma si svolgerà la Conferenza Internazionale sulla Sicurezza Alimentare e la delegazione iraniana sarà capeggiata da Mahmud Ahmadinejad. L’appuntamento della Fao tratterà argomenti che dovrebbero essere prioritari nell’agenda (e nei cuori) di ogni governo, e infatti in quei giorni saranno in città tanti leader politici e molti saranno quelli che approfitteranno dell’appuntamento per scambiare opinioni con i nostri ministri. Secondo fonti diplomatiche iraniane il presidente avrebbe desiderato incontrare Berlusconi anche se è certo al 99% che la richiesta non sarà accolta. Il ministro degli Esteri Frattini ha rilasciato una intervista al Financial Times in cui dichiara che il governo si unirà agli Stati Uniti e ai paesi europei nell’adottare la linea dura nei confronti dell’Iran. Immediata la risposta del portavoce del ministro degli esteri iraniano Mohammad Ali Hosseini che ha dichiarato che il governo italiano deve avere una posizione più realistica sul programma nucleare pacifico dell’Iran e di non farsi influenzare da altri governi. Il sindaco di Roma potrebbe essere tentato di ricevere il presidente iraniano, ma con le gatte da pelare che ha con la teppa più inquieta del suo partito, è difficile che si tuffi in questa trappola. Rimane probabile l’incontro con il presidente Giorgio Napolitano che terrà il discorso di apertura alla Conferenza e che riceverà i leader politici stranieri in una cerimonia al Quirinale. E per un leader in cerca di accreditamento come Ahmadinejad, una foto mentre stringe la mano di un presidente è una opportunità da cogliere al volo. Quanto al papa, che pure l’iraniano aspirerebbe a conoscere, sembra che sua santità riceva i leader in collettiva, e comunque quel red carpet che ha già visto sfilare tanti mostri, non ci riguarda.
Il quotidiano il Riformista ha lanciato una campagna di sensibilizzazione sul presidente iraniano ricordando i giovani che nelle prigioni della repubblica islamica aspettano il boia, e per fissare alcuni principi minimi  che devono guidare il nostro paese nei rapporti con l’Iran, al quale hanno immediatamente aderito i ministri degli Esteri, il vero e l’ombra, Frattini e Fassino. L’intero appello si può leggere sul sito www.ilriformista.it
Se dall’Iran ci arriva la minaccia nucleare, ci scalda un po’ il cuore la notizia che giunge da Berlino, dove è stato aperto il memoriale per gli omosessuali vittime del nazismo. Inaugurato domenica dal sindaco di Berlino Klaus Wowereit, sorge vicino alla Porta di Brandeburgo e confina con l’installazione eretta nel 2005 in memoria dello sterminio degli ebrei. E’ un grande parallelepipedo  di cemento grigio chiaro, su una delle pareti si apre una finestra e dentro si vede un film in b/n che racconta un bacio lungo e passionale di due giovani uomini. Poi il film cambia per lasciare il posto a un bacio lungo e passionale di due donne. Gli omosessuali furono sterminati a decine di migliaia durante il regime hitleriano. Il paragrafo 175, la legge contro la sodomia, venne introdotto nel 1871, indurito nel 1935 per essere revisionato nel 1969 ed eliminato solo nel 1994, cioè dopo la riunificazione della Germania. Il sindaco Wowereit, che al momento di candidarsi come sindaco di Berlino fece outing dichiarando la sua felice omosessualità, inaugurando il monumento ha deplorato il ritardo della costruzione che non ha permesso a nessuno dei pochi sopravvissuti ai lager di esserci. Per questo, ha aggiunto, il monumento oltre a onorare le vittime è un segno contro l’intolleranza, l’ostilità e l’emarginazione di cui sono vittime lesbiche e omosessuali.
Ancora oggi, ancora in Europa, ancora in Italia.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


27/5/08 – Comunisti su Marte

Avevamo sentito dei comunisti che mangiavano i bambini, ma che li digerissero così facilmente ancora non si era sentito (neanche da Berlusconi). Il brillante (e simpatico) Sansonetti, direttore del quotidiano di Rifondazione comunista Liberazione, ha invocato a gran forza la grazia per la signora Annamaria Franzoni, la mamma di Cogne, riconosciuta colpevole della morte del suo bambino Samuele. Quelli tra noi più cinici, in effetti avevano tirato un sospiro di sollievo per l’arresto, pensando che almeno ci sarebbe stata  una tregua mediatica sul caso Franzoni. Invece. In carcere da meno di un giorno, parte subito il tormentone grazia si grazia no.
Intanto si da per dato che la sentenza non conta senza neanche ipotizzare l’errore, solo non conta, ed è un ben strano modo di essere garantisti dopo la condanna. Ritanna Armeni (brava, carina e anche simpatica, ma senza il pittbull Ferrara forse esterna troppo) ha dichiarato che abbiamo bisogno di una legge superiore (quella di Dio?). Per l’ex deputato Rc Russo Spena invece non si deve concepire la vendetta. Che è come dire che il piccolo Samuele non ha diritto a nessun risarcimento, nessuno deve pagare per avergli interrotto la vita. La ministra ombra Giovanna Melandri trova il dibattito sulla grazia prematuro.
Cinismo a parte, forse la signora Franzoni, i suoi avvocati e la sua famiglia, hanno spettacolarizzato un po’ troppo il caso per raccogliere simpatie dai non vip. La compassione gliela dobbiamo sicuramente nonostante le sue troppe interviste, e siamo fiduciosi che per il benessere dei suoi bambini si troveranno forme per rendere meno duri questi sedici anni. Rimane però il ragionevole dubbio: è così che Rifondazione Comunista vuole rimettersi in gioco?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


26/5/08 – Se Roma ritorna cupa

Noi non faremo come l’altra gente
Questi sono e resteranno sempre
I migliori anni della nostra vita

Il 30 ottobre 2007 una donna di 47 anni, la signora Giovanna Reggiani, venne aggredita da un giovane romeno, Nicola Mailat, che la aggredì alla fermata dell’autobus, la portò in una baracca e la brutalizzò per poi abbandonarla morente in una discarica. Una vicenda tristissima che ha occupato per oltre due mesi le prime pagine dei giornali, dimostrando che Roma non è una città assuefatta a queste tragedie. La vicenda è stata strumentalizzata da Benedetto XVI, che quando il 10 gennaio ricevette i vassalli Veltroni, allora sindaco, e Marrazzo, presidente della Regione Lazio, si permise di dipingere la città come un bordello. Tacquero i due, e, in parte, questo silenzio assenso ha segnato il cattivo esito delle elezioni per la sinistra. Lo sciagurato anticipo delle elezioni comunali ha visto il candidato moretto cavalcare l’onda della città violenta, approfittando di un altro caso di stupro che, per la verità, è avvolto dal mistero.
Per quanto dobbiamo credere al fatto che Alemanno è il sindaco di tutti, non possiamo fare a meno di notare che in poche settimane la città ha assunto un tono cupo. Per i terribili incidenti provocati dai pirati della strada, per i pestaggi ai danni di commercianti stranieri, per lo sdoganamento del razzismo etnico e omofobico.

Stringimi forte
Che nessuna notte è infinita

Probabile, come dicono gli ottimisti, che Alemanno non c’entri niente con il clima fosco, ma certamente molte delle sue dichiarazioni politiche, da Mussolini grande innovatore alla strada da dedicare ad Almirante, nonché prese di posizione autarchiche, come l’immediata cessazione del menù etnico nelle scuole e il forte invito a fare il presepio in classe, le assurdità sui limiti alle pellicole straniere alla Festa del cinema di Roma, le inquietanti dichiarazioni sullo smantellamento del lavoro di un archistar come Meyer, la cancellazione ella cultura aperta e popolare, sembrano dare una legittimità alle braccia tese, alle celtiche che occhieggiano sui muri, alla toponomastica corretta col pennarello e che sfregia la via Stamira, eroina anconetana, correggendola in via Almirante, che scrisse sulla rivista La difesa della razza “il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l’Italia abbia mai tentato”. Si affanna il nuovo sindaco a correre da una parte all’altra della città a portare solidarietà (non diritti), a dire che Roma fa paura, a condannare i pestaggi, a consigliarci di chiuderci in casa davanti alla tv.
Sembra di vivere in una città di un paese repressivo e proibizionista, si pensi alle ridicolaggini sugli spinelli quando le scrivanie dei nostri uffici sono impolverate dall’economica cocaina, ma che offre un consenso culturale verso le trasgressioni dei pirati della strada e dei picchiatori con la svastica. C’è il rischio che la Roma cupa prenda il sopravvento, che si ritorni al clima del ’77.  Poi qualche anno dopo un assessore alla Cultura, Renato Nicolini, ci portò una sera fuori di casa, al Foro Romano a vedere Ben Hur e Napoleon, e squarciò la pesante cappa di paura che ci avvolse negli anni di piombo.

Forse un giorno scopriremo
Che non ci siamo mai perduti
E che tutta quella tristezza, in realtà,
Non è mai esistita

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


24/5/08 - Esiste una legge per il finanziamento statale degli oratori cattolici: promossa nel 2001 dai deputati Luca Volontè, Rocco Buttiglione e altri dell’Udc, fu ripresa e rilanciata l’anno dopo dai deputati verdi Paolo Cento e Luana Zanella, per essere approvata in parlamento quasi all’unanimità, nei due rami. … il record dei contributi spetta alla regione Puglia, presieduta da Nichi Vendola, che con provvedimento del 3 ottobre 2007 ha deciso di destinare a fondo perduto in favore di 125 oratori pugliesi la somma di 12 milioni di € per la costruzione di strutture sportive. (Curzio Maltese, La questua, Feltrinelli)

Lunedì prossimo (26 maggio) il cardinale Angelo Bagnasco aprirà i lavori dell’assemblea annuale della Cei, la prima con il nuovo governo. Condannerà le severe norme, vagamente xenofobe, sull’immigrazione? La Fondazione Migrantes, che fa capo alla Cei, è stata dura ma con riserva. Una agenzia Sir (servizio informazione religiosa) sul consiglio dei ministri napoletano ha scritto “è evidente che nel paese si respira un clima positivo di operosità”. Bagnasco parlerà di aborto? Il settimanale Famiglia Cristiana ha scritto  “non è più sufficiente proporre una migliore applicazione senza toccare la legge”, che è la posizione sempre sostenuta da Ruini. Il presidente emerito Cossiga, che sa sempre tutto, in una chilometrica lettera al Corriere della Sera si dice certo che questo è invece “il governo più laicista della storia della Repubblica e perciò sarebbe velleitario dare battaglia sull’aborto”. Sulla rivista Il Regno, amata dai cattolici democratici, per intenderci alla Prodi, si sostiene che “Berlusconi è riuscito a separare la questione cattolica da quella democratica… rendendo inutile il ruolo politico di Casini e marginale il  Pd  che è afasico nella sua componente cattolica”.
Quello che è probabile è che si  parlerà del nuovo governo e si daranno le pagelle.  Sembra certa la promozione per il sindaco “moretto” di Roma, che per ribadire l’identità romana dei giovanissimi nel suo programma di lavoro presentato e votato dal consiglio comunale, ha chiesto un presepio in ogni scuola. Non ha precisato  se solo durante le feste natalizie o per tutto l’anno.

Tiziana Ficacci,www.nogod.it 


22/5/08 – Chi dice donna dice (ancora) danno

Siamo a un passo dalla conquista della nomination, ha detto Obama, ma Hillary non getta la spugna, la testona.  E’ possibile mai che giornalisti/e italiani (addirittura i fannulloni Rai assunti per merito di partito) si  permettano di beffeggiare la senatrice solo perché ha deciso di candidarsi alla Presidenza degli Stati Uniti? La signora Hillary Rodham Clinton è stata assistente legale nel caso Watergate, è stata inserita tra i primi cento avvocati americani, ha collaborato fattivamente all’elezione e al lavoro del Presidente, suo marito Bill, lo ha gestito con sobrietà ed eleganza nelle sue scombiccheratezze tipicamente maschili, è anche una madre, è dal 2000 senatrice dello Stato di NY, e con questo cv ha deciso che si poteva candidare per la presidenza. Tutto bene? Manco per niente visto che è stata oggetto di pesantezze volgari, tra cui commenti sulle rughe, sul culo grosso, sulla decrepitezza da 60enne.
Spiace notare che anche in Italia lo spartito non cambia. Abbiamo stigmatizzato da subito le incredibili sciocchezze sulle donne e sull’omosessualità dichiarate dal ministro Mara Carfagna, ma vedere tutti i giorni commenti moralisti sul suo curriculum di soubrette e didascalie volgari sotto le sue belle foto un po’ svestite, più che a una critica politica fanno pensare ad una misoginia dura a morire e (tremendo) a una invidiuzza femminile assai fastidiosa. Siamo certi che i politici maschi (e non sto facendo differenze di schieramento partitico, si badi bene) siano in grado almeno di ballare e fare belle foto un po’ svestiti? 

Tiziana Ficacci, www.nogod.it
(vedi 13/5 su Obama e  19/5 su Carfagna)

22/5/08 – Chi dice donna  le usa e basta (probabile)

Le polemiche sui rom continuano, ma chi ricorda più perché è stata scatenata la vergognosa scorreria di Ponticelli? Non si sente più parlare della giovane rom accusata di aver rapito un bimbetto. Lei è in prigione? E’ stata liberata? Forse è entrata per un furtarello e ha preso in braccio il bambino per non farlo piangere? Se è così, piacerebbe saperlo. Perché mai si è saputo di zingari giudicati colpevoli da un qualsiasi tribunale per un rapimento di minore, come ha confermato Viktri Mohacsi, europarlamentare ungherese di etnia rom. Anche se, sembrerebbe, che la folla ha bisogno di forti emozioni più che della verità. E, a proposito di forti emozioni, secca un po’ che nessun tifoso interista abbia voluto ricordare che lo scudetto sulla maglia lo hanno potuto cucire grazie allo svedese di origine bosniaca e di etnia rom Zlatan Ibrahimovic.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it
(vedi 16/5 sugli zingari)


19/5/08 – Tacebo sed res ipsa clamat - Mara Carfagna litiga con i gay: “Più sobrietà”. Signorina, non è che quando una impara una parola nuova la ripete continuamente (Lina Sotis)

Incassati con ritrosia e spocchia i complimenti come ministra più bella del mondo e dopo aver rilasciato interviste a tutti i quotidiani per prendere – incomprensibilmente - le distanze dal suo passato nello spettacolo, la ministra per le Pari Opportunità Mara Carfagna ha spiegato che finalmente le condizioni delle donne e degli omosessuali sono talmente tanto migliorate, che potrà dedicarsi a pieno tempo alla famiglia e al flagello della denatalità. In effetti corre voce insistente, anche il papa in uno dei suoi numerosi interventi lo ha richiesto, che si farà il famoso quoziente familiare modello francese: in estremissima sintesi più figli hai e meno tasse paghi, per cui se si ha un comportamento virtuoso (cioè massimo 3-4 figli) non si gode di nessuna detrazione fiscale. Giusto? Certamente no, perché ciò che distingue le persone dagli animali (nel mondo occidentale) è anche la capacità di determinare la dimensione della propria famiglia in questo modo contribuendo al rispetto dell’equilibrio ambientale. Il quoziente familiare a cui ci si vorrebbe ispirare è quello francese, che però si nutre di parecchi ingredienti. Quello fornisce sostegno economico alle coppie con figli (sposate, pacsate, conviventi) anche attraverso un capillare sistema di servizi per i piccolini e per gli anziani. E i congedi parentali, che in Italia sono compensati con appena il 30%, lì sono favoriti da una retribuzione piena. Nel nostro paese gli asili nido bastano solo per l’11% dei piccolini, e il lavoro di cura degli anziani è delegato a badanti (per chi può permetterselo) o ricade completamente sulle donne (figlie o nuore degli anziani). C’è una discreta possibilità che nel tentativo di fare in fretta qualcosa per gettare sabbia negli occhi, si finisca per fare un po’ di assistenzialismo alle famiglie prolifiche scoraggiando il lavoro femminile e l’esodo dei ragazzi dalla famiglia di origine. Sarebbe bene che Carfagna oltre a invocare la sobrietà degli omosessuali (che come è noto vanno in ufficio con le piume di struzzo e salgono sull’autobus solo se verniciati di strass) studiasse insieme ai ministri economici del suo governo misure che consentano alle donne di lavorare e, se lo desiderano, avere figli senza per questo dover compiere atti eroici. Sarebbe anche bene che, insieme al ministro della Funzione pubblica Brunetta che ha dichiarato di voler cacciare i fannulloni che impestano gli uffici statali, si impegni per l’allontanamento dagli ospedali pubblici dei medici obiettori che coartano le pari opportunità di scelta delle donne. Se Carfagna riuscirà a compiere questo “miracolo”, sarà ricordata non solo per la sua bellezza (che certo non verrà scalfita per questo) ma anche per aver intrapreso la strada della modernità e del progresso del paese.
Per amore di equità non può mancare un suggerimento anche all’omologa ombra Vittoria Franco. Che ha risposto con prontezza all’attacco del teocrate vaticano alla legge 194, senza però risparmiarci la solita lagna sulla buona e completa applicazione della legge. E’ bene che la ministra ombra ricordi che la piena attuazione della 194 prevede una maggiore informazione sulla contraccezione e l’utilizzo di nuovi presidi sanitari per facilitare l’ivg. E’ bene che Franco ricordi a sé e al suo partito che questo, anche durante i governi di sinistra, non è stato mai proposto, e che la battaglia per i diritti civili e la laicità non può essere, come scrisse Ugo La Malfa in un editoriale su La voce repubblicana nel lontano ’58 “una battaglia a soffietto che viene ingigantita quando si è fuori dal governo e ridotta ad evanescenti proporzioni quando si è nella possibilità di essere al governo. O essa è una serie di questioni da risolvere e da mettere a punto o non è nulla: anzi addirittura diventa un argomento ridicolo”.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


16/5/08 – “Lei è in arresto”. “Per quale reato?”  “Rumeno, reato rumeno”
“E’ il mese della lotta agli zingari”. “No è quello dell’ammazza il rumeno” (vignette di Vincino)

Nella sentenza del processo di Norimberga nel capitolo dedicato agli zingari, è scritto: “I gruppi d’assalto ricevettero l’ordine di fucilare gli zingari. Non fu fornita nessuna spiegazione circa il motivo per cui questo popolo inoffensivo, che nel corso dei secoli ha donato al mondo, con musica e canti, tutta la sua ricchezza, doveva essere braccato come un animale selvaggio. Pittoreschi negli abiti e nelle usanze, essi hanno dato sfogo e divertimento alla società, l’hanno a volte stancata con la loro indolenza. Ma nessuno li ha condannati mai come una minaccia mortale per la società organizzata, nessuno tranne il nazionalsocialismo, che per bocca di Hitler, Himmler e Heydrich ordinò la loro eliminazione”.
I rom in Italia sono circa 140mila e la metà hanno cittadinanza italiana, sono lo 0,2% della popolazione e rappresentano il problema della sicurezza del nostro paese. L’Onu dice che i rom in Italia sono trattati in modo inumano.
Siccome non bisogna piangere lacrime nuove per vecchi dolori, oggi riproponiamo quanto già scritto lo scorso ottobre dopo un incendio appiccato a un insediamento in zona Ponte Mammolo a Roma.

1/10/07 - Questa cosa ricorda qualcosa

Non si deve dire zingari, ma non ha senso usare i termini corretti – rom, sinti, gitani – quando la maggior parte di noi li odia. Nomadi poi è grottesco, perché tanti di loro sarebbero contenti di vivere in tiepide case, così come avviene nella maggior parte dell’Europa. 
Tra loro tanti rubano, ancora adolescenti si sposano e le femmine sono continuamente gravide, i bambini vengono mandati ad elemosinare, spesso non sono puliti…  Parecchi italiani, tutte brave persone beninteso, non si fermano a chiedere l’applicazione delle leggi: carcere per chi ruba, matrimoni tra maggiorenni, scuola dell’obbligo, ma condannano in blocco un intero popolo.
Comitati di lotta si costituiscono per fermare il degrado portato dagli zingari, spedizioni di coraggiosi invadono i campi utilizzando il fuoco purificatore. E’ possibile che un accampamento di un centinaio di persone possa farci così tanta paura? I sindaci, imbarazzati dalla loro insipienza, spostano i campi da un punto all’altro della città, finché presto qualcuno osserverà che forse sarà bene sbarazzarsi una volta per tutte da un così pesante fardello.
Pochi decenni fa, nel cuore della civiltà europea, fu concepita una macchina industriale in grado di deportare, concentrare, incenerire milioni di persone. I fuochi accesi nei campi (ad agosto a Livorno, qualche giorno fa a Roma nella zona di Ponte Mammolo), sembrano rievocare i focolai accesi durante i pogrom dell’est europeo. L’odio nei confronti dei rom sembra essere il primo atto di una catastrofe già vissuta.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


14/5/08 –  Belle famiglie britanniche

Nell’autobiografia Speaking for myself che Times pubblica a puntate, Cherie Blair racconta come rimase incinta del suo ultimogenito Leo. Era con il marito in visita a Balmoral, residenza della regina, e non aveva portato con sé contraccettivi perché le seccava che durante la perquisizione dei bagagli venissero scoperti. Poi il freddo, la vacanza, e Tony nel letto fecero il resto. Gli inglesi hanno appreso gli allegri particolari del bel quadretto domestico, mentre a Westminster il leader conservatore David Cameron inseriva nella discussione sull’utilizzo degli embrioni l’abbassamento del limite di tempo per l’aborto legale da 24 a 20 settimane. Aggressiva la campagna pubblicitaria “20 reasons for 20 weeks” che prospetta anche emendamenti per abbassare la soglia a 13 settimane. Secondo un sondaggio promosso dal Guardian tra 110 deputati dei diversi schieramenti sui temi in discussione in questi giorni (creazione di embrioni ibridi, accesso per lesbiche alla fecondazione in vitro, creazioni di embrioni per la cura di fratellini malati) è quasi certa la maggioranza bipartisan, così come è prevista la bocciatura degli emendamenti restrittivi sull’aborto. L’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams ha dichiarato che la ricerca sugli embrioni è degna di Frankstein, ma è stato immediatamente tacitato da un deputato laburista che ha ricordato che una simile ingerenza è intollerabile, e dal canale pubblico BBC ha avvertito della deriva pericolosa dell’intervento del capo degli anglicani che potrebbe, in un domani vicinissimo, giustificare prese di posizione pubbliche di esponenti religiosi di fedi ancora più arretrate come quella islamica.
Invece nessun politico italiano si è presentato alla RAI per deprecare l’ingerenza vaticana, e si che appena una settimana fa il ministro degli Esteri D’Alema stigmatizzò – giustamente - l’ingerenza della Libia che poneva dei limiti a un politico leghista per la formazione del nuovo governo. Anche se nell’intervento di Benedetto XVI, come ha rilevato il solo Pannella, si configura piuttosto una offesa allo Stato italiano e alle sue leggi.
Nei prossimi giorni il pontefice dovrebbe nominare il suo ministro alla Famiglia in sostituzione  dello scomparso cardinale Alfonso Lòpez Trujillo e sembra in arrivo l’arcivescovo di Firenze Ennio Antonelli. E finché alla Santa Sede se la cantano e se la suonano con i loro cardinali non sono affari nostri; lo diventano quando trovano orecchie attente come, temiamo, quelle della sottosegretaria al Welfare con delega alla Famiglia, Eugenia Roccella.  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


13/5/08 – Quasi lui

 McCain dice di essere pronto ad affrontare indifferentemente i due candidati democratici il prossimo 4 novembre, ma in realtà lo staff repubblicano non nasconde che Obama sembra essere più abbordabile di Clinton. Nel caso sarebbe uno scontro con qualche possibilità di sorpresa. Obama punterà a descrivere McCain come il continuatore della politica di Bush che, dalla guerra irachena alla sofferente economia, gli americani non possono più patire. I repubblicani non molleranno l’osso sul passato radical di Obama e sulle sue tante amicizie compromettenti.

Secondo The Economist (che dedica la copertina al senatore dell’Illinois titolando Almost there), per McCain avere per avversario Obama piuttosto che Clinton, se per alcuni aspetti lo agevola per altri potrebbe essere un problema. La signora Clinton sarebbe infatti una avversaria molto forte negli Stati tradizionalmente democratici ma con serie difficoltà nel sud conservatore, mentre Obama, percepito da molti come nuovo, potrebbe scomporre la tradizionale divisione tra conservatori e democratici pescando voti senza distinzione di appartenenza politica. D’altro canto più di un osservatore pensa che Obama potrà, alla fine, essere percepito come troppo liberal, anche per gli  interventi della moglie Michelle, e molto più di sinistra degli sconfitti Kerry e Gore. Comunque vada della lunga campagna elettorale resterà l’immagine che Obama ha saputo rimandare di America nobile, il figlio di una unione mista nato a metà dei ’60 quando ancora i matrimoni interrazziali in alcuni Stati erano proibiti. Scrive Paola Peduzzi sul NYT “la genialità del senatore è stata quella di non dire nulla e trasmettere tutto, di mixare  Kennedy con Luther King, di coniugare religione e politica, di mettersi l’aria addosso di uno che sta andando deciso da qualche parte come un novello pifferaio magico”.  Giova ricordare che la grande convention democratica che deciderà (salvo sorprese dei prossimi giorni) chi tra Clinton e Obama dovrà affrontare le elezioni del 4 novembre, si svolgerà il 28 agosto. E il 28 agosto del 1963 Martin Luther King pronunciò il suo I have a dream, il sogno di un futuro in cui bianchi e neri avrebbero vissuto da uguali. E se su quel podio, a Denver, dovesse salire Obama, un sogno si sarà realizzato. Per le donne invece i sogni sono ancora tutti da concretizzare.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


9/5/08 – …quell’amore che squassa l’anima come vento sulle querce

L’11 maggio la festa della mamma compie cento anni. In molti, specie noi italiani che siamo corrotti dall’onnipresente cattolicesimo, crediamo che la data sia stata scelta in onore della mamma di Gesù che i cattolici onorano soprattutto nel mese di maggio. Invece l’idea della celebrazione venne nel 1908 alla militante pacifista Anna Jervis ispirata dal “Proclama del giorno della madre” in cui si invitavano le mamme d’America a unirsi contro la guerra di secessione e a costituire una rete per la riconciliazione tra le parti. Jervis scelse il 10 maggio, anniversario della morte di sua madre. L’idea fu ripresa successivamente da parecchi Stati federali fino a quando, nel 1914, il presidente Wilson istituzionalizzò la festa fissandone la data alla seconda domenica di maggio.
Dall’America la celebrazione venne rapidamente esportata in altri paesi; in Italia venne diffusa da un francescano di Assisi consegnando una lettura diversa dell’appuntamento. Raccolto da occhiuti commercianti che ne hanno fatto una delle occasioni più ghiotte dell’anno per la vendita di dolci fiori e paccottiglie varie.
Un divertente articolo su Vanity Fair propone di cambiare la data, che in effetti piazzata nel mezzo del mese mariano tra rose e rosari rischia di essere un po’ troppo stucchevole, per spostarla al 14 aprile, data della nomina diell’incintissima Carme Chacòn a ministro della Difesa spagnolo. Scrive Paola Jacobbi “è in quelle condizioni, come si diceva una volta, sottintendendo che sono condizioni delicatissime e dunque inadatte a ogni genere di pubblico ufficio. E invece, olé, c’è stata una vera rivoluzione”.
Data a parte, per le mamme c’è poco da festeggiare.
Secondo l’ultimo rapporto di Save the Children il nostro paese è solo diciannovesimo per la tutela delle madri (i parametri sono l’uso della contraccezione, la partecipazione alla vita pubblica/politica, il guadagno personale).
Sono pochissimi i padri che si avvalgono del congedo paternale, anche perché è retribuito solo con il 30% contro il 100% dei paesi nordici. I nidi sono sufficienti solo per l’11% dei bambini, ma l’Italia ha sottoscritto l’accordo di Barcellona che prevede posti per il 30% dei bambini nei nidi entro il 2013. Il nostro è l’unico paese europeo dove il lavoro di cura (bambini + anziani) è ancora svolto solo dalle donne per un impegno di dieci ore in più alla settimana rispetto ai maschi.
Però… son tutte belle le mamme del mondo, quando il bambino stringono al cuor  

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8/5/08 – Quando sento la parola cultura la mano corre alla…

Mentre con ansia aspettiamo di sapere dove saranno spostati i rom sporcaccioni e come saranno espulsi i romeni potenziali stupratori, il sindaco dei romani sembra una scheggia impazzita. Ha accarezzato la schiena alla parte friabile della città (mai più Fosse Ardeatine-valore della Resistenza a Porta San Paolo-state tranquilli e sereni alla impensierita comunità ebraica), ha dato le direttive al prossimo gay pride, ha rassicurato gli estimatori della teca dell’Ara Pacis, ha tranquillizzato le star americane sulla Festa del Cinema e, soprattutto, ha incominciato a incassare qualche cantante, qualche attore, probabilmente qualche presidente di municipalizzata. Nel frattempo suggerirei al sindaco, per mettere una pezza alle mille gaffe sulla Festa del cinema che, col suo red carpet si no ci ha regalato l’ennesima bella figura sulla stampa internazionale, un film italianissimo per aprire la rassegna il 22 ottobre: Diverso da chi ?
È una commedia prodotta da Cattleya, girato a Trieste, opera prima del regista Umberto Riccioni, già assistente di Luchetti e Bertolucci, e che sarà pronto giusto per l’apertura della rassegna. La storia: un giovane gay si candida a sindaco, si invaghisce di una candidata e tradisce il suo compagno. Luca Argentero, Filippo Nigro e Claudia Gerini i protagonisti del triangolo amoroso che sfocia in una variabile famigliare.
Una sciocchezza? Probabile ma l’altra proposta è che mi sposti l’Ara Pacis sotto casa nel giardinetto degli antipatici cani e dei rumorosi bambini.
Quando sento la parola cultura la mano corre alla… il quotidiano il Riformista oggi esce incartato con la bandiera israeliana per ricordare i 60 anni della nascita di quel Paese (yom ha-atzmaut) e per augurare buona fortuna alla Festa del Libro di Torino. Volendo si può bruciare, è di carta, oppure riflettere sul fatto che oggi si sarebbe potuto celebrare  l’indipendenza di due paesi se gli Stati arabi non avessero rifiutato la Risoluzione 181… o si può discutere di libri di idee e di mediazione aspettando di conoscere il prossimo anno gli autori dell’Egitto. Nel frattempo vi segnalo questo piccolo dossier per sapere qualcosa in più: http://www.direfarepensare.it/dossier_Israele.html

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7/5/08 - Quando sento la parola cultura...

Mentre aspettiamo con curiosità il riassetto della Festa del cinema di Roma che pare essere diventato l’obiettivo principale del nuovo sindaco di Roma, clericaglia e sodali non perdono botta e annunciano dal 28 luglio al 3 agosto il “Fiuggi Family Festival”. Seicentomila €, sponsor importanti, comitato d’onore con Gianfranco Ravasi, Joaquin Navarro-Valls, Giulio Andreotti, i direttori dei tg 1 e tg2 rai, tg5 e Sky tg 24. Direttore artistico Andrea Piersanti, mentre Pupi Avati guiderà una giuria di famiglie selezionate attraverso abbonati a Famiglia cristiana. In più pacchetti famiglia che propongono oltre ai film, escursioni, musei… Più informazioni sul sito www.fiuggifestival.org.
Intanto a Famiglia cristiana l’arcivescovo Gianfranco Ravasi, ministro della cultura vaticano, ha detto che vorrebbe un padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia. Il presidente della Biennale, Paolo Baratta, esclude che possa esserci un padiglione vaticano nel 2009 perché il comune non consente nuove costruzioni a Giardini. Propone però, come fanno già 45 paesi dei 76 presenti, di scegliere una sede alternativa ad esempio allo spazio dell’Arsenale. Nel frattempo l’udito del teocrate vaticano oggi sarà carezzato dall’orchestra sinfonica cinese che in suo onore suonerà il Requiem di Mozart. Che si stia avverando quanto dichiarato  dal direttore dell’amministrazione statale per gli affari religiosi Ye Xiaowen che presto il papa sbarcherà in Cina? (vedi sotto in data 27/2/08 )

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


5/5/08 – Il papa saluta Alemanno: “preghiamo per Roma”

E finalmente è arrivata la discontinuità. Non ancora dal pd però, ma da Benedetto XVI che, irritualmente, ha salutato (consacrandolo) il nuovo sindaco di Roma presente nella basilica di santa Maria Maggiore per l’apertura del mese mariano. Il papa, dopo aver invocato Maria “per aiutarci a irrigare la città a partire dalle sue relazioni quotidiane, purificarla dalle tante cose negative, aprendola alla verità di Dio”, è sceso dall’altare e, infrangendo la vetustà del cerimoniale vaticano, è andato a salutare Alemanno che si è immediatamente prostrato. Un gesto, quello del papa, che ha impressionato anche monsignor Adriano Paccanelli, cerimoniere della basilica, che ha lodato il velo di pizzo nero che copriva il capo della moglie del sindaco.
I portoni dei sacri palazzi sono stati aperti a Gianni Alemanno da don Giovanni d’Ercole, ufficio presso la Segreteria di Stato e volto tv (rai ovviamente), e che nel 2004 scalò, insieme al futuro sindaco, il K2 per piantarci la croce del giubileo. I rapporti con l’Opus Dei sembrerebbero coperti grazie alle conoscenze del collega di partito Maurizio Gasparri, mentre quelli con Comunione e Liberazione sono garantiti dalla moglie Isabella Rauti. Che è conosciuta, tra l’altro, per aver guidato la rete delle consigliere di parità italiane e, fino a qualche giorno fa, consulente della ministra Pollastrini. Parroci romani, soprattutto delle periferie, nutrono  grandi aspettative dal nuovo sindaco (non che Rutelli e Veltroni li abbiano lasciati in questi ultimi anni a becco asciutto), ma certo le concessioni per gli oratori elargite dall’ex presidente della Regione Lazio Francesco Storace, hanno aumentato gli appetiti della clericaglia romana.
Sembra proprio che la nuova stagione politica sia foriera di soddisfazioni per la Chiesa romana.
Che mai sazia però, sta suggerendo qualche nome per il ministero della Salute. Piacerebbe tanto Maurizio Lupi (alter ego di Roberto Formigoni), che potrebbe replicare il modello sanitario lombardo: occhio di riguardo per gli obiettori, nessun dialogo sul testamento biologico, niente aperture sulla legge 40.
Non ci resta che serbare ottimismo nell’anarchia etica dichiarata da Silvio Berlusconi, e sperare che non ceda alle convinzioni della deputata Eugenia Roccella, che ha già avuto modo di ribadire come la contraccezione promuova la cultura dell’aborto, piuttosto che ad Alfredo Mantovano, che ha definito il testamento biologico il nome gentile dell’eutanasia, o a Mara Carfagna, che non smette mai di ricordarci l’anormalità dell’omosessualità.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


1/5/08 - Razzisti sempre all'erta
 
Alemanno ha preso tanti voti in più di Rutelli ed è partita la caccia al sostenitore. Trovato l'infame: l'ebreo. Tralasciamo il fatto che gli organi laici della comunità ebraica di Roma (isolatamente)  avevano espresso una certa perplessità su apparentamenti con la destra più estrema (che non sono stati fatti anche se ieri durante la conferenza stampa del nuovo sindaco circolava il nome di Francesco Storace come possibile presidente del Consiglio comunale), è bene ricordare a chi cerca di leggere il voto degli ebrei, che da un pò di tempo (non tanto per la verità) sui documenti anagrafici non si riporta la religione, che gli ebrei (purtroppo, visto il valore immobiliare della zona) non abitano più nel ghetto e si sparpagliano volentieri per tutta la città. Che qualcuno si sia divertito a dipingergli una stella  gialla sul petto non è certo un buon segno. Per la verità i giornali si sono ben guardati dal riportare integralmente il messaggio di auguri mandato dal presidente della Comunità ebraica romana Riccardo Pacifici che fa auguri di buon lavoro al nuovo sindaco ricordandogli che con le amministrazioni Rutelli e Veltroni, con i quali i rapporti sono stati ottimi, non ci sono mai stati a Roma gravi episodi di antisemitismo al contrario di altre grandi capitali europee. Come aggiunta per gli antisionisti in genere, va rilevato che mentre la stampa israeliana ha accolto con una certa indifferenza il cambio di governo ha dedicato titoli sgomenti (tutta la stampa da sx a dx) all'elezione di un sindaco postfascista a Roma, illustrando i servizi con foto di Alemanno a braccio teso.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

30/4/08 – Dopo il terremoto (1)

All’indomani del risultato elettorale Rosy Bindi ha mostrato sconcerto e incomprensione per i voti cattolici trasmigrati alla Lega. In un lungo articolo su Europa (quotidiano della fazione margherita del pd) lo storico della dc Agostino Giovagnoli ha tentato una risposta: “chi viene dal mondo cattolico è in grado di cogliere ciò che è autentico nella nostalgia del mondo scomparso e ciò che è artificioso nel modo di interpretarla mostrando che è possibile coniugare senso di comunità e buona amministrazione”. E ancora: “la strada del futuro passa per una alleanza nuova tra masse popolari spaventate dalla globalizzazione ed élites cosmopolite a loro agio nel mondo globalizzato”.
Gianni Baget Bozzo rileva che “il voto cattolico va al centrodestra proprio dove esiste una vera tradizione cattolica” e lo studioso della storia delle religioni Massimo Introvigne, dice che “i cattolici italiani sono stati educati da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI a privilegiare i valori non negoziabili e a mettere le altre questioni in secondo piano”. Introvigne inoltre dice che nelle parrocchie circolano bollettini informativi sui partiti che maggiormente tutelano i temi etici e che si impegnano “a votare bene” su questi temi. Sembra che non ci sia da parte del mondo cattolico che guarda alla Lega, nessun timore (né rossore) per i riti pagani e le ampolle del dio Po.
I bene informati intanto parlano di un certo malumore da parte della Cei nei  confronti del prossimo presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che si appresterebbe ad affidare la materia famiglia a un ministero senza portafoglio e comunque ad una personalità non di spicco nel mondo cattolico.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

 

30/4/08 – Dopo il terremoto (2)

L’allarme sul pericolo fascista è stato inutile, perché i romani non hanno avuto paura dell’arrivo del moretto, ma piuttosto hanno manifestato fastidio per lo scambio di poltrona tra Veltroni e Rutelli che ha dato l’impressione del Campidoglio-proprietà.
Certo la lacerazione è stata forte, soprattutto a livello simbolico, e non sarebbe sano sottovalutarne la gravità.  
Gianni Alemanno ha detto alla folla che si è accalcata intorno al Marco Aurelio (sventolando tricolori e croci celtiche e cantando Gianni facce l’saluto),  che sarà il sindaco di tutti i romani e dobbiamo credergli. L’idea di cittadinanza populista postfascista leghista che il sindaco pdl ha proposto durante la campagna elettorale sembra essere diversa da quella della tradizione definita negli anni della democrazia dei partiti. In quattro anni questa idea sarà messa alla prova, valutata, e poi giudicata alle prossime elezioni. Sarebbe utile che i perdenti non si dilungassero in lagne, ma piuttosto analizzassero con attenzione i motivi della sconfitta e le ragioni della vittoria degli altri, e si interrogassero sulla loro caliginosa identità. Abbiamo verificato che Rutelli è stato bocciato dai cittadini romani, è sicuro che gli italiani lo vogliano vicepresidente del Senato? Sicuri che riconfermare i capigruppo del pd sia stata la scelta più giusta? Forse sarebbe bene cominciare a fare un po’ d’ordine in casa propria.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


22/4/08 – Nella palude se sarva solo ‘r coccodrillo

 Io voterò per Rutelli. Per prima cosa perché Alemanno è contiguo al fascismo, indossa la croce celtica dicendo che è un simbolo religioso, ha difeso i tassisti, la corporazione più arrogante della città, arrivando addirittura a capeggiarne la rivolta che paralizzò per parecchi giorni il centro di Roma e sfacciatamente candidandone il caporione. Perché ha strumentalizzato un doloroso episodio di cronaca,  cacio sui maccheroni per la populista destra romana, che fa finta di non sapere che le competenze dell’ordine pubblico non fanno capo al sindaco di una città. Perché immemore che la legge che regola l’immigrazione, la Bossi-Fini, ha reso difficile assumere un badante ma ha aperto le porte ai clandestini, e dimentica che il governo in cui era ministro (dove condusse una battaglia contro gli ogm) approvò una sanatoria per 141.620 romeni non prevedendo alcun limite all’ingresso di nuovi cittadini come pure era previsto dall’ue. Perché si scaglia contro le buche nell’asfalto e gli autobus che non arrivano in tempo e la spazzatura che non è raccolta bene (vero), e ha deciso che il suo primo obiettivo non sarà rivedere (o decapitare se le cose sono così grave come le dipinge) i vertici delle aziende municipalizzate preposte a ripianare le buche, far arrivare gli autobus, raccogliere la mondezza, ma ha dichiarato che scollerà dalla poltrona il direttore e creatore della festa del cinema (due anni di vita) per metterci il suo regista di fiducia. Perché, nonostante il mancato apparentamento coi fascisti storaciani – disapprovato pubblicamente solo dalla comunità ebraica romana – è nei fatti ancorato all’eredità fascista, orgogliosamente legata ai dettami totalitari, xenofobi e razzisti del ventennio. Come dimostra la sua presenza a Casa Pound, un centro sociale che si trova in un palazzo occupato all’Esquilino e dove il pensatore forte è Luca Romagnoli di azione sociale. Perché vuole costruire due stadi e io non amo il calcio e perché vuole aprire un casinò a Ostia e io disprezzo il gioco d’azzardo. Perché vuole costruire case popolari  creando i ghetti per i cittadini “brutti”. Perché vuole smantellare quelle piccole cose che rendono più leggero il vivere in questa città, come il menù etnico servito nelle mense scolastiche una volta al mese, le notti bianche che consentono a tanti giovani di lavorare, lo 060606 per le informazioni rapide ai cittadini, il numero verde per gli omosessuali, gli ascensori al Vittoriano… Rutelli ha già governato Roma per due mandati, è stato il sindaco del giubileo dando molto alla chiesa e riservando ai romani solo il disturbo dell’evento senza concedergli una strada un ponte un monumento. Si è attovagliato con attori, cantanti, fancazzisti, e insieme a sua moglie ha ricordato il burino arricchito dei film di Vanzina. Da nuovi ricchi i sindaci che votiamo si sono dimenticati che c’è qualcuno che prende il trenino a La Storta. Voto per Rutelli sperando che dalla fresca batosta elettorale abbia imparato la lezione. Mi sembrerebbe troppo pagare io il prezzo della loro disattenzione.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


18/4/08 – Shadow cabinet

Se la sconfitta di Ferrara era ampiamente prevedibile per il tradimento dei cattolici che gli avevano dato un iniziale sostegno ma che lo hanno giudicato inaffidabile come leader politico, meraviglia di più la lista di  Casini  che pure aveva avuto un mezzo endorsement dai vescovi e la candidatura eccellente della principessa Borghese, nipote di papi e amica del papa. E’ il segno, probabilmente, che le gerarchie cattoliche non si accontentano più di avere un partituccio su cui contare e puntano alla trasversalità. Stando così le cose c’è da augurarsi che i cento cattolici dichiarati del Pd e gli altri duecento e più del Pdl siano in grado di prendere le distanze dalla propria appartenenza religiosa e di mostrare lealtà verso gli elettori che sono stati costretti a mettere una croce su un simbolo di partito e non su una chiesa. Il prossimo Presidente del Consiglio, che si è definito anarchico sulle questioni etiche e religiose, e che “il matematico impertinente e impenitente” Piergiorgio Odifreddi ha definito “sostanzialmente un laico” proponendosi come suo ministro dell’Istruzione, dovrà fronteggiare l’enorme aspettativa della chiesa cattolica sulle delicate questioni bioetiche.
Berlusconi difficilmente potrà sottrarsi alla revisione della legge 40 dopo le sentenze che l’hanno delegittimata, alla richiesta del testamento biologico, alla sburocratizzazione  della farraginosa legge che regola il divorzio, alla legalizzazione delle unioni omosessuali. Paradossalmente questi argomenti che tanto hanno contribuito ad invelenire il clima nei due anni di governo Prodi, potrebbero trovare una sponda in un primo ministro che ha deciso di promuoversi a statista. Il desiderio di lasciare una traccia nella storia, così come va ripetendo in questi giorni, potrebbe consistere nell’allineare l’Italia al resto del mondo occidentale a cui Berlusconi guarda con ammirazione. Saranno per lui un ostacolo i duecento e passa cattolici e il papa a cui sembra non genuflettersi troppo? Lino Jannuzzi, gran conoscitore del cavaliere e già senatore di Forza Italia, dice: “tra le sue mille bugie, Silvio ha detto una grande verità: in Parlamento sono sufficienti venti persone per fare le leggi, gli altri servono a votare. Inutile eleggere gente in gamba. Bastano culi di pietra che non rompano e premano un bottone”.
Sarebbe utile che le poche e sbriciolate associazioni laiche e le organizzazioni lgbt, che si sono per troppo tempo cullate nell’illusione di eleggere qualcuno che una volta in Parlamento trascurava gli obiettivi per cui era stato proposto, provassero a creare una lobby (o per dirlo alla Veltroni shadow cabinet) forte e coesa, magari femminilizzando la guida di questi movimenti. Perché ad oggi le donne, che pure sono “una spanna indietro” nei partiti e nei palazzi del potere, sono state l’unico gruppo a portare a casa qualche piccolo successo e a mantenerlo nel tempo, non affidandosi ma chiedendo e controllando i politici. E perché sono avvezze alle missioni impossibili.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


16/4/08 - Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri

Arrivato a Washington con l’elegante Boeing 777 allestito per le sue esigenze dall’Alitalia (vedi sotto 13/4) ed espressamente voluto dall’amministratore delegato Maurizio Prato (dimessosi qualche giorno fa dall’azienda decotta e atterrato sulla morbida carica di supervisore internazionale presso la Prefettura degli Affari economici della Santa Sede) Benedetto XVI ha detto ai giornalisti del seguito di sentirsi imbarazzato per lo scandalo dei preti pedofili e si è impegnato ad escludere questi pervertiti dal sacerdozio.
Il presidente Bush (con moglie e figlia vestite in total black) lo ha accolto all’Andrews Air Force Base di Washington. Il New York Times e il Washington Post hanno evidenziato i punti di contatto tra i due leader: l’ostilità sull’aborto e la ricerca sulle staminali, l’avversione per i matrimoni gay, una certa sintonia per la permanenza delle truppe in Iraq. Per il momento sono sorpresi e frustrati i pubblicitari della società dei trasporti di Washington, che per illustrare i servizi offerti agli abitanti e ai turisti per raggiungere la messa del 17 aprile, avevano girato uno spot con un pupazzetto con la faccia di Benedetto XVI. La chiesa locale ne ha chiesto il ritiro perché non commissionato e perché il papa-pupazzetto aveva un bizzarro copricapo rosso.
Il 18 a New York ci sarà l’intervento alle Nazioni Unite, ma sembra più interessante la visita pomeridiana alla Park Avenue Synagogue. Contrabbandata dalla stampa vaticaliana come una visita per gli auguri di Pesach, è il frutto di un serrato corteggiamento da parte di Abraham Foxman, direttore della Anti-defamation League.
Inguaribile ottimista Foxman, che ha già avuto modo di incontrare due volte il pontefice, spera di arruolarlo nelle fila degli antisemiti leali, anche se l’intervento di Benedetto XVI ad Auschwitz turbò profondamente gli ebrei tanto che una volta tornato a Roma dovette correggerlo. La sinagoga newyorchese di Park Avenue, una delle più progressiste del variegato mondo ebraico americano, certamente non accoglierà a braccia aperte il papa per la nota questione della preghiera del venerdì santo. Abolita negli anni ’60 e ora ripristinata, la preghiera chiede l’accettazione di Gesù da parte degli ebrei; in estrema sintesi contempla la conversione dei perfidi giudei al cristianesimo. Il testo è stato criticato molto duramente dal rabbino capo di Roma e dal rabbinato europeo, mentre la posizione degli ebrei americani, che meno subiscono il gas della chiesa cattolica e che vivono in un paese che ha grande rispetto per le diversità religiose, è assai più sfumata anche se non amicale.  Foxman esclude che si possa tornare alla chiarezza della enciclica Nostra Aetate che respingeva con forza l’idea della conversione, ma spera in qualche correzione della linea vaticana.
Sabato 19 il papa si muoverà alla romana, cioè proverà ad intasare le strade di NY scorazzando con la papamobile sulla Quinta strada per approdare nella cattedrale di San Patrizio tirata a lucido per l’occasione. Domenica 20 ci sarà la preghiera a Ground Zero e l’attesa messa allo Yankee stadium alla quale assisteranno 58.000 persone. Racconta Alessandra Cardinale su Il Riformista che molte parrocchie hanno organizzato delle lotterie per assegnare i posti allo stadio, l’unica possibilità per rispondere con equità alle tante richieste dei fedeli di partecipare alla messa. Che secondo il Pew Forum on Religious and Public Life saranno soprattutto latinos. Per l’organismo gli americani che si sono allontanati dalla fede cattolica, lo fanno perché infastiditi dal celibato dei preti e dalle antiquate posizioni sui temi della sessualità, della riproduzione e della ricerca.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


15/4/08 - La (s)fortuna di essere donna

Ha sciabolato le italiane la foto della signora Carme Chacon, 37enne sontuosamente incinta, neoministro della Difesa, con la mano nella mano di José Luis Rodriguez Zapatero. Non è solo il numero delle donne (9 ministre su 17 ministeri) ad impressionarci, ma il peso degli stessi. Zapatero ha assegnato al bel sesso settori come difesa, istruzione, infrastrutture, agricoltura, pubblica amministrazione, scienza e innovazione, casa, pari opportunità. Le poche ministre che noi abbiamo avuto (e vedremo alla prova l’uomo dei sogni nei prossimi giorni) si sono occupate di famiglia, di salute, di pari opportunità, temi conformi allo stereotipo maschile. Emma Bonino, che appena due anni fa venne spernacchiata con le “tipiche battute ironiche machiste” perché aveva mostrato un interesse per il dicastero della Difesa, dice che quello che manca nel nostro paese è la volontà politica di “vedere le donne dalla cintola in su”. Mentre in Spagna, che pure ha il nostro stesso retaggio passatista del cattolicesimo prepotente, la legge sui diritti di cittadinanza sottoscritta da Zapatero incarna una volontà politica che, soprattutto per la sua impronta laica, è riuscita a stimolare l’intera società.  
Le convenzioni maschili rendono la vita sgradevole sempre, ma nella politica sottraggono forze sane alla società. Durante il governo Prodi, Bonino propose di alzare gradualmente l’età pensionabile delle donne a quella degli uomini, ma le stesse donne della sua coalizione, in genere cooptate nel sistema partitico maschile e quindi operose portaordini del sistema da essi disegnato, trovarono crudele qualche anno di lavoro in più per le donne. Senza considerare che la maggior parte delle lavoratrici sanno che anni di contribuzione in meno si tradurranno in una pensione minore e a maggior rischio di erosione e che, tornando a casa, finiscono col fare le bambinaie ai nipotini e le badanti ai genitori. Diffusa è ancora, e non solo nel mondo politico e sindacale, l’idea che il posto della donna è all’interno della casa e della famiglia e che il lavoro è un incidente che è meglio contenere. Anche ignorando le richieste di servizi sociali, dagli asili nido all’orario del supermercato. Si pensi che in Spagna il 30% dei bambini ha accesso al nido contro i 6 da noi, e i negozi di alimentari osservano aperture notturne.
E comunque in campagna elettorale Berlusconi, che va riconosciuto si nasconde meno dei suoi colleghi del pd, ha promesso di aumentare i prepensionamenti femminili.  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


13/4/08 – Nulla poteva salvare la foresta dal fuoco, tranne un prodigio (dallo spot Vigorsol – Air fresh explosion)

Avete presente la crisi Alitalia? Accantonate tutto e concentratevi sull’elegante Boeing 777, già pronto per accogliere 100 passeggeri che lunedì 14 aprile partiranno da Fiumicino per atterrare all’Andrews Air Force Base di Washington. Poco? No, perché già rulla sulla pista un aereo di riserva uguale. Il biglietto è un po’ caro, 3200 €, ma l’ospite e gli accompagnatori sono vip e non pagano. La patinata rivista della compagnia, Ulisse, è uscita in edizione speciale per l’occasione. I tecnici dell’Alitalia hanno diviso l’aereo in tre parti : davanti il vip e il suo staff, nel mezzo il seguito, in coda i giornalisti. Per non far pesare al vip lo stress delle nove ore di viaggio, un salottino con 6 poltroncine, uno scrittoio, e un letto all’interno di una stanzetta chiusa che Alitalia ha dotato di un inginocchiatoio e una croce di legno dove l’illustre ospite non pagante, se lo desidera, potrà pregare. Non mancherà una tribunetta per eventuale breve conferenza stampa in aria. E’ anche per questo che serve la cordata (per ora fantasma) di investitori italiani. Perché certo una compagnia straniera non farebbe tutto questo gratis per un  papa.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

13/4/08 - I ghiacci continuavano a sciogliersi, chi poteva salvarli? (dallo spot Vigorsol – Air fresh explosion)

Che il fanatismo fosse come l’indifferenza per le anime o la muffa per le cose era noto. Ma che l’invasamento potesse deprimere il botteghino ancora non si era mai visto. La Fox sta pagando il fio della promozione che la Lista Aborto, no grazie ha fatto al grazioso Juno, film che ha incassato 143 milioni di $ in America e 75 nel resto del mondo. La sprovveduta mamma del Minnesota “madre piccina e gigantesca” per Ferrara, è stata strumentalizzata dal settario    giornalista fino al punto di invitare in un grande cinema romano a una proiezione del film i suoi possibili elettori. Regolarmente investiti da uova e simili insieme al loro ospite. Probabilmente gli spettatori scelgono altri film perché temono di “sottoscrivere” un manifesto oscurantista. La sceneggiatrice e l’attrice ci hanno messo del loro per prendere le distanze dalla crociata antiaborto, ribadendo che il loro film è una commedia allegra e leggera non certo una bieca campagna antidonna. Adesso alla Fox lo sanno, e nel futuro saranno attenti a prendere le distanze dagli invasati. Ci auguriamo che lo capiscano anche gli altri…

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


10/4/08 - Il problema è che non si possono spendere cifre esose per scarpe che poi ti fanno puzzare i piedi. Quello del foot odour è un problema sentito in tutti i sensi, altroché… (Mario Moretti Polegato, patron della Geox)

Ricordate la famosa lettera della discordia che il professor Marcello Cini e i suoi colleghi scrissero al Rettore della Sapienza per contestare il fatto che il papa inaugurasse l’anno accademico? I professori scrissero perché non sentivano assicurata la laicità da parte dell’istituzione accademica che pure avrebbe dovuto garantirla. La denuncia contenuta in quella lettera avrebbe dovuto far tremare le vene dei polsi delle istituzioni che, come invece sappiamo, si sono gingillate in risibili difese del teocrate vilipeso. Così come i nostri rappresentanti non hanno speso una parola per la recente sentenza del Tar che è intervenuta sul caso di una donna che ha rifiutato di farsi impiantare un embrione malato come prescrive la vergognosa legge 40. Di più, il ministro della Salute in carica, ha accettato di dibattere con Ferrara promotore della scandalosa moratoria sull’aborto, senza mai affermare che l’interruzione della gravidanza e la legge 194, sono presidi della salute femminile. Questi sono temi definiti eticamente sensibili, che nel nostro paese vuol dire sensibilmente fastidiosi per i leader cattolici.
Vanto del manifesto costitutivo del Pd, è che è un partito di laici e di cattolici: come dire che i cattolici non possono essere laici e che comunque sono una categoria unica, mentre i laici raccolgono tutti: agnostici, atei, buddisti, protestanti… Non è una sfumatura da poco, perché crea una superiorità dei cattolici sull’altro gruppo, una categoria in grado di lanciare una opa*. In realtà la gerarchia cattolica ha lanciato una opa sull’Italia - vista come un terreno privilegiato per porre limiti ai diritti civili, alla ricerca scientifica, all’affermazione della libertà delle famiglie - per farne un unicum con la Città del Vaticano. Argomento talmente suppurante, quello della mancanza di laicità e sussiego alla gerarchia vaticana, che i principali leader che corrono alla conquista di Palazzo Chigi hanno evitato accuratamente di parlarne. C’è da sperare che quelli di noi che sono (o dicono di essere) innamorati dei diritti della persona e della laicità, non si facciano trarre in inganno da partiti arcobaleni che scoprono addirittura l’anticlericalismo in prossimità del voto, o irretire da nuove formazioni populiste e raccogliticce, ma escano dai loro fideismi, dai pregiudizi, e dalle comode greppie di grossi partiti, e perseguano una strada lineare scegliendo il partito laico e socialista guidato dall’educato Boselli, senza farsi abbagliare dalle falene multicolori che brillano nei manifesti e negli appelli sottoscritti nell’ultima ora.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*offerta pubblica di acquisto, lanciata da una società che è disposta ad acquistare a un prezzo superiore al costo di borsa in vista di rafforzare il proprio controllo su quella società.


Dal sito www.direfarepensare.it un breve commento sulla depenalizzazione dell’aborto e la scheda del film Juno.

 … e vogliamo anche le rose

Pochi minuti. Si telefona, si dicono i giorni di ritardo, viene fissato l’appuntamento. Quel giorno si incontrerà un ginecologo che constaterà lo stato della gravidanza e procederà all’aborto. Questo in tutto il Regno Unito dove un call center attivato dalla Marie Stopes (http://www.mariestopes.org/uk) rende facile, rapida e priva di sofferenza per la donna l’interruzione volontaria della gravidanza. La Marie Stopes International è una organizzazione privata inglese che prende il nome dalla biologa scozzese che dedicò la sua vita alla emancipazione e alla salute delle donne. Da circa un mese la Marie Stopes ha inaugurato la linea dopo una fase sperimentale di sei mesi in cui 650 donne si erano rivolte al centralino dell’associazione che è attiva anche per l’informazione sulla contraccezione, in particolare degli adolescenti di entrambi i sessi, e sulle malattie a trasmissione sessuale.
L’intervento ha un costo che si aggira tra le 700 e le 1.000 sterline e la privatezza è garantita.
In Italia l’aborto è legale solo se praticato presso una struttura pubblica del Servizio sanitario nazionale o strutture private convenzionate e autorizzate dalle Regioni. Come sappiamo le procedure burocratiche della legge 194 – che nonostante le sue carenze ha migliorato notevolmente la vita delle italiane – sommate alle lente strutture pubbliche, porta ad una allungamento dei tempi tale che l’intervento diventa da una semplice aspirazione a  una vera e propria operazione chirurgica. Per questo le donne che hanno qualche soldino in più ricorrono a tranquille cliniche private (spesso religiose) dove operano medici “compiacenti”. Alcuni ricalcano le gesta dei cucchiai d’oro, altri non abbandonano le loro pazienti ai tempi lunghi di una legge “illiberale”.
Noi siamo pronte a discutere della depenalizzazione dell’aborto e dell’abolizione dell’obiezione di coscienza nel Servizio sanitario nazionale.

Tiziana Ficacci
, www.direfarepensare.it

Juno di Jason Reitman, con Ellen Page, Michael Cera

Lanciato dal festival di Toronto, Oscar per la sceneggiatura, vincitore alla Festa del cinema di Roma. Costato 7 milioni di $ ne ha incassati 155 solo sul mercato nordamericano. La storia è semplice: la sedicenne Juno dopo un rapporto sessuale con un suo coetaneo rimane incinta. Dopo essersi recata in una clinica per abortire decide per la gravidanza per poi dare il bimbo in adozione a una coppia di trentenni belli e ricchi. Lietta Tornabuoni commentando il film sulla Stampa ha scritto che Juno è stato strumentalizzato “da pervertiti che godono a vedere sullo schermo una ragazzina con il corpo deformato dalla gran pancia della gravidanza avanzata”. Certo è che in nessuna parte del mondo questo film ha scatenato l’entusiasmo dei linciatori dell’aborto che ne hanno fatto una sorta di manifesto per raccogliere consensi. La giovane sceneggiatrice Diablo Cody e la giovanissima protagonista Ellen Page, rifiutano che il film possa essere interpretato come un manifesto antiabortista. Del resto, come si chiede Natalia Aspesi su Repubblica “perché un film dove una ragazza che decide di non abortire viene immiserito, stravolto, avvilito, fino a essere ridotto a un film antiaborto?”
Juno suonicchia la chitarra, indossa una microgonna sui jeans, ha un papà che non si sorprende della sua gravidanza, una matrigna affettuosa, un fidanzatino assente. Juno sceglie i genitori adottivi per il neonato, che nel frattempo litigano, ma convinta che la donna scelta sarà una brava mamma Juno le consegnerà comunque il neonato. Un viaggio allegorico dall’immaturità (di rimanere incinta casualmente) alla responsabilità (di affidare il neonato ad una donna sola).

Tiziana Ficacci, www.direfarepensare.it

 Per leggere tutti gli interessanti articoli sul dossier aborto vai sul sito www.direfarepensare.it


7/5/08 – “C’è una tappa oltre la quale la vita non è più vita, ma un’agonia irreversibile” (dalla lettera di Blanc a Sarkozy)

L’associazione francese Admd, Associazione per il diritto di morire nella dignità, conta 44.000 iscritti. Il suo scopo è di aiutare le persone che chiedono l’eutanasia a rendere pubbliche le loro storie private, e ha aiutato a far conoscere ai francesi la triste vicenda della signora Claire Blanc.
Blanc vive nella regione di Montpellier. Sei anni fa, quando aveva solo 25 anni, le diagnosticarono il morbo di Ehlers Danlos, una malattia genetica, un difetto molecolare nel collagene V, componente di pelle e tendini. La malattia colpisce le articolazioni con dolori cronici e porta ad una progressiva debilitazione muscolare. Lentamente conduce alla paralisi e nel frattempo si verificano disturbi cardiaci, perdita della vista, rottura dei vasi sanguigni. Claire Blanc, che ha dovuto interrompere il suo lavoro di infermiera e che vive col piccolo assegno di invalidità di 620 €, abita col suo compagno e dice “mon corps est en total appel d’un désir enfant”, ma i medici sconsigliano una gravidanza. Blanc dice che presto sarà “totalmente immobile, costretta a letto, interamente dipendente, dovranno mettermi la padella, non potrò né leggere né guardare la tv. Sarò piena di antidolorifici e non sarò in grado di avere una conversazione. Ha un senso questo?” e ha scritto una lettera al presidente francese e al ministro Roselyne Bachelot per denunciare che nel suo paese “è impossibile andare via con dignità”.
Il caso di Blanc pone interrogativi nuovi : contrariamente al caso Humbert, in seguito al quale venne introdotta la legge Leonetti che consente la sospensione di cure ai malati più gravi, e al caso della signora Sébire, che chiedevano di poter usufruire dell’eutanasia immediatamente per porre fine alle loro terribili sofferenze, Blanc desidera essere sicura che fra pochi anni, quando la sua malattia le sarà impossibile da sostenere, potrà scegliere l’eutanasia. Per molti malati la possibilità di sapere che quella porta esiste ed è possibile aprirla, li aiuterebbe a vivere meglio anche nel dolore della malattia.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


5/4/08 – Uno spettro si aggira per l’Italia… il difensore del collega fischiato

C’è qualcosa di molto sporco nella compatta difesa che i giornalisti italiani stanno facendo all’offeso Ferrara. E’ bene ripetere che atti volgari e violenti non sono nelle nostre corde, in particolare io mai lancerei uova e pomodori che, se per caso avessero l’opportunità di transitare nel mio frigorifero, sarebbero incoronati in una frittata e in una panzanella. Ma possono essere chiamati scellerati, esaltati, imbecilli, violenti, incolti, attentatori della democrazia, questi lanciatori di ortaggi che pavesano cartelli minacciosi con scritto “mangia di meno e tromba di più”? O sabotatrici della democrazia queste belle donne che gridano giù le mani dalla 194, legge ”imperfetta” licenziata dall’Italia? Si sono scomodate tutte le firme per difendere la libertà di espressione e di parola del candidato premier. Sembra un già visto (do you remember Benedetto 16) assai peloso, ma di semplice spiegazione: fiumi di inchiostro sono stati versati per descrivere la virulenza della casta politica pappona, ma neanche un rigo (e non potrebbe essere altrimenti) per parlare della vera e potente casta italiana, ovvero la autorevole lobby dei giornalisti. Se gli eroici reporter non temessero di acciaccare i piedi al promotore della Lista Aborto no grazie, collega direttore di una importante testata, conduttore di un prestigioso programma televisivo, di solide amicizie, di importante famiglia… avrebbero potuto scrivere: “caro collega, semini vento raccogli tempesta”. Invece molto meglio difenderlo acriticamente da qualche fischio e fregarsene delle donne che vengono offese fin dal momento in cui fanno sesso col contraccettivo. Del resto, come mettere sullo stesso piano una giacca di velluto da smacchiare e una sventata alla ricerca di una pillola del giorno dopo? E come paradossale sovrappiù si è aggiunta ai corifei la classe politica (addirittura Prodi dal vertice Nato!), sia mai che questo ti diventa per davvero ministro della Salute! Per quel che serve, una domanda a Ferrara la facciamo noi: come si concilia il rispetto delle decisioni della donna con una moratoria che di fatto sospende tali decisioni? Come si può parlare di omicidio di bambini senza farne seguire le categorie, di colpa e di sanzione?

Tiziana Ficacci,www.nogod.it


4/4/08 Aria---ritornerò---nell’aria che mi porta via

Non sono ancora in menopausa, quindi, in teoria, sarebbe ancora possibile. Il medico, però, mi ha detto che senza fecondazione assistita è del tutto improbabile che accada. Purtroppo, con la legge che abbiamo oggi in Italia, per una donna della mia età e single, è del tutto improbabile lo stesso. Così ho iniziato le pratiche per l’affidamento. Non cerco un bambino piccolo. Se è già “avviato” è persino meglio: dai 5 anni in su andrebbe benissimo. (Gianna Nannini su Vanity Fair)

Il 6 maggio il Consiglio d’Europa dovrebbe approvare il nuovo testo della Convenzione sulla adozione dei minori, dando il via libera ai singoli che, con le nuove disposizioni all’esame del Comitato dei ministri Ue, otterrebbero il diritto di adottare un bambino. Per questo provvedimento gli stati europei dovranno modificare le proprie leggi nazionali per adattarle ai nuovi principi legislativi. Ci sarà anche l’apertura dell’adozione alle coppie omosessuali registrate e/o conviventi anche se, tenendo conto dei ritardi culturali di alcuni paesi membri come l’Italia, per il momento la Convenzione non sarà prescrittiva.
Il vicesegretario generale del Consiglio d’Europa, la signora Maud de Boer-Buquicchio ha dichiarato che l’adozione da parte dei singoli è un diritto e gli stati dovranno modificare in tempi rapidissimi le loro leggi.
La Convenzione sulla adozione dei minori in vigore è del 1967, e per Boer-Buquicchio dopo quaranta anni è tempo di cambiare  in considerazione dei cambiamenti verificatisi nella società europea. In Italia la legge che regola l’adozione, la n.149 del 2001, la permette solo alle coppie unite in matrimonio almeno da tre anni. Vedremo presto come in Italia verrà affrontata la questione, tenuto conto che la classe politica italiana valuta irrinunciabile il diritto del bambino di avere una mamma (femmina) e un papà (maschio), unica formazione oggi consentita per dare serenità, tranquillità, amore a un bambino. Essendo singoli e omosessuali notoriamente senza cuore.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


2/4/08 Continua l'offensiva della chiesa cattolica sul mondo e sulle altre religioni.

Addirittura l'anziano rabbino Elio Toaff, amatissimo anche da molti romani non ebrei per il lavoro riconciliatore che seppe tessere all'indomani della seconda guerra mondiale, ha rilasciato una intervista al sito Petrus che è stata ampiamente travista e tagliata. Rav Toaff ha dovuto prendere il telefono  per rettificare l'arrogante voce cattolica.
«Le mie parole sulla preghiera per gli ebrei e su Pio XII sono state riportate frettolosamente e non correttamente. Non si può certo immaginare che l'ex rabbino capo di Roma si limiti a difendere Pio XII dall'accusa di essere antisemita, o dica che "ognuno può pregare come crede" se viene interrogato sulla preghiera di Benedetto XVI per la conversione degli ebrei»:
Elio Toaff, 92 anni, corregge l'intervista che gli ha fatto «Petrus. il quotidiano on line sul Pontificato di Benedetto XVI». Il giornalista che l'ha intervistato al telefono, Bruno Volpe, ne conferma l'autenticità.
Ma Toaff: «Abbiamo fatto una lunga conversazione sulla mia amicizia con Giovanni Paolo II e alla fine mi ha fatto quelle due domande che avrebbero richiesto un'altra conversazione e sulle quali non mi sono sentito interpretato. Come potrei essere contento se si prega perché ci convertiamo?».
Accatastare fascine è abitudine difficile a morire.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


1/4/08 – Perché preoccuparsi? L’inferno ha bisogno di legna (un lettore scrive sul caso Allam al blog di Al Jazeera)

“Rinunzio a Satana, origine di ogni peccato”.
“Ego te baptizo in nomine Patri et Filii et Spiritus Sancti”.

Magdi Allam, abito scuro, teso, è il secondo dei sette neofiti. Subito dopo è il momento della cresima con i padrini e le madrine che consegnano la veste bianca e il cero. Benedetto XVI impone le mani sui cresimandi: “Ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono. Amen”. Al termine della veglia, intorno alla mezzanotte, arriva anche la comunione. E il papa: “il corpo e il sangue di Cristo Signore vi facciano crescere sempre nella sua amicizia e nella comunione con tutta la chiesa”.

Caro Direttore, ciò che ti scrivo concerne una mia scelta di fede religiosa e vita personale. Ieri sera mi sono convertito alla religione cristiana, per me il giorno più bello della mia vita. Il miracolo della Risurrezione di Cristo si è riverberato sulla mia anima liberandolo dalle tenebre di una predicazione dove l’odio e l’intolleranza nei confronti del diverso primeggiano sull’amore e il rispetto del prossimo che è sempre e comunque persona. La mia mente si è affrancata dall’oscurantismo di un’ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all’omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia, permettendomi di aderire all’autentica religione della Verità, della Vita e della Libertà. Ho preso atto che la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale (stralci della lettera di Allam al Corriere della Sera).

Islam estremista? Noi abbiamo avuto l’Inquisizione. E il battesimo dovrebbe essere atto privato” (Emma Bonino al Corriere della Sera).

Mia madre era religiosa al limite del fanatismo e ha voluto essere seppellita a Medina, la seconda città santa dell’islam, accanto alla moschea che custodisce le spoglie di Maometto. Un trauma profondo per me” (Allam intervistato su La Stampa).

Per l’inglese Sunday Times con la conversione di Allam “il papa rischia di rinfocolare la rottura con il mondo islamico”. L’ambasciatore Mario Scialoja, convertitosi all’islam, dice che “è una scelta da rispettare” e l’imam Izzedin El Zir, portavoce Ucoii, dice “l’importante è che ognuno viva la sua religiosità come crede, l’importante è che sia in pace con gli altri”, mentre Yahya Pallavicini , vicepresidente del Coreis dice “non c’è bisogno, per dimostrare l’amore per Gesù, di rinnegare l’amore e la fede per il profeta Maometto”. Sul sito di Hamas l’analista Khaled Amayreh scrive: “gli stessi musulmani sono ricorsi a violenze anche non giustificate, ma nemmeno le mani dei cristiani sono pulite”.

Dopo la lettera e le interviste di Allam, il portavoce vaticano padre Lombardi, ha chiarito: “accogliere nella chiesa un nuovo credente non significa evidentemente sposarne tutte le idee. Allam ha il diritto a esprimere le proprie idee, che rimangono personali, senza evidentemente diventare espressione ufficiale delle posizioni del papa o della Santa Sede”. Vittorio Messori ha scritto: “va segnalato un certo radicalismo, forse un eccesso di foga che segnano ogni convertito che all’inizio è abbagliato dalla nuova luce… non riesco a condividere la condanna radicale di un islamismo definito da Allam come “fisiologicamente violento” e “radice di ogni male”. Ian Buruma, autore di un libro su Theo Van Gogh, scrive: “In quella cerimonia la chiesa ha visto un’opportunità per presentarsi più attiva nelle conversioni, per tentare di uscire dalla crisi che vive da tempo”. Lo scrittore Claudio Magris: “Una certa sorpresa ha destato il fatto che sia stato il Sommo Pontefice a battezzare Magdi Allam in un rito pasquale che di solito prevede il battesimo pubblico ad anonimi, e quindi rappresentanti di tutti. Sarebbe un po’ penoso se fossero solo i vip ad ambire a quei lavacri”. Ed Ernesto Galli Della Loggia: “Bisogna chiedersi perché di fronte alla violenza delle ripetute condanne a morte giunte dall’islamismo estremista ad Allam come a Rushdie, Redeker e tanti altri, in nessuna occasione sia arrivata alle nostre orecchie dallo stesso islam una voce significativa di condanna. Come mai nessun imam, nessun celebre intellettuale o assemblea islamica ha mai pensato di pronunciarsi in maniera irrevocabile contro tale uso barbarico della fede”. E Afef Jnifen: “nonostante Allam il dialogo, per noi musulmani laici, continua”.
Allam è grande?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


29/3/08 – Per l’uomo la Bibbia è la fonte di tutti i mali… dopotutto proprio per questo libro sono cominciati il caos e la maledizione. E’ proprio questo che dobbiamo distruggere (da Fuoco amico, A.Yehoshua, Einaudi)

Re Abdullah, capo dello stato saudita, parlando ad un seminario svoltosi a Riad sui rapporti tra il mondo islamico e il Giappone, ha annunciato che chiederà ai rappresentanti delle religioni monoteiste di riunirsi nella fede. La notizia lanciata dalla Saudi  press agency ha avuto vasta eco sulla stampa israeliana. Yediot Ahronot, Haaretz e Jerusalem Post hanno aperto le loro edizioni con la notizia. E’ infatti la prima volta che il leader di un paese musulmano, e così importante poi, definisce cristiani ed ebrei fratelli. Sulla stampa israeliana, notoriamente assai diffidente e riluttante a discutere di religione, si ipotizza che re Abdullah abbia parlato di questa sua idea a Benedetto XVI durante la sua storica visita in Vaticano e nessun commentatore ha dimenticato di enfatizzare, a mò di iene avvertite, della sciabola impreziosita di smeraldi regalata dal re saudita al teocrate vaticano. Re Abdullah ha spiegato che questo incontro servirebbe a vincere la disgregazione della famiglia e l’ascesa dell’ateismo nel mondo, e ha aggiunto che si rivolgerà alle Nazioni Unite per portare avanti questo suo impegno. Anche la conversione del giornalista italiano Magdi Allam (che è sembrata più che una adesione ad una nuova fede l’iscrizione ad un partito politico. O peggio ad una sua corrente) sembra andare in questa direzione. In più, Allam ha fatto una esagerata tirata sull’inesistenza di un islam moderato che ha portato i 138 che dovranno vedersi a novembre con i cattolici a cercare rassicurazioni dalla Santa Sede. Ma l’idea che il dialogo passa per la religione è ben radicata, per il momento, nella capoccia di alcuni leader islamici e di Benedetto XVI che, ciurlando nel manico, ama definirsi il capo dei cristiani.

Il dialogo non passa per le religioni, meglio sarebbe guardare con più attenzione al modello francese dell’integrazione, che non annulla le differenze ma ne consente la comprensione, piuttosto che al multiculturalismo, fallito nel nordeuropea e in Gran Bretagna, che crea ghetti. In Italia e in Europa molti stranieri musulmani vivono laicamente la loro fede. E’ con loro che bisogna avviare un costruttivo dialogo, non con le loro religioni.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


26/3/08 – “A France’, di' ‘na cosa de destra”. “A froci !” (Francesco Storace risponde a una richiesta dei suoi sostenitori)

“La nostra società ha perso ogni punto di riferimento. La liberazione femminile non ha soppresso il dramma dell’aborto… gli omosessuali rivendicano il matrimonio… davvero dobbiamo dare la stessa educazione ai maschi e alle femmine?”  Sono brani che si leggono dal risvolto di copertina del libro Homme et femme il les créa scritto da Christian Vanneste, insegnante di filosofia in un liceo privato di Tourcoing (cittadina delle Fiandre). Il professore ha spedito 500 copie saggio alle biblioteche dei licei pubblici del suo dipartimento proponendone l’adozione. Il sindacato della scuola Snes ha denunciato immediatamente la procedura illegale utilizzata per la presentazione del testo omofobico e misogino.

Vanneste non è nuovo alle follie. Da deputato dell’Ump (il partito del presidente Sarkozy) mentre nel 2004 si discuteva sulla nascita dell’Alta autorità per la lotta contro la discriminazione, intervenne sostenendo che l’omosessualità rappresenta una minaccia per la sopravvivenza della specie, oltre alla certa inferiorità sulla eterosessualità. Venne immediatamente espulso dal partito, l’allora ministro dell’Interno Sarkozy fece una forte reprimenda in tv, e non trovò comprensione in nessun politico né religioso francese. Diverse associazioni omosessuali lo hanno denunciato e il tribunale penale di Lilla lo ha condannato a pagare una multa di 3.000 € ad ogni associazione querelante più le spese giudiziarie. Il professore è ricorso in Cassazione e ha annunciato che si appellerà alla Corte europea dei diritti dell’uomo.
Da noi invece i sindacati degli insegnanti tollerano l’illegalità di “atti pastorali” nelle scuole, gli uomini politici che sostengono cose analoghe a quelle di Vanneste al parlamento europeo vengono premiati in Italia con un prestigioso ministero, esponenti politici che considerano l’omosessualità una malattia hanno il compito di scrivere il codice etico del partito, i ministri della Salute accettano il dialogo con chi considera assassine le donne.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


Dossier Aborto

25/3/08 – Dal dossier aborto su www.direfarepensare.it

alle donne che non possono scegliere

Con 160 voti favorevoli e 148 contrari il 18 maggio 1978 il Senato approvò la legge 194 “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” emanata dal Capo dello Stato Giovanni Leone il 22 maggio. Fino ad allora il Codice Rocco giudicava reato l’aborto e puniva con il carcere chi abortiva. Prima della legge troppe donne morivano sotto i ferracci di improvvisate “mammane”. Nel 1973 il deputato socialista Loris Fortuna, lo stesso del divorzio, presentò al Parlamento la prima proposta di legalizzazione dell’aborto. La svolta è rappresentata da una sentenza della Corte costituzionale, del 18 febbraio 1975, secondo cui la salute e i diritti della madre prevalgono su quelli del nascente. Nel 1976 ci fu una proposta della radicale Adele Faccio. Poi nel 1977 la Camera approvò un progetto di legge preparato dalla Commissione Giustizia e Sanità, ma al Senato, con due soli voti di scarto, la legge non passò. Il 9 giugno 1977 il testo fu ripresentato alla Camera dal socialista Vincenzo Balzamo. Nel 1978 si arrivò alla legge 194.

La vita delle donne italiane trenta anni fa ebbe un sussulto: l’aborto, fino allora considerato una riprovevole forma di soppressione della vita, con l’approvazione della legge 194 diventava un diritto della donna e il presupposto di una maternità consapevole. Feroci avvoltoi hanno sempre soffiato su questa legge: l’obiezione di coscienza dei medici, che ha coinvolto perfino i portantini e i cuochi dei reparti dove vengono praticati gli aborti; difficoltà pretestuose per ritardare l’introduzione della Ru486; comitati di medici, tra cui psichiatri, che valutano le richieste. Perché la tentazione di costringere la donna ad una condizione umiliante non è mai venuta meno.

Nonostante ciò, volevamo ricordare i trenta anni di questa legge con un piccolo dossier per rileggere insieme una parte della nostra storia, e per dedicare un affettuoso omaggio alle donne che in troppe parti del mondo patiscono le conseguenze di gravidanze non desiderate e di aborti effettuati in condizioni insicure. Mentre pensavamo a come coordinare questo lavoro è esplosa violenta la richiesta di “moratoria”. Un progetto, secondo i promotori, che non si pone l’obiettivo di cancellare la legge – almeno per il momento – ma di ridiscutere l’idea di modernità, di “leggerezza”, di libertà, insita nella autodeterminazione della donna. Una moratoria che, riaffermando la supremazia del nascente sulla madre, equipara la donna che non vuole essere una mera riproduttrice, ad una omicida. Un programma che ha visto l’approvazione entusiasta della Chiesa cattolica che, pur di recuperare una centralità appannata, accetta di farsi soccorrere e guidare da “atei devoti” e da politici clericali, ai quali viene richiesto di testimoniare che è possibile adeguarsi alle regole prescritte dalla chiesa romana senza bisogno di credere.

Sembra esserci qualcosa di putrefatto in un paese che ridiscute sulla 194, una legge approvata dal Parlamento, confermata da un referendum popolare, e considerata, anche fuori dai confini, equilibrata. Pensiamo che ogni cosa – e ogni legge - possa essere dibattuta, analizzata, rivisitata, migliorata addirittura. Ma, per qualsiasi confronto deve esserci una condizione: il dialogo si fa tra pari, nessuno può essere il portavoce di valori non negoziabili e di verità indiscutibili.

Quello che oggi noi che amiamo la libertà, i diritti civili, la libera espressione del corpo, dobbiamo tener presente, è che non stiamo parlando solo di aborto, così come durante il referendum sulla legge 40 non si parlava solo di fecondazione assistita e di ricerca scientifica. Forze fanatiche e reazionarie, approfittando del vuoto lasciato dalla politica, stanno ponendo mano ai principi fondanti della nostra società, scegliendo di caratterizzarsi con una forte misoginia che è quasi sempre il sintomo più manifesto di un’aberrazione della religiosità. Quando nel 1973 il deputato Loris Fortuna presentò al Parlamento la prima proposta di legalizzazione dell’aborto, Gigliola Pierobon era al centro di un clamoroso procedimento giudiziario, per delitti contro l’integrità e la sanità della stirpe, accusata di aver abortito quando aveva 17 anni. Ne “Il processo degli angeli”, Pierobon racconta: “I numerosi ragazzi-padri, gli incoscienti di fronte alle loro eiaculazioni, gli uomini che non hanno nessun rapporto con i “loro” bambini si sono presi l’incomodo di fare leggi sui nostri corpi, sui nostri figli, sulla nostra maternità. E ci fanno pagare il prezzo di averla, non dico scelta ma accettata… Se esistesse davvero l’uguaglianza dei diritti, all’obbligo per la donna di portare avanti una gravidanza non voluta dovrebbe corrispondere parallelamente l’obbligo per l’uomo al coito interrotto o al preservativo. Se l’uomo ha la libertà di non gestire i suoi spermatozoi, la donna dovrebbe avere la libertà di non preoccuparsi delle proprie ovulazioni, e invece siamo solo noi che dobbiamo continuamente difenderci dalla libertà del maschio: l’unico non punibile dalla legge”.

Questa storia finirà un giorno? E se non noi, chi si occuperà per noi di questo?

L’aborto è legale, con molte limitazioni,in quasi tutti i paesi del mondo. Il 98% dei paesi, dove vive il 96% della popolazione mondiale, riconosce come motivazione legale per interrompere la gravidanza, il pericolo di vita per la madre. In questi paesi vengono eseguiti circa 25 milioni di aborti all’anno.

Complessivamente, il 62% dei paesi con il 75% della popolazione mondiale, considera la necessità di salvaguardare la salute fisica delle donne come motivazione per abortire legalmente, sebbene le definizioni di rischio per la salute siano molto diverse. La tutela della salute costituisce un fondamento legale per l’89% dei paesi industrializzati, ma solo nel 52% dei paesi in via di sviluppo. Indipendentemente dallo status legale, le posizioni individuali sull’aborto variano ampiamente all’interno di ciascun paese.

Compiere un aborto è una delle procedure mediche più semplici e prive di pericoli. Ma, quando viene eseguito in condizioni non sicure, l’aborto può costituire un danno notevole per la salute. Circa 70.000 donne muoiono ogni anno a causa di aborti a rischio, e un numero altissimo soffre di infezioni e subisce lesioni e traumi. Si calcola che vengano praticati circa 20 milioni di aborti a rischio ogni anno, il 90% dei quali nei paesi in via di sviluppo.

Ma la legalità non garantisce la sicurezza automaticamente. Ad esempio l’intervento può essere poco sicuro dove la possibilità di usufruire del servizio viene ostacolata da procedure burocratiche (ad esempio in Italia per l’alto numero di medici obiettori e per il divieto di scegliere la struttura privata).

Molte, se non tutte le donne che ricorrono all’aborto, userebbero la contraccezione se ne avessero la possibilità. In Nigeria solo il 10% delle donne ha accesso alla contraccezione. In Bolivia solo il 7%.

Un rapporto dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, presentato dalla socialista austriaca Gisela Wurm chiede che l’aborto diventi legale in tutti gli stati europei e che si riducano gli ostacoli là dove è già consentito.

Oggi l’aborto a richiesta è in teoria consentito in tutti gli stati membri del Consiglio d’Europa salvo Andorra, Malta, Irlanda e Polonia. Tuttavia anche negli stati membri in cui l’aborto è legale le condizioni non sono sempre tali da garantire alle donne un effettivo accesso a questo diritto. La mancanza di strutture sanitarie locale, di dottori pronti a effettuare aborti, i ripetuti consulti medici richiesti, il tempo concesso (obbligatoriamente) per poter cambiare idea e quello di attesa per l’aborto hanno il potenziale di rendere più difficile l’accesso all’aborto, o , in pratica, addirittura impossibile.

Negli Usa sempre meno aborti Secondo i dati forniti dall’Alan Guttmacher Institute, un istituto di ricerca newyorkese impegnato nella educazione sessuale dei giovani, negli Stati Uniti una donna su 5 decide di non portare a termine la gravidanza. All’inizio degli anni Ottanta il rapporto era di 1 a 3. Nel 1990 le interruzioni volontarie di gravidanza erano state 1,6 milioni, quindici anni più tardi sono il 25% in meno e la media è di 19,4 aborti ogni mille donne incinte tra i 15 e i 24 anni. Secondo Rachel Jones, ricercatrice del Guttmacher, le ragioni di questa diminuzione sono dovute ad un aumento dell’uso dei contraccettivi.

In Sudamerica In Messico l’aborto è stato appena introdotto, in Uruguay il socialista Vasquez ha posto il veto. In Brasile il presidente Lula ha chiesto al ministro della Salute Temporao di facilitare l’accesso all’intervento, ma i gruppi religiosi evangelici sono contrarissimi a qualsiasi facilitazione e chiedono lo statuto del nascituro che ha diritti fin dal concepimento, però, al contrario del nostro “movimento per la vita”, sono favorevoli alla diffusione della contraccezione. In Nicaragua il sandinista Ortega nella sua ultima campagna elettorale, ubbidendo ai vescovi cattolici, ha ottenuto i loro voti e la vittoria facendo votare dal suo partito l’abolizione anche dell’aborto terapeutico. Cristina Kirchner, da ottobre scorso presidente dell’Argentina, deve, tra l’altro, la sua elezione la difesa del diritto di aborto contro la sua competitrice Elisa Carrio che ne voleva l’abolizione.

In Spagna la rielezione del primo ministro fa sperare che l’accesso all’ivg sia facilitato. Infatti dovrebbe essere modificato l’art. 417 bis del codice penale in modo di rendere sempre possibile l’aborto entro le 14 settimane su semplice richiesta e senza l’autorizzazione del medico. In Israele si può abortire dopo la 22° settimana, ma se il feto presenta malformazioni o è frutto di una violenza, o se la donna ha meno di 17 anni si può abortire praticamente durante tutta la gravidanza. Purché si sia autorizzate da un ginecologo e un assistente sociale. Alcuni membri dello Shas, piccolo partito ultrareligioso ma ago della bilancia di fragili coalizioni, ciclicamente prova a portare alla knesset modifiche, che, fino ad oggi, sono state respinte.

Nella Cina olimpica continuano le pratiche barbare della sterilizzazione e degli aborti forzati, praticati anche negli ultimi mesi di gravidanza. L’art. 49 della Costituzione cinese obbliga le coppie alla pianificazione famigliare, e, messe davanti alla scelta del figlio unico, soprattutto nelle zone rurali si preferisce un maschio Le Nazioni Unite, attraverso il segretario generale Ban ki-Moon, ha riconosciuto che attraverso la pratica della selezione sessuale prenatale, un numero imprecisato di femmine viene abortito. Il Tibet viene considerato una minoranza ed è esentato dalla politica del figlio unico. Ma, nei fatti aborto forzato e sterilizzazione sono usati per compiere il genocidio. Stando alle cifre diffuse dalla Tibetan Women’s Association, il 20% delle donne tibetane è stata sottoposta a sterlizzazione. Nell’aprile del 1994 a Nuova Delhi ci fu una grande manifestazione tibetana contro gli aborti forzati.

Tiziana Ficacci (leggi gli altri articoli del dossier su www.direfarepensare.it)


18/3/08 – Dalla parte giusta

Lo scarso entusiasmo probabilmente è determinato dal fatto che la Cina è una superpotenza e che gli affari contano. I tibetani sono pochi, sono un popolo piccolo, e il Tibet, tutto sommato, è affare interno cinese. E poi gli Stati Uniti hanno appena tolto la Cina dalla lista nera (due giorni prima della rivolta tibetana). Inoltre anche il papa dalla sua finestra non ha visto le violenze sui monaci buddisti.
Il Dalai Lama chiede di non boicottare le olimpiadi, del resto non si è fatto né a Berlino (’36) né a Monaco (’72), e un riflettore acceso sulla Cina può essere importante. Ma i tumulti scatenati la settimana scorsa a Lhasa dai monaci buddisti e dai loro sostenitori laici, potrebbero segnare una discontinuità. Alle moderate richieste di autonomia e rispetto per le tradizioni di un popolo antico, si potrebbe arrivare alla richiesta di separatismo e indipendenza.
Radio Radicale e Il Riformista invitano a incontrarsi a Roma in Campo de’ Fiori, mercoledì 19 dalle 16.30, per chiedere che il governo cinese avvii subito un dialogo con i manifestanti,  riconosca ai tibetani gli stessi diritti che riconosce ai cittadini di etnia cinese, rispetti le tradizioni culturali e religiose del popolo tibetano.
Siamo tutti tibetani, perché nessuna persona è libera finché qualcuno è in schiavitù.
Per aderire siamotuttitibetani@ilriformista.it

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


17/3/08 - Quiete su tutte le vette. Non un alito di vento muove le cime degli alberi. Tacciono gli uccellini nel bosco. Calma, tra poco riposerai anche tu. (W. Goethe)
 
La signora Chantal Sébire, una maestra 52enne di Digione, è affetta da estesioneuroblastoma, un tumore cattivo che le ha colpito il nervo olfattivo deformandole il viso. Sostenuta dall'affetto dei suoi 3 figli chiede di essere aiutata a morire e ha scritto al presidente Nicolas Sarkozy: "sono vicina alla morte... devo andargli incontro tra atroci sofferenze?" Consigliata dall'Associazione per il diritto alla morte dignitosa, ha accettato di mostrarsi in tv, mentre il suo avvocato ha presentato al tribunale di Digione una richiesta di eutanasia. La signora Sébire è perfettamente lucida e in grado di decidere, esattamente come Vincent Humbert, giovane tetraplegico muto e cieco dopo un incidente di moto, che scrisse della sua situazione al presidente Jacques Chirac. Humbert, che aveva il solo uso del pollice, scrisse con l'aiuto di sua madre e di un giornalista il libro Je vous demande le droit de mourir, e si fece fotografare con sua madre nella stessa posizione della Pietà di Michelangelo intenerendo il mondo.  Il giovane fu aiutato a morire da sua madre, ma il  caso portò (nel 2005) alla formulazione della legge Leonetti che vieta l'eutanasia attiva ma riconosce il diritto di lasciar morire. Il malato, o un suo incaricato, può chiedere l'interruzione delle cure che lo tengono in vita e i medici possono somministrare farmaci per agevolare la fine. L'avvocato della signora Sébire ha chiesto che sia data l'autorizzazione  al medico di prescriverle 10 grammi di tiopental sodico, un barbiturico che induce all'anestesia generale. Attraverso la somministrazione di questo farmaco la signora entrerebbe in coma artificiale, e allora potrebbe  usufruire di quanto stabilisce la legge Leonetti che tutela i diritti dei terminali.
Per oggi, lunedì 17 marzo, il tribunale di Digione darà una risposta.
Intanto il dibattito sui media francesi è alto. Il primo ministro Francois Fillon ha detto "che bisogna avere la modestia di riconoscere che la politica non può sempre dare una risposta", mentre il ministro della Giustizia, la signora Rachida Dati, è stata categorica: "Sébire chiede alla giustizia di poter esonerare il medico da ogni responsabilità penale affinchè possa somministrargli una sostanza letale. Noi abbiamo fondato il nostro diritto sulla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che tutela il diritto alla vita".
Ma spesso le idee di cosa è vita, e la libertà di decidere su di essa, non coincidono.

Tiziana Ficacci
, www.nogod.it

15/3/08 – Laudato si’,mi’ Signore, per sor’acqua, la quale è molto utile et humile et pretiosa et casta

 Il mondo si secolarizza e la religione cattolica sembra quella che paga il prezzo più alto. E allora si corre ai ripari: forti pressioni sui politici italiani ma, laddove esistono schiene dritte come intervenire? Ovvio con onde di informazione “corretta”. E allora nasce h2Onews (www.h2Onews.org), portale internet che pone attenzione alle notizie con un criterio multimediale. La formula dell’acqua, oltre ad avere il simbolico significato della trasparenza e dell’indispensabilità, è fondamentale, dice al settimanale Lespresso il direttore Jesus Colina membro dei Legionari di Cristo, “perché è una sigla breve e funziona in tutte le lingue, anche l’arabo e il cinese… l’idea che vogliamo trasmettere, in questo mondo sempre più materialista, è quella di rinnovamento, giovinezza, un’informazione che rinfresca lo spirito”. La sede è in via delle Fornaci, a pochi passi dar cupolone, la tendenza è pre-conciliare. I legionari di Cristo sono uno dei gruppi più massimalisti del composito universo cattolico. Sempre su L’espresso leggiamo che il fondatore dell’ordine, Marcial Maciel Degollado è stato posto a riposo dal papa per evitargli il processo canonico per le molestie sessuali di cui è accusato da parte di parecchi seminaristi.  L’amministratore è Andrea Scorzoni, parente di Pupi Avati, già eminenza grigia di Sat 2000, l’emittente televisiva della Cei finanziata con i soldi dell’8 per mille. Il direttore del portale viene dall’agenzia stampa zenit.

Tiziana Ficacci,www.nogod.it


14/3/08 – Su tutte le vette c’è quiete, in tutte le cime degli alberi non senti quasi un respiro; tacciono gli uccellini nel bosco. Aspetta, tra poco riposerai anche tu. (W. Goethe)

Oltre al prestigioso incarico  di inviato speciale del Quartetto in medio oriente, oltre al lucroso incarico di consulente alla JP Morgan, l’ex premier inglese Tony Blair, da ottobre sarà docente del corso “Fede e globalizzazione” nella prestigiosa università di Yale. Il leader laburista ha più volte sostenuto che non è possibile arrivare a una pacificazione tra popoli e religioni se non rivalutando le fedi e i loro sistemi di valori. Per questo ha fondato la Faith (fede) Foundation con sede a Londra.
Certo ci si sarebbe aspettato che un ex premier, specie con la capacità di Blair, avesse accettato una docenza in scienze politiche piuttosto che in materie religiose, ma il Guardian ha riportato che l’ex numero uno di Downing Street, ancor prima della sua recentissima conversione al cattolicesimo, già negli anni Ottanta scrisse un saggio su “socialismo e cristianità”. E si racconta anche che era un attento lettore del corano. Ma nei tanti anni di governo, Blair e i suoi consiglieri mai, come è giusto, hanno fatto trapelare notizie sulle opinioni religiose del primo ministro. Il motto di Alastair Campbell, spin-doctor di Blair, era “we don’t do God”.
E mentre Blair pensa alla “nobiltà della fede”, il suo erede Gordon Brown rischia il pantano del “fanatismo della fede”. A giorni verrà discussa in parlamento una norma sul trattamento degli embrioni, che porta con sé una piccola clausola sui limiti temporali dell’aborto, cioè la richiesta di abbassare da 24 a 20 settimane il limite per poter abortire legalmente. Ben tre ministri di area cattolica del governo in carica sarebbero più che favorevoli e il segretario del partito conservatore, il giovane David Cameron, sarebbe entusiasta di questo abbassamento, anche se ha ricordato che su queste materie il voto è di coscienza. Vedremo cosa succederà nei prossimi giorni, ma il blairismo sembra tramontato.  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


12/3/08 – I nemici da distruggere

Il grande pregio del papa Benedetto XVI è  quello di mostrare il vero volto della chiesa romana. La chiusura totale verso la modernità, la riaffermazione dei dogmi, il disprezzo per il libero dispiegarsi della leggerezza e felicità della vita, hanno segnato fino ad oggi il suo pontificato, spazzando via il finto buonismo  di Giovanni Paolo II e ripristinando il cattolicesimo così come è: un meccanismo di potere contro la libertà della persona. I temi connessi all’aborto, l’eutanasia, l’esaltazione dell’embrione e della vita vegetativa, sono gli argomenti scelti dal teocrate, perché è su questi contenuti che oggi si misura il senso della libertà individuale.  Mentre da un lato abbiamo la ragione e la scienza che studiano per migliorare la nostra vita terrena - che poi è l’unica di cui abbiamo certezza - sulla sponda opposta c’è la superstizione della religione che prova a peggiorare la qualità della nostra vita sulla terra in cambio di una aleatoria vita eterna. Come soprappiù, Benedetto XVI ha invelenito i rapporti con  altre religioni, in particolare con la minoranza ebraica. Nei giorni scorsi il cardinale Tarcisio Bertone avendo il carbone bagnato ha attaccato. Ha chiesto agli ebrei, amareggiati per la controversa formula della preghiera riesumata da Benedetto XVI, reciprocità. Qual è la preghiera che infastidisce i cristiani? Secondo il rabbino capo di Roma, rav Riccardo Di Segni, nessuna: “a oggi non esiste alcun riferimento ai cristiani nelle nostre preghiere, che risalgono a secoli fa, ben prima del Concilio Vaticano II”. Qualche studioso di antiche preghiere pensa che Bertone fa riferimento a una benedizione recitata nel primo millennio dell’era volgare che dice “possano gli apostati non avere speranza e cadere tutti in perdizione, siano distrutti e soggiogati i tuoi nemici dei nostri giorni”. Esegeti di antichi testi considerano che nell’espressione nemici siano ravvisabili i seguaci di Cristo. Per tornare all’oggi: una settimana fa la Santa Sede aveva annunciato l’arrivo in Vaticano di una delegazione del Gran Rabbinato di Gerusalemme per chiarire l’interpretazione sulla discutibile preghiera degli ebrei. Il rabbinato italiano ha annunciato che la visita è bloccata. Leggiamo nel comunicato diffuso dall’ufficio rabbinico: “La preghiera viene dal papa, quindi deve essere lui a rimetterci le mani e pronunciarsi pubblicamente. Chiarimenti hanno senso solo se vengono dal pontefice. Senza risposte concrete è inutile che vengano rabbini da Israele”. Sembra un filo difficile da riannodare.  
Tiziana Ficacci, www.nogod.it


10/3/08 – Wo bitte geht’s zu Gott? (per favore dove si va per Dio?)

 Un bel maialetto rosa e un istrice se ne stanno belli tranquilli nella loro casetta, fino a che un giorno un papero insoddisfatto attacca un cartello con scritto: se non conosci Dio ti manca qualcosa. Allora i due animaletti vanno alla ricerca di Dio e incontrano nell’ordine un rabbino, un imam, un prete. Le tre guide spirituali sono così schifose che i due animali concludono che se Dio esiste, probabilmente è meglio non frequentarlo.  E’ la favola scritta per i bambini tedeschi da Michael Schmidt Salomon per l’editore Alibri e che ha fatto fibrillare il ministero per la Famiglia. Il rabbino, nelle illustrazioni di Helge Nyncke, ha riccioli ai lati delle orecchie, denti da vampiro, chele di aragosta al posto delle mani e terrorizza i due animaletti con i racconto dell’antico testamento. L’imam invita con garbo il maiale e il porcospino nella moschea poi gli rinfaccia la loro promiscuità e li condanna alla dannazione. Il prete, disegnato grassissimo, è un pedofilo che attenta alle grazie dei due animaletti.
Il ministero per la Famiglia ha intravisto, nel racconto e nei disegni, un attacco sproporzionato nei confronti delle tre religioni, individuando nell’immagine del rabbino un filo di antisemitismo, nella storia dell’imam l’assunto che chiunque si reca in moschea è un estremista, e nel prete cristiano un eccesso di luogo comune. Ma l’Ufficio federale competente ha ritenuto che il libro non è pericoloso per i bambini. Adesso il volumetto è in testa alle classifiche dei libri per ragazzi più venduti in Germania, e si può acquistare anche su Amazon.com a 12 €.
Secondo l’autore il libro colma un vuoto di mercato, zeppo com’è di libri agiografici sulle storie religiose. Schmidt Salomon ha anche aggiunto che ritiene pericoloso l’indottrinamento religioso dei più piccoli, e, a sorpresa, cita un aneddoto ebraico sull’educazione: “se fai un graffio su un ramo di un albero tocchi solo quel ramo; se fai un graffio su un seme, l’albero non crescerà dritto, se mai crescerà”. Qui il sito di Schmidt-Salomon con le copertine di suoi libri LEGGI
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

10/3/08 – Pecunia non olet

 Waleed bin Talal è uno sceicco saudita molto ricco. Qui da noi ha una piccola quota in Fininvest. Negli Stati Uniti si è fatto conoscere quando, all’indomani dell’11 settembre, l’allora sindaco di NY Rudy Giuliani respinse un suo assegno con parecchi zero. I suoi soldi hanno trovato invece una buona accoglienza nella prestigiosa università di Harvard: venti milioni di dollari per finanziare una cattedra di studi islamici. Diversi quotidiani di Boston denunciano che lo sceicco finanzia anche gruppi fondamentalisti e un fondo di aiuto per le famiglie dei terroristi palestinesi. Intorno alla autorevole e liberal università del Massachusetts si è creato un dibattito sulla liceità del multiculturalismo quando l’università ha deciso di impedire in determinate ore l’accesso ai ragazzi nelle palestre per consentire alle studentesse musulmane di fare religione lontane da sguardi maschili. Diversi osservatori hanno rilevato una certa similitudine con la segregazione razziale degli anni ’60, quando addirittura non solo le aule, ma anche le fontanelle erano per bianchi e neri. Al contrario Mike Bloomberg, sindaco di New York, ha respinto  qualche giorno fa la richiesta di alcuni consiglieri municipali che chiedevano la chiusura delle scuole per una festività islamica, con la motivazione che una città così popolosa dove tutte le religioni sono rappresentate, le scuole sarebbero sempre chiuse.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it


7/3/08 – L’oppio dei popoli… continua

Il neoeletto presidente russo Dmitrji Medvedev secondo gli ambienti ortodossi è un vero credente. Prima delle elezioni il patriarca Alessio II aveva dato il suo appoggio al successore di Putin definendolo una benedizione per tutta la Russia. Il presidente è capo della Commissione statale per le associazioni religiose e nel passato ha appoggiato una campagna perché lo Stato restituisca al Patriarcato i beni confiscati nel periodo sovietico. Inoltre ha, in parte dato in parte promesso, finanziamenti per il restauro delle chiese, e non ha escluso il riconoscimento del titolo di studio ottenuto all’interno dei seminari. La nuova first lady, signora Svetlana, è a capo di un programma educativo della Chiesa ortodossa per la formazione spirituale dei giovani russi, e come se non bastasse, sta lavorando all’introduzione della perniciosa ora di religione a scuola (un vizietto, quello di accanirsi sui più deboli, da cui pochi sono immuni).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

7/3/08 – Le libellule riposano su un fianco solo (Alda Merini)

Dopo i positivi risultati dell’Ohio, Texas e Rhode Island, Hillary Rodham Clinton in una intervista alla Cbs, ha ipotizzato un dream ticket. Pronto Obama le ha risposto “abbiamo gli stessi delegati che avevamo prima del voto”.

La parabola di Hillary è una storia che noi donne conosciamo bene.

Durante gli otto anni da senatrice, Clinton si è fatta la reputazione di moderata. Ha votato insieme alla maggioranza del suo partito a favore della guerra in Iraq, ha rinunciato alla sua immagine di ultrafemminista e si è spostata verso il centro. La base liberal del suo partito però non ha apprezzato questo suo spostamento, tanto che la senatrice si trova sotto un fuoco incrociato: i conservatori contro di lei perché è una liberal e i liberal perché sospettano che non lo sia. In più i danni combinati da Bill, i più noti dei quali riguardano il 99,9% dei mariti.

Da politica responsabile e da donna è molto più affidabile del suo compagno di partito. E’ per un ritiro graduale dall’Iraq, invece che una smobilitazione immediata, che peggiorerebbe se possibile ancora di più la situazione, proposta da Obama. E’ cauta sull’incontro senza condizioni con Ahmadinejad, Chavez, Castro al contrario del senatore dell’Illinois. Infiamma i cuori il “costruire i ponti” di Obama, ma è Clinton che al Senato ha dato prova di capacità di cooperazione bipartisan.

Quello che succede a Hillary lo conosciamo bene: non conta quanto sei brava, ci sarà sempre un uomo spensierato e disinvolto che ti cammina dietro ma che, sul traguardo, riesce a sorpassarti. Ed è per questa sua difficoltà a farsi amare da tutti che continuo ad essere una fan di Hillary.

La convention democratica di agosto stabilirà quale dei due candidati affronterà John McCain, che nel frattempo cerca un giovane vice; giovane per tranquillizzare i repubblicani visto che McCain è il candidato presidenziale più vecchio (71 anni) della storia Usa. Favoriti Mark Sanford governatore del Sud Carolina, Tim Pawlenty governatore del Minnesota, ma anche Mitt Romney, il candidato mormone ritiratosi dalla competizione delle primarie prima di Mike Huckabee. Intanto un sondaggio pubblicato dal Pew Research Center for the People and the Press rileva che gli americani (il 53%) ha la percezione che la situazione in Iraq si sta evolvendo per il meglio, e ciò spunterebbe l’arma del pantano iracheno, uno dei temi forti dei democratici.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


5/3/08 - … signori' , non le sente le nacchere?

Alcuni osservatori di cose iberiche, dicono che più delle elezioni di domenica 9 marzo che vedranno contrapporsi José Luis Rodrìguez Zapatero e Mariano Rajoy, le sorti della Spagna potranno cambiare con il risultato delle elezioni per il rinnovo del vertice della Conferenza episcopale e che ieri sera hanno premiato il falco Varela.

In campo c’erano l’arcivescovo di Madrid Antonio Maria Rouco Varela, gran cerimoniere del family day, e il vescovo Ricardo Blazquez Perez che, guidando la Cee nella Spagna zapateriana, è riuscito a incassare soldi e sgravi fiscali per la sua istituzione evitando però il corpo a corpo. Perez, che a differenza dei suoi colleghi non è stato promosso né cardinale né arcivescovo, sembrava essere per questa sua ritrosia alla guerra guerreggiata,  in disgrazia agli occhi di Benedetto XVI il cui cuore ha sempre palpitato per Rouco Varela. Quest’ultimo ha usato parole durissime per il primo ministro reo di aver ucciso la famiglia, ed è l’autore del decalogo diffuso il 30 gennaio per orientare il voto dei cattolici. In questi anni il vero partito di opposizione sembra essere stato la chiesa spagnola: le inquietudini tra episcopato e governo erano cominciate sette mesi dopo la vittoria socialista alle elezioni di marzo 2004 per il veloce susseguirsi - il bombardeo -  delle riforme varate da Zapatero in materia di diritti civili. Come ha scritto Sandro Viola su la Repubblica “mettendo da parte le cautele che avevano guidato la generazione politica precedente, sinistra inclusa, nella fase di transizione post-franchista, il giovane capo del governo sembrava deciso a rifare il volto del suo paese. Matrimonio tra omosessuali con facoltà d’adozione, divorzio-lampo, procreazione assistita, insegnamento della religione cattolica extra-curriculare nelle scuole”.

La velenosità dei vescovi spagnoli a molti ha ricordato gli anni Trenta quando il paese stava scivolando verso la guerra civile e ha fatto dire ad Alfonso Guerra, per dieci anni il vice del premier socialista Felipe Gonzàlez, che i religiosi spagnoli somigliano agli ayatollah di Teheran.

I sondaggi danno in testa Zapatero (42.9% contro il 38,8% dei popolari), ma qualora succedesse l’imponderabile, ad esempio un attentato dell’Eta, la vita degli spagnoli non tornerebbe indietro sotto la guida del rappresentante del partito popolare Rajoy che ha, insieme al resto dei suoi partner, in buona sostanza accolto le riforme civili volute da uno dei paesi cattolici più secolarizzati d’Europa.

Se però, come noi che amiamo la libertà della modernità ci auguriamo, Zapatero vincerà, a perdere, e disastrosamente, ancor più rovinosamente con l’incoronazione di Varela alla guida della Conferenza episcopale spagnola,  sarà la Chiesa cattolica.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


3/3/08 - Que reste-t-il de nos amours/Que reste-t-il de nos beaux jours 

Le pecorelle che accoglieranno Benedetto XVI alla fine di aprile a New York, saranno in maggioranza latinos. E’ quanto emerge da uno studio condotto dal Pew Forum on Religion and Public Life. Secondo  lo studio il 28% degli americani adulti hanno cambiato fede almeno una volta durante la loro vita. Il gruppo che ha guadagnato più adepti è quello che non si identifica in nessuna religione, ben il 16%. Il più grande numero di defezioni riguarda la chiesa romana, passata dal 31,4% al 23,9% con un tasso di abbandono del 7,5%. Le perdite cattoliche sono però ripianate dagli immigrati provenienti dal Sud e Centro America, per cui la fede cattolica continua ad essere salda al secondo posto (60 milioni di persone pari al 25% della popolazione). Al primo posto i protestanti (51%), anche loro però in calo, ebrei (1,7%) stabili, e musulmani (0,7%)in leggero aumento. In costante crescita sono le chiese evangeliche che oggi accolgono il 26,3% degli americani adulti.

Secondo l’analisi del Pew Forum gli americani che si allontano dalla chiesa cattolica sono infastiditi dal celibato dei preti e dalle retrive posizioni sui temi della sessualità, della riproduzione e della ricerca, temi che sono ampiamente superati dai protestanti (luterani, metodisti, episcopali). A questo va aggiunto lo scandalo dei preti pedofili. Benedetto XVI, nel suo saluto alle Nazioni Unite e nella visita a Ground Zero, forse dovrà tenerlo a mente.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


2/3/08 – Le vite degli altri (la lingua batte dove il dente duole)

Leggiamo sul sito dell’uaar  (http://www.uaar.it/news/2008/02/29/pellegatta-pdci-sulla-laicita-della-scuola/) il comunicato stampa della senatrice Pellegatta      sull’idea, lanciata da un editoriale di Avvenire del 23 febbraio, e illustrata nel convegno dei cattolici nel pd, delle scuole su misura.
Giacomo Samek Lodovici, editorialista del quotidiano della Cei e noto studioso di apologetica, ha proposto che le scuole siano scelte dalle famiglie secondo le loro impostazioni ideologiche. La tesi della proposta poggia sulla dottrina sociale della Chiesa che sostiene che i genitori devono essere protagonisti dell’educazione dei figli e tira pretestuosamente in ballo la Costituzione che sancisce la libertà educativa (!).
La parte del leone per l’insegnamento ideologico nel nostro paese la fa la scuola cattolica, ma nulla vieta, secondo questa bislacca proposta, che domani nascano scuole per figli di genitori di destra o sinistra, scuole per figli di genitori ambientalisti, musicisti e fancazzisti vari. Una scuola divisa per clan, o peggio per etnia, sarebbe pericolosa. E per denunciarlo non bisogna essere virulenti laiconi laicisti. Proporre scuole diverse per le diverse verità assimilate dai genitori ripropone una tradizione di avversione per la laicità dello Stato, oltre che al libero dispiegarsi delle menti e delle idee nelle nuove generazioni.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


29/2/08 - Cattolici contro tutti

La misura deve essere veramente colma se i protestanti sono scesi in campo “contro” i cattolici. Paolo Naso, conduttore della rubrica Protestantesimo, scrive su Nev (notizie evangeliche), che i vescovi cattolici sono una lobby politica, e accusa la Cei di interferire su programmi elettorali e liste promuovendo e bocciando partiti. Inoltre con l’omissione culturale, esclusivamente italiana, di escludere la tradizione cristiana, ma non cattolica, di Lutero e Calvino.
Tutta legata al vil denaro invece la controversia tra israeliani e Vaticano. L’ambasciatore del papa in Israele arcivescovo Antonio Franco, che già lo scorso anno lanciò il sasso minacciando di non presenziare alla giornata della Shoah se non fosse stata corretta la didascalia su Pio XII allo Yad Vashem* (desistette per la solitudine della sua posizione), ha dichiarato che Benedetto XVI non si recherà in Terra Santa se gli israeliani non risolveranno le difficoltà delle comunità cristiane, che, nelle zone sotto amministrazione di Hamas, vedono i loro diritti diminuire ogni giorno di più. Il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, esprimendo il turbamento della comunità ebraica internazionale, sostiene che il mancato viaggio è da addebitarsi al fallito accordo fiscale tra Israele e Vaticano. La chiesa romana infatti pretende di non pagare le tasse secondo il regime di esenzioni fiscali che era in vigore prima che nascesse lo stato di Israele nel 1948. L’arcivescovo Antonio Franco lamenta che gli israeliani continuano a inviare avvisi di pagamento che vengono rispediti al mittente dalla nunziatura. La prossima riunione tra le delegazioni israeliana e vaticana sarà il 17 aprile, ma gli israeliani non intendono fare neanche una liretta di sconto e chiedono alla Santa Sede di non mescolare né problemi di sicurezza né questioni religiose con le tasse dovute.
Intanto Benedetto XVI due giorni fa ha nominato Maurizio Prato, presidente dell’Alitalia, revisore internazionale presso la Prefettura degli Affari economici della Santa Sede. Avrà il compito di verificare tutti i conti del Vaticano e interagirà con gli altri uffici che hanno competenze finanziarie: l’Apsa (amministrazione del patrimonio della sede apostolica), il governatorato dello Stato del Vaticano, la congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli e lo Ior (istituto per le opere di religione). Nel frattempo registriamo la presa di posizione della Curia di Milano che chiede (a mani giunte e in ginocchio) al provveditorato agli studi della Lombardia di provvedere con rapidità  a studiarsi i modi per frenare l’emorragia degli studenti che scelgono la libertà del tempo libero invece che l’ora di religione.    

Tiziana Ficacci, www.nogod.it
*vedi 17/4/07


27/2/08 – Errare e perseverare (dalla padella alla brace)

Si presterà il teocrate vaticano a coprire le turpitudini di due dittature?
Andiamo per ordine. Qualche giorno fa Steven Spielberg ha rinunciato a collaborare in qualità di consulente artistico all’organizzazione dei giochi olimpici, addebitando a Pechino di sabotare qualsiasi tentativo di risolvere la crisi del Darfur. Come è noto il genocidio, oltre 200mila morti e tre milioni di sfollati dal 2003, vede la Cina corresponsabile in virtù dei forti interessi economici in quell’area. Le accuse sono state prontamente rispedite al mittente, così come era successo qualche mese fa con Mia Farrow. Per respingerle il governo cinese ha calato sul tavolo addirittura la carta vaticana. Come è possibile, dice Pechino a Spielberg, accusarci di corresponsabilità in un genocidio se proprio in questo momento i rapporti con la diplomazia che più di ogni altra si occupa di diritti umani (si, è il Vaticano!) sono talmente buoni che fra un po’ avremo in visita Benedetto XVI? A dirlo è stato Ye Xiaowen direttore dell’amministrazione statale per gli affari religiosi. Dalla Santa Sede non sono venute né conferme né smentite, anche se apparentemente nessun progresso è stato fatto sul rispetto della libertà religiosa. Anzi, due vescovi ordinati da Roma sono incarcerati.
E ancora. Dopo un solo - ma lungo - mandato, Fidel Castro ha lasciato il posto a Raùl, che ha comunque promesso di consultarsi sempre con il fratello maggiore. Nello stesso momento nella perla dei Caraibi era sul posto il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, lì per ricordare il decennale della visita a Cuba di papa Giovanni Paolo II. Bertone ha incontrato il nuovo Castro e ha promesso che medierà con gli Stati Uniti affinché cessi l’odioso embargo all’isola, ma è stato evasivo sui temi che riguardano i diritti umani e civili. Complessivamente Bertone ha dato un giudizio positivo sul nuovo presidente cubano, e ha dichiarato che la chiesa cattolica sta provando ad intercettare le aspirazioni del popolo cubano e rispondere in tutti i modi possibili tenendo conto delle difficoltà economiche poste dall’embargo americano.
Noi che conosciamo la pesantezza delle ingerenze vaticane, auguriamo ai cinesi e ai cubani di non cadere dalla padella alla brace. Tiziana Ficacci, www.nogod.it

27/2/08 – Il diavolo e l’acqua santa

Oggi nella sala conferenze di Montecitorio si svolgerà il convegno “Educare al bene comune” organizzato dai cattolici del pd. Quattro relazioni che saranno svolte dal fondatore di Sant’Egidio Andrea Riccardi, dallo storico Guido Formigoni, dal sociologo Franco Garelli e dal pedagogista Carlo Nanni. Invitati importanti il segretario della Cisl Raffele Bonanni e il presidente Acli Andrea Olivero. Rosy Bindi teme che l’incontro possa essere un modo per contare i parlamentari cattolici e formare delle correnti che facciano da elemento compensatore ai temuti nove radicali. Beppe Fioroni considera offensivo pensare che 9 radicali possano compromettere i 120-130 parlamentari cattolici. Massimo Bordin, direttore di Radio Radicale, ritiene che questa constatazione sia piuttosto una richiesta di posti sicuri in lista.  
Per il settimanale Famiglia Cristiana (da oggi in edicola), in genere considerato più aperto rispetto al quotidiano della Cei Avvenire, i radicali sono pericolosissimi anche se pochi, perché comportano da parte del pd che li ha blindati (speriamo) l’assunzione di un progetto politico. Inoltre il settimanale denuncia Radio Radicale  “dove ogni giorno sono costantemente messi alla berlina papa, chiesa e valori cattolici”. Anche Veronesi viene considerato una minaccia per la sua posizione sull’eutanasia. I radicali e il prof. Veronesi vengono considerati dal settimanale paolino  “portatori di una ideologia alternativa alla storia e ai principi etici, economici e sociali del nostro paese”. Nel solco della tradizione comunista invece, la dichiarazione di Nicola Latorre, vicecapogruppo dell’Ulivo al Senato. Il senatore pensa che in questi ultimi anni si è trascurato il rapporto con i cattolici, e cita ad esempio il caso del referendum sulla fecondazione assistita che  invece avrebbe dovuto essere tema di discussione con la partecipazione dei cattolici per dare vita ad una legge mediata come avvenne per la 194. Che, aggiungo io, non piacque ai comunisti di Berlinguer però. Anche il senatore, si aggiunge al coro di quelli che sostengono che la 194 è una bella legge però deve sostenere di più la maternità. Idee vecchie per un uomo di 53 anni che non riesce a dimenticare il comunismo di origine e che, con tutta evidenza, conosce poco le donne.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


Nascita di un amore. Ferrara e Ratzinger, uniti nella lotta .... ai diritti delle donne. VEDI

25/2/08 - Laggiù nel Montana tra mandrie e cowboy c’è sempre qualcuno di troppo fra noi

Sembra che il sogno di avere una presidente degli Stati Uniti preparatissima (per ammissione di tutti) e femmina stia declinando. Del resto il contrapporsi di due categorie neglette, ci aveva fatto dire fin da subito che i cuori si sarebbero più facilmente scaldati per un afroamericano elegante e ricco piuttosto che per una donna che non ha mai nascosto di essere più intelligente degli uomini e desiderosa di gestire il potere. Tutti pazzi per Obama, il messia, il santo, l’uomo dei miracoli. Il modo in cui arringa la folla con il suo yes we can, ricorda le prediche dei pastori battisti negli stadi. Il suo continuo richiamo alla fede, all’uomo che si aspettava, ricorda tanto il nostro unto del signore. L’incredibile è che gli viene perdonato tutto: le sue proposte vaghe, il suo imbarazzo quando Clinton lo incalza sulla riforma sanitaria o sulla politica internazionale, l’ambiguità sul medio oriente, il curriculum (molto) pettinato, un grande sostenitore che considera una condanna di Dio gli omosessuali, le strizzate d’occhio agli evangelici, risposte evasive sui diritti della salute riproduttiva delle donne (aborto in primis).
Soprattutto non viene contestata la sua villania e sicurezza di sé, che lo ha spinto a dire che se lui sarà il candidato democratico, i voti di Hillary saranno tutti per lui, mentre se lei fosse il candidato scelto, forse non tutti i suoi voti sarebbero per lei (e nel frattempo è arrivato Ralph Nader).  Che dire? Un presidente nero fa sentire più buoni? Temo che anche un turchino con i capelli viola potrebbe esser considerato meglio di una donna.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it
(Su Hillary vedi 2/2/08, sulle primarie vedi 12/12/07)

25/2/08 – Non tutti possono rimanere orfani (Pel di carota)

Il Consiglio d’Europa ha chiesto a tutti i Paesi membri di adeguarsi al nuovo testo della Convenzione europea sull’adozione dei minori che verrà approvato a maggio e che prevede l’adozione per i singoli e/o coppie anche dello stesso sesso. Gli Stati europei che ratificheranno il documento dovranno modificare le loro leggi nazionali per adattarle a questi equi principi.
La Convenzione oggi in vigore è del 1967, e va adeguata alla trasformazione della famiglia e ai cambiamenti che si sono verificati all’interno della società. Le nuove norme estendono la possibilità di adottare anche ai singoli, alle coppie eterosessuali e omosessuali non sposate. Considerate le diversità dei paesi che fanno parte dell’unione (ad esempio quelli particolarmente arretrati sul piano dei diritti civili come l’Italia, la Polonia…), la Convenzione lascia agli Stati membri la possibilità di non aderire integralmente alle linee guida. Naturalmente da noi una vagonata di critiche, da quelle che i bimbi hanno diritto alla figura maschile e femminile, a quelle che i genitori devono essere due. Sarebbe utile che tutti i candidati alla guida del prossimo governo, si esprimessero chiaramente su come recepiranno la Convenzione.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it
25/2/08 - Si tu reviens, j’annule tout (Nicolas a Cecilia)La scelta di Veltroni di candidare il prof. Veronesi sembra un modo per uscire dal culo di bottiglia nel quale si era infilato con il comitato dei valori, la topica alla Sapienza, l’errore (da sindaco dei romani) sul registro delle unioni civili. Fino ad oggi i posti offerti agli intellettuali sono stati una copertura, si pensi all’ottimo Ignazio Marino che ha faticato a tenere aperta la questione del testamento biologico. Ci auguriamo che un nome così illustre, grossolanamente bersagliato sull’Avvenire che ha scritto “è impossibile ignorare l’antropologia del professore e la sua visione libertaria che avrà influenza sulla vita, la famiglia, le adozioni”, avrà un diverso peso. Inoltre, i posti promessi (e fingiamo di considerare normale questo mercato sul quale evidentemente gli elettori non hanno voce) al drappello radicale,  garantiranno i temi che ci stanno a cuore. E’ probabile, da qui al momento delle elezioni, che la scelta di trasfondere nel clerico pd forze sane, faccia perdere qualche voto di fondamentalisti cattolici a Veltroni, ma ci guadagnerà - e per un volta ci concediamo il lusso anche noi di usare questa parola - in valori. Fatti i dovuti ringraziamenti a Veltroni per l’inserimento dei radicali e per la rassicurazione sui buoni posti che gli verranno garantiti, agli spiriti laici si può chiedere di votare per i socialisti, una forza storica che rischia di scomparire. Tiziana Ficacci, www.nogod.it

 


21/2/08 – Chi lotta contro i mostri deve fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro. Se tu riguarderai a lungo in un abisso anche l’abisso vorrà guardare dentro di te (F. Nietzsche, Al di là del bene e del male)

Lunedì (vedi sotto) ho scritto qualche rigo per deplorare l’uso un po’ leggero delle petizioni (lunghe raccolte di firme che non impegnano i sottoscrittori e rivolte a nessuno), in particolare quelle che propongono lo studio a scuola di materie religiose compreso l’ateismo. L’argomento però desta interesse se sono state raccolte 15mila milioni di firme per l’ora di ateismo nel corso di poche ore e qualche risposta al blog (http://ateismoeliberta.splinder.com/post/15990749#comment).                          
Giulio sostiene che in un paese perfetto la libera espressione religiosa non dovrebbe debordare nella sfera politico-giuridica, e un argine potrebbe essere lo studio della critica delle religioni.  
Ma, perché critica delle religioni quando in realtà in Italia l’unica confessione che tracima è quella cattolica? Mai ho sentito, fatta eccezione per una forma ingenua di proselitismo da parte dei Testimoni di Geova che volantinano per strada, con garbo però, ingerenze da parte di altre fedi pure radicate nel nostro paese. E’ vero che è forte l’offensiva degli agnostici clericali che sono schierati nei grandi partiti di destra e di sinistra, e l’assalto degli atei devoti che hanno proposto la lista contro l’aborto e le donne, ma la categoria degli agnostici e atei, largamente maggioritaria nel paese, non è formalmente riconducibile ad una religione anche se i due gruppi guardano oltretevere. E’ indubbio che una sottomissione “politicamente corretta” all’islam potrebbe presto portare un personale politico senza identità a fare concessioni, come teme Giulio. A maggior ragione, quindi, occorre rispolverare in fretta quella laicità che è stata l’elemento trainante dell’unità d’Italia. Constatiamo che il maggior argine posto all’assalto della ragione da parte musulmana lo vediamo in Francia, dove la barra della laicità è ben salda nelle mani dei presidenti che si sono succeduti nel corso del tempo, e dove non risulta che nelle scuole si somministrano lezioni di critica confessionale. Proporre la analisi delle religioni, evidentemente considerate talmente nobili da essere materie di studio, come  alternativa agli studenti che non si avvalgono dell’insegnamento facoltativo dell’ora di religione cattolica, richiama alla memoria l’espressione del maestro del liberalsocialismo Guido Calogero: “i laici che non sanno contrastare il complesso di superiorità dei cattolici, diminuiscono anche l’efficacia della propria battaglia ideale e politica… la loro modestia davanti alle fedi, sminuisce il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono di avere per se stesse”.
Insomma, non si comprende perché abbandonare questo trend scelto dagli stessi studenti di abbandonare la frequenza all’ora di religione, e si decida invece di  togliere le castagne dal fuoco a questo insegnamento in crisi (come del resto dice la stessa Cei e conferma l’uaar) proponendo anche lo studio di altre religioni. Capisco che Giulio si adombra, ma le analogie con Giuliano che parla di scandalo dell’aborto mentre è in continua diminuzione, c’è.
Non va trascurato che - e anche alcuni interventi di insegnanti nel blog lo sottolineano – la scuola italiana è allo sbando sia per la situazione economica che per la preparazione dei docenti. Giulio parla di pacchetti formativi. Quali espertoni devono prepararli? Gestirebbero questa ora dei freschi laureandi in materie teologiche? O in materie filosofiche? E alle elementari i maestrini con le penne rosse? Come la mettiamo con i non avvalentesi dell’ora di religione, spesso appartenenti a minoranze? Le altre religioni saranno disponibili a vendere le loro identità per ingerirsi nelle scuole? Ad esempio gli ebrei, così gelosi della loro storia e integrità e così fanaticamente rispettosi del laicismo dello Stato (tra i pochi a Roma che onorano il ricordo del 20 settembre)? Un bimbo ebreo o protestante o buddista, dovrebbe subire il pensiero critico mediato da un “professorino” del pacchetto? Chissà perché mi viene in mente che il bimbo ebreo potrebbe portare facilmente all’esaurimento psicofisico  il professorino. Che ovviamente non ci sarà, anche in considerazione dei tagli che l’istruzione da anni sta facendo.
Quello che di più malato trovo in questa proposta (la critica delle religioni comprenderebbe anche l’ateismo tra l’altro!) è che potrebbe mettere in discussione il fragile equilibrio trovato dall’84 (facoltatività, anzi scelta dell’ora confessionale), che già sta facendo capolino tra i benpensanti. A settembre questo sito diede ampia informazione in merito all’opuscolo in 5 lingue preparato dalla diocesi del Veneto che spiegava ai migranti come la frequenza dell’ora di religione a scuola avvicinasse all’identità italiana. Il depliant, è appena il caso di ricordarlo, venne distribuito agli studenti dal provveditorato agli studi. So che usa dirlo, voltairraneamente bisogna consentire a chiunque di esprimere le proprie idee. Ma, si può farlo a spese degli altri? Non tutela più le menti tenerelle (in effetti sono gli scolari più degli studenti a subire il corridoio) vagabondare nei meandri delle scuole insieme ai compagnetti liberopensatori? Moltiplicazione di petizioni, sondaggi ecc ecc sono per la libera discussione come l’eccesso di zuccheri per i denti e, torno a ripetere, preferirei scegliere un interlocutore e presentare un pacchetto di firme ragionate e ben raccolte su un tema che riguarda i diritti civili che mancano in questo mondo ampiamente imperfetto (a scelta: matrimoni omosessuali, adozioni per i singoli, e la sempreverde abolizione dell’iniquo balzello abbonamento rai).
Come ultima nota, sarebbe un bene per la nostra salute e il nostro diritto all’informazione, occuparci, almeno noi, di quello che ci circonda: avremmo potuto parlare in questo spazio del fatto che l’ondata di indignazione che ha investito l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams riguardo l’ineluttabilità dell’inserimento di parte della sharia  nel sistema giudiziario britannico, potrebbe indurre la regina Elisabetta II a rimuoverlo nonostante la resistenza del premier Gordon Brown. Oppure che in Polonia lo storico Jan Tomasz Gross, una cattedra a Princeton, che rischiava di essere processato per un libro che accusava i polacchi di complicità per il pogrom di Kielce nel 1946, l’ha scampata grazie al nuovo primo ministro Donald Tusk, ma ha dovuto comunque registrare la bordata di Stanislaw Dziwisz, sodale di GP II, che ha scritto all’editore di Gross consigliando di pubblicare libri che si occupino di verità e non di risvegliare i demoni antisemiti. O parlare delle elezioni in Pakistan, del Kosovo stato islamico, dei radicali diluiti nel Pd.
E invece siamo rimasti nel ghetto delle religioni anche oggi.

Tiziana Ficacci
, www.nogod.it

Le motivazioni politico-culturali che hanno originato la querelle sono QUI


18/2/08 – Prima le mamme consigliavano alle loro figlie di stare lontane dagli sciupafemmine, i giocatori d’azzardo, gli attacca cappello. Si aggiunge una nuova categoria: l’Ateo Devoto, ovvero uno che vuole decidere tutto per te. (Lina Sotis)

E’ inutile negarlo, la lista contro l’aborto messa in campo dall’ateo devotissimo ci preoccupa parecchio. Nessun politico vuole rimettere in discussione la legge 194, ma esitano a ricordare che l’aborto è un diritto della persona, e i diritti civili non sono temi etici (che in Italia vuol dire religiosi). La campagna di aggressione alle donne è iniziata con la legge sulla fecondazione assistita che ha visto una alleanza tra gerarchie ecclesiastiche e maggioranza dei politici di qualsiasi orientamento. La violenza con cui è stata proposta la lista contro l’aborto, ha creato scompiglio perfino nelle gerarchie ecclesiastiche, così come l’inquisizione nell’ospedale napoletano ha portato sconcerto anche tra i medici obiettori. Il promotore della lista probabilmente troverà un apparentamento, ma anche senza godrà del favore mediatico. Al tgRai, un Ferrara intabarrato all’inverosimile, ha dichiarato “non voglio punire le donne in gravidanza, non voglio obbligarle a partorire”. Molte avranno sentito una goccia di sudore scorrere nell’arco della schiena. Anche perché la bestiola parla agli uomini, che ieri come oggi indossano gli abiti dei difensori della vita spinti dall’irrefrenabile bramosia di ristabilire la piramide del potere.

Con tutta evidenza viviamo in un paese dove i piccoli passi in avanti vengono rimessi in discussione continuamente. Per questo ci turba profondamente qualsiasi proposta che rimetta in gioco il pochissimo acquisito. Si pensi alla scuola e all’insegnamento della religione. Ai miei tempi l’ora cattolica, impartita dal prete, (nella mia scuola il laido don Antonio Filizzola che per fortuna è morto da almeno dieci anni) era obbligatoria e per non frequentare dovevi produrre una serie di certificati che comunque non ti esentavano da canzonature e ti obbligavano a una maggiore competizione nelle altre materie. E poi c’era il precetto pasquale, la recita natalizia… Finalmente, grazie al piccolissimo passo fatto con la revisione del concordato (e non dobbiamo dimenticare quanto fu contestato dall’allora grande PCI quel piccolo passo) la religione cattolica non è più religione di Stato e non è materia curriculare. Che enorme soddisfazione deve essere iscrivere a scuola un bambino e mettere la x sul non si avvale (perché è un figlio libero) della religione. Più di qualcuno, sulla pelle dei più piccoli che è tenerella, gioca a studiarsi ore alternative all’ora facoltativa di religione cattolica, addirittura la paradossale ora di ateismo (che mette a rischio i piccini di diventare atei devoti come Ferrara). Certamente questi ultimi proponenti non hanno la capacità mediatica della lista contro l’aborto, ma conosciamo quanto è fragile il terreno dei diritti nel nostro paese e quanto una idea bislacca trova accoglienza nella confusione. Ci vuole poco a ricordare come il rafforzamento delle nostre radici cristiane potrebbero arginare “i maledetti immigrati e gli zingaracci” e via con i luoghi comuni… E probabilmente qualche ministro potrebbe timidamente, con spintarella e baci della Cei, provare a riproporre l’insegnamento obbligatorio.

Quanto ai sondaggi (ne appaiono sulla home page di questo sito) sarebbe carino che una volta ci prendesse la passione per il possibile e magari, perché no visto che si parla di bambini, provassimo a farne uno sull’adozione per i singoli e le coppie omosessuali.  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Risponde Giulio C.Vallocchia solo sull' Appello (non sondaggio) proposto in home page con il titolo di Sì all' ora di ateismo.

In un paese perfetto in cui avere una fede religiosa e seguirne i culti e i precetti facesse parte dei diritti personali senza debordare nella sfera politico-giuridica coinvolgente e speso cogente per l'intera collettività non avrebbe alcun senso proporre un'ora di "critica delle religioni" nelle scuole. Le religioni, la loro storia e la connessa e inscindibile storia della libertà di pensiero, ivi compreso l' ateismo, farebbero parte dei normali programmi scolastici all' interno delle tradizionali materie di storia, filosofia, geografia, letteratura e sociologia. Ma in Italia la relgione cattolica non è un fatto privato e circoscritto alla comunità dei credenti, essa è per sua natura una "professione" (obbligo di diffusione) protetta e incentivata da leggi anacronistiche e collidenti con la laicità delle Istituzioni. Poichè è impensabile che la situazione politica italiana consenta di liberarci dalla pervasività delle gerarchie cattoliche oggi e da quelle islamiche domani qualora i seguaci di Allah diventassero a loro volta maggioritari, l' unica risposta possibile è la diffusione della "critica delle religioni" a partire dalla scuola. Questo è il senso dell' Appello che abbiamo lanciato. E' chiaro che l' Appello prelude alla proposta di un programma organico di "pacchetti didattici" da offrire alle scuole per sfruttare le possibilità di "ora alternativa" che già oggi le norme consentono. Ma ora e qui su questo sito ci interessa cominciare a smuovere l'attenzione dell' opinione pubblica. E in ogni caso l' ora di "storia e critica delle religioni e storia della libertà di pensiero" (che è l' idea di fondo, e che solo per brevità e per impatto mediatico abbiamo abbreviato in "sì all' ora di ateismo"), va solo a compensare quello che giustamente Tiziana chiama indottrinamento forzoso delle menti "tenerelle" dei bambini. Per difendere la nostra libertà di pensiero fin dalle scuole per il momento in Italia non abbiamo altri mezzi.

Su questa differenza di opinioni fra Tiziana e Giulio potete inviare i vostri commenti QUI


17/2/08 - Le streghe, che ci fecero tremare quando tornarono, ci sono sempre state più care di quanto pensassero, e chi per un motivo o per l’altro le manda al rogo no. (Paolo Franchi, il Riformista)

Come si concilia il rispetto delle decisioni della donna con una moratoria che di fatto sospende tali decisioni? Come si può parlare di omicidio di bambini senza farne seguire le categorie di illegittimità, di colpa e di sanzione? Domande che vorremmo fare al facinoroso presentatore della lista contro l’aborto.
Noi di www.nogod.it che amiamo la vita e vivere, qualche mese fa ricordammo come il perno di qualsiasi dittatura è il controllo della sessualità riproduttiva delle donne. Riproponiamo questa brevissima storia della demografia assassina.
12/11/07 – Demografia totalitaria Tra la prima e la seconda guerra mondiale il declino della fecondità in Europa fu motivo di preoccupazione per i politici che consideravano sia una causa che un sintomo del declino dell’Occidente. In quegli anni nacque l’interesse per una nuova scienza, la demografia, che studiava l’andamento della popolazione. La prima politica demografica di ampio respiro  venne da un paese che da poco aveva iniziato a conoscere la denatalità, l’Italia. La precocità di questa politica venne accelerata dall’instaurarsi della dittatura fascista; “la forza è nel numero”, era lo slogan mussoliniano che esigeva la crescita della popolazione insieme all’indottrinamento politico e ideologico. Si provò ad imporre alla popolazione italiana un modello demografico, esortando ad una maggiore fecondità e alla migrazione verso particolari destinazioni, scoraggiando, anzi vietando del tutto, la contraccezione e l’aborto. La politica demografica fascista piacque alla Chiesa: le due istituzioni si trovarono d’accordo sui mezzi impiegati per aumentare le nascite, specie quando, dopo gli accordi dei Patti Lateranensi, la neonata struttura per la tutela della maternità e l’infanzia (Onmi), venne, di fatto, appaltata al clero.
Come testimonia la storia della popolazione italiana, il fascismo non riuscì a bloccare la scelta delle donne di regolare la dimensione della propria famiglia, così come un po’ di anni dopo, la Chiesa romana non la spuntò con la legge sull’interruzione volontaria della gravidanza.
Cardine delle dittature è il controllo della sessualità riproduttiva delle donne.
Nel regno di Vladimir Putin dove secondo le proiezioni demografiche i russi tra venti anni saranno poco meno di 100 milioni, è partita una campagna che ha stanziato 10mila dollari per il secondo figlio in bonus per l’istruzione. Oggi, la russa che desidera abortire, deve firmare un modulo che la informa dei rischi che potrebbero verificarsi per la salute fisica e psichica, e negli ospedali gli assistenti sociali dissuadono dall’intervento; l’incesto e lo stupro sono le uniche cause che consentono l’accesso gratuito all’intervento. Alla Duma è stata depositata una proposta di legge di deputati nazionalisti che vorrebbero equiparare l’aborto ad un reato penale, esattamente come ai tempi di Stalin. L’URSS riammise l’aborto soltanto con Krusciov (’54-’64), e diventò, vista la mancanza di altri metodi, un contraccettivo. Una donna nel corso della sua età riproduttiva abortiva  sette–otto volte (ma anche di più) in condizioni disumane. Con Gorbaciov (’85-’92) venne imposta l’anestesia, sconosciuta per la gran massa delle donne, e la signora Raissa Gorbaciova diede  impulso a organizzazioni non governative, anche straniere, per l’educazione alla contraccezione.
La Romania di Ceausescu mise in atto una delle più criminose politiche demografiche nell’Europa moderna. Le donne erano sottoposte periodicamente a visita ginecologica per individuare aborti clandestini; senza successo, non riuscendo a modificare  la volontà delle romene. Testimonianza preziosa è il duro film di Mungiu (Quattro mesi, due settimane…) che racconta l’aborto clandestino della protagonista. Il film ha ricevuto a Cannes  il Prix de l’education (assegnato dal ministero dell’Istruzione e per questo il film sarà visionato durante l’anno scolastico in tutte le scuole francesi). Esattamente l’opposto avviene ancora oggi in Cina, dove le donne sono obbligate a visite periodiche per accertare che abbiano un solo figlio in città, due se si vive in campagna.
Ostacolo che viene facilmente scavalcato dalle donne ricche.
In Nicaragua l’ex rivoluzionario Daniel Ortega si è inventato cattolico per riconquistare la presidenza del paese, arrivando a recepire un anno fa il bando all’aborto voluto dalla chiesa e benedetto da Benedetto XVI (che si è detto dispiaciuto delle eventuali sofferenze delle donne). Il paese è rimasto profondamente scosso dalla morte per emorragia di una giovane donna alla quale è stata rifiutata l’interruzione di una gravidanza extrauterina. I medici sono turbati e in preda al panico, le sanzioni arrivano fino all’espulsione dall’ordine e al carcere per un intervento abortivo, mentre alle donne rimane la pericolosa risorsa delle “vecchie e salvifiche” mammane. Human Rights Watch sostiene che questa legge contrasta con gli obblighi previsti dalla legge internazionale sui diritti civili.
Oggi i paesi che vietano l’aborto anche in caso di stupro o gravidanza a rischio mortale per la donna sono il Nicaragua, il Cile e El Salvador. Vietano l’aborto 69 paesi, ma tra questi in molti prevedono eccezioni in caso di rischio della vita della donna. In Italia la legge 194 prevede l’aborto in caso di pericolo per la salute fisica e/o psichica della donna, o nel caso di un feto malato. Contempla l’obiezione di coscienza dei medici e del personale coinvolto nell’intervento (anestesisti, infermieri, portantini). Una legge frutto dell’ipocrisia italiana, ma che, nonostante i suoi limiti e i continui attacchi partitici e clericali, la forza delle donne ha trasformato in un successo.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

segnaliamo dossier sulla 194 su www.direfarepensare.it


14/2/08 – Di nuovo fui come una bambina, colle unghie annerite dal lavoro e dallo scavare canali di sabbia. Dovunque si posassero i miei occhi, nastri di porpora. E tanti occhi luccicavano come grani in collane d’argento. Di nuovo fui come una bambina,di quelle che di notte fanno il giro del mondo e vanno fino in Cina e nel Madagascar, o quelle che rompono i piatti e le tazze del troppo amore del troppo amore del troppo amore (Dalyah Ravihovitch)

La moratoria sull’aborto fino ad oggi sembra avere una spiccata caratteristica maschile. Ad esclusione dell’ondivaga ministro della Salute che ha accettato un invito nella enclave di 8 ½ e che non smette di ripetere che accetta il dialogo (per fortuna il suo capo gli ha detto stop la legge va bene), le donne impegnate in questa campagna, anche a scorrere le vagonate di firme su Il Foglio, sono soprattutto maschili. Anche la lista dovrebbe essere capeggiata da uomini e perfino il suo ideatore esclude che la moglie possa sostenerlo. Chiaro, e la chiarezza noi la amiamo quanto amiamo la vita, lo scrittore Antonio Socci, che, richiesto dal Corriere della Sera a dare una risposta alle donne che temono di essere assimilate agli assassini dice:  “La questione non riguarda le donne. Ma il potere dello Stato di attribuire il diritto alla vita: tu vivi, tu no…”. Conoscevamo come le gerarchie ecclesiastiche avessero rimosso il corpo femminile, Giuliano Ferrara lanciando una lista contro l’aborto, ha oltrepassato una frontiera che un uomo non dovrebbe mai varcare, perché è solo nel corpo della donna che  può crescere un bambino, in quello maschile no. E nel momento in cui succede, la decisione ultima non può che riguardare la donna, a meno che l’uomo non continui ad attribuirsi la proprietà del corpo femminile.
Buttare in caciara temi diversi come la demografia assassina nei paesi totalitari (in Cina come in Nicaragua*), l’eugenetica razzista, la solidarietà pelosa offerta alle donne che non vogliono un bambino malformato,equivale a  mettere in circolo idee malate. E le idee malate portano a bruciare i libri, armare i fanatici, imbottire le cinture di esplosivo, boicottare paesi. A Napoli, città della legalità, è stata sottoposta a interrogatorio una donna che ha scelto di abortire un feto malato (un feto non un bambino); negli Stati Uniti dove ci sono movimenti pro life, sono stati uccisi dei medici mentre sotto le cliniche settari intonano canti con cartelli inneggianti a qualche dio.
E’ ancora così intollerabile per gli uomini il pensiero che il corpo di una donna non possa essere controllato? Penso che la grande eco che la stampa e i dibattiti da salotto che accompagnano questa “lista” moratoria, è dovuta allo smarrimento in cui è caduto il nostro amato paese.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it
 *vedi 12/11/07
(su questo argomento anche 10/1/08 – 12/1/08 – 12/2/08, http://www.direfarepensare.it/ )


12/2/08 -  Egr. dott. Ferrara – Voglio esprimerLe i miei più vivi sentimenti di stima e apprezzamento per la lodevole iniziativa di cui Lei si è fatto promotore. Nella diffusa mancanza di serie battaglie per i veri valori, la Vostra Vi qualifica e vi fa onore… Pierluigi Molla, figlio di santa Gianna Beretta Molla

(Gianna Beretta Molla (1922-1962) proclamata santa nel 2004, morì dopo aver dato alla luce la sua terza figlia, Gianna Emanuela, perché ammalata di fibroma all’utero mentre era incinta, non accettò cure che potessero danneggiare la figlia che doveva nascere)


Il Foglio ha commissionato un sondaggio alla Ipsos di Nando Pagnoncelli sulla possibilità di presentare una lista pro life guidata da Roberto Formigoni, oggi presidente della Regione Lombardia, che su un campione di mille intervistati ha stabilito al 4% la eventuale affermazione elettorale. La cosa sorprendente, ma non poi così tanto, è che la lista raccoglierebbe più simpatie(7%) tra gli elettori del centrosinistra che nel centrodestra (2%) con una maggiore affermazione nel nord-est in fasce di età alta (ultra65enni). Pagnoncelli spiega questo risultato con il forte radicamento cattolico in quella zona geografica, e un maggiore assestamento nel centrosinistra perché l’elettorato di quell’area è in questo momento più deluso e desideroso di cambiamento. Significativa è la disponibilità di giovani a non votare ma sostenere “campagne per il diritto alla vita” (28% tra i 18 e i 24 anni e 27% tra i 25 e i 44 anni). Dall’incrocio dei dati complessivi emerge un identikit dell’italiano interessato ai temi etici* e alla loro introduzione nell’agenda politica: uomo, età fra i 18 e i 44, residente a nord, tendenzialmente di sinistra. Le stesse domande poste al sud hanno evidenziato un certo disinteresse per le questioni etiche. La conclusione de Il Foglio è che i problemi etici sono maggiormente percepiti dove c’è maggiore ricchezza.
La presentazione di moratoria sull’aborto e la proposta della lista pro life è il sintomo della grave regressione culturale e politica che stiamo vivendo. La diffusione di concetti malati - che molti politici si sono affrettati a sposare, o ascoltare (il ministro della Salute nella trappola di 8 ½ a farsi dettare l’agenda), o giornalisti e “intellettuali” a spiegare che non sono per la criminalizzazione della femmina ma per l’interesse a partecipare ad un dibattito culturale di alto profilo, o improvvisati scienziati che parlano di feti embrioni o rianimazioni – rimettono in discussione nel peggiore dei modi una acquisizione culturale e legislativa molto importante. Non è vero che ci lasceremo alle spalle questa polemica: è stato introdotto nella discussione culturale italiana un tema che avrà effetti molto gravi.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*con tutta evidenza intendiamo altro per temi etici.


11/2/07 – Liberata dagli obblighi degli arresti domiciliari la signora Sandra Lonardo si è precipitata a Pietrelcina. Pellegrino con lei anche il marito Clemente. Quest’ultimo si era recato nei luoghi santi di Padre Pio già nel maggio del 2006, fresco di nomina di Guardasigilli del governo Prodi, a ringraziarlo per aver propiziato la sua rinascita politica… Ma noi italiani, avendo misurato tutte le conseguenze di quella passeggiata nel 2006 possiamo ben dirlo: di questo miracolo, la rinascita di Mastella, ne avremmo volentieri fatto a meno (Sergio Luzzatto sul Corriere della Sera)

Il candidato repubblicano Mike Huckabee continua a mietere vittorie nelle primarie e lo stupore è anche per lui così alto che non si stanca di ripetere che il suo unico mandante è Gesù. L’ex pastore battista ed ex ciccione che ha scritto un libro di successo sulla dieta (Smettila di scavarti la fossa con coltello e forchetta), ex governatore dell’Arkansas, è grande sponsor della lobby dei possessori di armi (national rifle association), è contrario al matrimonio omosessuale (e agli omosessuali), è militante pro life (cioè fanaticamente contro l’aborto). I pochi fondi a sua disposizione sono in gran parte compensati da una preziosa mailing list di 72 milioni di elettori cristiani ereditata da una organizzazione che ha raccolto i dati con il supertestimonial Jim Caviezel (Gesù nella Passione di Mel Gibson).   
Nella sua campagna elettorale un punto qualificante è rappresentato dall’insegnamento del creazionismo tra le materie scientifiche. Come è noto negli Stati Uniti c’è stato un braccio di ferro feroce su questo tema che si è concluso nel 2005 con una sentenza che ha stabilito che il disegno intelligente nei programmi scolastici viola la Costituzione. Se il prossimo presidente degli Stati Uniti sarà McCain (il che è possibile se continua la rimonta di Obama), e il suo vice Huckabee, il 12 febbraio del prossimo anno sarà difficile per gli americani ricordare in armonia i duecento anni della nascita di Ch. Darwin.

Buona parte dei programmi rai di ieri sono stati dedicati al 150° anniversario della apparizione della Madonna di Lourdes, e raggiungeranno il  culmine nello speciale Porta a Porta alle 21.10. Bernadette Soubirous tra l’11 febbraio e il 16 luglio 1858, in una grotta della rupe di Massabielle  ebbe 18 visioni nelle quali le sarebbe apparsa in una nicchia della roccia una Signora che più tardi si presentò come Immacolata Concezione, espressione del dogma mariano che Pio IX aveva decretato quattro anni prima. La Signora ingiunse a Bernadette di scavare nel fondo della grotta, da dove sgorgò immediatamente una fonte d’acqua, e di far erigere una chiesa a Lourdes. Soubirous morì nel 1879, fu canonizzata l’8 dicembre (festa dell’Immacolata) del 1933 da Pio XI. Come si evince anche dal sito www.lourdes-2008.com ¼ (un quarto)dei fedeli sono italiani. Grande anfitrione della due giorni è la principessa (sic) Alessandra Romana Borghese che ha pubblicato Lourdes (Mondadori, € 16.50) per raccontare in cento pagine la sua esperienza di hospitalière con la divisa dell’Ordine di Malta. Dobbiamo riconoscere ancora una volta come la rai è sempre in grado di stare sulla notizia e l’attualità e, soprattutto, di soddisfare qualsiasi palato. E per soli 106 € all’anno.

Politici ed esponenti della chiesa anglicana si sono affrettati a prendere le distanze dall’arcivescovo di Canterbury, qualcuno spingendosi anche a chiederne le dimissioni (che sembrano possibili). L’uscita dell’arcivescovo Rowan Williams che ritiene “inevitabile” l’integrazione della legge islamica nel sistema britannico ha scatenato divertenti calembour: what a burqa, ha titolato il Sun, ironizzando sulla parola burk (coglione). Ma anche reazioni preoccupate come quelle del Times che considera questa sortita una delle peggiori incrinature all’interno della chiesa anglicana. Per il Guardian il più colpito è il primo ministro Gordon Brown che in questi giorni è alle prese con le organizzazioni giovanili musulmane che gli contestano il negato ingresso a Yusuf al Qaradawi reo dell’infamità di giustificare atti terroristici. Perfino il loquace Tariq Ramadan ha rimbeccato il religioso per l’uso della parola sharia (non certo per i concetti). Quel che sembra probabile è che Rowan Wilson ha cercato un appiglio con l’islam, una specie di unione delle diverse fedi contro il laicismo e lo scientismo. Vi ricorda gli atei devoti  nostrani?

Tiziana Ficaccci, www.nogod.it
 


9/2/08 – Ma veramente queste arance sono spagnole ? Signorì, ma non le sente le nacchere ?

Ormai su Zapatero sappiamo molto. Anche che durante una conferenza il premier socialista si è portato l’indice accanto alle labbra per zittire il nunzio vaticano Manuel Monteiro de Castro. Sappiamo anche che, un po’ a sorpresa, ha incassato l’apprezzamento della Junta Islamica (JI), non numerosissima ma molto influente. La JI ha un sito di dibattito (www.webislam.com), ha presentato all’Unesco un progetto per un uso congiunto con i cattolici (che aborriscono il progetto) della cattedrale-moschea di Cordova, è senza tentennamenti contro al Qaida. Il leader indiscusso di JI è Mansur Escudero, convertitosi all’islam a 30 anni, ora ne ha 60, è uno psichiatra, vive a Cordova. Nel 2004 la Spagna venne colpita da un attentato jihadista (191 morti e 2.062 feriti alla stazione ferroviaria di Madrid), ed ha bisogno come l’aria di stabilire buoni rapporti con i due milioni di cittadini di fede islamica, in gran parte spagnoli.
In attesa dei risultati elettorali del 9 marzo - si sa che l’elettore è mobile qual piuma la vento - per Zapatero, comunque vada sarà un successo, per la trasformazione culturale che ha compiuto in un paese che chiedeva il cambiamento e che nessuno più mette in discussione. Una prova è il silenzio di Mariano Rajoy e dei popolari (Pp), che avrebbe potuto cavalcare l’onda sollevata dall’intervento a gamba tesa della Conferenza Episcopal Espanola, sposando, come qui da noi, i temi cosiddetti etici. O promettere alla chiesa di non toccare l’accordo economico, che il numero due del Psoe, Pepino Blanco ha annunciato di rivedere al ribasso.
Invece silenzio su tutta la “rivoluzione zapatera”, la deriva almodovariana, che per i detrattori avrebbe portato lo scompiglio e la dissoluzione  nelle case nelle famiglie tra i bambini. Insomma, nonostante la chiesa cattolica, in questa campagna elettorale solo cose serie, cioè la saccoccia. Come ci piacerebbe che anche nella borgata Italia si parlasse un po’ di aumentare gli stipendi e abbassare (e pagare tutti) le tasse.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


7/2/08 – E’ uno strano dolore morire di nostalgia per qualcosa che non vedrai mai (oppure, l’incomprensibile timidezza dei laici) 

La nostra democrazia è afflitta da un mosaico di problemi, ma al momento la tessera della laicità sembra smarrita.
L’arroganza della gerarchia ecclesiastica, che è sfociata nella richiesta di solidarietà all’Angelus riparatore dopo lo schiaffo della Sapienza, e il crescendo che ne è scaturito nei giorni successivi, vita e morte ma anche i media megafono del materialismo, è stato di una tale violenza che ha suscitato disappunto persino in qualche alto prelato.
Il complesso di superiorità della chiesa romana viaggia però su una autostrada deserta considerata la timidezza dei laici, che con il loro asservimento indeboliscono le nostre ragioni. I politicanti italiani che interrogati dichiarano di non essere credenti, di non avere il dono della fede e bla e bla, poi accorrono a testimoniare affetto al santo padre, se sono ministro della ricerca non rampognano un rettore che chiama cattivi maestri i suoi professori nel timore di finire all’inferno, se sono ministro della salute accettano di discettare su feti, embrioni, vita con minoranze sparute di fanatici invasati ai quali fanno da megafono, se sono Bertinotti donano alla parrocchia romana di Tor Tre Teste un campo di calcio del costo di 40mila e 200 euro. L’orribile premessa “certo che il papa può parlare”, richiama alla mente quanto affermava Guido Calogero, maestro del liberalsocialismo, che  diceva “i laici che non sanno contrastare il complesso di superiorità dei cattolici, diminuiscono anche l’efficacia della propria battaglia ideale e politica… la loro modestia davanti alle fedi, sminuisce il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono di avere per se stesse”. Nell’impostazione ruiniana le battaglie politico-culturali della chiesa vengono portate avanti con la “nuova fazione laica”. Nessun imbarazzo colpì gli esaltati organizzatori del Family Day accogliendo i leader separati divorziati mignottari zoccole ecc. ecc., purché disposti a portare avanti le loro faziosità senza il peso di dovercisi adeguare. Ben poca cosa risulta la nostra compassione davanti alle morti sul lavoro, alle vittime civili del terrorismo, alle sofferenze dei malati, alla povertà, di fronte a chi ci oppone il dolore per chi non è mai neanche nato. In questo triste silenzio laico, quasi sorprende la risposta che i rabbini italiani hanno dato a proposito della nuova preghiera per il venerdì santo. Rav Riccardo Di Segni ha parlato di “grave regressione che pone un ostacolo fondamentale alla prosecuzione del rapporto tra ebrei e cristiani facendo riemergere in forma esplicita quella finalità della conversione dell’interlocutore”. Questa volta gli ebrei (ri)torneranno sul rogo in compagnia dei professori? Noi di Nogod abbiamo già i piedi bollenti.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


2/2/08 - Primarie Usa: Obama o Clinton ?
Hillary ! E’ preparatissima. Non si può dire che sia simpatica. Ma a me è piaciuto pure come ha gestito il rapporto con quel marito bislacco (Vittorio Zincone domanda, Emma Bonino risponde).

Aspettando il Super Martedì (Super Tuesday come dicono gli incompetenti giornalisti rai che però hanno imparato a suon di martellate questa parola), tifo per Hillary.
Il fascinoso senatore nero, con famiglia del mulino bianco ma molto glamour, ha già troppi sponsor anche qui da noi. I suddetti giornalisti rai che tifano apertamente (ah quel giornalismo dei fatti!) guardano a Obama come l’unica possibilità per dimenticare l’odiato Bush. E anche in Europa ha i suoi fans: in Gran Bretagna piace sia a Brown che a Cameron, e  su Paris Match Sarkozy ha ricordato entusiasta un suo incontro col senatore dell’Illinois.
Al contrario la signora Clinton viene sezionata dai risibili politici e giornalisti de’ borgata Italia. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la ruga commentata dalle plasticatissime (se’ po’ fa', ma è mejo poi sta zitti) moderate dal grande Giletti. La mia preferenza, prima ancora che alla democratica e alla donna, è per la ruga. A sessanta anni la senatrice ha il superdiritto di avere tutte le rughe che vuole, e a differenza del fighetto Obama, l’Hillary sgualcita mostra grande autorevolezza. Oltre tutto non perde tempo: tanto se a 60 anni ti riempi la ruga col filler sai che l’amica di 50 appare meglio, quella di 40 ancora di più, per tacere su quella di 30 (vale pure per i maschi per ora immuni dagli impietosi sondaggi).
Un po’ più seriamente, il razzismo è soprattutto di genere, e non sarebbe male avere una presidente donna. In bocca al lupo alla signora Hillary Clinton.
Tiziana Ficacci,www.nogod.it


31/1/08 – Una donna è sua madre. Questa è la cosa più importante. (Anne Sexton)

Dal 1996 la legge francese permette l’adozione anche ai singoli e in virtù di ciò Emmanuelle, una insegnante di scuola materna, nel 1998 chiese di adottare un bambino. La signora non  fece mistero con i servizi sociali, né di essere omosessuale, né di convivere con una donna. L’adozione venne negata per “la posizione ambigua della sua compagna”, e per la “mancanza di punti di riferimento paterni”. Emmanuelle ricorse alla Corte amministrativa d’appello, alla Cassazione e per ultimo al Consiglio di Stato che stabilì che il mancato riconoscimento dell’idoneità all’adozione non violava né l’art. 8 (diritto al rispetto della privatezza) né l’art. 14 (proibizione ad ogni discriminazione) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Una conclusione contestata da Emmanuelle che ricorse alla Corte europea dei diritti dell’uomo ritenendo che la “mancanza di punti di riferimento paterni” metteva in discussione  il diritto di una donna sola ad adottare, a meno che non si volesse discriminare tra una nubile eterosessuale o una nubile omosessuale. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha accolto favorevolmente nei giorni scorsi il ricorso di Emmanuelle infliggendo alla Francia una ammenda di diecimila Euro e, soprattutto, l’adeguamento legislativo.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it .

Cavallo di battaglia di Erdogan, torna il turban in Turchia. Oggi il Parlamento voterà la modifica dell’art.17 dello Yok (Istituto dell’alta istruzione turca). L’Akp, il partito islamico-moderato al governo, ha convinto l’Mhp, il partito nazionalista, concedendo che il velo ammesso sarà solo quello della tradizione turca e non le altre velature come il chador. I due partiti arrivano a 400 deputati su 550, quindi, salvo colpi di testa all’italiana, una maggioranza sicura per approvare la bozza in aula. Gli emendamenti dell’opposizione sono ben poca cosa, anche se la stampa ipotizza la possibilità di un referendum popolare che, secondo i sondaggi, vedrebbe oltre un 35% di turchi contrari al copricapo femminile nei luoghi pubblici. Secondo il quotidiano Hurriyet molte ragazze si recano a scuola e all’università già con il turban, sono stati denunciati tafferugli fuori gli atenei, ma le donne col fazzoletto si fanno scudo citando Kubra, figlia del presidente Abdullah Gul, che indossò il turban anche durante la discussione della sua tesi di laurea. Il triangolo di tessuto è un simbolo di forte valenza politica, il gesto con il quale Erdogan vuole rompere con le schiere laiche e i militari (che non sono entrati nel dibattito, il che desta più di un timore).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


28/1/08 - Per un prete quale tragedia più grossa può venire? Avere in mano sacramenti, camera, senato, stampa, radio, campanili, pulpiti, scuola, e con tutti questi mezzi raccogliere il frutto di essere derisi dai poveri, odiati dai più deboli, amati dai più forti… (don Milani)

Ritanna Armeni e Giuliano Ferrara questa sera intervisteranno a mani giunte e in ginocchio il cardinale Camillo Ruini (La 7, 8 e mezzo). Un appuntamento che, combattendo un comprensibile fastidio, sarà utile seguire anche alla luce delle prossime scelte del vice del papa.
Ruini sembrerebbe preferire la presidenza di una fondazione alla guida della basilica di Santa Maria Maggiore (incarico ricoperto dal suo predecessore alla guida della Cei Ugo Poletti). Sembra infatti che l’ex presidente della Cei si appresti a lasciare il posto di vicario del papa al collega cardinale Agostino Vallini per seguire un nuovo progetto culturale. Al momento un appartamentino in via delle mura vaticane è stato messo a disposizione di Ruini e da lì potrà chiamare a raccolta i cattolici dispersi in quasi tutti gli schieramenti partitici. La mala pianta dell’articolo 7 della Costituzione (Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani), come è noto offre grandi spazi di manovra, cioè lascia che la religione cattolica si prenda tutti gli spazi che crede per quanto attiene a quello che definisce valori non negoziabili (vita, famiglia, corpo (specie femminile), istruzione…).
Il Family Day e l’adunata all’Angelus riparatore, hanno gonfiato i polmoni del vanitoso prelato che è convinto di poter far senza dei volenterosi camerieri che si sono offerti spontaneamente (Pezzotta,ad esempio, che oggi propone una cosa bianca qualora si dovesse votare nei prossimi mesi, Mastella, autodichiaratosi martire del cristianesimo…).
Vedremo presto se anche ai vertici delle gerarchie ci saranno sputi e ingiurie come abbiamo visto (e ancora abbiamo i capelli dritti in testa) al Senato della Repubblica, visto che i rapporti con la politica attengono alla segreteria di Stato, cioè al cardinale Tarcisio Bertone.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


24/1/08 – La vita in città ha costretto gli animali randagi a sorprendenti adattamenti. I cani che girano da soli hanno imparato ad attraversare le strade quando scatta il semaforo verde per i pedoni, mentre i gatti sono capaci di aprire le finestre delle case (da un reportage su Mosca)

A meno che non siate usciti poche ore fa dal coma, sicuramente sap(r)ete che appena una settimana fa si è consumata la scelleratezza del papa silenziato. Il misfatto è stato celebrato da commenti di politici, giornalisti, Miriam di San Servolo, che si sono spintonati per baciare la sacra pantofola.
Tra i baciapile il primo posto spetta ai revisionisti del tg2 rai, dove abbiamo sentito che in una data imprecisata, “un sondaggio europeo ha rilevato che il 30% degli studenti crede che Galileo Galilei è stato arso vivo. La tesi che definisce la condanna di Galileo razionale e giusta, è solo un giudizio che suona provocatorio perché contrario alla mentalità conformista odierna ma non è così scandalosa. Lo scienziato pisano non riuscì a portare prove valide contro la tesi geocentrica: anzi ne portò di errate. Le prove vere arrivarono solo decenni più tardi. Se solo avesse seguito il consiglio di san Roberto Bellarmino di parlare per ipotesi e non per tesi dimostrate, l’imbrogliato caso non ci sarebbe mai stato”.
Basta? No, visto che il senatore Marcello Pera si prende la briga di rivedere il dizionario: “nel vocabolario corrente, laico è chi non crede, laicista è colui che crede che chi crede non abbia alcuna ragione per credere. Il laico non appoggia la propria concezione del mondo su una fede rivelata, il laicista ritiene che qualunque fede rivelata non abbia senso, se non banalmente privato, come un tic o un vizietto”. E ancora Francesco D’Agostino del comitato nazionale di bioetica: “è sana la laicità che resta fedele ai propri fondamenti, e che contempla il buon uso della ragione, il dialogo, la rinuncia ad ogni sopraffazione, il rispetto per i diritti umani fondamentali e in particolare la libertà religiosa. E’ sana quella laicità che, se da una parte esige che le cose terrene siano gestite senza pregiudiziali confessionali, dall’altra riconosce però senza timidezze e senza ambiguità l’immenso contributo della religione – e in particolare del cristianesimo – alla civiltà e al bene umano. Senza questi riferimenti la laicità si ammala e si trasforma in intolleranza, pregiudizio, dogmatismo, violenza”. Francesco Paolo Casavola, presidente emerito della Corte Costituzionale, chiosa sulla parola laicità così: “ho l’impressione che se fosse usata come fanno gli scienziati firmatari del documento, si verificherebbe l’equazione laicità uguale difesa dello Stato contro la religione. Così arriveremmo a una scienza dello Stato laico: e mi piacerebbe proprio vedere di quale libertà essa vivrebbe”.
Peccato (e si che il peccato lo frequentano) che a nessuno di questi illuminati commentatori sia venuto in mente che il Magnifico Rettore della Sapienza, indagato per aver favorito la docenza di due figliole e un genero e per aver fumosamente concesso un appalto per lavori milionari all’interno dell’ateneo ecc ecc, abbia invitato incongruamente sua santità nel tentativo di buttarla in caciara. Ai devoti sfugge che il diavolo fa le pentole ma dimentica i coperchi…  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


23/1/08 – La nostra è l’unica vera Chiesa. E senza bisogno di primarie (probabilmente lo ha detto il papa a Bagnasco)
La bibbia è un libro. E’ un buon libro, ma non è l’unico libro. (l’avv. Brady in “L’uomo creò Satana” di Stanley Kramer)

Sarà stato per la dura misura adottata da Israele, che ha tagliato l’energia a Gaza nel vano tentativo di fermare il lancio di missili su Sderot. Sarà stato per il diverso punto di vista nella moschea di Al Azhar al Cairo, prontamente smentito dall’Egitto. Quel che è certo è che oggi non ci sarà la visita dell’imam della Grande Moschea di Roma al Tempio Maggiore, la sinagoga del ghetto romano.
Invece ci sarà presto l’incontro tra Benedetto XVI e i leader musulmani, che Jean Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, definisce già storico. Lo scorso ottobre 138 leader musulmani inviarono una lettera appello  “Una parola comune tra voi e noi”,  alle chiese cristiane. La lettera, zeppa di citazioni del vangelo e del corano, prendeva atto che musulmani e cristiani rappresentano più della metà della popolazione, ma senza una pace comune tra queste due comunità e una coalizione contro “gli altri” non ci potrà essere pace nel mondo. Il cardinale Bertone, per conto di sua santità, ha dato la disponibilità all’incontro scrivendo una lettera al principe Ghazi di Giordania, mettendo a disposizione l’esperienza del Pontificio istituto per gli studi d’Arabi e d’Islamistica  (Pisai) e dell’Università Gregoriana. Alla fine di febbraio ci sarà un primo sopralluogo da parte di tre firmatari della lettera per preparare l’incontro. Il cardinale Tauran ha specificato che il dialogo si svilupperà intorno al principio della caritas. Il principe Ghazi si dice consapevole  che un accordo teologico completo tra cristiani e musulmani non sarà possibile, ma si dice convinto che “bisogna mantenere ferma la cooperazione basata su quello in cui è possibile un accordo”.
Il cardinale Tauran ha spiegato all’Avvenire che le linee guida dei colloqui saranno tre: il rispetto della dignità della persona umana, in particolare il diritto alla libertà di coscienza e di religione. La necessità di conoscenza dell’altro per il dialogo religioso, e  la formazione dei giovani al rispetto reciproco e alla tolleranza.
Fuori tutti gli altri. Con religione e/o senza religione.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


21/1/08 – La Costituzione ha 60 anni, cosa cambierebbe ? “Intanto vorrei che fosse applicata e poi cambierei l’art.7. Vorrei che fossero aboliti i Patti Lateranensi”. (Vittorio Zincone domanda Emma Bonino risponde)
 
“Dopo 43 anni da fumatore incallito, lo scorso ottobre ho gettato la spugna”. Sul Financial Times la decisione di Christopher Hitchens di spegnere la sigaretta, ha avuto il rilievo riservato allo scoop. Hitchens, autore, tra l’altro, di “Dio non è grande: come le religione avvelena ogni cosa” e “La posizione della missionaria” (entrambi in http://www.nogod.it/libri.htm), è noto per aver stigmatizzato polemicamente tutte le restrizioni al fumo. Alla soglia dei 60 anni, l’uomo che si faceva fotografare con la sigaretta persino durante la doccia o mentre si rasava, che non riusciva a spegnerla neanche durante i dibattiti tv, ha dichiarato che smette: “per vivere di più per vedere la sconfitta dei miei nemici”.
Durante uno dei programmi più laschi della rai, Marco Pannella interrompendo i lai degli altri ospiti per il bavaglio imposto al papa, ha citato poche cifre: dal 19 aprile del 2005 al 14 gennaio del 2008 il tg1 ha dedicato il 34,45% dei servizi al governo e il 29.13% al Vaticano. Ora, se anche un programma così insignificante per l’informazione e per l’intrattenimento come Porta a Porta, può essere rischiarato dalla presenza del grande Pannella, perché non preoccuparci anche della sua salute? La risibile politica italiana, mai risorta dalle macerie di tangentopoli, può contare solo sul minuscolo drappello radicale (e spero di qualche socialista). Le poche belle figure di questo governo sono state coadiuvate dai radicali. Si pensi per un attimo alla moratoria per la pena di morte, che ha consentito al ministro degli Esteri, che tanto si è mosso e ha tanto viaggiato, di fare la sua unica bella figura (a meno che qualcuno non voglia credere alla missione in Libano). O alle posizioni economiche assunte dal ministro Bonino, ai coraggiosi interventi che ha fatto, ricoprendo a pieno il suo ruolo di ministro per il Commercio, in Cina e in Russia dove ha parlato agli imprenditori di diritti umani. Una cosa, con tutta evidenza, che può riuscire solo ad una persona con identità solida.
Quando Bonino, dopo il suo impegno di Commissario europeo, intraprese un lungo digiuno per attrarre attenzione sulla campagna per le staminali, ricordo che l’andai a salutare davanti a Palazzo Chigi portandole in regalo una crema idratante. Ero turbata dalla sua pelle squamata. Ascoltavo Radio Radicale quando Bordin, durante una conversazione con Pannella, si accorse che stava male. Ho ascoltato i bollettini medici di Marco come si fa per una persona carissima. E come per le poche persone care che ho, anche lui mi suscita nervosismi, fastidi e molti disaccordi. Tanti, tra quelli che conosco, che formalmente condividono la resistenza laica, mantengono una spocchia nei confronti dei radicali, forse spiegabile con l’aspirazione a mangiare da ospitali greppie di partito (raramente, ma qualche casella si libera quando serve una foglia di fico per coprire l’eccesso di malefatte). Durante le ultime elezioni amministrative sono stata sommersa da elenchi provenienti da liste di atei, di agnostici, di dubbiosi, di laici, di laici di più, con sfilze di candidati dalla margherita ai supercomunisti, ma con vistose assenze nella riga della rosa nel pugno. Una formazione finita e io non capisco il perché e ancora mi rodo il fegato.
La gente comune come me, che si sente impotente dinanzi alle gerarchie ecclesiastiche, che non solo impediscono di legiferare per riconoscere nuovi diritti ai cittadini, ma rischiano, addirittura, di far scomparire garanzie acquisite in tempi meno servili, possono contare solo sulla forza del drappello radicale. Per questo credo che Pannella e Bonino debbano assolutamente smettere di fumare. Per vedere, come Hitchens, la sconfitta dei malvagi.  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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18/1/08 - Il pezzo che più di ogni altro riassume la mossa politica papale di non andare alla Sapienza è una vignetta di Vincino dove si vede il papa che al suo fedele assistente dice: “mi si nota di più se non vado”. Il direttore di Europa (Pd) rovesciando un vecchio slogan di Nenni titola : “da oggi tutti meno liberi”. Cazzo, sono arrivati i colonnelli! … Ora siccome tutti i partiti , di sinistra, di destra, di centro (tranne i poveri socialisti), e tutti i giornali (con poche eccezioni) hanno usato parole di fuoco per condannare lo strangolamento della libertà, la protesta è solo contro il fortilizio della Sapienza? Anzi, per dirla con Europa, contro “qualche decina di impiegati della docenza che fanno traballare la democrazia”. E’ così? (Emanuele Macaluso, Il Riformista)

Può un giornalista, sebbene della rai, commentare l’apertura dell’anno accademico alla Sapienza rammaricandosi della mancata presenza del papa per il veto posto dai venti-trenta scalmanati studenti? E’ possibile che una città che è stata in grado di garantire sicurezza a Bush, al Dalai Lama e a Nicolas Sarkozy, non sia in grado di proteggere la vita a Benedetto XVI? Oppure dobbiamo malignamente pensare che sua santità ha paura di lontani fischi di venti-trenta studenti? Può il ministro della Giustizia con tutte le gatte che ha da pelare aprire la conferenza stampa dando la sua piena solidarietà al papa senza rossore? Può Napolitano scrivere una lettera dove si dice convinto che la visita “avrebbe offerto una preziosa opportunità di riflessione su temi di grande rilevanza per la società italiana come per tutte le società” - bum - senza chiedersi per un attimo perché mai nessun presidente della Repubblica è stato invitato a queste cerimonie? Può il ministro chiedere al rettore conto del casino che ha fatto chiamando il papa e chiedergli di dimettersi per non aver offerto, dopo l’invito, garanzie al prezioso ospite? E ancora, è giusto e consentito da parte di politicanti e giornalisti al seguito parlare di sconfitta del laicismo? L’Italia è un paese laico, se qualcuno è sconfitto è il paese intero, cariche istituzionali e partiti vecchi e nuovi in testa, responsabili di aver subito e avallato l’onda clericale che sta sommergendoci e che, all’ennesimo invito al papa, ha suscitato reazioni anche sopra le righe. E’ grave che i politici non capiscano che B16 ha preferito smarcarsi da una casta allo sbando per brillare, da solo, come un diamante. E’ grave che giornalisti, una professione che in altri paesi è sinonimo di libertà, si prestino a descrivere un teocrate, editorialista dei principali organi di stampa, ascaro delle negazioni dei diritti della persona, ostaggio di una banda (sempre i venti-trenta) di oscurantisti che lo hanno imbavagliato. Leader spirituali molto più colti di lui, come ad esempio il rabbino Riccardo Di Segni, noto a Roma anche come primario di un ospedale pubblico, ha detto che “seppur non è scandaloso invitare il papa all’università, meglio sarebbe sentirlo parlare dalla cattedra di Pietro”. Angoscia il ministro dell’Università che tace che appena settanta anni fa il fascismo, con il silenzio assenso della chiesa, cacciò dalle stesse università da cui oggi parla, docenti colpevoli di non essere in linea con la religione vaticana. Bene sarebbe che la confusa politica italiana riflettesse sui giochi clericali e preparasse le contromosse sulle prossime richieste che verranno da quel trono.

Tiziana Ficacci
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16/1/08 - Sposato e padre di sei figli il grande architetto Frank Lloyd Wright, nel 1909 conobbe Martha Borthwick anche lei sposata e madre di due figli. I due, sfidando le convenzioni, vissero la relazione alla luce del sole. La notte del 15 agosto 1914, Julien, fedele cuoco della coppia, inchiodò tutte le finestre di casa, le cosparse di benzina e appiccò il fuoco. Martha tentò di fuggire, ma Julian la raggiunse e le spaccò la testa con una ascia. Poi uccise i suoi bambini, un maschio di 12 anni e una femmina di 9. Gertrude, moglie di Julian, disse che l’uomo durante i 5 anni di servizio fu ossessionato dalle prediche di dannazione contro i suoi padroni che venivano pronunciate durante le funzioni religiose.

Niente di grave: questa sera salta la veglia nella sede del Foglio insieme a Livia (Turco) e Daniela (Santanchè), ma domenica ci rifacciamo: tutti all’Angelus alle 12 in piazza san Pietro. Si signori, Benedetto XVI ha deciso di non recarsi alla Sapienza e ha fatto bene, perché non si va dove non si è benaccetti. I politicanti tutti, quelli che (a malincuore) abbiamo votato e quelli che non voteremmo mai, sono depressi, delusi, contriti, mortificati, impensieriti, preoccupati. E hanno sicuramente ragione. Hanno consentito che le università italiane, e la Sapienza ahimè è portabandiera, scivolassero sempre più in basso nelle classifiche. Il ministro Mussi ha preso la parola alla Camera per disapprovare quei giovani che hanno minacciato la serenità e la letizia della gita papale, ma si è ben guardato di utilizzare simile riprovazione sull’indagine in corso da parte della magistratura sul conto del Magnifico Rettore della Sapienza (niente di grave, ha solo avallato la bocciatura di ricercatori che però si collocano a Stanford e ha sostenuto la docenza delle sue due figliole). E siccome i politici buttano tutto in caciara stigmatizzano i violenti (docenti e studenti) che hanno espulso il pontefice. Si sa che i giovani, e aggiungerei per fortuna, non amano l’arte della mediazione e non si rassegnano all’ingiustizia. E mancanza di equità è stato l’invito del rettore al papa per l’apertura dell’anno accademico, un appuntamento di alto valore simbolico, già coperto dalla stessa figura nel 1991 e nel 2002. E se si voleva rimanere nel campo dell’impegno spirituale si poteva chiamare, tanto per la varietà, un imam, piuttosto che il responsabile della tavola valdese o un membro di scientology.
Lo studio e la libertà di ricerca hanno bisogno del rispetto e del confronto dei valori e non sembra che sua santità sia la persona più adatta per questo tipo di rapporto. E se è vero che si deve parlare con chiunque, il dialogo è possibile solo tra pari. Il sussiego, la subalternità, la soggezione mostrata dal rettore e dalla classe politica tutta, sembrano precludere un qualsiasi confronto. Rimane intatto lo scandalo di una classe politica inerme che oggi si è vista sgambettata dal papa che omaggia costantemente. E che "manco se move" per una università dequalificata come oggi è la Sapienza. Niente di grave, la risibile  politica italiana, non prenderà in nessuna considerazione le ragioni della protesta degli studenti contro il teocrate, ma si ingegnerà di capire come rimediare allo sgarbo fatto al papa. Che continua a tenere saldamente in mano il boccino.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


14/1/08 – Scriveva Indro Montanelli : “lo Stato faccia le sue leggi riconoscendo alla Chiesa il pieno diritto di condannarle secondo i suoi principi; e la Chiesa pronunci pure le sue condanne senza pretendere che lo Stato le faccia sue”

L’elettore è mobile qual piuma al vento, ma non essendo muto né d’accento né di pensiero, non si può prevedere quale sarà il risultato delle prossime elezioni spagnole che vedranno schierati il socialista Jose Luis Rodrìguez Zapatero e il popolare Mariano Rajoy. Sembra certo che la grande folla (rimpinguata dai volenterosi vaticaliani) che il 30 dicembre si è radunata in una piazza madrilena per un family day salutato in mondovisione da Benedetto XVI (e che la rai, per giustificare i 106 € di canone, ha seguito in diretta) non peserà sulla campagna elettorale. I popolari ci hanno tenuto a far sapere agli spagnoli che nessuna delle leggi zapateriane (divorzio rapido e matrimonio omosessuale in testa) subirà ritocchi. Al massimo sarà istituito un ministero per la Famiglia, ma sembra essere più una vaga promessa per tacitare le linguacciute associazione cattoliche piuttosto che un concreto impegno assunto dai popolari.
In una intervista a El Mundo, Zapatero respinge gli attacchi della chiesa e precisa: “voglio essere molto chiaro sul fatto che chi fa le leggi è la maggioranza democratica della società civile. E questo paese ha aumentato i diritti individuali attraverso leggi liberali che rispettano l’individuo, la persona. Questo vuol dire rafforzare i diritti umani”. E aggiunge: “ho rispetto per la famiglia cristiana al punto che mi sono sposato in chiesa”. Quanto alla scelta di equiparare attraverso il matrimonio le unioni omosessuali, risponde: “l’unione delle persone che vogliono istituire un contratto legale, con un vincolo giuridico, si chiama matrimonio. E questo termine si impone in tutti i paesi”. Nonostante queste prese di posizione, fantascientifiche per l’orecchio italiano, il quotidiano El Pais non accarezza dal verso del pelo la schiena socialista. Infatti definisce “laicismo decaffeinato” quello degli attuali governanti che accusa di aver mostrato al clero solo la carota nascondendo il bastone.
Ha particolarmente irritato molti spagnoli, donne soprattutto, l’aver rinviato da parte della maggioranza governativa, la depenalizzazione di alcune norme restrittive che rendono l’aborto faticoso. Di fatto molte strutture pubbliche, accogliendo le richieste femminili con notevole elasticità, aggiravano già le norme farraginose che allungavano i tempi degli interventi abortivi, ma le pressioni clericali sulla magistratura hanno portato al  controllo rigoroso delle norme esistenti. Per tutta risposta alcune strutture ospedaliere della Catalogna sono scese in sciopero, aggravando però la posizione delle donne in corsa col calendario.
La richiesta di “fare di più e velocemente” sta gettando nello sconforto la Conferenza episcopale spagnola che, seppure in ritardo, sta pagando il prezzo dell’inquisizione e dell’appoggio al franchismo.

Tiziana Ficacci
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12/1/’08 - Come fuochi di mezzanotte i miei occhi scoppiano di lacrime. E non è dolore. Solo una scintilla di potenza, di un avvenire pensato. Come fuochi di mezzanotte rimbombano i rintocchi del cuore. E non è paura. Solo un’attesa futura che vive in me ora. Come fuochi di mezzanotte sfumano con un colpo sordo tutte le mie speranze. E non è rinuncia. Solo la semplice lettura di questa mia vita. (Rosalba Sgroia, 31/12/’05)

La foga della campagna invernale di Ferrara più che ad aprire temi di discussione sembra alla ricerca di facili consensi, di adesioni viscerali e prive di motivazioni. Spiace, ma non sorprende, la lentezza di opposizione a questo ennesimo attacco alla libertà, in cui la moratoria sull’aborto è solo un pretesto. Nella pochezza di risposte all’attacco culturale che è stato scagliato su un paese infiacchito, leggiamo, con piacere (parola che fra breve verrà bandita), pochi commenti critici all’ondata oscurantista. Ad esempio il commento del liberale Federico Orlando su Europa: “quello che mi sconvolge della disponibilità di Veltroni a incontrare Ferrara, è l’implicita rimozione del vero obiettivo della moratoria… che è un modo per riportare il mondo occidentale a una nuova soggezione fondamentalista, alla risubordinazione dell’etica degli stati all’etica delle chiese, com’era prima della separazione tra religione e politica”. Mariella Gramaglia sul Riformista dice che si parla di aborto perché l’agenda è dettata dagli uomini: “la ragione per cui sta nell’agenda politica è che la signoria dell’immaginario collettivo e dei canali attraverso cui si struttura è saldamente nelle mani degli uomini”. Angelo Panebianco sul Corriere della Sera : “la moratoria sembra chiedere una rivoluzione culturale, al termine della quale l’aborto torni ad essere considerata dalla coscienza pubblica anziché un diritto della donna, fondamento di una maternità consapevole, come una riprovevole forma di soppressione della vita… si tratterebbe di una rivoluzione culturale perché andrebbe a colpire in uno degli snodi più delicati una certa ideologia della modernità”. O, il definitivo, ma per ora inutile, commento di Andrea Benedino della Commissione nazionale dei valori del Pd che sull’Unità scrive: “è importante che Veltroni sappia, quando incontrerà l’orco Ferrara, che saranno in tante e in tanti in quel momento nel Pd a pensare, come io penso, not in my name”.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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10/1/08 – Scrive Emanuele Macaluso: “Diciamo la verità, Ferrara è, nella sua generazione, l’unico che ha ereditato dal PCI la capacità e la passione nel fare campagne politico-culturali e nell’organizzare consensi… la campagna giulianesca si svolge nel vuoto politico-culturale e organizzativo della sinistra laica e socialista: il nostro cammina su un’autostrada senza traffico… La vita comincia con il concepimento e finisce con la morte naturale, dicono Ferrara e il papa. L’aborto quindi è una condanna a morte. L’oggi prepara il domani”.

Giuliano Ferrara lanciando la campagna per la moratoria sull’aborto, ha dichiarato di essere stato complice per ben tre volte di questa empietà. Dice di non mettere in discussione la 194, ma la dieta liquida è servita per creare attenzione sulla necessità di raccogliere soldi per i Centri di aiuto alla vita che sono contro l’ivg e contro la contraccezione. L’ondata di lettere che tutti i giorni vengono pubblicate sul Foglio, inneggiano fanaticamente all’embrione e al suo diritto alla vita. Non si parla mai di aborto clandestino, del fatto che oggi, grazie alla legge 194 e alla contraccezione imparata dalle madri e non dalla scuola, ad abortire non sono più le nostre figlie, ma le povere e le immigrate. Il direttore di Libero Vittorio Feltri, per queste ultime ha chiesto, se “recidivanti”, di applicare un oneroso ticket. Arrivano al Foglio anche accorate lettere di dirigenti del Pd, riconoscenti per il nobile significato della battaglia: Giuseppe Caldarola si addolora per la pigrizia della sinistra davanti alle riflessioni di B16, Stella Fabiani della commissione dei valori condivide in tutto la moratoria e addirittura trova il giornalista migliorato, Mario Adinolfi del comitato statuto è favorevole perché non tollera l’eugenetica e trova sconsolante la scomparsa dei down.
A Giuliano Amato che dalle colonne del Sole-24ore scrive che i bambini devono essere amati almeno quanto gli embrioni, Ferrara risponde che per queste cose la chiesa compie già il suo dovere missionario. E’ si, perché compagna di viaggio del giornalista è diventata la chiesa cattolica con le sue gerarchie, che, si sa, non contempla né le donne né i loro corpi liberi. Perché deve essere chiaro,  non si sta parlando più solo di aborto così come ieri non si parlava solo di cellule staminali e fecondazione assistita, ma si sta rimettendo in gioco la libertà della persona acquisita con la secolarizzazione.
Se è giusto dover (ri)parlare di tutto, è impossibile farlo se c’è chi si crede portatore di verità assolute, di valori non negoziabili, di diritti di veto. Sarà bene ricordare ai leader del Pd che l’espressione eticamente sensibile dietro la quale ci si nasconde per non decidere, vuol dire tema religioso. E se Walter Veltroni “non è spaventato da una chiesa che affermi e tuteli principi morali che considera fondamentali” e dice ai laici “che non si può accettare l’idea di una società senza valori”, sarà utile che ricordi che non si cancella la libertà accettando di dialogare con una cultura fondamentalista che vede la donna come un animale per la riproduzione.

Tiziana Ficacci,
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8/1/08 - Gaetano Salvemini, intervenendo in un dibattito pubblico nel secondo dopoguerra, diceva: il laicismo nega alle autorità ecclesiastiche il diritto di mettere legalmente al servizio delle loro ideologie le autorità secolari. Le autorità ecclesiastiche hanno il diritto di consigliare i fedeli, magari di condannarli al fuoco eterno, ma nell’altra vita. Se avessero la facoltà di imporre giuridicamente a fedeli e non fedeli i loro consigli e le loro condanne in questa vita, i loro consigli diventerebbero legge, i peccati diventerebbero delitti. Il laicismo inteso in questo senso – e non so in quale altro senso si possa intendere – è la secolarizzazione delle istituzioni pubbliche.

Il nostro presidente non ha come il suo omologo francese ereditato un tronetto canonicale in Laterano (occupato dai suoi predecessori con maggiore sobrietà) ma, non si può certo dire che abbia perso botta. In quale Stato del mondo nel messaggio tradizionale di fine anno un presidente rivolge prima gli auguri a un altro capo di Stato (nello specifico il monarca di una teocrazia) e poi agli italiani? Il capo dell’Eliseo, ha augurato il buon anno ai francesi in otto minuti affermando che occorre un nuovo Rinascimento e che per questo bisogna mettere al centro della politica l’interesse dell’integrazione, della diversità, della giustizia, dell’ambiente, dei diritti umani. Il presidente Napolitano ha parlato della mondezza  (e sdegnato non è andato a Napoli e si è ritirato nella più ridente Capri) e dei morti sul lavoro (che gli stanno così a cuore che ha pensato bene di mancare tutti i tanti funerali). E finiamo qui l’accostamento per amor di pace.

Dopo il sorprendente segno della croce il presidente francese è stato sezionato da quanti temono che la Francia possa deflettere dalla sua laicità. Preoccupazione più che legittima specie da noi che, grazie alla paludosa fanghiglia partitica che ha occupato gli spazi democratici del paese, rischiamo l’oscurantismo antimoderno delle teocrazie. La stampa paracattolica ha innalzato peana al presidente che ha riconosciuto le radici cristiane della Francia (in effetti Sarkozy si è intrattenuto sul noto battesimo di Clodoveo), ma ha anche esordito che come presidente di tutti i francesi si rallegrava per una possibile visita di Benedetto XVI per la gioia che ciò avrebbe comportato ai cittadini cattolici (e solo a quelli). Ha ricordato la morte del cardinale Jean Marie Lustiger e si è intrattenuto sul mistero della sua conversione, ma ha anche ricordato che la laicità francese è libertà. “Libertà di credere o non credere, libertà di praticare una religione e libertà di cambiarla, libertà di non venire offesi nella propria sensibilità da pratiche ostentatrici, libertà per i genitori di far impartire ai figli un’educazione conforme alle loro convinzioni, libertà di non essere discriminati dall’amministrazione in funzione del proprio credo. I cittadini francesi hanno convinzioni diverse. Perciò la laicità si afferma come necessità e opportunità, condizione della pace civile.” E questo alla presenza di Ruini dentro la bella basilica di San Giovanni in Laterano. Più facile per i media italiani, volenterosi carnefici di qualsiasi regime passato presente e futuro, parlare del fidanzamento con la belle italienne (cittadina francese da 30 anni), tralasciando che grazie ad una legislazione sul divorzio più spedita, monsieur le président può, se crede, sposarla anche domani.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it -

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